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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  consolidamento ligneo Moderatori: cinnabarin
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consolidamento ligneo  (attualmente 27,538 viste) Print
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robertocamurri
Giugno 17, 2007, 12:51am Report to Moderator
Utente ospite
Nel 600 o nel 700, quando dovevano  consolidare dei pezzi lignei, voi pensate che usassero il paraloid, o altri prodotti di sintesi, pensate che in quel periodo non avessero delle situazioni da risolvere come le abbiamo noi oggi ( la materia si è sempre trasformata). Il restauratore studiava il tipo di prodotto che era il più adatto per lo scopo, e lo cercava sia con l'esperienza , ma anche con l'intuito e la conoscenza che veniva tramandata di generazioni in generazioni.
Porto questa visione , perché c'è una sempre   più crescente utilizzazione dei prodotti di sintesi, già pronti facili da usare, a scapito dei prodotti che il fabbricante di mobili nel 600 o 700 o 800 usava per fare i restauri o dei consolidamenti.
Il restauratore deve immergersi , quando lavora su di un mobile, o altri manufatti, in quella dimensione stessa del restauratore del 600 o  700, cercando di vedere  con quale spirito i restauratori dell'epoca, hanno preparato gli stucchi, le patine, le verniciatura, i prodotti di consolidamento per quei manufatti antichi, che provenivano dal periodo del 1000, o del 1100, che erano considerati pezzi di famiglia che si tramandavano da centinaia di anni , o che erano oggetti di valore storico, che necessitavano di manutenzione, per poter essere conservati.
Le resine si conoscevano già dai tempi degli egiziani, che le usavano come conservatori, essiccatori , per la mummificazione.
Queste essenze avevano il potere di un controllo batteriologico, eccezionale, ne impediva la riproduzione, così permettendo la disidratazione dei tessuti e la conservazione tramite l'assorbimento delle resine nei tessuti, e tramite la reazione chimica dei composti ne conservava la struttura essiccata.
I coloro che gli incas usavano per tingere i tessuti, per i dipinti, sono ancora oggi motivo di studio per la loro brillantezza  a distanza di 1000 anni.
Porto questo esempio , perché la ricerca individuale nell'effettuare il restauro con gli stessi prodotti dell'epoca, va scomparendo, è come i salami, quelli buoni non ce ne sono più, è finito il periodo dell'arte nella preparazione del salame, se ne è persa la conoscenza , e così anche l'arte del restauro sta scomparendo, quell'arte che spingeva il restauratore a sperimentare, per avere sempre il meglio, utilizzando prodotti di base  naturale che erano tramandati da centinaia di generazioni, e  secondo il periodo storico, modificate, perfezionate.
E' importante che si cominci a parlare di restauro, di opera d'arte, di tecniche di restauro conservativo, lo scambiarsi le conoscenze acquisite per poter portare sul mercato un prodotto ottimo ad un  basso costo, mantenendo la sua qualità.
Lo scambio di esperienze è essenziale per la conservazione dell'arte del restauro, i forum come questo dovrebbe essere un data base  mondiale in cui si inseriscono i dati a disposizione di tutti, per aiutare i restauratori ad  attingere le tecniche e le ricette e le esperienze, per fare un buon lavoro. Non ci sarà mai concorrenza, perché i migliori risultati si ottengono solo con l'amore per il proprio lavoro, e le ricette che si mettono nel data base saranno sempre perfezionate,da coloro che amano il loro lavoro, perché l'arte del restauro è un'arte difficile  per una sempre migliore qualità del prodotto per poterlo tramandare di generazione in generazione nel giusto linguaggio. Non come oggi che si va a tentoni , che i restauratori che escono dalle scuole non sanno quasi niente,dell'arte delle preparazione di base delle ricette dei restauri, perché nelle scuole la tendenza è , chimica di sintesi o non vi è conoscenza perché viene tenuta nascosta. La verità è una fondamentale nella perfezione della qualità
E' necessario per la conservazione dell'arte del restauro, una informazione vera, specificando tecniche, ricette, esperienze per tutti coloro che vogliono affrontare il mondo dell'arte del restauro, non si deve tenere nascosto niente della conoscenza acquisita, ne va a scapito della verità del significato.
Si deve creare un data base con tutte queste informazioni, affinché la conoscenza si diffonda e così , coloro che restaurano e coloro che acquistano, sono in armonia di conoscenza per la sviluppo della qualità, scambiandosi le varie esperienze acquisite.
Affinché noi possiamo apprendere la laccatura cinese del periodo Ming e loro i cinesi possono apprendere la laccatura veneziana, a scapito della conoscenza nell'acquisto di una opera artigianale. Ci sono troppi tuffatori, che si spacciano antiquari e vendono solo banane travestite da mobile e ne vendono, senza parlare di quadri ecc...> possibile che ci siano così tanti mobili, che non finiscono mai.

