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Forum Restauro e Conservazione    RESTAURO DIPINTI    Consolidamento supporto  ›  Messa in sicurezza dipinto fine’800 Moderatori: cinnabarin
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Messa in sicurezza dipinto fine’800  (attualmente 12,943 viste) Print
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Alessandra Coppola
Marzo 9, 2012, 11:26pm Report to Moderator
studente restauro
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Buonasera a tutti, avrei bisogno del vostro aiuto per affrontare il restauro di una tela fine 8-primi’900 (almeno credo, potete aiutarmi anche in questo? l’ho dedotto dalla tipologia di preparazione che sembra industriale su una tela così sottile e rada, inoltre è costituita da bianco di zinco e barite in olio siccativo quindi non può essere di molto precedente).
Come si può vedere dalle immagini la pellicola pittorica è molto sottile, come pure preparazione e supporto (molto rado!), tutto insieme estremamente fragile anche a causa di uno strato di colla proteica applicato  successivamente sul verso in un intervento di recupero: il dipinto era lacerato in più punti e direzioni e quasi per l’intera larghezza ed è stato risanato con toppe (forse di carta, per il momento si vedono solo in transilluminazione) e una foderatura: colla proteica + tessuto fine e fitto (forse cotone). Il problema principale in questo momento sembra essere l’estrema fragilità e la necessità di messa in sicurezza per poter avviare l’intervento che dovrebbe a mio avviso fornirgli un nuovo supporto. Sono perfettamente d’accordo sull’evitare la foderatura, o altri tipi d’intervento se non strettamente necessari, ma in questo caso la situazione mi sembra un po’ troppo compromessa.
Vi spiego brevemente come immagino di procedere (premetto che pellicola pittorica e preparazione sono ad olio quindi credo di poter utilizzare senza problemi i metodi acquosi, per precauzione test compatibilità acqua dem):
-     fermare temporaneamente il colore con ciclododecano,
-     rimuovere cornice e telaio, applicare fasce perimetrali sulla tela da rifodero e tensionare appena su telaio interinale con elastici.
-     Far sublimare il ciclododecano, velinare e sfruttando già in questa fase l’apporto di umidità vedere se le tele si rilassano e si possono appianare alcune deformazioni (in molti casi concidenti su tela da rifodero e tela originale, …in altri punti però i due supporti sono separati!?!) aumentando gradualmente la tensione con gli elastici. Se non fosse sufficiente, apporto di umidità in serra.
-     Dopo avere recuperato la planarità, doppiare la velina o garzare, rimuovere foderatura e toppe (con test e metodi acquosi, soluz tampone, gel, ecc),
-     risanamento del supporto e foderatura a freddo con una tela poliestere molto sottile (dimensioni dipinto 60x90).
Tutte fasi che immagino fattibili, ma dovrò verificarlo passo passo. Purtroppo però non ho mai usato il ciclododecano e non sono sicura che possa andare bene. Inoltre non so che tipo di velinatura applicare; il dipinto non è verniciato e vorrei evitare qualcosa che penetri troppo, pensavo al klucel al 4%, potrebbe andare? Ho usato in passato klucel 2% + aquazol, ma risultava troppo blanda ed ho paura che in questo caso potrebbe compromettere parte dell’intervento. L’ideale sarebbe qualcosa di tenace ma elastico e che si rimuova comunque facilmente.
Non so se ho tralasciato delle informazioni significative ma i quesiti sono davvero tanti ed è meglio che per il momento mi fermi qui e cerchi di procedere per gradi; sarei già contenta di avere delle opinioni su queste mie idee di partenza.
Grazie
Alessandra


Alessandra Coppola
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Alessandra Coppola
Marzo 9, 2012, 11:28pm Report to Moderator
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Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 10, 2012, 8:23am Report to Moderator
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concordo con la tua datazione anche se il genere di materiali che nomini è noto dall'ultimo quarto del 700 per la Barite, nome comune del solfato di bario, (nominato in letteratura per la prima volta nel 1774...Anche il bianco di zinco, ossido di zinco è un materiale noto dal XVII secolo. Il suo uso come pigmento dovrebbe risalire ad un esperimento 1782  . Le info qui riportate sono tratte da Harley Artists Pigments c 1600-1835.

Venendo alla tua procedura di intervento, per ottenere una velinatura provvisoria forse puoi anche provare il coclododecano....ma Se posso suggerirti un alternativa in caso il ciclododecano non dovesse funzionare, prova a impregnare una carta giapponese di beva (dato a spruzzo su carta giapponese della grammatura che riterrai idonea tensionata su telaio, e applcazione del beva a spruzzo, deve fare "la lana"  su un lato. poi applichi con calore moderato per non fare penetrare. si rimuove bagnando con white spirit.

per l'appianamento forse puoi anche sfruttare l'umidità della pulitura della superficie per appianare. Mi parli di foderatura a freddo quindi immagino t abbia una tavola a bassa pressione?

un'altra possibilità è di preparare un gel rigido di Agar per ammorbidire localmente l'adesivo proteico, per es in porzioni di 5cm x 5 cm lavorando in Tavola a bassa pressione (quella tutta forata, non la tavola calda) per appianare le zone trattate.

