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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro carta  ›  litografia anni '50 Moderatori: alessandro sidoti, eflaia
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litografia anni '50  (attualmente 10,938 viste) Print
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stella restauro
Luglio 11, 2009, 1:50pm Report to Moderator
restauro libri antichi, stampe,legatoria artistica
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Location: jesi
Ciao a tutti,
qualche giorno fa un cliente mi ha portato due stampe  o meglio lui le ha definite litografie degli anni '50-60 macchiate che vorrebbe ripulire.
Parto dalla prima (quella con il quadrato giallo e con dei piccoli quadratini neri) e vi rigiro le informazioni che mi ha dato il mio cliente: è un'opera di Jesus Raphael Soto edizione Denise Renè Paris del 1954 -55, sopra il foglio va appoggiata un pò rialzata una lastra di plexiglass con un terzo disegno di un quadrato. Fino a qualche anno fa  era stata conservata in una cantina.
Le foto non sono un gran che ma vi dovrebbero dare  quantomeno un'idea: il supporto è un cartoncino patinato e lungo il bordo bianco ci sono delle macchiette marroncine-rosate che hanno lasciato il segno anche sul retro dell'opera (anzi a dire il vero sul retro ce ne sono molte di più e sono diffuse su tutta l'area),
Le domande sono tre:
1) che cosa sono quelle macchiette? lui dice umidità (piccole gore d'acqua) a me sembrano più funghi o qualcosa di simile
2) come posso intervenire per togliere le macchie? Va considerato che il supporto è carta patinata semi-lucida  
3) eventualmente ci sono dei laboratori specializzati in carta moderna dove poter portare l'opera? Il proprietario, un collezionista, ci tiene moltissimo anche perchè togliendo le macchie l'opera, dal punto di vista economico, varrebbe molto di più.

La seconda opera (quella colorata giallo, rosa salmone e nero) è sempre una litografia databile intorno agli anni '60-65 al massimo, al centro dell'immagine c'è una leggera banda marrone (dalla foto si vede pochissimo), quasi un imbrunimento dovuto all'esposizione al sole, anche in questo caso che interventi posso fare senza rovinare i colori?  
Io sono piuttosto perplessa visto che la banda non compromette molto l'immagine non farei nulla di particolare.
A presto buon fine settimana!
Stella





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Stella Mimmotti
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eflaia
Luglio 11, 2009, 8:55pm Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Location: Roma
Non posso esprimermi per le fotografie 1,2 e 4 ma la n. 3 mi pare quasi certamente foxing.
Per le altre sarebbe necessario vedere foto di aree di dimensioni maggiori e con maggiori dettagli.
Per quanto riguarda il foxing: in italiano è stato scritto molto se non troppo e la questione continua a non essere del tutto chiara. In ogni caso le cause dovrebbero essere ricercate nella contemporanea presenza di microrganismi, cellulosa di qualità non eccelsa e microclima non idoneo alla conservazione. Detto questo, trattandosi di carta o cartoncino patinato ogni intervento mi pare rischioso perchè rischieresti di sollevare lo strato di sostanze di carica su cui poggia effettivamente la stampa.


Enrico Flaiani
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stella restauro
Luglio 14, 2009, 1:27pm Report to Moderator
restauro libri antichi, stampe,legatoria artistica
Utente anziano
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Location: jesi
Grazie mille Enrico per i tuoi suggerimenti, ho provato a fare foto di qualità migliore ma i risultati sono pessimi vengono sgranate e le macchie si vedono ancor meno.
Mi sono dimenticata di precisare che la foto 3 è il verso della 1 e 2 (per capirci quella con il quadrato giallo), comunque se ho capito bene in genere mi consigli di non far nulla per evitare danni maggiori.
Giusto per dare qualche informazione in più esistono dei laboratori o degli istituti specializzati in carta moderna (anche all'estero) da suggerire al mio cliente?
Grazie ancora buona serata
Stella


Stella Mimmotti
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eflaia
Luglio 14, 2009, 2:31pm Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Location: Roma
Il problema principale è che, per quello che ne so io, i sistemi per rimuovere il foxing sono a base acquosa (lo dico chiaramente: si tratterebbe di sbiancare). Se la carta è patinata il rischio è molto grande... soprattutto vita la valenza estetica del pezzo.
Trattandosi di sbiancamenti credo che in questa sezione se ne sia parlato a sufficienza illustrandone ampiamente i problemi.

