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Forum Restauro e Conservazione    TEMI GENERALI    Temi generali  ›  Il vuoto di conoscenza Moderatori: admin
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Il vuoto di conoscenza  (attualmente 2,006 viste) Print
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Architer
Giugno 4, 2006, 9:47pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
Utente anziano
Posts: 101
Location: Palermo
Il titolo é provocatorio, ma da due anni che sto tenendo dei corsi ad Enna, prima con l'insegnamento di Degrado e Diagnostica, poi con il Laboratorio di restauro, scopro, che le conoscenze note sono veramente molto limitate, ed i loro approfondimento dovuto ad occasioni del tutto fortuite, e che non c'é davvero nessun serio tentativo né di coordinamento, nè di sintesi delle conoscenze al momento.
Questa é una cosa che ho notato spesso, dagli anni '50 in poi si sono rarefatti gli studi di sintesi, e si sono moltiplicati gli studi singoli o singolari, che non riescono a creare nessun quadro generale di conoscenze (ovviamente solo di riferimento, ma secondo essenziale, perché esistono orientamenti e specificità locali, al di là delle eccezionalità).
Alla fine, si hanno dati tutti molto diversi e diversamente raccolti ed analizzati, senza nessuna forma di coordinamento utile a capire nulla, monadi nel deserto.
MI chiedo se questa impressione, sia solo mia.


Teresa Campisi
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Adamantio
Giugno 4, 2006, 10:40pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
Da quanto scrivi sembra che tu percipisca una scarsità di "rewiew" ovvero di lavori riepilogativi degli studi precedenti che siano in grado di dare una visione più organica delle problematiche.

Sinceramente è vero che ci sono molti lavori che effettivamente presentano una notevole frammentazione tuttavia non si può negare che esistano sempre più numerosi sforzi coordinativi su grandi progetti soprattutto a livello Europeo e internazionale.

Di notevole importanza ad esempio l'impegno del Getty Institute of Conservation di Los Angeles che con il suo operato, suddividendo le tematiche in gruppi di lavoro, spesso si adopera per stilare importanti banche dati e riassumere i risultati in libri liberamente scaricabili per rendere più facile e capillare la distribuzione della conoscenza.

Poi forse dipende anche dal campo che ti interessa... comunque in molti casi il punto della situazione è accessibile... se poi ti manca la presenza di trattatisti... questo è un altro discorso... io personalmente non ho mai particolarmente amato i vari trattatisti che finiscono per essere considerati la verità assoluta...


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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Sere
Giugno 5, 2006, 9:16am Report to Moderator
Restauratrice di arte contemporanea
Utente anziano
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Location: Tra Como e Milano
Citato da Architer
Il titolo é provocatorio, ma da due anni che sto tenendo dei corsi ad Enna, prima con l'insegnamento di Degrado e Diagnostica, poi con il Laboratorio di restauro, scopro, che le conoscenze note sono veramente molto limitate, ed i loro approfondimento dovuto ad occasioni del tutto fortuite, e che non c'é davvero nessun serio tentativo né di coordinamento, nè di sintesi delle conoscenze al momento.
Questa é una cosa che ho notato spesso, dagli anni '50 in poi si sono rarefatti gli studi di sintesi, e si sono moltiplicati gli studi singoli o singolari, che non riescono a creare nessun quadro generale di conoscenze (ovviamente solo di riferimento, ma secondo essenziale, perché esistono orientamenti e specificità locali, al di là delle eccezionalità).
Alla fine, si hanno dati tutti molto diversi e diversamente raccolti ed analizzati, senza nessuna forma di coordinamento utile a capire nulla, monadi nel deserto.
MI chiedo se questa impressione, sia solo mia.


Da studentessa, non posso che darti ragione... è difficile trovare dei testi che trattino del restauro in modo specifico, se li si trova non sono mai approfonditi a sufficienza (tranne rarissimi casi).
Al proposito cmq vorrei fermarmi sul metodo di apprendimento di oggi, che secondo me è condotto per lo più in modo superficiale, e spesso non per colpa degli stessi alunni, ma per un sistema d'insegnamento che prevede una mole di nozioni notevoli da imparare in breve tempo, cosa che non garantisce nè un vero e proprio apprendimento, nè tanto meno la qualità di questo....  

E' per lo stesso motivo che però, a mio avviso, oggi quello che manca è l'approfondimento delle conoscenze, mentre si tende alla loro generalizzazione e sintesi... al fine professionale poco utile direi........  


