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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Compatibilità con la gommalacca Moderatori: cinnabarin
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Compatibilità con la gommalacca  (attualmente 12,284 viste) Print
4 Pagine 1 2 3 4 » Tutti Raccommanda Thread
chiara76
Maggio 30, 2010, 8:40pm Report to Moderator
collaboratrice rest.policromie/manufatti lignei
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Location: novara
Buonasera a tutti .
Sto effettuando il restauro di una scrivania eclettica dei primi del secolo finita a gommalacca.
Il piano in legno è stato ricoperto da una teletta a trama fitta e poi dipinto di nero, credo per far sì che sembrasse rivestito di pelle, e infine lucidato a gommalacca.
Siccome questa scrivania è tutt'ora utilizzata dal proprietario, vorrei finire il piano d' appoggio con una vernice che sia compatibile con la gommalacca sottostante e la policromia, che presenta una bella crettatura uniforme, ma nel contempo sia più resistente all' uso indiscriminato cui sarà sicuramente sottoposta, viste le condizioni in cui mi è arrivata in laboratorio (graffi, striature, segni di bicchieri e tazze appoggiate, ecc...).
Ho pensato anche a una finitura mista gommalacca e cera, però risolverei ben poco. Il mio fornitore mi ha consigliato una vernice per parquet (dunque alla nitro!), dicendomi che quello che cerco io non c'è e comunque se ci fosse sarebbe poco pratico . Gli avevo semplicemente domandato una vernice sintetica compatibile con la gommalacca!
Consigli?


chiara crescenzo
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cinnabarin
Maggio 31, 2010, 9:14am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Location: Milano-Varese
interessante la finitura che descrivi, mi piacerebbe vedere una foto.
per le scrivanie in genere la soluzione ottimale è un cristallo appoggiato sul piano di lavoro.
Altrimenti non credo si possa andare molto al di là di cera e gommalacca. Non credo esistano materiali del tutto esenti da problematiche di usura, che si adattino alle esigenze conservative. L'nico materiale è al limite una finitura a B-72.  se la dai bene a tampone con il giusto solvente (aromatico, con le dovute attenzioni per la tossicità, o in butil acetato, o nel dawanol pm)dovrebbe venire una cosa accettabile e di una certa resistenza.   Sembra strana come finitura ma è molto usata all'estero anche e soprattutto a livello museale. Però non bisogna eccedere, secondo me, altrimenti ne viene una lucentezza poco piacevole.


ciao


roberto bestetti
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chiara76
Maggio 31, 2010, 9:23pm Report to Moderator
collaboratrice rest.policromie/manufatti lignei
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Location: novara
Non ho mai usato il paraloid a tampone, non pensavo si potesse fare! Io già lo utilizzo diluito con dowanol per xonsolidare, visto che l'odore di nitro mi fa star parecchio male. Ma in che percentuale va diluito? La lentezza di evaporazione del dowanol non rischia di "bruciare" la stesura della vernice?


chiara crescenzo
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cinnabarin
Maggio 31, 2010, 9:31pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Location: Milano-Varese
Tutto si può stendere a tampone,  bisogna fare un  pò di prove e trovare il solvente adatto.   10-15% in solvente ma anche 20%.  in genere lo dò a spruzzo sui mobili di design con la finitura opaca.  


roberto bestetti
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chiara76
Maggio 31, 2010, 9:57pm Report to Moderator
collaboratrice rest.policromie/manufatti lignei
Utente Attivo
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Spero che in questa immagine si veda bene la finitura, purtroppo meglio di così non sono riuscita a fare. E' il frontespizio del cassetto.



