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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Finitura canterani XVII secolo Moderatori: cinnabarin
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Finitura canterani XVII secolo  (attualmente 5,912 viste) Print
3 Pagine « 1 2 3 » Tutti Raccommanda Thread
charlyjazz
Agosto 9, 2007, 10:50am Report to Moderator
Restauratore lucidatore
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Location: Restauratore-antiquario
Tu parli bene ma ho guardato la scheda tecnica del prodotto che mi dicevi,
mi si e accaponata la pelle   mi vengono i brividi al solo pensiero di dare dell'impregnante ad un canterano del 600!!!
Se c''è una cosa che richiedo ai restauri che faccio e che per prima cosa sia
tutto reversibile, voglio quando sarò vecchio poter rimettere le mani su quel mobile
e riportarlo di nuovo al suo antico splendore senza trovarci sopra cose strane.
Sarà anche sbagliato dare ad un mobile del 600 una vernice creata nel 700 ma
con un pò di alcool la levo via o con mille altre cose senza mai intaccare
il legno.
Magari con il tempo mi ricrederò
Per il momento io spero tu sia un rappresentante della Geal e non un restauratore.
Ciao


Favretto Carlo
[b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio
Ciao
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pierpaolomasoni
Agosto 9, 2007, 4:55pm Report to Moderator
Utente ospite
Caro Carlo, non sono un rappresentante della Geal; puoi visitare il mio sito (ahimè non aggiornato da anni).  Ho solo detto che io uso quella vernice anziché altre simili perché mi ci sono abituato, ne conosco pregi e difetti ed ho imparato a destreggiarmici. Diciamo che la tua è stata una battuta infelice e passiamo ad obiezioni più serie. Reversibilità: da anni si discute intorno a questo argomento e si è sentito di tutto. Penso di non aggiungere niente di nuovo affermando che la maggior parte degli interventi e dei prodotti usati nel campo della conservazione non siano reversibili o lo siano parzialmente. Non conosco la tua età, ma è certo che la finitura che proponi sarà da rifare molto tempo prima della tua vecchiaia. Per eliminarla si dovrà intervenire con prodotti chimici, come dici, che sono più o meno aggressivi nei confronti del legno (e basta con la favoletta che basta un po’ d’alcol per togliere la gommalacca! Questa resina una volta catalizzata resiste all’alcol piuttosto bene), senza contare che nel frattempo questo povero legno avrà sofferto per gli squilibri causati da una alterata traspirazione ed esteticamente non avrà dato il meglio di se.
La vernice che ho proposto (confesso di non aver approfondito i motivi chimico-fisici) tende col tempo ad esaurirsi, nel senso che tende a sparire, come se venisse consumata per dissoluzione (è uno dei difetti del Linfoil, che in questo caso sembrerebbe un pregio), e, comunque, se si volesse eliminarla basterebbe intervenire con un batuffolo imbevuto di etilmetilchetone (anch’esso è un alcol). Il problema imprescindibile è concettuale:  Ã¨ giusto usare una vernice filmante su un mobile risalente ad un’epoca nella quale si usavano verniciature di tipo impregnante?
Va aggiunto che essendo gli oli, presenti in questi tipi di vernici, cotti, la loro penetrazione nel legno è minima: la cottura causa un inizio di polimerizzazione, per cui le molecole perdono gran parte del loro potere penetrante, quindi la loro eventuale eliminazione non può rappresentare un problema. Ultimo appunto: l’olio di lino è un ottimo consolidante, e ciò per un legno del ‘600, magari lastronato, non è una controindicazione.
Pierpaolomasoni
P.S. non ho capito cosa, nella scheda tecnica del linfoil, ti abbia causato i brividi.
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charlyjazz
Agosto 10, 2007, 1:56pm Report to Moderator
Restauratore lucidatore
Nuovo utente
Posts: 6
Location: Restauratore-antiquario
Ciao, ti chiedo scusa sono stato sgarbato con te senza conoscerti!!!
Non ti so dire esattamente cosa non vada in quel tipo di finitura ma solo l'idea di
un impregante mi sconvolge, preferisco lavorare sempre sulla superficie qualsiasi cosa debba fare.
