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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro ligneo  ›  Compatibilità con la gommalacca Moderatori: cinnabarin
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Compatibilità con la gommalacca  (attualmente 11,449 viste) Print
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robertocamurri
Agosto 30, 2010, 12:40am Report to Moderator
Utente ospite
Ho visto ville  e castelli, case defraudate della loro bellezza originale, solamente per il fatto che non era più possibile reinserire la finestra porte, ecc... , ricostruita nelle tecniche  sue originali.
Prova ad immaginare ville ricostruite come 300 anni fa, o castelli, o case del 500, rivedresti la cultura e la bellezza di un popolo nella sua evoluzione intellettuale.
Così passando per le nostre vie le persone di altri popoli e culture allora si che vedrebbero la bellezza dell'arte italiana, nei secoli nel suo splendore, allora le città fiorirebbero di colori e di cultura perchè si vivrebbe nel presente una chiara immagine del passato.
Non quei ruderi mezzo diroccati, che non stanno neanche in piedi, ville deturpate con elaborazioni di ogni tipo.
L'Italia deve rifiorire come una rosa.
E via che si va.
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cinnabarin
Agosto 30, 2010, 8:20am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
qui la cosa si fà difficile,  ed era proprio il punto dove non volevo andasse a finire la discussione.
Non è certamente questa la sede dove ripercorrere tutte le tappe della teoria del restauro da Viollet le Duc al Minimo intervento  circa 200 anni di scritti e riflessioni che hanno portato poco a poco da posizioni simili alle sue all'attuale situazione.

Ci sono dei volumi per questo, le consglio Il Conti storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte, che purtroppo si ferma al 1950.

Non ho la presunzione di farle cambiare idea, come appunto dicevo sopra. Oltretutto ha avuto modo di esprimersi a riguardo numerose volte, e qualche volta è stato anche richiamato dall'amministratore del forum.
Sarebbe opportuno prima di esprimersi su questi argomenti almeno conoscere la teoria del restauro di Cesare Brandi e avere un vago sentore di cosa sta scritto nelle carte del restauro, il terreno comune di tutte le discipline della conservazione (mi chiedo perchè in italia, il restauro del mobile è rimasto così indietro).  

E' cosa risaputa che il termine "restauro" sia oramai inadeguato e si dovrebbe appunto chiamare conservazione, per distinguerlo dagli abusi delle ricostruzioni.  

Conservare il manufatto significa il rispetto del suo passaggio del tempo, con quello che questo comporta in termini di riflessione sui materiali, sulle tecniche di intervento, su come comportarsi sugli elementi aggiunti e sugli interventi successivi e sulle integrazioni....

Preferisco ruderi diroccati autentici che delle bomboniere totalmente inventate dal restauratore, che poi si sà l'opera d'arte si esprime anche nel frammento: cosa farebbe lei, rifarebbe le gambe al Torso del Belvedere, o finirebbe i non finiti Michelagioleschi?

Detto questo concordo con lei che le nostre città sarebbero un pò meglio se invece di restaurare mille volte sempre gli stessi manufatti per fare businnes sull'affitto degli spazi pubblicitari, si cominciasse a diffondere a tappeto la cultura della conservazione, ma fare questo bisognerebbe occupare delle poltrone occupate da persone in ben altre faccende affaccendati.


rb


roberto bestetti
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cinnabarin
Agosto 30, 2010, 6:58pm Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
incollo per completezza il link alla carta del restauro del 1972

http://www.fotovideolab.it/vitorchiano/moai/foto/Carta_restauro_1972.pdf

in particolare l'articolo 6 che illustra gli interventi PROIBITI e l'articolo 7 illustra gli interventi ammessi:

Art. 6. - In relazione ai fini ai quali per l'art. 4 devono corrispondere le operazioni di salvaguardia e restauro, sono proibiti indistintamente, per tutte le opere d'arte di cui agli artt. 1, 2 e 3:
1) completamenti in stile o analogici, anche in forme semplificate e pur se vi siano documenti grafici o plastici che possano indicare quale fosse stato o dovesse apparire l'aspetto dell'opera finita;
2) rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell'opera attraverso il tempo, a meno che non si tratti di limitate alterazioni deturpanti o incongrue rispetto ai valori storici dell'opera o di completamenti in stile che falsifichino l'opera;
3) rimozione, ricostruzione o ricollocamento in luoghi diversi da quelli originari; a meno che ciò non sia determinato da superiori ragioni di conservazione;
4) alterazione delle condizioni accessorie o ambientali nelle quali è arrivata sino al nostro tempo l'opera d'arte, il complesso monumentale o ambientale, il complesso d'arredamento, il giardino, il parco, ecc.;
5) alterazione o rimozione delle patine.


