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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Restauro portone in legno S.O.S. Moderatori: cinnabarin
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Restauro portone in legno S.O.S.  (attualmente 23,732 viste) Print
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Manuela.
Giugno 8, 2009, 11:20pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Location: Napoli
Testo citato
Salve a tutti!
vorrei chiedere un po' d'informazioni circa un restauro che mi hanno proposto di eseguire...
E' un portone del 1650 in legno...alto 3 metri circa.
non si trova in ottime condizioni in quanto è ricoperto da estesi rigonfiamenti su tutta la zona che affaccia verso la strada, mi sembrano comunque  rigonfiamenti di vecchie vernici; il legno presenta solo diverse lacune e mancanze.
Inoltre il portone è composto da varie tavole incorniciate  a scopo decorativo; queste tavole sono tutte spaccate (per effetto delle tensioni in seguito a sbalzi termici).
Da dove cavolo devo incominciare?? :
devo fare un indagine sul tipo di legno prima di intervenire?
Credo sia rischioso spostare il portone dalla sua posizione attuale, mi conviene lavorare con un ponteggio mobile?
QUANDO COMINCERò AD ELIMINARE LE VECCHIE VERNICI E PITTURE, IL LEGNO VIVO STAGIONATO QUANTO TEMPO POTRà RIMANERE  SENZA ESSERE PROTETTO?
Da una prima indagine non mi sembra che ci siano attacchi biologici, ma mi conviene comunque dare qualche disinfestante?
la cornice del portone porta delle zone completamente marce... come mi conviene intervenire???
Vi prego aiutatemi!!!è la prima volta che mi trovo con un portone in legno, e non vorrei rifiutare questo lavoro (tutti sanno le condizioni in cui ci troviamo noi restauratori! )
e se magari potete indicarmi qualche testo su cui documentarmi!
grazie mille
Manuela Fedele
restauratrice / ceramista




Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista
Napoli
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P.Paolo Masoni
Giugno 9, 2009, 11:26am Report to Moderator
restauratore
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Anzitutto ti conviene procedere con la sverniciatura. Puoi usare un normale sverniciatore universale, oppure uno in base acqua: è più lento, ma meno tossico e, proprio a causa della sua lentezza, lavora più in profondità e quindi risparmierai lavoro dal momento che dovrebbero esserci più strati di vernice. Lo metti in abbondanza e torni il giorno dopo; se non basta lo rimetti. Devi solo aver l'accortezza di coprirlo bene (sacchi di iuta e polietilene) affinchè nessuno ci si appoggi.
Una volta sverniciato non devi aver fretta; aria e sole non possono che far bene al legno.
A questo punto devi fare gli eventuali reintegri. La rottura delle tavole è probabilmente dovuta ad un loro incollaggio avvenuto in epoca successiva alla fabbricazione: venivano sempre lasciate mobili proprio per evitare rotture. Magari la pittura ha funzionato da colla.
L'entità dei reintegri devi deciderla tu. Io tendo a farne il meno possibile.
L'ultima operazione consisterà nella verniciatura ed inceratura. Ovviamente ti consiglio una olioresina (servirà anche da consolidante), ma ne parleremo magari dopo la sveniciatura.
Si, ti conviene lavorare con un piccolo ponteggio mobile.
Tienici informati. Buon divertimento
pierpaolomasoni
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Manuela.
Giugno 10, 2009, 12:28pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Location: Napoli
Grazie mille!
Dopo varie indagini ho le idee un po' più chiare...
Comunque sono d'accordo con te per quanto riguarda le tavole incollate successivamente... ma mi chiedevo: dopo gli impacchi con lo svernicatore, è probabile che le tavole ritorneranno mobili, e quindi le potrò riunire attuando un minimo intervento. Cosa ne pensi?
Avevo pensato di consolidare con il paraloid B44 invece del comune B72, mi sai consigliare?
A presto
Manuela Fedele
Restauratrice / Ceramista


Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista
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alessandro macuz
Giugno 10, 2009, 1:24pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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bhè se non sono più incollate , ripristina l'incollaggio (ripulendo bene dalle vecchie colle) oppure integra con delle verghe di legno rastremate per facilitarne l'inserimento. per quanto riguarda la resina , il paraloid non sò se è molto adatto all'esterno certo è che non è molto facile farlo penetrare per microporosità  su una superfice verticale .
Buon lavoro


Alessandro Macuz
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P.Paolo Masoni
Giugno 10, 2009, 4:26pm Report to Moderator
restauratore
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Se con la sverniciatura le tavole ridiventano mobili (ne dubito) devi riaccostarle ed incollare la spaccatura.
In quanto al paraloid sono totalmente contrario. Non ha niente a che vedere con il legno (anche se in passato è stato usato in tutte le salse....). Esistono metodi più rispettosi per effettuare consolidamenti. Per esempio l'olio di lino. Se non si tratta di marcescenze importanti basta già quello contenuto nell'olioresina di finitura, altrimenti puoi intervenire con olio puro, magari addizionato con un essicativo (vedi post precedente) per accorciare i tempi di attesa, Tale olio polimerizzandosi crea un reticolato idrorepellente, ma permeabile al vapore ed elastico, il che significa che il legno può traspirare e muoversi. Se hai bisogno di una forte penetrazione puoi allungarlo con un po di acquaragia o usare quello crudo.
pierpaolomasoni
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Manuela.
Giugno 10, 2009, 10:05pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Location: Napoli
Ma come è bello Stò Forum!!!grazie mille, ma che professionalità!
interessante la soluzione dell'olio ...
vi invio una foto di alcune zone da consolidare ed una delle tavole spaccate.
Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista


Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista
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Manuela.
Giugno 10, 2009, 10:20pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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questa è una delle zone da consolidare e reitegrare



Allegati: cimg10912_6677.jpg
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Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista
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alessandro macuz
Giugno 11, 2009, 1:31pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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fai un tasello e porta in tinta con del larice (suppongo) non perdere neppure tempo a consolidare , fai come ti consiglia p.Paolo Masoni che ne sà! tienici aggiornati!.
Anch'io lo ho scoperto da poco il forum e lo trovo un bellissimo modo per creare una fitta rete tra noi, acnhe prechè a guardare bene non è che ci siano grossi spazi di discussione in giro.
CiaUz


Alessandro Macuz
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P.Paolo Masoni
Giugno 13, 2009, 9:50am Report to Moderator
restauratore
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Visto così non parlerei di bisogno di consolidamento, anche perchè se come rifinitura userai una olioresina essa stessa consoliderà. In quanto ai reintegri io sono fondamentalmente contrario a meno che non siano funzionali alla conservazione dell'Oggetto. Non mi sembra questo il caso. Un tassello su quel montante significherebbe doverlo scavare per creare un alloggiamento logico per una patacca che, per quanto mascherata, si vedrà sempre e sempre cercherà di andarsene.
pierpaolomasoni
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alessandro macuz
Giugno 14, 2009, 9:11am Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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Sono convinto anch'io che aggiungere patacche serva a poco ma devo dire che trovo difficile (ma mi impegnerò ad imparare come) convincere clienti e sopratutto architetti che lasciare un "buco" sia una cosa buona .
Oltretutto almeno quì a venezia molto spesso hanno coperto portoni con smalti orrendi e che soprattutto vengono intaccati fin da subito da malte che cadono dai muri delle calli e dal sale presente nell'aria che credo aumenti la velocità di decadimento dello smalto oltre lo smog.
Mi è capitato di ripristinare dei grossi fori su di un portone di una chiesa che è stato finito (non da me) a smalto con dell'araldite opportunamente graffiata per confondersi con il resto del legno.


Alessandro Macuz
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P.Paolo Masoni
Giugno 14, 2009, 10:38am Report to Moderator
restauratore
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No, non funziona: richiede una password.
Bisogna fare una distinzione fra reintegri funzionali (quelli che hanno il senso di prolungare la durata dell'oggetto) e quelli estetici. Su questi è sempre possibile discutere e magari trovare compromessi.
pierpaolomasoni
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Manuela.
Giugno 14, 2009, 3:06pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Io avevo pensato alla pasta per il legno, ma (scusa l'ignoranza) che differenza c'è? l'araldite è una resina epossidica e quindi allo stesso tempo MI CONSOLIDERà e mi darà elasticità....CREDO SIA MOLTO MEGLIO   GRAZIE!
Cmq è un portone di un palazzo, d'altronde funzionale, e non posso lasciargli quelle mancanze enormi.... verrà una cosa carina, no una patacca  
Cmq se riesci a mandarmi questo link mi sarà utile!
Manuela Fedele
Restauratrice / ceramista


Manuela Fedele
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Manuela.
Giugno 14, 2009, 3:13pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Ah sono entrata...
MA CHE CARINO!!!
Si può portare con i pigmenti al tono che mi serve?


Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 14, 2009, 6:45pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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direi proprio di si io uso semplici terre, però  in ogni caso parti da una base piuttosto violacea, nel mio caso è stato smaltato quindi no prob. La cosa che a me personalmente aggrada molto dell'araldite della phase è che la puoi pulire con una spugnetta inumidita . se la usi invece con legni piuttosto scuri tipo noce, riesci a ricostruire anche riccioli mancanti o pezzetti mancanti in situazioni complicate da ripristinare a colla e legno e il pezzo ricostruito riuscirà anche a sostenersi da solo, anche se consideriamo la sua resistenza non si può certo paragonarla al legno.
C'è un'altro tipo di resina epox che invece è molto chiara (tipo stucco a gesso e colla animale) e soprattutto si può tingere comodamente dopo, ma non sò se è adatta in esterno cmq non mi ricordo il nome ma nei prox giorni indagherò meglio.
Per quanto riguarda la pasta di legno (che non ho mai usato ma di cui ho letto qualcosa) credo sia più simile ad una resina epox di quelle per capirci che per pulirti le mani dopo averla usata necessiti dell'acetone (che non fà per nulla bene!soprattutto alle giovani donne!), però non sono sicuro di quello che dico, chiedi prima di comperare.
CiaUz


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 16, 2009, 5:03pm Report to Moderator
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Salve a tutti......sono nuovo anch'io ma se volete vi posso portare le mie esperienze poichè mi occupo di restauro ligneo in particolare portoni (11 già fatti) e di strutture lignee. Quello che dice Pierpaolo non fà una piega.....solo che forse io userei uno sverniciatore gel di quelli normali poichè con una buona maschera e lavoradno all'aria aperta accorci i tempi di sverniciatura...e poi perchè quelli all'acqua benche meno nocivi per l'operatore meno efficaci......e di sverniciatore sono costretto ad usarne tanto, anche perchè di strati di smalto per sterni ne trovi davvero tanti......
Poi una volta finita la sverniciatura, cercherei di tirare via gli ultimi residui di gel o con del diluente nitro passato con uno stracciom ma c'è anche chi lava il portone con acqua e ammoniaca in proporzioni di 1/4 o 1/5, lasciando asgiugare all'aria il legno...P.S. per l'operazione di sverniciatura se dopo aver fatto dei saggi stratigrafici noti che ci sono tanti strati di smalto potresti con tanta attenzione cercare di tirare via i primi strati di smalto con un fon e con un raschietto, finendo poi il lavoro con lo sverniciatore.
In seguito passerei ai lavori di falegnameria e da quel poco che si vede non devi farne tanti e successivamente alla stuccatura, patinatura dei nuovi elementi ed infine alla finitura....se non c'è da consolidare.....
Per il consolidamento anch'io non sono per niente convinto del paraloid...potresti provare con della cera calda addizionata con della pece greca per indurirla un pò e spennellarla sull'oggetto, fino a completa rifiuto a soluzioni crescenti......per la finitura la olioresinosa và bene anche se viè una costante manutenzione io personalmente preferisco un encausto dato a pennello e a più riprese, lucidata fissata con un Phon....il lavoro viene una meraviglia.....buona lavoro. Dario


Dario Taras
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alessandro macuz
Giugno 16, 2009, 10:05pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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Ciao dario benvenuto! posta foto cossì possiamo ammirare i tuoi lavori e capirci tutti meglio .
Per Pece greca intendi la colofonia? e se sì come la sciogli con la cera?? mi sembra interessante anche se cimi racconti qualcosa dell'encausto, come lo prepari e poi come lo stendi? grazie ciao


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 17, 2009, 6:42pm Report to Moderator
Restauratore ligneo?
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Ciao dario benvenuto! posta foto cossì possiamo ammirare i tuoi lavori e capirci tutti meglio .
Per Pece greca intendi la colofonia? e se sì come la sciogli con la cera?? mi sembra interessante anche se cimi racconti qualcosa dell'encausto, come lo prepari e poi come lo stendi? grazie ciao


Salve ...non sò ancora come postare le foto.....ma cmq è poco importante....Si intendevo la colofonia...scusate la volgarità......e la sciolgo prima in essenza di trementina per poi versarla nel mix di cere fatto in precedenza, aggiungendo delle terre per colorare l'encausto. lo preparo come si prepara una normalissima cera cioè fondendo a bagnomaria le  diverse cere partendo da quella a punto di fusione più basso, aggiungendo la colofonia con essenza di trementina ed infine aggiungendo la restante parte di trementina fino alla
consistenza disiderata. La stenso calda con l'aiiuto di un pennello e setole medie e lavorandolo bene.....lo lascio asgiugare per un paio di giorni anche se dipende dal tempo ed infine lo lucido con un phon badando bene a non bruciare.....lascio riposare ancora un paio di giorni e se è il caso ripeto l'operazione altrimenti con uno straccio passo velocemente la superficie......Sapete dà un bell'effetto e poi al tatto è setoso......ma di metodi e ricette poi ve ne sono tante......io solitamente le prendo dal manuale " coloritura verniciatura e laccatura del legno" Ed. Hoepli....provate e poi mi direte......saluti


Dario Taras
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alessandro macuz
Giugno 17, 2009, 8:35pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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volgarità de che ? Grazie Dario per aver descritto l'operazione in dettaglio sarà sicuramente utile a me e a qualcun altro che di encausto aveva soltanto sentito parlare o letto sul manuale che citavi tu.
Quindi grazie e che dire proverò per vedere che riesco ad ottenere un buon risultato.
Volevo chiederti solo una precisazione, quanto prodotto deve rimanere sul legno??? e poi quando vai a riscaldare con il getto d'aria calda, usi un semplice panno di lana oppure prima spazzoli via l'eccesso (e se sì con cosa e poi lucidi con la lana?
Ciao


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 17, 2009, 8:52pm Report to Moderator
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volgarità de che ? Grazie Dario per aver descritto l'operazione in dettaglio sarà sicuramente utile a me e a qualcun altro che di encausto aveva soltanto sentito parlare o letto sul manuale che citavi tu.
Quindi grazie e che dire proverò per vedere che riesco ad ottenere un buon risultato.
Volevo chiederti solo una precisazione, quanto prodotto deve rimanere sul legno??? e poi quando vai a riscaldare con il getto d'aria calda, usi un semplice panno di lana oppure prima spazzoli via l'eccesso (e se sì con cosa e poi lucidi con la lana?
Ciao


solitamente si dice fino a rifiuto....oalmeno così penso.....cmq lo vedi da te quando il supporto inzia ad impastarsi di cera calda....quello è il punto ,limite, non uso panno poichè i pelucchi andrebbero ad attaccarsi sul legno, uso un pennello e scasldando tiro via quella in eccesso, oppure la ristendo.....è più facile a farsi che a dirsi.....nonj vi sono regole teoriche ....c'è solo da provare....dico sul serio.....saluti Dario


Dario Taras
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Manuela.
Giugno 17, 2009, 10:21pm Report to Moderator
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Grazie a tutti!!
Graande professionalità
...Vi tengo aggiornati


P.S.= Dario ma che intendi per falegnameria? integrazioni in legno?  


Manuela Fedele
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Dario Taras
Giugno 17, 2009, 11:25pm Report to Moderator
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Citato da Manuela.
Grazie a tutti!!
Graande professionalità
...Vi tengo aggiornati


P.S.= Dario ma che intendi per falegnameria? integrazioni in legno?  



si certamente...noi rozzi diciamo così ma sempre integrazioni lignee.


Dario Taras
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Manuela.
Giugno 18, 2009, 2:35pm Report to Moderator
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non posso fare delle semplici integrazioni con pasta di legno o araldite?
è più facile e meno costoso... non credi?


Manuela Fedele
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Dario Taras
Giugno 18, 2009, 7:52pm Report to Moderator
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in teoria potresti e dovresti farlo................questo lo scegli tu.....dipende anche dalla grandezza delle integrazioni........scegli tu....saluti


Dario Taras
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Manuela.
Giugno 18, 2009, 8:52pm Report to Moderator
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Questa è una foto che mostra il degrado delle vernici sul portone... e quelle sono le tavole spaccate...
Ci sono anche delle mancanze di intarsi che incorniciano la tavola; quelle le integrerò con dei piccoli calchi con gomma siliconica...

Cmq vi terrò aggiornati durante il restauro, mi siete molto d'aiuto!
Grazie  



Allegati: cimg1092_7852.jpg
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Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 19, 2009, 12:28am Report to Moderator
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però visto così sembra più uno smalto invece di vernice. Una curiosità usi il silicone impastato con inerte (farina?) per i calchi o una costosa gomma siliconica in pasta bicomponente ??? ma con 2 tochettini di legno non ti diverti anche di più se manca un pezzo di modanatura???


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Giugno 19, 2009, 12:31am Report to Moderator
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io preparerei delle verghe magari pure rastremate di un paio di millimetri per ripristinare le spaccature sugli specchi.
ma sotto lo smalto che c'è ^^? non sembra per niente preso male. vedrai che verrà molto bene.
Ps grazie dario per la precisazione, mò devo solo testare la tecnica!


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 19, 2009, 6:58pm Report to Moderator
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Allora io farei così....per le fenditure su devbi riportare il legno a vista ci sono due metologie.......o chiudere il restringimento del legno con una filzetta( piccolo listello di legno) della stessa specia e con l'andamento della venatura simile, oppure risarcirei la fendituran con un composto...tipo Balsite ( vedi C.T.S.). Differenze tra il primo e di il secondo caso, sono che nel primo caso ....potresti avere in futuro problemi di dilatazione o restringimento della filzetta, per via del normale movimento del legno, però è legno......mentre nel secondo caso avresti un supporto molto più stabile e sicuro....ma non è legno...La metodologia di intervento la decisi tu...considera acnhe l'impatto visivo dell'integrazione fatta a legno e a balsite.....
Per quel che concerne le lacune sull'apparato decoartivo intagliato a perline, mi pare di vedere...io integrerei con legno o balsite anche in questo caso, ma tutto dipende dallo storico che ti segue il restauro, alcuni preferiscono l'integrazione altri preferiscono la lacuna....dipende dall'entità della lacuna dalla posizione ...da tante cose insomma.....
Spero di essere stato chiaro, altrimenti scrivi pure. salluti Dario


Dario Taras
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alessandro macuz
Giugno 19, 2009, 10:00pm Report to Moderator
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Dario la balsite è uno stucco bicomponente simile all'araldite ma più chiaro???


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 19, 2009, 10:22pm Report to Moderator
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L'araldite è molto rigida, invece la bansite è uno stucco bicomponente, molto più ........dolce......si modella , si intaglia ...ed io l'ho fatto su due tavoli da muro dorati del 1700, poi di lacca si dora si colora....insomma è molto facile da lavorare e da finire.... è fantastica....leggete la scheda tecnica sul sito del C.T.S....


Dario Taras
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Dario Taras
Giugno 19, 2009, 10:27pm Report to Moderator
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Ecco cosa si può fare con la balsite......