Ho 38 anni ed e ormai da 20 che restauro, mi sono sempre informato
nelle varie fiere e altro per trovare nuovi prodotti ma non ho mai visto
niente che mi attirasse in modo particolare per le finiture.
Da quando ho cominciato a lavorare con mio padre ad ora ho cambiato di molto
sia tecnica che prodotti e sono arrivato a credere che per il momento qwuelo
che faccio deve essere sopra al mobile in modo tale da poter cambiare idea
quando voglio.
Comunque proverò anche questa vernice e poi ci risentiremo, preparati però
perche se non la troverò adeguata e poi.
Ciao


Favretto Carlo
[b][/b]Carlo restauratore Carlo volontariato Carlo appassionato di fotografia Carlo sta cercando un lavoro piu reddittizzio
Ciao
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pierpaolomasoni
Agosto 10, 2007, 3:56pm Report to Moderator
Utente ospite
Mi pare di capire che è l’idea dell’impregnante che ti fa inorridire, ma forse non mi sono spiegato bene. Quando si parla di impregnanti siamo portati a pensare a quelli a basso residuo secco; per intenderci, quelli che in colorificio ci rifilano quando chiediamo un impregnante: prodotti sintetici con una minima quantità di resina (sintetica). Le olioresine si possono definire “impregnanti ad alto residuo secco”; sono, cioè, con una carica di resina molto superiore, e con poco potere di penetrazione, a meno che non siano costruite su una base di olio crudo. Vanno usate come fossero impregnanti perché non devono filmare, dal momento che gli oli essiccando per ossidazione, creerebbero una pellicola superficiale che non permetterebbe l’essicazione del residuo sottostante.
Se preferisci si può dire che vanno applicati come la rolla o i coloranti ad acqua: in abbondanza, e, ad assorbimento completato, spazzolati o trattati in modo da eliminare le eccedenze.
In effetti anche in questo modo si crea un film, ma ha uno spessore ben diverso da quello creato dalla gommalacca (che avrebbe fatto inorridire gli ebanisti del ‘600). E’ paragonabile a quello della cera e non può staccarsi, come invece può capitare a quello della gommalacca, soprattutto se data a pennello. Uno dei grandi problemi dell’artigianato è dato dal fatto che, giocoforza, l’operatore che impara una tecnica è portato a specializzarsi in essa e trascurare le altre. Una ricerca finalizzata ai materiali non deve partire da quelli offerti dal mercato, ma deve essere soprattutto storica. Bisogna capire quale era l’approccio del falegname nei confronti del legno per capire che caratteristiche erano richieste ai materiali di finitura. Dalla metà dell’800 le concezioni auree della falegnameria (come quelle dell’edilizia) sono state stravolte, ed il povero artigiano si è trovato ad imparare tecniche nuove pensando che siano più economiche e, quel che è peggio, antiche. Consolati, è capitato anche a me.
pierpaolomasoni
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robertocamurri
Agosto 18, 2007, 6:08pm Report to Moderator
Utente ospite
io non sono d'accordo, con Paolo Masoni , ne con Marco Nicola, ne con l'accondiscendenza di Edoardo Rosaz , quanto riguarda il significato della parola restauro, e la verniciatura.
Il sifgnificato della parola Restauro, è questo" Riportare l'oggetto nella sua forma originaria, in tutte le sue parti, quindi anche nella verniciatura, se no è falsificazione e si cade nella superficialità, e nella speculazione del fare presto, tanto l'importante è che sia appetibile con un po di lucido o di opaco, e costa poco, con meno tempo di esecuzione, e  per giungere ad un fine, si usano anche prodotti che non si conosce la composizione, ma che vengono classificati come prodotti della bioediliza, ma non per il restauro, ne si conoscono gl'elementi di composizione ne la provenienza.
Il restauratore, per rispondere ad Antonio Maniscalchi, ha sempre cercato i prodotti, lui stesso, per la preparazione delle vernici, , non si è mai affidato ad altri,l' esperienza insegna al restauratore la differenza tra buono e cattivo. La preparazione della vernice non ha solo il mero punto della verniciatura, ma anche come antitarlo, consevante dalla situazione atmosferica, l'elesticita assieme al movimento del legno, la bellezza della verniciatura, sia ad oleoresine di cui fa parte anche la gomma lacca esendo una resina di origine animale .
