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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Camera a gas per tarli Moderatori: cinnabarin
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Camera a gas per tarli  (attualmente 17,411 viste) Print
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CIART
Febbraio 20, 2009, 2:18pm Report to Moderator
Direttore Tecnico C.I.A.R.T.
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Location: Andria
Citato da polignum
Passo alcune informazioni che magari possono servire a farsi un'idea di cosa è stato fatto prima di introdurre il trattamento a microonde sul mercato del restauro.....................Da tutte queste analisi è risultato che non ci sono effetti negativi nel sottoporre i beni culturali lignei alle onde elettromagnetiche.
....................I primi risultati, anche in questo caso, sono stati positivi.
Federica Foppiani





Gentile Federica Foppiani
Mi scuso del ritardo mi intrometto in questa sezione del forum perchè solo oggi ho potuto visitarla, bellissimo il suo intervento, ma vorrei delle precisazioni su questioni che per noi, sono molto importanti, dal momento che coinvolgono i "beni culturali" come lei stessa ha citato DA TUTTE QUESTE ANALISI E' RISULTATO CHE NON CI SONO EFFETTI NEGATIVI NEL SOTTOPORRE I BENI CULTURALI LIGNEI ALLE ONDE ELETTROMAGNETICHE.
Ci occupiamo di disinfestazione a microonde, sicuramente molto prima di lei, ne conosciamo pregi e difetti, la nostra banca dati vanta oggi 16.000 protocolli di lavoro. Ci siamo avviati sulla base di studi e di tanta ricerca fatta fin dagli anni 80 e 90, la nostra biblioteca può testimoniare ciò con alcuni documenti scaricabili.
Le ricerce tipo del CNR IVALSA Istituto  per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, il CNR IFAC Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara“, l'ISZA Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria, il Politecnico di Bari e l'Università di Ancona, le conosciamo sono state fatte su oggetti sacrificabili da laboratorio quindi non su BENI CULTURALI, quindi atte a validare un sistema, mentre per il CNR Milano, il Dipartimento di Fisica del Politecnico di Milano, il  Laboratorio di Diagnostica per la Conservazione e il Riuso del Costruito del Politecnico di Milano, l'Osservatorio per la Conservazione delle Opere Lignee del Politecnico di Milano, il centro di ricerca dei Musei Vaticani, da lei citati vorremmo capire su quali manufatti sono state condotte queste sperimentazioni? quanta temperatura si è raggiunti internamente ed esternamente all'oggetto irragiato dalle onde elettromagnetiche per debellarlo dagli insetti e per testare che non ci sono stati problemi? lei ci dice: i primi risultati sono stati positivi, ma di cosa? di campioni sacrificabili, ho avete introdotto nelle camere un bene storico? Se si quale? E' importante in questi casi, visto che lei ha citato enti autorevoli e macchinari di diagnostica infallibili, informare con esattezza chi opera in questo ambito, altrimeni si rischia di fare danni con operatori meno esperti e che si avvicinano alle innovazioni.
Ruggiero Inchingolo


Ruggiero Inchingolo
tel. 0883.591781/fax0883.296660
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Gianfranco Magri
Febbraio 20, 2009, 11:56pm Report to Moderator
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Buongiorno a tutti,

ritengo che i dubbi di Ruggiero Inchingolo siano più che fondati.

Il problema, infatti, non sta tanto nella sicurezza di impiego delle microonde, quanto nel rispetto dei protocolli, che presupponono esperienza, perizia, professionalità e,,,...la certezza di non commettere errori e distrazioni, o di non incappare in un guasto accidentale delle apparecchiature di controllo.

Sono un acceso e convinto sostenitore  delle microonde, quale tecnologia di disinfestazione antitarlo, non sospettabile, quindi, di pregiudizi, o di chiusure al nuovo; nondimeno sconsiglio di utilizzarle nei Beni Culturali.

La questione è stata posta correttamente da Pierpaolo Masoni. Quando parliamo di Beni Culturali, dovremmo imporci un codice deontologico che ci impedisca di far superare a beni unici ed irripetibili anche il più lontano rischio di danneggiamento.

Rischio che, come ripeto, non è insito nel metodo, ma nella correttezza del suo impiego. Se le microonde venissero impiegate con imperizia, o in modo errato per un errore umano,  sempre possibile, i danni che ne deriverebbero potrebbero essere molto seri ed irreparabili, perchè non c'è copertura assicurativa che ci possa restituire l'integrità compromessa di un'opera d'arte.

