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Restauro News - Editoriale

Architettura rurale: valorizzazione e tutela

È stato pubblicato sulla G.U. n.238 del 12 ottobre il Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali relativo alla valorizzazione e tutela dell’architettura rurale, ai sensi della legge 24 dicembre 2003, n. 378. (DECRETO 6 ottobre 2005 - Individuazione delle diverse tipologie di architettura rurale presenti sul territorio nazionale e definizione dei criteri tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi, ai sensi della legge 24 dicembre 2003, n. 378, recante disposizioni per la tutela e la valorizzazione della architettura rurale).
Il decreto è finalizzato al recupero di edifici ed insediamenti, realizzati tra il XIII e il XIX secolo, che siano testimonianze significative dell’articolazione e della stratificazione storica, antropologica ed urbanistica del territorio, della storia delle popolazioni e delle comunità rurali, delle economie agricole tradizionali e dell'evoluzione del paesaggio.
Sono comprese, nelle tipologie suddette, recinzioni, pavimentazioni di spazi aperti, sistemi di canalizzazione, irrigazione e di contenimento dei terrazzamenti.

Il decreto individua gli interventi ammissibili a contributo ai sensi della legge 24 dicembre 2003, n. 378. Si tratta di interventi di ricomposizione del rapporto funzionale tra immobili e terreni agrari, interventi minimi su solai e spazi interni, modifiche delle destinazioni d'uso per comprovate esigenze abitative e produttive, interventi di riuso funzionali alle attività agricole.
Per i progetti relativi agli edifici rurali in zone sismiche, l’accesso al contributo è subordinato agli interventi di miglioramento sismico ai sensi della legge 2 febbraio 1974, n. 64.

Gli interventi di restauro, adeguamento e ricostruzione devono essere effettuati con l'impiego di materiali appartenenti alla tradizione locale.

Come stabilito dalla legge 378/2003, l'individuazione degli insediamenti rurali e l'elaborazione dei programmi di recupero, riqualificazione e valorizzazione è di competenza delle Regioni, in collaborazione con gli uffici ministeriali del Ministero per i beni culturali, con il Ministero delle politiche agricole e forestali e con il Ministero dell'ambiente.
La stessa legge 378 ha istituito un Fondo nazionale per la tutela e la valorizzazione dell'architettura rurale.

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Testo delle News

Normativa

Continua dalla New n. 1

Costruzioni in zone sismiche di nuova classificazione

L’entrata in vigore dell’Ordinanza 3274 della Protezione Civile in materia antisismica non ha sciolto i dubbi sul quadro normativo complessivo relativo alle costruzioni in zone sismiche.
La questione ancora irrisolta è quella relativa alla nuova zonizzazione sismica ed all'applicazione dell'art. 104 del DPR 380/2001.
Con le nuove Norme Tecniche diventa infatti operativa la nuova classificazione in zona sismica e quindi - secondo quanto riportato dall’art. 104 del DPR 380/2001 - “Tutti coloro che in una zona sismica di nuova classificazione abbiano iniziato una costruzione prima dell’entrata in vigore del provvedimento di classificazione sono tenuti a farne denuncia, entro quindici giorni dall'entrata in vigore del provvedimento di classificazione, al competente ufficio tecnico della regione… L’ufficio tecnico della regione, entro 30 giorni dalla ricezione della denunzia, accerta la conformità del progetto alle norme tecniche di cui all’articolo 83 e l’idoneità della parte già legittimamente realizzata a resistere all’azione delle possibili azioni sismiche”.
Le Regioni, facendosi portavoce delle categorie professionali e delle amministrazioni locali, avevano richiesto che l’art. 104 del DPR 380/2001 non trovasse applicazione nei casi di costruzioni iniziate prima dell’entrata in vigore delle Norme Tecniche, a condizione di una loro ultimazione entro i successivi 18 mesi. Ma questa richiesta di un emendamento all’art. 104 non era stata ancora ufficialmente accolta dal Ministero delle Infrastrutture.
La novità è costituita da una nota firmata lo scorso 21 ottobre dal Mnistro Lunardi, con cui si una riformulazione dell’art. 104.
Nella nota si specifica che: “Relativamente all’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 104 del DPR 6 giugno 2001 n. 380, si fa presente che l’OPCM 3274 del 20/03/2003 'Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica', all’art. 2, comma 2, ha dato facoltà agli operatori di progettare e costruire con la classificazione sismica previdente fino all’entrata in vigore delle nuove Norme tecniche. Ne deriva, quindi, che le disposizioni di cui al citato art. 104 sono da applicarsi per le opere la cui esecuzione è successiva all’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni, ovvero dal 24 ottobre 2005”.
Il Ministro Lunardi conferma inoltre di aver avviato “le procedure per la formalizzazione di un emendamento teso alla riformulazione dell’art. 104 del DPR 380/2001, attese le modifiche normative intervenute”.
Insieme alla nota che fornisce delucidazioni sull’applicazione dell’art. 104, il Ministero ha inoltre elaborato un atto di indirizzo tecnico che chiarisce due punti fondamentali.

