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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO ARCHITETTONICO    Fenomeni di umidita' e danni da sali  ›  Protezione dai sali in murature faccia a vista Moderatori: Edgardo Pinto Guerra
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Protezione dai sali in murature faccia a vista  (attualmente 10,482 viste) Print
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ing.minozzi
Gennaio 30, 2006, 2:25pm Report to Moderator
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Mi trovo a dover affrontare la manutenzione di un edificio in muratura faccia a vista posto in prossimità di un porto romagnolo e quindi ricco di sali, immagino soprattutto cloruri.

Da una ditta specializzata in elettroosmosi mi è stato consigliato un "lavaggio interno" per abbassare la concentrazione di sale nella muratura e contestualmente l'applicazione di un impianto di deumidificazione.

Trovo questa una buona soluzione, ma il mio dubbio è la protezione dai sali che possono continuare ad arrivare sulla muratura portati dal mare: può essere sufficiente un idrorepellente o esistono in commercio prodotti antisale specifici per murature faccia a vista? Se sì che durata hanno?

Grazie a tutti per le risposte.


Minozzi.  
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Edgardo Pinto Guerra
Febbraio 3, 2006, 10:09am Report to Moderator
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Benvenuto Minozzi - l'argomento è di grande interesse e importanza, per tutte le nostre coste. Il problema è di estrarre e rimuovere i sali cloruri, quelli che causano i danni e terribile degrado. Si può fare con un vero lavaggio del muro sottovuoto con acqua (procedimento molto complicato e costoso ma efficace) oppure estraendo i sali con impacco. Confesso che il problema non mi è chiaro.
Se il "lavaggio" è previsto con elettrosmosi, è la prima volta che sento parlare di un "lavaggio interno" con tanta disinvoltura -
Pertanto, sarei molto interessato a sapere esattamente in che cosa consiste quello che ti è stato proposto. Ciò perché:

1-   L'elettrosmosi (di quale tipo)? non può effettuare un lavaggio!! Serve a interrompere l'umidità di risalita ma non a contrastare libecciate!
Può solo asciugare il muro e far cristallizare ulteriormente i sali presenti,  
2- A che cosa serve l'impianto di deumidificazione se il problema è all'esterno  Lavoriamo all'interno o all'esterno?

Quanto al dopo, è giustissima la tua preoccupazione. Le burrasche porteranno nuovo sale. Sconsiglio molto vivamente qualunque "antisale chimico".  
L'unica protezione è un idroepellente (oggi normalmente a base di silossani). Ma questo non funziona in presenza di molti sali. Cordialmente,



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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ing.minozzi
Febbraio 3, 2006, 11:15am Report to Moderator
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La causa dei dei sali all'interno della muratura è duplice: da risalita di acqua salmastra e dalla superficie per trasporto dal vento.

L'impianto proposto dalla Elo di Fiorano Modenese per l'estrazione dei sali consiste in un impianto di deumidificazione elettroosmotico (elettroosmosi ATTIVA che di fatto sposta l'acqua presente nel muro dall'alto verso il basso) abbinato alla fornitura di acqua pura o meglio distillata (con costi non prevedibili) in quantità regolabile.
Quindi l'acqua fornita dall'alto all'interno della muratura, mediante opportuni fori e un apposito impianto idraulico, discioglie i sali presenti e viene contemporaneamente forzata dal campo elettrico a discendere verso il basso portando con se i sali disciolti.


Pensavo di chiedere delle analisi sulla percentuale di sali prima e dopo il lavaggio per determinare quando interrompere il lavaggio e mantenere solo l'impianto di deumidificazione, impedendo così l'ulteriore risalita di acqua e di sali.

Ho trovato in commercio un solo antisale per murature faccia a vista che dovrebbe cristallizzare i sali presenti e creare una barriera impermeabile senza alterare la superficie muraria.
In effetti sarebbe preferibile un idrorepellente ma credo non abbiano funzioni antisale.


Minozzi.  
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Edgardo Pinto Guerra
Febbraio 3, 2006, 2:43pm Report to Moderator
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Adesso capisco di più. Teoricamente la soluzione va bene, e infatti,
Il lavaggio come descritto è stato sperimentato, anche 10 anni fa, ma non sembra entrato nell'uso comune. Forse perchè allora gli inconvenienti riscontrati sono stati diversi, tipo:
a) Con 9% di cloruri anioni si ha una inversione di polarità  e l'elettrosmosi pompa in SU invece che in giù.
b) Per spostare la soluzione salina diluita il muro va quindi interamente saturato d'acqua per due o tre mesi. Situazione antipatica di per se; ma peggio, di conseguenza l'acqua gronda ed esce da tutte le parti e da tutte le fessure della parete. Il che non sarebbe un male perché lava la superficie MA in un muro di vecchia calce questo bagno prolungato può ammorbidirla troppo e, sopratutto se la calce contiene terra (cosa non certo rara),  il flusso d'acqua può  facilmente dilavare il fino  e il muro intero può risentirne dal punto di vista statico.
Per impedire ciò negli esperimenti fatti si è dovuto rivestire la parete con un intonachino di sacrificio.
Nel tuo caso gli impianti di e/osmosi dovrebbero essere due: uno per il lavaggio e poi quello per la risalita.
Le spennellate di antisale chimici, per ammissione degli stessi produttori, non possono penetrare più di 4-5mm. I sali cristallizzati si trovano anche a 15mm e non vengono raggiunti e neutralizzati. Comunque,
Se i sali sono stati tolti, non serve l'antisale. Per impedire la penetrazione di nuova spuma marina il meno peggio è il silossano.
Tutto sommato, forse è meglio fare una valutazione di costi/risultati/rischi prendendo in considerazione l'estrazione  del sale esistente con impacco invece del lavaggio, fare solo la barriera anti-risalita con e/osmosi e proteggere la superficie con idro-repellente.




Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Febbraio 4, 2006, 7:49am Report to Moderator
Architetto
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1) Il lavaggio mi lascia molto perplesso.
2) non mi preoccuperei eccessivamente dell'apporto dall'esterno (la porosità del litotipo ?)
3) è possibile prevedere la ventilazione delle murature in fondazione ?