Allegati: p4190156mod_7617.jpg
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Dario Taras
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alessandro macuz
Giugno 20, 2009, 9:39am Report to Moderator
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COmplimenti! riesci anche a colorare con tinte all'acqua? che ipegno orario hai avuto per questo tavolo??? sopra aveva il marmo?


Alessandro Macuz
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Dario Taras
Giugno 20, 2009, 1:01pm Report to Moderator
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Puoi colorare la balsite con terre, pigmenti, ossidi, giusto per avere una buona base di partenza, poi ci vai con normalissimi colori ad acqua........Il piano era il legno...almeno quello che ho trovato io ma sicuramente era presente un piano in marmo.......Per l'impegno arario....non capisco cosa vuoi dire.....cmq i tavoli erano due e le condizioni disastrose.....nei prossimi giorni posterò delle foto del prima e dopo.....


Dario Taras
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alessandro macuz
Giugno 21, 2009, 11:04am Report to Moderator
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la proverò sicuramente .per ipegno orario intendevo quante ore hai messo in conto ?
Ridorato a oro zecchino o foglia metallica imitazione oro?


Alessandro Macuz
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Manuela.
Giugno 21, 2009, 9:21pm Report to Moderator
Restauratrice / Ceramista
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Dario interessante quel tavolino...ma quelle decorazioni le hai ripetute con i calchi o modellate a mano?
Questa balsite con cosa và diluita per fare un calco?
è molto costosa?

Alessandro non ho ancora avuto modo di fare un tassello di pulitura, ancora devo iniziare, ma io credo cmq che siano zone di smalti sovrapposte e zone di vernici vecchie degradate su vernici....
Comunque di solito per le piccole mancanze evito di usare la gomma siliconica bicomponente. Per le piccole mancanze, quasi senza sottosquadri, mi trovo bene anche con del semplice silicone  bianco ( quello per le fessure dei bagni   )...


Manuela Fedele
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Dario Taras
Giugno 22, 2009, 9:18pm Report to Moderator
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la proverò sicuramente .per ipegno orario intendevo quante ore hai messo in conto ?
Ridorato a oro zecchino o foglia metallica imitazione oro?

Di ore non credo di aver tenuto il conto posso solo dirti che li ho conclusi nel giro di 30 gg circa era un lavoro a scadenza per la vista del Santo Padre a Brindisi l'anno scorso......
on è dorato a oro ma ad argento e successivamente meccato ed ho usato argento vero......


Dario Taras
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Dario Taras
Giugno 22, 2009, 9:24pm Report to Moderator
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Citato da Manuela.
Dario interessante quel tavolino...ma quelle decorazioni le hai ripetute con i calchi o modellate a mano?
Questa balsite con cosa và diluita per fare un calco?
è molto costosa?

Alessandro non ho ancora avuto modo di fare un tassello di pulitura, ancora devo iniziare, ma io credo cmq che siano zone di smalti sovrapposte e zone di vernici vecchie degradate su vernici....
Comunque di solito per le piccole mancanze evito di usare la gomma siliconica bicomponente. Per le piccole mancanze, quasi senza sottosquadri, mi trovo bene anche con del semplice silicone  bianco ( quello per le fessure dei bagni   )...



Si interessanti i tavoli sono due a non sono piccoli....il piano è 140x60x80 C/a di altezza.......e per quel che concerne le decorazioni o intagli....li ho replicati a manina....non avevo dei piedi come campione....nel senswo che quelli che erano rimasti mal si sposavano come misure .....quindi li ho intagliati uno ad uno....La Balsite può essereallungata fino al 5% con alcool in maniera da essere iniettata con grosso siringhe, e non è molto costosa......provala e mi dirai.


Dario Taras
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Dario Taras
Giugno 22, 2009, 9:27pm Report to Moderator
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Scusa ma usi il silicone bianco per fare cosa ...non credo di aver capito bene......


Dario Taras
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Manuela.
Giugno 22, 2009, 10:30pm Report to Moderator
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Uso il silicone bianco per crearmi lo stampo  


Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 23, 2009, 11:32am Report to Moderator
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Citato da Manuela.
Uso il silicone bianco per crearmi lo stampo  


dici quello acrilico sovraverniciabile oppure acetico antimuffa???
Io mi trovo bene con l'acetico trasparente o anche bianco mescolato ad inerte (talco industriale o anche farina) e quando non mi attacca più alle mani, spolvero l'oggetto o la parte che voglio replicare con il talco e schiaccio questo "didò" per adulti sulla parte e lascio 1 giornata almeno a seccare (ma dipende dal clima) una volta asciutto premo al centro e alzo le estremità è lo stampo in silicone a bassissimo costo è fatto!
Usi anche tu questa tecnica?


Alessandro Macuz
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Manuela.
Giugno 23, 2009, 3:27pm Report to Moderator
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io uso il silicone bianco quello acetico antimuffa (credo )..comunque quello che si usa per chiudere le fessure della doccia in bagno ad esempio!
io uso un' altra tecnica:premo il tubetto di silicone con la pistola, direttamente sul pezzo da riprodurre, poi schiaccio un po' alla volta il silicone fresco con una spatola anatomica, benissimo (sennò si formano bolle d'aria); faccio un primo strato ben aderente al substrato, seguito da un secondo e terzo strato... fino a raggiungere circa 1cm di spessore (poi ovviamente dipende!)
Infine aspetto che si asciuga (che non appiccica più) una giornata (o anche di più) e lo stacco come si fa con la gomma siliconica.
[color=green]

Il silicone bianco è migliore di quello trasparente, perchè è più controllabile, e riesci a capire meglio se si formano bolle d'aria.
Lo stampo di silicone, una volta asciutto, non è elastico e resistente come la gomma siliconica, quindi io lo uso su zone con pochi sottosquadri.

Ma tu perchè aggiungi l'inerte al silicone bianco?


Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 23, 2009, 8:03pm Report to Moderator
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aggiungo l'inerte per evitare appunto le bolle d'aria cioè, impasto il silicone con l'inerte e man mano che aggiungi l'inerte il silicone perde appicicosità così non ti stacca una doratura (sennò che ci metti  ma rimane molto morbido.
Faccio un panetto e lo appoggio su di un compensato a questo punto lo schiaccio su quello che devo calcare con il palmo della mano sul centro del compensato e contemporaneamente controllo  la pasta che fuoriuscirebbe schiacciandola e poi lascio lì. cmq lo stampo ci mette anche una decina di giorni ad asciugare.
Prova!!!magari a me sembra una buona cosa aggiungere l'inerte ma non avendo esperienza con l'uso delle gomme siliconiche non saprei dirti di più.
e il portone?
CiaUz


Alessandro Macuz
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Manuela.
Giugno 23, 2009, 9:34pm Report to Moderator
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E infatti si, hai ragione, l'inerte non lo fa appiccicare... non me lo spiegavo perchè io l'ho sempre usato sulle opere lapidee...Le opere lignee (non sò se si è capito) non sono la mia specializzazione.
10giorni? mi sembra esagerato, ma usi lo stesso mio silicone?

Per il portone stò aspettando che confermano il nostro preventivo... e come tu sai ci vuole tempo per queste cose!  

Cmq ti aggiornerò! ci puoi contare ...


Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 24, 2009, 12:31pm Report to Moderator
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bhè è un vantaggio anche per i lapidei così non rimane nulla di residuo tranne un po' di talco .
in quanto ai 10 giorni, si anche usando il bianco da sanitari ci vuole un sacco per asciugare  un panetto diciamo di 2,5x7x7 cm , quì a venezia a situazione è umidità umidità umidità ...
avevo letto sul tuo profilo che sei ceramista difatti non mi spiegavo il discorso del portone.
In bocca al lupo per il preventivo.


Alessandro Macuz
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Manuela.
Giugno 25, 2009, 1:00pm Report to Moderator
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Grazie devo provare, il talco è sempre il migliore!
Cmq sono restauratrice di lapidei sul diploma ma ho lavorato un po' su tutto; e  in più ho un'azienda di ceramica  
Se non ci fosse questo forum non potrei spaziare le mie esperienze  
Grazie ancora per la disponibilità!


Manuela Fedele
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Manuela.
Giugno 25, 2009, 1:00pm Report to Moderator
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AH... CREPI!!    


Manuela Fedele
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alessandro macuz
Giugno 25, 2009, 10:01pm Report to Moderator
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bella cosa la ceramica, avevo comperato anni fà il testo di nino caruso (usato negli isa italiani) e lo avevo trovasto illuminante e pensavo che sarebbe stato molto bello costruire un forno raku, ma poi mi sono reso conto della difficoltà che c'è nel trovare gli spazi e quindi non ho fatto nulla.
però la creta che avevo comperato la uso ancora (e sono passati 5 anni) per fare stampi in gesso .
CiaUz


Alessandro Macuz
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Manuela.
Giugno 26, 2009, 2:56pm Report to Moderator
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Bella la tecnica Raku, ma non la pratico di frequente, noi fabbrichiamo perloppiù prodotti in maiolica e terraglia vetrificata.
e poi la cosa più bella è la lavorazione al tornio, meglio di una droga  
cmq se vuoi saperne di più sono a disposizione (come voi siete stati con me   )
Saluti ...ci aggiorniamo


