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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO DIPINTI    Consolidamento supporto  ›  foderatura a colla pasta Moderatori: cinnabarin
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foderatura a colla pasta  (attualmente 20,086 viste) Print
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Jole Marcuccio
Settembre 21, 2005, 3:09pm Report to Moderator
Restauratrice dipinti, scultura lignea, affreschi
Utente anziano
Posts: 441
Location: Bergamo
vorrei aprire una discussione sulle foderature a colla pasta. Conosciamo tutti le critiche a questa tecnica: eccessivo apporto di umiditŗ e calore, materiali immessi facilmente attaccabili da microrganismi, eccessiva rigiditŗ ed altro ancora. Ma cosa ne pensate? Qual'Ť la vostra esperienza nella pratica di laboratorio? In che condizioni sono i dipinti foderati su cui vi trovate a lavorare? Queste mie domande nascono dalla considerazione che la maggior parte delle critiche si trova nella letteratura anglosassone, ma la situazione italiana Ť unica e diversa dalle altre. Mi spiego: la maggior parte dei dipinti in Italia si trova nelle Chiese, in ambiente non protetto rispetto al museo.Su questi dipinti si sono stratificati secoli di interventi di restauro e foderature, eppure spesso mi ritrovo a valutare lo stato di conservazione di dipinti foderati anche 50 anni fa e scoprire che la foderatura Ť in buone condizioni e non ha generato patologie particolari.
sarebbe interessante sentire anche le vostre esperienze.


Jole Marcuccio
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Jolie
Novembre 3, 2005, 8:38pm Report to Moderator
Commessa d giorno, restauratrice d sera e festivi
Nuovo utente
Posts: 4
Location: Mantova
Per quel che posso dire delle mie esperienze in laboratorio, i quadri foderati a colla di pasta (o con toppe sul retro a colla di pasta) si sono mantenuti in discreto stato se provenienti da luoghi non eccessivamente umidi (la pianura padana, ed in particolare la "bassa", non si rivela mai molto clemente, in questo senso). Tuttavia devo dire che, in caso di necessitŗ, ne ho apprezzato la reversibilitŗ, che ha permesso di procedere con i successivi interventi in modo agevole. Solo in un caso la reversibilitŗ Ť venuta meno, ma presumo che la causa fosse stata l'inadeguata ricetta...
Ciao,


Giorgia Ravenoldi
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Adamantio
Maggio 3, 2006, 12:09am Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
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Location: Torino e Aramengo (AT)
Credo che tu abbia perfettamente ragione. Ogni area ha sviluppato le sue tipiche tecniche di restauro e conservazione e gli anglosassoni sono da sempre in lotta contro l'umidit√† eccessiva, problema che non si riscontra in modo cos√¨ intenso in Italia. Mi √® capitato spesso di osservare una ottima reversibilit√† e ritrattabilit√† di foderature tradizionali a pasta eseguite anche pi√Ļ di 100 anni fa; ho i miei dubbi sul fatto che ritrattare le foderature a Beva o con altri polimeri sar√† cos√¨ facile dopo un tempo analogo. Inoltre sono a conoscenza di fenomeni di degrado del Beva potenzialmente pericolosi (inacidimento).
Una buona azione conservante e antisettica permette in generale di mantenere in buono stato la foderatura a pasta anche a distanza di molti anni e d'altro canto la tela stessa è un supporto facilmente attaccabile dai microorganismi.
Il grande limite forse rimane solo quello dei climi molto umidi... in condizioni museali e ancor pi√Ļ in caso di climatizzazione, comunque, il problema viene generalmente agevolmente bypassato.
Comunque, correggimi se sbaglio, ma la foderatura a freddo con pasta (nel senso senza stirare a caldo) mi sembra perfettamente possibile e permette di limitare l'apporto di calore... resta l'apporto di umidità.
Bisogna valutare quanto questo apporto sia un rischio evitando di applicare due pesi e due misure quando si ha ad esempio a che fare con puliture con soluzioni acquose l'apporto d'acqua è in generale tollerato (si deve comunque quantificare i due contesti).

