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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Finitura canterani XVII secolo Moderatori: cinnabarin
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Finitura canterani XVII secolo  (attualmente 5,902 viste) Print
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P.Paolo Masoni
Gennaio 25, 2008, 5:38pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
Tanto per intenderci, i miei primi maestri sono stati un vecchio restauratore umbro, grande falsario ( di quelli che avevano incominciato a bottega a cinque anni – direi piuttosto vicino al tuo modo di pensare e alla tua maestria-) e docenti dell’ICR; come dire la pratica e la teoria. Due visioni diverse, due concetti a volte paralleli, a volte divergenti.
Ciò che mi fa accapponare la pelle nelle tue considerazioni è il pensare che possa esistere “il vero restauro”; le “verità” mi hanno sempre dato i brividi. In nome della verità abbiamo avuto tanti roghi, ed oggi assistiamo al fenomeno terrorismo che si sviluppa in nome di una sua verità.
Le operazioni di restauro sono in primo luogo operazioni culturali, e, come tali, sono passibili di evoluzioni soggette a quelle della società. La tua idea di restauro, per esempio, collide con quella dei principali istituti italiani; ciò non dimostra che sia sbagliata, ma certamente che è ferma a concezioni che erano state espresse nell’ottocento, e poi elaborate, evolute, superate da un’infinità di teorici ed operatori del settore.
Dubito che se ti trovi a lavorare su un mobile del seicento tu possa risalire esattamente ai materiali usati e seguire fedelmente ogni tecnica messa in atto dall’artigiano dell’epoca. Per esempio i tempi non collimano: non puoi dire al cliente che la verniciatura potrai fargliela soltanto a primavera perché la vernice originaria aveva bisogno dei raggi solari per catalizzarsi! Allora puoi usare lampade UV, e ciò corrisponde all’utilizzo di un prodotto purificato attraverso moderni processi chimici. Dubito, poi, che si possa per ogni mobile risalire esattamente alla composizione della verniciatura originaria. Ciò è praticamente impossibile quando ancora ne esistono tracce, figuriamoci quando non esiste più, o quando la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, ha contribuito a sovrapposizioni secolari. Trovo che l’artigiano italiano, che è dotato di una manualità insuperabile, sia carente nella concettualità. A me, francamente, non importa se la verniciatura originaria fosse a base di olio di noce (dubito nell’olio di oliva perché non siccativo) o di olio di lino o di pomodoro (è stato usato anche quello!!!). Ciò che mi importa è il tipo di vernice ed il concetto con cui questa vernice era stata usata: se in modo impregnante o filmante, con effetto lucido o satinato….. ed in base a ciò mi muovo scegliendo il prodotto che reputo migliore in rapporto alla conservazione dell’Oggetto, in quell’ambiente e per quell’uso. L’inderogabile è che se era stata usata una vernice impregnante, io usi una vernice impregnante, e che questa vernice resista all’aria secca dei nostri appartamenti ecc…  Mi piacerebbe poi leggere una scheda tecnica nella quale si dicesse che i componenti sono stati estratti con metodi artigianali, con risultati discontinui ed incerti, con impurità di vario genere….insomma, tutto ciò che le ditte produttrici di vernici da sempre hanno tentato di evitare ed è stato il terrore dei falegnami. Pensa se la tua gommalacca ti desse risultati diversi da un giorno all’altro!
In quanto all’effetto disinfestante delle mie “moderne vernici” ti assicuro che anche in esse è presente. Semplicemente, queste vernici che venivano già usate in Egitto, Mesopotamia ecc. oggi possono usufruire di componenti più puri, migliori; e poi, è indiscutibile che il vecchio artigiano il più delle volte usava vernici delle quali non conosceva nemmeno lui la composizione.
L’altro giorno parlando col titolare della Geal ebbi a riportargli una frase di Osamu Dazai da Il sole si spegne, che lessi credo nel 1965 e che mi colpì:”il mio cuore è legato al passato, la mia mente è protesa al futuro”. Mi sono sentito dire che sintetizza la filosofia di tale ditta. Penso che parecchie ottime ditte del settore in Italia si muovano su tale principio, che dovrebbe animare anche il restauratore. Sono d’accordo con te se per consolidare un legno fradicio si usa olio di lino come in passato (anziché il paraloid che aborro), ma se questa parte ammalorata deve sopportare sforzi superiori alle sue possibilità perché non affidarsi ad un moderno prodotto di sintesi che gli permetta di sopravvivere? Per esempio una impregnazione con resina epossidica.
