Ri-salve a tutti e auguri di stagione (oggi è il solstizio) - e cerchiamo di mantenere la discussione pacata come ha fatto l'Ammiraglio - Come diceva (credo) Socrate: definiamo i termini e troveremo terreno comune sul quale intendersi, anche se potremo non essere d'accordo. "Risanare", "risanante","Deumidificare", "deumidificante", "antisale" descrivono un risultato. Sono termini oramai commerciali.
Gli intonaci macroporosi, o cellulari a grandi pori, descrivono una struttura fisica. Questa struttura di per se ingenera tre proprietà : a) isolamento termico, sono coibenti; b) capacità di "succhiare" umidità quando in contatto con un substrato i cui pori sono più piccoli, per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nei pori più grandi, sono osmotici detti deumidificanti; c) capacità di immagazzinare, e perciò nascondere, al loro interno i cristalli di sali che formano in conseguenza dell'evaporazione, sono assorbenti Perfetti? Teoricamente sì. - possono mantenere un equilibrio dinamico di umidità più bassa dell'originale nel muro, ossia parzialmente asciugare, il muro sottostante se il ritmo di risucchio ed evaporazione e superiore al ritmo di risalita, isolare termicamente, nascondere i sali. MA in pratica, come dice il Saggio Admin, bisogna vedere caso per caso, e non è tutto oro ciò che luccica. In generale - se applicati all'interno di un locale non possono far altro che trasferire l'umidità del muro all'aria ambiente; - possono nascondere, i cristalli di sali che si formano dall'evaporazione solo fino alla saturazione dei pori e conseguente crollo; - possono mantenere la loro capacità coibente massima solo finchè asciutti. (Leo ha ragione quando dice che pori umidi diminuiscono la coibenza)
Vi sono due condizioni d'uso: a) in presenza di barriera alla risalita; e b) in assenza di barriera. In presenza di barriera il muro si asciugerà e, se la quantità di sali accumulati all'interno è poca, dureranno, MA saranno stati un costo inutile, salvo forse per la coibenza. Sarebbe bastata la barriera. In assenza di barriera funzioneranno inizialmente MA, essendoci continuo apporto di nuovi sali dalla risalita, i cristalli intaseranno gradualmente i macropori diminuendo la capacità coibente e la capacità di succhiare umidità dal substrato. Alla saturazione crolleranno.
Quanto alla misura della quantità d'acqua in un muro, è cosa estremamente difficile che si presta in tutti i modi ad errori, alle volte interessati, come dice Minozzi. Gli strumenti a capacitanza derivati dall'industria legno non sono affidabili in quanto nell'industria edile non vi sono, e non potrebbero esserci, tabelle di taratura per delle condizioni "standard" quali si verificano nel commercio del legname (tipo di essenza: dolce, media, dura; spessori delle tavole normalizzati).
Edgardo Pinto Guerra. Autore del volume "Risanamento di murature umide umide e degradate" edgardopg@gmail.com
1- Se un intonaco osmotico-evaporante messo all'interno di una stanza non dissipa l'umidità in risalita nella stanza stessa, dove la mette? Per diminuire la UR del locale bisogna aerare continuamente (sperando che la UR esterna sia bassa). Quindi, per asciugare ventilando non serve un intonaco evaporante. 2- Se vi è evaporazione da soluzione salina presto o tardi vi sarà formazione di cristalli di sali all'interfaccia evaporante con i danni conseguenti. Stop.