Finchè le Regioni non avranno elaborato una nuova classificazione sismica del proprio territorio, ai sensi dell’art. 94 del Dlgs n. 112/98, avrà validità la classificazione del territorio nazionale introdotta dall’Ordinanza 3274, in vigore dal 23 ottobre. Ed è per questo che l’art. 104 si applica solo per le opere la cui costruzione sia iniziata dopo il 24 ottobre 2005.
L'atto di indirizzo tecnico fornisce inoltre per la prima volta uno specchietto completo della normativa antisismica previgente con cui progettisti potranno continuare ad operare durante i 18 mesi di allineamento previsto dalle nuove Norme Tecniche. Per gli interventi edilizi da progettare con criteri antisismici a partire dal 23 ottobre 2005 sarà ancora possibile applicare:

- Legge 5 novembre 1971 n. 1086, e relative norme di attuazione:
- DM 9 gennaio 1996 – Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso per le strutture metalliche;
- Legge 2 febbraio 1974 n. 64, e relative norme di attuazione:
- DM 16 gennaio 1996 – Norme Tecniche relative ai “Criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi”;
- DM 16 gennaio 1996 – Norme Tecniche per le costruzioni in zone sismiche;
- DM 11 marzo 1988 – Norme tecniche riguardanti le indagini sui terreni e sulle rocce, la stabilità dei pendii naturali e delle scarpate, i criteri generali e le prescrizioni per la progettazione, l'esecuzione e il collaudo delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione.

Ricordiamo infine che sono obbligate a seguire le indicazioni della normativa sismica prevista dalle nuove Norme Tecniche (DM 14/09/2005) :
- tutte opere di nuova realizzazione o interventi successivi al 23 ottobre 2005
- tutti i lavori che al 23 ottobre 2005 erano ancora in attesa di titolo abilitativo
- tutti i lavori che al 23 ottobre avevano ottenuto il rilascio del permesso di costruire, o presentato Dia ma la cui realizzazione risultava non ancora avviata
Le Norme Tecniche potranno invece non essere adottate per l’ultimazione di interventi che alla data di entrata in vigore delle Norme Tecniche (23 ottobre) risultavano già iniziati sulla base di regolari titoli abitativi edilizi.


Continua dalla New n. 2

l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici chiede il riordino normativo del settore Restauro.

In una segnalazione inviata al Parlamento, il presidente dell ’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, Alfonso Maria Rossi Brigante, richiama l’attenzione sullo stato di confusione in cui si trova il settore del restauro.
L’Autorità denuncia la mancanza di una disciplina certa e univoca sulla qualificazione negli appalti relativi ai beni culturali delle categorie beni immobili (OG2), beni mobili e superfici decorate (OS2) e scavi archeologici (OS25); vi sarebbe una produzione normativa continua, con norme che si sovrappongono, senza esplicita abrogazione delle precedenti.
Risultato: grande confusione sui requisiti “speciali e aggiuntivi” necessari alle imprese e ai restauratori per abilitarsi nelle diverse categorie.