Manuela Fedele
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chermes
Giugno 29, 2009, 9:56pm Report to Moderator
restauratrice
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ciao a tutti sono anch'io una restauratrice di opere lignee...più volte alle prese coi portoni.
dei vostri discorsi non mi convincono alcune cose:
l'integrazione con stucchi ( di qualsiasi natura ) sono vulnerabili soprattutto quando il portone è esposto in pieno sole, la dilatazione e il restringimento del legno fanno muovere e nel tempo staccare il pezzo inserito...io eseguo sempre intarsi in legno, vi assicuro che eseguiti bene si camuffano facilmente!
Ma la cosa che proprio mi sembra incredibile è usare la cera data normalmente o a encausto su lavori esposti alle intemperie.
Gli encausti li faccio sempre per opere anteriori all'800, sono splendidi, ma sempre in manufatti che stanno in ambienti protetti!.
La cera al sole a picco su di un portone fonde...e se piove rimangono i segni delle gocce!!
del resto è mio infinito cruccio trovare la vernice ideale.
Mi trovavo abbastanza bene coi prodotti naturali agli olii della Durga (anche se la vernice a finire era troppo appiccicosa!)
Ma ora la hanno sostituita con un prodotto agli olii in emulsione acquosa..insomma una schifezza! ho provato in mille modi ad usarla ,ma lascia zone disomogenee...
vi parlo delle finiture poichè appena fatto il portone è bello con qualsiasi vernice, ma purtroppo mi occupo anche della manutenzione (indispensabile)!!! e vi assicuro che in portoni esposti allo smog o alle intemperie c'è poco da stare allegri.
Le vernici naturali si assorbono in fretta, le altre dopo un po' filmano e il lavoro è perduto.
Non vorrei sembrarvi disfattista, ma in tanti anni che faccio questo lavoro non ho ancora trovato la vernice giusta, e così anche altri miei colleghi qua a Torino.
Se qualcuno di voi mi sa segnalare prodotti di cui è entusiasta sarei contenta. (purchè siano veramente ormai consolidati, ovvero nel tempo non diano guai!
saluti
P.S. dalla foto mi dà l'impressione che il portone sia finito con vecchio olio di lino, in più si vede un rappezzo in ferro...mi pare.
E molto importante prima di fare il lavoro di finitura controllare che la falegnameria sia a posto.
se tu non sei in grado di armeggiare con seghe o simili fatti aiutare da un falegname solo per operazioni di reintegro. il resto ti puoi sbizzarrire.
non avertela a male, ma come tu avrai visto e patito interventi di dilettanti sulla ceramica...io sono sempre un po' restia a pensare che un manufatto originale venga fatto da chi non ha esperienza....


luciana mao
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Adamantio
Giugno 30, 2009, 9:43am Report to Moderator
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Una piccola precisazione sul punto di fusione della cera.
Se consideriamo la grande classe delle cere ci sono decine di composti.

Per quanto riguarda il discorso mi sembra opportuno riportare i punti di fusione di almeno tre di questi:

cera d'api (cera naturale): ca. 62-64 °C
paraffina (cera sintetica): ca. 47-64 °C
cera microcristallina (cera sintetica): ca 80-93 °C

come si può vedere la cera microcristallina ha un punto di fusione nettamente più alto. Inoltre, per le sue stesse proprietà chimico-fisiche, è più dura e rigida.

Ora, io non so quale sia la temperatura superficiale su un portone; d'estate credo che sicuramente possa superare i 47 gradi della paraffina, probabilmente può arrivare anche attorno ai 60 gradi... ma arrivare quasi fino a 100 °C mi sembra più difficile (anche se non impossibile, dipende anche dalla posizione geografica... in Italia mi sembra molto improbabile)...

a una simile temperatura toccando il portone dovremmo rimanere ustionati quasi come toccando l'acqua bollente...


Note: dati wikipedia ma comunque a loro volta riferibili a fonti bibliografiche quali:
-  R.H.Brown (1981) Beeswax (2nd edition) Bee Books New and Old, Burrowbridge, Somerset UK. ISBN 0 905652 150
- Umney, Nick; Shayne Rivers (2003) (in English). Conservation of furniture. Butterworth-Heinemann. pp. 164.
- Kaye, George William Clarkson; Laby,Thomas Howell. "Mechanical properties of materials". Kaye and Laby Tables of Physical and Chemical Constants. National Physical Laboratory. http://www.kayelaby.npl.co.uk/general_physics/2_2/2_2_1.html. Retrieved on 2008-03-06.


Marco NICOLA
MODERATORE AREA AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

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chermes
Giugno 30, 2009, 1:04pm Report to Moderator
restauratrice
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ok...non dico che si veda colare la cera....ma mi sembra poco credibile usare come unica finitura in un portone esterno una miscela di cere.
la stessa luce tende a sbiancarla.Tempo fa ho visto un restauro di un portone importante in piemonte in cui era stata usata cera microcristallina...era sbiancato ed è stato rifatto il lavoro.
Io sarei BEN FELICE si potesse usare la cera, e sono pronta a ricredermi se mi fate conoscere ricette nuove o sistemi innovativi (o vecchi)! sperimentati da almeno tre anni su un manufatto esposto a sole gelo e pioggia.
Già tempo fa sollevai il problema delle finiture in esterno ma non ci fu seguito alle mie incertezze.
Tutti apparentemente sostengono di avere la vernice miracolosa...ma, confrontandomi anche con colleghi mi pare che non si sappia mai che pesci pigliare.
Allora possiamo incominciare a confrontare le nostre esperienze e cercare di trovare un sistema credibile?





luciana mao
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cinnabarin
Giugno 30, 2009, 8:12pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Location: Milano-Varese
  Si è un tema abbsastazna dibattuto nel forum questo delle finiture, in esterno e non.
Luciana, mi chiedevo una cosa, il portone sbiancato a causa della cera, che tipo di lavoro ha richiesto per essere rimesso in condizioni accettabili?
Mi spiego meglio: è bastata una nuova stesura di cera a togliere gli sbiancamenti o si è dovuto effettuare sverniciatura totale come nei casi degli altri materiali, prima di riapplicare la finitura. Oppure è bastata una veloce stesura di solvente adatto seguito da nuova ceratura? E, ultima domanda, se il portone era stato sottoposto a manutenzione almeno annualmente?


roberto bestetti
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chermes
Giugno 30, 2009, 10:17pm Report to Moderator
restauratrice
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ciao roberto,
per fortuna non era mio il lavoro, non so dirti come è stato rifatto, ma mi viene da supporre che sia necessario lavare con solvente e spazzolare per sciogliere il più possibile la cera.
Non credo che, a questo punto, converrà utilizzare nuovamente della cera.
la manutenzione non l'aveva fatta, era sbiancato abbastanza subito, ma ti parlo di un lavoro di circa 15 anni fa.


luciana mao
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cinnabarin
Giugno 30, 2009, 11:35pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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ti chidevo pechè ho usato sui portoni la cera microcristalina, qualche caso è fuori zona, ma uno è nella mia città e sono passati 2 anni, ci passo davanti spesso e non ho riscontrato modifiche nella finitura a 2 anni di distanza e senza alcuna manutenzione. Il portone non ha protezioni di alcun tipo, a parte l'arco in pietra che aggetta una trentina di centimentri.
Comunque ritengo che se si renda necassario di intervenire di nuovo, sarà sempre più facile che rimuovere altri materiali.
L'unico difetto della cera è che dà poca saturazione, a volte è utile a volte no.



roberto bestetti
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chermes
Luglio 1, 2009, 7:38am Report to Moderator
restauratrice
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bene! sono contenta che abbia funzionato.
potresti usare come sottofondo la prossima volta le vernici impregnanti a base di olii
ne puoi dare più mani e poi sovrapporre la cera.
l'aspetto è interessante, vellutato (io lo faccio per alcuni mobili rustici mai per esterni...non me la sento...!)
comunque se tu fai manutenzione con la cera e non è successo nulla fin ora..!
come hai fatto la cera?
pura...? l'hai tinta con cosa? mista ad altre...?con quale solvente?  come l'hai stesa?
sono curiosa e molto interessata!


luciana mao
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cinnabarin
Luglio 1, 2009, 3:21pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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in quel caso era una lavoro condotto  come spasso succede minima spesa, poco tempo: semplice cera microcristallina in solvente, leggermente allungata con  white spirit la prima mano, e come da confezione la seconda, tirata subito con pennello, poi spazzola, poi panno di lana (sulle modanature con il disco bianco della monospazzola tagliato in pezzi) non ho tinto la cera e ovviamente questo  volte può essere un problema, ma facendo attenzione ad evitare gli accumuli...  


roberto bestetti
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P.Paolo Masoni
Luglio 1, 2009, 3:26pm Report to Moderator
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Bene! prendo atto che Nicola non solo non ha mai restaurato un portone, ma anche che non ha mai appoggiato una mano su di un portone esposto al sole in piena estate. Il legno, fra le sue qualità annovera anche quella di essere un ottimo isolante: direi che si scalda molto poco, quindi il grado di fusione delle cere direi di lasciarlo al restauro dei metralli.
Mi si permetta un inciso: in passato mi è capitato di sentire lamentele per l'uso di cere microcristalline su portoni; in particolare ricordo una scenataccia da parte di una sovrintendente dei beni artistici della zona del Canavese, nei confronti di un collega amante delle microcristalline.
Anche Luciana che ha sperimentato le olioresine riscontra la loro veloce sparizione: mi pare usi l'espressione "si assorbono". Questo è un argomento col quale ho assillato i vari produttori (io, si è capito, sono un rompiballe): geal, durga, new chemical prevention, ecc... e da tutti gli uffici tecnici mi sono sempre sentito ripetere che l'azione dei raggi uv dopo aver provocato la polimerizzazione dell'olio, ne provoca un processo inverso. Stà di fatto che se non si fa una manutenzione annuale col tempo l'olioresina sparisce. Io quando faccio un preventivo calcolo subito una riverniciatura dopo 6 mesi ed una inceratura sull'olioresina. In questo modo si allungano i tempi di derata di queste vernici. Il portoncino di casa mia, in larice del 1920 l'ho verniciato 5 anni fa; è esposto a sud. Ora un'altra mano di vernice andrebbe quasi bene, ma devo dire che resiste ancora, e non ha alcun annerimento.
Ultimo appunto: dall'ufficio ricerche della geal: dalle loro rpove di traspirazione delle vernici in una scala da 1 a 10 risulta 8 per le olioresine, una media di 5 per le cere, variabile a seconda delle varie mescole, e 2 per le microcristalline. Va bene che i portoni sono esposti alla luce, ed essa stessa è un deterrente per i tarli, ma eliminare la traspirazione non è comunque sano. è un po come usare il cemento per restaurare un affresco.
pierpaolomasoni
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Dario Taras
Luglio 1, 2009, 6:00pm Report to Moderator
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Porto la mia piccola esperienza occupandomi di restauro di portoni.....la vernice magica non esiste, ci sono vernici che durano di più e vernici che durano di meno.....e questo lo sappiamo già quindi è inutile tornarci sopra......mi soffermerei invece sui prodotti che si danno e sul come li si dà? Io personalmente uso degli ottimi impregnanti di base che lascino traspirare il legno e che la tempo stesso offrano uno schermo duraturo contro gli UV che provocano ossidazione con conseguente ingrigimento? del legno......successivamente ....bisogna stabilire un programma di manutenzione annuale, nel qual caso ci si può permettere di utilizzare delle cere microcristalline colorate o non come finitura con le metodologie che già tutti usiamo. Nel caso la committenza non sia in grado di manutenere annualmente l'infisso....allora si dovrebbe optare per una soluzione mista...cioè una finitura chimica che non pellicola, e la stesura di una mano di cera dura successivamente. Questo permette la traspirabilità del legno, e allunga l'efficacia del trattamento fatto.
Se ancora....la committenza nopn ha intenzione di manutenere il portone , allora bisogna optare per le olioresinose, oppure per quei miscugli di olii che allungano l'effetto ....."bello" del portone, ma che alla lunga...con polvere e smog creano pappotte......
Io ho provato a sciogliere più cere insieme ...tipo la cera d'api la carnauba e la microcristallina, così ho ottenuto un cera dura con un colore ambrato....stesa a pennello, tirata successivamente con una spazzola di saggina ed infine lucidata con un phon. Ripetuto il procedimento due volte.....una volta ogni due anni.
Per la manutenzione, se la finitura è fatta a cera...leggero lavaggio con trementina economica e nuovamente inceratura.
P.S. per la sbiancatura della microcristallina, io personalmente avrei passato un phon riscaldi leggermente la superficie e ravvivi la cera. mi è già successo ed ho risolto in questo modo.


