tecnico per la diagnostica del restauro Utente medio
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con questa sezione mi piacerebbe mettere in contatto tutti gli studenti in scienza e diagnostica del restauro in modo tale da scambiare dati ed esperienze utili per la stesura �della tesi oppure consigli utili per la scelta di argomenti da trattare in quest'ultima
Analisi delle tensioni superficiali all'interfaccio VETRO/Materiale POLIMERICO. Ho effettuato uno stage alla Stazione Sperimentale del Vetro, di Murano (VE) partecipando tra l'altro ad un progetto europeo (VIDRIO) effettuando anche analisi riguardo le tensioni tra vetro e grisaglia nelle vetrate della basilica di colonia (non rammento il nome).
Qualcuno saprebbe consigliarmi un qualche libro a riguardo? (tanto per cominciare...)
--------------------- Trevisanello Michele laureato triennale in scienze e tecnologie chimiche per la conservazione ed il restauro
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Utente anziano
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Il tema è gradito ed interessante, e vi chiederei, vista la confusione su questo genere di corsi di laurea già ampliamente vissuta nella sessione studenti, di specificare nei vostri messaggi alcune cose. Quando presentate la vostra tesi dite anche il nome del corso a cui appartenete, di che laurea state parlando ovvero se si tratta di una laurea triennale o specialistica. Sarebbe interessantr inoltre, in questo ambito affrontare l'argomento spinoso riguardante la classe di concorso ...siete a conoscenza del fatto che il titolo di diagnostico o diagnosta nel nostro settore , è appannaggio a tutt'oggi di .....chimici e geologi? Essendoci degli albi professionali specifici credo sia corretto parlarne .....
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
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ok rossella sono d'accordo con te ma la confusione attuale non è certo da imputare a chi si iscrive ad un corso di laurea... credo che nel tempo ci saranno albi professionali anche per i diagnostici del restauro va considerato che noi siamo piu' addentro di un chimico alle probblematiche del restauro poichè sosteniamo esami di storia dell'arte , di urbanistica, di legislazione dei beni culturali, cartografia, geofisica, restauro oltre a chimica inorg ed org ,fisica 1 e 2 etc.. con questo voglio solo dire che aggiungiamo alle competenze del chimico quelle dello storico dell'arte e dell'archeologo personalmente devo dire che nel mio percorso di tesi svolto nel diaprtimento di chimica analitica il lavoro sia mio che dei ricercatori che mi stanno seguendo è stato complementare, credo fortemente che questa sia la strada giusta, collaborazione. Trovo che sia fondamentale cmq che chiunque voglia partecipare specifichi il suo titolo di studio(come studente o laureato junior, senior, specializzando etc..) su questo sono perfettamente d'accordo
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Vedi Antonio, il problema è che quando si parla di chimici c'è la tendenza a pensare solo al chimico puro o chimico industriale. La realtà è che i chimici per il restauro, i diagnosti per il restauro ci sono, hanno quel background che tu descrivi e sono in più appunto chimici e iscritti all'albo. La tendenza generale è pensare che non sia così, perchè non sono moltissimi sul territorio, ma ci sono, ci sono sempre stati e sono in netto aumento. Purtroppo, come nel caso del restauro, ci sono corsi soggetti a questa ambiguità..... A volte mi si chiude lo stomaco a qunti si iscrivono ad un corso di laurea basano il loro futuro su possibilità ventilate ma remote, che allo stato attuale non hanno codifiche normative specifiche. Rispetto alla figura professionale io dubito fortemente che venga fatto un albo per voi a breve, come non verrà mai fatto, temo, un albo per restauratori...Probabile che la figura entri invece nella quotidianità lavorativa, che prenda piede poco a poco...Al momento il problema è lo stesso del restauro: i titolati sono solo tot e vengono riconosciuti dallo stato, gli altri hanno magari pari competenze...ma non sono titolati. I chimici per il restauro già ci sono e sono accorpati all'albo dei chimici, con regolare esame di stato. Questo è quanto!
