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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Finitura canterani XVII secolo Moderatori: cinnabarin
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Finitura canterani XVII secolo  (attualmente 6,333 viste) Print
3 Pagine 1 2 3 » Tutti Raccommanda Thread
ammon
Luglio 26, 2007, 6:45am Report to Moderator
Restauratore
Nuovo utente
Posts: 3
Ciao a tutti, sono una new entry.

Ho una mia attività di restauro e un mio cliente mi ha dato da restaurare una coppia di canterani seicenteschi lombardo-veneti intarsiati molto importanti. Ho un dubbio: la finitura, secondo voi va fatta a gommalacca o a cera? E in caso di finitura a gommalacca devono essere tirati a 'specchio' o no?

Grazie


Antonio Maniscalchi
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admin
Luglio 26, 2007, 10:14am Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
Trasferisco il messaggio in una sezione più idonea.


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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pierpaolomasoni
Luglio 26, 2007, 10:19pm Report to Moderator
Utente ospite
Le prime importazioni regolari di gommalacca in Europa non si sono avute prima del 1830. Prima di allora la gommalacca era merce rarissima e molto costosa, ed in linea di massima non veniva usata per stoppinature, ma in liuteria come vernice filmante unita ad altre resine ed oli.
Penso sarebbe un anacronismo usare la stoppinatura con tale resina su mobili seicenteschi, anche se l'intarsio richiede una finitura piuttosto lucida.
pierpaolomasoni
Registrato
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ammon
Luglio 27, 2007, 6:48am Report to Moderator
Restauratore
Nuovo utente
Posts: 3
Grazie Pierpaolo.
Quindi mi consiglieresti di finirli a cera? Oppure gentilmente hai altre idee da darmi?

Grazie mille per lacollaborazione.


Antonio Maniscalchi
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pierpaolomasoni
Luglio 27, 2007, 5:37pm Report to Moderator
Utente ospite
In questo forum ho già parlato a lungo delle olioresine che venivano usate massicciamente dai falegnami e non vorrei annoiare ripetendomi; penso sia possibile ripescare i vecchi interventi.
Comunque userei appunto una di queste vernici come fondo per la cera (io mi trovo bene con il linfoil della Geal, ma ve ne sono altre altrettanto buone).
Di solito si tratta di olio di lino cotto, magari con un 10% di olio di thung, una resina naturale e un pizzico di ossido di cobalto che serve per aumentarne l'essicatività. E' un trattamento idrorepellente e consolidante, e, di solito, da un effetto bagnato. Dopodichè interverrei con una cera, e qua ci si può sbizzarrire: se vuoi un lucido molto accentuato puoi addirittura usare una cera da stoppinatura.
buon divertimento
pierpaolomasoni
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Adamantio
Luglio 27, 2007, 6:37pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
Scusa se intervengo, Pierpaolo;
ammiro la tua preparazione che mi pare per alcuni versi enciclopedica, tuttavia non mi è chiaro in questo contesto perchè sarebbe meglio usare, da un punto di vista meramente filologico, oli contenenti l'olio di thung al posto della gommalacca.
Nella replica precedente dici che la gommalacca va evitata perchè disponibile in occidente solo dal 1830. Che io sappia l'olio di Thung arriva solo nel XX secolo in occidente, quindi non capisco come questo possa essere da preferirsi secondo il tuo ragionamento... pur riconoscendo che l'olio di thung ha delle bellissime e desiderabili qualità.

In ogni caso, personalmente, ho un concetto che credo sia un po' diverso dal tuo riguardo l'impiego dei materiali storici. Secondo me è giusto applicarli in alcune circostanze ma non mi sento per nulla fondamentalista dello storico e del naturale e pertanto, dal mio punto di vista, sono applicabili sia l'olio di tung che la gommalacca. Non credo che l'intento del restauro sia la mera ricostruzione o la riproposizione con le tecniche e i materiali storici; prassi che peraltro potrebbe venir interpretata come intento falsificatorio di far credere che ciò che non è integro in realtà lo sia per buona pace di chi vende e acquista.
Ritengo che il restauro debba essere comunque riconoscibile, sempre e comunque nel rispetto dell'esteticità e degli altri valori intrinseci dell'oggetto del restauro.
E se per meglio conservare e restaurare un oggetto, per garantire ad esempio proprietà come la reversibilità e la durabilità, devo impiegare materiali nuovi allora che ben vengano.