Questo invece è il piano...  


chiara crescenzo
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alessandro macuz
Giugno 2, 2010, 7:51pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
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Location: venezia
bhè la vernice da parquet (poliuretanica) che è stata consigliata a Chiara magari a tampone no
Non risulta un pochettino gommosa  la finitura con paraloid ?
Io mi chiedo se prima delle vernici sintetiche esistevano accorgimenti per rendere più resistente una vernice alla gommalacca per utilizzarla su mobili da ufficio.
Oppure la manodopera costava talente poco che la manutenzione veniva fatta un mese si e uno anche?


Alessandro Macuz
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cinnabarin
Giugno 3, 2010, 12:51pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Si le puliretaniche  ele poliestere sono una tragedia, ogni tanto arriva in lab qualche mobile trattato così e c'è quasi semrpe da piangere.
No, non è affatto gommoso il paraloid b-72. se pensi che è il legante di molti smalti e bombolette spray...ma non applicato in nitro....
per le ricette antiche certamente ci sono addizioni varie che incrementavano la resistenza della vernice, ma alla fine si gira sempre intorno a Copale (quale? , sandracca, benzoino, mastice dammar o derivati di conifere.
scarterei i derivati di conifere per ovvie ragioni di scarsa durata, le copali in alcool...tutta da sperimentare, le altre costose e in genere  servono ad aumentare il lucido.  


personalmente ho provato alcune ricette a base di gommalacca e dammar ma non ho riscontrato particolari vantaggi. Mentre utilizzo per mobili e manufatti di pregio, dove richiesto un certo lucido, una vernice a base di gommalacca benzoino ed elemi (ricetta nel Manuale del Turco)
un ottima vernice per finiture a specchio. (la uso solo in pochi casi solo per i passaggi finali prima della brillantatura, che poi faccio a benzoino 20 gr per litro di alcool)...sarà che mi sono fatto affascinare dal profumo esotico che prende con le due resine odorose...
poi il discorso sulla durezza è relativo, più un materiale è duro e più e soggetto a graffi....
Vista la superficie irregolare farei la finitura a microcristallina con o senza fondo a b-72 o gommalacca....

per tutto quello che riguarda la complessa questione di Metodo sui materiali delle finiture rimando al lungo post sulla finitura dei canterani...

  
per le integrazioni come pensi di procedere? anche questa operazione condiziona il materiale per fare la finitura.

ciao


roberto bestetti
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alessandro macuz
Giugno 3, 2010, 10:18pm Report to Moderator
lucidatura arredi lignei
Utente anziano
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Location: venezia
bhè si può dire che il succo del post è questo, grazie roberto che hai la dote della sintesi.
Approfondirò sia la finitura a paraloid, che l'aggiunta di elemi (ne ho un kiletto messo da parte) alla gommalacca.
Ho sperimentato il benzoino e concordo con l'aumento di brillantezza e aggiungo che emana un' ottimo odore di orzata ma non mi soddisfa un gran che (forse un lucido che mi sembra finto e ho notato che scurisce la gomma).
Inoltre ho scoperto che in India gli artigiani bruciano davanti al loro negozio la mattina del benzoino per scacciare gli spiriti malvagi e attirare nuovi clienti


Alessandro Macuz
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chiara76
Giugno 3, 2010, 11:36pm Report to Moderator
collaboratrice rest.policromie/manufatti lignei
Utente Attivo
Posts: 42
Location: novara
Ho letto il post sui canterani, grazie del suggerimento  .
Allora, le integrazioni sono state frutto di una lunga lotta interiore, come del resto ogni volta che mi approccio a un lavoro...
All' inizio, avevo pensato di rispettare il lavoro del mio predecessore ripristinando lo stucco a base di gesso e colla dato abbondantemente a spatola ovunque vi fosse la più piccola ruga. Poi, dopo aver osservato bene le condizioni delle stesse (lacune molto estese nella stuccatura stessa, causate sia dall' usura, sia dai normali movimenti del legno), ho dovuto optare per qualcosa che fosse più resistente alla consunzione e mi consentisse di dare alla superficie una struttura simile a quella della teletta. Abbandonato dunque l' amato archeostucco adatto alle integrazioni museali, mi sono rivolta all' araldite, anche se non mi soddisfa particolarmente, soprattutto per il fatto che non sono poi così sicura della sua reversibilità in questi casi... Non sono riuscita a escogitare alternative valide ...
Ho sbiancato con acido acetico e colorato con acquerelli. Fissato il tutto con vernice chetonica.
Questo per quanto riguarda i cassetti (tutti e 3 in quella condizione!).