Roberto Camurri
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eadg
Giugno 17, 2007, 4:54pm Report to Moderator
imprenditore
Utente anziano
Posts: 84
sig. roberto camurri, il suo intervento è molto bello (forse mi permetto di dire un po lungo per lo spirito dei forum) sono fondamentalmente daccordo su quasi tutto, il data base di esperienze di tutti è un'idea bellissima, ma come fare a filtrare tutto ciò che non serve o è errato?
Su una cosa poi non sono daccordo, non è vero che non ci sono più i salami buoni, basta saperli cercare, certamente non sono a portata di mano. cordiali saluti.


arch. edoardo rosaz
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robertocamurri
Luglio 1, 2007, 11:15pm Report to Moderator
Utente ospite
Egregio Segnor Arc. Edoardo Rosaz, sono compiacuto che sei d'accordo. Io so che per costruire una porta del settecento, sia di carattere semplice, senza intagli, o pitture, oppure con cornici intagliate,  o  nella preparazione dei chiodi, la costruzione della serratura, la scelta dell'acciaio, la scelta della materia per preparare le tempere, per le pitture, o gli stucchi con colla di coniglio,  e gesso di bologna, come preparazione di base per la pittura, ci vuole esperienza e amore per il proprio lavoro,
Ora se ti ho portato questo esmpio e per dirti che si comincia con poco, e poi a poco a poco non si saprà  più dove riporla, io ho visto così.
E cosi e anche per l'archivio, si stabiliscono delle cartelle, ogni cartella col nome della sua specifica arte, con relative sotto cartelle per le specifiche sezioni, per esempio " Restauro Ligneo"  sotto cartella pittura su legno, oppure dortura su legno, oppure cartella chiodi, o cartella serrature, ecc...  dove coloro che hanno fatto esperiene, inseriscono i loro risultati, le ricette, i problemi, ecc... .
Alla tua domanda " come fare per filtrare, tutto ciò che non serve o è errato, ecco io ti rispondo così :
Cosi come ci sono i moderatori, artisti che hanno esperienza per guidare coloro che hanno delle domande, cosi i moderatori o i collaboratori a loro legati analizzano le varie esperienze, che si trovano nella posta della specifica arte, e tramite l'esperienza, è facile capire se questa esperienza che sto leggendo , può essere di accumulo per " l'Enciclopedia del restauro", oppure no, si capisce subito con chi ho a che fare, e come il suono del legno vecchio a differenza del legno nuovo.
Si creerà una pagina specifica, con le varie cartelle principali, con le loro sotto cartelle e sottocartelle e cosi piano piano senza fretta, si indirizzeranno coloro che hanno fatto esperienza con le varie tecniche  nel restauro, sia di chimica di sintesi che dii chimica naturale, alle relative voci, la cosa importante e cominciare, e poi piano piano si creerà la " tre cani" del restauro.