Mi permetto di far notare che (lo ripeto, per le mie conoscenze) non conosco tecniche efficienti e sicure. Il che vuol pure dire che non credo che esistano laboratori che possano fare questo tipo di lavoro secondo un protocollo di lavoro corretto.
Ovviamente è tutta questione di professionalità.


Enrico Flaiani
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licia
Luglio 15, 2009, 3:01pm Report to Moderator
restauro opere d'arte su carta
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Location: Brescia
La carta patinata non permette molte azioni e se in generale gli interventi di sbiancamento non sono etici, ma vengono comunque attuati su questo genere di macchie in presenza di particolari committenze, in questo caso sono quasi totalmente da escludere. Potresti provare camuffando le macchie con del ritocco o nascondendole il più possibile sotto un passe-partout eseguito con cartoni adatti alla conservazione. lo so che questo non soddisferà il tuo cliente, ma ormai c'è poco da fare.


Licia Zorzella - restauro opere d'arte su carta -
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stella restauro
Luglio 15, 2009, 8:52pm Report to Moderator
restauro libri antichi, stampe,legatoria artistica
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Grazie mille per i consigli... opterò per la prima soluzione: riconsegno l'opera così com'è...meglio macchiata che rovinata!
buona serata Stella


Stella Mimmotti
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gianlorenzo
Luglio 16, 2009, 9:55pm Report to Moderator
conservatore e restauratore di libri e manoscritti
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Location: conservatore di materiale librario, toscana
Ciao Stella

Premetto che quanto trovi sotto non l'ho mai applicato nè osservato su carta patinata quindi prendilo con le pinze. Se hai a disposizione un tavolo aspirante potresti provare ad abbassare le macchie applicando localmente della soluzione satura di idrossido di calcio. Se è foxing potrebbero abbassarsi molto ed è meno aggressiva di un qualsiasi sbiancante.
A presto.


