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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Chiudere i pori del legno Moderatori: cinnabarin
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Chiudere i pori del legno  (attualmente 53,789 viste) Print
3 Pagine « 1 2 3 » Tutti Raccommanda Thread
Studio Restauro
Settembre 5, 2006, 6:04pm Report to Moderator
restauratore arredi e strutture lignee
Utente anziano
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Location: torino
megilp?
Potrebbe dirci qualche cosa di più?


Riccardo Bulgarelli
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pierpaolomasoni
Settembre 6, 2006, 9:36pm Report to Moderator
Utente ospite
quello che so sul megilp:
lo trovai quasi quarant'anni fa nascosto in una bottega di restauro di todi. il vecchio restauratore lo usava con deferenza perchè introvabile. era un flacone con una consunta etichetta ottocentesca. veniva mescolato con cera d'api ed usato come preparazione per l'inceratura (oggi si direbbe turapori).
feci delle ricerche che mi portarono a queste conclusioni:
tale prodotto veniva fabbricato in olanda fin dal 1500.
il suo uso iniziale era come pretettivo in pittura; molto resistente all'umidità ma poco ai raggi ultravioletti.
nel tempo era stato adottato anche in falegnameria come "turapori" e come finitura.
i suoi componenti base dovrebbero essere: mastice, trementina veneta, elemi ed olio di lino.
molti pittori lo hanno usato, spesso in preparazione casalinga (da analisi effettuate su tele di non ricordo più quale pittore inglese, si stabilì che, mescolata alla pittura ad olio vi era del megilp definito, in questo caso, olio di lino con mastice, colofonia, carbonato di piombo e trementina); pare che venisse usato anche da rubens.

è, comunque, certo che fino al 1930, cioè fino a che la gommalacca non fu importata massicciamente in europa, le verniciature del legno venivano effettuate con olii mescolati a resine e cere. i prodotti usati hanno un numero assai limitato; i prodotti commercializzati pronti per l'uso erano molto pochi; ogni bottega aveva i propri sistemi e formule che teneva segrete, ma il più delle volte erano segreti di pulcinella.
alcune olioresine vengono ancora fabbricate ed usate, soprattutto nel nord europa dove per motivi climatici le nostre vernici filmanti non resisterebbero.
in italia vi sono alcune ditte che hanno ripreso queste vecchie formule e commercializzano vernici che danno ottimi risultati.
per finire: la verniciatura a stoppino non è nata con la gommalacca. molte cere venivano stese con tale sistema, e con tale sistema può essere dato anche l'olio di lino, basta mescolarlo con una resina, per esempio colofonia o mastice, e diluirlo col solito alcol, che in questo caso serve da siccativo. occorre qualche tentativo per capire come funziona, ma quando funziona i risultati sono fantastici.
pierpaolomasoni
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aporia
Ottobre 25, 2006, 3:50pm Report to Moderator
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Scusate se torno sul tema pomice ma sono una delle persone che sconsiglia l'uso della pomice semplicemente perchè è superfluo e pericoloso. Sono 17 anni che stoppino a gommalacca e non è stato facile imparare i segreti e la tecnica della lucidatura a gommalacca ma oggi non ho assolutamente bisogno di utilizzare turapori di nessun genere per terminare un piano a stoppino (poro chiuso). Ho visto molti mobili fioriti e non a causa dell'olio! Non discuto che si possa riuscire ad ottenere lo stesso risultato anche con la pomice ma senza nessun risparmio di tempo.
Sono fondamentali i tempi di attesa e la tecnica dello stoppinatore: solo anni di allenamento possono portare a questi risultati.


Silvia Gerbi
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Studio Restauro
Ottobre 29, 2006, 10:42pm Report to Moderator
restauratore arredi e strutture lignee
Utente anziano
Posts: 80
Location: torino
sono in pieno accordo con lei. Il corretto rispetto dei tempi di esecuzione del cosiddetto "stoppino" può eliminare l'uso della pomice o altri similari (polvere di mattone per il mogano ad esempio) ma resta il fatto che non sempre si hanno i tempi previsti e che l'uso della pomice non è di per se negativo .
Ne approfitto però per rilanciare una riflessione sull'uso incondizionato e non sempre coerente dello "stoppino" .
p.s. ho cancellato la sua ultima e la mia che la sollecitava nella firma per alleggerire


Riccardo Bulgarelli
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aporia
Novembre 2, 2006, 10:45am Report to Moderator
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Le botteghe di restauro in cui ho lavorato non avrebbero mai osato toccare un pezzo di alta epoca con la gommalacca. Non sto parlando di opere d'arte quindi non vi erano né tempo né soldi per compiere ulteriori indagini. Mi interessa molto il discorso sulla gommalacca per la mia tesi ma penso che il discorso si stia un po' irrigidendo su date fisse. In pittura le vernici erano usate in modo diverso da ogni bottega e senza prove (la vernice autentica) non abbiamo certezze. Inoltre penso, tanto per citare, che "com'era, dov'era" sia sempre l'eresia del restauro ma, se esistono ricerche in questo campo,  sono molto interessata alla consultazione. Grazie