Ha ragione Ruggiero Inchingolo: un conto è la validazione di un metodo da parte degli istituti di ricerca, altro conto è passare con disinvoltura dal laboratorio  all'applicazione pratica.

Ciò non significa escludere l'impiego di questa tecnologia, che è realmente economica, rapida ed efficace, ma significa adottare criteri di impiego ponderati, per i casi in cui si possa correre un rischio calcolato, sia pur remoto, dovuto all'errore umano, senza mettere in gioco l’irreparabilità di un eventuale danno.

Sulla sicurezza di impiego delle onde elettromagnetiche, inoltre, occorre fare delle distinzioni, sull'efficacia nella lotta antitarlo,  sull'integrità del manufatto, sull'impatto ambientale e, quindi, sulla sicurezza per gli operatori e per quanti eventualmente transitassero nei paraggi.

Sul primo punto, l'efficacia del risultato, non ci sono dubbi: il sistema debella ogni fase di sviluppo degli xilofagi, anche le uova, come attestato dai numerosi studi citati da Federica Foppiani.

Sull'impatto ambientale, abbiamo la sicurezza d’impiego solo se le onde elettromagnetiche vengono utilizzate in camera di rifrazione per manufatti rimovibili, non se vengono impiegate a cielo aperto.

Non intendo qui aprire una disamina, già abbondantemente dibattuta, sull'utilizzo delle onde elettromagnetiche a cielo aperto, ma solo accennare a distinguo metodologici.

Sull'integrità dei manufatti, è vero che autorevoli ricerche di numerosi Istituti confermano la possibilità di impiegare le onde elettromagnetiche senza danni ed alterazioni per i manufatti, purchè si rispettino rigorosamente i protocolli. Come dicevasi.


Gianfranco Magri

Consulente per la tutela e la conservazione dei Beni Culturali.






Gianfranco Magri
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Gianfranco Magri
Febbraio 21, 2009, 12:04am Report to Moderator
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Buomgiorno a tutti,

vorrei apportare una piccola correzione a quanto affermato riguardo l'impiego dei gas tossici: eradicano tutte le forme di sviluppo, anche le uova, purchè di gas tossici si tratti, per esempio, bromuro di metile, fosfina, ecc.

Sorvolo, in questa sede, sulle pseudo "camere a gas" artigianali, che ancora oggi, purtroppo, vengono spesso utilizzate, più nel restauro antiquario, che in quello dei Beni Culturali, imbibendo i manufatti con insetticidi dalle proprietà esalanti e racchiudendoli in empirici involucri di plastica.

Dico solo che questo metodo, effettivamente, non intacca le uova e difficilmente anche le larve.

Oltre a ciò,  è tossico per le persone, per molto tempo dopo che "la camera a gas" viene smantellata, a causa dell'esalazione che il manufatto così trattato continua a rilasciare.

E' un argomento che richiederebbe un approfondimento specifico, perchè questo metodo artigianale contiene almeno due o tre errori concettuali di fondo, che spesso inducono in errore e suscitano false aspettative nei non addetti ai lavori (leggi utilizzatori finali dei beni "bonificati"). Per non parlare della circolazione di concetti obsoleti ed impropri, come l'impiego di "veleni".    

Per riagganciarmi agli interventi di Alfredo Giordano e di Marco Dominici, faccio presente che le permetrine sono efficaci contro tutti gli insetti, senza esclusione, per contatto, o per ingestione.

Per contatto, vengono assorbite dall’insetto adulto attraverso le articolazioni, giacchè l’esoscheletro che ricopre i coleotteri, cui appartengono i tarli adulti, è impermeabile.

Per ingestione, se parliamo di tarli, nella normale attività di scavo della larva, quando questa si imbatte nel legno imbibito dagli insetticidi impregnanti.

Durante il camminamento lungo il quale sono state irrorate, nel caso degli altri insetti striscianti, o intercettato in volo con applicazioni di saturazione ambientale, per gli insetti volanti non protetti da esoscheletro (lepidotteri).

In tutti i casi, l’insetticida agisce sul sistema neurovegetativo dell’insetto, bloccando i centri nervosi della respirazione, sino a provocarne la morte per asfissia.

Il Baygon è un insetticida da contatto, non un impregnante e, quindi, inadatto all’impiego per  ingestione. Le esalazioni racchiuse da Alfredo Giordano all’interno di “artigianali camere a gas” non hanno la capacità abbattente dei gas tossici e non raggiungono con certezza tutte le larve, ben protette, sia dallo spessore del legno, sia dai “tappi” di rosume, con cui la larva crea vere e proprie camere stagne di aria.