Edgardo Pinto Guerra. Autore del volume "Risanamento di murature umide umide e degradate" edgardopg@gmail.com
non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igrospopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se
i la muratura stessa e' un insieme di sali strutturato e multiforme.....sono sali d'abitazione direi molto utili
In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni )
visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale
solo l'invasiva e sconsigliabile barriera meccanica e' in grado di eliminare totalmente ogni afflusso verso l'alto dalla base di umidita'.....ma con effetti collaterali non accettabili ne' nel restauro ne' nell'edilizia convenzionale
dopo aver preso coscienza che le tecniche a barriera disponibile permettono solo una notevole riduzione della risalita dell'umidita' allora si potra' abbinare una tecnica di asciugatura.........non e' che se vogliamo asciugare uno straccio al sole, lo stendiamo continuando a tenerene un lembo immerso nel secchio d'acqua
A questo scopo le malte deassorbenti sono un'altra tecnologia "parzialmente efficacie" che si propone di accelerare la velocita' d'evaporazione dell'umidita' e quindi di asciugare progressivamente una muratura, supponendo che sia piu' rapida l'evaporazione rispetto all'assorbimento d'acqua.........peccato che la quantita' d'acqua alla base della muratura non sia una quantita' finita (come nel secchio) e se acceleriamo l'asciugatura di una massa parzialmente immersa automaticamente aumentiamo anche la quantita' di acqua assorbita
naturalmente in questo ciclo aumentiamo anche l'apporto di nuovi sali dannosi che risalgono dal terreno circostante insieme all'acqua pescata
e' chiaro che l'unire solo le due tecniche puo' portare a risultati tangibili ed abbastanza duraturi, la barriera chimica che diminuisce l'afflusso, occludendo parzialmente la porosita' di una fascia posta immediatamente sopra la base della muratura, insieme al sistema deassorbente che aumenta la velocita' di asciugatura della quota residua senza formare alcun blocco e magari un'areazione posta alla base murale al di sotto della barriera. Abbiamo quindi creato un sistema che ha ridotto notevolmente l'afflusso dal basso dell'umidita' e l'umidita che riesce comunque a passare viene rapidamente espulsa realizzando almeno un abbassamento del livello d'equilibrio d'evaporazione medio.........ma non abbiamo ancora risolto il problema dei sali
I sali sono presenti e continuano ad affluirne di nuovi seppure in misura drasticamente ridotta
Realizzata questa situazione sarebbe davvero molto importante riuscire ad attuare una estrazione totale dei sali dannosi, ma a meno che la tecnica del mangiasali non riesca a garantire l'estrazione totale dei sali che sono ancora in soluzione nella profondita' della muratura, utilizzando solo i convertitori/insolubilizzanti non si ottiene alcun risultato reale perche' i composti agiscono solo per alcuni mm di spessore
mentre se l'insolubilizzazione viene effettuata a notevole distanza dall'intervento di barriera lasciando scoperta la zona soprastante o utilizzando un deassorbente sacrificale solo in questo caso il convertitore/ insolubilizzante dei sali, anche se penetra poco sotto la superficie, risulta efficacie perche' i sali solubili sono venuti spontaneamente in superficie, portati in soluzione dall'acqua durante l'asciugatura
certo questi interventi in piu' fasi distannti nel tempo forse sono proponibili nel restauro quando si vogliano ottenere risultati reali ma non sono proponibili nell'edilizia comune
e' del tutto inutile applicare gli antisali convertitori subito prima dell'applicazione dell'intonaco quando il muro e' saturo d'umidita' perche' i sali dannosi si trovano ancora in profondita' come soluto e la reattivita' di ogni reagente chimico che deve attraversare pochi mm di muratura promuove altre reazioni d'interferenza inevitabilmente con i sali buoni costituenti il manufatto