Riportiamo la più recente disciplina del settore restauro:
Dpr 34/2000 – individua i requisiti generali di qualificazione per le imprese che operano nel settore del restauro.
Dm 294/2000 – individua i requisiti di qualificazione aggiuntivi per le lavorazioni OS2, ai sensi di una norma contenuta nella legge Merloni.
Sentenza del Tar Lazio del 2001 – il Dm 294/2000 viene sospeso dopo le dure contestazioni delle operatori.
Dm 420/2001 – corregge e riscrive il Dm 294/2000.
Dlgs 30/2004 – rimanda a provvedimenti successivi la definizione dei requisiti di qualificazione per gli operatori del restauro, in aggiunta a quelli previsti previsti dal Dpr 34/2000, e abroga la norma della Merloni in base alla quale erano stati emanati i Dm 294 e 420.
Dpr 93/2004 - conferma la validità delle attestazioni Soa ottenute in base ai requisiti individuati dai Dm 294 e 420.
Dlgs 42/2004 – la definizione dei requisiti dei restauratori è rinviata ad un successivo regolamento; intanto ad essi è riservata in esclusiva la progettazione e il restauro in OS2.
Il decreto previsto dal Dlgs 30/2004 non è mai arrivato, anche a causa delle difficoltà di mediare tra le posizioni dei restauratori specializzati e delle imprese generiche. Per giunta anche il codice dei Beni Culturali prevede un successivo regolamento che fissi i requisiti dei restauratori.

All’Autorità, il Ministero risponde difendendo la validità del Dm 294 finché non sarà completata la normativa, ma Rossi Brigante contesta la facoltà che il Dlgs 30 dà alle stazioni appaltanti di richiedere requisiti ulteriori rispetto alla Soa.
Per la OS2 poi, si hanno due Dlgs (30/2004 e 42/2004) mai attuati e il Dm 294 è ritenuto valido dal Ministero.
L’Autorità chiede quindi l’intervento del Parlamento per riordinare la materia.


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Le superfici lapidee in architettura: orientamenti per la diagnostica e l’intervento Firenze - Palazzo Strozzi Gabinetto Vieusseux - Sala Ferri 10 novembre 2005
Il convegno si propone come un momento di aggiornamento tecnico per tutti i professionisti
interessati al settore del restauro e della conservazione architettonica e monumentale, e in
particolare alle problematiche relative alle superfici lapidee.
Una cornice scientifica nella quale si inseriscono proposte operative concrete illustrate tramite
casi significativi.

Programma:
14.00 - Registrazione dei partecipanti
14.30 - Apertura dei lavori
Antonio Paolucci, Soprintendente Polo Museale Fiorentino
Cristina Acidini, Soprintendente OPD
Giorgio Bonsanti, Università di Firenze
Maurizio Bossi, Responsabile Centro Romantico del Vieusseux
G. Carlotta Cianferoni, Soprintendente reggente SBAT
Paola Grifoni, Soprintendente reggente SBAA FI-PT-PO
Bruno Santi, Soprintendente SPSAE FI-PT-PO
Gennaro Tampone, Presidente Collegio Ingegneri della Toscana

15.30 - I paramenti lapidei in architettura: introduzione al tema
Gennaro Tampone – Collegio Ingegneri della Toscana
16.00 - Gli sviluppi della normativa in sede nazionale e comunitaria, ruolo dell’Italia e ricadute nella pratica professionale
Adolfo Pasetti – Direzione Arkos
16.30 - Prodotti per il trattamento conservativo di superfici lapidee: nuove conoscenze e nuovi approcci metodologici
Mara Camaiti – ICVBC Firenze
17.00 - Protezione e consolidamento: sperimentazione e innovazione nei sistemi di diagnostica in situ per le superfici lapidee
Piero Tiano – ICVBC Firenze
17.30 - Il ruolo della fotocatalisi nella conservazione delle superfici lapidee e non
Veronica Defendini – B.C.S. Ecorivestimento SpA
18.00 - Torino: manutenzione e restauro del monumento a Emanuele Filiberto Duca d’Aosta in piazza Castello
Riccardo Zanetta, architetto, Torino - DOCCHEM SrL
Padova: il recupero delle pavimentazioni lapidee
del Palazzo della Ragione
Jimmy Vardanega - FILA Industria Chimica SpA

SEGRETERIA DEL CONVEGNO Flavia Trivella - ftarkos@virgilio.it
Anna D’Amico, Veronica Porcinai - +39 055 2385525

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Workshop sul monitoraggio del patrimonio monumentale e conservazione programmata.