I collanti sintetici, inoltre, spesso richiedono solventi per essere stesi. L'uso di solventi in generale può non essere desiderabile in quanto può essere talvolta abbastanza pericoloso per le opere d'arte e per le persone (toluene).

Anche per la rimozione, in caso di ritrattamento, la necessità di lavorare con solventi può rivelarsi molto pericolosa, soprattutto su quadri recenti.

C'è comunque un buon articolo sul confronto tra la reversibilità con foderatura tradizionale e sintetica sugli atti del convegno di Bressanone 2003 (Reversibilità)

Riflessioni sulla Foderatura di Vanni Tiozzo pp.589-596


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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Jole Marcuccio
Maggio 3, 2006, 8:01am Report to Moderator
Restauratrice dipinti, scultura lignea, affreschi
Utente anziano
Posts: 441
Location: Bergamo
si, la foderatura a colla pasta a freddo, ossia senza stirare Ť perfettamente possibile. Bisogna in questo caso preferire la foderatura alla fiorentina, con il doppio interinale, preparare una colla pasta piuttosto densa e per l'asciugatura far uso di ventilatori. ovviamente non va bene per tutti i quadri in assoluto, ma solo per quelli con tele, preparazioni e stato di conservazione che rispondono bene a questa metodologia.


mi interessano moltissimo i fenomeni di degrado del Beva, li hai riscontrati di persona, hai misurato l'aciditŗ della tela oppure sono descritti in letteratura?


Jole Marcuccio
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Adamantio
Maggio 3, 2006, 7:20pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
I fenomeni di degrado del Beva sono prevedibili teoricamente (essendo un acetato di vinile dovrebbe tendere a depolimerizzarsi e a idrolizzarsi liberando aldeide acetica che poi si trasforma in acido acetico) tuttavia non sono a conoscenza di studi specifici a riguardo...

Forse nella fretta di scrivere la replica precedente sono stato troppo ambiguo... rileggendo effettivamente si evince che il Beva inacidisce mentre invece è tutto da dimostrare anche se il dubbio è lecito poichè sorge per analogia con altri polimeri. Pardon.


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

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valeria
Maggio 12, 2007, 5:06pm Report to Moderator
restauratrice tele/tavole/.scultura lignea/lapidea
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Posts: 5
Location: Monza (Mi)
Buongiorno a tutti, sono Valeria, una nuova iscritta a questo forum ( devo dire interessantissimo). Anche se questo argomento risale a parecchi mesi fa, vorrei dire la mia e porre anche una domanda.
Sono favorevole alle foderature a colla pasta, se eseguite in modo coerente e con "paste" idonee, come sono per altro favorevole alle foderature sintetiche quando l'opera lo richiede. Credo che non sia corretto esludere nè l'una nè l'altra a priori, come spesso accade. Del resto mi è capitato personalmente di fare manutenzioni su dipinti foderati a pasta 50 fà ancora in perfette condizioni. Anche la presentazione estetica ha la sua importanza, mi è capitato di vedere quadri foderati a beva e tavola calda con tele di rifodero stampate sull'originale e dall'aspetto "imbalsamato". Credo che sia importante il modo oltre che il tipo di prodotto utilizzato.
Vorrei porvi una domanda sperando mi possiate rispondere.
Siamo di fronte a un quadro foderato a cera ( metodo di foderature secondo me dannosissimo). L'asportazione da retro della cera come tutti sanno √® praticamente "infinita". Puoi cos√¨ grattare che comunque quella rimane sempre all'interno delle fibre. Domanda 1, esiste un solvente che aiuti a rimuovere da retro la cera? Domanda 2 La cera non √® praticamente compatibile quasi con niente, che metodo di foderatura successiva √® pi√Ļ idoneo fare? E da retro, prima di foderare devo trattare l'opera con qualche prodotto?
Nel caso in cui ci dovessimo trovare di fronte ad un'opera mai foderata, ma sul retro troviamo tracce di cera d'api (probabilmente data a pennello), pulendo molto bene i retro si riesce a foderare a colla pasta? Cosa consigliate di mettere  da retro prima di foderare?
Spero di essermi spiegata con sufficiente chiarezza.
ciao










