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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO ARCHITETTONICO    Fenomeni di umidita' e danni da sali  ›  Errori di metodo e di strategia Moderatori: Edgardo Pinto Guerra
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Errori di metodo e di strategia  (attualmente 8,078 viste) Print
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admin
Gennaio 13, 2010, 11:19am Report to Moderator
Architetto
Posts: 731
Location: Palermo
Sistemi di deumidificazione - Errori di metodo e di strategia.

Premetto che nel corso della mia esperienza professionale inziata nel lontano 1973 ho avuto modo di operare con diversi sistemi.
Nel corso degli anni 80 ho assistito alla nascita del mercato dell'umidità ascendente (termite poetico che soppiantava quello più tradizionale di risalita capillare) grazie ad una tambureggiante campagna promozionale della Peter Cox International.
Questa azienda, prima sul mercato, proponeva interventi a base di iniezioni a bassa pressione con siliconati (ho avuto modo di collaborare con la Peter Cox in qualità di direttore tecnico).
Vista la vera e propria esposione del mercato, subito dopo entravano nel mercato altre ditte adottando brevetti a base di formulati diversi (resine epossidiche, siliconiche, silani, silossani e simili), di tecniche d'iniezione a pressione (più o meno controllata) e di particolari diffusori.
Parallelamente la Comer (produttrice di sistemi per il taglio delle murature), iniziava a pubblicizzare interventi per inserire alla base delle murature delle lastre sintetiche riproducendo in chiave moderna un sistema tradizionale che prevedeva l'inserimento di lastre di piombo.
Solo in seguito (fine anni 80) inizia la pubblicizzazione di sistemi elettro-osmotici ... e via di seguito.
La mia esperienza diretta su questi sistemi si concludeva con la sperimentazione condotta sul centro storico di Siracusa (vedi http://www.culturalheritage.net/ortygia/ ) in collaborazione con diversi centri CNR in occasione della messa a punto del Codice di pratica professionale per il restauro delle fronti esterne degli edifici.

Devo ammettere che, tranne rari casi, gli interenti di deumidificazione con cui ho operato non hanno superato l'esame del tempo.
Prima o poi, infatti, si evidenziavano dei problemi di tenuta.
Inoltre, diverse ricerche condotte da centri universitari non hanno mai dato risultati soddisfacenti.

All'esperienza pratica ho avuto modo di accoppiare l'esperienza universitaria che mi ha guidato verso una valutazione critica nell'approccio alle tecniche di restauro.

Veniamo all'errore di metodo.

1) Tutte le tecniche d'intervento si limitano a proporre sistemi che, ignorando l'analisi dei sistemi costruttivi e dellle reali condizioni al contorno, si limitano ad agire sulla patologia e non tanto sul sistema costruzione nel suo complesso.
Un esempio nel settore della medicina di base: patologia = ricetta farmaco al di là della valutazione degli effetti collaterali e delle controindicazioni (da leggere - ove non si abbiano problemi di vista - nei fogli illustrativi allegati) senza addentrarsi sulle implicazioni psico-fisiche di molte patologie.

2) Tutte le tecniche d'intervento propongono sistemi che tentano di  contrapporsi alla natura stessa del materiale costruttivo : la porosità. In estrema sintesi potrebbero essere valutate come "innaturali" (in evidente contrasto con l'odierna tendenza al sostenibile, al biologico, ecc.).
Mi permetto ricordarvi che i più grandi costruttori edili della storia, i Romani, operavano in fase di costruzione con 2 sistemi sostenibili: il taglio fisico con materiali poco porosi e la traspirazione in fondazione (in laboratorio una muratura, priva d'intonaco ed immersa in acqua, accusa una risalita capillare di circa 10-15 cm) .

3) La tendenza comune è quella d'intervenire solo ed esclusivamente sulla muratura soggetta alla risalita sperando di risolvere il problema senza operare sul resto della costruzione. Il progetto d'interevento di deumidificazione deve fare parte di un progetto di restauro complessivo.
L'umidità è un fenomeno complesso. La risalita capillare, in dettaglio, è un fenomeno naturale attivato, nei materiali porosi delle costruzioni, dalla complessa interazione fra capillarità, condensazione dei vapori, tensione superficiale, gradienti temici, fenomeni osmotici, ecc.. Il materiale poroso è un pompa naturale, sempre accesa, che aspira instancabilmente l'acqua ed i vapori da ogni parte.

4) La diagnosi dei fenomeni di umidità và affrontata acquisendo, in primo luogo, dati certi sulle cause dirette ed indirette che possono aver provocato o agevolato il fenomeno: la presenza (all'interno ed all'esterno dell'edificio) di acque disperse, di falde freatiche, di perdite localizzate, ecc.; in un secondo tempo occorre raccogliere informazioni più specifiche sulla costruzione e sui materiali che la costituiscono indagando sul loro stato di conservazione e sulle cause de loro degrado.
Dopo aver ottenuto un sufficiente numero di informazioni si devono innanzitutto eliminare le cause al contorno e solo in seguito si possono adottare le strategie più idonee per il caso specifico.

Per concludere
Come per altro genere di opere, solo l'uso combinato di più tecniche è in grado di assicurare il miglioramento delle condizioni termoigrometriche ed igieniche di una costruzione.
Si darà la preferenza alle tecniche più semplici e meno invasive, cercando di intervenire innanzitutto sulle parti in cui la struttura e le masse umide sono a diretto contatto tramite la realizzazione di drenaggi, d'intercapedini, di vespai areati, di sistemi di ventilazione naturale o di veri e propri impianti di ventilazione o di deumidificazione.