Torino 25/11/2005 sede del nuovo Centro per la Conservazione ed il Restauro della Venaria Reale, organizzato dall’Università degli Studi di Torino, con il supporto organizzativo del IGIIC.

Per informazioni e maggiori dettagli alla pagina:
http://www.igiic.org/workshop_torino_2005.htm

Segreteria Organizzativa:
Dott. Paola Croveri Dipartimento di Chimica IFM Università degli Studi di Torino
Via P. Giuria 7 - 10125 Torino (Italy)
tel +39.011.6707554 fax +39.011.6707855
e-mail paola.croveri@unito.it

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Architetture e manufatti del cotto. Approfondimenti di storia e cultura materiale
Ferrara, Palazzo dei Diamanti 14-15 novembre 2005

Lunedì 14 novembre, ore 9.30
Apertura del convegno e saluti
Dott. Gaetano Sateriale, Sindaco di Ferrara
Prof. Graziano Trippa, Preside della Facoltà di Architettura di Ferrara
Arch. Carla Di Francesco, Direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia
Arch. Anna Maria Iannucci, Soprintendente per i Beni Architettonici e il Paesaggio di Ravenna

Prima sessione
Lunedì 14 novembre, ore 10.00 – 13.00 Grandi architetture del cotto, tra Emilia e Lombardia:
studi e restauri coord. Arch. Anna Maria Iannucci.

  • La decorazione in terracotta nei grandi cantieri ferraresi Carla Di Francesco, Fabio Bevilacqua
  • Restauri ferraresi: San Carlo, San Francesco Andrea Alberti
  • Il restauro della facciata dell’ex Oratorio di Santa Croce in Argenta Costanza Cavicchi
  • La Fornace Grandi di Bondeno: Palazzo Roverella e altri cantieri Lucio Scardino
  • Cotti plasmati per la Certosa neo-estense di Ferrara Antonio P. Torresi
  • Guardando il cotto Maria Cristina Loi, Annamaria Navone, Sonia Sganzerla
  • I cantieri nella Milano del Quattrocento: Santa Maria delle Grazie e Ca’ Granda - Libero Corrieri, Giovanna Alessandrini, Paola Villa, Luciano Formica
  • Nuove acquisizioni per la storia della decorazione architettonica in cotto in Lombardia tra gotico e rinascimento Maria Teresa Mazzilli Savini
  • Il chiostro piccolo della Certosa di Pavia: studi, indagini e ipotesi conservative - Fabio Bevilacqua, Carla Di Francesco, Gian Carlo Grillini, Mari Mapelli, Corrado Pedelì, Francesca Tomba, Antonella Tucci

Seconda sessione
Lunedì 14 novembre, ore 14.30 – 16.30
Aspetti metodologici nello studio della terracotta decorativa
coord. Prof. Amedeo Bellini