gianlorenzo pignatti
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eflaia
Luglio 17, 2009, 3:21pm Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Location: Roma
Colgo l'occasione della lettura dell'ultimo intervento per introdurre una problematica che trovo piuttosto interessante, vale a dire la tendenza a fornire soluzioni semplici a problemi difficili.
Mi spiegherò meglio, contando sulla pazienza di chi, non essendo in vacanza a divertirsi, non ha di meglio da fare che leggere i miei sproloqui.
Quello del foxing è un problema che è stato studiato a lungo con esiti piuttosto discutibili. Si tratta cioè di un fenomeno le cui cause non sono del tutto chiarissime e i cui effetti non sono del tutto predicibili.
Per dare un esempio di quanto sia stato scritto mi limiterò ad accennare che nel Paper Conservation Catalog (di qui in poi PCC) fasc. 13 del 1992 sono citati oltre 40 contributi sull'argomento. E la letteratura si è incrementata pur con i limiti di cui sopra.
Con il termine FOXING si descrive dunque una serie di fenomeni piuttosto ampia (che va dal deterioramento cromatico a quello fisico del supporto) che, al momento attuale, è ancora difficilmente qualificabile.
In effetti sono riconoscibili vari tipi di foxing, a seconda del tipo di macchie ma pure a seconda del tipo di impurità metalliche della cellulosa, del tipo di collatura della carta ecc.
Sono stati fatti tentativi di riprodurre sperimentalmente questo tipo di alterazione e, in effetti, esiste persino della letteratura che spiega come ottenere macchie simili per falsificare opere d'arte.
Inoltre, come spiegato nei messaggi precedenti, questo complesso tipo di alterazione (ammesso che di questo si tratti, ma su questo tornerò più avanti) si presenta su di un supporto del tutto particolare, "carta patinata semi-lucida", che, di per se stesso presenta, come ogni restauratore della carta sa bene, notevoli problemi.
Un sistema molto complesso quindi con l'ulteriore vincolo della fondamentale valenza eststica del manufatto che non basta leggere come un libro ma che va "letta" come opera d'arte.
Le foto inviate benché interessanti illustrano dettagli senza riferimentio a scale di colori o metriche, quindi è impossibile capire le dimensioni dell'opera né l'effettivo stato di deterioramento in cui si trova. Mancando qualunque tipo di esame autoptico posso solo basarmi su quello che vedo e, infatti, mi sono sbilanciato soltanto in un caso, dove la morfologia dell'alterazione cromatiche sembra essere classica (foto 3). Ma io non sono infallibile né mi sento di esserlo. E se foxing poi non fosse?
Ritengo che, salvo casi eccezionali, la qualità dei monitor a nostra disposizione si quella "commerciale" cioè al massimo di livello medio, spesso non senza taratura dei colori.
Ma ammettendo di aver ragione e tornando all'analisi della letteratura si nota che la quasi totalità delle tecniche indicate è a base acquosa e implicano l'uso di sbiancanti, basi più o meno forti, chelanti e persino acidi. Accenno quindi al rimedio suggerito, quasi per sentito dire, nell'ultimo messaggio: soluzione satura di idrossido di calcio applicata su tavola aspirante.
Già nel 1992 si sapeva benissimo che il pH così elvato di questa soluziobne (circa 12,3 a 25 gradi) era troppo alto e probabilmente deleterio della carta e persino soluzioni al 4% di Ca(OH)2 erano sconsigliate. Tra l'altro sarebbe ineteressante capire, altra cosa abbastanza dubbia, da dove viene questo effetto di sbianca che, le poche volte che è citato nella letteratura, è menzionato solo vagamente (mi spiego: l'effetto sbiancante c'è, senza dubbio, io l'ho sperimentato, ma la sua dinamica è per lo meno dubbia).
Ma, a prescindere da queste considerazioni, con quale coraggio provare a lavorare con una soluzione acquosa su una carta patinata in cui il problema è diffuso e non localizzato su pochi punti precisi? Con o senza tavola aspirante.
Cosa succederebbe se l'opera fosse compromessa? Come spiegarlo al committente?
In generale come si può conciliare la professionale prudenza del restauratore con suggerimenti così azzardati?
(continua)


Enrico Flaiani
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eflaia
Luglio 17, 2009, 3:21pm Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Location: Roma
(II parte)
Spero che qualcuno vorrà commentare questo tipo di affernazioni.
Mi fermo e torno al problema: non esistono soluzioni semplici a problemi difficili. Il restauro è una disciplina che si occupa di problemi difficili. La manualistica aiuta e può fornire suggerimenti ma è limitata (per qualità e quantità) mentre l'esperienza personale ammesso che possa avere qualche validità non può essere per sua stessa definiazione generalizzabile.
Insomma, da vero professionista, io cercherei di evitare quelle belle, comode ma ingannevoli "formule magiche" dei bei tempi della scuola di restauro dove ad "acidità della carta" si rispondava senza esitazione "deacidificazione".
Mi sarei magari aspettato un'obiezione diversa: in effetti c'è qualche cenno nella letteratura ad ineterventi senz'acqua (più o meno descritti come tali). Di nuovo il limite principale è il modello d'intervento basato sulle sbianche ossidanti. Nel caso particolare si sarebbe trattato di utilizzare lampade fluorescenti ad elevata emissione di UV... ma anche in questo caso mancano studi sulla reale fattibilità e sugli effetti sul manufatto.
Qui mi fermo definitvamente: ho abusato della pazienza di coloro che leggono esprimendo soprattutto concetti ben noti e banali. L'ho fatto solo perché, almeno per la mia esperienza personale, a volte l'ovvio sfugge....  
Salute a tutti.