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
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immagino che ci siano difficoltà in tal senso ma a questo punto dovremmo pensare che tutto ciò , ovvero anni di studi e sacrifici siano del tutto inutili, ovvero che quando si è deciso di attuare una riforma scolastica lo si è fatto ad esclusivo danno degli studenti illudendoli a credere in un futuro lavorativo che viene solo paventato e mai esplicitato, dunque una cosa molto grave da parte delle istituzioni preposte a ciò, dunque è auspicabile un passo indietro? un ritorno all'ordine preriforma? e di tutti queste migliaia di laureati junior che ne facciamo? questi interrogativi non li rivolgo a te anzi prendo spunto dalle tue parole per girare queste domande ad altri che come me vivono questa transizione sulla propria pelle, dunque siamo cavie? e con chi prendercela se l'esperimanto va male? con i docenti universitari che hanno attivato questi corsi ( a decine in tutta italia) pur sapendo che non avrebbero portato a niente? con il ministro moratti? con chi? l
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Antonio, credo ti stia facendo prendere un pò troppo la mano....Non è questo infatti il posto ed il luogo per tale scambio di opinioni: c'è una sezione studenti dove puoi meglio espimere le tur opinioni e discutere di esse con i tuoi colleghi. Ci sono gli organi di facoltà per le tue lamentele verso l'istituzione a cui afferisci. Posso solo dirti che il tuo sdegno contro le istituzioni non è corretto. Nessuno penso ti abbia mai detto, per esempio "alla fine del corso tu sarai un chimico iscritto all'albo". Sei proprio sicuro di non essere anche tu, da parte tua ad aver travisato qualcosa? E' sempre colpa delle istituzioni? Io noto che spesso i ragazzi "interpretano" quello che viene detto dalle facoltà facendo un bel miscuglio con il "sentito dire" da altri. Non si pongono invece questi quesiti fondamentali prima di iscriversi, ma solo dopo, verso la fine...quando devono entrare nel mondo del lavoro. Io non ci trovo niente di male da parte delle università nel proporre nuovi corsi e nuove figure professionali, quindi non ritengo affatto che prendano in giro gli studenti. Le lauree triennali sono una grande innovazione, e come tutte le innovazioni richiedono lunghi tempi di assestamento che comportano verifiche, aggiustamenti, variazioni...in questo senso, si, siamo delle "cavie", ma quando ti sei iscritto eri al corrente di questo rischio, per cui lamentarsene ora è del tutto inutile. Inoltre la precarietà odierna del lavoro genera spesso negli studenti la tendenza ad ingigantire le proprie esperienze ed aspirazioni. Ma questo Antonio non serve: il lavoro è il banco di prova, le carenze verranno subito all'occhio ed anche le debolezze....Sei e sarai, sulla carta, quello che hai sottoscritto all'atto dell'iscrizione, ne più ne meno. Sei tu che dovevi informarti se il percorso che hai scelto era combaciante con le tue aspettative e verificare lo stato di fatto delle normative in vigore, e non viceversa....La tua università ti ha offerto un percorso, tu lo hai accettato volontariamente , nesuno ti ha obbligato. Se mi iscrivo a Farmacia non posso poi pretendere di fare il dottore perchè nella mia facoltà faccio esami di chimica organica e patologia clinica come i medici! Sei e sarai invece, nella pratica, ciò che la tue capacità, la tua dedizione, ed il tuo impegno ti porteanno ad essere. Hai studiato e ti sei preparato, avrai una laurea e sarai dottore, e se sei fortunato farai un lavoro attinente a quello per cui hai studiato. Non sarai però qualcos'altro: se vuoi essere quel qualcosa d'altro a livello di titolo intendo, quando sceglierai la specialistica, scegli il percorso che ti porti ad avere quel titolo! E qui voglio porre uno stop, perchè io non so niente del tuo corso (non me lo hai nemmeno menzionato) e non voglio entrare in merito di cose che non conosco, che non mi appartengono e che tendono a mettere in cattiva luce i colleghi che operano in tali istituzioni (che per quello che so sono serie ed accreditate al pari di tutte le altre). E soprattutto non voglio mischiare il lavoro con il piacere di conversare in questo forum, distesamente con amici e colleghi.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
con questa sezione mi piacerebbe mettere in contatto tutti gli studenti in scienza e diagnostica del restauro in modo tale da scambiare dati ed esperienze utili per la stesura della tesi oppure consigli utili per la scelta di argomenti da trattare in quest'ultima
Amici, non voglio certo stemperare le polemiche (sono il più polemico di tutti) o nascondere i problemi (desidero che si evidenzino). est modus in rebus ... dicevano un tempo e credo che il concetto sia ancora valido.
