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Forum Restauro e Conservazione    DIAGNOSTICA    Chimica per il restauro  ›  consolidante Moderatori: Adamantio
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consolidante  (attualmente 8,943 viste) Print
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cecilia
Ottobre 1, 2007, 4:38pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 205
Ho controllato sul mio giornale del direttore dei lavori, dove annoto tutto quello che succede in cantiere, ed in effetti nella ricetta delle tinte ho usato il primal, ed il paraliod per la velinatura. Mi scuso per il grossolano errore di memoria, dovuto alla mia poca dimestichezza con la chimica. Poichè io lavoro praticamente solo con ditte G2 sconosciute, quelle che vincono gli appalti di lavori pubblici al massimo ribasso, non sempre mi è possibile far fare le tinte a piè d'opera. Se succede, però, seguo direttamente la realizzazione delle tinte indicando personalmente la ricetta. Il lavoro con ditte non specializzate (che, a volte, non possiedeono neanche pittori degli di questo nome nonostante abbiano la certificazione OG2) richiede in genere molto più tempo, in genere poco compatibile con i prezzi scaturiti dalla gara d'appalto


Cecilia Sodano -  Moderatrice sezioni Lavori Pubblici, Museografia
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Rossella Croce
Ottobre 2, 2007, 11:01am Report to Moderator
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Marco, la miscela e' stata composta da tecnici ICR, per cui siamo tutti certi che siano state prese le adeguate misure di sicurezza. Siamo anche certi, che se hanno scelto questa, con probabilita' era la meno tossica di una serie che avevano a disposizione.  Solo che mi e' saltato all'occhio l'uso del Mek (attualmente molto discusso da alcuni studi  internazionali)  che personalmente non ritengo a cosi' bassa tossicita' e basso impattoe colevo solo essere sicura che utenti meno esperti non fraintendessero il nostro discorso.
Riguardo alla resina, invece, mi sembra che siamo tutti abbastanza convinti che sia stato usato il paraloid  B72, cosa che, mi fa sorgere una serie di domande. Sono la prima a difenderlo e usarlo in determinate situazioni, ma mi chiedo se per la Cappella Scrovegni non si sarebbe potuto fare un po' di piu'.  Per esempio vorrei sapere se e' stata fatta della sperimentazione con altri prodotti prima di scegliere di usarlo.
Sarebbe davvero molto interessante se qualcuno che avesse partecipato a quell'intervento si inserisse in questo topic e ci spiegasse i motivi e le problematiche che hanno portato a quella scelta. Potrebbe darci  informazioni molto importanti per diversi restauratori.


Rossella Croce
Restauratore di Beni mobili ed Architettonici
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Leonardo Borgioli
Ottobre 8, 2007, 3:03pm Report to Moderator
consulente
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Cari amici,
sono d'accordo con voi nell'identificare il prodotto con il B-72.
La miscela è una alternativa al diluente nitro che i chimici ICR hanno saggiamente proposto negli ultimi anni. Si veda a proposito il sito dell'ICR: nel triangolo delle solubilità gli alcoli proposti sono etilico ed isopropilico, tra gli idrocarburi l'isottano, e tra i chetoni l'acetone ed il MEK. Direi che se 1+1+1=3 ci restano pochi dubbi.
Di questi tre solventi solo il MEK e l'acetone sono solventi del B-72, gli altri fanno in questo caso piĂą da diluenti.
Non sono così contrario all'uso del B-72 se alle concentrazioni inferiori riportate sul capitolato (2% come fissativo, 5% per la velinatura). I problemi riscontrati in passato (in tutto il mondo, si veda l'ultimo congresso IIC),  erano legati a due fattori concomitanti:
1) applicazione "allegra", in termine di concentrazioni.
2) umiditĂ  di risalitĂ  o di altra origine. Mi risulta che agli Scrovegni questa sia stata risolta.
Naturalmente come allievo Ferroni dovrei parteggiare per il bario....
Ciao
Leonardo Borgioli
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Rossella Croce
Ottobre 8, 2007, 7:08pm Report to Moderator
Consulente Diagnostica e Restauratore d' Arte
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Location: Venezia
Ciao Leonardo, grazie per aver partecipato al topic.