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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eadg
Luglio 27, 2007, 10:02pm Report to Moderator
imprenditore
Utente anziano
Posts: 84
ho apprezzato estremamente (senza assolutamente ironia) gli ultimi interventi (masoni-nicola), condivisibili entrambi anche se opposti, di pacata e intelligente riflessione.


arch. edoardo rosaz
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pierpaolomasoni
Luglio 27, 2007, 10:24pm Report to Moderator
Utente ospite
Sono pienamente daccordo; è per questo che reputo filologicamente non importante che un'olioresina contenga alcune sostanze che non possono essere fatte risalire ad un uso "storico". Il fatto è che presso i nostri restauratori di materiali lignei è invalso un uso sistematico e, mi si permetta, spesso insulso della gommalacca, quando le olioresine, anche se modificate ed adeguate a certe esigenze (che possono essere di costi o di continuità qualitative, o altre..), danno senza dubbio migliori risultati sia estetici, sia tecnici, sia di attinenza storica. Mi pare di capire che la finitura del legno sia una di quelle operazioni che si preferisce far rientrate in quella che si potrebbe definire "manutenzione", e che per questo il suo aspetto filologico sia trascurato nonostante le grandi differenze estetiche che comporta. Non si cade nella falsificazione attenendosi a certe tecniche o certi canoni estetici. Ben venga una cornice fatta con la sponderuola piuttosto che a macchina: ricorderà le ondulazioni e la rifrazione della luce dell'originale anche se non sarà in patina.  L'attenersi a materiali e tecniche storiche non comporta necessariamente una falsificazione.
pierpaolomasoni
Registrato
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ammon
Luglio 30, 2007, 6:47am Report to Moderator
Restauratore
Nuovo utente
Posts: 3
Grazie a tutti.
Se posso trarre le mie conclusioni, direi che alla fine bisogna dare più risalto al risultato estetico, indipendentemente dalla tecnica (consona) che si decide di usare.


Antonio Maniscalchi
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pierpaolomasoni
Luglio 31, 2007, 7:37am Report to Moderator
Utente ospite
In questo caso prenderesti i famosi due piccioni con una fava:l'effetto estetico è senzaltro migliore (quello conferito dalle olioresine rispetto a quello della gommalacca), ed useresti una tecnica più vicina a quella originale.
Mi pare che l'unico dubbio possibile dovrebbe essere il grado di lucentezza finale.
In quanto ai dubbi sollevati da Marco, non credo che si riterrebbe una falsificazione eseguire un rigatino su un affresco con calce anzichè con acrilico; direi che la gommalacca equivale all'acrilico, anche come concezione a livello tecnico.
pierpaolomasoni
Registrato
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Adamantio
Luglio 31, 2007, 12:41pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
In ogni caso, Pierpaolo, non volevo entrare nel merito di quale sia la migliore tecnica da applicare (in quanto la gommalaccca potrebbe essere non desiderabile per mille motivi). Quello che mi domandavo nasceva da un puro desiderio di coerenza filologica in quanto avevi espresso un concetto di non applicabilità della gommalacca per motivi storici.
Con i contributi successivi hai comunque dettagliato più esplicitamente la questione. Ti ringrazio per aver preso parte e risposto ai quesiti sollevati.


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
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charlyjazz
Agosto 7, 2007, 10:46am Report to Moderator
Restauratore lucidatore
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Location: Restauratore-antiquario
Ciao io credo che purtroppo il restauro di un mobile oltre a guardare tutti gli aspetti tecnici guarda anche al vile denaro, dovremmo quindi apliccare una tecnica di lucidatura
che veda anche dei tempi ragionevoli; la lucidatura come si effettuava in tempi antichi
richiedeva tempi lunghissimi dovuti al bisogno di lasciare il tempo che si doveva per una parziale asciugatura dell'olio che veniva steso.
Purtroppo tu invece questo tempo non c'è l'hai!!!
Una soluzione potrebbe essere quella di stendere una base di gommalacca
molto diluita (quasi invisibile) e poi stendere un velo di cera sopra, io per i canterani o mobili di quell'epoca mi sono preparato della cera comune a cui ho aggiunto dalla cera
d'api (quella vera in blocchi) sciogliendole assieme per avere una crema piu grassa.
In questo modo la finitura non e invasiva e avrai accontentato te ed il cliente.
Ciao tutto il resto sono chiacchere che ti porteranno a chiudere bottega,