Enrico Flaiani
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dionea77
Luglio 18, 2009, 12:26am Report to Moderator
restauro beni librari e documentali in erba
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Location: restauro beni librari e documentali in erba
Io di certo non sono una restauratrice esperta, né tanto meno mi azzardo a dare consigli su come fare e cosa usare a tal riguardo...però vorrei solo far notare che è da relativamente poco tempo che il campo del restauro ha preso una valenza scientifica e ciò è un bene, contrastando i pasticci artigianali che poi, nel tempo, hanno rivelato i loro danni. ma proprio perché si tratta di una scienza giovane che bisogna anche, alcune volte e forse non in questo caso, fare dei tentativi e tenerli sott'occhio per notare eventuali cambiamenti nel futuro, se ci sono danni, se le tecniche sono effettivamente conservative...insomma, vorrei dire che essere solo "scientifici" e basarsi su tanta letteratura che alla fine non ha ancora prodotto i dati definitivi non aiuta più di tanto...e che non bisogna dimenticare la parte "artigianale" della figura del restauratore. ripeto, non sarà questo il caso in specie, ma voglio dire che se non si osa non potremo mai sapere se effettivamente una tecnica sia conservativa ed efficace, oppure deleteria.
avrò detto una stupidaggine, non me ne vogliate...

saluti.


Angela Denise Vincitore
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eflaia
Luglio 18, 2009, 1:10am Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Location: Roma
Cara Angela,
Scusa ma non sono d'accordo. S è vero che esiste una componente "manuale" nel campo del restauro è altrettanto vero che il tentativo di approccio "scientifico" o almeno "razionale" data all'inizio del XIX secolo quindi quasi 200 anni fa.
Il restauro fra l'altro non è una scienza, al massimo una disciplina... un possibile paragone potrebbe essere la musica: qualunque musicista, si sà, deve saper suonare... ma senza la necessaria base teorica non sarà mai un vero musicista, al massimo un buon orecchiante.
Il fatto che ho cercato di sottolineare (evidentemente senza essermi spiegato bene) è invece un problema di professionalità. Il restauratore non può procedere per tentativi, non può "osare". Come la prendermo se il nostro preziosissmo  cimelio, forse una copia della Bibbia di Gutemberg, fosse rovinata da un restauratore e questo ci dicesse di aver "osato"? Penso che se il prezioso cimelio fosse veramente nostro l'indignazione sarebbe grandissima, alla faccia della figura "romantica" del restauratore. Io credo che il restauratore debba procedere il più scientificamente possibile (cosa che può fare) cercando di lasciare al caso quanto di meno sia possibile, cercando di prevedere nei dettagli l'esito di ogni operazione progettata. Forse non sempre sarà possibile farlo e le sorprese (belle o brutte) potrebbero sempre esserci. Ma le si può ridurre fino ad un fattore trascurabile.
Lo studio della bontà delle tecniche poi. è chiaro, non può essere affifadato, salvo casi eccezionali al restauratore privato che non è interessato a certificare (anche se potesse) che le tecniche da lui messe a punto non sono idonee.
Proprio l'assenza di studi ci deve indurre alla più grande prudenza evitando tecniche e interventi azzardati.
Vorrei ricordare che una vera professionalità sul lavoro deve necessarimante prescindere il segereto di bottega o le ricettine applicate senza capire bene cosa si sta facendo. S eno faresti rientrare dalla finestra quei "pasticci artigianlali" che hai cerato di scacciare dalla porta.
In ogni caso, soprattutto per chi lavora nel privato, credo sarebbe molto corretto mettersi dalla parte della committenza per cercare di capire che reazioni si proverebbero di fronte ad interventi errati.
Saluti

Enrico


Enrico Flaiani
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gianlorenzo
Luglio 18, 2009, 2:43pm Report to Moderator
conservatore e restauratore di libri e manoscritti
Utente anziano
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Location: conservatore di materiale librario, toscana
Ciao a tutti