Questo risultato, lo si ottiene con la conoscenza attraverso lo studio delle resine naturali, lo studio degli oli vegetali e gli olii essenziali per poter avere la massima qualità nella preparazione delle vernici che si usavano nel 500 600 700 800 primi novecento, e ancora fino ad arrivare agli egiziani, che usavano già le resine naturali  olii essenziali . E' importante conoscere il prodotto che si usa, dalla coltivazione alla estrazione alla conservazione , per poter avere una idea del prodotto che si usa, l'importanza della polimerizzazione e ossidazione , le temperature, fattori importanti per la perfetta conservazione delle droghe. La forza delle resine naturali, sta nella perfetta conservazione degli  olii essenziali che sono componenti  fondameentali delle resine naturalii.Le resine naturali si modificano se non vengono conservate bene o estratte bene, e di conseguenza il risultato finale della verniciatura  Ã¨ diverso, e ce ne sarebbe ancora da dire.
E' importante che ci sia una ricerca storica del tipo di verniciatura dell'epoca del manufatto
l'importanza che ha il restauratore nel preparare la vernice attraverso la ricerca storica e attraverso le prove delle varie droghe che usa, è fondamentale per poter fare bene il restauro, L'esperienza prepara il restauratore a fare bene con professionalita il suo lavoro, nel dare al cliente l'opera restaurata , non falsificata,  o adattata, per un mero finale che luccica o opacizza, solo perchè il ckiente non è un esperto.
La fiducia è importante, nel dare al cliente la verità cercata ai massimi livelli. Io non posso dire ho fatto una verniciatura su di uno stallo del settecento con oleoresina, è una risposta superficiale non idonea ad un restauratore.
Il restauratore deve dare professionalità, ed essere preparato sui prodotti che usa, e quindi il contatto  che avrà col  suo cliente, soddisferà con  spiegazioni idonee i materiale e altro, che viene usato , al fine di fare partecipe il cliente  del mobile che ha fatto restaurare, e del costo che ha sostenuto per la conservazione storica del manufatto, essendo il manufatto un capitale.
E' importante insegnare a coloro che cercano  le risposte giuste,   dare risposte giuste, se no si tende a declinare nel risparmio dei prodotti, per stare nel prezzo, il che non fa parte del restauratore.
Anche il sacrificio è importante non solo il guadagno.
L'istruzione è fondamentale per coloro che si inoltrano nei meandri del restauro, ed è giusto che devono essere guidati, nel giusto sentiero, affinchè possano assaporare la bellezza del restauro nella sua perfezione, al fine di fare un buon lavoro, e avere gioia, assieme al cliente.
Io dico sempre che i salami buoni sono finiti, ho fatto molte ricerche,  e solo coloro che sanno cosa vuol dire una buona fetta di salame o prosciutto, sanno la moltitudine di conoscenza che c'è dietro al raggiungimento della fetta di salame buono. Così è per il buon restauro di un mobile, solo coloro che sanno preparare tutte le parti sanno cosa avranno, e la gioia che avranno al termine dell'opera.

Roberto camurri
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pierpaolomasoni
Agosto 19, 2007, 4:21pm Report to Moderator
Utente ospite
Caro Roberto, metti troppa carne al fuoco per poter dare una risposta sintetica come richiesto da un forum, e tocchi argomenti anche molto importanti sui quali ci si accapiglia da tempo e ci si continuerà ad accapigliare.
Tu dici che per restauro, se ho ben capito, si deve intendere:”riportare l’Oggetto nella sua forma originaria in tutte le sue parti…….”.  Come fanno i carrozzieri quando porti loro un’automobile sinistrata! Confesso che nella mia presunzione ero convinto di operare in modo più complesso.