In alternativa come velinatura puoi usare una colla di conilglio, se questo dipinto regge il contatto con acqua libera. la natura delle deformazioni mi fà supporre che no.

Concordo con te che questo dipinto andrà poi foderato, visto che questo dipinto  lo riterrei già un martire della foderatura dato che i risultati sono stati più dannosi del danno che si prefiggeva di sanare. Concordo anche sulla scelta della foderatura a freddo, o in alternativa a Beva (sempre con il metodo dello spruzzo) , ma mai una foderatura pasta, che mi sembra abbia fatto abbastanza danno, anzi approfitto per segnalare che sulle opere dell fine del XIX secolo è noto che la foderatura a pasta sia da evitarsi....purtroppo c'è chi insiste a voler dimostrare il contrario....

Non sò se ho risposto ai tuoi quesiti o ti ho complicato ancora di più la vita, ma è difficile senza aver l'opera di fronte fornire un progetto dettagliato, soprattutto se si alvora fuori dalle procedure standard (come mi piace  ) ... facci sapere come procede ci tengo... se hai bisogno sono qua.

ciao





roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 10, 2012, 9:32am Report to Moderator
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Grazie! un sacco di buoni consigli sono proprio quello che sto cercando!
provo ad andare per gradi però per non confondermi troppo le idee
info sui pigmenti e loro produzione ne ho trovate sul testo "il colore" di Ball, e mi sembrava di aver letto che, nonostante il pigmento sia stato sintetizzato intorno alla fine del '700,  la produzione dell'ossido di zinco diventa più importante (e quindi più economico come pigmento) dopo il 1830-40 circa, quindi ho pensato che magari il suo uso per preparazioni e tele preparate industrialmente potesse partire da questo periodo. ma ricontrollerò o se avete altre info...
e come area di produzione? potrebbe essere veneta? (letteratura utile per questo tipo di ricerche?)
peril resto potrò usufruire di una tavola a bassa pressione (no tavola calda! )
ma ora vorrei risolvere il problema della massa in sicurezza e non credo di aver capito bene: il beva applicato a spruzzo tipo lana dovrei scaldarlo con una lampada? ma soprattutto non credo di poter applicare un unico foglio di carta giapponese perche la superficie  è molto irregolare e il colore-preparaz-supporto increspato lungo le linee di frattura. pensavo di applicare la velina in piccoli pezzi per farla adattare bene alla superficie. inoltre non potrei assolutamente schiaccare in questo momento il dipinto perche si frantumerebbe tutto ...in passato mi è capitato di velinare a beva ma poi ho riattivato e fatto aderire con termocauterio sulla pelllicosa...coesa e ben adesa al supporto!
escluderebbe la velinatura con klucel? e la colla di storione? saprebbe darmi delle indicazioni sulle differenze che esistono sulle diverse tipologie?
grazie
p.s. per sbaglio ho mandato due messaggi, forse uno potete eliminarlo?


Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 10, 2012, 12:53pm Report to Moderator
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allora: pirma di tutto diamoci del tu.

La cosa del beva l'ho fatta alcune volte per velinare in urgenza ma mai sull'intero dipinto, ti dirò che con un pò di fortuna e valutando bene a volte si può evitare, ma questo devi vederlo tu. La colla di storione và bene per questa operazione, anzi forse più facile da rimuovere. Rimane l'incognita della risposta all'acqua. sono quasi sicuro che Agar Agar per ammorbidire il retro e pulitura di superficie tu le possa fare con acqua, ma metterci la colla in acqua valuterei con attenzione (dubito viste le grinze) .Il klugel ha un potere adesivo ridicolo,  non sò se è il caso.

Sulla datazione dei pigmenti citati penso si possa concordare  con te sull'entrata in uso diffuso , avevo precisato per correttezza visto che avevo qui sulla scrivania L'Harley, che rimane uno dei testi che preferisco, in modo che non passasse l'informazione che la scoperta del ossido di zinco e del solfato di bario fosse tipicamente ottecentsca,che nn può essere sostenuto, più corretto come dici tu dire che la diffusione poi è più tarda, come spesso è avvenuto.

Mi incuriosisce sapere come hai ottenuto le informazioni sulla preparazione, se sono state fatte analisi o altro, anche sul legante.
Se non è stato analizzato, proverei a supporre anche una preparazione ad amido. Sempre per via di quelle grinze. E perchè il solfato di bario, con il bianco di zinco ad oliocredo che forse produrrebbe una preparazione piuttosto trasparente, soprattutto se il Bario è in quanità maggiore.