  • Le scialbature bianche del chiostro grande della Certosa di Pavia. Indagini archeometriche
    Maria Pia Riccardi, Bruno Messiga, Marica Forni, Marco Leona, Elisa Sacchi, Enrico Allais
  • La pulitura dei materiali in terracotta e laterizio. Metodologie, esperienze e problematiche a confronto Antonio Sansonetti
  • Percorsi del cotto nelle architetture ferraresi Monica Bagatin, Serena Ciliani, Rita Fabbri, Fabio Bevilacqua
  • Color del mattone: finiture cromatiche delle murature e terrecotte decorative attraverso i documenti di fabbrica Rita Fabbri
  • Conservazione programmata di ceramiche esposte all’aperto a Faenza: le terrecotte Anna Maria Lega, Valentina Mazzotti
  • Sessione poster, presso il Museo di Casa Romei Lunedì 14 novembre, ore 17.00 – 18.30
    Coord. Arch. Mario Lolli Ghetti
  • Le terrecotte di Santa Maria in Vado. Studi e restauri Carla Di Francesco, Fabio Bevilacqua, Barbara Pazi
  • Le decorazioni in cotto nella facciata della prima sala dell’ex Ospedale Sant’Anna Valeria Virgili
  • Le terrecotte dell’abside della Cattedrale Rita Fabbri, Irene Armari, Federica Framba
  • Terrecotte decorative della chiesa di San Francesco Andrea Alberti, Serena Ciliani
  • Un cantiere scuola: i “lavori in corso” del fregio con grifoni nell’area di San Vitale – Ravenna
    Cetti Muscolino, Elena Cristoferi, Maria Lucia Rocchi
  • I laterizi di recupero nell’architettura altomedievale ravennate Gianluca Battistini, Lara Bissi, Luca Rocchi, Gian Carlo Grillini, Fabio Bevilacqua, Rita Fabbri
  • Le copie delle formelle in terracotta della Commenda in Faenza Rosanna Manuzzi
  • Il Campanile di Campogalliano: pezzi speciali per l’intervento di restauro Matteo Brioni, Giovanni Gazzotti, Corrado Caselli
  • Indagine tecnico-scientifica e restauri sulle decorazioni in cotto del chiostro piccolo di San Lanfranco (Pavia) Maria Pia Riccardi, Giuseppina Vago
  • Il Tripudio Angelico in S. Eustorgio Chiara Colombo, Giovanna Alessandrini, Bruno Fabbri
  • Il lavabo della Certosa di Pavia Fabiana Fondi e Giuseppe Napoleone
  • Per il recuperato rosone di S.Tommaso. Interventi di conservazione e restauro della facciata ovest della Chiesa di S.Tommaso a Pavia Giuseppe Maggi, Lorenzo Jurina, Giorgio Codecà, Alessandro Cini
  • Guardando il cotto Maria Cristina Loi, Annamaria Navone, Sonia Sganzerla Giovan Battista
  • arducci e l’espressività del mattone, Fermo 1806-1878 Keoma Ambrogio, Annalisa Conforti
  • La ricomposizione dei frammenti della “cona dei Lanii” – Appunti di cantiere Maria Ida Catalano, Giuseppe Giordano
  • Prime verifiche su murature in laterizio di una metodologia poco invasiva per la determinazione del contenuto di acqua Massimo Valentini
  • Esperienze professionali: la formazione delle maestranze per la lavorazione delle terrecotte
    Maurizio Zerbini, EUSPE

Terza sessione
Martedì 15 novembre, ore 9.30 – 12.00
Apertura lavori: Saluti introduttivi Dott. Raffaele Atti, Assessore Urbanistica e Pianificazione Territoriale del Comune di Ferrara
L’uso del laterizio: costruzione e finiture coord. Prof. Riccardo Dalla Negra

  • Paramenti in mattone a vista a Ferrara: indagine sulle finiture Carla Di Francesco, Fabio Bevilacqua, Rita Fabbri, Luca Roversi
  • L’intervento di conservazione dei fronti esterni di Palazzo Brera a Milano Christian Campanella, Michela Tessoni
  • L’uso del cotto nel Torrazzo di Cremona Luciano Roncai, Elisabetta Bondioni, Anna Lucia Maramotti
  • L’arte di fabbricar con mattoni nel cantiere storico abruzzese: le volte Claudio Varagnoli
  • L’arte di fabbricar con mattoni nel cantiere storico abruzzese: le murature Lucia Serafini
  • Manufatti in cotto nell’architettura napoletana post-medievale: questioni metrologiche e costruttive Luigi Guerriero
  • Rosso italiano. Manufatti in cotto per pavimentazioni Alfonso Acocella
  • Karl Friedrich Schinkel: architettura e tecnica degli apparati decorativi Paola Sonia Gennaro
  • Alcune considerazioni sui processi di adesione tra malta e mattone Guido Biscontin, Elisabetta Zendri

Terza sessione
Martedì 15 novembre, ore 12.00 – 13.00 / ore 14.30 – 17.30
Cotto plasmato: la statuaria in terracotta
coord.  Dott. Jadranka Bentini