Art. 7. - In relazione ai medesimi fini di cui all'art. 6 e per tutte indistintamente le opere di cui agli artt. 1, 2, 3, sono ammesse le seguenti operazioni o reintegrazioni:
1) aggiunte di parti accessorie in funzione statica e reintegrazione di piccole parti storicamente accertate, attuate, secondo i casi, o determinando in modo chiaro la periferia delle integrazioni, oppure adottando materiale differenziato seppure accordato, chiaramente distinguibile a occhio nudo, in particolare nei punti di raccordo con le parti antiche, inoltre siglate e datate ove possibile;
2) puliture che, per le pitture e le sculture policrome, non devono giungere mai allo smalto del colore, rispettando patina e eventuali vernici antiche; per tutte le altre specie di opere non dovranno arrivare alla nuda superficie della materia di cui constano le opere stesse;
3) anastilosi sicuramente documentate, ricomposizione di opere andate in frammenti, sistemazione di opere lacunose, ricostituendo gli interstizi di lieve entità con tecnica chiaramente differenziabile a occhio nudo o con zone neutre, accordate a livello diverso dalle parti originarie, o lasciando in vista il supporto originario, comunque mai integrando ex uovo zone figurate e inserendo elementi determinanti per la figuratività dell'opera;
4) modificazioni e nuove inserzioni a scopo statico e conservativo nella struttura interna o nel sostrato o supporto, purché all'aspetto, dopo compiuta l'operazione, non risulti alterazione né cromatica né per la materia in quanto osservabile in superficie;
5) nuovo ambientamento o sistemazione dell'opera, quando non esistano più o siano distrutti l'ambientamento o la sistemazione tradizionale, o quando le condizioni di conservazione esigano la rimozione.



roberto bestetti
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robertocamurri
Settembre 11, 2010, 10:27pm Report to Moderator
Utente ospite
Mi piace ragionare sul valore delle cose specialmente nel cercare da parte mia un pò alla volta di capire il giusto fare.
Uno statuto serve per dare una direttiva, come le leggi, o i cartelli stradali  
Domanda: E se fosse solamente speculativo per dare tono ad un -fa -  calante, nel linguaggio musicale.
Ti faccio un es.: Se noti nelle conoscenze  di oggi, in senso generale, esige l'ecclatante per dare tono alla monotonia della vita semplice, ma la vita semplice è così potente nella sua espressione artistica culturale, che nessuna opera oggi prodotta dall'uomo può eguagliare la bellezza infinita di una foglia nella sua perfetta espressione, e coloro che detengono il potere  di emanare delle leggi, non vogliono che l'uomo guardi dentro ad una foglia, perchè sa che se guardasse dentro non tornerebbe più indietro, vedrebbe meraviglie su meraviglie,( senza mai smettere di meravigliarsi delle meravigli che vede ) e questo solo dentro ad una foglia, pensa se entrasse nella natura nella sua meravigliosa bellezza, in tutte le sue forme infinitesimali, ti dico che non cercherebbe più di disegnare una qualsiaisi cosa che ha intorno.
Cosi l'arroganza dell'uomo, fa vivere nell'eclatante il popolo, facendogli vedere le meraviglie in cose diroccate o scoloriteo crepate.
Domanda: ti piacerebbe vivere in un villaggio diroccato del 400 dc o vivere in un villaggio costruito perfettamente con le stesse tecniche per vederne il valore reale della vita del 400 dc, dove realizzeresti di più in una immagine sfocata o in una immagine chiara.( sei sicuro poi che sia originale del 400 dc, e chi lo può dire , forse il cabonio 14, questo in parte puo essere analizzato per i legni non per i minerali )
Il Restauro secondo lo statuto che tu mi hai mostrato è tutto da dimostrare, una villa del settecento con i suoi affreschi può benissimo essere stata restaurata nell'ottocento con le stese tecniche e nessuno lo saprebbe, se non attraverso i registri della documentazione storica, ma se non ci fosse quella chi può dire?
Sai quanti falsi ci sono, tanti e di tutti i tipi, fatti ad opera d'arte, e nessuno lo sa,( e nessuno te lo dice se no espoderebbe la panacea, ma loro sanno come mantenerla attiva) ma questo fa pare dell'eclatante, non nel vivere nella storia attraverso il fiorente immagine della realta delle costruzioni e dei colori.
IO  non lo toccherei mai, ne il  Torso del Belvedere, ne il Michelangesco per me sono espressioni di un periodo storico.
Non so perchè parli di cose inventate dal restauratore, io ho sempre parlato di tecniche conoscitive del restauratore.
In somma credo proprio che si stanno divertendo nel vedere di cosa ci circondiamo e ci affanniamo a conservare e restaurare.
Per farti un esempio: mi hanno dato una commessa Restaurare un portone  di ingresso di una casa del 1300 mancante della porticina centrale di ingresso, essendo a due ante con porticina centrale, portone di 3,80 in abete della val di Fiemme e contro assi esterne con  specchi esterni in pioppo, ho usato del legno di 200 anni sia di abete che di pioppo da 150 anni , travi di una antica abitazione, alla fine del restauro non notavi nessuna differenza nello stile  di costruzione. e la stessa cosa per delle porte della fine del seicento, rifatte ex novo in legno di cirmolo con serrature originali e ho rifatto le chiavi, ho rifatto i chiodo forgiati a mano nel  fuoco, per l'assemblaggio delle assi, essendo in doppia asse, alla fine due porte assemblate con legno di cirmolo di 250 ricuperate in un castello, una porta l'ho ricostruita , la schiena con una sola asse da 65 cm morale della favola tra cento anni quando andranno a restaurare quelle porte diranno che sono porte autentiche della fine del 600, perchè ne constatano le tecniche di costruzione, capisci quel voglio dire.