Dario Taras
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Adamantio
Luglio 1, 2009, 8:00pm Report to Moderator
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Location: Torino e Aramengo (AT)
Citato da P.Paolo Masoni
Bene! prendo atto che Nicola non solo non ha mai restaurato un portone, ma anche che non ha mai appoggiato una mano su di un portone esposto al sole in piena estate. Il legno, fra le sue qualità annovera anche quella di essere un ottimo isolante: direi che si scalda molto poco, quindi il grado di fusione delle cere direi di lasciarlo al restauro dei metralli.
[...]


Io sono un chimico, e ho fatto un appunto chimico. Non mi pare di aver detto come si deve o non deve restaurare un portone. Ho cercato solo di fare delle considerazioni su una affermazione fatta da chermes per fare in modo che il discorso non venisse falsato da un supposto opinabile (ovvero che al sole del nord italia la cera microcristallina si fonda).

Sulle tue illazioni riguardo a quello che ho o non ho restaurato o su dove ho appoggiato le mani ti consiglio di tenere a freno la lingua e di tornare ad un linguaggio educato in quanto trovo la tua frase offensiva in modo personale.

Ho toccato portoni di legno in piena estate e non mi sono mai ustionato... mi spiace; quindi ribadisco tutto quello che ho già detto... se io non mi ustiono, la cera non si fonde (e questo a prescindere dalle proprietà isolanti del legno).

Per quanto riguarda i restauri non ho bisogno di citare quelli che ho fatto; non sono un restauratore (come ho già detto) e in ogni caso ho fatto consulenza per molti restauri, anche di portoni di legno, e mi sono confrontato con molti esperti. La discussione mi piaceva perchè l'argomento è complesso e dibattuto e ho cercato di indirizzarla su binari più costruttivi per cercare di individuare meglio i problemi (e infatti si è poi parlato di sbiancamento, e non più di fusione). Se preferisci un discorso più approssimativo o vuoi rimanere sulle tue idee mi spiace per te... non credo che comunque sia lo spirito di questo forum.



Marco NICOLA
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admin
Luglio 1, 2009, 8:15pm Report to Moderator
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Posso testimoniare che al sud, sui portoni in "ferro" ... è meglio non poggiare le mani ...  
Infatti il ferro non è un isolante ...

Diamoci una calmata.


Sergio Tinè
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Adamantio
Luglio 1, 2009, 8:29pm Report to Moderator
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Per quanto riguarda la distruzione dell'olio di lino, che citi, è dovuta a uno dei due processi più importanti cui sono soggette le sostanze macromolecolari. Le macromolecole infatti nel tempo tendono a "crosslinkare" (reticolare) e a depolimerizzarsi e questi due fenomeni avvengono contemporaneamente. Nell'olio di lino la velocità di crosslinking dovrebbe essere di gran lunga maggiore di quella di depolimerizzazione e quindi nel tempo diventa sempre più duro, polare, colorato e insolubile. Visto però che in minor misura è soggetto anche a depolimerizzazione può emettere dei VOC (volatile organic conpounds) che si allontanano e quindi questo fenomeno, in un lunghissimo tempo, porta anche alla graduale diminuzione della quantità di olio. Ovviamente tutto questo vale per qualsiasi sostanza. Io ad esempio ho studiato, quando feci la tesi, il comportamento di Paraloid B72 in esterno (su statua di marmo ma il comportamento con ogni probabilità e simile anche su legno, sarebbe interessante verificarlo). Si trattava di Paraloid B72 invecchiato per 20 anni all'esterno in pieno sole in centro a Torino (Madonna della Consolata). In quel caso abbiamo verificato che il Paraloid B72 tende a depolimerizzarsi più velocemente di quanto reticoli (dalla letteratura sappiamo che così non dovrebbe essere per il Paraloid B44 se non ricordo male). Ovvero nel B72 la velocità con cui si depolimerizza è superiore a quella con cui reticola e, quindi, nonostante abbia comunque alterazione cromatica, il materiale rimane perfettamente solubile in solventi leggeri (tipo acetone) ed è pertanto reversibile o quantomeno il manufatto è ritrattabile. Ovviamente tutto ciò non vale per l'olio di lino che si comporta esattamente all'opposto diventando sempre più irreversibile.


Marco NICOLA
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P.Paolo Masoni
Luglio 1, 2009, 9:42pm Report to Moderator
restauratore
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Non era mia intenzione offendere nessuno, soprattutto persone che professionalmente stimo conoscendone bene il valore. Mi piace accapigliarmi e, a volte, mi lascio prendere dalla foga usando dell’ironia forse fuori luogo. A tutto ciò mi si permetta di aggiungere che probabilmente soffro un po della frustrazione del restauratore del legno.
Tu sei un chimico; io sono un umile restauratore. Tu ti basi su studi scientifici; io mi baso sulla mia esperienza e, dal momento che sono anche un po topo di biblioteca, anche su vecchi testi.
Ti posso citare sinteticamente alcuni dati; spetta a te dare una spiegazione.
1)     Le moderne olioresine tendono a sparire nel giro di pochi anni (parlo di medio olio: olio di lino cotto, una resina e trementina; se vi è un’aggiunta di olio di legno, diciamo un 10%, la durata si allunga). E ciò vale sia per quelle con resine alchiliche, sia per quelle con resine naturali, con differenze irrilevanti.
2)     Stesso fenomeno per le olioresine settecentesche (nell’esempio che ho citato se ne sono trovate tracce nelle zone in ombra).
3)     Quelle tarde (fine 8, primi 9) tendono ad annerirsi ed a raggrumarsi (vedi portone della nostra amica partenopea, i grumi sotto l’ultima pitturazione); da mie ricerche risulterebbe che sono fondamentalmente composte da standolio e rese molto filmanti (come da gusto dell’epoca).
4)     Le sperimentazioni e ricerche di laboratorio, se contraddicono la realtà che vedo, le reputo inaccettabili, ma, ripeto, penso che i nostri fraintendimenti nascano soprattutto dal fatto che tu ti basi su studi fatti nell’ambito pittorico ove vi sono condizioni ed iterazioni di altri materiali. Forse nell’ambito del legno non policromo le cose sono più semplici e rozze.
In quanto ai criteri del restauro tentavo soltanto di dire che è mia convinzione che sia lecito intervenire sulla leggibilità dell’Oggetto, non sulla sua estetica essendo quest’ultima un fattore soggettivo.
pierpaolomasoni
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cinnabarin
Luglio 2, 2009, 8:35am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Purtroppo conosciamo i limiti delle valutazioni chimico\compositive e di datazione basate sulle sensazioni dell'operatore.
Per concludere spero definitivamente il discorso sul comportamento degli olii siccativi riporto un passo da Conservation of furniture, N.Umney, S. Rivers 2005 ( la bibbia dellla conservazone dei manufatti in legno scritta da due restauratori del Victoria And Albert Museum con colborazioni eccellenti: Wolbers per es.) edito da Butterworth  Heinemann. 803 pagine.
Questo testo lo considero , e non sono il solo, la migliore pubblicazione esistente nel campo del restauro ligneo,è¨ costata 30 anni di lavoro, e si discosta nettamente dalla gran parte dei manualetti più o meno hobbistici che girano da noi.
se lo cercate su amazon, vi fanno dare un occhiatina, purtroppo limitata all'indice e a poco più
http://www.amazon.com/Conserva.....46519560&sr=8-1#

La mentalità che precede la stesura di un lavoro di questo genere è¨ la stessa degli altri settori del restauro, anzi, gli autori, giustamente propongono sezioni riguardanti tutti i materiali che compongono i mobili: pietre e marmi, vetri, metalli, tessuti, carta, cuoio.   strano ma vero anche da questa parte degli oli siccativi si dice così: pag 631: Oils (lino e variazioni di esso e prodotti commerciali a base di) are not usually employed in furniture conservation becouse they can remain stiky for extended period of time, in addition oils darken as they  age, crosslinking to produce a large insoluble molecules that are difficult to remove whitout use of aggressive cleaning methods. Prosegue poi dicendo che olio non dovrebbe essere applicato per saturare il colore di una vernice degradata ( qui si restaurano le finiture non si svernicia tutto) .....

