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Forum Restauro e Conservazione    ALTRI SETTORI    Restauro carta  ›  carta contemporanea Moderatori: alessandro sidoti, eflaia
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carta contemporanea  (attualmente 3,931 viste) Print
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Claudia Carpenito
Settembre 29, 2016, 4:53pm Report to Moderator
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Buonasera ,
un artista contemporaneo quotato mi chiede di poter montare dei suoi disegni   eseguiti con pastelli ad olio su carta a grammatura 220 su un supporto di tela in modo da poter essere esposti in galleria  ed essere fruibili e manovrabili ma non montati ed incorniciati con vetro come spesso accade per i disegni. Non è la prima volta che mi viene fatta questa richiesta da artisti contemporanei avendo oggi una attività soprattutto di restauro del contemporaneo. Ho eseguito una prima prova facendo una applicazione di fasce perimetrali con beva film ed ancorando così l disegno ad un telaio ligneo tramite le fasce,  sullo stesso telaio su cui però ho montato una tela  identica alle fasce perimetrali in modo che la carta sembri foderata ma in realtà non lo è.
La "falsa" foderatura aiuta il disegno ad essere supportato tramite un contatto meccanico ma che non è una adesione.
Il beva film però non va bene , con il calore il pastello ad olio cede ed ho dovuto ridurre al minimo l'applicazione del calore con il conseguente timore che l'adesivo possa restare inattivato . Mi chiedo principalmente : il tipo di intervento è un intervento corretto? quali alternative ci sono? cosa posso usare in alternativa al beva film, Plextolb500? Beva Gel? Beva gel steso sulle strice applicate semiasciutte in modo da limitare al minimo l'apporto di umidità? Grazie fin da ora.


Claudia Carpenito
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eflaia
Ottobre 1, 2016, 11:02am Report to Moderator
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Gentile Claudia,
Ti prego di non postare più volte lo stesso messaggio.

Prima di darti qualche consiglio vorrei capire meglio la faccenda.
Mi sembra che tu abbia capovolto il foglio su cui è stata realizzata l'opera e sul verso tu abbia applicato strisce di bevafilm. Su queste strisce adesive hai poi applicato strisce di tela e hai attivato il tutto a caldo.
Poi hai applicato altre strisce di bevafilm alle estremità libere delle strisce di tela e hai appoggiato il tutto su una tela distesa su un telaio. Hai quindi attivato questa secondo serie di strisce a caldo.
L'effetto finale di tela su tela maschera il fatto che il verso dell'opera non è stato foderato. Ho capito bene? Ed è questo il tipo di effetto che cerchi di ottenere?

I miei dubbi, da restauratore della carta, partono dalla tecnica stessa utilizzata: nessun tipo di olio andrebbe mai usato sulla carta. La deteriora, certamente ne altera il colore.
Quindi la tecnica stessa porterà all'alterazione dell'opera. Senza se e senza ma. SCusa se appaio dogmatico. Non posso fare una lezione di chimica per spiagare la faccenda.

Prima di lanciarmi in arditi consigli di quale intruglio sintetico utilizzare sulla carta vorrei chiederti alcune cose.
Non discuterò la scelta della tua tecnica di montaggio anche se vorrei sapere se hai fatto prove di distacco del bevafilm dalla carta su cui sono stati usati gli stessi tipi di pastelli a olio che usa l'artista. Il mio dubbio è che il solvente possa anch'esso sciogliere il colore.

Hai fatto poi prove di solubilità con i più comune solventi (acqua, etanolo, acetone) per verificare che i colori non spandano?

Vorrei poi chiederti se hai ha disposizione un cauterio con punte molto sottili (nell'ordine dei 3 mm di larghezza) o se puoi realizzare punte simili con mezzi propri.

Rimango in attesa di una tua risposta.