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robertocamurri
Luglio 1, 2007, 11:15pm Report to Moderator
Utente ospite
Se ti scrivo così a lungo e perchè ho vissuto una esperienza che mi ha lasciato stupito, eccotela; Abito in un piccolo paese del veronese, e vicino alla mia casa vi lavora una restauratrice che pratica la doratura da 40 anni, tecnica trasmessagli da sua padre che era un ebanista conosciuto a verona, ora lei ha fatto esperienza nella preparazione della doratura, è brava ma , non vuole trasmettere cio che gli è stato dato da suo padre,  e che lei ha perfezionato, perchè dice che ogniuno deve trovarsi la sua tecnica e che la sua tecnica è un segreto, gli ho risposto , allora la tua tecnica morirà con te, si, mi ha detto.
Mi sono detto che senso ha avere la conoscenza e non diffonderla, tenere i segreti per paura forse di perdere il lavoro, per la concorrenza , perchè c'è voluto tanto tempo per raggiungere il risultato, uno bravo è sempre uno bravo e non perderà mai il suo lavoro, perchè nel lavoro che fa vi è la sua conoscenzae il desiderio di dare il massimo.
Ma ogniuno riceve gratuitamente, perchè gli viene insegnato gratuitamente , la conoscenza non ha prezzo e non si può pagare, da qualsiasi fonte essa venga.
Ora riguardo ai salami, per avere dei buoni salami e come fare una buona porta con le tecniche del1700, si parte dalla specie di porco, devo ottenere un porco di 200, 250 kg, in un anno, che abbia mangiato cose buone della terra, e sia stato nutrito con della buona crusca , farina gialla e bianca una volta al giorno,deve accumulare un lardo dello spessore di 6-7 cm, poi deve esserci la conoscenza della varie parti da utilizzare per fare i salami,  la tecnica di affilatura dei coltelli, la tecnica di preparazione dei cotechini, i tagli di preparazione per fare il prosciutto la coppa o il culatello o la spalla.
la conscenza nell'insaccatura, stagionatura, nell'accostare il buon salame con del buon vino anche quello fatto ad arte, il che è una cosa rara, il succo non deve fermentare nelle buccie, ma deve essere messo a riposare nelle botti a bassa temperatura, e decantarlo di tanto in tanto, per purificarlo, quanto è impotrante la composizione delle erbacee nel prato dove vive la vigna, per la qualità del sapore, che viene creato dalle varie famiglie di erbacee che vivono nel prato, anche decomponendosi, e durante lo sviluppo vegetativo, immettendo nel terreno olii essenziali cosi importanti per il profumo del succo, la raccolta del grappolo , alla giusta maturazione .
Si, sarà un lavoro lungo durera 10, o 20 anni, o  forse non finirà mai, ma la conoscenza incatenata nel computer potra essere attinta da tutti, ma tutti non possono utilizarla ma pero possono conoscere.
Io non ci credo nei segreti, la conoscenza della verità deve essere diffusa,  e deve essere a disposizione di tutti.
Ciao Stammi bene.
Forse un giorno ci incontreremo,  mangieremo un buon salame e delle tagliatelle col sugo fatto ad arte, oppure i tortelli con le erbe di campo, e  discuteremo sul metodo migliore per modificare il profumo del vino con l'essenza delle piante  e delle erbacee che si piantano e si seminano nel prato della vigna
Scusa se sono lungo, ma non so come fare per dire qualche cosa, in un altro modo.
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eadg
Luglio 2, 2007, 11:46pm Report to Moderator
imprenditore
Utente anziano
Posts: 84
Si, si, in effetti è stato ancora lungo, ma ho compreso lo spirito che la anima.
Quello che dice è molto bello, in poche parole sintetizzerei che è la ricerca della QUALITA' che, volendo, ancora oggi si può ricercare e praticare.
Per quanto riguarda il forum in effetti anche secondo me ci vorrebbe una suddivisione più dettagliata con indici per argomenti in modo da creare un contenitore di informazioni (meglio ancora di quanto non stia già facendo ora).
Tanti saluti e buon lavoro.