Sergio Tinè
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Febbraio 12, 2006, 1:55am Report to Moderator
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ho applicato i lavaggi elettrosmotici verticali circa dieci anni fa ma i risultati sono incostanti, i lavaggi lunghi, e le lamentele dei direttori lavori continue ( quanto dura?,c'è pericolo di crolli? ecc.ecc.) Molto meglio ma concettualmente più complicati e comunque non semplici i lavaggi orizzontali. Che io sappia fino ad ora hanno funzionato bene i lavaggi con intonaco sacrificale ma sul mattone a vista non si può e comunque è sempre un processo costoso.
Per curiosità sono state fatte delle analisi dei sali a più altezze e profondità per vedere quale è l'apporto del sale da risalita e quello da aria salmasrta? ed è stata fatta l'analisi della concentrazione salina nelle acque che bagnano la fondazione?
A mio parere oltre la cresta di sale da risalita capillare è sufficiente effettuare ripetuti lavaggi esterni e poi ,come dice Guerra,proteggere con un idrorepellente a inversione di menisco.
Per le parti più cariche di sale su muri a vista la cosa migliore da usare è
un estrattore ad impacco e un bell'impianto elettrosmotico per impedire le risalite,semprechè la concentrazione salina non sia troppo vicina al punto di inversione della direzione di spostamento dell'acqua per elettrosmosi.
Non ho invece capito i vantaggi della possibile ventilazione delle pareti cui fa cenno il nostro amministratore.


falugi
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Febbraio 12, 2006, 9:05am Report to Moderator
Architetto
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Il vostro "amato" aministratore    ha sempre privilegiato una visione più ampia dei problemi. Mi spiego meglio.
Non creso sia corretto isolare un singolo tema e tentare di risolverlo intervenendo direttamente su di esso disconoscendo altre soluzioni.
Le oprere di deumidificazione, consolidamento, pulizia ecc., dovrebbero far parte di un progetto derivante da una visione complessiva dei problemi di ogni singola costruzione.
In passato (ai tempi del forum presente su yahoo) ho spesso criticato le soluzioni pronte all'uso simili, a mio parere, all'atteggiamento esclusivamente farmacologico di alcuni medici.
Comprendo bene che, per problemi economici, non tutti possono intervenire sul complesso della costruzione e si limitano quindi ad esaminare soluzioni parziali.

Ritengo anche che:
- qualsiasi intervento volto a contrastare il fenomeno della risalita di umidità (e non cito la capillarità in quanto non è la sola responsabile del fenomeno) sia destinato, nel tempo, a perdere il confronto con le leggi della natura;
- nessuno vieta, inoltre, di predisporre contemporaneamente più dispositivi atti a risolvere un problema;

In quest'ottica la possibilità di predisporre in fondazione un dispositivo di ventilazione (unico sistema naturale capace di contrastare qualsiasi fenomeno di umidità), dovrebbe rappresentare la prima opzione da valutare.

Solo nel caso in cui specifiche conformazioni del sito non dovessero consentire interventi, anche parziali, in fondazione (pozzi assorbenti, drenaggi, intercapedini e vespai ventilati, ecc.) è lecito (a mio parere) esaminare altre soluzioni.

Tuttavia, vivendo anch'io nell'epoca dei precotti mi rendo perfettamente conto di non potere ogni giorno cucinare secondo le laboriose ricette della nonna.

Che almeno ci resti la cognizione della differenza fra i precotti e la buona cucina visto che in atto siamo perseguitati dai sughi di una nota azienda che dovrebbero stupirci in quanto del tutto simili alle ricette tradizionali  ...

Il tutto in assenza di qualsiasi polemica con le aziende.


Sergio Tinè
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ing.minozzi
Marzo 15, 2006, 12:22pm Report to Moderator
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Molto meglio ma concettualmente più complicati e comunque non semplici i lavaggi orizzontali. Che io sappia fino ad ora hanno funzionato bene i lavaggi con intonaco sacrificale ma sul mattone a vista non si può e comunque è sempre un processo costoso.


Non mi è chiaro se si tratta di semplice applicazione di acqua sulle superfici esterne o se unita a questa vi sia altro: mangiasali o elettroosmosi in orizzontale?

E' possibile sostituire l'intonaco sacrificale con un prodotto idrorepellente? In particolare ho trovato (ma non ancora testato) un prodotto "antisale" che funge anche da idrorepellente: sarebbe quindi da applicarsi contenstualmente all'impianto elettroosmotico e non successivamente.

Da tutto quello fin ora detto io sarei propenso a seguire queste fasi:
1) pulitura superficiale e abbondanti lavaggi orizzontali (sino ad eliminare il rischio di inversione dell'effetto elettroosmotico);
2) applicazione di intonaco sacrificale nella parte interna e forse di un prodotto idrorepellente/legante sulla parete faccia a vista;
3) instalazione di impianto elettroosmotico con eventuale lavaggio interno blando.
4) a fine lavori ulteriore protezione con idrorepellente se necessaria da ripetersi comunque ogni 4-5 anni.


Ovviamente il punto 2 rimane quello più in dubbio...potrebbe forse essere sostituito con continui lavaggi orizzontali.