Purtroppo il restauro del legno �imasto per questioni di diversa natura, che non mi sono del tutto chiare, relegato all'ultimo gradino dei mestieri della conservazione.
Molto spesso, mi trovo di fronte a colleghi che sostengono modalit�perative\procedimenti esecutivi che potrebbero trovar posto nel manuale di Secco Suardo.
Ora è impossibile cambiare la testa alle persone a indurre ad un atteggiamento pi in linea con l'attuale concezione della conservazione,  carte del restauro , Brandi etc.
però se dal lato scientifico, e da parte dei restauratori esteri, ci viene il messaggio che L'olio di lino non è un materiuale per la conservazione, secondo me bisognerebbe, quantomeno tenere presente la cosa.

Inutile negare i dati scientifici ( ma non solo perchè diciamocelo chiaramente, molti di noi le hanno viste le finiture ad olio sui manufatti e non spariscono da sole, forse solo sui materiali in esterno, se và bene...) sulla base di esperienze personali. non capisco assolutamente come si possa dire che gli oli che scuriscono sono solo quelli dell8-900 mentre quelli moderni spariscono. Comunque preferirei non tornare più sull'argomento.

Le chiedo per piacere in qualità di moderatore di questa sezione, di non rendere la lettura del forum un continuo ripetersi degli stessi concetti espressi più e più volte anche in altri post, abbiamo perfettamente capito la sua posizione, per quanto pesonalmente non mi senta di condividerla.


roberto bestetti
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chermes
Luglio 2, 2009, 10:14pm Report to Moderator
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Quindi se capisco bene...le vernici agli olii a un certo punto si deteriorano irreversibilmente?, se uno sovrappone ogni anno una mano non si riesce a conservarle più a lungo?
e poi altro dilemma....ma quando piove sui vostri portoni a cera...non rimangono i segni delle gocce??


luciana mao
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cinnabarin
Luglio 3, 2009, 12:04am Report to Moderator
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certo che rimangono le goccie a volte,  però lo riscontro più spesso sulle cere naturali che su quelle sintetiche, ma è anche abbastanza sempice farel sparire, mi pare.


roberto bestetti
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chermes
Luglio 3, 2009, 1:47pm Report to Moderator
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bhè certo....ma se hai finito un lavoro pubblico non puoi correre il rischio di andare ogni volta che piove a fare manutenzione!!
insomma troviamo un sistema il più possibile sicuro, sennò non possiamo essere credibili col cliente se non siamo certi del risultato.


luciana mao
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cinnabarin
Luglio 3, 2009, 3:58pm Report to Moderator
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riassumendo abbiamo tre possibilità:

1 materiale stabile, La cera , naturale o sintetica che sia, con tutte le differenze del caso, di facile manutenzione, con il difetto di macchiarsi superficialmente con l'acqua: Ripeto sulla cera naturale l'ho visto succedere, sulla microscristallina no, e questo limitatamente alla mia esprienza personale, se ci sono altre esperienze ben vengano.

2 -Impregnanti: materiali di cui sappiamo poco nulla per poterici orientare dal punto di vista del comportamento: sono fatti da solvente + resina spesso ignota. Tra le infinite possibilità, probabilmente la maggior pare di essi saranno acrilici, se si tratta di una resina tipo Paraloid B-72 saremmo già fortunati ( a quel punto per correttezza etica preferirei prendere il paraloid b-72, almeno saprei cosa sto usando e come si comporta) non escludo in molti prodotti commerciali la presenza di oli siccativi.

3 -  vernici ad olio con tutte le riflessioni di cui sopra:

ora nel caso di un lavoro pubblico personalmente mi oriento per i matetariali di cui sia possibile portare studi sull'invecchiamento e sul comportamento nel tempo del materiale, se si tratta di materiali pronti all'uso deve essere nota con precisione la composizione:  di conseguenza ho una scelta sola.
Su questa scelta ho il supporto scientifico, ho una certa sicurezza nell'utilizzo, e sò che potro ritrattare se è il caso, senza necessità di rimozione totale, mi sembra una buona serie di vantaggi.  
Tutto questo è una riflessone appunto su opere di un certo pregio per cui mi sembra doveroso riservare una certa attenzione alla scelta dei  materiali.
Forse su cose di poca importanza si può essere più flessibili.

Infine a volte conviene chiamare le usuali ditte di materiali per restauro e farsi passare il consulente tecnico, o quello scientifico, oppure sentire il parere dei chimici che si occupano di diagnostica e consulenza: fatto anche questo risultato: cera microcristallina.

se ci sono altre soluzioni ascolto volentieri.








roberto bestetti
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cinnabarin
Luglio 3, 2009, 7:09pm Report to Moderator
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a questo link si può leggere cospique porzioni del "Conservation Of Furniture"

http://books.google.it/books?i.....=result&resnum=8


roberto bestetti
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chermes
Luglio 4, 2009, 9:00pm Report to Moderator
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ancora un paio di domande, abbi pazienza...
la microcristallina sarebbe possibile secondo te stenderla sopra un impregnante agli olii (così mi fa un po' di fondo)?
in che percentuale la diluiresti e con cosa ?
sarebbe il caso di aggiungere delle terre colorate per evitare sbiancamenti?
invece il paraloid come lo diluisci ? ( percentuale e solvente)
...ti dirò che mi fa paura usarlo come finitura...! è un plasticone


luciana mao
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Luglio 4, 2009, 10:40pm Report to Moderator
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provo a spiegarmi meglio: piuttosto che un materiale x di cui non si conosce la composizione sarebbe più corretto utilizzarne uno di cui si conosce il comportamento.
Mai applicato Paraloid B-72 sul legno in esterno. Dal punto di vista teorico B-72 si comporta meglio di altri acrilici, ci sono vagonate di studi su questo materiale, conosciamo i suoi pregi e i suoi difetti. Spesso se n'è abusato in passato, soprattutto in sistemi porosi, affreschi pietra in esterno etc. non sò se me la sentirei di usarlo su un portone. Comunque si può supporre, e correggetemi se suppongo qualcosa di errato, che molti impregnanti siano fatti da materiali di questo tipo.
Comunque per i solventi il B-72 è solubile in tutti i solventi dagli aromatici, agli esteri, ai chetoni, e parzialmente nell acool etilico. la scelta dipende in parte anche da cosa si vuole ottenere. Per gli usi comuni del restauro ligneo il butil acetato è una buona opzione.


roberto bestetti
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cinnabarin
Luglio 4, 2009, 11:05pm Report to Moderator
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riguardo alla cera sopra all'olio certo che si può, magari è la via del giusto mezzo....

La microcristallina è venduta come cosmolloid 80h in perle, in genere si solubilizza in white spirit (a caldo). Per l'uso su legno trovo pratico le soluzioni al 25% in commercio dagli abituali fornitori di materiali per restauro, sono già abbastanza liquide. Per diluire ulteriormente lo stesso solvente. A volte possiamo trovare utile utilizzare le soluzioni di permetrina per diluire le cere.

Tempo fà molti colleghi usavano il tricoloro etano per solubilizzare la cera da usare sui bronzi e sui metalli in esterno, ma non ne conosco la ragione.


roberto bestetti
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cinnabarin
Luglio 5, 2009, 9:12am Report to Moderator
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dal Bollettino CTS a cura di Leonardo Borgioli

Consolidare il legno parte 2.


....."Paraloid B-72 - Si tratta di un copolimero di metilacrilato ed etilmetacrilato (MA/EMA 32/6, di peso molecolare attorno a 70.000 uma.

E´ il consolidante più noto, più utilizzato, e per questo anche il più criticato.

Come tutti i consolidanti, tende a dare un effetto di plastificazione se utilizzato in quantità eccessiva.

Come tutti i consolidanti subisce, al momento dell´applicazione, un effetto di migrazione inversa, ossia l´evaporazione del solvente con cui è stato veicolato causa uno spostamento della soluzione verso la parte esterna del legno, con accumulo della resina alla superficie. Questo fenomeno lo si contrasta utilizzando soluzioni diluite (5-8% in peso), ed evitando solventi come l´acetone, con velocità di evaporazione elevate. Sono da evitare anche solventi come il diluente nitro, la cui tossicità può creare problemi per l´operatore.

Di fatto i solventi più utilizzati per sciogliere il Paraloid B-72 sono....l´acetone e il diluente nitro!!!

Per la solubilizzazione CTS consiglia, oltre a solventi a bassa tossicità come gli esteri (acetato di etile e di butile), l´utilizzo di un alcool-etere, il Dowanol PM, che unisce alla bassa tossicità (TLV/TWA = 540 mg/m3), anche un odore non pungente. Inoltre evapora più lentamente dell´acetato di butile"......


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 5, 2009, 9:29am Report to Moderator
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difatti a me lo hanno fatto sempre sciogliere o in acetone o in diluente nitro...  a mè il paraloid NON è mai rimasto simpatico...
Non esistono sistemi più naturali per risolvere problemi di consolidamento?


