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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›   il vero restauro? cosa significa? Moderatori: cinnabarin
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il vero restauro? cosa significa?  (attualmente 5,913 viste) Print
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robertocamurri
Settembre 22, 2008, 12:31am Report to Moderator
Utente ospite
Quali sono le  conoscenze o tecniche  che teterminano un restauro fatto secondo i criteri che danno un valore di pregio e qualità all'artefatto, per esempio: nel restauro di un mobile. Al fine di valorizzare economicamente il lavoro del restauratore come è stato valorizzato nell'espressione dell'arte nella fase del restauro, così, si realizza un investimento  duraturo,  col marchio del vero restauro,nella qualità del restauro fatto, Al mobile che è stato restaurato.
E questo, ragionamento si estende   anche a tutti i rami  che compongono e realizzano artistici utensili per il conforto dell'uomo, per esempio : la pittura,l'orificeria,vetreria,mobili, falegnameria,carpenteria metallica e lignea ... ecc.
Es: uno che conosce la tecnicaa,  interviene come si realizza un restauro su gesso, o nella doratura, un altro parla di ferro,uno parla della tecnicadella piallatura delle assi che si preparano a mano per il reastauro di una casssapanca del seicento, un altro parla quali sono le fasi della lavorazione del ferro del 1600 che si utilizza nella costruzione di un cancello del seicento , un altro parla della tecnica giusta nel restauro degli affreschi su tela, la specifica tecniche ... ecc.

Si crea una banca dati a cui tutti possono attingere, non parlo dei segreti di bottega, ma della tecnica che permetta secondo il manuale del vero restauro, di fare del restauratore l'artista che è.
.
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P.Paolo Masoni
Settembre 22, 2008, 5:27pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
1°): non conosco verità assolute. Cos'è il "vero restauro"?
2°): parli di restauro o di falsificazione?
pierpaolomasoni
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admin
Settembre 23, 2008, 2:20pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
.. e mi preoccupa molto, senza voler togliere nulla alla sua professionalità, il concetto del restauratore artista.


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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robertocamurri
Settembre 23, 2008, 11:05pm Report to Moderator
Utente ospite
Cosa è un artista nel creare?
Cosa sono degli artisti nel creare una villa Palladiana in tutte le sue parti?
Cosa è un restauratore?
Cosa sono dei restauratori di fronte ad una villa palladiana, nel  prepararsi per doverne conservare la sua bellezza o artefatta in tutte le sue parti; arte come sinonimo di espressione o sentimento di un uomo ( cioè maschio e femmina) che realizza l'organizzazione della materia, organica e inorganica, per creare la bellezza. L'opera realizzata scaturisce nell'uomo, che la vede,  un  sentimento più o meno intenso.
La bellezza è pura arte espressiva, conservarla è arte.
Per conservare l'arte ci vogliono gl'artisti.
Tu Sergio Tiene sei un artista, come pure P. Paolo Masoni.
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admin
Settembre 24, 2008, 8:35am Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
L'atto del conservare o del restaurare consiste nella calibrata convivenza fra diverse competenze:
In prima "istanza" occorre la competenza dello storico che consente d'inquadrare e di contestualizzare l'opera; contemporaneamente occorre che l'analisi "critica" dell'opera stabilisca se questa risulta essere inquadrabile come opera d'arte frutto di un artista o come semplice (anche se evoluto) frutto di un mestiere storico.
Solo in seguito interviene un insieme di competenze tecniche che dovranno stabilire le modalità operative per realizzare la conservazione.
In una parte limitata di quest'ultimo scalino operano le mie competenze e credo anche quelle di Pierpaolo.

Roberto, come i teoremi di Pitagora e tanti altri nel settore della geometria (che nessuno credo voglia o possa ridiscutere) esiste un indiscutibile teorema realtivo al restauro: si restaura solo la "materia" dell'opera d'arte escludendo quindi il contenuto (se così possiamo chiamarlo) dell'opera d'arte

Come spesso ho sostenuto in altri ambiti (restauro dell'arte contemporanea) riaffermo che gli artisti possono intervenire solo se viventi su opere proprie nel malaugurato ma diffuso caso che queste degradino nel corso della vita dell'artista.

Quindi, se per altri versi (umani e comprensibili), ci fà piacere promuovere l'abilità e l'impegno con cui eseguiamo il nostro lavoro al punto da autodefinirci artisti .... siamo sempre liberi di pensarlo ma ....  starei molto attento nell'affermarlo pubblicamente.


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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robertocamurri
Settembre 24, 2008, 11:16pm Report to Moderator
Utente ospite
La ricerca di conservare il bello, spinge l'uomo a perfezionare lo stile.
Tutti coloro che lavorano per conservare il bello, sono degli artisti.
non credo che ci sia qualche cosa di falso in questo, dare tutto me stesso nella ricerca della perfezione per conservare il bello, cosa che fanno tutti quelli che amano il bello.
Come sarà il mio intervento nelle fasi del restauro , che tipo di intervento mi accingerò a fare, sotto questo aspetto, sopra descritto?
Non c'è niente sta stare attenti, è una realtà.
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lucioluciano
Settembre 25, 2008, 11:22pm Report to Moderator
beni culturali
Utente recente
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Personalmente credo che si debba distinguere tra arte e materia dell'opera d'arte,  tra la ricerca, riproposizione del bello e ciò che serve necessariamente ad un'opera d'arte per essere conservata.
Se fosse come dici tu, Roberto, il restauratore si formerebbe in accademia o nella bottega dell'artista e credo che si sia già abbondantemente esagerato in questa direzione.
Saluti.