Sul piano ho integrato con della cera carnauba colorata su fondo di gommalacca.

Le cere che utilizzo le preparo io stessa, anche se non sono molto soddisfatta dei metodi di colorazione esistenti. I risultati migliori si ottengono con le aniline, ma quelle per la cera ("ai grassi") sono molto dannose per l' operatore, e nessuno sa mai dire con precisione cosa contengano.

A rileggere, forse ho un po' pasticciato...  



chiara crescenzo
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robertocamurri
Agosto 6, 2010, 3:11pm Report to Moderator
Utente ospite
scusa, con cosa hai  stuccato!, con gesso e colla, ma che colla è?Quanti strati di stucco hai applicato?
Se hai pazienza e applichi molte mani di gommalacca,avrai ottimo risultato e duraturo, devi lasciare asciugare bene tra una mano e l'altra.
Solitamente preparo uno stucco di gesso e colla animale, coniglio o di ossa, poi lascio asciugare tra una mano e l'altra anche due giornie tra una mano e l'altra diminuisco la quantità di colla nello stucco, secondo tecnica egiziana, per dare una base forte per l'assimilazione della gommalacca, la preparazione della gomma lacca deve essere di percentuale piccola nella percentuale dell'alcool, al fine di creare uno strato forte, fatto di piccoli strati, secondo tecnica cinese.
Prima che si usuri il proprietario della scrivania fa in tempo a diventare vecchio e se è già vecchio morirà contento.
Il restauro è arte, e conoscienza dell'esperienze di artigiani di migliaia di anni di perfezione e di tecniche, è un peccato che la ricerca sia finita.
Come può un restauratore usare del paraloid, o vernice sintetica, devi capire la tecnica di costruzione del manufatto e poi, applicare la stessa tecnica, se voi avere un risultato gioioso e fatto ad arte.
ciao stami bene
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cinnabarin
Agosto 9, 2010, 11:13am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Location: Milano-Varese
Forse in italia è meno particata che all'estero, la verniciatura a paraloid, ma poi se  usiamo le retoucher che sono vernici acriliche, allora non è vero nemmeno che facciamo qualcosa di tanto diverso .
Piuttosto che usare materiali sconosciuti e dal dubbio comportamento nel tempo è sempre meglio rivolgersi a materiali noti, in questo caso più che noti. Questo non significa che sia "bello" da usarsi, piacevole nell'aspetto etc. e tutte quelle apprezzabili qualità estetiche che caratterizzano questa o quella finitura. Caratteristiche appunto "di aspetto" che non possono garantire nulla sotto il profilo della correttezza etica (secondo la teoria del restauro moderno o meglio contemporaneo)
  
Riguardo al resto non inoltriamoci nuovamente in sterili discussioni già molto dibattute (posto sulla finitura dei portoni...dei  etc)

comunque è sicuramente una finitura resistente, dà ottimi risultati su certi prodotti di design, o in altre condizioni dove si preferisca una finitura corretta dal punto di vista etico (del restauro contemporaneo) e non una falsificazione filologica. Un pò il concetto in uso nel restauro pittorico, dove non si usa il colore ad olio per ritoccare un dipinto ad olio.

Qui Camurri le chiedo però un immenso  piacere: non addentriamoci di nuovo in territori già ampiamente dibattuti in altri post . facciamo di queste discussioni un occasione di scambio reciproco, non di crociate contro questo o quel materiale, che tanto  alla fine ognuno rimane della sua idea.