  Il restauro moderno si è gradualmente allontanato dal concetto di ripristino ( e di conseguenza da quello di rifacimento) per avvicinarsi a quello di conservazione (avrai notato che questo forum nella sua denominazione cita quest’ultimo vocabolo). Dal punto di vista della conservazione il restauro come lo intendi tu naviga nella falsificazione. Non voglio fare della polemica, voglio soltanto mettere in risalto quanto sia vago il confine con la falsificazione, confine che si supera facilmente quando per restauro si intende “ripristino”. FALSIFICARE: imitare dolosamente (dizionario Garzanti).In quanto alle vernici “che vengono classificate come prodotti della bioedilizia”, il fatto è che la bioedilizia ha rispolverato prodotti e concezioni legate al passato, e di questi prodotti si conosce benissimo la composizione, basta leggere schede tecniche e di sicurezza.
  Sono fermamente convinto che il falegname del passato, non poteva confezionare da sé le vernici. Non posso credere che un falegname del ‘500, solitamente analfabeta, potesse cercare resine importate da paesi lontani, la cui catalogazione è ancor oggi aleatoria, i cui prezzi erano elevati e la qualità incerta ed incostante, e potesse poi, nella sua bottega, mettersi al lavoro con crogioli e provette (rischiando di andare a fuoco) per cuocere l’olio, far fondere le resine e mescolare il tutto (a circa 150 gradi), aggiungere poi un 2 per mille di sali metallici, ecc… No, non ce lo vedo proprio. E’ come dire che il laccatore si preparava la biacca da solo. Le vernici sono sempre state preparate da ditte specializzate, ditte che potevano importare le materie prime in quantità industriali, quindi a prezzi competitivi e di qualità controllata e costante. E’ storicamente accertato che le repubbliche marinare avevano il monopolio delle vernici, con una fortissima concorrenza da parte degli olandesi, proprio perché in possesso di navi mercantili e di grandi capitali.
Il nostro povero falegname acquistava le vernici già confezionate e magari faceva qualche piccola aggiunta per ottenere risultati personalizzati (e potersi vantare dei propri grandi segreti).
Gli unici artigiani del settore ligneo che abbia riscontrato avere una certa cultura sulle vernici sono i liutai. Vi sono lettere di liutai risalenti al 5-600 che dimostrano come anche questi artigiani comprassero le vernici già confezionate. Esattamente come oggi. E come oggi, anche in passato era difficile avere materie prime con la certezza della provenienza e della qualità. La difficoltà dell’interpretazione delle ricette antiche è appunto data dalla aleatorietà dei termini. Ancora oggi per olio di thung si intendono almeno cinque oli molto diversi fra loro; e che dire per esempio dell’ambra? Quella che veniva estratta sull’Appennino Toscano era ben diversa da quella che arrivava dal nord Europa, o da quelle africane (Zanzibar, Mozambico, Loango….). Difficilmente si può risalire alla definizione chimica della verniciatura di un mobile del ‘500, sia per la quasi totale scomparsa della vernice, del rifacimento della stessa negli anni o dal sovrapporsi di cere da manutenzione, sia per i costi comportati dalle analisi. Quindi non mi resta altro che stabilire le caratteristiche che tale vernice doveva avere (se filmante o impregnante, grassa o resinosa…) ed agire di conseguenza, tenendo presente che difficilmente l’artigiano cinquecentesco conosceva la composizione della vernice, ma soltanto le sue caratteristiche finali. Insomma, mi comporto esattamente come quel povero artigiano. Che poi nella mia vernice vi sia elemi o sandracca, non vedo bene quale sia l’importanza. Se voglio un aspetto più lucido, posso apportare qualche modifica, magari aggiungendo un po’ di benzoino, oppure scegliendo una cera molto lucida…
L’importante è non liftare il mobile, la mia deve essere un’azione volta alla conservazione interpretando e rispettando le concezioni tecniche che hanno permesso la creazione e la sopravvivenza nei secoli del mobile stesso. Non so se le mie risposte siano giuste, anzi, non credo che vi siano risposte giuste o sbagliate, forse non vi sono nemmeno risposte, ma soltanto considerazioni che possono essere del mio tempo o anacronistiche.