lucioluciano
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P.Paolo Masoni
Settembre 26, 2008, 4:18pm Report to Moderator
restauratore
Utente Attivo
Posts: 40
arte, bello, artista, creazione...... mi sembra la fiera del luogo comune.
è da una vita che restauro, ed ho lavorato anche su opere importanti, e tutta questa bellezza raramente l'ho vista. La maggior parte delle Opere d'arte non perseguono la bellezza, ma una certa realtà, e la realtà raramente è "bella".
L'azione dell'artigiano restauratore consiste nel tentare di conservare testimonianze umane, senza interferire nella loro tragicità. nella loro banalità, nella loro originalità, nello squallore della condizione umana.......... insomma, senza interpretarle. Occorre umiltà. Sarebbe come dire che la cacciata dal paradiso del Masaccio (che ha condizionato il nostro umanesimo) è bella, o che i maschioni della cappella Sistina sono belli, così gonfi ed innaturali, o che i corpi martoriati di Giacometti sono belli.....
Il buon Camus ebbe a dire che il genio consiste nel conoscere i propri limiti e nel saperli non superare. Penso che questa affermazione possa essere applicata anche al buon restauratore che deve essere un buon artigiano e nient'altro. Non sempre è facile.
pierpaolomasoni
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fel
Settembre 26, 2008, 6:26pm Report to Moderator
collaboratore restauratore
Utente anziano
Posts: 79
Non posso credere che state paragonando il "restauratore" all'"artista"!!!
Con la filosofia brandiana e ancor prima con le teorie sul restauro del Winckelmann, nel '700, si era già superata la figura dell'artista/restauratore (come lo era ad esempio Bernini) prediligendo una visione scientifica del restauro, considerando il restauratore un tecnico.
Io non mi considero affatto una pittrice perchè eseguo un ritocco pittorico come si deve su una tela...Forse non sarei nemmeno capace di dipingerla una tela!!


Valentina Coppetta
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jonny
Settembre 26, 2008, 8:29pm Report to Moderator
restauratore
Utente anziano
Posts: 81
Location: palermo
scusate se mi intrometto ma credo che roberto non abbia poi tutti i torti......
infondo il restauratore e' un artista ......none' un artista creativo ma e' sicuramente un artista .
un restauratore di dipinti deve conoscere le tecniche antiche , le tecniche pittoriche ,le teorie del colore ,deve avere delle sicure potenzialita' artistiche ,deve avere l'occhio dell'artista e non soltanto la freddezza di un chimico,o di un fisico o di un diagnosta ....e' proprio per questo che oggi nel campo del restauro ce una gran confusione ,e proprio per questo che esistono corsi universitari che intasano il ramo artistico del restauratore , hanno titoli altissimi ma non sanno tenere un pennello in mano eppure vogliono essere chiamati restauratori......ma miseriaccia ci sono le prove nitide e chiare degli studenti che escono dalle universita di conservazione che pur con tanto di specializzazione nelle classi 41 e poi 12 s escono con tanta paura perche non sanno da dove cominciare hanno studiato nella freddezza dei laboratori senza mai essersi macchiati il camice di colore .........
all'istituto centrale di restauro riescono ad accedere per lo piu' personaggi che escono dalle accademie di restauro e chissa come mai.....(cosi rispondo al sig.luciano).chi esce dalle accademie di restauro e' un pittore restauratore per la precisione  laureato in pittura con sperimentazione in restauro...non e' forse un artista ?
beh! e ' difficile da mandare giu' per chi artista non e' e non sara' mai .


giuseppe di ganci
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lucioluciano
Settembre 27, 2008, 12:53am Report to Moderator
beni culturali
Utente recente
Posts: 18
Riescono ad accedere...riuscivano ad accedere...
conosco persone che si sono diplomate all'Icr e studiavano legge, l'accademia ti dà una preparazione sulle tecniche di esecuzione, per carità importantissime per il restauro, ma non credo bastino solo quelle.
Personalmente trovo questo dibatitto sul restauratore artista per certi versi sterile, è stato un dibattito su cui a lungo si è scritto e detto nei secoli scorsi, come diceva Valentina.
Ognuno che lavora in questo settore è libero di sentirsi come vuole, restauratore, artista, scienzato, etc. ,ma credo ci siano dei limiti che un restauratore, a differenza di un artista, non può superare.


lucioluciano
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fel
Settembre 27, 2008, 10:15am Report to Moderator
collaboratore restauratore
Utente anziano
Posts: 79
Sono daccordo con Lucio.
Non dico che il restauratore deve essere uno scienziato, un chimico, un biologo o altro, ma deve avere una preparazione su tutto ed è vero quello che dice Giuseppe anche sulle tecniche artistiche antiche ma non per questo deve considerarsi artista!
Ripeto: con questi discorsi stiamo rinnegando la bibbia del restauratore..La teoria di Cesare Brandi!