cosa resta da fare allora? accontentarsi e comprendere che un intervento pur se imperfetto teoricamente, puo' portare ad un ottimo risultato visivo e concreto come quello descritto da toplevel, infatti la maggior parte degli antisali convertitori ha anche un'azione idrorepellente d'inversione del menisco ed allo stesso modo un deassorbente di buona qualita' deve essere compsto da due strati di granulometria differente, dove il primo piu' macroporoso e' anche idrorepellente
si crea quindi una situazione in cui, il sale dannoso residuo, non si ricristallizza piu' nella zona di evaporazione (la superficie tra mattone ed intonaco o zona d'adesione tra materiali differenti), ma alcuni mm all'interno del mattone stesso che essendo un conglomerato unico ed omogeneo patisce molto meno (o comunque evidenzia meno) i danni da aumento di volume dei sali........e' una soluzione non eterna ma sufficientemente duratura
inoltre l'effetto della zona idrofoba e della prima parte dell'intonaco deassorbente anch'esso idrorepellente attenuano nello stesso modo i danni che la presenza di sali igroscopici potrebbero creare per semplice assorbimento dell'umidita' atmosferica
una patologia edile va affrontata nel suo complesso e non mitizzando l'uno o l'altro sistema tecnico quando i migliori risultati li offre proprio l'unione di diversi rimedi
Gli intonaci macroporosi, o cellulari a grandi pori, descrivono una struttura fisica. Questa struttura di per se ingenera tre proprietà : a) isolamento termico, sono coibenti; b) capacità di "succhiare" umidità quando in contatto con un substrato i cui pori sono più piccoli, per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nei pori più grandi, sono osmotici detti deumidificanti; c) capacità di immagazzinare, e perciò nascondere, al loro interno i cristalli di sali che formano in conseguenza dell'evaporazione, sono assorbenti Perfetti? Teoricamente sì. - possono mantenere un equilibrio dinamico di umidità più bassa dell'originale nel muro, ossia parzialmente asciugare, il muro sottostante se il ritmo di risucchio ed evaporazione e superiore al ritmo di risalita, isolare termicamente, nascondere i sali.
Vi sono due condizioni d'uso: a) in presenza di barriera alla risalita; e b) in assenza di barriera. In presenza di barriera il muro si asciugerà e, se la quantità di sali accumulati all'interno è poca, dureranno, MA saranno stati un costo inutile, salvo forse per la coibenza. Sarebbe bastata la barriera. In assenza di barriera funzioneranno inizialmente MA, essendoci continuo apporto di nuovi sali dalla risalita, i .
osmotici no, per favore no....... gia' e' inesatto per i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi
isolanti si soloi n proporzione diretta a quanti pori chiusi e non comunicanti possiedono, solo i pori chiusi svolgono funzione di isolamento termico quelli aperti assolutamente no e purtroppo e' raro trovare questo dato sulle schede tecniche
la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti) esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo
e' ovvio, come sostiene lei, che l'umidita' in sovrappiu' va nel'aria circostante e purtroppo e' anche vero che questo meccanismo aumenta la velocita' di assorbimento dell'umidita' dalla base del muro
il nostro amico, pur se presenta un'evidente confusione sui principi fisici e sui meccanismi, pero' non ha tutti i torti, in quanto il meccanismo dell'idrorepellenza interno del sistema sposta il problema dei sali in una zona sottostante molto meno sensibile al collasso
L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa
poi magari i proprietari dopo aver scucito i soldini dell'intervento avranno anche imparato a tenere piu' aerati i locali
per ultimo, i deassorbenti sono nati proprio per sopperire alle inevitabili imperfezioni delle barriere e sono sempre da proporre in loro abbinamento
Gentile Piovano - Come ha letto, la mia tolleranza è totale dal momento che lascio sul Forum lunghe, e spesso fuorvianti, argomentazioni che presentano un'evidente confusione sui principi fisici e sui meccanismi".
Anzi, dal momento che mi sembra lei abbia chiari i corretti meccanismi d'azione in atto, ho piacere di ospitare i suoi contributi e di dibattere i suoi interventi nell'interesse generale dell'Arte.