Vedrò di fare tutta la dovuta chiarezza sul mio fulmineo post precedente (Mea culpa. Troppo breve) Considerato che Enrico conosce così bene il problema della mancanza di tempo non si stupirà se spesso si tende ad andare dritti al nocciolo del problema tralasciando considerazioni di genere. L’uso dell’idrossido di ca come sbiancante non lo conoscevo fino a due settimane fa  quando una collega che si occupa di opere d’arte su carta me ne ha parlato mentre eseguiva il trattamento su di un disegno di inizio 1900. Si trattava di applicazione a pennello su tavolo aspirante per abbassare due o tre macchie (4-5mm) di presunto foxing e il risultato si è rivelato esteticamente molto buono. Apparentemente l’attenuazione delle macchie non  dipende dalla carbonatazione ma dalla rottura dei legami dei gruppi cromofori della macchia stessa.  Comunque abbiate un week end di pazienza e appena possibile vi posterò tutta la bibliografia in mio possesso. Naturalmente vi posterò anche le foto.  Non  sono aggiornato sullo stato dell’arte per quanto riguarda lo studio sul foxing ed eventuali trattamenti (sbiancamenti compresi) ma nel ventaglio delle possibilità l’uso topico di idrossido di calcio non mi sembra da escludere ma magari da anteporre a tecniche sbiancanti più aggressive quali ipoclorito di calcio o perossido di idrogeno, pur immaginando che questi ultimi vengano usati sempre più di rado. Se poi, come Enrico sostiene, le cause del foxing non sono ancora del tutto chiarificabili sarei allora curioso che mi dicesse da dove viene tutta questa sua sicurezza nel qualificare i limiti operativi dei trattamenti conservativi per questo tipo di degrado. Sarebbe l’ideale poter rispondere di conservare l’opera in una cassetto fino a quando l’attività di ricerca porterà dei risultati convincenti ma con committenze private non sempre è possibile. E lo scrivo perché mi sembra che non tutti lo sappiano. E risaputo che questa è una base molto aggressiva, in grado di danneggiare il supporto a concentrazioni sature e da usare con cautela ma se la committenza non si facesse convincere dall’idea di un pass con margini più ampi? Si ritocca, si rimanda l’opera al mittente, scelta assolutamente condivisibile, oppure si ricorre ad un trattamento. In questo ultimo caso allora ben vengano anche lampade ad alta emissione di componente UV (da preferire a una base forte?), i cui effetti sul supporto cartaceo si conoscono eccome (!) ma alla cui validità di tale tecnica concedo per ora il beneficio del dubbio poiché non conosco il nome dello studio a cui si fa riferimento. Tornando al caso riportato da Stella è utile precisare che nel post precedente, anche se breve, ho scritto di non avere prove su supporti semi lucidi o patinati. Mi rendo conto che la patina possa essere un ostacolo insormontabile ma sapere che l’idrossido può avere diverse applicazioni è più produttivo che non saperlo. Anche nel caso si decida di non servirsene. Questo vale per il sottoscritto, Stella e chiunque altro. L’approfondimento spetta poi a chi recepisce il messaggio ed abbia voglia di approfondirlo per eventuali applicazioni, pur rimanendo sempre disponibili a dare tutta la letteratura in proprio possesso. In conclusione, vale la pena ricordare a chi lo dimentica che spesso non si riesce a suddividere in  bianco e nero ma occorre vedere e valutare tutta la scala dei grigi e questo non è scendere a compromessi con i valori etici universalmente accettati ma fa parte della progettazione di ogni intervento di conservazione. Spero di avere chiarito il mio post precedente e comunque aspetto obiezioni.
A presto.