Valentina Coppetta
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jonny
Settembre 27, 2008, 12:40pm Report to Moderator
restauratore
Utente anziano
Posts: 81
Location: palermo
scusate e vero cio che dice lucio che il restauratore a dei limiti infatti e proprio cosi .....il sig. che ha studiato legge
per poter accedere all'icr , premesso che nn sia stato raccomandato................si sara dovuto sicuramente preparare
e qui vi volevo ma pensate che riprodurre un immagine con linea greca sia facile ........quello che voglio dire se non hai delle doti particolari ,un talento oltre che alla voglia volonta etc etc..non ci riuscirai mai perche ci vuole scuola dietro .
e le scuole sono quelle d'arte.
comunque ripeto i limiti il restauratore ce li ha e pure tanti su questo hai perfettamente ragione


giuseppe di ganci
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jonny
Settembre 27, 2008, 12:48pm Report to Moderator
restauratore
Utente anziano
Posts: 81
Location: palermo
scusate premesso che un restauratore e sicuramente un tecnico e deve limitarsi a conservare un opera senza aggiungere nulla del suo estro ...mai.
mi riesce pero difficile pensare che un restauratore di dipinti non sappia dipingere una sua tela un paesaggio una natura morta ,o finanche un opera astratta .............perdonatemi


giuseppe di ganci
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robertocamurri
Settembre 27, 2008, 11:19pm Report to Moderator
Utente ospite
Ora, io credo che sia necessario creare un ordine di regole che siano testimonianza della personalità del restauratore, classificarlo in un ordine preciso.Il vero volto del restauratore.
Una volta individuato l'ordine, lo sottoponiamo al resposabile del settore del governo lo facciamo inserire nell'ordine di studio, così che gli studenti o i laureati conoscono il codice dell' artista restauratore, perchè ci vuole un artista che conosca le tecniche di lavorazione, per eseguire il restauro.
La figura del restauratore è cambiata.
Non è più un falegname o  la miscelanza tra falegname e restauratore   che carattarizza il restauratore, Ma un vero artista, che restaura l'arte, in tutti i suoi campi artistici.
Ora è importante creare il personaggio, per avere una idea del modo di agire nei restauri, dei restauratori nei vari campi artistici.
Creare un codice di comportamento a cui fare riferimento prima di prepararsi nel eseguire il lavoro di restauro.
Queste cose si creano, tramite l'esperienza.
Un database di informazioni, per sapere.
I parei di coloro che interverranno, per  creare un codice di compotamento che sia di riferimento per tutte le categorie.
Tutto ciò che fino ad ora è stato detto
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admin
Settembre 28, 2008, 12:12pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
Roberto,
prima di risponderti in merito ai codici di pratica, ti invito, in qualità di amministratore e responsabile dei contenuti pubblicati nelle diverse sezioni di questo forum, a non riferirti più alla figura dell'artista restauratore.
Hai già espresso ampiamente il tuo parere e più volte ho tentato di spiegarti i motivi del mio dissenzo.
Non intendo certamente convincerti (sei liberissimo di pensarla come vuoi) ma desidero che su questo forum il dibattito si svolga su temi che non generino, soprattutto nelle giovani leve, confusioni su principi consolidati in merito al restauro ed alla conservazione.
Grazie.

Comprenderai che avendo pubblicato un codice di pratica ( http://www.culturalheritage.net/ortygia/ ) sponsorizzo la messa a punto di strumenti che, come nel caso di Ortygia, ho inteso come una "raccolta di regole prive di valore legislativo ma ricche dei diversi contenuti derivanti dalle consuetudini locali ovvero dalla buona regola d'arte".

Il problema della loro realizzazione si sostanzia in una semplice domanda: chi deve provvedere alla stesura dei codici ?
Il compito istituzionale spetterebbe alle università ed alle scuole di specializzazione che tuttavia appaiono maggiormente motivate ad affrontare le più accattivanti e complesse sottigliezze della teoria piuttosto che occuparsi delle più scontate ed ordinarie consuetudini della prassi professionale.
Sembrerebbe idoneo, quindi, come avviene nel mondo anglosassone (a cui si deve il concetto dei codici di pratica) che se ne occupino gli operatori più esperti quali i responsabili tecnici delle primarie aziende produttrici.

Ma un conto è codificare la posa in opera di un prodotto tecnologico in uno standard industrializzato, tutt'altro conto è affrontare ed organizzare le innumerevoli variabili presenti all'interno dei vari settori del restauro.

Per finire vi invito a riflettere su di un aspetto.
Prendo ad esempio il codice di pratica di Ortygia; sebbene quest'ultimo sia stato redatto con la consulenza scientifica della dott.ssa Alessandrini in qualità di coordinatrice di ben 9 centri CNR specializzati nel restauro, assume esclusivamente il valore di un suggerimento e per certi versi di un esercizio di stile.
In assenza dell'ufficialità propria dei contenuti di una norma, le istruzioni dei codici di pratica trovano seguito esclusivamente fra coloro che ne condividono i contenuti.




Sergio Tinè
Amministratore del forum

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robertocamurri
Ottobre 9, 2008, 1:35pm Report to Moderator
Utente ospite
Ok , lascio a parte il concetto " artista restauratore ". Ma è tutto da vedere, perché i personaggi nelle storia cambiano vestito, a partire per esempio dai romani ad oggi, è cambiato il tipo di vestito, così. quindi anche la tipologia di classificazione dei mestieri.
Sergio Tinè, avendo partecipato a varie discussioni nel forum, e avendo indagato scritturalmente , attaverso il forum, della esperienza dei partecipanti, anche degli amministratori, e  dalla mia esperienza accumulata.
sono giunto ad una conclusione che il volto del vero restauratore è un mistero, oggi è una miscela di cose un pò di qui e un pò di la ,per tirare avanti, per starci nei bilanci economicamente. Un mistero che nessuno conosce, salvo coloro che ricercano la verità dei significati o ciò che significa, perché ne comprendono la profondità.
Ora tu dici nel tuo intervento, e cito il tuo testo:

...  ma desidero che su questo forum il dibattito si svolga su temi che non generino, soprattutto nelle giovani leve, confusioni su principi consolidati in merito al restauro ed alla conservazione.