Innanzitutto gradirei mi chiarisca che cosa intende con la seguente sua affermazione apparentemente contraddittoria : "non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igroscopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se". Mi spiego meglio. L'acqua pura non può fare alcun danno! (a meno che non geli) mentre è giustissimo che è il variare di volume, cioè la ri-cristallizzazione di alcuni sali (particolarmente solfati e nitrati) che cambiano il loro stato di idratazione e di conseguenza il loro volume, a provocare grossi danni ai capillari che li ospitano. In altri casi, con i cloruri, è l'accumulo di sali che causa la distruzione. Sempre i sali, e non l'acqua che li ha trasportati.
Altro, dice "In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni)" e " . . . visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale
> Mi sembra ci sia una certa confusione - Non mi sembra ci sia niente che cozzi! Infatti, impedire risalita è non solo risolutivo, ma fattibile, con qualunque metodo bene eseguito e adatto alla muratura specifica, vecchia o nuova. Ad es. la elettrosmosi attiva "ad anello" funziona anche in casi di muri a sacco o di altre disomogeneità. E questo non essere che un bene! Quanto al principio della traspirazione, esso riguarda il benessere ambientale che deve essere assicurato dalla traspirabilità di murature ed intonaci, sia nelle vecchie che nelle nuove costruzioni! Non credo si possa sostenere che la risalita sia mai necessaria a tale scopo -
Altro, dice "i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi . . . . la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti) esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo." > E' chiaro che si tratta solo di intendersi sul significato della parola "osmotico"! Se oggi si intende ciò che dice lei, OK nessuna obiezione (ma per me queste sono boiacche sigillanti) e parleremo di "intonaci deassorbenti" per intenderci! Condivido pienamente le sue considerazioni sui pori aperti/chiusi e comunicanti/isolati. A proposito, io ritengo che, oltre all'effetto di capillarità differenziale di piccoli pori comunicanti, si abbia lo stesso effetto "aspirante" quando una porosità grossa comunicante (l'intonaco) viene mesa a contatto con una più piccola porosità (il muro). Ciò per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nel poro grosso. Commenti?
Potrebbe spiegare meglio la frase "L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa" Cordiali saluti da
Edgardo Pinto Guerra. Autore del volume "Risanamento di murature umide umide e degradate" edgardopg@gmail.com
Innanzitutto gradirei mi chiarisca che cosa intende con la seguente sua affermazione apparentemente contraddittoria : "non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igroscopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se". Mi spiego meglio. L'acqua pura non pu� fare alcun danno! (a meno che non geli) mentre � giustissimo che � il variare di volume, cio� la ri-cristallizzazione di alcuni sali (particolarmente solfati e nitrati) che cambiano il loro stato di idratazione e di conseguenza il loro volume, a provocare grossi danni ai capillari che li ospitano. In altri casi, con i cloruri, � l'accumulo di sali che causa la distruzione. Sempre i sali, e non l'acqua che li ha trasportati.
beh questa e' un po' la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, direi che e' sicuramente piu' corretto dire che l'alternarsi dei cicli di soluzione e ricristallizzazione dei sali nel veicolo acquoso e' il vero responsabile dei danni dovuti all'espansione Ma i sali asciutti (fingiamo che essi siano totalmente isolati e non vi sia contatto con acqua neppure allo stato di vapore) non apportano alcun danno, mentre l'acqua di per se, anche fosse distillata, ha un'azione degradante comunque: Osserviamo il progressivo abbassamento del ph dovuto all'azione dilavante, naturalmente un'a azione espansiva e disgregante del suo passaggio allo stato solido, singolarmente piu' voluminoso dello stato liquido, e ancora, l'acqua di per se aumenta la conducibilita' elettrica al'interno della muratura creando danni elettrochimici ed inoltre crea l'ambiente favorevole alla proliferazione fungina, mentre per ultimo diminuisce la temperatura superficiale nele zone d'evaporazione ed abbassa la capacita' isolante del manufatto favorendo la creazione dei fenomeni di condensa