  


Enrico Flaiani
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Claudia Carpenito
Ottobre 3, 2016, 5:27pm Report to Moderator
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Buonasera,
mi scuso se ho postato più volte non me ne ero accorta.
provo a spiegarmi meglio.
Un artista ha l'esigenza insieme al suo gallerista di presentare i suoi disegni su carta in alternativa al montaggio dentro alla cornice protetta da un vetro, che è sempre la maniera migliore.
So che è molto frequente  foderare su tela la carta senza tanti scrupoli, io mi sto chiedendo se esiste un modo per effettuare questo intervento ma in maniera  reversibile e che non impieghi un adesivo a base acquosa, e infine se esistono sistemi alternativi di esposizione delle carte contemporanee che non siano nè lil sistema vetro/cornice nè la foderatura su tela.
La mia idea iniziale è stata quella di eseguire delle fasce perimetrali con beva film, e poi semplicemente montare la carta con le sue strisce ad un telaio ligneo, ma visto che mi sembrava precario ho preventivamente montato un tela identica alle strisce, ma i due sistemi non sono incollati, semplicemente montati uno sull'altro.
é un sistema che già uso per i dipinti e che trovo efficacissimo, ma per la carta no, oppure non i questo caso.Le dimensioni del disegno sono 150x110cm
Grazie anticipatamente.


Claudia Carpenito
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eflaia
Ottobre 6, 2016, 2:46pm Report to Moderator
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Cara Claudia,

Grazie per le precisazioni, non avevo capito bene che la tela di base e le fasce perimetrali erano separate.
Vorrei chiederti se hai considerato l'idea di fare dei passe-partout per le opere in questione. Le potresti montare sul cartoncino di base lasciandole libere e ancorandole soltanto tramite un paio di brachette in carta. Certamente il sistema diventa più robusto e potresti anche incorniciarlo.

Non mi è ben chiara la necessità di escludere adesivi a base acquosa perché in genere mi sembrano più reversibili del beva o di qualunque altro prodotto chimico. Essendo i pastelli ad olio un adesivo a base acquosa (per es. amido) applicato con prudenza non dovrebbe dare problemi di solubilità. Tuttavia se ci fosse proprio l'esigenza di escludere questo tipo di adesivi allora potresti comunque usare il beva.




Enrico Flaiani
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Claudia Carpenito
Ottobre 11, 2016, 6:25pm Report to Moderator
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Gentilissimo Enrico,
grazie davvero per il suggerimento, ne parlerò con il mio cliente,
la mia difficoltà nell'affrontare un adesivo a base acquosa dipende dal fatto che non ho mai foderato una dimensione così per cui temo di non gestire la carta adeguatamente, avendo io sopprattutto una esperienza su tela, il mio interesse è infatti non quello di fare il lavoro a qualsiasi costo ma eventualemnte di indirizzare il cliente ad un restaurtore più esperto di me nel caso volesse procedere con una foderatura a base acquosa,
in passato feci molte foderature per un altro artista la cui opera già di partenza si prersentava spezzettata in fogli che poi venivano da lui uniti grossolanamente, durante la foderatura che eseguivo con metilcellulosa i fogli si gonfiavano ed ognuno nella sua direzione quindi era molto complesso cercare di ottenere una uniformità , ci riuscii solo dopo molti tentativi eseguiti su pezzi non importanti forniti dall'artista  stesso,
Infatti una delle possiilità è anche quella di cominciare una ricerca ad hoc con varie prove.
Il beva film  sono però intenzionata a scartarlo in quanto a causa della sua attivazione a caldo muove il colore (pastello ad olio) quindi mi indirizzavo su plextol o beva gel.
Grazie ancora per il suggerimento del passepartout
Claudia


Claudia Carpenito
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eflaia
Ottobre 11, 2016, 9:37pm Report to Moderator
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Cara Claudia,