arch. edoardo rosaz
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robertocamurri
Luglio 3, 2007, 10:41am Report to Moderator
Utente ospite
IL forum è un ottimo campo di informazione,e si sta diffondendo sempre più la conoscenza di questo forum, gestito da persone esperte, che amano il loro lavoro e amano dare informazioni formative professionali, per aiutare al meglio coloro che desiderano avvicinarsi al restauro.  Visto che c'è gia una suddivisione, come tu dici, e  tutte le varie arti sono indirizzate nelle specifiche cartelle, basta inserire in ogni specifica carterlla dell' arte specifica , due ulteriori cartelle, una con le ricette, o metodi e prodotti usati per ottenere il risultato. nell'altra  cartella le esperienze negative o errori.
La qualità è fondamentale quando prepari un pranzo, così anche nel restauro.
Io apprezzo i sacrifici che fanno i responsabili, i moderatori per ogni specifica arte, dover aiutare coloro che sono nelle tenebre, per poter vedere la luce al fine di fare un ottimo lavoro, non è facile.
L'avvanzare dei prodotti industriali influenza in modo anomalo il restauratore che deve iniziare la sua attività a scapito dell'arte del restauro, perchè io sono convinto 1) che il restauro deve essere fatto secondo i metodi conosciuti all'epoca , con i prodotti che venivano usati nel periodo, affinche coloro che restaurano entrano nel passato, si immedesimano nell'artista, nella ricerca del sistema usato per creare l'opera, al fine di sapere come intervenire, per preservare la bellezza dell'opera,( ovvio fin dove è possibile, non parlo di estremismo ma di qualità, come dici tu).
2) L'arte è uno dei più grossi affari, dopo la vendita di armi nel mondo e dopo il cibo, e la famiglia.Quindi si può condizionare l'arte  per renderla ancora più appetibile, attraente, desiderabile," l'Arte ".
I moderatori possono chiedere collaborazione, per snellire l'incameramento delle informazioni, e son sicuro che piano piano avranno un buon numero di collaboratori che li aiuteranno.
Perchè son sicuro che c'è chi ancora cerca salami buoni, la qualità non ha età, è sempre la migliore.
Ciao Arct. Edoardo Rosaz, chissà che un giorno non ci riuniamo, assieme ad altri amanti della qualità e ci facciamo un buon pranzetto, ogniuno porta una pietanza di qualita preparata con arte, al fine di mangiarci una opera d'arte di qualità.
Sono stato più breve.
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donatellacarXYZ
Febbraio 12, 2008, 8:32pm Report to Moderator
Nuovo utente
Posts: 2
Vorrei sapere se oltre al Paraloid c'è un altro materiale per poter consolidare il legno, esattamente il legno dei supporti dei dipinti su tavola. Grazie.
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Manuela.
Giugno 10, 2009, 9:56pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
Utente Attivo
Posts: 30
Location: Napoli
Scusatemi!! Vado bene a consolidare un portone in legno, che si trova all'aperto, con il paraloid B44?
Un amico del forum mi ha consigliato del solo olio di lino, credo sia un'alternativa valida.
Voi cosa ne pensate?
Grazie mille...
Manuela Fedele
restauratrice / ceramista


Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista
Napoli
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cinnabarin
Giugno 13, 2009, 3:54pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
     valuta anche regal rez 1126: Un composto organico sintetico per il consolidamento del legno: sperimentazione, misure e prime applicazioni / Castelli, Ciro; Gigli, Maria Cristina; Lalli, Carlo; Lanterna, Giancarlo; Weiss, Costanza; Speranza, Laura , In: OPD restauro, N. 14, 2002, p. 144-152,
L'uso dell'olio di lino in esterno e non, mi lascia alquanto perplesso, non tanto sulla effettiva capacità protettiva e sul suo aspetto estetico sicuramente per certi versi condivisibile, ma per quello che ne può risultare con l'invecchiamento, non solo dal punto di vista della alterazione cromatica che è piuttosto repentina, ma anche in vista di un futura probabile rimozione. Per una valutazione sull'invecchiamento dell'olio di lino  già Feller negli anni '50 lo aveva definito un materiale instabile inadatto alla conservazione, del resto provate a chiedere a chi si occupa di dipinti se se la sente di applicare una vernice ad olio cotto, oppure di ritoccare ad olio!!!
Sull'analisi e le problematiche delle finiture antiche sul legno cfr: Walch et al. Baroque and rococo laquework.  Il più completo studio che esista di investigazione sulle vernici originali sui manufatti lignei (purtroppo niente portoni, ma altari, mobili boiserie e panche da chiesa si) le finiture ad olio non mi sembra ne escano molto bene, nè per conservazione nè per diffusione, nello studio citato sono state poco riscontrate come finiture originali, e tragicamente compromesse quando sono state applicate in fase di restauro, se avrete occasione di vederle , le fotografie in questo testo non hanno bisogno di ulteriori commenti. Testo comuque consigliato anche per altri aspetti legati alla finitura dei manufatti lignei: è l'unico studio che cerchi evidenza scientifica nell'identificare le vernici originali in relazione con le fonti storiche: watin, stalker and parker, dossie e tanti altri ormai sconosciuti che hanno scritto trattati sulla vernice.