l'acqua e' di per se il singolo agente piu' distruttivo seguito immediatamente dall'ossigeno, poi vengono le soluzioni di sali dannosi e via via fino ad arrivare agli agenti organici ed alle differenze di temperature
naturalmente una classifica di questo tipo e' semplicistica ma visto che i sali totalmente isolati dall'umidita' non esercitano azioni di degrado senza il veicolo dell'acqua (anche in forma di vapore naturalmente) mentre l'acqua da sola provoca danni, credo sia corretto individuare nell'acqua il nemico numero 1 delle costruzioni
Altro, dice "In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni)" e " . . . visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale
> Mi sembra ci sia una certa confusione - Non mi sembra ci sia niente che cozzi! Infatti, impedire risalita � non solo risolutivo, ma fattibile, con qualunque metodo bene eseguito e adatto alla muratura specifica, vecchia o nuova. Ad es. la elettrosmosi attiva "ad anello" funziona anche in casi di muri a sacco o di altre disomogeneit�. E questo non essere che un bene! Quanto al principio della traspirazione, esso riguarda il benessere ambientale che deve essere assicurato dalla traspirabilit� di murature ed intonaci, sia nelle vecchie che nelle nuove costruzioni! Non credo si possa sostenere che la risalita sia mai necessaria a tale scopo -
Per quanto riguarda le barriere chimiche di cui ho esperienza, posso assicurarle che nessuna realizza un totale sbarramento reale alla risalita di umidita' proprio per la disomogeneita' delle strutture, per contro, tutte, diminuiscono drasticamente l'afflusso e questo puo' essere considerato sufficiente....mentre delle barriere elettro-osmotiche non ho esperienza e dati, purtroppo ho smesso di occuparmi del settore restauro ed impermeabilizzazione proprio negli anni in cui cominciavano ad essere sperimentate piu' diffusamente e le sarei grato se potesse ragguagliarmi in merito nello specifico
Sulla traspirazione murale, invece io ho idee molto "blasfeme" per il settore, idee che ho osato esporre nel primo dei miei interventi sul forum sperando di aprire una discussione critica che esulasse da schemi universalmente accettati come verita' incontrovertibili, e che impediscono, a parer mio, un reale progresso dell'industria delle costruzioni (Questo riferito al nuovo e non al restauro naturalmente).....andare oltre le convinzioni comuni e' una possibilita' che ci permette la ragione e la deduzione...perche' pensare con la testa dei nostri maestri e non percorrere anche noi un cammino di crescita?
Altro, dice "i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi . . . . la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti) esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo." > E' chiaro che si tratta solo di intendersi sul significato della parola "osmotico"! Se oggi si intende ci� che dice lei, OK nessuna obiezione (ma per me queste sono boiacche sigillanti) e parleremo di "intonaci deassorbenti" per intenderci!
Ho un rapporto come dire "intimo" con i cementi osmotici, vede a che punto di perversione porta la passione tecnica per ragioni che sarebbe lungo da spiegare, ma le assicuro che la parola osmotico e' diventata una moda, ma di cementi a vera azione di penetrazione dei sali non ve ne sono tanti sul mercato neppure a 50 anni dalla loro introduzione sul mercato italiano....magari se e' d'accordo in un topic specifico possiamo parlarne
Condivido pienamente le sue considerazioni sui pori aperti/chiusi e comunicanti/isolati. A proposito, io ritengo che, oltre all'effetto di capillarità differenziale di piccoli pori comunicanti, si abbia lo stesso effetto "aspirante" quando una porosità grossa comunicante (l'intonaco) viene mesa a contatto con una più piccola porosità (il muro). Ciò per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nel poro grosso. Commenti?