gianlorenzo pignatti
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dionea77
Luglio 19, 2009, 10:17pm Report to Moderator
restauro beni librari e documentali in erba
Utente Attivo
Posts: 41
Location: restauro beni librari e documentali in erba
Rieccomi...
Sapevo di scatenare un putiferio...ma di certo non parlavo della Bibbia di Gutenberg! La scienza ci ha insegnato a utilizzare campioni, siano essi riprodotti in laboratorio oppure presi dall'originale in piccola quantità.
Infondo non è lo stesso quando, per provare la solubilità di un inchiostro, si "prova" su una zona più nascosta? ma è pur sempre sull'originale...cosa succede se l'inchiostro è solubile? macchia! avremo combinato cmq un pasticcio...ma circoscritto, e cmq serviva a capire quale sostanza usare o non usare per non compromettere tutta l'opera...non di certo parlavo di "osare" come andare alla cieca...ma prendere cmq delle precauzioni.
e se sono 200 anni che la scienza accompagna il restauratore nei suoi lavori, come mai ci fossilizziamo e cristallizziamo su tante cose e non "osiamo" fare passi avanti? oggi quasi nessuno sa restaurare la carta moderna e, sebbene sia di cattiva qualità, non la si può ignorare...in australia c'erano quintali di carta moderna su cui erano annotati atti notori, divorzi, matrimoni etc...che debbano essere inesorabilmente considerati come robaccia che andrà a male? bisogna cercare di fare qualcosa...e non parlo delle ristampe ennesime di libri in circolazione, ma proprio di documenti che fanno la storia...perché un giorno il nostro presente sarà addirittura considerato interessante da altri dopo di noi...cosa lasceremo loro? anche in questo senso parlo di "osare", non più cristallizzarsi sul passato ma cercare nuove tecniche di restauro per nuovi materiali...e purtroppo bisognerà fare delle prove, sperimentare, oltre che studiare...aver paura e dispensare moniti non serve a nulla.

Saluti


Angela Denise Vincitore
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eflaia
Luglio 20, 2009, 7:16pm Report to Moderator
Resp. laboratorio conservazione e archivista
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Lo sviluppo di questa discussione sta portando ad implicazioni veramente singolari:  laddove Brandi parlava di minimo intervento e (seppure indirettamente) di uso di materiali compatibili e testati qui vedo che si sta arrivando sul lato opposto della barricata. Ben venga questo o quel composto o quel metodo anche se non si sa bene cosa fa. Anzi, quando pure si sa che non va bene, lo si può usare: alla faccia della letteratura (sì perché ci sarebbe di peggio: varechina e acqua ossigenata)... e tutto per la committenza. Un principio piuttosto strano, non c'è che dire, con tutta pace dell'etica, professionalità ecc. Scusate l'iperbole.  Però vorrei dire che molta gente di questo Forum ha a che fare con una committenza privata: il committente può accettare o non accettare quello che gli dice il restauratore: tuttavia sta alla professionalità di quest'ultimo spiegare cosa si può o non si può fare illustrando a cosa si può andare incontro. Anche nel caso che il committente fosse ben deciso a sbarazzarsi dell'opera subitto dopo il restauro. Sono ben certo che a guardarsi in giro è piuttosto facile trovare gente disposta a fare di tutto e di più per il vil quattrino... tuttavia in questa sede si insiste e non si transige sulla professionalità del restauratore.
Quando dico che sul foxing non è stata fatta piena chiarezza mi riferisco ad articoli molto recenti editi su Restaurator (n. 28,3 del 2007 e n. 29,3 del 200 dove si parla dell'uso di fungicidi e chelanti. Ma attendo con fiducia una bibliografia più aggiornata e migliore.
Quanto al fatto che le tecniche di sbianca con ossidanti siano dannose posso assicurare che è ben noto almeno da trenta anni se non più (controllare per credere...) e trovo solo preoccupante che qualcuno le prenda ancora in considerazione sia pure come termine di paragone.
Le carte patinate sono ancora meno studiate: pochissimo quelle attuali (conosco un solo articolo del 2007 dove ne sono esaminate una quindicina... e si tratta di uno studio industriale e non di restauro), quasi per nulla quelle anche poco più vecchie. Su una cosa la (scarsa) letteratura sull'argomento concorda: si tratta di materiali dal comportamento difficilmente prevedibile con la tendenza ad un rapido ed incontrollabile deterioramento se trattate con soluzioni acquose.
Questo è il punto della situazione. Ammesso che possa aver trascurato qualche cosa escluderei che esista una significativa messe di studi da me ignorati.
Vorrei puntualizzare quindi che il fatto di citare che un restauratore abbia effettivamente eseguito un intervento usando (su carta non patinata, con tavola aspirante, su poche macchie) la soluzione satura di idrossido di calcio non mi impressiona per nulla (per fortuna che è bastato l'idrossido di calcio se no cosa avrebbe fatto quel signore? Prima qualche sbianca ossidante, poi gli acidi e infine qualche buco?)
Se domandare è lecito e rispondere cortesia non bisogna dimenticare che non è bello postare la prima cosa che viene in testa e poi non riconoscerne i limiti. L'uso di una soluzione di idrossido non è idoneo, non solo per quanto riguarda la concentrazione suggerita, ma soprattutto per il noto problema della patinatura dell'oggetto da trattare. Né si cerchi di mascherare lacune sulla più nota letteratura di restauro (e io citavo il Paper Conservation Catalog, mica qualcosa di sconosciuto) rovesciando le carte in tavola e lasciando agli altri l'onere di approfondire la faccenda... se interessati.
E passo ad altro: addirittura in sede di test di solubilità sarebbe normale macchiare. Spero di aver capito male perché sono senza pariole.
Proseguendo si dice che la carta moderna è di cattiva qualità. Non sempre è vero. E quando pure lo fosse il fatto che possa essere in cattive condizioni dipende quasi sempre dalle pessime condizioni di conservazione.
Quanto alle tonnellate di documenti di quest'epoca la risposta è già stata data. E a mio parere fa rizzare i capelli. Invece di cadere nei luoghi comuni andatevi a leggere qualcosa sulla sfaldatura della carta e vedrete che direzione ha preso la politica di restauro (un articoletto lo trovate nel Journal of the America Institute of Conservation:   Dambrogio-Brückle, Paper Splitting: A Paper Strengthening Process, JAIC, 19, 2000) così vedete pure cosa diventa il restauro se togliete Brandi. E magari leggete l'attuale legislazione italiana in ambito di archivi e “riproduzione sostitutiva dei documenti”, così vedrete l'alternativa.
Ribadisco infine che il restauratore non può né deve testare alcunché su materiali non di sua proprietà.
E che la professionalità DEVE imporre limiti su cosa è lecito o non è lecito fare. Perché altrimenti, prima o poi, lo farà la legge. E allora saranno dolori.
Sconsolatamente vi saluto