Minozzi.  
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roy
Maggio 11, 2007, 3:17pm Report to Moderator
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caro ingegnere l'idro repellente puo aiutare in parte ma l'aria salmastra lo degradera in un anno circa esiste un prodotto chimico che elimina i sali ma prima consiglierei di lavare il muro a secco estrarre i sali passare il prodotto anti sali anche se e' molto inquinante consolidare e idrorepellente pero queste sono operazioni che se non eseguite correttamente non risolvono alcun problema e poi per ultimo ma non meno importante ripassare l'idrorep ogni anno per una buona manutenzione
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Edgardo Pinto Guerra
Maggio 11, 2007, 7:16pm Report to Moderator
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L'amico Minozzi non ci ha piu fatto sapere niente dal Marzo 2006. Peccato, perche la cosa era molto interessante.
Vorrei solo far presente una altra volta che cosa si intende, commercialmente con 'antisale' perchè l'antisale non elimina NIENTE, anzi crea!
Viene cosi descritta, impropriamente, la reazione chimica di un prodotto liquido spruzzato o spennellato su una parete piena di sali. Il prodotto reagisce con il sale con il quale viene in contatto e forma un nuovo sale questa volta insolubile al posto del sale solubile con il quale ha reagito. Ossia, crea del nuovo materiale  che intasa i pori del materiale ospite.
E' un processo invasivo, irreversibile e non certamente compatibile.
Funzione per poco tempo - il reagente 'antisale' non puo penetrare nel muro perchè esso stesso forma subito una barriera al suo penetrare. I sali piu interni non vengono mai raggiunti. Ri-cristallizzano e presto staccano tutto.
Inoltre, i liquidi 'antisale' in commercio sono (nel migliore dei casi) dei cocktail di reagenti per trasformare le tre principali classi di sali presenti: cloruri, solfati, nitrati.
Non esiste un reagente omnibus. Si spara nel mucchio sperando di beccare (tutto) quello giusto.
A mio avviso, è oggi un metodo ampiamente superato, visto i danni incalcolabili che ha causato a faccia vista, in Italia e all'estero, sopratutto quando abbinato a protettivi impermeabili.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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ing.minozzi
Maggio 21, 2007, 2:23pm Report to Moderator
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In effetti dopo l'impianto di deumidificazione è stata fatta una pulizia superficiale ripetuta più volte, in modo che con l'asciugatura progressiva uscissero più sali possibile.
Dopo 3 mesi è stato applicato un idrorepellente.
Ovviamente è ancora presto per valutare i risultati e la durata del prodotto.

Per quel che riguarda i cosiddetti"antisale" io ho una concezione un po' diversa: credo siano quei prodotti che "rivestono" il capillare (per qualche millimetro di profondità ) in modo da impedire al sale di arrivare alla superficie. L'esperienza mi dice che i migliori, sebbene con risultati non sempre soddisfacenti, siano quelli a base solvente, rispetto a quelli a base acqua.

Attualmente ho visto applicato con successo un rinzaffo a base di pozzolana in una stalla: l'unico errore è stata l'altezza di applicazione e cioè 2 metri, mentre la presenza di sale si è rivelata (anche se era impossibile valutarla prima) fino a 3 metri. sto ancora aspettando la fuoriuscita di tutto il sale per rimuovere l'intonaco e applicare il rinzaffo anche nelle zone macchiate.


Minozzi.  
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Edgardo Pinto Guerra
Maggio 23, 2007, 4:38pm Report to Moderator
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Certo - oramai l'unica parola più abusata, senza significato tecnico preciso, e impiegata commercialmente, di "antisale", è  . . . .  "deumidificante". Come vede, non hanno più nessun senso.

L'antisale nasce come reazione chimica di conversione dei sali come descritta sopra.
Invece, i prodotti che rivestono i capillari per impedire il passaggio d'acqua lasciando passare il vapore acqueo sono, correttamente, detti *Idrofobizzanti*. Cioè sono idro-repellenti e traspiranti.

A parte il vecchio Silicato di Potassio, l'antesignano sempre in auge, oggi sono sopratutto le resine silaniche-silossaniche, in veicolo acquoso o di solvente.
Possono essere impiegate in tre modi:
1- direttamente sul muro per cercare di bloccare i sali in soluzione all'interno, normalmente per poco tempo
2- come pittura su un intonaco macroporoso assorbente per evitare l'ingresso della pioggia ma facendo "respirare" l'intonaco
3- mescolate all'impasto dell'intonaco stesso per ottenere entrambi gli effetti.

4- Sono le stesse impiegate nelle iniezioni che formano la barriera chimica alla risalita.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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ing.minozzi
Dicembre 21, 2007, 10:33am Report to Moderator
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[Aumentando l'evaporazione superficiale, per semplice equilibrio, la muratura ne richiama altra dalla fondazione. Se prima non si crea una barriera alla risalita anche con la migliore malta o  intonaco "deumdificiante" si avrà  semplicemente la superficie muraria asciutta, ma la condizione interna del muro cambia di poco.
Naturamlmente un intonaco può resistere all'attacco dei sali più di un altro e durare anche più dei 10 anni di garanzia, ma è comunque destinato a deteriorarsi senza risolvere il problema della maggior trasmittanza dovuta alla presenza di acqua all'interno della muratura.


Minozzi.  
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ing.minozzi
Dicembre 21, 2007, 5:25pm Report to Moderator
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Lungi da me insegnare ad altri tecnici,
ma mi risulta difficile credere che l'evaporazione avvenga all'interno della spessore murario. L'evaporazione avvienre in superficie (nel caso di una malta macroporosa nello spessore di questa) e l'acqua alla superficie del muro ci arriva in forma liquida, per capillarità  appunto. Impossibile farla evaporare in profondità .
Quindi nel tempo che l'ascua all'interno raggiunge la superficie, quella che è in fondazione raggiunge l'interno (e così di seguito), indipendentemente dalla capacità  di evaporazione superficiale.

Anche la prova con l'igrometro dice poco perchè non fa altro che misurare l'umidità  dell'aria (e non del muro) in una zona di muratura compromessa dal foro. Se la sonda fosse proprio dello stesso diametro del foro e fosse lasciata all'interno per molto tempo probabilmente misurerebbe qualcosa di simile all'umidità  del muro, tenedo sempre presente che l'igrometro è uno degli strumenti più difficili da tarare.

Nelle poche occasioni che ho dovuto misurare l'umidità  di un muro ho preferito prelevare un campione di mattone ( in profondità ) con lo scalpello, pesato con bilancia di precisione, asciugato in stufa e ripesato.


Minozzi.  
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Dicembre 21, 2007, 6:32pm Report to Moderator
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Nel lontano 1985 ho presentato in "La pratica del restauro. Materiali, macchine, tecnologie" per i tipi della BeMa editrice. un sistema che ai tempi ho definito: intonaco cellulare macroporoso evitando appositamente di riferirmi a supposte caratteristiche "deumidificanti".

E' a questo genere d'intonaci (probabilmente più evoluti) che si riferisce in nostro amico Leo ?