Valeria Colombo
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Jole Marcuccio
Maggio 13, 2007, 6:34pm Report to Moderator
Restauratrice dipinti, scultura lignea, affreschi
Utente anziano
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Location: Bergamo
ciao valeria, interessanti le tue domande e spero che qualche altro utente del forum ti possa rispondere. quello che posso dirti io, probabilmente è ciò che già sai.
bisogna ammorbidire con i solventi e rimuovere. I solventi possono essere miscele con  White spirit e xilolo ad esempio, e sicuramente un test preliminare potr√† trovare la miscela pi√Ļ adatta. Sicuramente  √® meglio supportare i solventi, con il klugel oppure preparando un solven-gel, in questo caso se ti √® possibile √® meglio verificare il Ph di superficie, perch√® i solven-gel in presenza di un Ph troppo acido tendono a liquefarsi. Poi ovviamente applicare secondo il metodo della scacchiera olandese su piccole superfici tipo 10x10, nel caso coprire per evitare un'evaporazione troppo veloce ( sempre che i solventi non creino problemi sul lato opposto). per finire, sarebbe necessario un trattamento successivo con la tavola a bassa pressione sulla quale sono collocati cartoni o carta assorbente di buon spessore, per ottenere una rimozione"profonda e omogenea". sempre che sia possibile!
penso che se la rimozione del cera resina è stata condotta ad un buon livello, è comunque possibile rifoderare a collapasta ( lo ritieni proprio indispensabile?). in fondo se hanno utilizzato questo metodo, magari il dipinto era sensibile all'umidità, pertanto i residui di cera resina possono funzionare da isolante. una cosa importante, controllare il ph del retro del dipinto e nel caso deacidificare, operazione da valutare nel caso di tele con residui di cera resina.
quando dici " Cosa consigliate di mettere  da retro prima di foderare?" intendi uno strato intermedio tra le due tele? in questo caso si pu√≤ mettere della carta o sottili tessuti sintetici, ci possono essere tante soluzioni.


Jole Marcuccio
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valeria
Maggio 14, 2007, 9:29am Report to Moderator
restauratrice tele/tavole/.scultura lignea/lapidea
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ciao Jole, grazie per le tue risposte, mi saranno sicuramente utili. Per quanto riguarda le foderature a cera, credo che sia comunque molto molto rischioso rifoderare a pasta perch√® per la mia esperienza la cera diventa un tuttuno con la fibra della tela (considerando poi la tecnica di quel genere di foderature). Mi chiedevo per√≤ quale fosse, tra tutti i metodi "sintetici" il pi√Ļ idoneo in questi casi, sia come potere di adesione che durabilit√† nel tempo. Attualmente invece sto meditando su come foderare un dipinto della fine del '600 che ha tutte le caratteristiche giuste per la colla pasta (io per√≤ non uso quella fiorentina perch√® per me √® troppo "pesante"). E' in prima tela, con lacerazioni...se non fosse che da retro gli hanno spalmato (prob. a pennello) della semplice cera d'api (vai poi a capire perch√®, giusto per complicarci la vita). Ora la cera l'ho rimossa molto, molto bene, ma l'ansia un pochino c'√®. Quando parlo di prodotto pre foderatura da retro, non intendo una fibra, ma un vero e proprio prodotto molto diluito che potrbbe aiutarmi 1 a consolidare film pittorico/preparazione/tela (considerando che voglio eseguire una foderatura a freddo, senza stirare) 2 la foderatura,  magari  "isolandomi" gli eventuali residui di cera. Chiedo troppo? So che a Firenze usano la colletta, ma io sono contraria cristallizza e non mi piace per niente.
Potresti anche dirmi due cose in pi√Ļ sulla deacidificazione della tela?