Ci tengo solo a portare a conoscenza usi diversi di un materiale che nel legno è usatissimo, solo per il consolidamento, mentre è materiale molto versatile. Poi ognuno nella sua pratica fà come crede corretto, dopo aver valutato i pro e i contro di una serie di possibilità. Personalmente mi interessano moltissimo le finiture tradizionali, ma m interessano anche i metodi impiegati nei grandi musei esteri.

Qui sotto una piccola selezione di testi sull'uso delle sintetiche tipo B-72, ma non solo, nella pratica conservativa dei manufatti lignei, che all'estero si è da tempo messa alla pari degli altri settori, mentre da noi rimane relegata nelle botteghe artigiane, con i pregi e i difetti che questo rappresenta.

Detto questo mi interessano le sue indicazioni di tecnica egiziana e tecnica cinese può specificare?


http://books.google.it/books?i.....paraloid&f=false

http://books.google.it/books?i.....ge&q&f=false


http://cool.conservation-us.org/coolaic/sg/wag/1993/WAG_93_buck.pdf

http://cool.conservation-us.org/coolaic/sg/wag/2001/WAG_01_heginbotham.pdf

http://www.vam.ac.uk/res_cons/conservation/journal/number_39/overview/index.html

http://cool.conservation-us.org/jaic/articles/jaic40-01-005_5.html


roberto bestetti
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robertocamurri
Agosto 17, 2010, 11:43pm Report to Moderator
Utente ospite
Un Giono, egregio Signor Robeto Bestetti, chiesi ad una mia amica: insegnami quella bellissima tecnica egiziana risalente a 2500 anni fa per la preparazione dei gessi su legno, su cui veniva applicata la doratura sia per la decorazione dei segni pittorici che compongono il sistema di scrittura utilizzato dagli antichi Egizi, che combina elementi ideografici, sillabici e alfabetici.
E sai cosa mi rispose, dopo che aveva praticato  per 40 anni lo studio perfezionistico di questa arte,questa è la mia conoscenza e morirà con me, questo è il frutto del mio lavoro, ed io gli risposi , non vuoi trasmetterlo a qualche allievo che desidera conoscere, ella mi rispose che facccia le sue ricerche se vuole trovare soddisfazione -, poi mi disse - i restauratori di questa generazione amano avvalersi di tecniche che non centrano con l'arte, sono solo conservatori chimici di sintesi che non si avvalgono della ricerca personale per perfezionare il mestiere di restauratore utilizzando l'antico insegnamento del valore personale del perfezionamento della propria tecnica per la realizzazione del prodotto finale , -l'arte restaurata-.
Ma come dici tu non voglio prolungarmi in retoriche fantascentifiche di concetti che non appartengono più all'arte, o di cose già dette in altre discussioni.
Hai ragione , ma devi sapere che quando scruto il forum e leggo certe affermazione mi sento toccato, sento che devo ripetere ancora la stessa favola, sperando che quac'uno possa iniziare a meditare, ed inizi a ricercare, e così a trovare soddisfazione.
Non c'è gioia più grande nel vedere la tua opera che si realizza.
Così come la mia amica mi aveva risposto, cosi rispondo a te la mia conoscenza morirà con me.
IL restauro è un lavoro di pazienza, e di studio per titta la vita.
.
Dopo anni di ricerca sono arrivato alla conclusione, che un era dell'arte è scomparsa, ne è nata un'altra
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alessandro sidoti
Agosto 19, 2010, 1:52pm Report to Moderator
restauratore conservatore di libri e manoscritti
Posts: 399
Location: firenze
Citato da 134