Con questo genere d'intonaci (ai tempi confezionabili anche in cantiere tramite l'utilizzo di specifici additivi schiumogeni) ho eseguito diversi lavori di "supporto" ad altro genere di opere tese a "limitare efficacemente" e mai all'utopistico fine di eliminare il fenomeno naturale dell'umidità .
In questo ambito posso anch'io vantare, purtroppo in un numero limitato di casi, successi decennali ma solo in virt๠di attente analisi preliminari e grazie al calibrato, coscienzioso e critico utilizzo di diverse tecniche d'intervento valutate caso per caso, materiale per materiale, patologia per patologia.

Ho sempre sostenuto, sia all'interno che all'esterno del forum, che il problema non è rapprentato dai materiali o dalle tecniche (antichi o moderni che siano) bensì dall'uso critico che ne facciamo.
Ma ad ogni lo specifico uso va riferito immancabilmante ad un preciso scopo che ci proponiamo.

Nei confronti dell'umidità  qual'è il nostro scopo ?
Vogliamo eliminarla ? Ci conviene trasferirci in Egitto nei pressi delle piramidi e vivere felici ed asciutti per millenni !

Personalmente sono convinto che l'atteggiamento tecnicamente più corretto sia quello d'imparare a convivere con il fenomeno patteggiando, in guisa di un navigato uomo politico, le più corrette opere di ... mediazione.

Ho sempre affermato che l'umidità  non ha colpe.
Siamo noi che o non abbiamo costruito correttamente o vogliamo riciclare (per dormirci o collezionare componenti elettronici) un'efficace cantina in una squallida camera da letto.

I sò pazzo ?



Sergio Tinè
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Edgardo Pinto Guerra
Dicembre 22, 2007, 9:04am Report to Moderator
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Ri-salve a tutti e auguri di stagione (oggi è il solstizio) - e cerchiamo di mantenere la discussione pacata come ha fatto l'Ammiraglio -  Come diceva (credo) Socrate: definiamo i termini e troveremo terreno comune sul quale intendersi, anche se potremo non essere d'accordo.
"Risanare", "risanante","Deumidificare", "deumidificante", "antisale" descrivono un risultato. Sono termini oramai commerciali.

Gli intonaci macroporosi, o cellulari a grandi pori, descrivono una struttura fisica. Questa struttura di per se ingenera tre proprietà :
a) isolamento termico, sono coibenti;
b) capacità  di "succhiare" umidità  quando in contatto con un substrato i cui pori sono più piccoli, per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nei pori più grandi, sono osmotici detti deumidificanti;
c) capacità  di immagazzinare, e perciò nascondere, al loro interno i cristalli di sali che formano in conseguenza dell'evaporazione, sono assorbenti
Perfetti? Teoricamente sì.
- possono mantenere un equilibrio dinamico di umidità  più bassa dell'originale nel muro, ossia parzialmente asciugare, il muro sottostante se il ritmo di risucchio ed evaporazione e superiore al ritmo di risalita, isolare termicamente, nascondere i sali.
MA in pratica, come dice il Saggio Admin, bisogna vedere caso per caso, e non è tutto oro ciò che luccica. In generale
- se applicati all'interno di un locale non possono far altro che trasferire l'umidità  del muro all'aria ambiente;
- possono nascondere, i cristalli di sali che si formano dall'evaporazione solo fino alla saturazione dei pori e conseguente crollo;
- possono mantenere la loro capacità  coibente massima solo finchè asciutti. (Leo ha ragione quando dice che pori umidi diminuiscono la coibenza)

Vi sono due condizioni d'uso: a) in presenza di barriera alla risalita; e b) in assenza di barriera.
In presenza di barriera il muro si asciugerà  e, se la quantità  di sali accumulati all'interno è poca, dureranno, MA saranno stati un costo inutile, salvo forse per la coibenza. Sarebbe bastata la barriera.
In assenza di barriera funzioneranno inizialmente MA, essendoci continuo apporto di nuovi sali dalla risalita, i cristalli intaseranno gradualmente i macropori diminuendo la capacità  coibente e la capacità  di succhiare umidità  dal substrato.
Alla saturazione crolleranno.

Quanto alla misura della quantità  d'acqua in un muro, è cosa estremamente difficile che si presta in tutti i modi ad errori, alle volte interessati, come dice Minozzi.
Gli strumenti a capacitanza derivati dall'industria legno non sono affidabili in quanto nell'industria edile non vi sono, e non potrebbero esserci, tabelle di taratura per delle condizioni "standard" quali si verificano nel commercio del legname (tipo di essenza: dolce, media, dura; spessori delle tavole normalizzati).



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Edgardo Pinto Guerra
Dicembre 27, 2007, 9:56am Report to Moderator
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1- Se un intonaco osmotico-evaporante messo all'interno di una stanza non dissipa l'umidità  in risalita nella stanza stessa, dove la mette? Per diminuire la UR del locale bisogna aerare continuamente (sperando che la UR esterna sia bassa). Quindi, per asciugare ventilando non serve un intonaco evaporante.
2- Se vi è evaporazione da soluzione salina presto o tardi vi sarà  formazione di cristalli di sali all'interfaccia evaporante con i danni conseguenti. Stop.



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roberr
Dicembre 13, 2008, 9:18pm Report to Moderator
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Vorrei esprimere la mia opinione:

non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igrospopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se

i la muratura stessa e' un insieme di sali  strutturato e multiforme.....sono sali d'abitazione direi molto utili  

In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni  )

visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale

solo l'invasiva e sconsigliabile barriera meccanica e' in grado di eliminare totalmente ogni afflusso verso l'alto dalla base di umidita'.....ma con effetti collaterali non accettabili ne' nel restauro ne' nell'edilizia convenzionale

dopo aver preso coscienza che le tecniche a barriera disponibile permettono solo una notevole riduzione della risalita dell'umidita' allora si potra' abbinare una tecnica di asciugatura.........non e' che se vogliamo asciugare uno straccio al sole, lo stendiamo continuando a tenerene  un lembo immerso nel secchio d'acqua





R. Piovano
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roberr
Dicembre 13, 2008, 9:19pm Report to Moderator
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segue:

A questo scopo le malte deassorbenti sono un'altra tecnologia "parzialmente efficacie" che si propone di accelerare la velocita' d'evaporazione dell'umidita' e quindi di asciugare progressivamente una muratura, supponendo che sia piu' rapida l'evaporazione rispetto all'assorbimento d'acqua.........peccato che la quantita' d'acqua alla base della muratura non sia una quantita' finita (come nel secchio) e se acceleriamo l'asciugatura di una massa parzialmente immersa automaticamente aumentiamo anche la quantita' di acqua assorbita


naturalmente in questo ciclo aumentiamo anche l'apporto di nuovi sali dannosi che risalgono dal terreno circostante insieme all'acqua pescata

e' chiaro che l'unire solo le due tecniche  puo' portare a risultati tangibili ed abbastanza duraturi, la barriera chimica che diminuisce l'afflusso, occludendo parzialmente la porosita' di una fascia posta immediatamente sopra la base della muratura, insieme al sistema deassorbente che aumenta la velocita' di asciugatura della quota residua senza formare alcun blocco e magari un'areazione posta alla base murale al di sotto della barriera.
Abbiamo quindi creato un sistema che ha ridotto notevolmente l'afflusso dal basso dell'umidita' e l'umidita che riesce comunque a passare viene rapidamente espulsa  realizzando almeno un abbassamento del livello d'equilibrio d'evaporazione medio.........ma non abbiamo ancora risolto il problema dei sali

I sali sono presenti e continuano ad affluirne di nuovi seppure in misura drasticamente ridotta

Realizzata questa situazione sarebbe davvero molto importante riuscire ad attuare una estrazione totale dei sali dannosi, ma a meno che la tecnica del mangiasali non riesca a garantire l'estrazione totale dei sali che sono ancora in soluzione nella profondita' della muratura, utilizzando solo i convertitori/insolubilizzanti non si ottiene alcun risultato reale perche' i composti agiscono  solo per alcuni mm di spessore

mentre se l'insolubilizzazione  viene effettuata a notevole distanza dall'intervento di barriera lasciando scoperta la zona soprastante o utilizzando un deassorbente sacrificale solo in  questo caso  il convertitore/ insolubilizzante dei sali, anche se penetra poco sotto la superficie, risulta efficacie perche'  i sali solubili sono venuti spontaneamente in superficie, portati in soluzione dall'acqua durante l'asciugatura

certo questi interventi in piu' fasi distannti nel tempo forse sono proponibili nel restauro quando si vogliano ottenere risultati reali ma non sono proponibili nell'edilizia comune


e' del tutto inutile applicare gli antisali convertitori subito prima dell'applicazione dell'intonaco quando il muro e' saturo d'umidita' perche' i sali dannosi si trovano ancora in profondita' come soluto e la reattivita' di ogni reagente chimico che deve attraversare pochi mm di muratura promuove altre reazioni d'interferenza inevitabilmente con i sali buoni costituenti il manufatto


cosa resta da fare allora?
accontentarsi e comprendere che un  intervento pur se imperfetto teoricamente, puo' portare ad un ottimo risultato visivo e concreto come quello descritto da toplevel, infatti la maggior parte degli antisali convertitori ha anche un'azione idrorepellente d'inversione del menisco ed allo stesso modo un deassorbente di buona qualita' deve essere compsto da due strati di granulometria differente, dove il primo piu' macroporoso e' anche idrorepellente

si crea quindi una situazione in cui, il sale dannoso  residuo, non si ricristallizza piu' nella zona di evaporazione (la superficie tra mattone ed intonaco o zona d'adesione tra materiali differenti), ma alcuni mm all'interno del mattone stesso che essendo un conglomerato unico ed omogeneo patisce molto meno (o comunque evidenzia meno) i danni da aumento di volume dei sali........e' una soluzione non eterna ma sufficientemente duratura


inoltre l'effetto della zona idrofoba e della prima parte dell'intonaco deassorbente anch'esso idrorepellente attenuano nello stesso modo i danni che la presenza di sali igroscopici potrebbero creare per semplice assorbimento dell'umidita' atmosferica

una patologia edile va affrontata nel suo complesso e non mitizzando l'uno o l'altro sistema tecnico quando i migliori risultati li offre proprio l'unione di diversi rimedi


R. Piovano
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Dicembre 13, 2008, 9:58pm Report to Moderator
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Gli intonaci macroporosi, o cellulari a grandi pori, descrivono una struttura fisica. Questa struttura di per se ingenera tre proprietà :
a) isolamento termico, sono coibenti;
b) capacità  di "succhiare" umidità  quando in contatto con un substrato i cui pori sono più piccoli, per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nei pori più grandi, sono osmotici detti deumidificanti;
c) capacità  di immagazzinare, e perciò nascondere, al loro interno i cristalli di sali che formano in conseguenza dell'evaporazione, sono assorbenti
Perfetti? Teoricamente sì.
- possono mantenere un equilibrio dinamico di umidità  più bassa dell'originale nel muro, ossia parzialmente asciugare, il muro sottostante se il ritmo di risucchio ed evaporazione e superiore al ritmo di risalita, isolare termicamente, nascondere i sali.

Vi sono due condizioni d'uso: a) in presenza di barriera alla risalita; e b) in assenza di barriera.
In presenza di barriera il muro si asciugerà  e, se la quantità  di sali accumulati all'interno è poca, dureranno, MA saranno stati un costo inutile, salvo forse per la coibenza. Sarebbe bastata la barriera.
In assenza di barriera funzioneranno inizialmente MA, essendoci continuo apporto di nuovi sali dalla risalita, i .



osmotici  no, per favore no....... gia' e' inesatto per i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi

isolanti si soloi n proporzione diretta a quanti pori chiusi e non comunicanti possiedono, solo i pori chiusi svolgono funzione di isolamento termico quelli aperti assolutamente no e purtroppo e' raro trovare questo dato sulle schede tecniche

la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente  viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti)  esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo

e' ovvio, come sostiene lei, che l'umidita' in sovrappiu' va nel'aria circostante e purtroppo e' anche vero che questo meccanismo aumenta  la velocita' di assorbimento dell'umidita' dalla base del muro


il nostro amico, pur se presenta un'evidente confusione sui principi fisici e sui meccanismi, pero' non ha tutti i torti, in quanto il meccanismo dell'idrorepellenza interno del sistema sposta il problema dei sali in una zona sottostante molto meno sensibile al collasso

L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa

poi magari i proprietari dopo aver scucito i soldini dell'intervento avranno anche imparato a tenere piu' aerati i locali  


per ultimo,  i deassorbenti sono nati proprio per sopperire alle inevitabili imperfezioni delle barriere e sono sempre da proporre in loro abbinamento  


R. Piovano
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Edgardo Pinto Guerra
Dicembre 14, 2008, 12:06pm Report to Moderator
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Gentile Piovano -  Come ha letto, la mia tolleranza è totale dal momento che lascio sul Forum lunghe, e spesso fuorvianti, argomentazioni che presentano un'evidente confusione sui principi fisici e sui meccanismi".