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P.Paolo Masoni
Gennaio 25, 2008, 5:39pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
“La pratica con un maestro che ti insegna l’arte del restauro” ti può dare soprattutto maestria in una tecnica. Il restauro richiede qualcosa di più. Per esempio la sensibilità e la cultura che ti permettano di capire il contesto nel quale l’Oggetto è nato e, quindi, il suo senso profondo che tu non puoi ricreare altrimenti cadi nella falsificazione, nel lifting. Un mio cliente ebbe a dirmi che pensava che restaurare un mobile fosse come portare la vettura incidentata dal carrozziere!!!!.
I libri sono utili, per esempio, per capire il modo di vivere, di pensare, di procurarsi i prodotti nei vari nostri passati e luoghi. Solo i libri ti possono dire come era la buona cucina nel 500, e se tentassi di ricreare quelle antiche ricette, lo faresti con la tua mediazione culturale ed i tuoi prodotti moderni: avresti, cioè dei cibi completamente diversi. E questa si chiama falsificazione.
pierpaolomasoni
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robertocamurri
Gennaio 26, 2008, 11:33pm Report to Moderator
Utente ospite
la Verità è il fondamento del vero insegnamento, ma è difficile seguirla, se tu vuoi ottenere un frutto buono lo devi cogliere al momento giusto, prima non avresti il frutto nel suo massimo potere, come per la raccolta delle piante officinali, se vuoi il massimo potere devi avere un maestro che ti fa capire il punto di potere, se no il principio attivo perde potere e la droga non puo fare il suo corso nel corpo per dargli energia, perché non è perfetta nella sua catene di energia.
Oggi il restauro conservativo è uno studio attento, attraverso le esperienze che si trovano in forma di testimonianza, nei libri,  e queste
testimonianaze ci aiutano nel mantenere vivo l'arte nei secoli, restauriamo  la storia, la manteniamo viva, i libri ci aiutano ad individuare il carattere dell'epoca del restauro, il pensiero filosofico le metogologie ottenute nelle esperienze tramandate, ma tutte le testimonianze che abbiamo sono proiettate nella ricerca della perfezione  la ricerca della verita delle cose , è la verità che rende l'uomo libero dalla schiavitù dell'ignoranza, e qui apro una parentesi ( se ti ho portato il ragionamento del maestro e che in taluni situazione non servono i libri, non vuol dire che io eluda i libri e che dica che non servono, ma che la tramandazione empirica e fondamentale nella costruzione del carattere del discepolo,  che deve apprendere l'arte del restauro, e che deve apprendere il vero dal falso per la serietà del lavoro, così come ai tempi degli egiziani, fino al 1500, periodo in cui  tu sostieni che erano analfabeti e lo evidenzi , come fosse una carenza nella perfezione dell'arte del restauro, ma non vuol dire niente il fatto che erano analfabeti, erano intelligenti e lavoravano bene.
Molte tecniche di verniciatura sono scritte, altre sono state tramandate di generazione in generazione, verbalmente. E' neccessario fare ricerche per capire, per dare il meglio, a coloro che cercano la verità, che non conoscono.
Ogni qualvolta che si restaura la storia , quindi ogni singolo pezzo del passato, deve essere riportato il più possibile vicino alla sua realta per dare a coloro che cercano il massimo della verità della storia, perché noi restauriamo la storia! Perquesto mi prolungo nella ricerca degli elementi originali da inserire nel restauro, per dare a coloro che non sono del mestiere ma cercano di capire, vien dato loro informazioni il più possibile vicino alla verità è il nostro dovere.
C'è falsificazione nel ricostruire le ricette del 500, se io uso prodotti moderni; ma se io ricerco prodotti con determinate caratteristiche di coltivazione, naturale, secondi i parametri che sono stati  usati  fino al 1970,  nelle campagne, io attraverso la ricerca delle testimonianze nei libri posso ricreare il prodotto e l'ambiente medioevale, e far assaporare il più vicino possibile la realtà della cucina del medioevo, nel contesto filosofico-sociale.
E così è anche per i mobili, io ricostruisco la storia, e gli do il più possibile la verità.
Ciao P. Paolo Masoni