Se ti scrivo così a lungo e perchè ho vissuto una esperienza che mi ha lasciato stupito, eccotela; Abito in un piccolo paese del veronese, e vicino alla mia casa vi lavora una restauratrice che pratica la doratura da 40 anni, tecnica trasmessagli da sua padre che era un ebanista conosciuto a verona, ora lei ha fatto esperienza nella preparazione della doratura, è brava ma , non vuole trasmettere cio che gli è stato dato da suo padre,  e che lei ha perfezionato, perchè dice che ogniuno deve trovarsi la sua tecnica e che la sua tecnica è un segreto, gli ho risposto , allora la tua tecnica morirà con te, si, mi ha detto.
Mi sono detto che senso ha avere la conoscenza e non diffonderla, tenere i segreti per paura forse di perdere il lavoro, per la concorrenza , perchè c'è voluto tanto tempo per raggiungere il risultato, uno bravo è sempre uno bravo e non perderà mai il suo lavoro, perchè nel lavoro che fa vi è la sua conoscenzae il desiderio di dare il massimo.
Ma ogniuno riceve gratuitamente, perchè gli viene insegnato gratuitamente , la conoscenza non ha prezzo e non si può pagare, da qualsiasi fonte essa venga.
Ora riguardo ai salami, per avere dei buoni salami e come fare una buona porta con le tecniche del1700, si parte dalla specie di porco, devo ottenere un porco di 200, 250 kg, in un anno, che abbia mangiato cose buone della terra, e sia stato nutrito con della buona crusca , farina gialla e bianca una volta al giorno,deve accumulare un lardo dello spessore di 6-7 cm, poi deve esserci la conoscenza della varie parti da utilizzare per fare i salami,  la tecnica di affilatura dei coltelli, la tecnica di preparazione dei cotechini, i tagli di preparazione per fare il prosciutto la coppa o il culatello o la spalla.
la conscenza nell'insaccatura, stagionatura, nell'accostare il buon salame con del buon vino anche quello fatto ad arte, il che è una cosa rara, il succo non deve fermentare nelle buccie, ma deve essere messo a riposare nelle botti a bassa temperatura, e decantarlo di tanto in tanto, per purificarlo, quanto è impotrante la composizione delle erbacee nel prato dove vive la vigna, per la qualità del sapore, che viene creato dalle varie famiglie di erbacee che vivono nel prato, anche decomponendosi, e durante lo sviluppo vegetativo, immettendo nel terreno olii essenziali cosi importanti per il profumo del succo, la raccolta del grappolo , alla giusta maturazione .
Si, sarà un lavoro lungo durera 10, o 20 anni, o  forse non finirà mai, ma la conoscenza incatenata nel computer potra essere attinta da tutti, ma tutti non possono utilizarla ma pero possono conoscere.
Io non ci credo nei segreti, la conoscenza della verità deve essere diffusa,  e deve essere a disposizione di tutti.
Ciao Stammi bene.
Forse un giorno ci incontreremo,  mangieremo un buon salame e delle tagliatelle col sugo fatto ad arte, oppure i tortelli con le erbe di campo, e  discuteremo sul metodo migliore per modificare il profumo del vino con l'essenza delle piante  e delle erbacee che si piantano e si seminano nel prato della vigna
Scusa se sono lungo, ma non so come fare per dire qualche cosa, in un altro modo.


Che peccato a me era piaciuta molto di più questa tua risposta e dire che speravo che nel frequentare il forum la gente cambiasse la sua mentalità nella ricerca di confronto, questo tuo cambiamento (che rispetto) mi rattrista. Ho sempre sperato che il forum potesse servire se non a produrre restauri migliori almeno ad affrancarci dalla mentalità di bottega che ci legava ai nostri segreti si vede che mi sbagliavo  
ciao Ale