Stammi bene
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cinnabarin
Settembre 12, 2010, 7:54am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
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Spero tu ti faccia anche le assi con la sega in ferro forgiato fatta da te e con idonea pialla a mano, e sbozzino...  altrimenti  la pialla a spessore e  la sega a nastro lascerebbero dei segni di lavorazione assolutamente identificabili e non adatti alla tua logica di pensiero.
comunque, dai tutto sommato la rispetto al tua visione se si limita alle ricostruzioni di parti mancanti come l'hai descritta. In fondo basterebbe una data messa in un posto nascosto!
Finché rimani nei portoni e negli infissi......ma se applichi la tua teoria ad altri settori  del Restauro, poi trovi certamente quello che vuole rifare le gambe al Torso del belvedere, esattamente con la stessa logica con cui tu rifai le porte del 600, magari usando marmo di recupero da un altro monumento dell'antichità.

Per il resto credo aver ben espresso il concetto nei post sopra,  chiudiamola qui.


ciao


roberto bestetti
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chermes
Settembre 23, 2010, 9:12pm Report to Moderator
restauratrice
Utente Attivo
Posts: 47
é davvero complicato...anch'io mi faccio mille domande e scrupoli, ma dipende sempre per chi e su cosa lavori.
se lavori per un antiquario o un privato puoi fargli leggere la carta del restauro....immaginate cosa vi dica. se ti portano una sedia e magari vorrebbero pure usarla non gli integri parti mancanti? ho restaurato dei seggioloni genovesi inserendo delle barre in vetroresina per rafforzare delle parti ammalorate (dopo averle reincollate) mi sento più a posto con la coscienza da un lato perchè ho permesso al committente di usarle, ma una parte di me si chiede sempre se non sto facendo uno scempio.
Il fatto è che è inutile pontificare...se tutti potessimo lavorare solo su opere pubbliche di un certo valore staremo alle direttive volenti o nolenti, ma in questo periodo storico in cui non c'è lavoro per tutti, parecchi colleghi sono con l'acqua alla gola, e una miriade di improvvisati si sentono dei restauratori ...??? come si può essere così rigidi?
io credo che non si possa decidere a priori che 'metodo ' usare, dipende da cosa si ha per le mani, per chi si lavora e che coscienza ha ognuna di noi.  