Valeria Colombo
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Jole Marcuccio
Maggio 15, 2007, 8:20pm Report to Moderator
Restauratrice dipinti, scultura lignea, affreschi
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Location: Bergamo
a logica, la foderatura migliore di fronte ad una precedente a cera resina è sicuramente quella a beva. Non ecluderei completamente la colla pasta, considera che in passato si usava impermeabilizzare il retro delle tele sensibili all'umidità con vernice mastice per poi foderare. Ora tra i residui di cera resina e una nano abbondante di mastice, non saprei quale definire peggio, comunque foderavano tranquillamente. Escluderei l'applicazione di altri prodotti sul retro, c'è già la cera, ci sarà la colla pasta...fin troppe cose, Non temere un foderatura ben fatta consolida tutto.
Se proprio una colletta in una  foderatura a pasta ha la sua ragione d'essere e come dici tu, va tutto valutato. Sicuramente si inserisce bene nei materiali costitutivi di un dipinto del '600 (mentre √® inopportuna in un'opera contemporanea) e la sua cristallizzazione poi √® influenzata da tanti fattori e non √® una caratteristica "a priori".
la deacidificazione è stata adottata la prima volta da Berger, proprio su dipinti con residui di cera resina, e consiste nel riportare l'acidità della tela a livelli accetabili. praticamente adottando il principio della "riserva alcalina" usata nel restauro della carta, si spruzza sul retro una soluzione al 2% di idrossido di Bario in alcol, ma la cosa va valutata, misurando prima il ph della tela, considera che il lino si conserva in ambiente mediamente acido, intorno al 5.



Jole Marcuccio
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valeria
Maggio 16, 2007, 9:05am Report to Moderator
restauratrice tele/tavole/.scultura lignea/lapidea
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Conosco bene la vernice mastice che mettevano......ore ore e infinite ore per toglierla....grazie ancora per  le tue risposte mi sono molto utili...


Valeria Colombo
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dario66
Novembre 1, 2007, 9:38am Report to Moderator
restauratore
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in genere per rimuovere la cera-resina ho utilizzato impacchi di cotone imbevuto di white-spirit. La cera prende una forma di pappetta saponosa e si rimuove abbastanza facilmente. Poi non ho mai avuto difficoltà a foderare a colla di pasta. Attenzione alla tossicità del white-spirit o acqua ragia dearomatizzata, perchè la dearomatizzazione è sempre bassina.

ciao

dario marletto


dario federico marletto
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dario66
Novembre 1, 2007, 9:40am Report to Moderator
restauratore
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DOMANDA: qualcuno ha informazioni sui danni che potrebbe provocare la mano di vernice Dammar sul retro della tela prima della foderatura a colla di pasta? Ho sentito dire che attacca nel tempo la struttura molecolare della cellulosa.

ALTRA DOMANDA: info sull'uso del Paraloid al posto della Dammar?

grazie a tutti


dario federico marletto
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valeria
Novembre 2, 2007, 5:56pm Report to Moderator
restauratrice tele/tavole/.scultura lignea/lapidea
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Location: Monza (Mi)
Grazie Dario, proverò anch'io. Toglimi una curiosità, perchè proprio il white spirit e non che ne so l'acqua ragia o la trementina visto che la cera si scioglie anche in quelle.
Per quanto riguarda la vernice sul retro della tela o il paraloid non so esattamente quali siano i danni nonostante conosciamo tutti i "difetti" del paraloid. Sicuramente l√¨ per l√¨ il risultato √® soddisfacente, ma a lungo andare la vernice tende a cristallizare e il paraloid a plastificare (poi dipende in che %) creando delle tensioni interne tra tutti gli elementi costitutivi dell'opera. Questo √® il mio parere andando a ragion di logica ma potrei sbagliarmi oppure sicuramente ci saranno delle motivazioni pi√Ļ scientifiche.
Comunque sia ci sono altre metodologie secondo me migliori per  trattare il retro.


Valeria Colombo
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arte63 restauratore
Novembre 6, 2007, 10:21am Report to Moderator
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ciao sono givanni .rispondo al dubbio sul'utilizzo della trementina o dell'acqua ragia:l'essenza di tremntina sui dipinti come l'acquaragia, tendono nel tempo a procurare ingiallimento allo strato pittorico;ora la trementina provoca tale danno in misura maggiore poich√® come sappiamo e ricavata dalla gemma di pino e questa essendo ricavata da fibre naturali anche se trattate nel tempo tende a procurare un cospicuo ingillimento all'opera. dovrebbero andare bene sia la ligroina che oggi usiamo in sostituzione della ragia , che il white spirit                                                               ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------taormina restauratore opere d'arte .palermo
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Adamantio
Novembre 7, 2007, 12:14am Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
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Giovanni, non mi è chiaro il tuo discorso sull'ingiallimento.
L'essenza di trementina, l'acquaragia, il white spirit e la ligroina sono tutti solventi e come tali tendono ad evaporare (chi pi√Ļ velocemente chi meno) senza lasciare alcun residuo solido.