roberto bestetti
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cinnabarin
Giugno 13, 2009, 3:55pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
In effetti il problema dei portoni e del materiale ligneo in esterno in genere �oco indagato, se da un lato alcuni materiali sembrerebbero avere una buona stabilit�nche in condizioni non favorevoli (regalrez appunto), questi in genere sono stati studiati per applicazioni pi�ciamo, nobili, come i dipinti su tavola, le vernici finali per manufatti come i dipinti etc.D'altro canto, i prodotti in genere usati per le finiture dei portoni , comuni materiali per edilizia che a fronte della durata di meno di 10 anni riportano la dicitura alta o altissima durata ( per applicazioni in edilizia comune potranno anche essere materiali validi ma per i manufatti storici certamente no)
Spesso queste preparazioni vengono definite mircolose: oli siccativi, olio di tung, alchidiche, etc, non credo per�e possano vantare  validi studi sul loro comportamento nel tempo (se invece gli studi ci sono comunicatemelo),  e soprattutto visto che non �ai chiara la natura della loro composizione, importante soprattutto su questa applicazione in particolare.
Di conseguenza, seguendo una discilina rigida nei confronti della scelta dei materiali per la conservazione che impone di orientarsi non solo  verso il materiale pi�bile, ma anche verso il  materiale che sia facilmente rimovibile dopo l'alterazione ( impossibile al 100% per l'impregnazione ovviamente) a cui ovviamente qualunque  materiale organico �oggetto. Impregnanti all'acqua o a solvente di cui non sia nota con precisione la resina contenuta non li prenderei neppure in considerazione data l'impossibilit�i valutazioni in merito.Allo stato attuale delle conoscenze, non mi sentirei di proporre altro che un protettivo a base di cera microcristallina che viene usata anche sui bronzi in esterno,  ( con la necessit�i colorarla leggermente se vi sono notevoli imperfezioni come spesso �l caso dei portoni) eventualmente perceduta da una impregnazione che sia la pi�nda possibile ed evitando il film superficiale, con regal rez 1126, che poi nasce e viene prodotto prorpio per applicazioni in esterno dove la stabilit�l degrado photochimico sia uno dei requisiti principali.   (WWw.eastman.com) la manutenzione ovviamente dovr�ssere prevista, ma �nche facile e poco costosa.Valutare nel caso di regal rez anche l'adizione dello sabilizzatore alle radiazioni uv Tinuvin 292.DIpende poi anche molto dal tipo di esposizione al quale il manufatto �ottoposto.riposto di nuovo il consiglio di leggere nei bollettini CTS : - tinuvin 292 uno spazzino contro l'invecchiamento- nuove vernici sintetiche- consolidare il legno parte 2 e 3.-in JAIC   regalrez for furniture conservation  di Hans Piena ed ovviamente gli ottimi studi di De La Rie sia sui Tinuvin che su Regal rez , magari ci fossero studi cos�er ogni materiale che viene usato nella conservazione.Gli studi ci sono eccome, basta aver voglia di espatriare, almeno nella lettura.

scusate il lungo post,
Buona lettura e buon lavoro


roberto bestetti
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P.Paolo Masoni
Giugno 13, 2009, 9:32pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
La regalrez è una resina alifatica dalle  caratteristiche consolidanti assai blande (vedi scheda tecnica CTS). Non permette la traspirazione del legno e dà problemi cromatici nella totalizzazione finale.
Il problema di una eventuale reversibilità non viene certo meno con questo prodotto. E poi, mi si permetta la sintesi: si tratta di una plastica.
E’ assurdo fare un parallelo col restauro pittorico che presenta altre problematiche e richiede prodotti diversi.
Non capisco quale sia l’alterazione cromatica repentina causata dall’olio di lino (parliamo di legno, non di dipinti), né quali siano i problemi di rimozione. Semmai vi saranno problemi di durata, dal momento che l’azione dei raggi uv provoca una lenta neutralizzazione del reticolo polimerico. Il Feller alludeva appunto a ciò e, oltretutto, ragionava da chimico, non da restauratore.
Il  consiglio di rifinire un portone antico con cera microcristallina lo trovo scandaloso. Le cere microcristalline per quanto ne so sono derivate dalla distillazione della paraffina. I nostri avi quando volevano adulterare la cera usavano appunto della paraffina. Aggiungo che le microcristalline hanno la proprietà di chiudere i pori. Alla faccia della traspirabilità!!!!
Non conosco i testi citati (a parte gli scritti del Feller), ma vorrei sapere se le foto del citato Baroque and rococo sono corredate da analisi chimiche. Da sempre si sa che le vernici confezionate con olio di lino sono le migliori; quelle composte con altri oli, oltre a non avere certe qualità, possono col tempo degradarsi e lasciare residui. Quindi per una onesta analisi occorrerebbero anche analisi chimiche.
Quando nel 1937 il governo italiano ha istituito la “Commissione per la regolamentazione degli oli per le vernici” si contavano almeno un centinaio di oli. Alla fine ne furono certificati, se ben ricordo, 37.
Consiglierei, visto che siamo in vena di bibliografie, di visionare: la Schedula diversarum artium del monaco Teophilus Presbyter  databile intorno al 1100; l’Oculus Artificialis Teledioptricus dello Zahn, 1685; il Traitè theorique et pratique sur l’art de faire et appliquer les vernis del 1720. Vi si trovano accurate descrizioni sulla fabbricazione delle vernici.
Non capisco come si possa optare per prodotti di sintesi che, nella migliore delle ipotesi, tentano di copiare quelli naturali e spesso lo fanno malamente. Non capisco perché nel restauro non si debbano usare materiali filologicamente corretti che sempre danno i risultati migliori. Analizzando la foto del portone, si nota una pittura probabilmente risalente agli inizi del ‘900, e, sotto, i classici residui di una olioresina composta con standolio, probabilmente ottocentesca. Pulendo, con tutta probabilità, non si troverà più nulla: in tal caso ciò significa che la prima verniciatura era una olioresina con olio di lino cotto.
Non capisco cosa centrino i materiali per edilizia. Le olioresine sono le vernici più antiche e classiche. Si cita l’olio di tung: era l’olio base delle laccature cinesi, e in Italia veniva chiamato olio di legno; ne parla, per esempio in Cennini nel suo libro dell’arte del 1437.
In quanto alla composizione delle vernici, basta leggere schede tecniche e di sicurezza che per quanto siano spesso nebulose permettono sempre di risalire ai componenti. Ve ne sono, poi, di certe ditte serie che sono estremamente dettagliate; per esempio quelle della Durga.
Avrei tanto da dire anche sulla reversibilità dei prodotti, ma non vorrei dilungarmi troppo.