Serena Francone
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Architer
Giugno 5, 2006, 10:36pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
Utente anziano
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Location: Palermo
Quindi Adamantio, lo sforzo l'hanno fatto gli americani? se capisco.
In Itaia, sul restauro, ma anche sulla storia dell'architettura, a che punto saremmo?
Stabilito, ovviamente che qualunque sintesi, in questi campi sia una sintesi a tempo, ma una sintesi serve, sempre, a conforntare realtà regionali diverse, linguaggi storici diversi, ed a vedere dove dico io, esistano buchi di conoscenza.
Se nessuno fa mai il punto dello stato delle conoscenze, come ci si può confrontare mai, su realtà anche regionalmente diverse o simili? E capire a che punto si é?


Teresa Campisi
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Architer
Giugno 5, 2006, 10:41pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
Utente anziano
Posts: 101
Location: Palermo
Serena di contro, mi stai dicendo il contrario, che glistudi universitari sono generalizzanti e poco specifici, e che li vorresti più specifici. In questo senso, ti direi, é giusto siano generali, sulle metodologie di restauro, si possono definire orientamenti di classificazione, in relazione ai tipi di materiali esistenti ad i  prodotti adoperati.
Ma forse torniamo a prima, si diventa generalizzanti, perché non esistono protocolli comuni e nessuno studio esaustivo, e quindi si va per larghi campi, e per l'illustrazione di pochi casi documentati, singolari, specifici, ed ovviamente particolari.


Teresa Campisi
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Adamantio
Giugno 6, 2006, 12:19am Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
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Location: Torino e Aramengo (AT)
Citato da Architer
Quindi Adamantio, lo sforzo l'hanno fatto gli americani? se capisco.
In Itaia, sul restauro, ma anche sulla storia dell'architettura, a che punto saremmo?
Stabilito, ovviamente che qualunque sintesi, in questi campi sia una sintesi a tempo, ma una sintesi serve, sempre, a conforntare realtà regionali diverse, linguaggi storici diversi, ed a vedere dove dico io, esistano buchi di conoscenza.
Se nessuno fa mai il punto dello stato delle conoscenze, come ci si può confrontare mai, su realtà anche regionalmente diverse o simili? E capire a che punto si é?


Personalmente penso che abbiamo molto da imparare dall'estero su come diffondere realmente la cultura.
Forse noi abbiamo più patrimonio culturale e più esperienza di restauro ma in molti paesi stranieri c'è un sistema lavorativo molto più efficiente e non è solo una questione di investimenti (anche se pure quello è un tasto dolente visti gli investimenti italiani sulla ricerca).
In questi sistemi di diffusione della cultura rientra sicuramente la facile disponibilità di pubblicazioni estensive e fondamentali, a costo basso o nullo, e con un elevato livello dei contunuti. Si tratta di un reale strumento di lavoro. Credo che i soldi che vengono spesi per la ricerca e per la didattica dovrebbero servire per questo tipo di lavori e non per finanziare mille rivoli e rivoletti della ricerca in modo slegato e disorganico e pertanto inassimilabili e poco utili per i ricercatori e gli studenti futuri.
Anche dal punto di vista scolastico credo che regni un'assoluta anarchia che provoca una forte perdita di organicità e di risorse potenzialmente utili.
Un buono studente che trova una scuola inadeguata è una risorsa sprecata, una risorsa che se l'organizzazione fosse stata migliore avrebbe potuto trasformarsi in un grande restauratore (anche se poi qualcuno, e tanto di cappello, ci riesce ugualmente a diventare un grande restauratore NONOSTANTE la scuola...)

Partendo però dal lavoro di tutti i giorni e dalle risorse disponibili spingerei per una rapida informatizzazione delle biblioteche lasciando la libera consultazione e il libero fluire della conoscenza contenuta in migliaia di libri che potrebbe portare in breve tempo alla realizzazione di una colossale biblioteca online con la ricaduta culturale tipica delle grandi biblioteche. Priviligerei ovviamente i libri in Italiano e in Latino al fine di promuovere la nostra cultura anche all'estero. Ho la sensazione che dal punto di vista culturale il primo paese che raggiungerà questo obiettivo sarà avvantagiato rispetto agli altri.



Marco NICOLA
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artistvega
Giugno 7, 2006, 2:00pm Report to Moderator
restauratrice
Utente recente
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Citato da Adamantio
"Personalmente penso che abbiamo molto da imparare dall'estero su come diffondere realmente la cultura.
Forse noi abbiamo più patrimonio culturale e più esperienza di restauro ma in molti paesi stranieri c'è un sistema lavorativo molto più efficiente e non è solo una questione di investimenti (anche se pure quello è un tasto dolente visti gli investimenti italiani sulla ricerca).
In questi sistemi di diffusione della cultura rientra sicuramente la facile disponibilità di pubblicazioni estensive e fondamentali, a costo basso o nullo, e con un elevato livello dei contunuti. Si tratta di un reale strumento di lavoro. Credo che i soldi che vengono spesi per la ricerca e per la didattica dovrebbero servire per questo tipo di lavori e non per finanziare mille rivoli e rivoletti della ricerca in modo slegato e disorganico e pertanto inassimilabili e poco utili per i ricercatori e gli studenti futuri.
Anche dal punto di vista scolastico credo che regni un'assoluta anarchia che provoca una forte perdita di organicità e di risorse potenzialmente utili.
Un buono studente che trova una scuola inadeguata è una risorsa sprecata, una risorsa che se l'organizzazione fosse stata migliore avrebbe potuto trasformarsi in un grande restauratore (anche se poi qualcuno, e tanto di cappello, ci riesce ugualmente a diventare un grande restauratore NONOSTANTE la scuola...)"