Purtroppo qui si evidenziano alcune differenze tra gli approcci dei restauratori della carta e quelli di dipinti.
Nel restauro della carta è noto che non si dovrebbe foderare o soppannare o comunque far aderire un originale ad un supporto più resistente. Quindi qualunque tipo di foderatura di un originale in carta su tela è in genere rifiutato perchè sarà la tela a dettare i movimenti dell'originale e non viceversa. Spesso alla fine è il foglio di carta che in qualche maniera si strappa.
Giustamente, come hai evidenziato, volendo foderare con un adesivo a base acquosa c'è anche il problema di dover umidificare un originale che, essendo in carta, tende ad espendersi in altezza e lerghezza. Salvo poi contrarsi e produrre pieghe.
Prodotti chimici come plextol o beva gel permettono di lavorare con deformazioni minime ma ti ricordo che la carta si deteriora in modo diverso da una tela. Inoltre ricorda che per rimuoverli dovrai far uso di solventi e che non ho idea di quanto possano deteriorare i colori dell'originale (di qui la domanda sulle prove di solubilità).
Io però avevo capito che la foderatura non fosse nelle tue intenzioni.
A mio modestissimo parere potresti prendere della carta giapponese (intendo vera carta giapponese, non quello strano prodotto che un tempo vendeva la Vang e che ho visto usare nel restuaro dei dipinti) e preparare delle strisce che monterai a verso tutto intorno all'originale (previa scarnitura delle strisce stesse) con una colla d'amido (riso o frumento) avendo cura di non umdificare troppo. Poi potresti fare aderire queste strisce alla tua tela. Le strisce potresti colorarle per mascherarle.
Certamente montaggi del genere non hanno la resistenza di quelli tradizionale del restauro pittorico (ho esperienza anche in quel campo) e quindi devi porti il problema di quale debba essere la durata di tutta la faccenda, vale a dire se la cosa abbia carattere permanente.




Enrico Flaiani
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Claudia Carpenito
Ottobre 14, 2016, 3:10pm Report to Moderator
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Buonasera,
innanzitutto la ringrazio ancora una volta per questa bella discussione.
Si , inizialmente non era mia intenzione foderare, dalla mia prima mail infatti ad ora ho rivisto il dipinto nello studio dell'artista a cui avevo applicato le strisce perimetrali con beva film e su cui avevo avuto i primi dubbi in quando durante la stiratura per far attivare il beva il colore pastello ad olio cominciava a "muoversi". Il, per così dire, "confezionamento " mi era parso riuscito , ed in un primo momento, era solo l'adesivo a preoccuparmi,
Dopo l'ultima visità e dopo essere stato esposto in un museo e trasportato un paio di volte no notato l'inevitabile,
cioè la carta e la tela si muovono ognuno per i fatti propri, come giustamente da un punto di vista conservativo ci piace molto, da un punto di vista estetico invece si notano piccoli spanciamenti, niente di grave ma si evidenzia insomma la natura libera della carta, svincolata dal supporto tessile ( a parte le strisce che si  sono comportate benissimo e non evidenziano differenti tensioni lungo i bordi).
Se si potesse sopportare questa imperfezione estetica direi che cambiando l'adesivo saremmo a cavallo, invece galleristi e collezionisti  amanti del pakaging non lo tollerano.
Le volevo poi  accennare un particolare tecnico che ho trovato interesante sulla reversibilità. Lei pone giusti dubbi sui prodotti chimici, diciamo i vari beva, beva gel e plextol; mi è stato riferito, ma verificherò personalmente in una  ricerca che intendo cominciare, che passando solo un pò di toluolo nebulizzato dal retro delle strisce si attivino gli adesivi e si possa dopo alcuni minuti rimuoveli senza danni per il colore e per la carta. Questo poichè la carta in oggetto è spessa e un poco patinata e il solvente non la attraversa così facilmente anche perchè nebulizzato viene assorbito dallo spessore di adesivo che rigonfiando trattiene il solvente stesso, ma le ripeto che è quanto mi è stato riferito ma non ancora da me sperimentato.
Un ultima questione, le misure, 150x110 cm , è una dimensione impegnativa, se l'artista con il suo gallerista per far piacere al collezzionista (  )vorrano un "prodotto ben confezionato" vedo una sola strada, quella della foderatura. .
Ancora grazie con la promessa di aggiornarla sugli sviluppi.
Claudia


Claudia Carpenito
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eflaia
Ottobre 14, 2016, 9:47pm Report to Moderator
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Certamente le sue osservazioni sono molto interessanti.
E c'è sempre da imparare a confrontarsi con altre realtà.