Roberto Camurri
Registrato
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P.Paolo Masoni
Gennaio 27, 2008, 4:31pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
Mi spiace, non posso seguirti, voli troppo alto. Io sono un umile artigiano che si ferma alla conservazione
di segni che miei simili hanno lasciato, conscio dei miei limiti e con tanti dubbi. Le "verità" te le lascio
volentieri: mi farebbero sentire più limitato di quanto non sia.
pierpaolomasoni
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Adamantio
Gennaio 27, 2008, 6:04pm Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
mi permetto nuovamente di intervenire per cercare di apportare il mio contributo e un diverso punto di vista.

Roberto, come si evince dai miei precedenti interventi il mio concetto di restauro è molto diverso da quello che tu sostieni essere il "Vero Restauro". Il tuo concetto penso che non tenga conto di decenni di studi e di restauratori, di ricerca e di ragionamenti.

Brandi, Mehra, Baldini, Berger, ecc. e moltissimi altri a diversi livelli non sono solo nomi ma rappresentano concetti specifici di chi con il lavoro di intere vite ha cercato di approfondire molto detagliatamente cosa sia il "Vero Restauro" e ha collaborato con altre persone e non si è limitato a una ricerca personale. Pertanto, se mi permetti, mi dissocio dalla definizione che ne hai dato tu.

In prima istanza, e da un mero punto di vista tecnico, mi viene da domandarti con quale presunzione ritieni che quello che la tua ricerca personale ha stabilito come "il metodo originario" sia davvero assolutamente, al di là di ogni dubbio il metodo originario. Se fra 10 anni ti accorgerai di aver trovato un ingrediente migliore, "più originale" e "naturale", come farai a correggere l'errore nei tuoi precedenti lavori?
Ti rendi conto che nel frattempo avrai solo contribuito a confondere le idee a chi intervenendo dopo di te cercherà di ricostruire la tecnica originaria? Avrai contribuito alla falsità non alla verità del restauro! Chi studierà un oggetto restaurato da te non capirà più se questo o quel materiale c'era già dall'origine o ce lo hai aggiunto tu. Non capirà più se quel materiale era disponibile o è stato inserito in un secondo momento. Se usi invece un materiale chiaramente riconoscibile e certamente di restauro, studiato per sostituire quel materiale originario e avere inoltre altre proprietà desiderabili (come ad esempio migliore reversibilità, minore tendenza ad alterarsi, ecc.) e al contempo riesci a rendere nuovamente percepibile l'oggetto nel suo insieme da un punto di vista estetico e funzionale avrai, secondo me, fatto un miglior servizio a chi ricerca la Vera ricostruzione delle tecniche antiche con strumentazioni e sistemi sempre più sofisticati e basandosi sulle esperienze delle generazioni che ci hanno preceduto.

Ricercare le tecniche originarie è una cosa giusta, direi fondamentale. E' di massima importanza conoscere le tecniche antiche e conoscerle sempre meglio ma se c'è chi continua ad imitarle diventa difficile distinguere ciò che è artefatto e ciò che è originale... ciò che è supposizione da ciò che è certezza.

Nel caso in esame aggiungere ad esempio delle resine terpeniche (resine naturali moderne) su altre resine terpeniche (resine naturali antiche) può provocare delle contaminazioni nei rapporti specifici tra i composti della resina antica. Queste contaminazioni possono rendere impossibile l'identificazione esatta della tipologia di resina storicamente usata.