pierpaolomasoni

Registrato
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robertocamurri
Agosto 19, 2007, 7:33pm Report to Moderator
Utente ospite
Io ho guardato la scheda tecnica del linfoil e ti dico che è superficiale, non ti dice quali sono i componenti,  se non che dice " oli vegetali, resine, cere dure, mi sembra poco. Per lucro ci sono sempre state falsificazioni, anche nel 1500, e anche prima, per questo che ti dico che i falegnami si facevano le vernici, che poi il produrle non richiede tutto questo complessone di alchimia, le conoscenze erano tramandate, i buoni falegnami, e nel 1500 c'erano, si comperavano le materie prime e si producevano le vernici, usavano l'olio di lino crudo , oppure olio di noce,ecc... ,
I falegnami non erano necessariamente scrittori, per fare un mobile , mica lo fai con la penna, ( non voglio con questo mio parlare essere scortese, ma solo pratico),si usava la tramandazione visiva, la conoscenza empirica, da maestro all'allievo, per fare i colori usavano la natura , e le estrazioni dai vegetali, e l'utilizzo delle resine che conoscevano gia. Con la tua descrizione , mi proietti in mondo buio, ignorante, ma non è così.I liutai come i falegnami avevano la loro arte e segreti, come quello di stradivari
Il restauro,quello moderno, come tu dici ha travisato il suo significato,  e così anche la bio edilizia è falsa, le schede tecniche non te le danno sono dei segreti, se metti mano ad una scheda tecnica ti ritrovi un film di dati chimici di cui l'industria ci sguazza, non esiste più il bio-logico, è anchessa una parola travisata per comodità di tempi di esecuzione,e speculazione ( spero di sbagliarmi?).
Chi è che si prende la briga di costruirsi le miscele di olii vegetali miscelate a cere e a solventi, o utilizzare miscele di  balsami  da dare su di un mobile come antitarlo e verniciatura, perchè un balsamo, non è altro che una resina naturale, di una particolare pianta, non lo fa più nessuno è più comodo comperare cio che non sai, ne sai come è composto, si fa prima.
Un tempo erborista andava a raccogliersi le erbe, oppure quando le comprava, faceva alcune prove, odore, sapore, colore , secchezza, e visitazione empirica della stato del fiore o della parte della pianta che si utilizava come droga per l'utilizzo appropriato.
Ora l'erborista compera tutto, e non fa neanche i normale saggi di reazione contemplati dalla farmacopea, e cosi anche il farmacista, un tempo era diverso, anche lui faceva questi piccoli esami per la classificazione della droga, ora non fa più niente, si fida delle industrie,e tu vedi che disastri succedono ai danni delle persone, e cosi anche nella restauro , il suo significato, si è modificato, adattato, alle industrie che anno in mano tutto, ma non hanno in mano la conscenza della verità , questo tesoro, è ancora in mano a coloro che cercano le cose giuste, e sanno che la parola restauro, significa riportare allo stato di origine in tutte le sue parti, secondo come è stato creato, utilizzando metodi, e tecniche del periodo di realizzazione, anche la composizione della vernice quando se ne conosce la preparazione è giusto farlo, utilizzando prodotti come si usava all'epoca, si possono trovare basta cercare, per la veridicità del restauro , se no è falsificazione.
Tutto si trasforma anche la percentuale di nitrati che devono essere presenti nell'acqua per essere potabile, li hanno modificati o adattati i parametri,  secondo la cee deve essere dello 0,5%, secondo l'italia 35, 40%, perche è talmente inquinata che non possono fare altro che alzare i parametri per far credere alla gente che è potabile.
Così anche per il restauro, si modificano i parametri, e tutto va giù, ed è sempre restauro.
Con questo voglio dirti che c'è soddisfazione nel preparare le vernici , e la possibilità di raccontarle ai clienti, è ancora più bello,  si puo vivere, si trasporta il cliente nelle tecniche di lavorazione del periodo del mobile , con relative tecniche della preparazione delle vernici,ad olio, a cera a gommalacca ecc...ed il cliente ne è più partecipe e capisce anche di più sulle difficoltà del restauro, e se ne fa una culturae, una giustificazione del costo.
Alla fine del tuo intervento leggo che sei un conservatore del mobile nella sua identità, ma la fedelta della realizazione, anche nei minimi particolari, è importante, il lambrusco di rolo in provincia di reggio Emilia è diverso dal lambrusco di sorbara, provincia di modena, ma sono due lambrusche ma non posso vendere quello di rolo per quello di sorbara, è una questione di fedeltà e precisione .