pierpaolomasoni
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cinnabarin
Giugno 15, 2009, 8:50am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese

riguardo alla cera microcristallina la scelta di un materiale così si fonda su delle ragioni precise ( la t° di fusione più alta della cera naturale per evitare eccessivo rammollimento durante l'estate) e non lo trovo affatto scandaloso, anzi è raccomandato e raccomandabile da più parti.
E' usata come norma su bronzi e altri metalli, legni e marmi esposti in esterno, non mi sono note controindicazioni, che non siano le stesse controindicazioni valide per qualsiasi materiale in quelle condizioni, viene proposta ed utilizzata proprio a fronte di un buon comportamento complessivo all'invecchiamento.
tutte le cere,  sono poco permeabili all'umidità, non lo trovo comunque un limite nell'applicazione particolare di cui si parla, anzi.

I trattati citati li conosco ovviamente, a parte lo Zhan che ancora non ho reperito, ma non parlano solo di resine in olio, anzi spesso riportano ricette per ogni tipi di vernice, e per numerose applicazioni diverse, spesso non precisate.  Resta valido che la conoscenza di essi è molto utile anche se trovo  difficile riportare una ricetta antica alla moderna etica della conservazione: restauro filologico????  

...perchè non una copale a questo punto.

Il testo che ho citato Baroque and Rococo laquers, parte un pò da posizioni simili alle sue( studio cosa c'era sul manufatto e lo ripropongo): però unisce le ricerche sui trattati alle analisi sui manufatti e le conclusioni alla fine sono diametralmente opposte: la gran parte delle vernici riconoscibili come originali sulle numerose opere analizzate (prendendole da punti dove erano rimaste ovviamente, sotto algi intagli, colature in parti nascoste, nei sottosquadri etc) si sono rivelate essere vernici a spirito, spesso sandracca,  a volte addizionata di altre resine. Le vernici ad olio sono molto meno riscontrate , più spesso trovate come interventi di restauro  che come vernici originali. questo limitatamente all'area bavarese. Per di più a fronte di vernici originali complete, per quanto alteratissime porpongono una loro conservazione in situ.

Regal rez 1126 non potrà essere il consolidante per dei grossi problemi strutturali, ma in generale funziona, magari con più applicazioni, per le comuni problematiche, anche gravi ,se localizzate e di non eccessiva dimensione. Richiede meno difficoltà ad evitare il film superficiale che con altri materiali. Ha alla base una serie di studi scientifici molto seri che non sempre si riscontrano nei materiali per la conservazione, meritano quindi di essere quantomeno considerate. Personalmente la uso anche per ottenere la saturazione prima di un'altra finitura eseguita con altri material, mi permette di evitare l'applicazioni di olii siccativi e non, usando un materiale dalle comprovate caratteristiche di stabilità all'invecchiamento.




roberto bestetti
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Adamantio
Giugno 15, 2009, 10:19am Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
Mi piace il modo di argomentare di PierPaolo Masoni, ma, da precedenti discorsi, sa già che io mi trovo su posizioni nettamente più vicine a quelle esposte da Roberto Bestetti.
Per quello che riguarda l'alterazione cromatica è molto ben nota la tendenza dell'olio di lino ad ingiallire e a scurire nel tempo per altro aumentando di polarità. Questo significa che a distanza di tempo se la olioresina non verrà rimossa (o non si consumerà a causa di degrado) noi avremo un portone sempre più scuro, giallo e con una vernice difficile da rimuovere. Il caso potrebbe ad esempio manifestarsi su un portone in una zona semi esterna (in un androne ad esempio).