Questo solo per fare un esempio pratico. Non mi metto nemmeno a discutere della disquisizione teoretica che ci sarebbe dietro.


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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admin
Gennaio 28, 2008, 4:44pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
Roberto,
premesso che la mia intenzione non è quella di troncare il tuo discorso e che rispetto profondamente le tue idee, mi trovo costretto ad avvertirti che la tua posizione è un pò datata (fine 800 - inizi 900).

Innanzitutto esaminiamo l'aspetto lessicale:
il termine italiano restauro (inteso letteralmente come ripristino o restaurazione dello stato originario della materia) contrasta con la più ampia visione di conservazione (termine, a livello internazionale, unico ed univoco).
Al fine di correggere le carenze proprie del termine "restauro" è stata coniata l'espressione "restauro conservativo".
L'intento è stato quello di eliminare dal concetto di restauro ogni sottinteso di ripristino lasciando in vita un termine che accusava limiti concettuali immensi.
Sotto l'aspetto operativo l'unico fine del "restauro conservativo" è quello di conservare l'opera d'arte consegnataci dal passato come eredità culturale (cultural heritage) al solo scopo di trasmetterla inalterata alle generazioni future.
Per alterazione s'intende, al di là delle variazioni indotte dal tempo e dall'ambiente, qualsiasi mutazione indotta dall'uomo allo scopo, per esempio, di ripristinarne "l'antico spendore"
Roberto,
  • non ci è concessa alcuna macchina del tempo o altro marchingegno simile che ci consenta di "restaurare la storia"
  • il concetto di opera d'arte prescinde dai materiali utilizzati per realizzarla al punto che l'indiscusso teorico del restauro (Brandi) ebbe ad affermare che si restaura esclusivamente la "materia dell'opera d'arte" e non certamente l'opera d'arte di per sè. Da ciò ne consegue un dato di fatto che non vuole disconoscere il valore dell'opera del restauratore: non è corretto parlare di "arte del restauro" si darebbe adito a ... fantasiose interpretazioni.  
  • per finire, il concetto di falsificazione è l'esatto opposto di quello che emerge dalle tue frasi. Si falsifica, per esempio, ripristinando una lacuna in modo talmente "preciso e fedele" da non consentire la distinzione fra la parte restaurata e quella originale. In architettura non sono rari i casi in cui, ritenendo che la presenza di una vasta lacuna non consentisse la corretta lettura di un apparato decorativo, si è scelto di riproporla in copia rimarcando la differenza fra l'originale e la copia tramite l'utilizzo di materiali volutamente diversi.




Sergio Tinè
Amministratore del forum

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robertocamurri
Gennaio 31, 2008, 1:03am Report to Moderator
Utente ospite
Tu dici, P. Paolo Masoni, che io volo troppo in alto, ma puoi misurare l'altezza, quando sai che la dimensione dell'altezza è infininita, tu dove sei?.Dimmi dove è il basso o dove c'è l'alto.
Io credo che la verità mi fa veramente libero, perchè nella verità, c'è la conoscenza, se tu sei una artigiano, se non insegni la verità, cosa insegni?Ogni restauro che viene fatto è arte applicata, perché l'arte cerca sempre la perfezione.
Roberto Camurri


