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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO ARCHITETTONICO    Materiali lapidei naturali ed artificiali  ›  basta con il cemento Moderatori: admin
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basta con il cemento  (attualmente 9,295 viste) Print
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simi
Agosto 26, 2006, 10:18pm Report to Moderator
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Vorrei dire un'ultima cosa ad una persona con cui pochi giorni fa ho avuto una piccola discussione sull'utilizzo del cemento (purtroppo è così, e succede spesso)..........sò che partecipi a questo forum......

Ribadisco....

L'intonaco a cemento è senza dubbio il peggiore per l'edilizia storica,  te ne parlerò solo per evidenziarne gli aspetti negativi;  è stato molto diffuso in un recente passato, ed è incredibilmente impiegato ancor oggi,
L'intonaco a cemento assume dopo la stagionatura un notevole grado di durezza e tende a ritirarsi creando cavillature, in gergo "ragnatela" o "carta geografica"; attraverso queste cavillature l'acqua meteorica passa e si espande nella sottostante muratura. L'asciugatura è sempre superficiale e l'acqua assorbita fuoriesce in minima parte creando attorno alle fessure un sottile alone d'umidità; l'acqua immagazzinatain questo modo rimane all'interno del paramento, poichè l'intonaco cementizio ha caratteristiche  antitraspiranti e di forte impermeabilità:
Il ciclico abbassamento di temperatura determina il gelo dell'acqua rimasta sotto la superficie che, gonfiandosi, provoca il distacco di estese parti di intonaco, in gergo "scatole" con strappo di parte della muratura.
Nelle zone dove non si sono verificati distacchi la malta maniene un forte potere aggrappante, e grandi porzioni di lateriziorimangono attaccate all'intonaco in caso di asportazione forzata, soprattutto se questo è stato cotto a basse temperature e presenta perciò scarsa resistenza meccanica.
Esistono peraltro edifici ormai storici nei quali  occorre riproporre intonaci cementizi;
anche nella nostra città ad esempio, esistono infatti pregevoli esempi di architettura, realizzati a partire dagli inizi del novecento fino ad arrivare ad epoche recenti. In questi casi , il consiglio più utile è quello di operare con un normale intonaco a calce idraulica e di limitare l'uso del cemento alle finiture superficiali,
Quest'ultimo metodo è anch'esso "storico", in quanto è rilevabile su edifici di più di cinquant'anni fa e non ha dato luogo a quei fenomeni negativi sopra descritti.
L'intonaco a cemento non è certamente un supporto ideale per un tinteggio tradizionale a base di calce, non di meno se si adoperano certi accorgimenti ne è possibile la messa in opera; il principale consiste nel lasciare stagionare l'intonaco per almeno un anno, o quantomeno un intero inverno; in questo modo ha il tempo di "spurgarsi", come si dice in gergo, di perdere cioè quelle componenti acide contenute nella malta dannose a questo genere di finiture:
Naturalmente più è grande lo spessore, maggiore è il periodo che occorre attendere.

Spero che ora farai a meno di usare questo benedetto cemento!

Simona Mogavino


Simona mogavino
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Edgardo Pinto Guerra
Agosto 27, 2006, 8:38am Report to Moderator
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Considerazioni sui danni del cemento in vecchi edifici.
- Il cemento ha soppiantato la calce idraulica per murare e intonacare all'inizio degli anni 1950 perchè era *più forte e resistente*. Verissimo (sciaguratamente). La calce è stata completamente dimenticata fino a pochi anni fa. Perciò, la maggior parte del nostro patrimonio è murato a calce.

- Una muratura portante lavora max a circa 15 kg/cmq - una malta di calce ne da 40-50, più che sufficienti. Una malta di cemento 300 kg/cmq. A che pro?