Mi sembra pertanto che si debba distinguere questo discorso dal fatto che la colofonia (parte solida della trementina), come in generale tutte le resine terpeniche tenda ad ingiallire nel tempo.

In ogni caso spesso esiste una grande confusione con i nomi dei solventi della classe delle "acque ragie".

Per aiutare nel rispondere a problematiche sollevate nelle repliche precedenti e per cercare di chiarire meglio la molteplicità delle "acque ragie" proverò qui a fare un breve riassunto esplicativo. Premetto che esistono molte fonti, spesso contraddittorie, quindi è possibile che ci siano delle incongruenze nella mia descizione rispetto a quanto riporato in alcune fonti. Inoltre non sto a menzionare una moltitudine di nomi storici che venivano affibiati alle suddette sostanze, in quanto attualmente desueti.

Comincerei col dire che dalla trementina (oleoresina che trasuda dalle conifere) per distillazione si estrae l'essenza di trementina (che è un solvente a base di terpeni soprattutto alfa-pinene e beta-pinene) e la colofonia (residuo solido). Spesso ci si riferisce a questi prodotti indifferentemente con il nome trementina, fatto che può provocare confusione.

L'essenza di trementina è anche detta acquaragia vegetale o semlicemente acquaragia.
Piochè l'acquaragia vegetale è ed era piuttosto cara da produrre, con l'avvento dell'industrializzazione e la disponibilità di petrolio a basso costo si è ben pensato di sostituire l'essenza di trementina con una frazione ottenuta dalla raffinazione del petrolio. Sono così nati numerosi nuovi prodotti che per caratteristiche come polarità, punto di ebollizione, viscosità, ecc. si adattavano a sostituire l'essenza di trementina.
Tra questi prodotti che hanno svariati nomi ricordiamo mineral spirits, white spirit, solvente nafta, VM&P naphtha, naphta,  stoddard solvent, solvesso, shellsol, hydrosol, exxcol, varsol, amsco, varnolene, texaco spirits, petroleum spirits, ecc.. Tutti questi prodotti vengono genericamente definiti acquaragia minerale o ragia minerale e nell'uso comune vengono anche chiamati semplicemente acquaragia cosa che genera confusione con l'essenza di trementina.

L'acquaragia minerale in generale contiene una elevata percentuale di idrocarburi aromatici (tossici e spesso cancerogeni) fatto che ha spinto gi√† da molti anni a cercare di ottenere prodotti dearomatizzati ovvero privati della frazione di aromatici. Purtroppo come giustamente si menzionava qualche replica pi√Ļ sopra la dearomatizzazione normalmente applicata non √® completa e in molti prodotti rimangono percentuali di aromatici non trascurabili (che infatti impartiscono spesso un caratteristico odore).

In tempi pi√Ļ recenti √® stato proposto e introdotto l'uso di un'altro terpene vegetale per sostituire i prodotti sintetici ricercando cos√¨ un solvente pi√Ļ rispettoso dell'ambiente (√® estratto da fonte rinnovabile) e meno pericoloso. Il terpene in questione √® il d-Limonene chiamato anche semplicemente limonene ed √® prodotto da moltissime specie viventi. Esistono due enantiomeri del limonene (due molecole analoghe e speculari una dell'altra come le nostre mani). La pi√Ļ evidente differenza tra le due forme √® l'odore. L'enantiomero d-Limonene √® quello comunemente reperibile e ha odore intenso di arancia mentre l'enantiomero l-Limonene ha odore di pino. La principale fonte industriale di d-Limonene √® la scorza degli agrumi.
La forma racema del limonene (ovvero la mescolanza dei due enantiomeri) è chiamata dipentene, anch'esso è stato recentemente introdotto come solvente.


Marco NICOLA
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