Ti sembra giusto restaurare un comò dell'ottocento con della vernice della bioedilizia, creata nel 20° sec. .
Tu mi parli di etica professionale, tu mi parli di un comportamento che non induca i giovani a traviamento, o a confusione.
Ora ti chiedo, questi giovani che si preparano nelle scuole, con carattere artistico, giungono a noi chiedendo quale è la cosa giusta da fare per fare un buon lavoro e che sia professionale e che dia gioia, e guadagno.
Tu cosa gli dici? Gli dici  vai a  comperarti il grassello già fatto, e l'intonaco veneziano da quella ditta, oppure gli dici, vieni che ti insegno come si preparava il grasello o l'intonaco, affinche tu possa entrare con la mente nell'era della costruzione, affinche tu impari come effettuare il restauro e fai esperienza.
Che tipo di esperienza vuoi che faccia questo studente che è appena uscito da un ambiente scolastico in cui praticamente non gli insegnano l'esperienza , che profitto ne trae andando nel negozio a comprarsi il grassello, perche oggi si fa così o  mi sbaglio, almeno dalle esperienze che ho vissuto.
Oggi le cose sono cambiate, la ricerca della verità è finita, chi ha i segreti di bottega se li tiene stretti, non l'insegnano, sono cose che non si possono dire.
Invece di dire: " giovani che vi accingete a percorrere il sentiero del restauro, venite che vi insegniamo come si effettua il vero restauro, come si prepara uno stucoo per stuccare una vernice su di una porta del settecento,la quale vernice è stata perparata con colla di ossa o di coniglio , o una percentuale di nervi e di coniglio e una di ossa, olio di lino e calce spenta, o gesso di bologna o di marcellise o come si prepara un marmorino.






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robertocamurri
Ottobre 9, 2008, 1:39pm Report to Moderator
Utente ospite
Voi siete le persone specializzate che hanno un titolo di studio che vi permette di modificare le istituzioni portando dei valori nuovi all'attenzione di una istituzione che è cambiata.
Per questo dico che ci vuole un codice di comportamento da parte del restauratore che si accinge ad effettuare un restauro su qualsiasi oggetto o manufatto.
Un codice di base, comportamentale[color=black][/color], da cui si sviluppa il lavoro nelle sue infinite ricette.
Ogni artista che ha effettuato una opera, nella storia,  aveva la sua ricetta, nel lavorare il ferro , il marmo, il legno, la ceramica, i tessuti,  nella preparazione dei colori, nella preparazione dele tinte, gli stucchi, gli intonaci, la cottura delle terra, le ricerca  dei luoghi  delle terre da cuocere, le cere gl'oli, le resine, le olioresine , gli oli essenziale, le gomme lacche, la cernita dei legnami la stagionatura , il taglio delle assi ecc... , e come se io per pitturare  una villa de settecento con la tuffolina, invece di preparare il tufo macinato e miscelato all'acqua, vado nel cantiere edile a prendere quello che loro i commercianti danno da intendere, sia quello che serve.
Io credo che attraverso questo forum si possa preparare una petizione per le istituzioni competenti per dare inizio ad una nuova visione della realtà.
Per aiutare i giovani a camminare nelle botteghe dei restauratori, ed imparare.
Dobbiamo raccogliere firme da tutto il mondo (permettimi l'espressione) artistico
Ma con mio grande rammarico penso che non sarà possibile, i salami buoni sono finiti, L'arte ( permettimi l'espressione) di preparare il maiale nella sua alimentazione per avere una carne squisita, la tecnica della  sua uccisione fondamentale per la qualità della carne, la separazione delle parti del maiale, la cernita delle carni per i salami e i cotechini, e le salcicce ,  la preparazione dei prosciutti, la preparazione della pancetta del culatello la preparazione dello strutto, i ciccioli, la stagionatura, la conservazione, la giusta combinazione di altri cibi per assaporare ( permettimi l'espressione) l'arte del saper mangiare .
La favola della verità si è spenta, la corrente a preso  forza e false dottrine corrompono le giovani leve.
Ma credo che deve essere così.
Io ho assaporato, mi dispiace per le giovani leve che non potranno gustare ( permettimi l'espressione) l'arte.

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admin
Ottobre 9, 2008, 8:59pm Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo

Spinto dal profondo amore per la tua attività affronti troppi temi contemporaneamente e non è facile risponderti.

Predo spunto da alcune tue frasi per brevi commenti:

1) sono giunto ad una conclusione che il volto del vero restauratore è un mistero
Non solo il volto ma, come si evince da altre sezioni del forum, anche le modalità per pervenire al mestiere sono un mistero

2) Ti sembra giusto restaurare un comò dell'ottocento con della vernice della bioedilizia, creata nel 20° sec. .
Certamente no.
Ma nel caso in cui non sia possibile reperire le vernici originali (come probabilmente accade per un manufatto ligeo egiziano) come ci comportiamo ?
Questo è un tema "critico" che un restauratore deve porsi offrendo delle soluzioni compatibili.

3) Ma con mio grande rammarico penso che non sarà possibile, i salami buoni sono finiti, L'arte ( permettimi l'espressione) di preparare il maiale nella sua alimentazione per avere una carne squisita, la tecnica della  sua uccisione fondamentale per la qualità della carne, la separazione delle parti del maiale, la cernita delle carni per i salami e i cotechini, e le salcicce ,  la preparazione dei prosciutti, la preparazione della pancetta del culatello la preparazione dello strutto, i ciccioli, la stagionatura, la conservazione, la giusta combinazione di altri cibi per assaporare ( permettimi l'espressione) l'arte del saper mangiare .
Se metti la calce ed i sistemi di cottura e preparazione al posto del salame ti trovi in pieno dibattito sulla qualità delle malte da restauro.