Alessandro Macuz
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cinnabarin
Luglio 5, 2009, 9:55am Report to Moderator
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Dal punto di vista delle proprietà dei materiali naturale o sintetico non significa nulla, ogni materiale ha delle specificità ed è su quelle che ci si dovrebbe basare nella scelta. A prescidere dall'origine di un materiale non mi dice se è un material è durevole o meno, alterabile o no e come si altera. Anzi dal punto di vista del consolidamento, operazione che difficilmente potremmo considerare "reversibile" (forse solo in superficie) allora il materiale dovrà esser scelto tra i più stabili a disposizione in modo che la loro durata compensi la mancanza di possibilità di rimozione di una qualsiasi resina da un supporto poroso. Grande importanza a questo pnto è di sapere come sarà possibile rimuovere almeno supeficialmente i prodotti di degrado, ed anche i tempi relativi al degrado.
Molto dipende anche da come li si usa i materiali,  la scelta secondo mè è a monte di nuovo relativa al comportamento nel tempo, e di tipo applicativo: solvente impiegato ad applicare\ resistenza richiesta.
Infine valutare la saturazione ottenuta (regal rez più satrurazione, paraloid b-72 meno saturazione).
Personalmente, il consolidamento del legno lo intendo con 2 materiali: regal rez 1126 che è quello che uso di più, e paraloid b-72 per le parti dove richiede maggiore resistenza. Ora su regal rez si potrebbero riempire pagine e pagine, è uno dei materiali su cui gli studi scientifici non macano affatto, può essere stablizzato (l'ho appena scritto da qualche altra parte forse) con il TINUVIN 292 incrementando ultretormente la durata.  Gli studi in merito a questo sono su Regal rez 1094, ma la composizione chimica è identica, cambia solo la lunghezza del polimero.
Per il B-72 anche qui gli studi sull'invecchiameno non mancano.  

Se dovessimo scegliere un materiale naturale per fare da consolidante dovremmo  sciegliere tra materiali che non  avrebbero buone caratteristiche in proposito:  possono offrire una soluzione solo su piccole problematiche, comunque non paragonabile a quanto si ottiene con i due materiali scritti sopra.  


roberto bestetti
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cinnabarin
Luglio 5, 2009, 11:01am Report to Moderator
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detto questo concordo sul fatto che impiegare certi materiali, dal punto di vista applicativo dà meno soddisfazione sensoriale di altri. Però purtroppo i nostri sensi, sono poco oggettivi nel valutare le prorpietà dei materiali.


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 5, 2009, 11:59am Report to Moderator
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a parte la soddisfazione sensoriale io mi stavo preoccupando per l'azione velenosa che queste resine o meglio i solventi utilizzati per scioglierle hanno sul corpo dell'operatore.
Io stò cercando di valutare la maniera meno nociva per l'operatore e per il cliente di affrontare le problematiche relative al mantenimento di arredi lignei (NN parlo di statue e piccoli manufatti ma mobili, porte,boiserie...) per questo motivo chiedevo se c'era una via "naturale" da eventualmente seguire.
come dici tu"Se dovessimo scegliere un materiale naturale per fare da consolidante dovremmo  sciegliere tra materiali che non  avrebbero buone caratteristiche in proposito:  possono offrire una soluzione solo su piccole problematiche"
Probabilmente le mie sono piccole problematiche come dici tu se conosci altre vie come dici mi piacerebbe poterle valutare.
CiaUz e Grazie
Buon pranzo


Alessandro Macuz
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cinnabarin
Luglio 5, 2009, 12:48pm Report to Moderator
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Ok, ho capito il problema, comunque sia per regal rez 1126 che per Paraloid B-72  ci sono diverse possibilità a tossicità limitata, un buon white spirit dearomatizzato per la Regal tipo il D-40 e gli esteri (etil o butil acetato, acetone etc) per il Paraloid.
Purtroppo tutti gli idorcarburi venduti per usi diversi da quello combustibile per autotrazione sono in qualche modo denaturati per evitarne l'uso appunto per autotrazione, quindi bisogna sempre verificare con cosa è stato denaturato e in che misura. Mi pare vengano tagliati anche con clorurati con un certo incremento del rischio. Le essenze di petrolio, petrolio lampante, acque ragie varie contengono spesso aromatici tipo toluene e xilene etc. in varia misura.
Poi, una battuta se mi permetti     da un certo punt di vista il petrolio è di origine naturale!!! mi pare si estragga dal suolo, non sò perchè i suoi distillati non vengano ritenenuti tali.
Le resine di per sè non credo abbiano problemi di tossicità.
Personalmente ho una forte repulsione per l'essenza di trementina dovuta a eccessi di esposizione, per cui ho diverse difficoltà a lavorare con materiali di questo tipo, compreso il Dipentene, alias Orange.  


roberto bestetti
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cinnabarin
Luglio 5, 2009, 12:59pm Report to Moderator
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   rispetto alla tua richiesta dai un occhiata  nella discussione sul consolidamento in questo forum e qualcosa trovi qui nel famoso bollettino di CTS consolidare il legno parte 2

http://www.ctseurope.com/dettaglionews.asp?id=9

e a questo punto pure la parte  °3 dedicata a regal rez

http://www.ctseurope.com/dettaglionews.asp?id=13


ciao


roberto bestetti
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Dario Taras
Luglio 6, 2009, 8:29am Report to Moderator
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scusate ma sembra che si stia o che si sia sviati da quello che è il tema di fondo....il consolidamento o la finitura ......
Per quel che concerne la finitura ho provato la cera sulle olioresinose e funziona bene...nel senso che alza il periodo di protezione....per la colorazione si possono usare terre anche se io ci metto anche un pò di quelle cere già colorate, che atro non sono che cere naturali in piccola quantità e paraffina.


Dario Taras
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alessandro macuz
Luglio 7, 2009, 10:34pm Report to Moderator
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già hai ragione Dario scusa tanto è che parlare finalemente con persone competenti mi fà scattare la necessità di sapere.
Stò ancora aspettando di provare un'olioresina e devo dirti che sono parecchio curioso  . normalmente  tingo le vernici o gli impregnanti se proprio devo, ma le cere colorate non le uso mai(qualche bastoncino lo tengo sempre ma per stuccare all'ultimo minuto.
Fino ad oggi se dovevo trattare un portone (non portoni antichi) adoperavo bel bello il remopai (sverniciatore) e poi usavo una poliuretanica monocomponente della boero , alturasilk, e miscelavo 2 litri opaca+1 litro lucida.
Al massimo tingevo con un pais molto diluito e poi 1 mano diluita 2 e 3  mano non troppo diluita.
Per venezia ho sempre avuto risultati ottimi, la vernice nn sfoglia ma sembra che le intemperie la lavino via man mano. manutenzione consilgiata ogni 2 anni semplicemente carteggiando leggermente la superfice e riverniciando l'ultima mano.
Mi piacerebbe molto scoprire una nuova via più ecocompatibile della poliuretanica.
A quanto ho visto quì da me la tendenza di chi si occupa di manutenzione su portoni storici è quella di stuccare quello che c'è e smaltare sopra con prodotti PER NULLA traspiranti, magari questa scelta dipende dal clima che abbiamo quì... >
Se il portone mettiamo che vada fatto verde, come ci si può preparare uno smalto fatto ad hoc?
CIaUz notte


Alessandro Macuz
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chermes
Luglio 9, 2009, 9:39pm Report to Moderator
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...e cos'è il pais...?


luciana mao
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alessandro macuz
Luglio 12, 2009, 8:10pm Report to Moderator
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Citato da chermes
...e cos'è il pais...?


ops forse non è questo il nome scientifico cmq è una polvere che si scioglie in acqua calda per fare tinte mogano e noce (credo sia uno scarto della lavorazione del petrolio :-O ). per quanto mi riguarda lo trovo un sistema efficace sia per la tintura di legno nuovo che nel caso di rappezzi da accompagnare con tinta. chiedi alla tua ferramenta.
CiaUz


Alessandro Macuz
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Adamantio
Luglio 13, 2009, 11:13am Report to Moderator
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Dalla descrizione mi sembra qualcosa di simile a quello che qui in Piemonte chiamiamo "rolla".

Per tradizione orale mi hanno detto che dovrebbe essere a base di mallo di noce (tannini) però effettivamente bisognerebbe accertare la correttezza dell'affermazione.


Marco NICOLA
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chermes
Luglio 15, 2009, 7:27am Report to Moderator
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se fosse rolla non è fotosensibile?...sbiadisce alla luce. già provato!


luciana mao
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Adamantio
Luglio 15, 2009, 8:25am Report to Moderator
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Sinceramente non conosco studi di invecchiamento sulla "rolla" (non escludo che comunque ne esistano). Penso che in generale sarebbe comunque interessante approfondire la tua esperienza per capire meglio quanto è fotosensibile.

In ogni caso il mio post precedente era solo una supposizione... non so se intendesse realmente indicare la "rolla" ne mi sento di indicarne l'uso in quello specifico contesto.


Marco NICOLA
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chermes
Luglio 15, 2009, 12:48pm Report to Moderator
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anch'io presumo parlasse di rolla, ma sia sui mobili esposti alla luce, sia su portoni ho già verificato che 'quel colorante che dalle nostre parti chiamano rolla' ma che ormai il mallo di noce lo vede col binocolo sbiadisce...ed è un peccato perchè il tipo di colore che dà al legno è bello.


luciana mao
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cinnabarin
Luglio 15, 2009, 1:16pm Report to Moderator
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spesso, ritrovo l'informazione che il comune mordente noce ( è quello che chiamate rolla?), quello in piccoli grani per intenderci, altri non sia che terra di cassel. Molti siti riportano queta notizia ma è un informazione non verificata, e ancora non sono ruscito a risalire alla fonte primaria.  


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 19, 2009, 8:29pm Report to Moderator
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Non sò se parliamo della "rolla" ma per quanto riguarda la sua durata, non mi sembra che schiarisca alla luce semmai capita che la vernice sbianca dopo anni di esposizioni.
Purtroppo non ho una confezione ma non appena ne trovo una vi posto il nome del prodotto.
Io mi trovo molto bene con questo colorante , è molto gestibile e a mè ha dato ottimi risultati, eppoi viene usato in questa zona credo da una cinquantina di anni quindi spesso e volentieri se faccio dei rappezzi su vecchio , mi ritengo fortunato a poter usare lo stesso colorante.