si quello che lei descrive e' l'effetto dei macroporosi, che poi e' l'effetto degli intonaci a calce con inerti grossi schiaffati e non talocciati, per questo alcuni monumenti hanno dimostrato di possedere rivestimenti naturali che evidenziano durata superiore a rivestimenti ben piu' robusti a livello chimico e fisico (quali le malte bastarde) ...ma durata pratica decisamente ridotta
pero' il sistema di micropori comunicanti ha un potere assorbente molto piu' marcato, in pratica maggiore e' la somma delle superfici delle microcavita' a contatto dell'aria, maggiore e' la rapidita' di evaporazione dell'acqua e' un po' il principio della pozza d'acqua in casa dopo aver fatto il bagno, per asciugarla rapidamente basta stenderla su di una superficie piu' ampia In una stessa unita' di vlolume una struttura con i pori piu' piccoli (sempre a condizione che essi siano comunicanti e non creino barriera alla circolazione dell'aria) possiede una somma delle superfici interne esposte all'aria molto piu' grande che una struttura con meno pori ma piu' grossi
Potrebbe spiegare meglio la frase "L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa" Cordiali saluti da
Intendevo questo: se ci troviamo di fronte ad un locale abitativo interessato da vistosi fenomeni di umidita' di risalita noi abbiamo un muro che dalla base sino ad un'altezza x presenta una zona bagnata in superficie, in quella zona come si evidenzierebbe con un'ispezione termografica, l'endotermia del passaggio di fase dell'acqua abbassa localmente la temperatura durante la sua evaporazione, questo fenomeno puo', a sua volta, provocare fenomeni di condensazione che si sommano all'umidita' di risalita presente ed il persistere di zone perennemente umide, con il contributi dell'igroscopia dei sali, crea l'ambiente adatto alla proliferazione fungina
Al contrario: ipotizzando un intervento di sola applicazione di intonaco deassorbente, pur tecnicamente imperfetto e che alla lunga riportera' i difetti di cui abbiamo gia' parlato, ci troviamo in presenza di un rivestimento dove la percentuale di pori chiusi genera un benefico effetto isolante d'innalzamento della temperatura superficiale, che sfavorisce quindi l'addizionale di umidita' dovuta a condensa, ma non solo.......
La zona basa della muratura continua ad essere in uno stato di perenne continuo assorbimento d'umido e rapida asciugatura, ma la zona soprastante funzionera' da regolare dell'assorbimento dell'umidita' ambientale....in pratica la fitta rete di porosita' della zona di deassorbente, non interessata direttamente dall'umidita' di risalita, tendera' ad assorbire l'umidita' ambientale quando i valori sono piu' alti e rimetterla in circolo quando i valori sono piu' bassi
per questi motivi in pratica si puo' registrare un abbassamento dei valori dell'acqua aerodispersa pur realmente aumentando la quantita' d'acqua che la muratura assorbe dal terreno (in assenza di barriera)
Sono certo i membri del Forum apprezzeranno, come me, le approfondite, e giuste e ineccepibili, considerazioni di un ricercatore come Piovano. Egli entra veramente nei dettagli complessi dei meccanismi, cosa che normalmente mi astengo dal fare troppo per non "confondere troppo le idee" (mi si passi il termine) a chi vuol camminare prima di correre - Due quesiti a Piovano: 1) mi sfugge come può esserci contemporaneamente evaporazione e condensazione. Se ci sono le condizioni di UR per l'una non possono esserci per l'altra. O si tratta di micro-fenomeni? 2) Vero che una capillarità fine "succhia" da un substrato più grossolsno, lo verifico tutti igiorni con l'impacco desalinizzante, MA la Ricerca Europea Buildfresk ha dimostrato che ciò provoca formazione cristalli all'interfaccia. Infatti, anch'io l'ho verificato in condizioni estreme a Venezia. Può essere questo un motivo di fallimento di tanti intonaci? Barriere alla risalita. Funzionano se bene applicate. Nei muri molto disomogenei, o a sacco, funzionano male o malissimo, ma nei muri in mattoni pieni vanno benissimo. Quanto a l'elettrosmosi attiva, quella vera con corrente, ho sperimentato che funziona, anche con muri disomogenei o a sacco, dove è un toccasana. Per ultimo raccomando cortesemente a Piovano di rimanere nel campo del restauro -