4) Oggi le cose sono cambiate, la ricerca della verità è finita, chi ha i segreti di bottega se li tiene stretti, non l'insegnano, sono cose che non si possono dire.
La bottega si è trasformata in società per azioni e/o in consorzi d'imprese con un paio di restauratori nei quadri aziendali. L'unica verità è quella del profitto.


Sergio Tinè
Amministratore del forum

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robertocamurri
Ottobre 9, 2008, 11:02pm Report to Moderator
Utente ospite
Tu , Sergio tinè, cosa pensi che usasse, diciamo, un restauratore egiziano per ritoccare un geroglifico dipinto su muro che ha perso la sua colorazione, o per effetto dell'umidità, o per altri motivi, o  si è staccato un pezzo di intonaco.
Ora questo restauratore, al tempo degli egiziani, doveva restaurare l'opera fatta dal suo precedente maestro, che è morto, quindi come si comporterà questo restauratore, per restaurare questo dipinto?
Ha due scelte:
1 ) utilizzare le tecniche che ha usato il suo maestro, per restaurare il dipinto, oppure?
2 ) Utilizzare i colori della Maier,  e la calce della bioedilizia, ( è una battuta).
Ora evidentemente utilizzerà le tecniche del suo mastro, io penso.
Ma , ora , questa azione , considerando il tuo ragionamento, non abbiamo più l'originale ma una falsificazione, riporto il tuo scritto:

Ma nel caso in cui non sia possibile reperire le vernici originali (come probabilmente accade per un manufatto ligeo egiziano) come ci comportiamo ?

Ora a questo punto del ragionamento, ci sono stati tramandati degli affreschi egiziani che nel tempo sono stati ritoccati, per mille cause, vuoi il correre del tempo , l'umidita ,il vento, ecc... , sono giunti fino a noi, nei secoli, e sono dei falsi, perchè sono stati manomessi, dalla fase iniziale, nella sua originalità.
Ora altro esempio i mobili che ci sono presso la corte reale della Regina d'Inghilterra, non crederai che i mobili che sono stati costruiti per arredare gli ambienti dove vive la regina siano gli originali nella verniciatura, perché come dice Tonino Bonici, responsabile capo dei restauratori della casa della regina, i mobili sono usati nelle cerimonie , e quindi come nel settecento, venivano continuamente restaurati.
Ma in che modo? secondo le tecniche del costruttore del mobile, o le tecniche di costruzione del periodo, come faceva il restauratore egiziano che restaurava secondo le tecniche del suo maestro, o del periodo .
Così Tonino Bonici , restaura i mobili della regina secondo le tecniche che gli ha insegnato sua padre, e che suo padre per 18 anni   aveva imparato in Francia , il mestiere di lustrino.
Poi in più le tecniche di restauro inglesi.

Conclusione, quando il falegname costruì i mobili della regina li costruì secondo le Tecniche del periodo in cui viveva o in altro modo?
Quindi il restauro migliore è quello di usare le tecniche che sono state usate, sia  per l'affresco, la pittura su tela, la verniciatura egiziana su legno,  il mobile, ecc... ,
Noi oggi abbiamo a disposizione la tecnologia, la chimica, e altri sistemi di analisi, che ci permettono di avvicinarci il più possibile alla verità dell'opera che ci accingiamo a restaurare., composizione della calce, dei colori, delle vernici, ecc ... .
Sai cosa c'è , che come tu dici :

La bottega si è trasformata in società per azioni e/o in consorzi d'imprese con un paio di restauratori nei quadri aziendali. L'unica verità è quella del profitto.

Ma ai giovani, non dovremmo dare del nostro meglio?
Io credo che si può dare un volto al misterioso restauratore, creando un codice di comportamento di base, per introdurlo nelle vie del piacere del restaurare.
Una mia amica a da poco cessato l'attivita di restauratrice, lei era specializzata nella doratura, mi diceva che usava ancora la stessa tecnica degli egiziani, nella pratica della doratura, usava da sette  ai dieci strati di preparazione prima di accingersi alla doratura.
Ma non ha potuto tramandare la tecnica, per il fatto che non ha potuto tenere un garzone  o studente, non aveva un sostegno dagli enti predisposti, economici.
Eppure quando entravo in quella stanza di 4x4, il tempo si fermava, e vivevo in altri secoli.


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Adamantio
Ottobre 10, 2008, 11:11am Report to Moderator
Dottore in Chimica - Consulente Restauro
Posts: 933
Location: Torino e Aramengo (AT)
Rispondere in modo accettabile alle domande che poni richiederebbe molte pagine e troppo tempo.

Mi limito a commentare sulla questione restauratore-artista che la confusione è portata all'ennesima potenza dal connubbio di questi due termini di per se già estremamente ambigui e di dubbia definizione.

Artista è colui che fa arte ma se già sul termine arte esiste un annosissimo dibatitto va da se che il termine artista se lo porta dietro.

per riprendere la tue parole, è arte un buon salume fatto con tutti gli accorgimenti che citi?

perchè se un salame è un'opera d'arte e il salumiere un artista allora forse non si può escludere che anche il restauratore possa essere un artista...

comunque il salame è meglio mangiarselo che restaurarlo...
  