la colpa però non è dei singoli individui, ma dello stato e dei comuni che continuano a sperperare soldi in barba a noi italiani. e come li spendono questi soldi? magari i comuni facessero rifare le strade! e comunque la conoscenza delle scuole italiane è si diversa ma anche pari a quella delle scuole straniere se le si pone su una bilancia. quindi se un individuo vuole essere prodigo di conoscenza deve viaggiare e addizionare la propria con quella degli altri stati. ne ho avuta la conferma da una mia insegnante.

inoltre ADAMANTIO non mi ritrovo d'accordo con te sul fatto che ci dovessero essere più biblioteche virtuali. non si avrebbe più il piacere di sfogliare le pagine sentendo la carta scorrere tra i polpastrelli.


chiara massimi
restauro tele, tavole, opere lignee policrome,
affreschi, dipinto murali e lapideo a Roma
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Adamantio
Giugno 7, 2006, 10:24pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
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Location: Torino e Aramengo (AT)
Non ho detto che non ci dovrebbero più essere biblioteche cartacee... anzi... alle biblioteche è delegato l'importantissimo compito di conservare i testi storici...

In ogni caso l'usura provocata dagli utenti è sicuramente una fonte di degrado per i libri antichi... da qui l'uso dei microfilm...

Se fossero liberamente accessibili uno potrebbe decidere di leggerli a monitor o di stamparli o se ha la biblioteca vicina di consultarli direttaente per il piacere della carta sui polpastrelli... come è adesso, invece, se la biblioteca è lontana si è semplicemente tagliati fuori dalla possibilità di accedere alla risorsa a meno di costosissimi spostamente oltre a tutte le necessarie autorizzazioni...


Marco NICOLA
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Architer
Giugno 14, 2006, 6:27pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
Utente anziano
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Location: Palermo
Sul fatto della digitalizzazione dei testi (magari i puù antichi e soggetti ad usura), posso essere d'accordo con Nicola. La trascrizione, laddove ben fatta, di testi antichi, può preservare l'originale dall'usura, ma difatto, e lì sarei d'accordo con Chiara, toglierebbe un rapporto personale di 'decifrazione', che potrebbe essere delegato, per pigrizia e difficoltà, o ormai ridotta necessarietà, a pochi specilisti, allontanando molti dal rapporto con la conoscenza dei 'documenti reali (e parlo della calligrafia, dell'impostazione del testo, del come sapere fare una ricerca archivistica, etc...).
Ritorno brevemente sul discorso dei testi di sintesi.
Facendo un'esempio. La storia dell'archittettura in Sicilia, ad esempio, si é avvalsa, fino agli anni '80 di un lavoro di coordinamento, che fu molto attivato dal Prof. Salvatore Boscarino, in coordinamento con altri studiosi di Storia, di letteratura, di Arti...
Da questa esperienza ne nacque una serie di columi di 'Storia della Sicilia', pubblicati a Napoli, allora, ma unificanti nel tema e sviluppati, sotto diversi apporti dalle diverse specificità disciplinari.
Trovo che questo tipo di lavoro, ormai sia diventato molto raro. Mi riferivo a questo, perché ormai pochissimi studiosi sono capaci di mettersi in gioco, anche affrontando argomenti poco toccati, dal proprio ramo di ricerca, in vista di una ricerca più comune e globale.
Trovo che la capacità di coordinamento scientifico sia diventato difficile a livello universitario, non solo fra aree diverse, ma confluenti, ma anche nelle stesse aree, per il naturale, e sciocco, antagonismo, all'interno delle stesse aree.
Per dirti Nicola, su alcune cose, per esempio gli studi di architettura medievale, io faccio sempre riferimento a pubblicazioni, che potresti definire compilative, ma che servono a dare un quadro di sintesi degli aspetti comuni e delle singolarità specifiche, rimandando per gli approfondimenti, molto più specifici, a singoli studi, più speciialistici.
Se no finiamo per fare come un mio amico geologo, che all'interno di un'ediicio del '700 a Palermo, guardava delle effllorescenze saline, e rimanendo sul particolare, non capiva da dove provenissero, mentre una evidente perdita dalle coperture, se solo avesse alzato lo sguardo, sarebbe stata del tutto evidente.


Teresa Campisi
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