luciana mao
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cinnabarin
Settembre 24, 2010, 8:42am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
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Le integrazioni si fanno su tutte le opere senza problemi, in certi limiti e con certe modalità, qui si era finiti nel volontario intento  di creare opere "nuove" (secondo la personale interpretazione del restauratore)  dalle opere antiche cancellando i segni del tempo, e le modificazioni, non sempre negative, che le opere subiscono più o meno nel tempo.  Tutto questo la storia della conservazione lo ha già vissuto nel XIX° secolo e ancora oggi si contano le vittime. Il mobile in questo è il settore in cui, per regioni pratiche , le indicazioni della carta del restauro possono essere più flessibili, sulle prescrizioni alla ricostruzione etc. in favore garantire una funzione. ma mai e poi mai sarà ammissibile l'intento di "riportare all'origine". E non credere che il settore pubblico sia del tutto esente da queste problematiche.
Credo che quantomeno in linea generale l'apporto teorico di Cesare Brandi dovrebbe almeno essere conosciuto, se si vogliono tirare in ballo certi argomenti,  che come è stato scritto diverse volte, richiedono degli studi specifici e delle recise conoscenze teoriche. E soprattutto non si può poi generalizzare.
  più in generale sono assolutamente convinto che la committenza vada educata al corretto rapporto con la conservazione. Nessuno tende a procedere con operazioni drastiche e modifiche strane se gli si dice che così il manufatto perderebbe del tutto il valore storico\artistico (argomento poco incisivo) o il valore monetario (argomento molto incisivo).
Il fatto stesso che ti preoccupi di inserire delle barre in vetroresina per ristabilire una mancata forza strutturale, è significativo del fatto che ti preoccupi che quella parte di legno lì e non un altra è portatrice di certi valori che si cerca do conservare. diverso sarebbe se tu la parte degradata la butti via ( e in certi casi estremi capita ) , anzi butti tutta la sedia e al cliente ne dai una nuova fatta con il legno antico pensando che tanto è uguale e fra 50 anni nessno vedrà più a differenza.  La carta del restauro dovrebbe essere la guida degli interventi conservativi, importante che la conoscano gli operatori, e che ne capiscano il senso di rispetto per i manufatti, tutto qui.  mi sembra buon senso non si tratta di pontificare, anche se il "difetto" di teorizzare  ammetto di averlo.  
Secondo me se l'approccio teorico è corretto, si può procedere alle operazioni manuali, se invece l'approccio teorico è sbagliato, le operazioni manuali possono essere condotte nel miglior modo possibile ma l'intervento sarà sempre scorretto.



ciao




roberto bestetti
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chermes
Settembre 24, 2010, 7:17pm Report to Moderator
restauratrice
Utente Attivo
Posts: 47
si, anche io la penso così, anche se coi committenti privati è più facile, mentre gli antiquari hanno esigenze non sempre etiche...e si deve mediare, ma più di tanto non è possibile.
Per fortuna io lavoro con antiquari abbastanza seri che non mi chiedono'miracoli'


luciana mao
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robertocamurri
Ottobre 28, 2010, 12:11am Report to Moderator
Utente ospite
Riporto parte del tuo ragionamento:*

" anzi butti tutta la sedia e al cliente ne dai una nuova fatta con il legno antico pensando che tanto è uguale e fra 50 anni nessno vedrà più a differenza.

Voglio sottolineare due cose che tu non ha considerato nella tua analisi, solo per il fatto che non ci hai meditato;
1) Non hai incluso la parola  tecnica di costruzione, del seggiolone, la tecnica è molto importante, e sai perchè , perche la tecnica risolutrice dell'opera è la storia  delle tecniche che si tramandano per poter realizzare rl'opera.
Domanda, tu non sei un conservatore?, non vuoi tu,   dare maggiore valore alla trasformazione della parola " Restauro" realizzandola dando maggiore  enfasi nella parola "Conservare" passso storico nella storia dell'arte, passo di cambiamento, ma hai escluso la tecnica.
Io so che tu hai considerato il passaggio, senza una profonda analisi della parola       " tecnica artistica ".
La tecnica è l'evoluzione della cultura di un popolo, e di popoli, che si tramanda da atigiano ad artigiano, da artista ad artista, da maestro a maestro ( pensi che michelangelo abbia imparato da se l'arte,no gliè   stata tramandata)  mantenedo intatta l'arte, nel contempo perfezionandola, tramite la ricerca della perfezione dell'artista di raggiungere il suo creatore, nel creare, nel massimo eccelso della creazione dell'opera.
Quindi tu rifaresti un seggiolone, senza entrare nell'anima dell'artigiano che lo ha creato , quel seggiolone non avrà mai uno spirito da trasmettere, perchè non c'è sentimento nel seggiolone.
Ogni opera fatta , che sia fatta con intento reale e non con finzione, o speculazione, trasmette lo spirito dell'artista, considera Michelangelo nella perfezione della sua arte, lui cercava di raggiungere il suo creatore, e nelle sue opere a trasmesso i suoi sentimenti che sono incisi nella sua opera, e se osservi bene l'opera, nella sua tecnica ( e parlo di tutte le sue opere)  di creazione ne vedrai l'anima dell'artista , come anche nel seggiolone.....
Ciao