Ora, anche se da un punto di vista estetico, secondo il gusto attuale (e non da tutti condiviso) tale inscurimento potrebbe anche risultare un effetto gradevole, sicuramente avremmo alterato artificialmente quello che è l'aspetto del suddetto portone adducendo una "patina" artefatta e fuorviante e, per di più, di difficile rimozione.

Comunque non si può evitare di considerare che allo stato attuale esiste una certa tolleranza nei confronti dei trattamenti su manufatti considerati (forse erroneamente) "meno nobili" come portoni, infissi, pavimenti e altri elementi architettonici e decorativi "di contorno". Questo porta molte volte ad agire in modo "pratico" o talvolta "all'antica". Il modo pratico serve per mantenere costi bassi, usando con disinvoltura prodotti per edilizia studiati per materiali di nuova costruzione e probabilmente di scarsa durata. Il metodo all'antica, si basa sul fatto che si è sempre fatto così e bene o male qualcosa ci è arrivato e pertanto si contiinua a fare così spesso continuando a ripetere all'infinito molti errori.

Entrambi gli approcci (pratico e all'antica) sono a mio avviso sbagliati e invece si dovrebbe fare come dice Roberto Bestetti; basarsi sugli studi scientifici, sui prodotti espressamente formulati, sui casi espressamente studiati se non si vuole più ripetere gli errori del passato e non si vuole incorrere in altri ancora più grandi.

Pertanto, Pierpaolo, abbiamo bisogno di bibliografia recente, di studi aggiornati, possibilmente non più vecchi di 10 anni se vogliamo rimanere al passo con i tempi... i trattati sono utilissimi per studiare le tecniche antiche, ma per vederne il degrado, studiare come contrastarlo e valutare i prodotti e le tecniche da applicare abbiamo bisogno di articoli su riviste scientifiche che riportino analisi e comparazioni che purtroppo in questo campo sono ancora piuttosto scarsi in numero...


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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P.Paolo Masoni
Giugno 16, 2009, 9:30pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
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Non capisco quali studi aggiornati si richiedano. Io affermo quello che ogni buon falegname sa da sempre perché è evidente nella pratica giornaliera: se un legno non traspira verrà in breve tempo aggredito da parassiti e da marcescenze. Questo fenomeno è noto a tutti quei restauratori che, come me, si occupano di quel settore del restauro che è sempre stato trascurato perché considerato bassa macelleria: il restauro del legno non policromo.
Premesso ciò, il problema mi pare alquanto semplice: sino a tutto il ‘700 le uniche vernici usate in falegnameria erano olioresine in varie versioni. Nei trattati che ho citato si parla soltanto di olioresine, e tutte a base di olio di lino perché da sempre si è rivelato il migliore-parlo sempre e solo di falegnameria, chè in pittura il discorso è ben diverso-.  Il primo accenno ad una vernice a solvente volatile lo si trova nel Secreti di Alessio Piemontese, nel Compendio di secreti rationali del Fioravanti (1592) e in qualche altro testo del ‘600 – ve li risparmio- ma a causa dei prezzi delle resine e della loro fragilità venivano molto poco usate. Anche in liuteria queste vernici tardarono ad imporsi. Le vernici dello Stradivari, come quelle dell’Amati ecc. erano olioresine a base del solito olio di lino (consiglierei di andare a vedere tali strumenti). Oltretutto è impensabile che vernici a solvente volatile venissero usate su portoni. Per le olioresine in Italia avevamo l’ambra che si estraeva sull’appennino; nel nord Europa avevano l’ambra del Baltico; gli olandesi riuscivano a procurarsene altre: soprattutto sandracca ed elemi.
Indubbiamente un portone del ‘600 non poteva che essere trattato con una olioresina o, se pitturato, lo era con della biacca (la cui composizione canonica era olio di lino cotto –mi spiace, ma è ricorrente-, carbonato basico di piombo e terre). Gli ingiallimenti citati si riscontrano in pittura, certamente, tanto che spesso a questo olio si preferiva quello di noce o altri anche se meno essiccativi, ma tali ingiallimenti spesso sono accentuati per iterazioni con altri componenti della pittura. In falegnameria è un fenomeno che non si riscontra, per lo meno, non in modo evidente anche perché l’olio tende col tempo a sparire senza lasciare traccia.
In definitiva se parliamo di aspetto estetico e di gusto, si tratta proprio di ridare ad un portone un aspetto che rientra nel gusto del falegname che lo ha costruito, non nel nostro!
Non metto in dubbio che le microcristalline possano andar bene su dei bronzi per via della elevata temperatura di fusione, ma inviterei a rilevare la temperatura di superficie di un bronzo esposto al sole e di un legno con analoga esposizione. Se servono studi sull’olio di lino e comparazioni ve ne sono per tutti i gusti. Io trovo molto ben fatte quelle del Susini, credo condotte nell’ambito del CNR. Vedrò di ritrovarle ed inviarle tramite mail.
pierpaolomasoni
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Adamantio
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Citato da P.Paolo Masoni
Non capisco quali studi aggiornati si richiedano. Io affermo quello che ogni buon falegname sa da sempre perché è evidente nella pratica giornaliera: se un legno non traspira verrà in breve tempo aggredito da parassiti e da marcescenze. Questo fenomeno è noto a tutti quei restauratori che, come me, si occupano di quel settore del restauro che è sempre stato trascurato perché considerato bassa macelleria: il restauro del legno non policromo.