Buon lavoro
Carlo


Favretto Carlo
[b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio
Ciao
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pierpaolomasoni
Agosto 7, 2007, 8:54pm Report to Moderator
Utente ospite
Riassumendo: se vogliamo addentare un tozzo di pane dobbiamo affidarci alla mediocrità.
No, Carlo, non sono d’accordo. Penso piuttosto che se vogliamo mettere qualcosa dentro il pane dobbiamo elevarci dalla mediocrità.
Il procedimento che proponi è quello seguito dalla maggior parte dei restauratori perché reputato più veloce (e su ciò ho i miei dubbi perché vi sono dei tempi tecnici lunghi, ma tempi di lavorazione effettivi forse più brevi), ma è senz’altro tecnicamente scadente, poiché la gommalacca data a pennello perde tutte le sue proprietà positive.
Gli oli, ed in particolare l’olio di lino cotto, nel passato venivano addizionati, durante la cottura, a calce, per velocizzarne l’essicazione; dal ‘700 in poi vengono usati sali metallici, in particolare, oggi, di cobalto.
Vi sono vernici olioresinose che essicano “fuoripolvere”nel giro di due ore. Ed un fondo di questo genere è velocissimo da dare. E’ idrorepellente –la gommalacca a pennello no-, impregna il legno e lo consolida, non è filmante, tonalizza egregiamente, e potrei continuare… Non per niente queste vernici sono state usate da sempre (erano presenti nella civiltà ittita, in quella egizia…), soppiantate nell’ottocento da una mentalità imposta dai nuovi concetti industriali che sovvertivano concetti validi da sempre e che ora ci si sta rendendo conto essere dannosi per i materiali. Ma qui il discorso diventerebbe troppo lungo per questa sede.
Queste “chiacchiere” mi hanno portato non a chiudere bottega, ma piuttosto ad elevare il livello del mio lavoro, e vorrei che questo accadesse al restauro ligneo in genere.
Tipi di lucidatura prima dell’800 ve ne erano molti, con resine e oli e con emulsioni cerose date addirittura con la tecnica dello stoppino. Non so a che tipo di lucidatura tu alluda, così lunga da realizzare!!!
pierpaolomasoni
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charlyjazz
Agosto 8, 2007, 9:31am Report to Moderator
Restauratore lucidatore
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Posts: 6
Location: Restauratore-antiquario
Ciao, ho provato con vari oli e il risultato e sempre che dovro aspettare molto tempo
per avere una sua parziale asciugatura; non riesco a fare una finitura a cera su dell'olio
perche i due mi vanno in contrasto con il risultato che nella maggior parte dei casi
dopo qualche mese il mobile comincia a sudare olio.
Penso che quel tipo di "Lucidatura" sia buona perchè non mi altera la possibile patina
ed è sopratutto molto reversibile.
Teniamo anche conto del fatto che la maggior parte dei canterani che abbiamo oggi
hanno gia ricevuto piu di una volta questo tipo di trattamento.
In verità non sono proprio solo venale ma ci credo in questo tipo di trattamento.
Se mi dai qualche nome di vernice come dici tu olioresinosa la proverò!!
Ciao


Favretto Carlo
[b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio
Ciao
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pierpaolomasoni
Agosto 8, 2007, 5:32pm Report to Moderator
Utente ospite
I risultati scadenti che hai ottenuto sono dovuti a più fattori. L’olio di per se stesso non è una vernice. Per dare un’idea sommaria descriverò le operazioni fondamentali atte a renderlo tale.
In primo luogo va cotto (e già qua vi sono varie modalità a seconda dei risultati che si vogliono ottenere), poi gli si deve aggiungere una resina che serve per caratterizzarlo nel risultato finale (durezza, lucentezza, ecc…), ciò si ottiene mediante la pirogenazione della resina, che consiste nel portare quest’ultima ad una temperatura leggermente superiore a quella di fusione. A questo punto si può aggiungere l’essicativo e successivamente il diluente che darà la giusta fluidità.
Si tratta di operazioni che, se svolte in modo artigianale, possono risultare pericolose, complesse ed imprecise. Pensa che l’ossido di cobalto che si usa comunemente è nella proporzione del due per mille. Si può ottenere la giusta dose soltanto con grandi quantità di prodotto. E’ per questi motivi che anche in passato queste vernici venivano comprate già confezionate, e, magari, solo modificate dall’artigiano (nasce da ciò il mito dei grandi segreti…). Per esempio, ad una vernice del genere si può aggiungere senza difficoltà della cera, o una resina. Se voglio renderla più dura e translucida posso sciogliere dell’ambra in un po’ d’alcol e aggiungerla alla vernice: in questo modo, senza pirogenazione, la resina perderà un po’ delle sue qualità, ma il risultato sarà comunque soddisfacente. Al contrario, posso modificare certe qualità della cera aggiungendovi un po’ di questa vernice; per esempio se devo incerare infissi esposti alle intemperie.
Questa vernice è di tipo impregnante, deve essere assorbita dal legno, e le eccedenze vanno asportate; va data in più riprese successive a distanza di almeno un giorno. Teoricamente due mani, ma io in casi particolari ripeto l’operazione anche tre o quattro volte. Non va assolutamente confusa con le vernici filmanti, anch’esse presenti nel passato (su molti testi vengono citate come “vernici grasse” o “vernici a solvente”) che erano molto più cariche di resina o ottenute con standolio e venivano usate soprattutto come protezione di infissi ed in liuteria.
Io mi sono abituato al Linfoil della Geal, non perché sia la migliore (non credo si possa fare una classifica del genere), è versatile e nel tempo ho imparato a conoscerne pregi e difetti ed a comportarmi di conseguenza. Altre vernici del genere vengono prodotte da parecchie ditte: Durga, New Chemical Prevention, ecc…
Altro capitolo è la verniciatura a stoppino, che si può ottenere con modalità e prodotti svariati, ma non vorrei annoiare.
pierpaolomasoni

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