Oltre a ciò, le larve vanno in apnea, non appena avvertono la presenza di agenti nocivi nell’aria. Per quanto tempo……..non si sa; non esistono ancora  ricerche specifiche in proposito.

Il Baygon, infine, non intacca le uova, neppure se ne vengono irrorate.  



Gianfranco Magri

Consulente per la tutela e la conservazione dei Beni Culturali.


Gianfranco Magri
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Gianfranco Magri
Febbraio 21, 2009, 12:09am Report to Moderator
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Buongiorno a tutti,

vorrei intervenire anche sull'impiego di permetrine nelola lotta antitarlo e nel concetto di lotta integrata.

L'impego di permetrine per impregnazione, atossiche per l’uomo ed inodori, ha una sua tradizione come metodo elettivo di disinfestazione, affermatasi prima dell’avvento delle tecnologie ecocompatibili di bonifica radicale, Atmosfera Modificata e  Controllata, Microonde, Aerotermica,.

Ancora oggi, molti restauratori prediligono questo sistema di lotta; gli esempi di interventi in questo stesso Forum lo dimostrano.

A mio parere  ciò che ancora manca è una visione sinergica delle competenze ed integrata delle metodologie di lotta.

I restauratori non si avvalgono della competenza dei disinfestatori, spesso restando legati a metodi incompleti, quando non superati e i disinfestatori pongono in competizione fra loro le varie tecnologie, anziché definire le loro caratteristiche, indicando gli ambiti in cui ognuna possa essere impiegata al meglio delle sue possibilità ed in sicurezza, sia per i manufatti, sia per l’ambiente.

La vera vocazione degli insetticidi impregnanti è quella strategica nel tempo di mantenimento, più che quella immediata di risoluzione dell’infestazione. Risultano molto più efficaci in associazione con le tecnologie radicali oggi disponibili.

Quali tecnologie? Dipende.

La cosa certa è che non esistono tecnologie “migliori delle altre”.  Esistono tecnologie più adatte di altre, a seconda del tipo di manufatto da trattare.

Molto grossolanamente, perché occorrerebbe una trattazione non proponibile in questo spazio:

-     Anossica, per i manufatti di pregio e/o delicati e fragili.
-     Microonde, per manufatti rimovibili, essenzialmente di arredo.
-     Aerotemica, per manufatti lignei inamovibili di carpenteria strutturale, o boiserie, purchè non decorati.
-     Impreganzione con permetrine, per il mantenimento della condizione di assenza di infestazione dai manufatti lignei, raggiunta con le tecnologie di disinfestazione radicale, impedendo nuove reinfestazioni crociate.

E’ stato giustamente sottolineato che i fornitori seri danno garanzia di copertura degli impregnanti di due anni, al fine di bloccare le reinfestazioni. Concordo.

Infatti, l’applicazione di impregnante ogni due anni dovrebbe rientrare in un programma di ordinaria manutenzione preventiva dei manufatti, dopo aver provveduto alla loro bonifica con la tecnologia che, di volta in volta, venga ritenuta la più adatta.

In questa applicazione integrata della lotta antitarlo, l’impregnazione in profondità non è più necessaria, tranne che in alcuni casi particolarissimi, bastando quella superficiale.

Vorrei, per concludere, sensibilizzare ad un diverso approccio al problema della tutela dei beni dall’attacco degli agenti biologici di degrado: la contestualizzazione del manufatto malato nel suo ambito conservativo.

Questo approccio stenta ad affermarsi; spesso, infatti, si pone l’attenzione esclusivamente al singolo manufatto, ignorando le interazioni che questo intrattiene con gli altri manufatti nello stesso ambiente e con gli ambienti adiacenti, oltre che con l’ambiente esterno ed il microclima.

Queste interazioni rappresentano il meccanismo di base delle reinfestazioni crociate.

Le infestazioni sono un processo molto articolato, che si manifesta in cicli ed interazioni reciproche fra manufatti ed ambienti.

Parcellizzare gli interventi nelle sole azioni di bonifica rivolte ai singoli manufatti, significa, anziché adottare un metodo integrato di difesa con le stesse caratteristiche di processo, accontentarsi di palliativi tampone, che spesso non risolvono il problema.


Gianfranco Magri

Consulente per la tutela e la conservazione dei Beni Culturali.


Gianfranco Magri
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