  • La modernità della produzione di Agostino de Fondulis Sandrina Bandera
  • Il compianto dell’Ambrosiana Fabio Bevilacqua, Carlo Birrozzi, Mari Mapelli
  • 1525 circa: qualche riflessione su Alfonso Lombardi e sul raffaellismo emiliano Giovanni Sassu
  • Il Sant’Antonio Abate della Chiesa di San Giovanni di Dio a Faenza Anna Maria Colombi Ferretti
  • Gruppi scultorei in area ferrarese: aspetti di tecnica esecutiva e di restauro Paola Degli Esposti
  • Storia e restauro del compianto di Sant’Antonio in Polesine Andrea Fedeli, Micaela Torboli
  • Le Fornaci Longari-Ponzone: la produzione di coroplastica per giardini Luciano Roncai, Marida Brignani
  • Policromie a freddo su terracotta Chiara Colombo

Dibattito


Varie

IL MINISTRO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI
di concerto con
IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE E FORESTALI
e IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO

Vista la legge 24 dicembre 2003, n. 378, recante «Disposizioni per la tutela e la valorizzazione dell'architettura rurale», di seguito denominata «Legge»; Su proposta delle regioni e delle province autonome, ai sensi dell'art. 1, comma 2, della predetta legge; Acquisita l'intesa della Conferenza unificata, istituita ai sensi del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281;

Decreta:

Art. 1. Tipologie di architettura rurale e discipline applicabili
1. Le tipologie di architettura rurale di cui all'art. 1, comma 2, della Legge sono individuabili negli edifici ed insediamenti, realizzati tra il XIII e il XIX secolo, che siano testimonianze significative, nell'ambito dell'articolazione e della stratificazione storica, antropologica ed urbanistica del territorio, della storia delle popolazioni e delle comunita' rurali, delle rispettive economie agricole tradizionali, dell'evoluzione del paesaggio.
2. Rientrano nelle predette tipologie, costituendone parte integrante, gli spazi e le costruzioni adibiti alla residenza ed alle attivita' agricole. Vi rientrano altresi' le testimonianze materiali che concorrono alla definizione di unita' storico-antropologiche riconoscibili, con particolare riferimento al legame tra insediamento e spazio produttivo e, in tale ambito, tra immobili e terreni agrari.
3. Sono, altresi', elementi distintivi e costitutivi delle tipologie indicate al comma 1, in particolare, le recinzioni degli spazi destinati alla residenza ed al lavoro, le pavimentazioni degli spazi aperti residenziali o produttivi, la viabilita' rurale storica, i sistemi di canalizzazione, irrigazione e approvvigionamento idrico, i sistemi di contenimento dei terrazzamenti, i ricoveri temporanei anche in strutture vegetali o in grotta, gli elementi e i segni della religiosita' locale.
4. Ai beni appartenenti alle tipologie cui fa riferimento il comma 1, che rivestono l'interesse storico, artistico o etnoantropologico previsto dall'art. 10 del Codice dei beni culturali e dei paesaggi, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, si applicano le relative disposizioni di tutela.
5. Gli interventi sui beni appartenenti alle tipologie di architettura rurale di cui al comma 4, sono disciplinati dagli articoli 20 e seguenti del Codice. Agli altri beni comunque ascrivibili alle tipologie cui fa riferimento il comma 1 si applicano le disposizioni vigenti in materia urbanistica e edilizia, nel rispetto dei criteri tecnico-scientifici di cui agli articoli 2 e 3.

