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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO ARCHITETTONICO    Materiali lapidei naturali ed artificiali  ›  Consolidanti e idrorepellenti per materiali lapide Moderatori: admin
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Consolidanti e idrorepellenti per materiali lapide  (attualmente 6,831 viste) Print
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Tiziana Fava
Novembre 18, 2005, 10:51am Report to Moderator
Nuovo utente
Posts: 1
Mi sto occupando di prove su materiali lapidei consolidati. Il materiale lapideo in questione è il marmo di Rezzato, non omogeneo e poco compatto. Il degrado a cui è soggetto si manifesta tramite scagliatura della superficie. Questo fenomeno è dovuto alla presenza di inclusioni di argilla, che a contatto con l'acqua tende a rigonfiarsi ed ad espellere vere e proprie scaglie di materiale.
Ho intenzione di testare più di un consolidante e protettivo, in modo da poter confrontare i diversi risultati e valutare quale sia il miglior intervento di restauro. Ho deciso di testare il consolidamento tramite silicato di etile, ma ho dei dubbi circa la classe di idrorepellente da applicare successivamente. Polimeri siliconici? Resine acriliche? Polimeri fluorurati? Ci sono anche prodotti a base di silicato di etile, con proprietà sia consolidanti che idrorepellenti, ma lo scetticismo è diffuso a questo proposito.

Ringrazio anticipatamente tutti coloro che risponderanno.
Tiziana Fava

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admin
Novembre 18, 2005, 11:04am Report to Moderator
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Puoi fornire maggiori dettagli (anche con foto) su dove si manifestano i degradi e sulle condizioni presenti al contorno ?


Sergio Tinè
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ing.minozzi
Novembre 18, 2005, 11:11am Report to Moderator
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Utente recente
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L'argomento interessa anche a me, anche se in modo meno delicato. Mi capita spesso di  dover proteggere murature o intonaco dall'umidità ambientale o piovana.

Spesso sono costretto ad affidarmi ai tecnici dei rivenditori con tutto ciò che comporta....

Sarei grato se qualcuno potesse descrivere le differente caratteristiche tecniche e i campi di applicazioni dei vari tipi di idrorepellenti.

Saluti.


Minozzi.  
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Edgardo Pinto Guerra
Novembre 18, 2005, 11:23am Report to Moderator
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Salve - se la scagliatura è unicamente dovuta all'argilla che espande nel tempo con assorbimento di umidità mi sembra molto difficile evitare una volta per tutte che ciò succeda con una procedura invasiva e non-reversibile. Meglio una manutenzione programmata.
A mio modesto avviso, nessun consolidante impermeabile quale un acrilico, impedirebbe l'espandere dell'argilla dietro allo strato consolidato e pertanto causerebbe il distacco di tutto quanto consolidato. In altre parole, la stessa cosa di quando si trova un materiale contaminato da sali.
Posso suggerire a) di  arrestare il degrado asciugando l'argilla con un impacco che estrae l'acqua e soltanto dopo, b) di consolidare con acqua o latte di calce. - senza  impermeabilizzare oppure impermeabilizzare molto molto lievemente con silossani diluiti che si degradano con gli UV. La procedura andrebbe ripetuta periodicamente.
Cordialmente,



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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admin
Novembre 18, 2005, 12:17pm Report to Moderator
Architetto
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Ing. Minozzi,
la descrizione che desidera richiederebbe uno "spazio/tempo" eccessivo per il forum.

Edgardo,
prima di proporre soluzioni sarei curioso di conoscere le "condizioni al contorno"


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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Architer
Giugno 11, 2007, 10:04pm Report to Moderator
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Se è un po' come il nostro Marmo di Billiemi, Admin, che ha le sue inclusioni di argilla, che sono le sue vulnerabilità  naturali, nel senso che sono microcristalline e tendono a deteriorarsi prima del resto della massa del 'conglomerato lapideo' di cui fanno parte, forse, l'intervento di trattamento anche con resine acriliche o anche epossidiche, pre-installazione potrebbe essere utile. Se si impiega quale materiale da rivestimento, e se la base della roccia è cmq molto compatta.
Poi magari, io sono eccessivamente ottimista.


Teresa Campisi
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eadg
Giugno 11, 2007, 11:13pm Report to Moderator
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Gent. arch. Campisi, sicuramente non ho capito bene come penserebbe di consolidare un tale materiale con resine epossidiche che ritengo devastanti in un caso del genere. Condivido invece abbastanza l'idea dell'ing. Pinto Guerra che (anche se non conosce le "condizioni a contorno" come sottolinea l'arch Tinè) consiglia l'utilizzo di materiali molto diluiti ad azione forzatamente blanda magari da ripetersi con manutenzioni programmate. saluti.


arch. edoardo rosaz
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Edgardo Pinto Guerra
Giugno 12, 2007, 9:00am Report to Moderator
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Salve - purtroppo il degrado a scaglie di pietre contenenti intercalazioni di strati più o meno sottili di argille ètipico di molte pietre, sopratutto nel Nord Europa.
In realtà  non c'èniente di permanente che si possa fare. Più fortemente si consolida più strati superficiali spessi verranno via.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Architer
Giugno 28, 2007, 5:42pm Report to Moderator
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Un calcare compatto non è un materiale poroso, spesso usano eposiddici anche negli stessi stabilimenti di estrazione delle cave, per compattare materiale con venature di elementi altri rispetto alla matrice generale del materiale, edge.
Non sono materiali porosi, il ragionamento era semplicemente questo.