Ciao PierPaolo,spero che l'amministratore del forum gli venga l'idea di  fare unincontro in un bel posto, per assaporare qualche buon piatto fatto ad arte, per fare due chiacchere, per stare in compagnia.

Roberto camurri

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pierpaolomasoni
Agosto 20, 2007, 5:02pm Report to Moderator
Utente ospite
Un seminario l’ho organizzata a maggio in una splendida cascina fortificata nella quale aveva alloggiato Carlo Magno la sera prima di suonarle al povero Desiderio. E’ un peccato che non sia venuto: avremmo potuto scazzottarci allegramente di fronte a due bottiglie di Lambrusco (scommetto che non andiamo d’accordo nemmeno su quello: io preferisco quello di Sorbara). Comunque, ne ho in programma altri: tu porti il lambrusco, io il salame.
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robertocamurri
Agosto 20, 2007, 10:52pm Report to Moderator
Utente ospite
Aspetto il tuo invito, cordiali saluti
Roberto camurri
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pierpaolomasoni
Agosto 25, 2007, 8:22am Report to Moderator
Utente ospite
Rileggendo l’intervento di Roberto, ho pensato che sarebbe bene sfatare un altro di quei miti che lo esaltano (e non soltanto lui); mi si accuserà di cattiveria, ma trovo fuorviante lasciarsi cullare da false credenze. La storia dell’artigianato è costellata di segreti di Pulcinella che tolgono lucidità e spesso fuorviano la ricerca.
Stradivari e le sue vernici. Ho discusso a lungo con liutai, alcuni dei quali avevano avuto modo di esaminare strumenti di questo grande maestro. Le conclusioni che ho unanimemente sentito sono che il suo grande segreto non era nella vernice, che anzi mi si dice essere di qualità mediocre, ma nella scelta accuratissima dei materiali e nella costruzione che ha raggiunto una precisione eguagliata soltanto dal Guarnieri, i cui strumenti sono stati preferiti da Paganini, giudicati superiori perché dotati di maggior sonorità –non dimentichiamoci che allora non vi erano amplificatori o altoparlanti-. Gli strumenti realizzati dal figlio Francesco, con la sua assistenza, sono di qualità nettamente inferiore, pur avendo gli stessi legni e le stesse vernici. Secondo alcuni studi l’alto pregio di questi strumenti è anche da attribuire alla piccola era glaciale dalla quale si stava uscendo, che permise la crescita soltanto degli alberi più sani, con anelli proporzionati fra loro. Abeti così perfetti non sono più disponibili.
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robertocamurri
Settembre 4, 2007, 1:33am Report to Moderator
Utente ospite
Stradivari non aveva segreti, ma una conoscenza tramandata del suo maestro, conoscenza che lui ha trasformato attraverso la passione per la musica, la ricerca del suono che lui desiderava ottenere, e questo attraverso la cernita delle piante, compresa la verniciatura per la calibrazione del suono, perchè la vernice ha molti pregi, sul suono, per renderlo più morbido o più acuto, non c'è ne vuole tanta, è necessario conoscere i prodotti.
Non ci sono segreti di bottega , ma una conoscenza che si acquisisce, con la ricerca, per raggiungere un fine, una perfezione.
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chermes
Dicembre 18, 2007, 10:31pm Report to Moderator
restauratrice
Utente Attivo
Posts: 47
ciao a tutti, anch'io sono d'accordo che non si può valutare solo il lato economico...
se facciamo così è meglio lasciar perdere subito...ma questo metodo 'universale di dare la gommalacca sotto la cera lo trovo limitato, e non di bell'effetto.
la gommalacca comunque dona sempre quel colore dorato non sempre auspicabile.
io per i mobili del settecento uso un impregnante della durga a base di olii, abbastanza diluito. poi una volta asciugato vado giù di pomice e cera col tampone per chiudere il
poro, dopo alcuni giorni uso uno stoppino pulito con pochissimo alcool.
vi assicuro che il risultato è eccezionale...bisogna esercitarsi sulle quantità dei vari elementi, non è facilissima come soluzione, ma io adoro il risultato!
sembra velluto al tatto, e visivamente ha una interessante rifrazione della luce.