Art. 2. Interventi ammissibili a contributo
1. Sono ammissibili al contributo previsto dalla Legge le unita' d'intervento di ampiezza tale da essere riconoscibili per le caratteristiche storico-antropologiche e spaziali e da consentire un uso compatibile con le caratteristiche originarie.
2. Sono considerati prioritari gli interventi preordinati alla ricomposizione del rapporto funzionale tra insediamento e spazio produttivo e, in particolare, tra immobili e terreni agrari.
3. Nell'ambito dell'unita' minima d'intervento, previa redazione di adeguati studi e rilievi, costituenti parte integrante del progetto e volti a documentare analiticamente i caratteri storico-architettonici e costruttivi delle tipologie di cui all'art. 1 sono ammessi:
a) gli spostamenti minimi in verticale dei solai interni, nei soli casi in cui le altezze esistenti rendano i locali inidonei alle destinazioni d'uso abitative, produttive e aziendali;
b) la ricomposizione e la riorganizzazione degli spazi interni nella misura strettamente necessaria all'adeguamento tecnologico e funzionale;
c) le modifiche delle destinazioni d'uso per comprovate esigenze abitative, produttive ed aziendali, purche' non ne compromettano l'immagine architettonica e la struttura storica;
d) la ricostituzione di edifici non piu' abitati o utilizzati le cui strutture in elevazione si siano anche in parte mantenute, secondo i limiti volumetrici e planimetrici identificabili attraverso la lettura dell'esistente o mediante idonea documentazione iconografica attestante le utilizzazioni agricole tradizionali di cui all'art. 1, comma 1, della legge.
4. Gli interventi sono in ogni caso coerenti con il mantenimento della struttura architettonica e del tessuto insediativo. Non sono ammesse modificazioni di volumi, sopraelevazioni e trasformazioni dei loro elementi costitutivi ed accessori, quali, ad esempio, scale esterne, logge, porticati. E' vietata qualsiasi modificazione dimensionale delle aperture esistenti, nonche' la realizzazione di nuove aperture che alterino significativamente l'aspetto esteriore dell'edificio.
5. Sono ammessi interventi di riuso funzionali all'esercizio di attivita' agricole che richiedano maggiori superfici o volumetrie, a condizione che ne sia dimostrata la necessita' ai fini dell'esercizio delle attivita' stesse. A tal fine e' consentita l'aggiunta di parti nuove, purche' compatibili con le parti preesistenti e rispettose delle tradizioni edilizie locali. 6. I progetti relativi alle architetture rurali in zone sismiche sono ammessi a contributo solo qualora prevedano interventi di miglioramento sismico ai sensi della legge 2 febbraio 1974, n. 64 e successive modifiche ed integrazioni.

Art. 3. Specifiche tecniche
1. (Materiali). Gli interventi di restauro, di adeguamento e di ricostruzione di cui all'art. 2, sono di regola effettuati con l'impiego di materiali appartenenti alla tradizione locale.
2. (Murature). La conservazione, il consolidamento, il ripristino e, nei casi ammessi, la ricostruzione delle murature, sono attuati con l'impiego di tecniche definite in continuita' con le caratteristiche costruttive ed estetiche tradizionali.
3. (Solai, volte, coperture). Le strutture orizzontali (solai in legno, volte) sono di regola mantenute nelle loro caratteristiche costruttive. La conservazione, la manutenzione, il restauro e il ripristino delle coperture sono attuati con tecniche definite in continuita' con le caratteristiche costruttive ed estetiche tradizionali, estese agli elementi accessori (comignoli, gronde, doccioni), fatti salvi gli adeguamenti necessari quali l'impermeabilizzazione e la coibentazione, con esclusione della modifica delle quote d'imposta, di gronda, di colmo e delle pendenze. Qualora, ai fini della sicurezza sismica, si renda necessario il rifacimento di singoli elementi questo e' effettuato nel rispetto delle disposizioni di cui all'art. 2, comma 4.
4. (Facciate e superfici esterne). La conservazione e il restauro delle facciate e delle superfici esterne sono attuati sulla base della valutazione analitica delle tecniche tradizionali, dei materiali e delle successive trasformazioni. Il ripristino generalizzato dell'intonaco su superfici in pietra o in laterizio, al presente a vista, appartenenti ad edifici anteriori al XIX secolo e' consentito solo se rispondente ad esigenze di un corretto e rigoroso restauro. La rimozione degli intonaci tradizionali e' di norma vietata.
5. (Infissi e serramenti). Il rinnovo degli infissi esterni e' sottoposto alle limitazioni derivanti dal mantenimento dell'omogeneita' tecnologica propria della tradizione locale. A tal fine dovranno essere utilizzati materiali e tecniche della tradizione locale ed elementi propri dell'edilizia rurale (ante, oscuri, persiane) e non potranno essere impiegati materiali plastici, alluminio anodizzato e leghe metalliche in genere. I portoncini, le cancellate, le inferriate, e gli altri elementi di chiusura e apertura di vani che siano espressione della tradizione locale sono preferibilmente conservati o restaurati; altrimenti sono realizzati con tecniche e materiali uguali o simili agli originali.
6. (Pavimentazioni esterne e recinzioni). Le pavimentazioni tradizionali degli spazi aperti o porticati (acciottolati, lastricati, ammattonati) e gli elementi di recinzione e perimetrazione (muri, steccati, barriere) sono mantenuti, restaurati e ripristinati, nella loro estensione e consistenza materiale, di struttura, di disegno, escludendo interventi distruttivi o sostitutivi con materiali non conformi.
7. (Servizi e impianti tecnologici). E' ammesso l'adeguamento e l'inserimento di impianti tecnologici, purche' non alterino la struttura statica degli edifici e l'immagine complessiva degli ambiti storico-antropologici di riferimento.