Edgardo Pinto Guerra. Autore del volume "Risanamento di murature umide umide e degradate" edgardopg@gmail.com
ops a distanza di un paio d'anni ho ritrovato la discussione e visto la sua ultima replica, spero che non sia considerato sconveniente riprendere la discussione che mi sembrava molto interessante solo perche' antecrisi :
1) si tratta di fenomeni che avvengono in zone differenti della muratura trattata, non dobbiamo commettere l'errore di pensare che il muro trattato con intonaco deassorbente presenti un omogeneo comportamento
generalmente alla base della muratura la saturazione dell'acqua avverra' principalmente per il continuo afflusso di umidita' dal piede, e li' non sara' possibile un contemporaneo assorbimento di umidita' ambientale quindi avremo una cessione d'umidita' dall'intonaco all'ambiente interno
analizzando invece le zone superiori della muratura trattata vedremo che l'afflusso di umidita' dal piede interessa la quota superiore alla vecchia linea d'equilibrio (in verita' abbassatasi per merito dell'intonaco deassorbente), oltre questa quota il muro era asciutto e continua ad esserlo ed in tali superfici, poste piu’ in alto, l'intonaco funziona in modo inverso, tende cioe' ad assorbire l'umidita' presente nell'ambiente interno sottraendola all'aria
per cui, considerando ipoteticamente, come comune una situazione in cui un locale di altezza di tre metri presenti, prima dell'intervento, una linea di equilibrio a circa un metro dal piede, con l'applicazione a tutta parete dell'intonaco deassorbente, noi avremo circa un terzo del volume dell'intonaco che estrae umidita' dal muro e la cede all'ambiente e viceversa i due terzi che faranno l'esatto opposto questo puo' generare un abbassamento dell'umidita' ambientale, pur in presenza dell'aumento causato dalla zona al piede della muratura
teniamo presente che poi nella realta' non vi e' una omogeneita' cosi' schematica, ma le differenze di azione dell'intonaco dipendono anche da altri fattori: concentrazioni residue di sali igroscopici, differenze di omogeneita' strutturale della muratura, diversa porosita' del deassorbente come conseguenza delle operazioni di talocciatura, presenza di fessurazioni ed altri fattori che rendono sempre differente la realta' applicativa dai progetti nati in laboratorio
2)si e' vero, infatti un corretto protocollo d'applicazione dovrebbe sempre prevedere: l'applicazione di un macroporoso di fondo ed un microporoso finale, i migliori risultati si ottengono creando uno strato di fondo a pori di dimensioni maggiori che hanno proprio lo scopo di formare una sorta di gabbia di cattura e compensazione dei sali, tale porosita' dovrebbe essere abbastanza grande da non subire o almeno ritardare i danni da disgregamento dovuti all'espansivita' propria dei sali ed evitare che si accumulino all’interfaccia d’adesione dove provocherebbero distacchi
come opinione personale , fermo restando che considero sempre l'intonaco deassorbente come un intervento coadiuvante da far comunque interagire con una barriera, credo che un buon intonaco deassorbente possa anche essere risolutivo, da solo, nei casi di basso afflusso di umidita' e possa essere comunque abbastanza duraturo negli altri casi sempre che siano rispettate le seguenti regole:
un trattamento antisale di conversione di qei sali che possono essere convertiti (trasformazione chimica dei sali da solubili ad insolubili)
altro trattamento antisale basato su battericidi per inibire la nitrazione,
un terzo ed ultimo trattamento antisale silossanico a penetrazione per lo spostamento piu' in profondita' del punto di contatto dell'acqua liquida
primo strato di intonaco macroporoso molto idrofobizzato,
secondo strato, di adeguato spessore, di microporoso deumidificante
finitura con idropitture altamente traspiranti: silicati, siliconiche o a calce ma comunque a finitura grossolana