Silvia Gerbi
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pierpaolomasoni
Novembre 2, 2006, 5:53pm Report to Moderator
Utente ospite
a me risulta che la quasi totalità delle botteghe fanno un uso indiscriminato della gommalacca, sia per la stoppinatura, sia come fondo per la cera.
quello che è peggio, poi, è che gli stessi procedimenti anacronistici si riscontrano anche in capitolati di soprintendenze riferentisi ad opere importanti.
in quanto ad analisi su manufatti anteriori all'ottocento, certamente ne sono state fatte, ed hanno sempre portato ai soliti risultati: una delle quattro o cinque resine note, ed olio di lino o, più raramente, di noce, con l'aggiunta, sovente di qualche sale metallico.
ovviamente fare un'analisi chimica per ogni mobile che ci capita per le mani, sarebbe assurdo, anche perchè non vi è una grande differenza finale da un'emulsione a base di coppale a quella a base di elemi. penso che la scelta debba essere fatta in base alle situazioni contingenti: stato di conservazione dell'Oggetto, suo posizionamento nell'ambiente, situazione climatica, ecc....... in fondo uno dei nostri compiti è conservare.
pierpaolomasoni
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robertocamurri
Febbraio 1, 2007, 11:17pm Report to Moderator
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Come turapori, per la preparazione della finitura a cera-carnauba, o solo cera, si utilizza la cera diluita in trementina, che viene cosparsa generosamente sulla superfice da trattare, poi si cosparge abbondantemente la pomice, e quindi si lavora l'impasto per la chiusura del poro, si asporta la cera in eccesso, poi si liscia con uno straccio imbevuto di trementina, si lascia seccare per una notte, poi si strofina con uno straccio, nel senso delle fibre, e  si avra una superficie liscia  , poi si passa alla fase N°2, la lucidatura.
Quindi si può usare come turapori, oltre alla gomma lacca, anche la cera.
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aporia
Maggio 10, 2007, 2:33pm Report to Moderator
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Ho letto la seguente relazione sul restauro di una scrivania del 1730 circa: la rimozione degli strati di cera e polveri ha permesso di arrivare alla vernice originale: le parti mancanti di verniciatura originale sono state integrate con vernice a gommalacca decerata. Cosa ne pensate? Grazie.


Silvia Gerbi
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Studio Restauro
Maggio 11, 2007, 6:43pm Report to Moderator
restauratore arredi e strutture lignee
Utente anziano
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Location: torino
la relazione citata conferma, a parere mio e di altri che hanno partecipato al dibattito, che l'uso o abuso della gommalacca è oramai un fatto acquisito.
Credo che anche sui Piffetti in fase di restauro al centro della Venaria alla fine si userà.
Spero che prima o poi sia data la possibilità di effettuare analisi sullo strato di vernice presente su pezzi prestigiosi così come normalmente viene fatta su altre tipologie di opere d'arte.


Riccardo Bulgarelli
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aporia
Maggio 15, 2007, 6:52pm Report to Moderator
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Confermo che la "riverniciatura" è stata eseguita sulla scrivania di Luigi Prinotto dal suddetto centro di restauro: nella premessa al catalogo sulla mostra si afferma essere state eseguite scrupolose indagini, sia storiche sia scientifiche, mentre nell'articolo non ve n'è menzione.


Silvia Gerbi
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Studio Restauro
Maggio 16, 2007, 6:37pm Report to Moderator
restauratore arredi e strutture lignee
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Le sarei molto grato se indicasse dove ha letto l'articolo e a quale mostra si riferisce.
Per il resto...speriamo almeno abbiano veramente effettuato indagini "scientifiche" e prima o poi le pubblichino.


Riccardo Bulgarelli
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aporia
Maggio 17, 2007, 3:57pm Report to Moderator
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La mostra, "8 restauri da La Venaria Reale", si è tenuta tra Gennaio e Febbraio presso Palazzo Bricherasio a Torino.
Desidererei, dopo tutte le polemiche sulla gommalacca, ricevere qualche risposta concreta: quale vernice usare sui mobili precedenti all'Ottocento?


