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Forum Restauro e Conservazione  /  Chimica per il restauro  /  ossalato di ammonio
Spedito da: Jole Marcuccio, Marzo 9, 2008, 11:26am
l'utilizzo dell'ossalato d'ammonio come protettivo e non come consolidante è circoscritto agli affreschi e ai lapidei calcarei. se vuoi parlarne, dovi essere più precisa.


prendendo spunto dalla domanda, sarebbe interessante poterci confrontare su questo argomento, l'ossalato d'ammonio è l'unico protettivo di tipo inorganico oggi a disposizione per il trattamento degli affreschi.
Spedito da: Jole Marcuccio, Marzo 12, 2008, 3:45pm; Replica: 1
non concordo con questa ipotesi di intervento.
l'azione dell'ossalto di ammonio, applicata in soluzione satura dispersa in un impacco di cellulosa per circa 5 ore produce la trasformazione del carbonato di calcio presente in ossalato di calcio. Sò che non serve superare le 5 ore perchè il risultato non cambia.L'ossalato di calcio ( per quello che so io) che si forma attorno ad ogni granello di carbonato crea una sorta di guscio impermeabile, che riduce solo di poco la porosità del materiale perchè non vengono ostruiti gli spazi tra i singoli granelli. Quindi abbiamo una funzione protettiva, la superficie diventa " impermeabile" ma al contempo rimane permeabile alle sostanze che in differenti stadi transitano attraverso di essa. Quindi se questo è va benissimo, ma non si può parlare di funzione consolidante.
Intanto vediamo se qualcuno con esperienza pratica del prodotto risponde alla tua domanda.
Spedito da: Rossella Croce, Marzo 15, 2008, 11:54am; Replica: 2
Vorrei fare con voi alcune considerazioni.  
Ho  testato personalmente l'ossalato di ammonio con funzione di protettivo in diversi casi, anche su pietre carbonatiche, in particolare sul bianco di carrara, su cui i risultati sono stati davvero apprezzabili.
Poiche' il film di ossalato di calcio che si forma utilizzando l'ossalato di ammonio e' dell'ordine dei micron,  l'azione consolidante dello stesso risulta ovviamente  davvero limitata. Se pero' l'intervento di consolidamento riguarda solo lo strato piu' superficiale  del materiale, ovvero l'interfaccia, (ad esempio  un "marmo" zuccherino come il bianco di carrara in buono stato di conservazione che presenta ad esempio  una  polverizzazione superficiale, caso tra parentesi abbastanza comune per questo tipo di marmo)  penso si possa parlare anche di "effetto" consolidante del trattamento.

A livello di letteratura infatti, viene specificato spesso che il film di ossalato di calcio e' un protettivo, ma non viene mai esclusa la sua azione consolidante. Viene ad esempio spesso usata la frase "ha effetto di protettivo piu' che di consolidante".
Per cui secondo me la definizione puo' essere  propria o impropria solo conoscendo perfettamente il caso in questione.
Nel caso descritto dalla studentessa, concordo perfettamente con Jole e, tra parentesi, nutro forti dubbi su questo tipo di intervento su marmi in avanzato stato di degrato e fortemente decoesi, in particolare  se  eseguito su granito.
Per esperienza diretta, un consolidamento su granito degradato sino al punto descritto dalla studentessa  e' di per se alquanto complesso,  anche utilizzando  consolidanti piu' specifici quali il silicato di etile, proprio a causa della granulometria del materiale decoeso.  

Riguardo al caso a noi sottoposto, non volendo mettere in dubbio l'intervento proposto dall'insegnante, (che per altro non conosco) mi chiedo se forse la descrizione fatta dalla studentesa non sia stata del tutto accurata, ovvero, forse lo stato di conservazione del pezzo e' di molto  meno grave di quello che appare e l'insegnante vuole solo eseguire una sperimentazione  su un caso di leggero  degrado superficiale.  