Anzi, dal momento che mi sembra lei abbia chiari i corretti meccanismi d'azione in atto, ho piacere di ospitare i suoi contributi e di dibattere i suoi interventi nell'interesse generale dell'Arte.

Innanzitutto gradirei mi chiarisca che cosa intende con la seguente sua affermazione apparentemente contraddittoria : "non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igroscopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se".
Mi spiego meglio. L'acqua pura non può fare alcun danno! (a meno che non geli) mentre è giustissimo che è il variare di volume, cioè la ri-cristallizzazione di alcuni sali (particolarmente solfati e nitrati) che cambiano il loro stato di idratazione e di conseguenza il loro volume,  a provocare grossi danni ai capillari che li ospitano. In altri casi, con i cloruri, è l'accumulo di sali che causa la distruzione. Sempre i sali, e non l'acqua che li ha trasportati.

Altro, dice "In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni)" e " . . . visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale

> Mi sembra ci sia una certa confusione - Non mi sembra ci sia niente che cozzi! Infatti, impedire risalita è non solo risolutivo, ma fattibile, con qualunque metodo bene eseguito e adatto alla muratura specifica, vecchia o nuova. Ad es. la elettrosmosi attiva "ad anello" funziona anche in casi di muri a sacco o di altre disomogeneità.  E questo non essere che un bene!
Quanto al principio della traspirazione, esso riguarda il benessere ambientale che deve essere assicurato dalla traspirabilità di murature ed intonaci, sia nelle vecchie che nelle nuove costruzioni! Non credo si possa sostenere che la risalita sia mai necessaria a tale scopo -

Altro, dice  "i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi . . . . la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente  viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti)  esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo."
> E' chiaro che si tratta solo di intendersi sul significato della parola "osmotico"! Se oggi si intende ciò che dice lei, OK nessuna obiezione (ma per me queste sono boiacche sigillanti) e parleremo di "intonaci deassorbenti" per intenderci!
Condivido pienamente le sue considerazioni sui pori aperti/chiusi e comunicanti/isolati.
A proposito, io ritengo che, oltre all'effetto di capillarità differenziale di piccoli pori comunicanti, si abbia lo stesso effetto "aspirante" quando una porosità grossa comunicante (l'intonaco) viene mesa a contatto con una più piccola porosità (il muro). Ciò per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nel poro grosso. Commenti?

Potrebbe spiegare meglio la frase "L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa"
Cordiali saluti da



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Innanzitutto gradirei mi chiarisca che cosa intende con la seguente sua affermazione apparentemente contraddittoria : "non sono i sali di per se ad essere dannosi per la muratura ma e' l'igroscopicita' eccessiva di talune classi e il loro variare di volume durante l'idratazione, in sintesi e' l'acqua ad essere l'agente distruttivo e non il sale di per se".
Mi spiego meglio. L'acqua pura non pu� fare alcun danno! (a meno che non geli) mentre � giustissimo che � il variare di volume, cio� la ri-cristallizzazione di alcuni sali (particolarmente solfati e nitrati) che cambiano il loro stato di idratazione e di conseguenza il loro volume,  a provocare grossi danni ai capillari che li ospitano. In altri casi, con i cloruri, � l'accumulo di sali che causa la distruzione. Sempre i sali, e non l'acqua che li ha trasportati.


beh questa e' un po' la questione del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, direi che e' sicuramente piu' corretto dire che l'alternarsi dei cicli di soluzione e ricristallizzazione dei sali nel veicolo acquoso e' il vero responsabile dei danni dovuti all'espansione
Ma i sali asciutti (fingiamo che essi siano totalmente isolati e non vi sia contatto con acqua neppure allo stato di vapore) non apportano alcun danno, mentre l'acqua di per se, anche fosse distillata, ha un'azione degradante comunque: Osserviamo il progressivo abbassamento del ph dovuto all'azione dilavante, naturalmente un'a azione espansiva e disgregante del suo passaggio allo stato solido, singolarmente piu' voluminoso dello stato liquido, e ancora, l'acqua di per se aumenta la conducibilita' elettrica al'interno della muratura creando danni elettrochimici ed inoltre  crea l'ambiente favorevole alla proliferazione fungina, mentre per ultimo diminuisce la temperatura superficiale nele zone d'evaporazione ed abbassa la capacita' isolante del manufatto favorendo la creazione dei fenomeni di condensa

l'acqua e' di per se  il singolo agente piu' distruttivo seguito immediatamente dall'ossigeno, poi vengono le soluzioni di sali dannosi e via via fino ad arrivare agli agenti organici ed alle differenze di temperature

naturalmente una classifica di questo tipo e' semplicistica ma visto che i sali totalmente isolati dall'umidita' non esercitano azioni di degrado senza il veicolo dell'acqua (anche in forma di vapore naturalmente) mentre l'acqua da sola provoca danni, credo sia corretto individuare nell'acqua il nemico numero 1 delle costruzioni





segue....



