Silvana Lari

Dovrei scrivere un romanzo se volessi parlare di me o di chiunque altro... ma nemmeno un tomo dello spessore della "Divina Commedia" basterebbe a descrivere, per sommi capi, la vita di ciascuno di noi. Così mi limiterò a dire le solite banalità che almeno hanno la pretesa di essere sincere.
Amo la gente che sa ridere di se stessa, non sopporto le ingiustizie, adoro il profumo inebriante della zagara e del gelsomino e tutte le squisitezze culinarie  della mia isola:  il gelo di melone, il latte di mandorle,  la cassata, i cannoli, la pasta con le sarde e quella con l’anciova, il cuscus  di pesce, la salsiccia di tonno e  tutti gli aromi come la mentuccia, lo zafferano, il finocchietto ingranato,  il basilico....  Cose che, a contatto col palato, non scendono giù per la gola, ma salgono direttamente al cervello e lo stravolgono, quasi quanto la lettura del Gattopardo, di una novella di Pirandello, di un buon libro di Sciascia o di Brancati…
Amo l'Italia con le sue splendide regioni, così diverse fra loro e tutte incantevoli,  e amo la mia terra un tempo ricchissima di foreste, fiumi, acqua... adatta a ogni tipo di coltura grazie al suo vulcano, una terra dai paesaggi  mozzafiato purtroppo depauperata delle sue inestimabili risorse e con una storia a parte costellata di morte e di ingiustizie.
Per noi  Siciliani la morte è connaturata nella vita stessa, ne parliamo spesso, ne ridiamo, fa parte del vivere quotidiano, non ne abbiamo paura quanto gli altri. Ci hanno insegnato a bacchettate ad accettarla come inevitabile, a volte come una splendida soluzione.
Tutta  la nostra letteratura lo dimostra.

Ma parliamo dello scrivere e del leggere. Quasi tutti gli scrittori sono grandi lettori.
Come diceva uno splendido Sean Connery in un vecchio film di cui non ricordo il titolo: "La sostanza dello scrivere è scrivere".
Scrivere è come respirare. Bisogna lasciare  che le parole corrano verso il loro bersaglio, che gridino il loro bisogno insopprimibile di essere ascoltate. Io le festeggio come festeggiavo Giovannella, esile compagna delle elementari che mi veniva a trovare per giocare con i bottoni sul muretto che circondava la casa della mia infanzia.

E’ un bel dire: “ Ma si... in fondo... è solo un hobby...  quando decido, dico stop".
In realtà scrivere  ha cambiato  qualcosa dentro di me.
Vi capita di ritrovarvi nell’arco di una giornata a vedere “passeggiare” nella vostra mente uno dei tanti personaggi che avete creato o di relazionarvi con loro quasi quotidianamente?
Se sì...  come vi sentite?
Ecco, quando mi accade, io mi sento scema. 

In realtà tutto quello che creiamo viene elaborato dal nostro gestore meningeo che  è un gran figlio di puttana. A me, ad esempio, rende piacevole questo stare seduta a  guardare l’esistenza di tutti, di chi mi è vicino, di chi mi è lontano.
Ferragosto, Natale, Pasqua, ricorrenze, anniversari... ascolto, leggo, scrivo.
A volte mi commuovo, piango persino e mi sento ridicola, altre volte mi sento  un'eletta, altre ancora solo una che spreca  tempo e corrente. 
Che sia una droga?

Quando leggo, modulo la lettura cadenzando i toni, il volume...  eppure sono solo parole scritte con lettere dell'alfabeto uguali e senza suoni.
La scrittura é una magia e il suo flusso logico genera  emozioni,  reazioni viscerali che trasmettono pensieri. É più impegnativa del parlare, il ragionamento parlato é più flessibile, più duttile, più permeabile al cambiamento in corso d'opera, la scrittura, invece, presuppone consapevolezza e determinazione ma sopratutto idee chiare,  é una verifica indiretta della bontà del pensiero che all'origine l'ha generata.
Ecco perché si cercano pensieri originali e innovativi  che racchiudano una molteplicità di opinioni, di analisi, di sentimenti in grado di costruire, in estrema sintesi, un ragionamento.
E vi garantisco che non é una cosa facile.

Io scrivo, non importa se piaccio oppure no, se non posso scrivere agli altri, scrivo a me stessa, poi mi rileggo, mi modifico, mi censuro...
Scrivere è un gioco delicato, di difficile equilibrismo che oscilla tra il reale e l’immaginario, tra la verità e la finzione. Ma laddove diventa messaggio universale,  è strettamente congiunto  al sublime. Deve essere in grado di vedere l’invisibile, di sentire il non sensibile e, soprattutto, deve comunicare.

Ecco scrivere è riuscire a comunicare.

Silvana Lari, nata a Trapani dove ha vissuto fino ai suoi dieci anni, oggi vive a Palermo.
Ha diretto la Galleria d’arte moderna e contemporanea “Agorà”, organizzando mostre nell’ambito della regione Sicilia e promovendo manifestazioni culturali come occasioni di riflessione su temi attuali nel campo delle arti visive e del design.


| ©2015 Silvana Lari