- I componenti alluminosi del cemento reagiscono con la vecchia calce formando sali di thaumasite ed ettringite. La Ettr espande e spacca tutto. Anche questo stacca gli intonaci.
- Il peggio sono le stuccature dei corsi di calce fatti con *buona* malta bastarda. In presenza di sali da risalita o di bufere marine questa causa la distruzione del muro perchè:
La malta di vecchia calce era più permeabile del mattone o della pietra, quindi l'evaporazione e il deposito di sali avvenivano preferenzialmente dai corsi, che si distruggevano per l'azione dei sali. Salvando il muro.
La stuccatura con nuova malta cementizia è meno permeabile del materiale del muro. Per cui, ora evaporazione, sali e distruzione avvengono preferenzialmente attraverso la pietra o il mattone. Lasciando in bella vista il reticolo di stuccature a malta cementizia. Basta guardarsi attorno.
- Oltre tutto, come detto, murare con malta bastarda vuol dire dire addio ai recuperi di materiale storico. Cosa che sembra quasi nessun tecnico geometra Comunale comprenderà mai. Se glielo dici ti guardano con commiserazione.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Architer
Agosto 31, 2006, 9:26pm Report to Moderator
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Edagrdo sarei concorde se la calce industriale fosse uguale a quella storica. Ma l'industrializzazione del processo produttivo,  ha in parte fatto decadere le proprietà di quella tradizionale.
Non lo dico io, ma lo afferma anche Torraca, in G. Torraca, Tecnologia delle malte per intonaci nella conservazione degli intonaci antichi, in Ministero per i beni culturali ed ambientali. Istituto Centrale per il restauro, Diagnosi e progetto per la conservazione dei materiali dell'Architettura,pp. 203-206.
Quindi, o si cerca di riottimizzare il prodotto calce a certi livelli, o le cose che dici, hanno ormai il sapore della poesia dei bei tempi antichi.


Teresa Campisi
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Edgardo Pinto Guerra
Settembre 4, 2006, 1:44pm Report to Moderator
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Cara Teresa - superfluo citarmi l'esimio Prof Torraca - e, quanto a tempi antichi, pubblicazioni che forse andrebbero aggiornate.
Sappiamo tutti, credo, che la calce venduta come *idraulica* dagli anni '50 ad oggi è in realtà vero cemento diluito.
MA fortunatamente sono entrate in commercio negli ultimi anni le calci idrauliche cosidette *naturali* - che tali sono, calciche e magnesiache.
Ve ne sono diversi produttori sul mercato, grandi e piccoli, nazionali e francesi. Alcuni vendono anche malte premiscelate fatte con interi puliti e scelti. Basta cercarle e . . . . impiegarle.
Per cui, ribadisco il mio completo accordo con Simona: bando al cemento in qualsiasi forma dove può venire in contatto con la vecchia calce. Per motivi funzionali  (traspirabilità, resistenza sufficiente, permeabilità ai sali ecc.) e non sentimentali.
Sto pensando di far stampare un cartello "Vietato l'ingresso al cemento" da appendere fuori del cantiere.
Scherzi a parte, ieri un grosso progettista-impresario mi spiegava la bontà dei suoi interventi di consolidamento di vecchi muri a base di barre d'acciao e iniezioni di cemento addittivato. Si è scandalizzato quando gli ho suggerito calce naturale e barre inox.



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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luciano64
Settembre 17, 2006, 11:08am Report to Moderator
architetto
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salve a tutti i partecipanti del Forum
sono appena iscritto e questi argomenti mi sono di grande interesse.
purtoppo, come da voi espresso, difficilmente si riesce ad avere un confronto su tali temi con professionisti del settore.

prima replica all'ing......: ma la calce nn risulta dannosa all'acciaio INOX, almeno il tipo AISI 304?
nn sarebbe meglio utilizzare perni di ottone inghisati???