Silvia Gerbi
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Studio Restauro
Maggio 18, 2007, 6:06pm Report to Moderator
restauratore arredi e strutture lignee
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Location: torino
Avrà senz'altro letto , su questo stesso tema, gli interventi di  Jole Marcuccio dell'ottobre del 2005 e P.P. Masoni del  settembre 2006 a cui rimando per la risposta.
Il problema,come già lei stessa riportava nel novembre 2006, è che "...senza prove (la vernice autentica) non abbiamo certezze " e che dette prove dovrebbero essere in modo particolare effettuate la dovè l'aspetto  economico del lavoro ha una valenza diversa di quanto ne abbia nei normali laboratori.
La gommalacca credo stia al restauro ligneo così come il "cellulare" sta alla vita odierna.


Riccardo Bulgarelli
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pierpaolomasoni
Maggio 19, 2007, 9:20pm Report to Moderator
Utente ospite
La domanda di Aporia mi sembra un po’ generica.
Se si parla di stoppinatura, vorrei ricordare l’etimologia del termine vernice: Berenik: Berenice, regina egizia che fondò l’omonima città, ora Bengasi. Nella parte nord del suo territorio veniva prodotta la sandracca.
Ergo: sciogliere della sandracca in alcol e provare a stoppinare; eliminerei anche l’immondo olio paglierino (che il più delle volte è un derivato del petrolio) e lo sostituirei con olio di lino cotto. Dopo qualche prova sono certo che una valente stoppinatrice come lei capirà il metodo da usare ed otterrà delle superfici molto più fini e brillanti di quelle a gommalacca.
E’ certo, in ogni modo, che molte verniciature che i nostri restauratori scambiano per stoppinature a gommalacca fossero trattate genericamente ad oleoresina o addirittura stoppinate a cera.
Le analisi chimiche purtroppo non ci possono dire molto. Tempo fa leggevo un intervento in questo stesso forum nel quale si citava un’analisi chimica fatta sulla vernice di una ringhiera (mi pare del castello di Racconigi), analisi che aveva stabilito trattarsi di una copale. Ebbene, un responso del genere non mi dice niente. Era normale all’esterno usare una vernice grassa a base di una copale.
Il fatto è che di resine catalogate come copali ve ne sono almeno una dozzina, con caratteristiche di durezza molto diverse ( per esempio la Zanzibar era la più dura, per arrivare alla Cocincina molto tenera).
Piuttosto affronterei il problema in altro modo. Facendo provare delle oleoresine ad alcuni restauratori, mi sono reso conto di come le usassero in modo sbagliato.
E’ innegabile che siamo influenzati da una cultura che ci arriva dalla neoindustrializzazione. Per noi verniciare significa stendere un film su di una superficie. Penso che per il falegname seicentesco significasse, invece, impregnare.
Le olioresine che venivano usate erano quasi tutte catalogabili come impregnanti.
Non a caso l’unica categoria di verniciatori che ha mantenuto le conoscenze tradizionali delle resine e degli oli sono i liutai: essi si distinguevano per l’uso esclusivo di vernici filmanti.
Tutto sommato non mi pare così importante che su di un portone sia stata usata una olioresina a base di una copale di Zanzibar o una del Monzambico. Tenterei, piuttosto, di ragionare come il falegname che l’ha costruito: mi chiederei quale è il prodotto più adatto nell’ambito di quella categoria di vernici, tenendo presente quanto esse fossero versatili. Sono fermamente convinto che nessun falegname si fabbricasse le vernici, ma le comprasse già confezionate, apportando magari qualche modifica come l’aggiunta di cere, a seconda delle particolarità delle applicazioni.
Non sono d’accordo sull’affermazione di Riccardo Bulgarelli che allude all’ineluttabilità della gommalacca.  
Da anni non ne uso (l’ultima che avevo l’ho regalata ad un collega tre anni fa). Sui pochi mobili che mi capitano trattati con tale resina applico un restauro di tipo conservativo reintegrando e rinfrescando la lucidatura con una olioresina o una leggera stoppinatura con cera Manila. Come non mi piacciono le donne liftate, rifiuto i mobili rifatti.
In quanto alla gommalacca usata a pennello come fondo per la cera,è una pratica che aborro. Basta mescolare della cera d’api ad una olioresina per avere un fondo molto migliore, che esalta il legno e lo protegge egregiamente.
Per finire, dubito fortemente che siano state effettuate analisi sulle vernici del Perinotto; mi piacerebbe vederle.
pierpaolomasoni

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aporia
Maggio 21, 2007, 9:27am Report to Moderator
Studente
Nuovo utente
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Mi sarei aspettata delle risposte da un'istituzione come La Venaria Reale ma purtroppo un'altra occasione di conoscenza è stata persa. Ringrazio tutti per le risposte che, come sempre,non vanno cercate nei luoghi sotto ai riflettori. Gli studenti devono ripetere come pappagalli le tecniche di diagnostica ma poi basta affermare "questa è la vernice originale", per intervenire senza porsi altre domande.


Silvia Gerbi
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3 Pagine « 1 2 3 » Tutti Raccommanda Thread
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