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robertocamurri
Gennaio 31, 2008, 1:38am Report to Moderator
Utente ospite
Marco Nicola, ti chiedo scusa se non sono stato chiaro nell'esprimermi, ma da quello che dici, io non ho mai parlato di aggiungere, perché se io utilizzo la stessa tecnica di verniciatura che veniva usata nel 500 con parti di gomma lacca sandracca  e cera e trementina la tecnica di restauro sarà di gommalacca  sandracca cera e trementina e fra dieci anni sarà di Gomma lacca sandracca cera e trementina.Il restauro significa riportare le cose al loro proprio posto, per riportare la bellezza. E'  arte nel restauro storico, per conservare l'arte storica del passato
Quindi i mobili sono tutti stati falsati, perché anno subito nel tempo delle manutenzioni o restaurazioni utilizzando per la verniciatura, parlando di verniciatura, gli stessi prodotti che sono stati usati nella prima creazione del mobile, per conservarne la originalità
La mia ricerca sta nel fatto che la parola restauro signigìfica riportare il mobile nella sua bellezza usando ,le tecniche originarie come si usava nel 400-500-600-700-800-...compresa la verniciatura, parlando di verniciatura, utilizzando gli stessi prodotti di origine.
E' facile identificare il prodotto usato nelle verie epoche, per questo ci sono le documentazioni storiche nei libri che parlano delle tecniche di costruzione, nei vari periodi. Facendo ricerca tramite le testimonianzasi trova il metodo giusto, per conservare l'originalità del pezzo.

Ciao Roberto Camurri
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robertocamurri
Gennaio 31, 2008, 2:23am Report to Moderator
Utente ospite
La Manutenzione o restaurazione fa parte del conservare l'originalita del pezzo, pensi che i mobili della reggia del re sole non vengono tuttora restaurati ad arte per mantenerne la sua originalità, o quelli della regina di inghilterra.
C'è una falsa informazione sul significato di conservazione, ora esamino il tuo scritto: tu dici, < il termine italiano restauro (inteso letteralmente come ripristino o restaurazione dello stato originario della materia) contrasta con la più ampia visione di conservazione (termine, a livello internazionale, unico ed univoco), qui c'è la confusione, nell'itimilogia della parola, se io conservo  un mobile nella sua originalita come tu credi, che invece poi la sua originalità quando giunge a noi è stata restaurata chissa quante volte , perché giunga intatta a noi , se non l'avessero restaurata periodicamente , a quest'ora avresti un sacchetto di segatura, quello che voglio dirti che la parola restaurazione e conservativo sfociano in una sola parola restauro che significa conservare il mobile per i posteri al'infinito, utilizzando le stesse tecniche che ha usato l'ebanista nel 500.
La falsificazione sta nel fatto di usare prodotti che non fanno parte della tecnica di costruzione originaria  del mobile. dato che tu parli di conservare l'originalità, Il restauro conservativo deve conservare la sua originalità da consegnare ai posteri, quindi cosa rimane fra 60 anni del mobile di cui ne parli, avrai un mobile scolorito, scollato, traballante, instabile, di verniciatura opaca, cosa rimane ai posteri, un catorcio, ma se io uso le stesse tecniche di restaurazione che hanno usato i restauratori prima di me parlo del 500-600-700-800, io le tramando nella loro bellezza, così che i posteri possono vedere come vedeva il mobiliere del 1500 mentre creava il mobile.
L'arte è la massima espessione che si rivolge verso la perfezione , perche l'arte viene dall'animo dell'uomo, nel cercare di eguagliare, Dio,  quando dico uomo dico maschio e femmina. Se io restauro un'affresco del michelangelo, io lo devo fare ad opera d'arte, cioe utilizzando le stesse tecniche che usava michelangelo quindi ogni restauro che fai, è una opera d'arte, sia su tela che mobili o pietra ecc... .
Ciao Sergio tienè

Roberto Camurri


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admin
Gennaio 31, 2008, 2:07pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
Roberto,
raggiungiamo un accordo ?
Il tuo contributo, sotto l'aspetto squisitamente tecnico-operativo è gradito.

Tuttavia non essendo l'aspetto teorico una tua specifica competenza, ti prego di astenerti dal pubblicare concettualizzazioni estemporanee.
Credimi, sono argomenti "scottanti" che presuppongono specifiche conoscenze.

Devi anche comprendere che il settore del mobile antico (al pari di quello automobilistico di cui sono un appassionato) sfugge, probabilmente per motivi squisitamente commerciali, a certe regole della conservazione.

Un certo genere di discorsi, a mio modesto parere, sono più adatti per un forum di antiquariato.