        
Alessandro Sidoti 
MODERATORE RESTAURO CARTA    
restauratore-conservatore di libri (pubblico)
moderatore di http://restauro-del-libro.blogspot.it/
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cinnabarin
Agosto 23, 2010, 5:31pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
personalmente non me la sento di definirmi completamente nella figura dello "scientifico" ma pure mi troverei stretto nella tradizione di bottega. Diciamo che prediligo una dottrina del giusto mezzo. NOn ho mai difeso la formazione prettamente scientifica del restaiuratore, come non posso mettermi dalla parte della sola bottega senza le competenze scientifiche. Al restauratore servono entrambe le cose, la pratica, l'educazione scientifica, ma  entrambe devono essere educate dalla teoria, altrimenti sono inutili entrambe.  
A questo punto vorrei raccontare la mia esperienza sui segreti di bottega: quando ero studente (lo sono stato a lungo avendo frequentato due scuole di restauro) mi mantenevo o cercavo di farlo, lavorando nel settore del restauro del legno. L'unico vero ostacolo che ho incontrato è stato quello della finitura, perchè per quanto mi fossi impegnato , non ho mai torvato nessuno che  volesse insegnarmi.
Dopo lunghe trattative venni infine invitato da un caro collega, che mi mostrò come lucidare, e con grande disappunto da parte mia mi resi conto che quella che mi aveva appena mostrato era una sorta di semplificazione commerciale della finitura a gommalacca,(due mani a tampone lungo vena senza olio) ma non aveva niente a che vedere con il pregio di un autentica finitura a tampone: chi pratica questa finitura certo saprà la differenza tra "lucidare" a tampone e stendere la vernice con il tampone, la prima volevo imparare che la seconda è alla portata di tutti.
In seguito seguii gli insegnamenti di un altro noto artigiano allo stesso fine, che seppe meglio introdurmi alla tecnica ma tenne gelosamente per sè la ricetta della vernice, perché, mi dissè, aveva fatto un grosso investimento nel acquistare un antico manoscritto originale nel quale era la ricetta che usava e quindi non se la sentiva di divulgare la ricetta che gli era costata soldi e sacrifici.....il testo in questione è il manuale del Turco coloritura Verniciatura e laccatura del legno, edizioni Hoepli, lit.24.00 ristampa del 1993, la ricetta "segreta" è contrassegnata dalla lettera B a pagina 237. (ogni commento è superfluo)

personalmente, sia perchè sono un insegnante, sia perché credo che i risultati nella pratica conservativa non stanno semplicemente nel "cosa si usa" ma anche nel "come"  e nel "dove", ma soprattutto nel "perchè" si fà in un certo modo e con un dato materiale, allora non trovo alcuna difficoltà  nel divulgare metodi e metodologie, sia che li abbia personalmente sviluppati, sia che li abbia appresi da altri, sia che ne abbia sentito parlare in un libro o in un articolo.
Cerco anche di farlo citando le mie fonti, soprattutto quelle bibliografiche, in modo più puntuale possibile in modo che si possa risalire alla fonte dell'informazione.
  
Dopo le esperienze di cui sopra   cominciai sertiamente a pensare che dietro i presunti segreti di bottega altro non c'è che qualcosa di risaputo che viene spacciato per oro colato, oppure qualcosa che non si può dire perchè si perderebbe la faccia.

Se la pratica del restauro secondo gli artigiani della tradizione fosse veramente basata sulle capacità allora non si spiega tanta gelosia nel mantenere segreti (che poi segreti non sono) i materiali usati.

detto questo occorre porre un distinguo tra operazioni conservative e tecniche costruttive originali, come già ampiamente dibattuto in altre sedi il riproporre tecniche e materiali (si suppone) identici agli originali in qualche caso potrebbe essere inteso come falsificazione secondo gli attuali parametri della disciplina.