R. Piovano
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Altro, dice "In caso di umidita' di risalita capillare l' unica azione veramente risolutiva, ma blasfema, sarebbe impedire totalmente l'ingresso dell'umidita' all'interno della struttura murale....ma questo e' ovviamente impossibile e cozza con il principio di traspirazione tanto sacro, quanto necessario nel restauro (ma non nelle nuove costruzioni)" e " . . . visto che e' impossibile non ci rimane che il cercare di diminuire l'ingresso di ogni fonte di umidita', quella di risalita si limita con vari sistemi, piu' o meno validi, di barriere chimiche: osmotiche, silossaniche, o elettrochimiche ma cercando di prendere coscienza che nessuno di questi sistemi puo' bloccare tutta la risalita di umidita' ma solo ridurla a causa della disomogenita' della struttura murale

> Mi sembra ci sia una certa confusione - Non mi sembra ci sia niente che cozzi! Infatti, impedire risalita � non solo risolutivo, ma fattibile, con qualunque metodo bene eseguito e adatto alla muratura specifica, vecchia o nuova. Ad es. la elettrosmosi attiva "ad anello" funziona anche in casi di muri a sacco o di altre disomogeneit�.  E questo non essere che un bene!
Quanto al principio della traspirazione, esso riguarda il benessere ambientale che deve essere assicurato dalla traspirabilit� di murature ed intonaci, sia nelle vecchie che nelle nuove costruzioni! Non credo si possa sostenere che la risalita sia mai necessaria a tale scopo -


Per quanto riguarda le barriere chimiche di cui ho esperienza, posso assicurarle che nessuna realizza un totale sbarramento reale alla risalita di umidita' proprio per la disomogeneita' delle strutture, per contro, tutte, diminuiscono drasticamente l'afflusso e questo puo' essere considerato sufficiente....mentre delle barriere elettro-osmotiche non ho esperienza e dati, purtroppo ho smesso di occuparmi del settore restauro ed impermeabilizzazione proprio negli anni in cui cominciavano ad essere sperimentate piu' diffusamente e le sarei grato se potesse ragguagliarmi in merito nello specifico

Sulla traspirazione murale, invece io ho idee molto "blasfeme" per il settore, idee che ho osato esporre nel primo dei miei interventi sul forum sperando di aprire una discussione critica che esulasse da schemi universalmente accettati come verita' incontrovertibili, e che impediscono, a parer mio, un reale progresso dell'industria delle costruzioni (Questo riferito al nuovo e non al restauro naturalmente).....andare oltre le convinzioni comuni e' una possibilita' che ci permette la ragione e la deduzione...perche' pensare con la testa dei nostri maestri e non percorrere anche noi un cammino di crescita?


Altro, dice  "i cementi osmotici "veri" che sono quelli che servono esclusivamente per l'impermeabilizzazione in controspinta e non hanno nulla a che vedere con i macroporosi o microporosi . . . . la capacita' di succhiare l'acqua pero' non e' dovuta alla grandezza dei pori ma al contrario ai pori piccoli e comunicanti, il principio si fonda proprio sul fatto che una superficie assorbente asciutta: l'intonaco deassorbente  viene posto a contatto di una superficie bagnata e quindi si bagna anch'esso pero', avendo una superficie di contatto con l'aria enorme data dalla superficie di tutti i pori (quelli aperti e comunicanti)  esso si asciuga piu' velocemente e ricomincia il ciclo."
> E' chiaro che si tratta solo di intendersi sul significato della parola "osmotico"! Se oggi si intende ci� che dice lei, OK nessuna obiezione (ma per me queste sono boiacche sigillanti) e parleremo di "intonaci deassorbenti" per intenderci!


Ho un rapporto come dire "intimo" con i cementi osmotici, vede a che punto di perversione porta la passione tecnica   per ragioni che sarebbe lungo da spiegare, ma le assicuro che la parola osmotico e' diventata una moda, ma di cementi a vera azione di penetrazione dei sali non ve ne sono tanti sul mercato neppure a 50 anni dalla loro introduzione sul mercato italiano....magari se e' d'accordo in un topic specifico possiamo parlarne


R. Piovano
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Dicembre 16, 2008, 1:00pm Report to Moderator
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Segue ancora (abbiate pazienza  )..............

Condivido pienamente le sue considerazioni sui pori aperti/chiusi e comunicanti/isolati.
A proposito, io ritengo che, oltre all'effetto di capillarità differenziale di piccoli pori comunicanti, si abbia lo stesso effetto "aspirante" quando una porosità grossa comunicante (l'intonaco) viene mesa a contatto con una più piccola porosità (il muro). Ciò per l'effetto della diminuzione della pressione del vapore nel poro grosso. Commenti?


si quello che lei descrive e' l'effetto dei macroporosi, che poi e' l'effetto degli intonaci a calce con inerti grossi schiaffati e non talocciati, per questo alcuni monumenti hanno dimostrato di possedere rivestimenti naturali che evidenziano durata superiore a rivestimenti ben piu' robusti a livello chimico e fisico (quali le malte bastarde) ...ma durata pratica decisamente ridotta

pero' il sistema di micropori comunicanti ha un potere assorbente molto piu' marcato, in pratica maggiore e' la somma delle superfici delle microcavita' a contatto dell'aria, maggiore e' la rapidita' di evaporazione dell'acqua
e' un po' il principio della pozza d'acqua in casa dopo aver fatto il bagno, per asciugarla rapidamente basta stenderla su di una superficie piu' ampia
In una stessa unita' di vlolume una struttura con i pori piu' piccoli (sempre a condizione che essi siano comunicanti e non creino barriera alla circolazione dell'aria) possiede una somma delle superfici interne esposte all'aria molto piu' grande che una struttura con meno pori ma piu' grossi


Potrebbe spiegare meglio la frase "L'abbassamento dell'umidita' realativa nelle stanze trattate con i deassorbenti e' da ricercarsi piu' nell'aumento della temperatura del muro stesso che non presenta piu' acqua allo stato liquido superficiale e quindi non accentua fenomeni di condensa e marcescenza tipici di pareti con umidita' affiorante diffusa"
Cordiali saluti da


Intendevo questo: se ci troviamo di fronte ad un locale abitativo interessato da vistosi fenomeni di umidita' di risalita noi abbiamo un muro che dalla base sino ad un'altezza x presenta una zona bagnata in superficie, in quella zona come si evidenzierebbe con un'ispezione termografica, l'endotermia del passaggio di fase dell'acqua abbassa localmente la temperatura durante la sua evaporazione, questo fenomeno puo', a sua volta, provocare fenomeni di condensazione che si sommano all'umidita' di risalita presente ed il persistere di zone perennemente umide, con il contributi dell'igroscopia dei sali, crea l'ambiente adatto alla proliferazione fungina

Al contrario: ipotizzando un intervento di sola applicazione di intonaco deassorbente, pur tecnicamente imperfetto e che alla lunga riportera' i difetti di cui abbiamo gia' parlato, ci troviamo in presenza di un rivestimento dove la percentuale di pori chiusi genera un benefico effetto isolante d'innalzamento della temperatura superficiale, che sfavorisce quindi l'addizionale di umidita' dovuta a condensa, ma non solo.......