Spesso, in presenza di particolari condizioni ambientali (difficoltà di operare sui due lati della fondazione, di eseguire scavi, ecc.), operare in fondazione può risultare estremamente laborioso ed a volte anche impossibile; limitatamente a questi casi ci si può rivolgere esclusivamente verso interventi diretti sulla muratura in elevazione, adottando uno o più tecniche di deumidificazione.

Ognuna di queste tecniche si basa su principi chimici o fisici anche molto diversi tra loro, con aspetti positivi e negativi, con diverse e complesse modalità applicative.
Occorre riflettere che ogni tecnica di prevenzione dell'umidità (dall'intercapedine al sistema di deumidificazione più sofisticata) non è in grado di offrire, da sola, soluzioni definitive applicabili a tutti i tipi di muratura ed in qualsiasi condizione ambientale; spesso è opportuno adottare diversi sistemi contemporaneamente sia in parti distinte della muratura che nella stessa zona.

La tecnica perfetta e adatta per ogni luogo non esiste. Diffidate da chi lo sostiene.

Ogni tecnica possiede i suoi pregi ed i suoi punti deboli, pertanto sarà sempre opportuno vagliare accuratamente le singole soluzioni raffrontandole con le particolarità e le peculiarità della costruzione.
Nella maggior parte dei casi sarà necessario intervenire con diverse moda­lità, in grado di garantire (ognuna nel suo campo specifico) la soluzione ottimale nei confronti del complesso quadro patologico di ogni singola costruzione.

Un consiglio strategico:
Chiedete sempre a chi vi propone un sistema più o meno innovativa di visitare dei cantieri che abbiano messo in opera il sistema da almeno 4-5 anni.
Alcini intonaci posti in opera dopo l'intervento, infatti, mimetizzano facilemente l'umidità ma non resistono nel tempo alla migrazione salina.


Sergio Tinè
Amministratore del forum

Registrato Offline
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roberr
Gennaio 2, 2011, 6:39pm Report to Moderator
Utente recente
Posts: 16
concordo nella sostanza  della sua conclusione: l'integrazione tra le tecnologie e' la vera soluzione del problema, e considerare un sintomo per volta non permette di intervenire sulla patologia…………. ma devo rimarcare che la conclusione che lei propone  parte da premesse non totalmente corrette,  probabilmente risultanti dalla sua soggettiva esperienza professionale che l'ha messa in contatto con una tecnologia in particolare:

lei parla della Peter Cox come prima azienda del settore, ma in realta' e' stata la prima azienda a proporre la barriera siliconica  quindi basata sul principio dell’idrorepellenza e non la prima a proporre ed elaborare le barriere chimiche alla risalita dell'umidita' occlusive

la differenza e’ sostanziale

infatti lei considera come  sole, le barriere idrorepellenti  (resine epossidiche, siliconiche, silani, silossani e simili)

facciamo un po' di chiarezza sui termini ed escludiamo a priori le resine epossidiche che pur essendo occludenti proprio non sono adatte allo scopo:

  i silani i silossani ed i siliconi sono praticamente lo stesso unico sistema

silano significa contenete il legame Si-H e silossano il legame Si -O, in termine generico entrambi si definiscono siliconi

le differenze tra i due legami sono molte, ma le molecole utilizzate nelle barriere chimiche sfruttano, essenzialmente, la loro grande idrorepellenza per ottenere il principio dell'inversione del menisco da cui nasce il brevetto di Peter Cox
purtroppo e' noto da anni che tale principio e' soggetto ad un meccanismo di progressiva perdita di efficacia, perche' si fonda sulla sola idrorepellenza del sistema che viene progressivamente diminuita dal pulviscolo atmosferico che si deposita sulle pareti dei capillari trattati


esistono pero' da anni le barriere osmotiche - (non elettrosmotiche, osmotiche e basta) di cui vi sono cantieri che dimostrano piena efficacia dopo soli 50 anni, tale sistema era proposto da una ditta che si chiamava Vandex, e poi successivamente Osmos che pur non essendoci piu',  potrebbe vantare sul mercato lavori perfettamente funzionanti a partire dall'anno 1958.....

il sistema osmotico era un sistema che si fondava sulla mera otturazione dei capillari con sali insolubili, pur continuando a permettere un residuo grado di traspirabilita'.....un sistema molto difficile da applicare e di conseguenza molto poco commerciale, in un mercato che preferisce la semplicita' operativa alla qualita' ed al conseguimento di risultati reali

un altro sistema che opera con principio di otturazione simile, ma di piu' agevole realizzazione,  e' il sistema ai silicati, da non confondersi con i siliconi anche se alle volte lo si trova integrato in un unico prodotto da iniettare

qui, il tipo di silicato scelto, la corretta calibrazione della formulazione e l'attrezzatura che ne garantisca la corretta diffusione nella “fascia  barriera”, fanno la differenza, ma senza addentrarci nell'analisi dei prodotti commerciali possiamo rilevare che se si realizza una “fascia barriera” con una corretta occlusione dei capillari....tale beneficio e' permanente e non reversibile

insomma lei purtroppo ha avuto esperienze professionali proprio con quell'unico sistema che e’ caratterizzato da una perdita progressiva di efficacia, ma non faccia l'errore di generalizzare, attribuendo tale difetto anche ad altri sistemi che ne sono privi e la cui corretta applicazione garantisce una soluzione permanente


una barriera chimica realizzata con occlusione corretta della fascia barriera equivale esattamente alla tecnica romana di inframmezzare materiali a bassa porosita' al piede della muratura

mentre cercare di donare idrorepellenza (si badi bene, non impermeabilita') tramite materiali idrorepellenti quali i siliconi nelle loro varianti, o anche i fluorurati e' un intervento che, di per se, presenta una efficacia limitata nel tempo


R. Piovano
Tecnico formulatore
Registrato Offline
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