Riguardo all'uso di una soluzione satura, vorrei infine specificare, perche' potrebbe non esssere noto a tutti e potrebbe trarre in inganno, che la solubilita' a temperatura ambiente dell ossalato di ammonio e' di circa 50 g/l, per cui, che equivale a dire che, con quella quantita' in grammi di ossalato di ammonio disciolto in un litro di acqua si ottiene una soluzione satura. Quindi, la soluzione satura di ossalato d'ammonio disciolto in un acqua si ottiene scioglienddone il  5% in un litro d;'acqua, come  consigliato da quasi tutti i produttori.
Spedito da: Rossella Croce, Marzo 20, 2008, 12:03pm; Replica: 3
Dalla tua descrizione  non  mi era del tutto chiaro il campo di intervento, per cui ti ho  risposto facendo riferimento ad entrambe le ipotesi:

a) su marco carrara
b) su granito

Riguardo al marmo di carrara particolarmente decoeso non mi sono dilungata, perche' ti avevva gia' risposto Jole.
Spedito da: Clara_S, Maggio 16, 2008, 10:06pm; Replica: 4
salve mi sa tanto che in meriro a questo benedetto ossalato di ammonio ci sono un pò di confusioni.
anche io sono una studentessa in TCRBC e dal problema manifestato credo proprio di essere una collega di enrica.
questo prodotto ,da quello che ho capito io mentre preparavo gli impacchi , non è stato usato come consolidante , come giustamente qualcuno ha detto , ma come mezzo per eliminare croste nere...
i risultati ottenuti con questo prodotto , tra l'altro usato diluito con acqua , sono stati buoni inizialmente, aggressivi dopo sucessive osservazioni. molti degli errori che si stanno commettendo nei lavori di restauro eseguiti nel cimitero monumentale di bonaria a cagliari , ai quali tra l'altro io stessa ho partecipato , derivano dai pochi mezzi a disposizioone, dall'inesperienza pratica di tutti noi e dal operare il più delle volte senza sapere concretamente che si sta facendo e quando è il caso di smettere.
a proposito di restauro di marmo bianco leggermente ,io avrei una domanda che ovviamente riguarda la mia statua oggetto di studio.essa è in marmo bianco leggermente venato, ha una marcata rugosità , una alterazione cromatica rosata per nulla sgradevole,  croste nere , attacco di biodeteriogeni e sporco non aderente (chequest'ultimo non risulta problematico da eliminare)
ora vorrei sapere se c'è qualcuno che mi saprebbe dire come opererebbe e se avere una alterazione cromatica è un problema risolvibile in una statua molto lavorata. :K)
Spedito da: Clara_S, Maggio 16, 2008, 10:22pm; Replica: 5
aspettate un attimo mi è venuto un altro dubbio...questo è perchè ho ancora poca dimestichezza con i nomi ho fatto un errore colossale: ciò che usavamo per le croste nere era l'ammoniocarbonato...
chiedo scusa se con quello che ho scritto come primo intervento posso aver fatto sgranare gli occhi a voi tutti...(dimentica)
Spedito da: Rossella Croce, Maggio 30, 2008, 4:02pm; Replica: 6
Non preoccuparti Clara, era evidente il misunderstanding.  ;)
Riguardo alla tua statua:
Quella ch tu chiami "alterazione cromatica rosata per nulla sgradevole"...cosa sarebbe esattamente? Riesci a definirla con termini un po' piu' tecnici?
Come e'  la distribuzione  delle tipologie di degrado che descrivi sull'opera ?
La patina rosata e' continua, omogenea?
La rugosita' e' data adal degrado o dal tipo dei lavorazione della superficie?

Diverse alterazioni cromatiche possono risolversi (aalmeno parzialmente)con trattamenti mirati, altre no. Bisogna sapere esattamente cosa si ha davanti. Valutare se e' il caso di farlo o meno. non e' dettoc he un'alterazione vada per forza eliminata. A volte e' necessario mantenerla e questo, credimi, nella pulitura globale di un pezzo soggetto a diversi fenomeni  di degrado e' estremamente difficile.    Con molta probabilita', sia in un caso che nell'altro,  dovrai eseguire un intervento di omogeneizzazione. Ci saranno aree con risultati cromatici ben differenti dopo le varie fasi di pulitura mirate (eliminazione  biodeteriogeni, eliminazione   croste nere)  
Stai molta attenta o ti ritroverai inevitabilmente, alla fine,  a dover armonizzare il tutto con la microsabbiatrice :-/