Ho sempre sostenuto gli studenti e continuerò a farlo.
All'interno del forum è stato aperto uno spazio specifico che ritengo molto utile ed interessante. Vi prego semplicemente di moderare i termini nel sollevare le vostre "legittime" perplessità.
In altra occasione, all'interno di yahoo, ho sollevato lo stesso problema invitando i professionisti ad evitare stupide generalizzazioni sulle altre professionalità sia pubbliche che private.
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Utente anziano
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Infatti, il punto è solo questo: questa sezione si occupa di chimica e diagnostica per il restauro in tutte le sue sfaccettature. Il problemi inerenti la qualifica professionale ( chimico-diagnosta) sono ben accetti ed in tema, perchè attinenti alla sezione. Anche le informazioni specifiche su tesi in diagnostica e chimica applicata lo sono. Per parlare dell'università in genere, invece con i suoi problemi o potenzialità preferirei vi orientaste verso la sezione studenti: non le ritengo in tema. Non sono invece accette dichiarazioni aspre e pesanti dirette verso persone fisiche enti istituzioni o quant'altro. Moderazione.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Rossella,colgo subito la tua richiesta: il corso di laurea a cui apparteniamo io e Antonio in Tecnico per la diagnostica applicata al restauro appartiene alla classe 41 e non forma dei chimici ma dei diagnostici a tutto tondo(infatti la nostra sede è Scienze Geologiche e non chimica!!)...Secondo voi un geologo non è anche un diagnostico?ovviamente riferito ai materiali lapidei,s'intende...credo che chiamare "diagnostico2un chimico sia riduttivo visto l'enorme applicazione di questo termine..Sicuramente un chimico sarà esperto dell'analisi dei pigmenti e di tutto ciò che riguarda la materia organica ma non esiste solo quello....
Esami di Stato per l'iscrizione all'albo dei geologi nella sezione A e relative prove 1. L'iscrizione nella sezione A subordinata al superamento di apposito esame di Stato.
2. Per l'ammissione all'esame di Stato richiesto il possesso della laurea specialistica in una delle seguenti classi:
a) classe 82/S - Scienze e tecnologie per l'ambiente e territorio;
b) classe 85/S - Scienze geofisiche;
c) classe 86/S - Scienze geologiche.
3. L'esame di Stato articolato nelle seguenti prove:
Art. 43. Esami di Stato per l'iscrizione all'albo dei geologi nella sezione B e relative prove
1. L'iscrizione nella sezione B subordinata ai superamento di apposito esame di Stato.
2. Per l'ammissione all'esame di Stato richiesto il possesso della laurea nella classe 16 - Scienze della
Come si può notare la classe 41 non è compresa. Il problema delle classi 41, in tutta Italia è proprio questo, secondo me! Gli vengono attibuiti titoli di ogni genere: diagnosta, chimico per il restauro, restauratore, tecnico del restauro....di tutto è stato detto o preventivato per un prossimo futuro, ma al momento la figura professionale, non è ben definita. Visitando il sito del del Miur invece ho trovato una esauriente descrizione della citata clase di laurea, ma trovo discordanza con le informazioni che leggo da voi sul forum, infatti si parla di diagnostica solo dal lato conoscitivo, mai applicativo: neglli sbocchi professionali è previsto solo il settore del restauro e non della diagnostica. Mi suona tanto di: devi conoscere le analisi molto bene per essere in grado di interpretarle correttamente ed eseguire bene il tuo lavoro...