Art. 4. Comitato paritetico per l'architettura rurale
1. Ai fini di garantire, soprattutto nella fase di prima applicazione, una corretta e piu' agevole attuazione della legge, e' istituito il Comitato paritetico per l'architettura rurale, di seguito indicato come «Comitato».
2. Il Comitato e' costituito da tre rappresentanti del Ministero per i beni e le attivita' culturali, un rappresentante del Ministero delle politiche agricole e forestali, un rappresentante del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e cinque rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni, designati entro due mesi dall'entrata in vigore del presente decreto. Il Comitato, per l'esercizio delle sue funzioni, puo' avvalersi di esperti anche appartenenti ad altre amministrazioni.
3. Il Comitato formula proposte al Ministro per i beni e le attivita' culturali per l'emanazione di direttive ai competenti uffici ministeriali relativamente all'esercizio delle funzioni di cui all'art. 2, comma 1, della legge. Inoltre, il Comitato svolge attivita' di studio ed analisi delle problematiche attinenti all'architettura rurale. Il Comitato esercita in materia funzioni consultive nonche' funzioni di osservatorio nazionale per l'architettura rurale.

Art. 5. Modalita' di collaborazione
1. Presso il Dipartimento per i beni culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attivita' culturali e' allestito il sistema informativo dei dati relativi alle tipologie di architettura rurale, interoperativo con gli eventuali sistemi regionali.
2. Le direzioni regionali forniscono con cadenza periodica al Dipartimento ed al Comitato paritetico i dati relativi ai pareri espressi ai sensi dell'art. 2, comma 1 della legge.
3. Ai fini dell'applicazione dell'art. 2 della legge le regioni possono stipulare accordi con i competenti uffici ministeriali del Ministero per i beni e le attivita' culturali, nonche' con il Ministero delle politiche agricole e forestali e con il Ministero dell'ambiente e del territorio per l'individuazione congiunta degli insediamenti rurali presenti nel proprio territorio e l'elaborazione d'intesa dei programmi di recupero, riqualificazione e valorizzazione.

In attuazione del presente decreto non derivano ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato. Roma, 6 ottobre 2005
Il Ministro per i beni e le attivita' culturali Buttiglione
Il Ministro delle politiche agricole e forestali Alemanno
Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio Matteoli

 

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1) Costruzioni in zone sismiche di nuova classificazionei .. Continua>>

2) l’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici chiede il riordino normativo del settore Restauro... Continua>>

3) Le superfici lapidee in architettura: orientamenti per la diagnostica e l’intervento. Firenze 10 novembre 2005.. Continua>>

4) Workshop sul monitoraggio del patrimonio monumentale e conservazione programmata. Torino 25/11/2005 .. Continua>>

5) Architetture e manufatti del cotto. Approfondimenti di storia e cultura materiale Ferrara, Palazzo dei Diamanti 14-15 novembre 2005 .. Continua>>

6) DECRETO 6 ottobre 2005 - Indivi-duazione delle diverse tipologie di architettura rurale presenti sul territorio nazionale e definizione dei criteri tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi .. Continua>>


© 2005 Sergio Tinč
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