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Luglio 19, 2009, 8:33pm Report to Moderator
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non lo sò per certo ma i grani non mi sembrano terra , non sono polverosi ma piuttosto vetrosi e quando aggiungi acqua calda si raddensano sul fondo e bisogna mescolare bene per non avere grumi e poi filtrare.
Scusate se non sono stato rapido nella risposta ma in questo periodo avrei bisogno di giornate almeno di 36 ore per mettere insieme tutto quanto.
Buona settimana a tutti


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Luglio 19, 2009, 8:42pm Report to Moderator
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ho troato un prodotto che sembra quello che uso io e sembra proprio come dice roberto terra di kassel.
"Prodotto ottenuto da terra naturale di Kassel acida per
acidi umici salificata con soda caustica."
A me non dà problemi con sbianchi purchè opportunamente protetto.


Alessandro Macuz
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Luglio 19, 2009, 8:49pm Report to Moderator
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Si le informazioni derivano da siti di questo genere:

http://www.antichitabelsito.it/mordenti.htm

comunque l'origine dell'informazione è tanto per cambiare dal noto manuale di Turco Coloritura laccatura etc.

qui il link alla pagina dedicata:

http://books.google.it/books?i.....=result&resnum=3

Se così fosse, come leggo ne La fabbrica dei Colori, ed il Bagatto, si troverebbe la spiegazione della sensibilità alla luce di questo colore, che pare essere particolarmente sensibile soprattutto se impiegato nel mezzo acquoso, mentre è risultato più stabile usato nelle tecniche ad olio, ma questo vale per la pittura ovviamente. La solubilità in acqua potrebbe esser data dalla presenza di composti organici che lo differenziano da un pigmento composto solamente da sostanze minerali.

Invece nel testo: Montagna, I pigmenti, nardini 1993, purtroppo fuori edizione, dice:
"[i]Questo pigmento proveniente da alcune regioni della Germania, Francia e Svezia , conosciuto fin dall’antichità, è una composizione di ossidi di ferro, sostanze organiche, ligniti e torba. Viene fabbricato mediante la calcinazione di terre bituminose ma può essere anche falsificato mescolando nero fumo e ocra gialla. La terra bituminosa è poco solubile in acqua mentre lo è in oli, vernici e solventi organici. È possibile utilizzarlo perciò nelle tecniche ad olio, tempera ed encausto. Sconsigliato per l’affresco.Dandone medio bassa stabilità alla luce ed all'umidità.  Altre denominazioni sono terra di colonia e Bruno van Dick.
Mi piacerebbe dare un occhiata alle pagine dedicate a questo colore nel Pigment compendium, e in uno dei volumi Artist Pigments, per vedere se ci sono informazioni più aggiornate ma ancora la mia biblioteca ne è sprovvista.
Da dove viene l'informazione del trattamento con soda descritto da Alessandro? potrebbe essere la spiegazione della più facile solubilità in acqua?





roberto bestetti
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Adamantio
Luglio 20, 2009, 9:54am Report to Moderator
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Pigment Compendium

Cassel earth

A humic earth, typically associated with the so-called Vandyke brown (q.v.). Salter (1869) for example describes it as 'an earth containing bitumen...[d]eposited at the bottom of seas, lakes, or rivers, and subsequently covered up by the accumulations of clay and sand, the organic tissue undergoes a kind of fermentation by which the bodies in question are slowly produced.' It could also be calcined to give a darker colour.

Alternate terms cited in the literature include Terre de Cassel and castle earth (Salter, 1869); also Kassel earth (Feller and Johnston-Feller, 1997).  Heaton (1928 ) gives Cassel earth as an obsolete term.

Cited from: Eastaugh, N.; Walsh, V.; Chaplin, T.; Siddall, R. The Pigment Compendium CD-ROM Elsevier (2004)


Marco NICOLA
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Adamantio
Luglio 20, 2009, 9:58am Report to Moderator
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Comunque la cosa mi è poco chiara...

La terra di Kassel dovrebbe essere un pigmento e come tale insolubile nel mezzo disperdente. Invece mi pare che si parli di sostanze che si sciolgono in acqua calda...

La cosa più semplice credo che sarebbe chiedere al fornitore una scheda tecnica.


Marco NICOLA
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Luglio 20, 2009, 10:34am Report to Moderator
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Grazie Marco per la citazione dal Pigment Compendium.
Con questo materiale non si ottengono semplici dispersioni perchè il colorante una volta disciolto, cosa che nel mio caso ottengo facilmente anche in acqua fredda, non si deposita sul fondo dopo riposo, cosa che invece avviene per le comuni terre.
Una domanda, ma eventuali trattamenti con soda potrebbero indurre una maggiore solubilità in acqua del composto? Le notizie riportate da Alessandro parlano di salificazione! Inoltre il Turco riporta l'addizione di aniline per ottenere modificazioni della tinta, cosa che spiegherebbe le diffferenziazioni di questo materiale in rosso mogano, nero ebano, bruno noce, e mi pare esista anche una versione violacea  palissandro. Concordo sul reperimento di una scheda tecnica.
Intanto ho misurato il Ph di una soluzione di questo materiale con le cartine tritest, anche se non danno informazioni precisissime, e in più c'è difficoltà a leggere i risultati per  via del colore aggiunto dal materiale stesso. Comunque pare posizionarsi attorno a  pH8.    


roberto bestetti
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Luglio 20, 2009, 11:05am Report to Moderator
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anche Conservation of Furniture, il testo che cito spesso, riporta  informazioni similari in proposito: parla di materiali tradizionali, poco stabili alla luce, e quindi di scarsa qualità, usati nel passato dai restauratori di mobili: tra questi la terra di cassel o bruno van dyck, trattato con carbonato di sodio, oppure macinato con i malli delle noci fermentati.
La preparazione moderna potrebbe essere differente ed anche variare da prodotto a prodotto in base a diverse caratterisctiche di produzione e all'addizione di materiali differenti. A questo punto la scheda del prodotto diventa davvero basilare per la comprensione del materiale.


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 20, 2009, 8:00pm Report to Moderator
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[quote=447]Si le informazioni derivano da siti di questo genere:

http://www.antichitabelsito.it/mordenti.htm

proprio dal link che hai messo


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Luglio 20, 2009, 8:03pm Report to Moderator
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proverò a chiedere al responsabile della gestione on line , che è molto simpatico e competente, una scheda tecnica.


Alessandro Macuz
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cinnabarin
Luglio 20, 2009, 8:19pm Report to Moderator
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Ok, non avevo visto il link alla scheda tecnica dalla pagina di quel sito.
Sulla questione dei coloranti riflettevo su una cosa: in un altro post si faceva allusione a quei fenomeni di alterazione\ ingiallimento che si osservano spesso, sui legni, fenomeni che sembrano essere al di sotto delle vernici.
Ho in casa un caso simile avvenuto su un mobile che non è di gran pregio, restaurato circa 20 anni fà,( non l'ho fatto personalmente ma l'ho visto fare: tinta noce, quella di cui stiamo parlando, gommalacca a tampone con olio paglierino), il quale ha manfestato da diverso tempo questo fenomeno, soprattutto nei lati più esposti alla luce.
Ora in genere sulla opacizzazione delle vernici dovuta al loro degrado, la risaturazione con un altro materiale adatto sufficientemente penetrante( regal rez per esempio) riesce spesso a ridare sufficiente trasparenza da permettere di lasciare la vernice sul posto. In queso caso non ha funzionato affatto. In casi come questo la vernice non è per niente degradata, è qualcosa al di sotto di essa: ora riflettendo sulle caratteristiche di stabilità alla luce riportate sui materiali di cui stiamo parlando mi sorge il dubbio che fenomeni di questo tipo siano legati appunto al degrado dei colorati impiegati, è possibile secondo voi?


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 20, 2009, 9:02pm Report to Moderator
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magari è proprio la superfice che ha buttato fuori qualcosa tipo umidità dovuta magari al restauro frettoloso o cera residua mal tolta e ha sbiancato ... fenomeni di sbiadimento ne ho visti anche per quanto riguarda legno tinto  con la terra di kassel ma con finiture tipo impregnanti quindi inadatte al tipo di tinta, per il resto non mi è mai capitato di vedere un mobile tinto "sbiadito" . Se puoi posta un immagine che sono curioso.
Cmq prova con del petrolio bianco e vedi che succede.
Grazie


Alessandro Macuz
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cinnabarin
Luglio 21, 2009, 8:10am Report to Moderator
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Ora leggendo la tua ultima risposta mi è venuto un dubbio, quando trovo mobili che presentano un fondo ingiallito e diventato non più trasparente ma che nasconde la venatura del legno, mi trovo davanti sempre ,o quasi, ad un fondo Nitro ??? oppure potrebbe essere pure un fondo originale fatto, come dici, ad olioresine che poi è ingiallito nel corso degli anni?? il sistema per ripristinarlo è semplice, basta passare un po' di pulitore (olio-petrolio bianco-alcohol-eventualmente un po' di pomice) e poi riucidare, almeno io faccio così ottenendo sempre buoni risultati.
Vado ciaUz


mi riferivo a situazioni come quella che hai descritto sopra in un altro post.


roberto bestetti
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alessandro macuz
Luglio 21, 2009, 8:16pm Report to Moderator
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ma io non parlavo di sbiancamenti della tinta del legno ma sicuramente della vernice (intesa anche come fondo) che sia nitro olioresina o gommalacca addizionata con ulteriori resine.


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Luglio 21, 2009, 8:19pm Report to Moderator
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ho appena mandato una mail info@rassasie.com  ai produttori del mordente che uso io , loro però hanno solo 2 tinte noce e mogano quindi forse il mordente che vendono sul sito di antichità belsito è una cosa diversa. Ho chiesto anche a loro una scheda tecnica ma stamattina mi hanno inviato un pdf illustrativo in cui non si specifica un gran che .


Alessandro Macuz
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alessandro macuz
Luglio 22, 2009, 10:13pm Report to Moderator
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quelli di antichità belsito non hanno inoltrato una mail al produttore del loro mordente chiedendo specifiche tecniche mentre i produttori Rassasie mi hanno rimandato al rivenditore che mi esibisce il solito foglietto pubblicitario...eppure loro sono la fabbrica produttrice, mi chiedo che segreti del piffero avranno mai da nascondere???


Alessandro Macuz
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