Teresa Campisi
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Architer
Giugno 28, 2007, 5:57pm Report to Moderator
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In certi casi, dicevo, anche le stesse imprese di cavatori almeno in sicilia, usano resine, per rcimpattare, ma all'atto dell'estrazione, materiali di matura calcarea con venature ed inclusioni di materiali altri che possano costituire punti di discontinuità .
Le resine eposiidiche sicuramente hanno il problema estetico del viraggio di colore, e sono irreversibili, ma a questo punto non capisco quali siano le condizioni di questo marmo, che dimensioni dei pori abbia, se sia diventato poroso in esguito al suo essere stato lungamente in opera, se i fenomeni alterativi si manifestino esclusivamente in corrispondenza degli elmenti argillosi inclusi, se sia un materiale costruttivo, o solo da rivestimento (in genere da noi i calcari compatti o i marmi sono impiegati o nella statuaria, o per le colonne, o per i gradini, o, e quasi esclusivamente come rivesimenti).
E' chiaro, che in dipendenza dalle sue condizioni al contorno, cambiano le problematiche, le possibili cause, e gli interventi conservativi. Probabilmente, viste le esperienze locali, ho dato per scontato si trattasse di lastre da rivestimento.
Maggiori specifiche sarebbero utili ad evitare equivoci.


Teresa Campisi
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eadg
Giugno 28, 2007, 9:36pm Report to Moderator
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Certamente arch. Campisi, qui si dialoga apertamente (a volte con leggerezza e senza troppe informazioni) quindi con possibilità  di equivoci.
Ora credo di aver capito il suo ragionamento ma quindi se il calcare ècompatto e presenta solo delle inclusioni o discontinuità  di superficie la resina epossidica serve come stucco di superficie più che come consolidante.


arch. edoardo rosaz
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Edgardo Pinto Guerra
Giugno 30, 2007, 9:06am Report to Moderator
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Scusamme - Scrive Tiziana: * Il materiale lapideo in questione � il marmo di Rezzato, non omogeneo e poco compatto. Il degrado a cui � soggetto si manifesta tramite scagliatura della superficie. Questo fenomeno � dovuto alla presenza di inclusioni di argilla, che a contatto con l'acqua tende a rigonfiarsi ed ad espellere vere e proprie scaglie di materiale. *

A me sembra chiaro il tipo di pietra in questione - abbastanza comune. L'argilla non si presenta come particelle disperse nella massa del  materiale indebolendo il tutto come nel conglomerato citato da Teresa ma bensì in strati continui alternati alla pietra, come una pasta sfoglia. Da cui il degrado a sfoglie.

Riparare  massi fessurati in cava con resine epossidiche èusanza comune anche nelle Apuane che conosco - ma ciò riguarda solo singole grandi fessure.
Il degrado a scaglie di cui si parla èa livello molto più piccolo, sfoglie, azzarderei, di pochi millimetri l'una.
Anche se le condizioni al contorno influiscono, non cambiano più di tot la situazione generale. Potra solo variare la velocità  del degrado, non il tipo.

Un rimedio nell'uso di questo tipo di pietra èla prevenzione - nel senso che si puo avere l'accortezza di tagliare la pietra in modo da presentare all'esterno  il lato trasversale della vena e non il lato piano. In questo modo l'acqua penetrerà  forse di più ma interesserà  solo i margini esterni delle sfoglie e, oltre a una certa profondità , agirà  poco. Purtroppo l'effetto estetico sarà  completamente diverso.

Nella normalità  le vene sono nel piano obliquo, proprio per presentare variegature di colore, per cui ripeto, a mio avviso, c'èpoco di duraturo da fare se siamo all'esterno come condizione di contorno, per dirla con il Prof.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Architer
Giugno 30, 2007, 9:29pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
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Ma è materiale costruttivo? rivestimento? o cosa?
Tu Edgardo pensi che le componenti argillose siano in strati, io pensavo fossero vene, rispetto alla massa calcarea. Tutto cambia la variare di quelle che il Tinè chiama condizioni al contorno. (caratteristiche proprie del materiale; utilizzo; messa in opera).
E' sempre giusto l'atteggiamento di Sergio, cerchiamo di capire il massimo possibile delle cose, prima di ipotizzare possibili soluzioni.


Teresa Campisi
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