La preparazione industriale, è un tema che mi è abbastanza caro. Si tratta poi in sostanza di tele preparate vendute già pronte, ma che venivano trattate manualmente, e questo uso risale almeno al 700 quando cominciano a diffondersi le case produttrici di colori. Alcuni manuali danno i nomi dei pittori e delle fabbriche dove si rpeparavano le tele già nella prima metà del 800. In "Art in the making impressionism", c'è una fotografia dello stabilimento di Lefranc scattata nel 1990 in cui due persone stendono la preparazione a mano con lunghe spatole, su tele lunghe 10 metri, che poi venivano vendute in rotoli, quindi la pratica di stendere la preparazione a mano è stata iin uso fino ai giorni nostri. è piuttosto la natura dei materiali che è variata, probabilmente in peggio.


Non sò dirti se il dipinto è di area Veneta, è possibile ed allargherei anche alla Lombardia, ma su questo tema non mi spingo oltre.




roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 10, 2012, 3:56pm Report to Moderator
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anch'io vorrei avere l'Harley da consultare così al volo sulla scrivania   ....continua a darmi riferimenti bibliografici, sono interessantissimi e chissa che qualcuno dei testi che citi non riesca a procurarmelo.
ci sto lavorando per la mia tesi, sul dipinto sono stati effettuati uno studio stratigrafico e test istochimici: colla di natura organica (non colla pasta) è quella applicata per foderare; supporto tessile; della preparazione già sai; poi srtato pittorico a legante oleoso molto sottile (35-75 micron); e deposito superficiale (particellato carbonioso).
non c'è l'ombra di una vernice...ci sono controindicazioni o precauzioni particolari da tenere a mente? è la prima volta che mi capita ed è anche la prima che lavoro su un dipinto di questo periodo.
il filato è molto sottile (100-150 micron) oltre che molto rado, ma non so di che fibra si tratta (potrebbe essere cotone?), forse riuscirò ad osservare qualcosa con un microscopio.
detto ciò credo che la cosa più saggia sia fare delle prove di velinatura su un modello (o un frammento di dipinto) e valutare. purtroppo nel mio caso ho alcune delle creste accavallate e sollevate, altre invece distanziate di un mm circa e deformazioni varie che hai visto, così non so quale sia veramente il modo migliore per far rientrare e far combaciare i lembi dei vari frammenti e riappianare le deformazioni.
una curiosità, non so se hai notato sul verso del frammento sotto allo strato giallastro di colla ci sono delle specie di macchie bianche un po rotondeggianti e forse anche a rilievo, hai idea di che cosa possa trattarsi?dovrebbero far parte della preparazione.
grazie ancora, ti farò sapere come prosegue
ciao


Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 12, 2012, 11:13pm Report to Moderator
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un altra cosa, il fatto che il dipinto non sia verniciato, a mio modo di vedere, deve essere preservato. Questo epr vari motiv, primo tra tutti la scelta dell'artista, in secondo luogo il fatto che molto spesso la vernic esi applca per ragioni conservative, come protettivo, funzione che in realtà ha in maniera assai limitata essendo praticamente lo strat che si degrada prima e che richiede spesso interventi di pulitura.
Quindi occorre prevedere un lavoro di ritocco senza l'ausilio della vernice finale.


roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 13, 2012, 8:30am Report to Moderator
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lo penso anch'io, tra l'altro la pellicola pittorica sembra non avere "grossi problemi superficiali", intendiamoci è un disastro in linea di massima, ma per via (credo) dell'intervento di foderatura che ha irrigidito, infragilito e deformato l'intera struttura, ma il colore non sembra nè decoeso nè alterato cromaticamente...manca attualmente di supporto!
in effetti questo sulla possibilità o meno di applicare una vernice di restauro (laropal, regalrez) era uno dei tanti quesiti che avevo intenzione di porre successivamente...quando e se riuscirò a risolvere tutto il resto! grazie per aver risposto in anticipo
ciao ale


Alessandra Coppola
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Alessandra Coppola
Marzo 13, 2012, 6:18pm Report to Moderator
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Le macchie biancastre rotondeggianti sul verso potrebbero essere causate da attacco fungino. Sembrano a rilievo e coprono la colla da rifodero e anche i fili della tela, in alcuni casi al centro mostrano delle strisce rosa e in pochi casi dei piccoli crateri tondeggianti e polverulenti rosa-marroncino, ma dovrò verificare. vi sembra plausibile? se così fosse avete idea di che specie si potrebbe trattare? ma soprattutto qualcuno sa darmi delle indicazioni sul trattamento da utilizzare? mi è capitato di avere delle muffe sul verso di alcuni dipinti di tipo filamentoso e polverulento e dopo un'accurata pulitura con microaspiratore della tela abbiamo consigliato di conservare in condizioni climatiche idonee. ma questo caso è diverso, sono piccole compatte e ben adese alla colla! sarà sufficiente la rimozione della colla proteica e la conservazione in condizioni adeguate?
inoltre se si tratta effettivamente di funghi mi chiedo se non dovrei ripensare alla mia idea di apportare umidità in serra. potrebbe provocare un'ulteriore proliferazione?
...i quesiti continuano a moltiplicarsi!!!!!!!


Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 13, 2012, 7:25pm Report to Moderator
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eventualmente usi un antimuffa, non dovrebbe comunque succedere nulla con semplici trattamenti di umidificazione , comunque un pochino di preventol nell'acqua che usi per umidificare , o nebulizzata sul retro dovrebbe fare al caso tuo.  


Regal rez scarterei in partenza perchè ha una capacità di saturazione molto alta, il contrario di ciò che bisognerebbe perseguire in questo caso.
Di alternative ce ne sono poche.  Personalmente non ci metterei niente, il concetto stesso di protettivo è seriamente da rivedere. la funzione della vernice è quasi solamente estetica e in questo caso non necessaria. inoltre quelle lacerazioni con una vernice sopra forse saranno maggiormente visibili. Farei ritocco opaco anche a vernice, qui si laropal A-81.


roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 13, 2012, 9:32pm Report to Moderator
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mi fido! volevo seguire il tuo corso sulle vernici a Milano, ma quando ho chiamato per prenotare era già al completo ...spero di non perdere il prossimo.
ciao


Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 14, 2012, 7:58pm Report to Moderator
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roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 15, 2012, 8:00am Report to Moderator
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sono ancora bloccata sulla messa in sicurezza! come dicevo una volta eliminata la tela da rifodero (già in parte staccata da quella originale) il dipinto non avrà più un sostegno!
ho fatto una piccola prova di apporto di umidità sui bordi (che ovviamente sono incollati al telaio!) e verificato che la colla cede
ma il mio timore più grande al momento è che usando un adesivo idrosolubile per velinare (e quindi la velinatura ed eventualmente una garzatura diventeranno il nuovo supporto provvisorio) che questo possa cedere, staccarsi in parte o del tutto durante i trattamenti di umidificazione o di pulitura del verso (magari con agar) perdendo l'imprescindibile funzione di sostegno che dovrebbe avere durante tutte le fasi di intervento
così sto ripensando seriamente di ritornare alla mia idea iniziale del ciclododecano, magari facendo qualche piccola prova prima anche con questo
suggerimenti per il suo utilizzo?
innanzitutto credo di poterlo utilizzare senza problemi, trattandosi di un idrocarburo, contestualmente ai sistemi acquosi di pulitura o mi sbaglio?
preparazione e dosi?
mi è capitato di utilizzare quello già pronto in spray, ma in questo caso è troppo rischioso...volerebbe via qualcosa!
ho letto su un articolo di progetto restauro che è stato utilizzato per messa in sicurezza dipinti su tela al 70% in Ligroina 100-140° scaldando a bagnomaria per migliorare la penetrazione, ma ammettevano di avere esagerato con le dosi per paura che sublimasse, in realtà dopo 2 mesi era ancora presente e solo dopo tre mesi hanno potuto procedere con le successive operazioni.
forse nel mio caso questi tempi potrebbero andar bene (se non di più, valuterò). si applica a pennello? in uno o più passaggi? e posso anche applicare un tessuto fine (forse un tessuto non tessuto), dopo aver appianato le deformazioni, per fornirgli il supporto necessario?
eventualmente i tempi di sublimazione si dovessero prolungare inutilmente potrei utilizzare un idrocarburo per scioglierlo o fornire del calore con una lampada per accelerare la sublimazione?
precauzioni o attenzioni particolari?
...ancora domande
ciao ale


Alessandra Coppola
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cinnabarin
Marzo 15, 2012, 8:08pm Report to Moderator
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se lo applichi a pennello rischi che ti impregni anche la colla e la tela da rifodero, è comunque una strada a volte percorribile. A me con le bombolette le veline non si attaccano ad altri non sò.


Dovresti secondo me fare delle prove, velini un pezzettino, e ci metti l'agar dietro, se la velina s stacca allora cambi strada , ma non credo, perchè per riattivare una colla serve anche l'apporto di calore. se poi lavori sl piano aspirato, con il dipinto a faccia in giù sopra a diversi strati di TNT, puoi sfruttare la fase umida per lavorare sulel deformazioni.

Corsi ce ne saranno altri di sicuro vista la richiesta.


roberto bestetti
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Alessandra Coppola
Marzo 15, 2012, 8:58pm Report to Moderator
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allora sei bravo!


Alessandra Coppola
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