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

Conservation Scientist - Diagnosta dei Beni Culturali
Analisi chimiche, chimico-fisiche, petrografiche, biologiche... e ricerche per lo Studio, la Conservazione e il Restauro del Patrimonio Artistico
sito: http://www.adamantionet.com

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Sito Replica: 20 - 32
fel
Ottobre 10, 2008, 3:18pm Report to Moderator
collaboratore restauratore
Utente anziano
Posts: 79
Ciao a tutti,
scusami Roberto ma non si capisce più di cosa vuoi parlare! Parli di ricettari antichi di restauratori di bottega che si sono tramandati per secoli questo lavoro..Faccio un esempio. In Cina pensano che il buon restauro sia sostituire elementi in legno fatiscenti con nuovi elementi purchè siano stati realizzati con le tecniche antiche. Per noi occidentali è una cosa inaudita!Ma nessuno contesta il loro restauro perchè apparteniamo a due culture differenti!Non credo che tu sia cinese!Quindi perchè vuoi rinnegare tutti i progressi che ha fatto la disciplina del restauro in occidente fino ad oggi?
Io sono una "nuova leva" e alla scuola di restauro ho impararto tutte le ricette di cui parli ma lavorando come collaboratrice ne avrò usate due!Credo che le tue osservazioni non si addicano alla situazione attuale.


Valentina Coppetta
Registrato Offline
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ermannodi
Ottobre 10, 2008, 7:13pm Report to Moderator
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Scusate se dico la mia, il dibattito è stimolante e non riesco a starmene buono. Forse scivolo troppo nella teoria ma penso che anche essa sia sostanza. Non riesco, onestamente a capire il discorso per il quale un restauro genera un falso, o tutto l'articolato discorso sulla scelta aprioristica di premiare la ricerca tecnologica o la tradizione. Questi sono solo mezzi, il restauro è altrove, risiede nell'anima delle cose e il restauratore è il traghettatore di questa anima. Cosa significa falso? Un qualunque oggetto che proviene dal passato più o meno remoto è, comunque, un palinsesto, ogni operazione che viene su di esso operata è comunque un arricchimento storico. Faccio un esempio, A capo Sunion, sulle colonne del tempio trovi incise col temperino i messaggi dei soldati dell'ultima guerra, bene, penso che nessun restauratore si farebbe assalire dal fiero cipiglio di riconfigurare quelle lacune. Ed ancora, le scritte sui muri dell'antica Pompei che irridevano politici e senatori rovinando dipinture ed opus, ci hanno raccontato della vita quotidiana più di quanto non facciano affreschi o monumenti di tutto rispetto. Ma allora il problema dove è? Io penso sia nell'archeologizzazione dell'oggetto. Mi spiego meglio: ci sono testimoni del passato che continuano a dialogare ed a partecipare attivamente alla vita quotidiana svolgendo anche funzioni di utilità e ci sono antichi saggi che per rarità o unicità hanno diritto al riposo ed alla comoda poltrona dalla quale comunicare. Esiste poi tutta una gerarchia nel percorso tra questi due capisaldi. Come si fa a generalizzare? Come si fa a ideologizzare? Io penso che sia pericoloso in questo mestiere ricercare uno standard comportamentale, penso che questo mestiere parta e viva nella ricerca continua, perchè è impastato in tante cose: nella laborosità del pensiero come in quella del fare. E penso che, ogni volta, bisogni resettare e ricominciare daccapo, perchè ogni volta bisogna capire l'altro (l'oggetto) farlo passare dagli occhi, al cervello e poi fino allo stomaco, un pò come quel maiale di cui innanzi si parlava, e poi cominciare ad operare. Dopo queste difficili operazioni, se vengono eseguite, dopo, non vi è dubbio alcuno sul modo di operare. ermanno di ferrante


ermanno di ferrante
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Ottobre 10, 2008, 9:24pm Report to Moderator
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Roberto,
ti ringrazio per avere avviato un dibattito su alcuni aspetti culturali all'interno di un forum che da troppo tempo si sofferma esclusivamente sui soli aspetti tecnicistici e professionistici.

Di tecnica e di tecnologia mi sono nutrito per buona parte della mia vita professionale fino al dichiararmi pubblicamente "pentito" (nè di mafia e nemmeno di terrorismo bensì di tecnologia) in apertura della relazione tenuta in occasione dell'incontro  "Nucleo antico e destino della città" tenutosi il  28-29 maggio 1987 in concomitanza del Riabitat di Genova.

Il motivo del mio pentimento era ed è molto semplice: limitandosi alla sola visione tecnica si opera una lettura parziale ed incompleta del mondo in cui viviamo.

La Ferrari è sicuramente l'oggetto più tecnologico che oggi si produce nel settore delle auto. Ma ha valore solo per questo ?
Probabilmente è esclusivamente la sua immagine (e non mi riferisco solo al design) l'aspetto più accattivante che invita all'acquisto.

Ed è solo l'immagine di qualsiasi cosa che, prodotta da una cultura del passato (intesa come sommatoria di valenze estetiche e di contenuti simbolici) e giunta fino a noi grazie all'apporto della capacità tecnica del suo costruttore, il vero valore aggiunto. Ed è questo valore che noi tentiamo "conservare al fine di trasmetterlo al futuro".

Ebbene, visto che in un recente passato si credeva che solo le "emergenze culturali" (intendendo per tali esclusivamente i monumenti, le architetture più prestigiose e le opere di artisti famosi ) avessero la dignità di beni culturali, si è ingenerato il sempre più diffuso errore che gli oggetti comuni sfuggissero alle regole del restauro.