CLASSE DELLE LAUREE IN TECNOLOGIE PER LA CONSERVAZIONE E IL RESTAURO DEI BENI CULTURALI (41)
OBIETTIVI FORMATIVI QUALIFICANTI I laureati nei corsi di laurea della classe devono: • essere in grado di intervenire sul bene culturale e di garantirne la conservazione, conoscendone le caratteristiche strutturali, nonché le caratteristiche e le proprietà dei materiali che lo compongono; • possedere competenze atte a svolgere interventi in uno o più dei seguenti settori: definizione dei progetti di intervento mirati all'arresto di processi di degrado e di dissesto dei manufatti architettonici storici, di quelli storico-artistici, archivistici, musicali, teatrali, cinematografici; studio delle modalità per la rimozione delle cause del degrado; conservazione dei beni ambientali e dei beni demoetnoantropologici, relativamente agli aspetti tecnologici del problema; • possedere adeguate conoscenze tecnico-scientifiche , sulle caratteristiche morfologico-strutturali del bene culturale, sulle caratteristiche e proprietà dei materiali che lo compongono, sulle possibili tecnologie d’intervento per il restauro e la conservazione, sulle applicazioni archeometriche nei diversi campi di interesse; • essere in grado di operare nelle istituzioni preposte alla gestione e alla manutenzione del patrimonio culturale e nelle organizzazioni professionali private operanti nel settore del restauro conservativo e del recupero ambientale; • essere in grado di utilizzare efficacemente, in forma scritta e orale, almeno una lingua dell'Unione Europea, oltre l'italiano, nell'ambito specifico di competenza e per lo scambio di informazioni generali; • possedere adeguate competenze e strumenti per la comunicazione e la gestione dell'informazione; • essere capaci di lavorare in gruppo, di operare con definiti gradi di autonomia e di inserirsi prontamente negli ambienti di lavoro.
I laureati della classe svolgeranno attività professionali presso enti locali e istituzioni specifiche, quali sovrintendenze, musei, biblioteche, archivi, nonché presso aziende ed organizzazioni professionali operanti nel settore del restauro, della tutela dei beni culturali e del recupero ambientale. In particolare si occuperanno di restauro del libro e della carta, del cuoio e della pergamena; dei dipinti su diversi supporti; delle sculture lignee; dei materiali lapidei e dei mosaici; dei metalli; dei tessili; delle terracotte e dei materiali affini
Di diagnostica applicata ed analisi non si parla affatto....e quindi? Potete aiutarci a capire meglio, voi che la state seguendo?
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro
Veramete siete voi che dovete aiutarci a capire..noi siamo solo degli studenti...Non credete?Il problema è perchè vengono istituiti certi corsi di laurea..Scusate certi commenti ma noi abbiamo investito anni in questo corso..Qual'è la soluzione?il mio corso comunque si chiama "Tecnico per la diagnostica applicata al restauro e conservazione dei beni culturali"...Ma se non sono diagnostica cosa sono?e perchè questo corso di laurea di classe 41 ha una simile dicitura?Aiutateci a capire se potete... Grazie...
E soprattutto se con una laurea di 5 anni della classe 41 divento per legge restauratrice,come mai non abbiamo neanche 1 esame di restauropratico?neanche 1 laboratorio di restauro pratico nel piano di studio?fortuna che almeno ho potuto frequentare 2 anni di En.A.I.P....
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte Utente anziano
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Cara Viria, io non so darti risposte. Mi pongo solo delle domande, osservando la questione dall'esterno. Forse ci sono risposte che non conosciamo, perchè sono in itinere, forse in futuro verrà creata una nuova figura professionale intermedia con un suo albo...ma quando? Come dovrà essere chiamata e come si rapporterà con le preesistenti? Nel frattempo che faranno i laureati che mano a mano finiscono? Noi che siamo dall'altro lato, restauratori, disgnosti ecc...come dobbiamo interpretarvi? Inoltre il dubbio più forte che nutro è proprio quello che ti sei posta anche tu: come mai metà degli iscritti alla classe 41 sostengono che saranno resturatori e l'altra metà diagnosti? Se la classe è unica....come mai due interpretazioni così opposte? Da dove questo scollamento? Se debbo essere sincera, spesso ho sentito definire tale professionalità come "l'anello mancante" tra restauratore e diagnosta. Trovo questa cosa allo stesso tempo interessante ed ambigua....tutto e niente a volte può essere confuso con ne carne ne pesce... Da qui molti tuoi colleghi, anche nella sezione studenti si sono chiesti: come si può fare ad essere restauratori senza pratica? Io oggi mi chiedo: come si può essere diagnosti ed operare nel settore se non si ci può iscrivere all'albo? Quale garanzia ho io, restauratore se a voi mi rivolgo? Sono incuriosita dall'argomento e mi piacerebbe saperne di più, come te, ma l'assenza di risposte dal fronte istituzionale mi porta ad un certo scetticismo. Mi piacerebbe se qualche collega si esprimesse in merito.
Rossella Croce Restauratore di Beni mobili ed Architettonici Tecnico per la diagnostica dei beni culturali Esperto per la Sicurezza nel settore del Restauro