Riguardo la Cappella degli Scrovegni ed al problema umidita', per il passato storico della Cappella non mi riesce del tutto facile  pensare che i problemi siano stati completamente risolti o  riuscire credere che in futuro non  possano ripresentarsi problematiche analoghe, anche se sicuramente  di entita' molto ridotta.  Per questi motivi anche io sarei stata tentata di parteggiare per il Bario, ma non avendo  sufficienti elementi per valutare la bonta' della scelta, preferisco astenermi.  Riguardo alla terna  dei solventi, mi sembra di capire che  non ha lo scopo di  migliorare in qualche modo le prestazioni del prodotto, domanda che ci ponevamo in questa discussione.  Approfitto quindi della tua presenza per porti un quesito: da tecnico dei prodotti, cosa pensi del paraloid B72 disciolto in solo acetone? (volatilita' a parte?) L'osservazione di alcuni campioni realizzati un po' di anni fa darebbe l'impressione della formazione di un film un po' piu' fragile e che tende ad opacizzarsi un pochino di piu' rispetto ad altri, ma si tratta solo di osservazioni qualitative.  


Rossella Croce
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mauriziocoladonato
Ottobre 18, 2007, 3:33pm Report to Moderator
Utente recente
Posts: 19
Su invito della gentile moderatrice Jole Marcuccio, con ritardo del quale mi scuso, partecipo a questo tema, anche se credo non di poter dare grandi contributi, perché non ho potuto chiedere di persona chiarimenti alle colleghe restauratrici dell’ICR che hanno utilizzato i prodotti con le modalità descritte e che sono attualmente impegnate all’estero; le inviterò comunque a partecipare al dibattito appena sarà possibile.
Quel poco che posso dire è questo: credo proprio che il polimero sia il Paraloid B72, usato in soluzione sia con una miscela di etanolo, acetone, iso-ottano che con una miscela di isopropanolo, mek e iso-ottano; queste miscele sono i cosiddetti TaCo, alternativi ad esempio al diluente nitro, sia da un punto di vista tossicologico che di parametri di solubilità, con una volatilità più elevata rispetto al nitro, volatilità inferiore per la seconda miscela rispetto alla prima.
Senz’altro, come detto dall’amico Leonardo Borgioli, provengono dal “Triangolo interattivo dei solventi e delle solubilità”, ma non credo che la soluzione del polimero sia stata usata come consolidante, vista la volatilità specialmente della prima miscela. Probabilmente usando il n-nonano che ha una T° di ebollizione di 150°C (vedi il “Triangolo interattivo dei solventi e delle solubilità”) al posto dell’iso-ottano si potrebbero avere prestazioni più utili in questo senso, senza voler entrare nel merito se l’impiego di un polimero sia l’ottimale per il consolidamento di un dipinto murale e probabilmente non era questo lo scopo principale.
Come giustamente rilevato oltre che da Leonardo Borgioli anche da Marco Nicola e da Rossella Croce, queste miscele tendono ad abbassare il livello di tossicitĂ  nell’impiego di solventi organici, salvaguardando, dove è possibile, le prestazioni legate principalmente ai parametri solubilitĂ ; la scelta di questi solventi (tutti infiammabili ma i solventi organici non infiammabili – come i clorurati - sono generalmente molto tossici se non cancerogeni e hanno una scarsa se non nulla ecocompatibilitĂ ) si basa per forza di cose sui parametri del TLV e sulla volatilitĂ ; è chiaro che il TLV di per sĂ© non rappresenta tutte le possibili implicazioni e interazioni di un solvente, ma a qualche parametro bisogna pur affidarsi, anche nella sua incompletezza; poi è pure vero che i valori di TLV variano nel tempo e in genere si abbassano e quindi via via  i solventi diventano piĂą tossici di quanto si indicava fino a quel momento e non si può escludere che in  futuro, complici l’inquinamento ambientale e l’alimentazione, non si potrĂ  piĂą usare nemmeno l’acqua… (anche da un punto di vista tossicologico).
Un saluto tutti.
Maurizio Coladonato