Quante opere sono state ritoccate, secondo la tecnica di realizzazione dell'artista e quanti studi di carttere psicologico per individuare la tecnica per correggere l'opera per rendere visibile nella sua pienezza l'opera dell'artista, affinchè il pezzo venduto fosse perfetto,perchè sono opee di gran valore pecuniario, ma parlo non solo di adesso , il commercio dei falsi c'era anche ai tempi di sempre............. .
Cosa puoi dire di avere di autentico ? niente.
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cinnabarin
Ottobre 28, 2010, 9:18am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
ecco allora prendi la sedia antica, la butti via, e al cliente   consegni una nuova  che riproduca fedelmente quella originale usando legno antico di recupero da un altra opera (distruggendola)   eseguita con le stesse tecniche,  patinata ad arte per imitare il passaggio del tempo: dalle mie parti questo si chiama falsificazione (tra le altre cose un reato penalmente perseguibile).

La differenza sta nel  tempo che passa lasciandone traccia sulle opere autentiche, per quanto maneggiate e restaurate. mentre sulle opere RIPRODOTTE il passaggio del tempo deve esser e falsificato ad arte.

E.Hebbor Vita di un falsario neri pozza ed
E.Hbborn Manuale del Falsario  Neri pozza ed
Otto kurz falsi e falsari Neri pozza
A.Goumain Trucs et procedes par un groupe de praticiens
Adrè Mailfert Au paix des antiquaires
Paul eudel Le truquage

Per concludere, di nuovo ti rimando alla bibliografia di base della teoria del restauro: C.Brandi la teoria del restauro, C.Brandi Il restauro, teoria e pratica, e di nuovo ti consiglio di leggerti Alessando Conti storia del restauro e della conservazione delle opere d'arte dove trovi perfettamente descritta la tua posizione dalle parti di  Viollet le Duc

http://it.wikipedia.org/wiki/Eugène_Viollet-le-Duc


roberto bestetti
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robertocamurri
Ottobre 31, 2010, 10:21pm Report to Moderator
Utente ospite
testo citato :

ecco allora prendi la sedia antica, la butti via, e al cliente   consegni una nuova  che riproduca fedelmente quella originale usando legno antico di recupero da un altra opera (distruggendola)   eseguita con le stesse tecniche,  patinata ad arte per imitare il passaggio del tempo: dalle mie parti questo si chiama falsificazione (tra le altre cose un reato penalmente perseguibile).

Tu non mediti in profondita le mie parole, io non ho parlato di usare legno antico, se ti ho accennato di lavori  l'ho fatto per farti capire che anche nel'ottocento si eseguivano mobile in stile 700, puoi dimostrare il contrario? , non vuol dire che questo sia il mio pensiero, io parlo di utilizzare tutte le tecniche per realizzare un mobile, è importante diffondere la conoscenza della verità delle cose, molte persone non la conoscono compreso gli studenti, come fa uno studente a capire la realizzazione di un mobile del settecento e le sue tcniche di costruzione se non lo costruisce?, come fa un liutaio a costruire un violino se non lo sa suonare, se non entra nel suo violino per far si che ne esca il suono  che egli desidera,  se non lo costruisce?q,Quanto costa un violino fatto a mano? e quanto costa un violino fatto a macchina?, quanto costa un mobile in stile settecento fatto a mano e un mobile stile settecento fatto a macchina?  es:

Per la realizzazione di un mobile io voglio partire dalla scelta  della pianta, se a nord o a sud ,se in pianura o montagna,  se vive in un ambiente dove c'è acqua, e se c'è secco, il perodo  durante l'anno e la fase lunare del taglio della pianta, la stagionatura prima del taglio del tronco, il taglio del tronco radiale o longitudinale  parallelo all'asse, la stagionatura delle assi, la cernita della assi per le parti del mobile da costruire, il disegno, l'esecuzione, ,la realizzazione del mobile, le vernici gli stucchi con colla animale, le colle di ossa per l'assemblaggio le colle di pesce  per l'impiallacciatura o lastronatura , sia per un mobile del settecento o dell'ottocento, la fabbricazione delle maniglie secondo tecnica, e i chiodi,le serrature, le chiavi,  i bronzi a fusione o lavorati a caldo col martello e questa è la tecnica per la realizzazione del mobile.
Io parlo  di una bottega in cui il mobile viene costruito secondo le conoscenze dell'epoca storica, in cui lo studente o chi si appresta ad entrare nel mondo del restauro impara l'arte, io parlo di lavorare  con gli attrezzi fatti dal  falegname  , le sagome, i ferri per le cornici, sgorbie, di pialletti per la realizzzazione delle cornici, ecc...  se vuoi viverlo nella sua tecnica di costrtuzione, tecnica per la realizzazione del mobile, secondo il periodo storico, vuoi la storia,  vuoi viverla,  vuoi conservarla devi entrare nella storia , io non parlo di falso io parlo di realizzazione di un mobile secondo conoscenza tecnico- storica.
Cosa fai conservi la storia?  la storia stessa è sempre e sempre sarà modificata e restaurata , quindi dal momento che fai manutenzione su di un affresco del giotto per via del deterioramento del tempo, ne ha già modificata la sua originalità, non è gia un falso?
Sai come ha fatto stradivari ad ottenere il suono ai suoi violini, ha studiato fin ad arrivare a trasmettere i suoi sentimenti attraverso le vibrazione dei canale del legno, e per arrivare a questo sai quanti violini ha fatto e suonato  , un bel po, se no non è possibile ottenre il suno da lui cercato,  e questo tramite  la conoscenza.
La speculazione ha distrutto l'arte, la sta sottomettendo al primal, così conserva tutto senza deteriorarsi
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cinnabarin
Novembre 1, 2010, 12:17am Report to Moderator
restauratore - consiglio direttivo Cesmar 7
Posts: 805
Location: Milano-Varese
vabbè, qui non si capisce più di cosa stiamo parlando. ora mi stai parlando di riproduzione di mobili in stile, prima si parlava dell'opportunità o meno, e della correttezza etica di intervenire con le stesse tecniche costruttive o con tecniche differenziate per distinguere l'intervento di restauro. La seconda è l'indirizzo universalmente condiviso, derivato dalle indicazioni dei teorici del restauro, condizione basilare che distingue l'intervento conservativo moderno.

di Legno antico hai parlato tu:
"
Citato da 134
M ho usato del legno di 200 anni sia di abete che di pioppo da 150 anni , travi di una antica abitazione, alla fine del restauro non notavi nessuna differenza nello stile  di costruzione. e la stessa cosa per delle porte della fine del seicento, rifatte ex novo in legno di cirmolo con serrature originali e ho rifatto le chiavi, ho rifatto i chiodo forgiati a mano nel  fuoco, per l'assemblaggio delle assi, essendo in doppia asse, alla fine due porte assemblate con legno di cirmolo di 250 ricuperate in un castello, una porta l'ho ricostruita , la schiena con una sola asse da 65 cm morale della favola tra cento anni quando andranno a restaurare quelle porte diranno che sono porte autentiche della fine del 600, perchè ne constatano le tecniche di costruzione, capisci quel voglio dire. Stammi bene


La conoscenza delle tecniche costruttive, e più in generale tutte le tecniche artistiche, è fondamentali nella formazione del restauratore. ma queste non devono essere ricostruite solo per tentativi, ma basandosi sul confronto tra tecniche diagnostiche e trattatistica.   E certamente non devono essere conosciute per riproporle o tentare di farlo sui manufatti "originali". Lo sò benissimo che il concetto d originalità è un concetto controverso, ma da qui a sentirsi liberi di produrre oggi certi fraintendimenti sinceramente non sò.

Comunque abbiamo preso atto della tua opinione, peraltro già più volte palesata, anche se  personalmente non condivido.
Fare manutenzione su un affresco di Giotto o di Bepi Canevassa, non diventa falsificazione, a meno che non si metta in campo una serie di interventi mirati alla  ricostruzione della totalità con le stesse techiche originali o presunte tali e senza rispetto per l'opera, con l'intento di cancellare i segni del tempo e di riportare ad una presunta originalità. Tutti argomenti ben studiati nei testi che ti ho elencato.