Venendo a noi: il formato e la pesantezza della carta rendono l'opera particolarmente scomoda da maneggiare e danno l'impressione un po' falsa che il tutto sia molto resistente e stabile.
Gli spanciamenti che ha notato sono molto interessanti (anche se limitati) perché mostrano che l'originale, che da una parte è ricoperto da colori a cera presumibilmente impermeabili, comunque assorbe e desorbe umidità modificando le proprie dimensioni. Questo nonostante pure la presenza di una leggera patinatura. Si tratta di una caratteristica insita nel materiale stesso e alterarla significa cambiarne un po' la natura.
Certo pertà che se proprio l'artista (lasciamo pure stare il gallerista) preferise avere qualcosa di permanentemente bloccato, a rischio di denaturare un prodotto come la carta, allora c'è poco da fare. L'artista è libero di gestire le sue opere come vuole, anche indirettamente, tramite le proprioe scelte.  Certo che mi viene spontaneo pensare che per ottenere quest'effetto l'artista poteva dipingere su una lastra di plastica.
Nel campo del restauro delle opere d'arte su carta, molto spesso, l'intervento di restauro consiste proprio nella rimozione delle foderature improprimente eseguite.
Ammetto in generale di non amare molto solventi pericolosi come il toluene, comunque credo che qualche test sui colori (non necessariemente su un originale ma almeno sullo stesso tipo di colori usati) sia certamente opportuno.
Cercherò ancora nella letteratura nel caso mi fosse sfuggito qualche sistema alternativo.


Enrico Flaiani
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Claudia Carpenito
Ottobre 15, 2016, 8:54am Report to Moderator
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Buongiorno!
E' come dice lei , la carta nonostante lo strato di pastelli che le conferisce una certa patinatura ha i suoi liberi movimenti, non trasgredisce la sua natura cartacea nonostante il montaggio su un telaio, proprio per questo ne andavo abbastanza fiera .
Sulle scelte dell'artista è oltremodo interessante confrontarsi, poichè egli ha cominciato un percorso ma si chiede ora come e in che direzione deviarlo per il futuro, per otenere lo stesso effetto e  magari usando i pastelli su un altro supporto, è il secondo tipo di ricerca che faremo infatti.
La prima ricerca che condurrò sarà sul cercare di presentare questi nove dipinti su carta, di cui uno è 240x180 cm composto da quattro fogli, .
La seconda su come indirizzare l'artista per la sua produzione futura.
Molti artisti contemporanei sono alle prese con queste problematiche, un altro artista mi diceva alcuni giorno or sono che ha deciso infatti di eseguire le sue opere piccole non piò su carta da foderare su tela ( e me lo ha detto come se fosse la più scontata e banale delle operazioni)ma direttamente su d-bond (ll D-bond è un pannello sandwich composto da due lamiere in lega di alluminio preverniciato e da un nucleo interno in polietilene nero).
Il linguaggio "carta"  però è costituito da numerose caratteristiche che devono essere conservate e l'artista va guidato in certi casi.
le confesso che è un tema come avrà capito che mi intriga e mi appassiona,
le sarò quindi davvero molto grata se avrà modo di riferirmi qualsiasi tipo di materiale che possa aiutarmi in questa ricerca che spero possa vedere anche una futura pubblicazione.
Grazie ancora
Claudia


Claudia Carpenito
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