Enrico Flaiani
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gianlorenzo
Luglio 25, 2009, 10:43am Report to Moderator
conservatore e restauratore di libri e manoscritti
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Location: conservatore di materiale librario, toscana
Ciao a tutti
scusatemi per il ritardo con cui rispondo ma la settimana è stata infuocata. Ora, la collega che ricorre a questo metodo di sbianca si basa su materiale che si ricollega alle ricerche degli anni ottanta di Keiko Keyes. Cercandola in google trovate facilmente gli estremi delle sue pubblicazioni. Precisamente sulla scia dei suoi studi, negli anni novanta presso la University of Northumbria ci fu un progetto di ricerca sulla questione con relativa tesi finale. Sfortunatamente non è mai stata pubblicata e questo è un problema perchè di fatto non potrebbe neppure essere presa in considerazione. Ancora non l'ho letta ma la sto recuperando e poi privatamente (magari con un indirizzo mail) ve la giro. Ad ogni modo la collega di cui sopra è venuta a conoscenza di tale trattamento proprio grazie ad un workshop nella stessa università alla fine degli anni novanta. Da allora talvolta lo preferisce ad altre tecniche di sbianca in casi di foxing su supporto senza alcun media. Mai per immersione ma solo su tavola e con soluzione ph attorno al 10. A parità di resa estetica preferisce questo metodo nel caso di applicazione localizzata. Le foto sono state prese su classico rullino che ancora non è stato sviluppato ma appena possibile le scannerizzo e le posto. Un saluto a tutti  



gianlorenzo pignatti
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