La zona basa della muratura continua ad essere in uno stato di perenne continuo assorbimento d'umido e rapida asciugatura, ma la zona soprastante funzionera' da regolare dell'assorbimento dell'umidita' ambientale....in pratica la fitta rete di porosita' della zona di deassorbente, non interessata direttamente dall'umidita' di risalita, tendera' ad assorbire l'umidita' ambientale quando i valori sono piu' alti e rimetterla in circolo quando i valori sono piu' bassi

per questi motivi in pratica si puo' registrare un abbassamento dei valori dell'acqua aerodispersa pur realmente aumentando la quantita' d'acqua che la muratura assorbe dal terreno (in assenza di barriera)


fine  




R. Piovano
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Edgardo Pinto Guerra
Dicembre 16, 2008, 8:05pm Report to Moderator
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Sono certo i membri del Forum apprezzeranno, come me, le approfondite, e giuste e ineccepibili, considerazioni di un ricercatore come Piovano. Egli entra veramente nei dettagli complessi dei meccanismi, cosa che normalmente mi astengo dal fare troppo per non "confondere troppo le idee" (mi si passi il termine) a chi vuol camminare prima di correre -
Due quesiti a Piovano: 1) mi sfugge come può esserci contemporaneamente evaporazione e condensazione. Se ci sono le condizioni di UR per l'una non possono esserci per l'altra. O si tratta di micro-fenomeni?
2) Vero che una capillarità fine "succhia" da un substrato più grossolsno, lo verifico tutti igiorni con l'impacco desalinizzante, MA la Ricerca Europea Buildfresk ha dimostrato che ciò provoca formazione cristalli all'interfaccia. Infatti, anch'io l'ho verificato in condizioni estreme a Venezia. Può essere questo un motivo di fallimento di tanti intonaci?
Barriere alla risalita. Funzionano se bene applicate. Nei muri molto disomogenei, o a sacco, funzionano male o malissimo, ma nei muri in mattoni pieni vanno benissimo. Quanto a l'elettrosmosi attiva, quella vera con corrente, ho sperimentato che funziona, anche con muri disomogenei o a sacco, dove è un toccasana.
Per ultimo raccomando cortesemente a Piovano di rimanere nel campo del restauro -



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Dicembre 25, 2010, 5:20pm Report to Moderator
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ops a distanza di un paio d'anni ho ritrovato la discussione e visto la sua ultima replica, spero che non sia considerato sconveniente riprendere la discussione che mi sembrava molto interessante solo perche' antecrisi  :


1) si tratta di fenomeni che avvengono in zone differenti della muratura trattata, non dobbiamo commettere l'errore di pensare che il muro trattato con intonaco deassorbente presenti un omogeneo comportamento

generalmente alla base della muratura la saturazione dell'acqua avverra' principalmente per il continuo afflusso di umidita' dal piede, e li' non sara' possibile un  contemporaneo assorbimento di umidita' ambientale quindi avremo una cessione d'umidita' dall'intonaco all'ambiente interno

analizzando invece le zone superiori della muratura trattata vedremo che l'afflusso di umidita' dal piede interessa  la quota superiore alla vecchia linea d'equilibrio (in verita' abbassatasi per merito dell'intonaco deassorbente), oltre questa quota il muro era asciutto e continua ad esserlo ed in tali superfici, poste piu’ in alto,  l'intonaco funziona in modo inverso, tende cioe' ad assorbire l'umidita' presente nell'ambiente interno sottraendola all'aria

per cui, considerando ipoteticamente, come comune una situazione in cui un locale di altezza di tre metri presenti, prima dell'intervento, una linea di equilibrio a circa un metro dal piede, con l'applicazione a tutta parete dell'intonaco deassorbente, noi avremo circa un terzo del volume dell'intonaco che estrae umidita' dal muro e la cede all'ambiente e viceversa i due terzi che faranno l'esatto opposto
questo puo' generare un abbassamento dell'umidita' ambientale, pur in presenza dell'aumento causato dalla zona al piede della muratura

teniamo presente che poi nella realta' non vi e' una omogeneita' cosi' schematica, ma le differenze di azione dell'intonaco dipendono anche da altri fattori: concentrazioni residue di sali igroscopici, differenze di omogeneita' strutturale della muratura, diversa porosita' del deassorbente  come conseguenza delle operazioni di talocciatura, presenza di fessurazioni ed altri fattori che rendono sempre differente la realta' applicativa dai progetti nati in laboratorio



2)si e' vero, infatti un corretto protocollo d'applicazione dovrebbe sempre prevedere: l'applicazione di un macroporoso  di fondo ed un microporoso finale, i migliori risultati si ottengono creando uno strato di fondo a pori di dimensioni maggiori che hanno proprio lo scopo di formare una sorta di gabbia di cattura e compensazione dei sali, tale porosita' dovrebbe essere abbastanza grande da non subire o almeno ritardare i danni da disgregamento dovuti all'espansivita' propria dei sali ed evitare che si accumulino all’interfaccia d’adesione dove provocherebbero distacchi

come opinione personale , fermo restando che considero sempre l'intonaco deassorbente come un intervento  coadiuvante da far comunque interagire con una barriera, credo che un buon intonaco deassorbente possa anche essere risolutivo, da solo, nei casi di basso afflusso di umidita' e possa essere comunque abbastanza duraturo negli altri casi sempre che siano rispettate le seguenti regole:

un trattamento antisale di conversione di qei sali che possono essere convertiti (trasformazione chimica dei sali da solubili ad insolubili)

altro trattamento antisale basato su battericidi per inibire la nitrazione,

un terzo ed ultimo trattamento antisale silossanico a penetrazione per lo spostamento piu' in profondita' del punto di contatto dell'acqua liquida


primo strato di intonaco macroporoso molto idrofobizzato,

secondo strato, di adeguato spessore, di microporoso deumidificante

finitura con idropitture altamente traspiranti: silicati, siliconiche o a calce ma comunque a finitura grossolana


saluti e Auguri di Buone Feste


R. Piovano
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