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Forum Restauro e Conservazione    TEMI GENERALI    Temi generali  ›  la memoria del contemporaneo Moderatori: admin
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la memoria del contemporaneo  (attualmente 1,203 viste) Print
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Mara Guglielmi
Maggio 22, 2009, 6:15am Report to Moderator
Restauro e Conserazione opere d'arte su carta
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riflettendo sulla conservazione del contemporaneo, questo è un interessante articolo apparso oggi su repubblica on-line che segnalo a tutti i colleghi interessati alle tematiche del contemporaneo

Il computer di Mani Pulite cerca una istituzione in cui tornare a rendersi utile e il Museo della scienza e della tecnologia si candida a ospitarlo. L'Olivetti che sul fronte tecnico contribuì a rivoluzionare per sempre il modo di condurre le indagini non è solo uno dei primi computer che già nel 1992 era dotato del programma di ricerca testuale, ma è molto di più.

È la memoria di una parte importante della storia d'Italia contenuta in un migliaio di file oggi non più coperti da segreto che byte dopo byte ripercorrono ogni singola parola spesa dai protagonisti di Tangentopoli interrogati nella famosa stanza 253 della Procura. Tutti i verbali, ma anche tutte le 250 richieste di autorizzazione a procedere con le indagini su altrettanti parlamentari e cinque ministri sono contenuti in quell'hard disk ancora funzionante.

Oggi risulta dismesso solo perché obsoleto, ma sarebbe ancora consultabile se un museo, una fondazione o un'università decidessero di adottarlo. E se tutto questo è possibile, è grazie al pubblico ministero Elio Ramondini del pool di Mani Pulite, che nel 2005 lo ha ripescato da uno stock di pc pronti per essere smaltiti dalla Croce rossa italiana a cui erano stati donati.

Un salvataggio che però oggi deve essere completato trovando un degno alloggio a questo antico "re" tra gli hard disk. Ancora oggi l'Olivetti Xp9, così si chiama, si trova in un sottoscala. Un umile sgabuzzino, anche se proprio di fronte a quel che fu l'ufficio di Antonio Di Pietro. La pratica di acquisizione avviata quattro anni fa Ramondini insieme al Museo della scienza e della tecnologia si è persa forse nei meandri della burocrazia.

Così lo storico computer giace abbandonato tra i faldoni dell'inchiesta impilati secondo l'ordine alfabetico dei nomi degli indagati dall'ispettore capo della Polizia Giuseppe Lo Monte, all'epoca responsabile della banca dati per conto degli inquirenti. Per chi fosse interessato a restituirgli dignità, ecco la sua storia come la raccontava Ramondini in una scheda inviata a un funzionario dell'ufficio Conservatorato del museo.


Comprensivo di due hard disk da 600 Mb ognuno, con unità Streaming Tape (che dava la possibilità di registrare in dati su cassette agnetiche), due unità floppy disk da 3,5 e una da 5,25, si compone di monitor, tastiera, stampante e persino dei cavi di collegamento e alimentazione. Ha cominciato il suo lavoro nel  giugno di 17 anni fa e già all'epoca, scriveva il pm, "costituiva la 'memoria storica' del cosiddetto fascicolo virtuale di Mani Pulite, il procedimento penale 8655/02 R.G.N.R.".

All'interno è installato "Magellano". "Un programma - proseguiva il magistrato - che gestiva tutti gli atti del procedimento tra cui i verbali di interrogatorio generalmente confessori, le rogatorie internazionali, le iscrizioni nel registro degli indagati, gli stralci del procedimento, le richieste di proroga di indagini, le richieste di autorizzazione a procedere nei confronti di parlamentari in carica ed i verbali di udienza di alcuni processi, e che offriva la possibilità (unica all'epoca) di poter collegare nomi e fatti già con una semplice ricerca ipertestuale". Oggi dovrebbe funzionare ancora.

L'unico pezzo andato perso è la mascherina di copertura della memoria centrale.
Il direttore generale del Museo della scienza e della tecnologia, Fiorenzo Galli, interpellato da Omnimilano, si mostra deciso a portare a termine l'acquisizione. "Conosco bene la storia di questo computer - afferma -. Si tratta di un oggetto non facile da reperire a causa della burocrazia, ma mi sono informato. Il suo valore storico per noi come museo non è legato all'inchiesta, ma al fatto che con questo computer per la prima volta l'informatica ha avuto un ruolo determinante in un'indagine giudiziaria. È stata la prima volta, per quel che se ne sa, che un computer ha dato una svolta tecnica determinante a un'inchiesta di grande respiro e quindi interessa al Museo della scienza e della tecnologia".

Galli spiega inoltre che "il lavoro di noi direttori di musei è quello di recuperare materiale che abbia valore storico. Questo è un reperto che può diventare un bene museale. Adesso cercheremo di acquisirlo. Nelle prossime settimane cercheremo di capire come fare. Anni fa la cosa si era arenata. Adesso troveremo il modo e vedremo di raccogliere noi stessi testimonianze per raccontare la storia di questo oggetto al pubblico".
(21 maggio 2009)


Mara Guglielmi
Conservazione e Restauro
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