Dici che la olioresina è traspirante. Ho seri dubbi riguardo al fatto che un film di olioresina sia traspirante. La sua bassissima polarità è indice di proprietà idrorepellenti del tutto analoghe a quelle del paraloid o di altri materiali sintetici. D'altronde chiunque sa che l'acqua e l'olio non si mescolano e "non hanno affinità", e questo vale anche per l'olio di lino dopo che è seccato. Se poi mi dici che in opportuna diluizione non è filmante è un altro discorso (che però vale per moltissime altre sostanze, incluso paraloid e regalrez).

Citato da P.Paolo Masoni
Premesso ciò, il problema mi pare alquanto semplice: sino a tutto il ‘700 le uniche vernici usate in falegnameria erano olioresine in varie versioni. Nei trattati che ho citato si parla soltanto di olioresine, e tutte a base di olio di lino perché da sempre si è rivelato il migliore-parlo sempre e solo di falegnameria, chè in pittura il discorso è ben diverso-.  Il primo accenno ad una vernice a solvente volatile lo si trova nel Secreti di Alessio Piemontese, nel Compendio di secreti rationali del Fioravanti (1592) e in qualche altro testo del ‘600 – ve li risparmio- ma a causa dei prezzi delle resine e della loro fragilità venivano molto poco usate. Anche in liuteria queste vernici tardarono ad imporsi. Le vernici dello Stradivari, come quelle dell’Amati ecc. erano olioresine a base del solito olio di lino (consiglierei di andare a vedere tali strumenti). Oltretutto è impensabile che vernici a solvente volatile venissero usate su portoni. Per le olioresine in Italia avevamo l’ambra che si estraeva sull’appennino; nel nord Europa avevano l’ambra del Baltico; gli olandesi riuscivano a procurarsene altre: soprattutto sandracca ed elemi.


E' importante sapere come venivano fatte le cose nel passato ma il fine del restauro non deve essere la riproposizione del loro aspetto originario (altrimenti si negherebbe il valore aggiunto del tempo e della patina e inoltre, dal punto di vista estetico, le cose restaurate sembrerebbero nuove, appena fatte dal falegname, effetto che è sgradevolissimo). Non deve inoltre essere la mera riproposizione delle tecniche originarie (in parte per gli stessi motivi precedenti e soprattutto perchè il fine non è falsificare l'oggetto nei punti in cui ci sono mancanze).
Lo so che spesso nel settore del restauro ligneo gli oggetti vengono completamente spatinati a legno (sotto l'eufemismo "sverniciati") e ripatinati artificialmente, ma per i motivi sopra esposti (e per molti altri) questa non dovrebbe essere una pratica accettabile. Bisognerebbe cercare di mantenere la patina originale e integrarla solo ed esclusivamente dove manca... anche con tecniche e materiali moderni, purchè reversibili, possibilmente durevoli ed esteticamente accettabili.

[...]




Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
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