maurizio coladonato
docente di chimica ICR
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capanna
Novembre 23, 2007, 10:58am Report to Moderator
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Mi inserisco in questo forum su invito di Maurizio Coladonato e avendo letto attentamente tutta la discussione ritengo di non potermi esimere da alcune precisazioni.
In prima istanza vorrei sottolineare che i dati in discussione sono stati desunti dal capitolato speciale tipo per l’appalto dei lavori di restauro della cappella degli Scrovegni ora pubblicato sul sito http://www.cappellascrovegni.it : dunque uno strumento tecnico commentato, all’epoca, dal vivo sul posto con le ditte invitate.
Non so se vi è noto che, legalmente, non è possibile inserire in un capitolato d’appalto il nome commerciale di un prodotto. Non può essere infatti favorita alcuna azienda produttrice imponendo l’uso dei suoi prodotti. Questo svela l’arcano per il quale nel capitolato si legge “acrilato di metile e metacrilato di etile” invece di Paraloid B72 come perfettamente intuisce Adamantio. Non si voleva essere criptici per nascondere un nuovo e innovativo polimero acrilico, mi dispiace. Il capitolato è stato pubblicato in rete come tale, ma nei testi scientifici trovate tutto perfettamente decriptato. A volte leggere un “librone” è un pò faticoso, ma certamente più efficace.
Per quanto concerne la scelta di questo materiale è presto detto: (e mi pare che anche questo sia spiegato per esteso nel volume “Il restauro della Cappella Scrovegni. Indagini, Progetto, Risultati a cura di G. BASILE, Milano 2003”) durante la campagna di intervento affidata negli anni ’50 a Leonetto Tintori è stata usata come consolidante la LUCITE, una resina acrilica allora in produzione e piuttosto simile al Paraloid. Non ci è sembrato opportuno dunque discostarci troppo da questo materiale qualora fosse stato necessario consolidare ancora pellicola pittorica e intonaci.
Per minimo intervento intendiamo anche non aggiungere elementi nuovi in sistemi che ormai hanno raggiunto un certo equilibrio. D’altronde mentre la pellicola pittorica ad azzurrite aveva problemi generalizzati di coesione seppure non gravi, gli intonaci in genere erano in buono stato, erano presenti, casomai, alcuni distacchi dal supporto risolti con malte idrauliche premiscelate. Il problema della coesione era limitato a porzioni di intonaco, ove la pellicola pittorica era andata perduta, nell’area absidale; nel capitolato infatti si legge “Questa operazione interessa particolarmente  l’area absidale della cappella.”
Riguardo la miscela solvente e la sua tossicitĂ  non aggiungo nulla a quanto giĂ  detto dal buon Maurizio, ma voglio precisare che la miscela proposta aveva un grado di evaporazione perfetto ai nostri scopi, ne troppo rapido (come ad esempio l’acetone che praticamente fa “filmare” il paraloid in superficie)  ne troppo lento senza rischi dunque di eccessiva penetrazione o di rilascio a grande distanza di tempo del solvente. Provare per credere!!
Questo è tutto vi ringrazio per avermi fatto fare un salto indietro nel tempo perché, a pensarci bene infatti, sono passati un po’ di anni da quel restauro. Mi fa piacere che resti ancora un buon argomento di discussione!!!

francesca capanna
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Rossella Croce
Novembre 29, 2007, 9:21am Report to Moderator
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La ringraziamo per la sua partecipazione , immagino che gli utenti attendessero con curiosita' le sue precisazioni.
Riguardo al testo, avevo suggerito anche io di visionarlo, ma e' pur sempre vero che non tutti possono avervi accesso, soprattutto se giovani.
Purtroppo internet e' spesso un'arma a doppio taglio, ma questo rimane un problema per ora irrisolto.

Saremo lieti se vorra' tornarea trovarci per parlarci di restauri piu' recenti.


Rossella Croce
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