inoltre vorrei segnalare o quantomeno discutere su altro aspetto, di cui nn avete ancora parlato, del pericolo per la perfetta posa in opera di intonachi costituiti da malte cementizie o bastarde su murature in conci regolari o non di pietra.
nella mia esperienza (10 anni come professionista architetto) nel campo del restauro architettonico, a parte tutte le notazioni che avete brillantemente introdotto, ho fatto la seguente osservazione: lavorando su vecchie murature napoletane, normalmente realizzate in conci di tufo giallo napoletano, capace quest'ultimo di grande assorbimento d'acqua, nel caso di realizzazione di intonachi a base cementizia, pur avendo abbondantemente irrorato d'acqua le murature in oggetto, tali intonachi risultano (al momento della loro posa in opera) perfattamente planari (asperità con freccie minime di pochi mm).
ma, come per magia, dopo i 28 gg di stagionatura..............tale conformazione nn risulta piu soddisfacente i requisiti di planearità richiesti dalla perfetta posa in opera, e lo si noterà solo dopo la tinteggiatura, e soprattutto quando a distanza di mesi si poserà la polvere sulle murature, facendo apparire e risaltare le cosiddette "bozze".
ciò ovviamente si complica nel caso in cui la muratura non sia omogenea ma realizzata con eventuali inserti di laterizio, che notoriamente presenta capacita di assorbimento diverse.
è chiaro che l'intonaco a base cementizia, ha, nella sua fase di stagionatura un bisogno ricorrente di lavorare con acqua dell'impasto, ma se il muro è fortemente assorbente, una volta asciugato, comincerà ad assorbire l'acqua presente nell'impasto della malta intonaco, facendole perdere volume, e pertanto causerà i difetti in oggetto.
Con l'utilizzo delle malte aeree, che notoriamente non lavorano in acqua ciò sarebbe ovviamente risolto, ma anche con l'utilizzo di malte idrauliche quali quelle a base di calci idrauliche naturali, si riesce ad ottenere  un "ritiro" fortemente controllato dei volumi di impasto applicato.
mi preme sottolineare questi aspetti perche credo che per chi si avvicina al restauro architettonico di facciate monumentali e non , ciò costituisca una delle insidie peggiori, unitamente alle "cavillature" ed ai distacchi delle tinteggiature.

mi farebbe piacere leggere vs considerazioni in merito



grazie per la paziente lettura, la prox volta sarò piu sintetico

ciao


Luciano architetto - napoli
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Edgardo Pinto Guerra
Settembre 19, 2006, 12:01pm Report to Moderator
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Complimenti a Luciano - tutto quanto da lui sperimentato non fa che confermare quanto da noi detto e ri-detto. "Vietato l'ingresso al cemento" (salvo per opere strutturali nuove) - anche per gli intonaci - nei restauri di edifici costruiti a vecchia calce.
Impiegare solo calce idraulica naturale secondo UNI EN 459 2001 Classe NHL (2 o 3,5 o 5) - anche per le malte di allettamento per cuci-scuci o per nuovi muri addossati a quelli vecchi. La resistenza è più che sufficiente.

- Silossani di finitura. Per me vanno benissimo PURCHE' siano messi su un intonaco posato su muro senza sali. Altrimenti peggiorano la già pregiudicata situazione.

- Barre inox o di ottone inghisate. Confesso che non ho mai sentito parlare di barre di ottone inghisate -. Mi sembra una combinazione ottima per produrre una batteria elettrolitica, se c'è un minimo di umidità, e così corrodere tutto in breve tempo. Non avevo dubbi sulla combinazione Inox/calce - certo un grande passo avanti rispetto a acciaio/calce - ma mi informerò meglio per togliere la pulce.
Salutoni,



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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luciano64
Settembre 21, 2006, 1:34am Report to Moderator
architetto
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Salve di nuovo
grazie per le risposte

vorrei sottoporre alla vs attenzione il prodotto INTOCALCE - premiscelato di inerti selezionati a varia granulometria e legante a "base di calce idraulica" pura.

qualcuno lo ha mai utilizzato? ci sono controindicazioni? l'impresa appaltatrice di un mio  cantiere vorrebbe usare questo prodotto commercializzato dalla stessa azionda che produce il piu famoso (?) INTOCAD, premiscelato a base cementizia, ma sulle confezioni ne sul web riesco a trovare indicazioni su composizione e posa in opera

grazie anticipatamente


Luciano architetto - napoli
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Edgardo Pinto Guerra
Settembre 30, 2006, 6:36pm Report to Moderator
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Salve - a me sembra il prodotto vada bene in quanto esente da cemento - Intocalce è confrome alla norma europea 998 sugli intonaci.
Nulla vieta che la stessa azienda possa anche produrre intonaci a base cementizia - basta sciegliere . . . . oculatamente.