Tutto questo, ovviamente, discutendo sul niente, perche' senza vedere le foto del pezzo e' impossibile definirne un intervento.
Spedito da: paola meloni, Giugno 4, 2008, 11:34pm; Replica: 7
Per quanto riguarda l'azione dell'ammonio ossalato sui marmi è stata da me valutata anche una azione riaggregante. Questa è stata determinata attraverso l'uso di più tecniche: quella porosimetrica ad intrusione di Hg ha mostrato una consistente riduzione della porosità totale e una variazione della distribuzione dimensionale dei pori rispetto al campione non trattato; L'analisi  al SEM ha mostrato la nuova morfologia dei grani ricoperti dal coating di ossalato di calcio e la riduzione del lume tra i grani. Misure meccaniche a compressione su provini derivanti lastre con invecchiamento di circa 100 anni hanno mostrato, dopo il trattamento, un sensibile miglioramento della resistenza. Ricordo agli interessati che il marmo degradato da me studiato aveva una porosità compresa tra il 5%-7%. La resistenza a compressione era di circa 10 MPa! i grani delle dimensioni comprese tra 150-200 micrometri, lo spazio intergranulare medio di circa 10 micron (escluse le macrolesioni). Ho trovato invece poco variata, dopo il trattamento, la cinetica di assorbimento capillare in quanto non vengono pesantemente ostruiti i canalicoli tra i grani. Parlo ovviamente di un campione limite, in quanto un marmo non alterato presenta una porosità trascurabile o praticamente nulla, una resistenza a compressione che raggiunge 100-120 MPa!
Purtroppo la carenza di manutenzione e l'ambiente fortemente aggressivo urbano-inquinato ci porta spesso a confrontarci con materiali così provati dal tempo! E' chiaro che bisogna fare ricerca e studiare come controllare i processi di nucleazione ed accrescimento delle fasi neoformate e come far riprendere la reazione che tende ad autoestinguersi una volta formatosi il coating passivante! etc, etc,.... ma ritengo incoraggianti i risultati finora ottenuti
Paola Meloni
Spedito da: Rossella Croce, Giugno 5, 2008, 3:58pm; Replica: 8
Testo citato
La resistenza a compressione era di circa 10 MPa!

Puoi dirci quanti MPa e' la resistenza a compressione dopo il trattamento?
Avevet fatto qualche misura per stimare le penetrazione del trattamento?
Spedito da: pandina, Settembre 7, 2008, 9:11am; Replica: 9
Ciao sono angela, sto scrivendo un proggetto di restauro su una facciata del centro storico di Portogruaro.Ve del XIV- XV secolo.
Il fenoneno principale di alterazione del dipinto realizzato a mezzo fresco è la crettatura.
Ho deciso di utilizzare l'ossalato d'ammonio come consolidante- protettivo e proteggerò provvisoriamente le campiture in azzurrite con il ciclododecano.
I miei dubbi riguardano la possibilità che l'ossalato reagisca con "sostanze" presenti nell'intonaco dipinto, anche dopo la pulitura, e che mi macchi la superficie.
In un precedente intervento di consolidamento di una piccola croce in marmo di carrara che spolverava, sono emerse delle macchie di colore giallo ( nei punti di accumulo della sostanza applicata). Qualcuno sa darmi una risposta?
Spedito da: Jeni Bravar, Novembre 15, 2010, 1:40pm; Replica: 10
Ciao, una domanda. Ho sempre letto che gli impacchi di ossalato d'ammonio devono durare almeno 24 ore. Come mai parlate di 5 ore?
Spedito da: Rosy V, Marzo 19, 2012, 6:33pm; Replica: 11
Salve a tutti, sono una laureanda in tecnologie per il restauro e avrei un dubbio da chiarire... Ho lavorato su un affrsco, ho fatto varie prove di pulitura e consolidamento (idrossido di bario) ma ... l'area che, invece, ho trattato con l'ossalato di ammonio risulta essere ingiallita, perchè?? Cosa accade esattamente con l'ossalato? e poi..non è un consolidante, vero?
Ringrazio anticipatamente!
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