Anche a questo proposito vorrei raccontare una vicenda: davanti una scultura ignea fortemente degradata principalmente a causa della preparazione decoesa, corressi uno studente che aveva scritto "preparazione a gesso e colla" perché non ritenevo corretto dare un dato così preciso prima di avere una verifica analitica. Lo studente si infastidì molto della cosa e chiese supporto ad un anziano docente che mi venne a dire che non poteva essere altri che gesso e colla... in seguito le analisi confermarono una preparazione a base esclusiva di carbonato di calcio....tanto per dire che non sempre le tecniche costitutive sono così  banali come se le immaginano  i restauratori.


roberto bestetti
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robertocamurri
Agosto 30, 2010, 12:19am Report to Moderator
Utente ospite
Egregio restauratore Alessandro Sidoti, e Roberto Bestetti avete ragione, la mia risposta è stata amara, io in verita la conoscrnza che ho acquisito lo sempre condivisa e come dice Roberto Bestetti, non ci sono segreti di bottega, la mia amica la doratrice che usa tecniche egiziane per la prepazione della doratura, ha un po di amarezza nel cuoree di gelosia per il suo lavoro.
Ma se uno lo desidera, attraverso la ricerca si possono raccogliere una informazione quì e una là, sommando i pezzi trovati e con pratica o esperienza di pratica si riscoprono i segreti degli egiziani, nella preparazione dei colori, dei gessi per il supporto della doratura........, si può arrivare a conoscere le tecniche dei cinesi e degli atzechi per la preparazione delle lacche e la preparazione dei colori,si viene alla conoscenza del tglio degli alberi, il taglio delle assi , la stagionatura, la preparazione della vernice si può venire a conoscenza della tecnica per lavorare i metalli per modellarli con il fuoco, si può apprendere le tecniche di imbalsamazione per impedire la decomposixione della sostanza organica sia vegetale che animale, tramite le essenze vegetale , sempre tramite le essenze la conservazione dei mobili di  legno dagli attacchi dei demolitori.
I falsificatori ci sono sempre stati, parlando come da te citato, Roberto Bestetti :

detto questo occorre porre un distinguo tra operazioni conservative e tecniche costruttive originali, come già ampiamente dibattuto in altre sedi il riproporre tecniche e materiali (si suppone) identici agli originali in qualche caso potrebbe essere inteso come falsificazione secondo gli attuali parametri della disciplina.


Credi forse che i mobili che furono creati, non avessero bisogno di manutenzione o di restauro, nel 500-600-700-800-900-, giò dopo diciamo 80 anni per usura e che siano arrivati fino a noi integri con la vernice originale, e le parti lignee originali ECC ...?
O perche un tavolo si rompeva o una vetrinetta si tarlava, o  una scrivania si consumava dove appoggiava le braccia lo scrivano, o la verniciatura si polimerizzava , per il sole o per altre cause come l'umidità,  i mobili venivano restaurati da coloro che li prducevano, o da altri che conosccevano le tecniche usate in quella epoca e utilizzavano le stesse tecniche con cui li avevano costruti o venevano costruiti.
Oggi vi è la consapevolezza che l'industria a prevalso per il potere, così è nata la tendenza, per favorire il commercio industriale, di perdere la conoscenza del ragionamento filosofico  - penso dunque sono -  della logica dell'analisi della verità.
Addormentano la mente per il loro profitto.
In verità la parola restauro, se fai una ricerca, significa riportare allo stato originale in tutte le sue parti, in tutte le tecniche di studio che sono state effettuate per realizzare l'opera al momento, come è stato concepita.
Quindi secondo logica, solo colui che conosce l'arte di costruzione è chiamato a restaurare l'opera, perchè è padrone dell'esecuzione dell'arte e non commette falsificazione, perchè se questo viene considerato falsificazione allora tuttoi beni culturali sono falsi, dal pittorico al ligneo, perchè è stato tutto restaurato, fin dai tempi dei romani e delgli egiziani e dei cinesi.
Falsificazione è il metodoo e i materiali, che non è clasificato nell'ordine dell'arte della costruzione dell'opera.
L'arte è la trasmissione storica della cultura,  di conoscenze che sono applicate da un popolo.
Ciao Roberto Camurri
Registrato
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