2 - Da quello che mi dicono gli amici chimici la calce non dovrebbe corrodere l'inox.
Cordiali saluti,



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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Architer
Dicembre 18, 2006, 5:32pm Report to Moderator
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Edgardo, allora la produzione si é finalmente evoluta! E la cosa non può che farmi piacere.
L'esperienza di Luciano, é forse quella che va bene come test. Fare dei provini in opera (committenza permettendo) e valutare gli effetti (in opera, e su quell'opera, o meglio materiale) di quel materiale.
Questa dovrebbe essere una giusta linea di indirizzo. Non affidarsi ciecamente alle marche note, ma valutare schede tecniche come prima fase di scelta dei prodotti, e fare dei provini in opera su quelle scelte con i giusti tempi di valutazione (in mancanza di possibilità di verifiche chicmiche e quant'altro, peraltro costose, e nella vaghezza di alcune schede tecniche esistenti, la speriemntazione in situ, é praticamente unica garanzia di verifica dei prodotti).
Ovviamente, le cose potrebbero cambiare al cambiare del supporto o delle condizioni ambientali esistenti, e quindi, un materiale di buona efficacia su un certo supporto e con una certa condizione microclimatica, potrebbe rivelarsi assolutamente inadeguato al variare di queste condizioni.


Teresa Campisi
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Architer
Dicembre 18, 2006, 5:35pm Report to Moderator
Architetto-Dottore di ricerca in Conservazione
Utente anziano
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Location: Palermo
Sui silossanici sto sperimentando iil comportamento delle tinteggiature nella manutenzione di una mia casa al mare. Vi farò sapere.


Teresa Campisi
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Adamantio
Dicembre 18, 2006, 6:00pm Report to Moderator
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Location: Torino e Aramengo (AT)
Citato da Architer
Edgardo, allora la produzione si è finalmente evoluta! E la cosa non può che farmi piacere.
L'esperienza di Luciano, è forse quella che va bene come test. Fare dei provini in opera (committenza permettendo) e valutare gli effetti (in opera, e su quell'opera, o meglio materiale) di quel materiale.
Questa dovrebbe essere una giusta linea di indirizzo. Non affidarsi ciecamente alle marche note, ma valutare schede tecniche come prima fase di scelta dei prodotti, e fare dei provini in opera su quelle scelte con i giusti tempi di valutazione (in mancanza di possibilità di verifiche chimiche e quant'altro, peraltro costose, e nella vaghezza di alcune schede tecniche esistenti, la sperimentazione in situ, è praticamente l'unica garanzia di verifica dei prodotti).
Ovviamente, le cose potrebbero cambiare al cambiare del supporto o delle condizioni ambientali esistenti, e quindi, un materiale di buona efficacia su un certo supporto e con una certa condizione microclimatica, potrebbe rivelarsi assolutamente inadeguato al variare di queste condizioni.


Mi sembra che una prova in situ sia un'ottima cosa. Non dimentichiamo però che bisognerebbe poter osservare il comportamento per decenni di invecchiamento naturale per rendersi conto del reale comportamento del materiale e poter quindi esprimere una valutazione e un giudizio (correlato peraltro alle diverse tipologie di ambiente e di supporto come giustamente dici)...


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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admin
Dicembre 19, 2006, 12:05pm Report to Moderator
Architetto
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Amici (o meglio visto il rifetimento successivo paisà),
la verità è solo una : scurdamoci u passatu - come (più o meno) recita una nota canzone napoletana.

Calci idrauliche naturali, pozzolana, ghiara, lapillo, spegnimento e maturazione in fossa, forni a legna ... ecc. sono solo un lontano e malinconico ricordo.

Dobbiamo imparare a convivere con la produzione moderna riuscendo (solo dopo diverse esperienze anche negative) ad adattarla alle specifiche esigenze dell'antico (della serie: sembra facile fare un buon caffè).

Un esempio: la produzione di leganti idraulici si sta avviando verso l'utilizzo del metacaolino.
II metacaolino (Al2O3 2SiO2 ), ottenuto tramite un processo di calcinazione del caolino (a 730°C), se aggiunto alla calce, induce in questa un comportamento pozzolanico spiccato e graduabile in relazione alla specifica esigenza (quindi una calce idraulica artificiale).

l'ICR pubblica un'esperienza condotta a Baia (Na):
http://www.icr.beniculturali.it/Convegni/fe2006_sottacqua.htm


Sergio Tinè
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Architer
Gennaio 2, 2007, 8:09pm Report to Moderator
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Sergio, in realtà era un po' quello che volevo dire io, magari maldestramente.
Tornare a metodi di produzione artigianale pre-industriale, é un'utopia.
Accettiamo gli attuali metodi, vediamo cosa non funziona ed ottimizziamoli, non in una logica estensiva (del tipo antibiotico ad ampio spettro), ma mirata (stile antibiotico poco aver fatto l'antibiogramma). Diversificare materiali, produzioni e modalità applicative in relazione alle condizioni contestuali, magari massimizzate in alcuni gruppi fondamentali.