Se, inoltre, a questi oggetti più correnti e diffusi si sovrappone la plusvalenza economica in un libero mercato (e mi riferisco particolarmente agli antiquari), la frittata è servita: il restauro assume sempre più l'univoca interpretazione di ritorno all'antico spendore, di rinnovamento, di filologia, di ricorso alle tecniche originali, di ricerca del colore originale ovvero dell'arca perduta o dell'età dell'oro e ... chi più ne ha più ne metta (fino a giungere al "dov'era com'era" tanto caro ai nostri politici).

No amici,
stiamo andando fuori strada anche se a bordo di uno splendido SUV.


Sergio Tinè
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robertocamurri
Ottobre 12, 2008, 8:52pm Report to Moderator
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Valentina Coppetta, Ti cito una ricerca del commercialista, che ha fatto per me :

In relazione alle richieste inoltrate, confermo che per l'esercizio di
attività di restauro, sia di mobili che di oggetti d'arte in genere, non
sono necessarie autorizzazioni o corsi di studio. L'attività è libera.
Tutte le restrizioni nascono solo in relazione a clausole di appalti.

Su questa ricerca, se è vera, si può costruire che il restauratore non è un professionista classificato, in un albo per tutela del marchio " il vero volto del restauratore "
Ma è un mercato senza controllo e chiunque può entrare e condizionare la realtà, e fare confusione, oggi si è troppo propensi a fare in fretta e bene, ma in questo modo la camicia è stretta.
La storia delle ricette non era altro che la possibilità di creare un data base, in cui chiunque voleva, poteva attingere ad informazioni per fare sempre meglio il proprio lavoro.
Io credo che ci sono troppi improvvisati resauratori che dicono la propria per confondere la situazione, e nel caos tutto fa brodo.
La storia del codice di base  comportamentale , serve soprattutto per tutelare il marchio " del vero volto del restauratore ".
Io a 15 anni lavoravo presso l'officina dei miei parenti, dove vigevano leggi ferree nel lavoro del ferro, e queste leggi non dovevano essere eluse, erano codice di base comportamentali che inducevano costantemente a dare il meglio, e ottener un ottimo lavoro, un lavoro perfetto.
Se mi sono permesso di entrare in questo forum, è solo per verificare la situazione psicologica dell'attuale stato delle cose, per una mia ricerca personale, nel contesto sociale, vedere se ci fosse la possibilità di dare un piccolo contributo, un mio amico mi diceva sempre " fai del tuo meglio, non fare quello che puoi".
C'era un detto che mio padre mi ripeteva quando mi insegnava a lavorare il ferro  rovente, nel preparare un lavoro, mi diceva " cento misure , un taglio solo ", tradotto, " pensaci bene prima di fare un lavoro, perché  se sbagli non si può più tornare indietro.
Al mio Paese nativo  "Rolo " nella provincia di Reggio Emilia, c'erano molte botteghe di fabbri, falegnami, e tutti costoro lavoravano con i codici di base comportamentali," fare del proprio meglio "
Io quando restauro metto via l'orologio, ho gia fatto il contratto, stabilito un prezzo, poi inizio il mio lavoro, forse ci perdo nel guadagno, alle volte si alle volte no, ma il mio lavoro deve esser perfetto, quando il cliente viene a prendere il mobile, io gli spiego il lavoro che ho fatto, i legni che ho usato, le vernici come sono state preparate con quali prodotti, le tecniche dl restauro.
e se alla fine gli spiego che ho dovuto lavorare su altri particolari quello che chiedo, mi viene dato, sempre con contrattazione da mercato, si chiede 70 per avere 40, che è il giusto prezzo, come si usava una volta, quando si andava a comperare al mercato.






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ermannodi
Ottobre 13, 2008, 2:41pm Report to Moderator
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Cara Valentina, innanzitutto complimenti per la grinta e per il tuo modo di lavorare. Penso che il tuo commercialista dica bene in una parziale ottica del problema. Esistono Beni, detti culturali perchè di riconosciuto interesse per la riconfigurazione del quadro storico-evolutivo, dove la relazione del tuo commergialista non ha residenza. La disciplina del restauro è antica e dignitosa, le prime istanze si fanno risalire addirittura alla lettera di Raffaello a Leone X. Io penso che il problema non sia avere capacità o avere un certo modo di operare o di vedere; il problema è utilizzare un metodo che sia condiviso e che generi casistica per la disciplina. Chi si occupa di restauro lo fa con l'umiltà di sapere a priori che può commettere errori, che anche la più collaudata tecnica può, un domani, rilevarsi dannosa. Ora considerata l'importanza di questi beni (ma per quanto mi riguarda lo stesso atteggiamento andrebbe applicato ad ogni testimonianza del passato), non possiamo assumerci la responsabilità di fare a testa nostra. E' da moltissimo tempo che si lavora a standardizzazioni sia per comunicare e descrivere, sia per intervenire. Se mal non ricordo uno dei primi approcci furono le norme CREO. Tutto questo corredo di conoscenze, esperienze e metodologie, fa del restauro una disciplina. Aprezzo il tuo orgoglio di mestiere e la nobiltà delle tue tradizioni, ma un pizzico di umiltà serve a sbagliare meno, ed un pizzico di studio e di aggiornamento serve a far crescere sè stessi e la disciplina all'interno della quale si lavora.
ermanno di ferrante