luciana mao
Registrato Offline
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pierpaolomasoni
Dicembre 18, 2007, 10:53pm Report to Moderator
Utente ospite
Complimenti, sei arrivata ad usare la vernice (si tratta di un'olioresina: fondamentalmente è la vernice più antica) pressapoco come veniva usata nell'antichità. Da anni insegno ai restauratori tecniche simili.
Mi fa molto piacere sapere che qualcun'altro ci sia arrivato.
pierpaolomasoni
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chermes
Dicembre 19, 2007, 9:26am Report to Moderator
restauratrice
Utente Attivo
Posts: 47
bhè...anche a me...a volte quando lo spiego a qualche collega...con enfasi...mi guarda con sospetto, e poco interesse.!
anche nel restauro come in tutto il resto ci sono sensibilità differenti, diversi modi di approcciarsi e di percepire il lavoro finito, come lo dimostra anche il dibattito acceso scaturito sulle pagine precedenti.
a me piace scambiare esperienze, e soprattutto condividerle attivamente con chi vede in questo lavoro qualcosa che va oltre il semplice 'riparare o riportare alle origini' un manufatto.



luciana mao
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robertocamurri
Gennaio 25, 2008, 12:06am Report to Moderator
Utente ospite
Salute Pierpaolomasoni, ho parlato con il rappresentante, di Firenze, delle Geal  che è stato molto gentile nel darmi spiegazioni di carattere tecnico-commerciale, ( ti conosce ) i prodotti che la Geal usa per i suoi preparati sono purificati attraverso la chimica di sintesi, per ottenere dei prodotti moderni adatti alle esigenze moderne,in fatti sono prodotti per la Bioedilizia, ma che sono comodi e pratici per molti interventi, ma non per un vero restauro.
Tu il mobile lo devi restaurare, cioè lo devi riportare alle sue origini di tecnica di costruzione, utilizzando i prodotti che il periodo del mobile richiede, questo per il vero restauro.
Ora capisco perchè consigli i prodotti della geal, perchè hai perso amore, o forse non te l'hanno insegnato, il tuo ragionamento è un ragionamento da restauratore moderno non da un restauratore,  sono  finiti i restauratori,  Ã¨ subentrata una nuova categoria di restauratori cioè quelli che non hanno amore per il vero restauro che non ricercano la verità, ( ,non che siano senza amore , ma non hanno maestri che gli insegnano, quindi non gli rimane che, <.. un forse va bene cosi, è meno faticoso e perdo meno tempo>.
Ma un buon olio di noce spremuto a freddo,  ti da una  bella colorazione del legno, è antisettico e antimicotico, previene l'attacco da tarli, che la Geal se lo sogna, o un buon olio di oliva spremuto a freddo di colore verde o giallo, è antisettico e antimicotico, previene l'attacco da tarli, da delle belle tonalità al ciliegio e alla noce di pianura qulla chiara, per preparare una verniciatura a tampone sia a gommalacca che a cera e olio, oppure solo olio di noce , mano dopo mano, un po di alcool , un po di cera, e cosi via... .
Giorno dopo giorno, con pazienza si prepara una verniciatura leggera fine morbida.
Ma quella che ti sto raccontando è una favola, bella, e che ha in se l'arte della sapienza che deriva dalla ricerca del meglio, per ottenere il meglio, ma che oggi non è più possibile, e sai perché, perché hanno perso la strada della conoscenza della verità delle cose, e non sanno più dove trovarla, a meno che un maestro gli insegni la via, ma non con molti libri ma con l'esempio.
Però sono convinto che il novello restauratore deve capire il sacrificio dell'apprendere l'arte, la conoscenza, e che, le associazioni dei restauratori dovrebbero salvare, come si salva un mobile dell'epoca romana, pezzo dopo pezzo, l'arte del restauro.
L'ultima cosa, il fatto che uno sia analfabeta non vuol dire che sia ignorante, la migliore scuola non sono i libri, o saper leggere, ma la pratica con un maestro che ti insegna la conoscenza dell'arte del restauro.
L'arte di fare i salami buoni è finita.
Ciao Pierpaolomasoni

Roberto Camurri





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