Teresa Campisi
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Edgardo Pinto Guerra
Gennaio 3, 2007, 11:11am Report to Moderator
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Ri-salve, siete molto pessimisti - basta guardarsi intorno.
E' stata recentemente messa in commercio con il nome di BIO (per una volta giustamente) una intera linea di intonaci premiscelati a base di calci naturali a norma 459 NHL - Questo dalla più grossa multinazionale del settore la K...koll per non fare pubblicità.
Perfino la It. cmenti ha la linea Calcite, (pare però che i costi siano da valutare bene) ecc.
Conosco anche ditte che commercializzano intonaco base di grassello di calce aerea  . . . suvvia, non copriamoci la testa di cenere (o di pozzolana), qualche cosa si muove!



Edgardo Pinto Guerra. http://www.consultingepg.com
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comintonaci
Gennaio 16, 2007, 9:14pm Report to Moderator
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Sarò, e sono stato, committente di lavori di facciata in una proprietà, parte in un palazzo del ‘700 e parte in un palazzo del ‘200 / ‘300 detta “casa romanica”, soggetta dal 1999 a comunicazione della Soprintendenza di Genova, a norma della 241/90, d’importante interesse storico artistico  nel Centro storico di San Remo (IM ), nonché confinante con il contiguo “Palazzo del Capitolo” gravato dal 1934 da vincolo storico artistico ai sensi della Legge 1089/1939
Sono diplomato in Discipline Pittoriche presso  l’Accademia di belle Arti di Milano, pertanto non ho alcuna preparazione specifica, riguardo a quanto trattato in questo forum, se non quello che un pittore deve sapere nel realizzare un buon fresco; tuttavia chiedo di ascoltare la mia esperienza edilizia e possibilmente avere da Voi specialisti qualche ragguaglio in merito.

Come è ovvio ho prodotto al Comune le dovute domande di autorizzazione edilizia includendo in queste l’impegno al rispetto delle prescrizioni contenute:
nel Piano Comunale dell’Arredo Urbano   ( in particolare ) del Piano del Colore –adottato- approvato il 28/04/1992, divenuto esecutivo  il 22/06/1992, ove tra le le “Norme Tecniche di Attuazione”  è previsto:
(…) Art. 19.5 – MATERIALI PER RIVESTIMENTI. Nelle Zone 1 e 2 l’aspetto dei rivestimenti e delle pareti a faccia a vista potrà essere modificato solo per riportarlo al suo aspetto originario; altrimenti è ammesso solo il restauro o la manutenzione. Nella Zona 3 potrà essere usato ogni tipo di rivestimento, purché in armonia con l’ambiente esistente. (…)

nel Piano di Recupero, relativo all’area interessata, nel Centro Storico “Pigna”, –adottato - approvato il 28/04/1992 e divenuto esecutivo il 22/06/1992 - tra l“Integrazione Norme di Attuazione”, riguardante anche i miei immobili, è previsto:
(…) Art. 15. Tinteggiature e intonaci. Sono da definirsi con campionatura in loco previa indagine sull’esistente secondo le indicazioni prescrittive della Concessione Edilizia o Autorizzazione. Sono preferiti materiali non coprenti e traspiranti come la calce, i silicati o altri prodotti con caratteristiche analoghe. Sono da escludersi tutti i prodotti formanti pellicola non permeabile in quanto dannosi per le murature sottostanti non permettendo alle stesse di respirare favorendo le muffe ed il ristagno d’umidità. Gli intonaci esistenti dovranno essere possibilmente mantenuti e restaurati. Nel caso di rifacimenti e sostituzioni bisognerà rifarsi alle tecniche utilizzate storicamente ( malta di calce idrata, di cemento o bastarda lisciata a frattazzo), mantenendo le tonalità cromatiche preesistenti con sabbie idonee e graniture. (…)
Prof. Giuseppe d'Orsi
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