ermanno di ferrante
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Ottobre 13, 2008, 5:39pm Report to Moderator
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Credo di non essermi spiegata!
Roberto: forse nel "tuo mondo di restauratore di mobili affermato"i clienti pagano sempre e aspettano sempre che tu finisca il lavoro alla perfezione pronti ad ascoltare come hai eseguito tutte le operazioni di restauro..ma per me questo non esiste!Io non lavoro in proprio.(Perchè? penso che tutti conoscete la situazione di noi poveri piccoli e acerbi"restauratori"no?)lavoro come dipendente perennemente a progetto con un restauratore.Nella mia situazione io vedo lavori che vengono pagati dopo anni e continui spostamenti. Qui veniamo al punto.Chi può dire di sapere con esattezza chi è il"restauratore"?Nessuno può dirlo.Ma chi può dire chi non lo è??E cosa significa"essere umili"??Io credo di esserlo abbastanza perchè per una miseria mi alzo ogni mattina e lavoro su un'opera e lo faccio con passione e cerco di lavorare bene!Le schifezze non le ho mai fatte perchè"il tempo è denaro" e fortunatamente lavoro per una persona che non rinnega le regole della teoria e ne vado fiera!
Quindi non riesco a capire! In cosa sbaglio?


Valentina Coppetta
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Ottobre 13, 2008, 5:43pm Report to Moderator
collaboratore restauratore
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Caro Ermanno cito il tuo scritto:

ma un pizzico di umiltà serve a sbagliare meno, ed un pizzico di studio e di aggiornamento serve a far crescere sè stessi e la disciplina all'interno della quale si lavora.

Non mi pare di aver detto che l'aggiornamento non serve!!E non mi pare di aver detto che sono "miss restauro 2008"!!!Non credi?


Valentina Coppetta
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ermannodi
Ottobre 13, 2008, 6:35pm Report to Moderator
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Cara Valentina, absit iniuria verbis, non intendevo attaccare nessuno. intendevo replicare su Roberto e la vecchiaia mi ha confuso il nome. Comunque almeno sulla grinta ci ho preso, gentile miss restauro 2008. Sono lieto che tu abbia un buon maestro, e non mi rammaricherei per la condizione di lavoratore a progetto, vengo da una generazione che conosceva solo il lavoro a nero, è passata poi per il lavoro nero (fatto da te e firmato dagli altri). Noi la chiamavamo gavetta. Se, come sono certo metti la stessa grinta sul lavoro, sono sicuro che a breve metterai su una tua bottega. In bocca al lupo.
ermanno di ferrante


ermanno di ferrante
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Ottobre 14, 2008, 1:02pm Report to Moderator
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Ciao!
scusami prendo d'acido facilmente..un caratteraccio!
Grazie per le tue parole i complimenti mi lusingano!
Non so se riuscirei a stare chiusa in un laboratorio.. mi piace troppo sporcarmi le mani di calce idraulica quando si attappa la siringa durante un consolidamento!Anche se ho già troppi acciacchi, pur avendo solo 25 anni, spero di stare in cantiere ancora per molto!La gavetta non è poi così male...
Ma poi tu come la pensi sul discorso di Roberto?


Valentina Coppetta
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ermannodi
Ottobre 15, 2008, 10:56am Report to Moderator
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ciao, io penso che Roberto metta troppa carne al fuoco con troppi argomenti che sono bisognosi di analisi distinte: per quanto concerne la visione di restauratore-artista il discorso è molto delicato. La disciplina del restauro vuole che il restauratore, nello strudio dell'opera da restaurare, ne estragga i valori che ritiene propositivi per le presenti e le future generazioni e li riproponga. Perchè ciò avvenga debbono essere verificate alcune condizioni: l'autenticità documentale, il valore storico e subordinatamente artistico etc.. E' evidente che il restauratore apporta del proprio nell'operazione, ma è anche vero che questo proprio deve restare in sottolettura tale da non inficiare il valore documentale dell'opera. Altra cosa è l'arte dove l'artista utilizza un mezzo per comunicare un proprio mondo interiore. E' evidente che le due cose non hanno alcuna possibilità di convivenza. un approccio artistico in una operazione di restauro, a mio sommesso avviso, è quanto di più sbagliato possa esserci.
Per quanto attiene alle tecniche da utilizzare il ragionamento è più complesso: per quella autenticità documentale richiamata, le tecniche devono essere quanto meno mimetiche possibile e più reversibili possibili, proprio per discretizzare la lettura tra "l'oriiginale" e "l'operazione di restauro". Questo, tuttavia non deve confliggere con una visione unitaria dell'oggetto del restauro che deve conservare un apetto "gradevole" alla vista. Quindi quali tecniche utilizzare? Il regionamento si complica ulteriormente perché anche le tecniche tradizionali o antiche hanno un loro valore e, quella del restauro, è l'officina che le tiene in vita. Qundi anche queste sono un valore degno di conservazione ed esercizio. In definitiva, penso che esse vadano privilegiate a patto di non utilizzarle per fini mimetici e guardando sempre al criterio della massima reversibilità. Una ultima considerazione è quella di esercitare un accanimento terapeutico; sappiamo che questi beni non possono resistere all'infinito; viene anche per loro il momento in cui l'unica scelta possibile è l'archeologizzazione che conclude la sua storia in termini di restauro, iniziando quella della pura conservazione.
ermanno di ferrante


ermanno di ferrante
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fel
Ottobre 16, 2008, 9:08am Report to Moderator
collaboratore restauratore
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Ciao,
credo che con questo discorso tu abbia centrato in pieno anche il mio pensiero. Non ho nulla da aggiungere!  


Valentina Coppetta
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alessandro macuz
Febbraio 20, 2011, 1:25pm Report to Moderator
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Alessandro Macuz
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