Che il restauro  (o meglio la conservazione termine con la quale si dovrebbe chiamare per distinguerla dalla pratica abusiva delle ricostruzioni implicite nel termine restauro), non sia un arte è cosa assodata, e di conseguenza il restauratore non è un artista. In altre parti del forum sei stato ripreso proprio per aver continuamente insistito su questo punto.
Ti chiedo per piacere almeno in questa sede di non riferirti a questa professione come ad un arte.
Diversamente mi trovo costretto a chiudere qui la discussione

Infine visto che da diversi post  ribadiamo gli stessi concetti, rendendomi purtroppo conto che parliamo due lingue diverse, e apparteniamo a due mondi che non comunicano tra loro, credo che sarebbe a tutti più utile se invece di dilungarti nella trattazione di argomenti teorici ed etici tu ti preoccupassi di divulgare il tuo bagaglio tecnico, certamente invidiabile.  
Parliamo di come riproduci i ferri per le sagome, di pialletti e sbozzini, sgorbie e tecniche costruttive:  anzi mi interessa sapere come fai i chiodi, il tipi di ferro, il tipo di lavorazione.



ciao


roberto bestetti
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robertocamurri
Novembre 6, 2010, 4:28am Report to Moderator
Utente ospite
nel mio mondo infinito, non ci sono esseri viventi che non siano in costante contatto tra loro, tutto è legato perfettamente, tu dici che non c'è comunicazione tra noi
é impossibile non comunicare con gli esseri viventi che sono attorno a noi, nell'aria nel sole, nell'acqua, perchè ci accomuna una energia importante, cioè che tutti gli esseri viventi attorno a noi e dentro di noi, parlo anche dei minerali, la terra su cui noi siamo è intelligente, come il mio corpo, l'arte è in ogni cosa, per questo insistevo sul significato non per giudicare il significato ma per valorizzarlo
Rigurdo ai chiodi è semplice, devi desiderare di fare un chiodo,costi quello che costi, come facevano nel 1500, i chiodi per le assi longitudinalmente/ mezza luna,ecc... .
Ho imparato desiderando di farlo, e così ho cominciato con studio e alla fine l'ho realizzato ma'ho meditato  ho cercato di capire  o immaginarmi , la tecnica di forgiatura del settecento, secondo le loro conoscenze.

Registrato
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robertocamurri
Novembre 19, 2010, 8:37pm Report to Moderator
Utente ospite
Non voglio sembrar scortese, ma l'arte, o scusa il mestiere, di lavorare il ferro incandescente, col marello o con lo  scalpello , non è difficile, è necessario, una forgia che viene alimentata a carbone oppure anche con una fiamma ossidrica,oppure il fuoco del camino ,conoscere un po la composizione dei metali, ferro temperato con carbonio, oppure dolce per fare i chiodi, poi, via che si comincia a provare , poi ancora , poi ancora e così via, finche non cominci a vederlo che si forma sotto i colpi leggeri del martello, che accarezza il metallo incandescente, e così diventa vome pongo e lo modelli come  vuoi .poi lo spegni nella cenere,lo lasci nella cenere, finche diventa freddo,  perche resti morbido, in modo, che dopo, lo puoi ribattere, e piegare come vuoi , senza che si rompa.
Non si può illustrare l'arte,scusa il mestire, del fabbro del 1700, con gli scitti, è necessario entrare nel periodo storico coi suoi ricami.
Ciao stmmi bene, ma sappi che un era è finita ne è nata una nuova, l'era del paraloid, che ha orecchie per indendere, ascolti.
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chermes
Gennaio 13, 2011, 11:13pm Report to Moderator
restauratrice
Utente Attivo
Posts: 47
fiuuuuu che 'poesia'....non so che dirvi....anni di questo lavoro mi hanno portata a non essere più così idealista, cerco di lavorare col massimo della serietà, conoscenza, onestà, continuo studio....non è una religione, non basta desiderare una cosa per riuscire a farla bene, è un mestiere, utile, importante per i posteri ma l'arte me pare altra cosa.
Forse tu che ti fai pure i chiodi, tagli gli alberi nel momento giusto(però devi avere prospettive di vita grandiose se pensi di farli essicare e usarli)! ecc ecc probabilmente lo fai UNICAMENTE per passione e non ci devi vivere!


luciana mao
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