Grazie


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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cinnabarin
Febbraio 4, 2008, 3:43pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
MI trovo ancora una volta a sostenere il concetto secondo il quale, la necessità o meno e la quantità e qualità di una finitura applicata ad un manufatto dipende, oltre ovviamente alle specifiche vicende storiche del'opera in questione, in massima parte dalle metodologie di pulitura che vengono applicate.
e' ovvio che più la pulitura sarà rispettosa meno sarà necessario applicare nuova vernice.
Come prassi consolidata nel restauro ligneo la sverniciatura totale dellle opere comporta la necessità di una finitura imitativa mentre se si prende in considerazione di evitare o di minimizzare l'asportazione di materiali filmogeni originali o non originali, alterati o non alterati, la necessità di un intervento di finitura si sposta verso

- verniciatura localizzata (delle intergrazioni)
- integrazioni delle lacune nella vernice
- trattamenti protettivi generali : minima applicazione di una finitura con scopo puramente protettivo

quet'ultimo all'estero viene praticato con l'onnipresente Paraloid b-72 o b-67
ma sta prendendo piede l'uso di regal rez 1126 o 1094 anche come vernice isolante prima della finitura con altri materiali meno "plastici"  dal punto di vista estetico come cere o resine naturali, ma tenendo  distinta la finitura applicata in fase di restauro dalla finitura che si trova sull'opera al momento dell'arrivo al restauratore che sia essa originale oppure no.
Inoltre mi permetto di segnalare che le finiture quando non originali fanno parte del percorso del manufatto attraverso la storia e non sò se è compito del restauratore il decidere o meno della loro asportazone sistematica. A mio avviso l'asportazione di una finitura seppure palesemente non coeva può essere decisa solo se totalmente alterata ed alterante e se la sua rimozione non rappresenta un pericolo per il'intergità del manufatto. Sono noti casi in cui la vernice non può essere in alcun modo rimossa seppure alterata oppure la sua rimozione rappresenta una scelta difficile.

Forse la questione della pulitura delle opere lignee e dei mobili richiederebbe un post apposito.

su queste tematiche consiglio l'ottimo e monumentale volume di S.Rivers e N.Umney FURNITURE CONSERVATION  Butterwort 2003.

scusate la lungaggine



roberto bestetti
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claudio marziali
Febbraio 17, 2008, 12:07pm Report to Moderator
Utente medio
Posts: 27
lasciamo perdere intanto le questioni filosofiche, estremamente interessanti, ma di fatto siamo tecnici e interveniamo (si spera) solo a livello tecnico.
Per quanto riguarda le puliture sarebbe ora che anche i restauratori di manufatti lignei, la smettessero di usare lo sverniciatore commerciale a base di cloruro di metile. a parte che trovare mobili che arrivino integri con le loro finiture del  '500 è quasi impossibile. spesso però conservano ancora tracce di velature autentiche ad esempio riprese ad olio per accentuare le venature che con metodi drastici di pulitura ( sverniciatore e paglietta) vengono completamente cancellati. si auspica l'utilizzo di metodi meno invasivi per la pulitura, gestendola così in modo selettivo.
basta trasferire nella pratica di questo ramo del restauro l'approccio metodologico usato nelle policromie. posso usare al posto dello sverni a ph 4 che poi lo devo lavare perchè altrimenti continua a lavorare, posso invece per rimuovere una vernice a base di gommalacca uso un alcol a diversi gradi ( 92° 96° o assoluto, oppure un metilico) addensato con una cellulosa, ovviamente anche su legno sarebbe meglio  decolorare sempre l'alcool, perchè il suo colore rosso è dato dall'anilina.
insomma le possibilità sono tante ma il punto è che il restauratore del legno deve in qualche modo superare la sua visione solo artigianale, per studiare un pò di più. quindi concordo pienamente con Bestetti e aprirò quanto prima una sezione pulitura, ma anche altre su temi specifici.


Claudio Marziali
restauratore arredi e scultura lignea policroma

moderatore sezione Restauro Ligneo
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