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Forum Restauro e Conservazione  /  Restauro ligneo  /  Consolidamento con Paraloid
Spedito da: ignazio.gorgone (Guest), Marzo 3, 2005, 8:12pm
Uno splendido soffitto ligneo settecentesco dipinto a tempera credo. Pronto intervento di questo soffitto più di dieci anni fa si eseguì credo con carta giapponese e paraloid. Che metodi proporreste a chi dovrà effettuare il restauro? Sempre salvaguardondogli i polmoni...  Scusate le mie incertezze ma è difficile stabilire le problematiche. Il laser? dite. E poi sto paraloid non credete che se ne faccia un po' abuso? Ignazio. Grazie
Spedito da: giorgiogarabelli, Marzo 3, 2005, 11:59pm; Replica: 1
Sono in sintonia con admin :-/; dovresti dare maggiori informazioni per poter trattare il problema con maggiore cognizione di causa. Cambia molto se è una temprea magra o grassa, e se è invece una caseina....
Fammi avere un po' più di dati e vediamo cosa si può fare
a presto
giorgio
Spedito da: raffaelli, Marzo 4, 2005, 8:56am; Replica: 2
Il caso illustrato nella sezione "pulitura laser di un soffitto ligneo" riguardava la rimozione di uno strato annerito di calce-caseina che rendeva illeggibile la pittura decorativa policroma sottostante.
Il laser si è rivelato molto efficace nei casi in cui lo strato da rimuovere risultava molto scuro rispetto agli strati sottostanti. Inoltre uno dei vantaggi del laser è che non è necessario preconsolidare il supporto anche se fortemente degradato.
Credo che in alcuni casi particolarmente difficili e delicati varrebbe almeno la pena di provare questa tecnologia alternativa e farla anche accettare ai funzionari che devono preparare i capitolati...
Dalla mia (piccola) esperienza mi sembra di avere capito che nessuna tecnica di pulitura è adatta per tutti i casi. Va valutata la singola situazione e in questo senso anche il laser potrebbe, visti i risultati che si stanno ottenendo nelle ancora ridotte applicazioni, dare ottimi risultati in alcuni casi.
Saluti
Roberta Giorio
Spedito da: admin, Marzo 4, 2005, 9:21am; Replica: 3
Roberta,
ho avuto modo di eseguire diversi test con DN:YAG ( anno 1998 ) nel corso delle indagini per Ortygia, sotto la direzione scientifica del dott. Giovanna Alessandrini (CNR Gino Bozza).
Fatta esclusione per superfici con "presenze" biologiche e/o di sostanze organiche, non credo che ci siano grosse controindicazioni all'utilizzo più diffuso di questa tecnica soprattutto per le superfici più degradate.
L'unica vera difficoltà, in quel periodo, era rappresentata dai costi.
Ci sono rilevanti novità in proposito ?
Spedito da: ignazio.gorgone (Guest), Marzo 4, 2005, 10:18am; Replica: 4
Credo di dover fare ammenda; il discorso credo che stia prendendo una diversa via... Il soffitto in questione è a Comiso nella chiesa di Santa Maria delle Stelle. Il soffitto è ad un'altezza di oltre 20 metri o giù di lì. La mia osservazione visiva non ha permesso di scansionare la materia in questione... :) La mia era semplice curiosità e, non sia ben inteso, la richiesta di una ricetta facile. Riguardo al paraloid e alla sua rimozione quali metodologie oltre dieci anni o più la materia sottostante credete sarà compromessa? Sia che sia tempera grassa sia altra? La mia curiosità è dettata dal fatto che l'importo per il restauro del soffitto mi è sembrato basso per i lavori da eseguire considerando che si dovranno catalogare e rimettere in sito più di trenta metri quadrati di tavolette ligneee costituenti il soffitto rovinate a terra a causa di un crollo di più di dieci anni fa. Riguardo alla mia esperienza sempre che si tratti di paraloid o similare la rimozione di questa "bestiaccia" è rognosissima. Credo di esser stato più chiaro . Sentiti ringraziamenti. Ignazio ;)
Spedito da: stefano_qi, Marzo 4, 2005, 7:20pm; Replica: 5
E' secondo me importante capire innanzitutto che tipo di tempera sia anche perchè si possono avere gradi di impregnazione diversa (totale se tempera magra, un pò meno se altre tempere, soprattutto a base di caseina; ciò dipende anche dal tipo di solvente che lo ha veicolato). Dal tipo di tempera si può dedurre anche il tipo di pulitura (se da effettuare a semplice impacco con solventi, o utilizzando i vari solvent-gel che agiscono in superficie, tanto nel rimanere nel "più economico" rispetto all'applicazione laser). Nel caso le superfici siano molto sporche penso che a molto si debba rinunciare in presenza di tempera magra, in quanto la resina tende a sostituire il legante originario del pigmento creando un grosso rischio per il colore nel tentativo di rimuoverla.
Saluti
Stefano
Spedito da: tagliapietram, Settembre 7, 2006, 3:07pm; Replica: 6
Anch'io non volevo rovinarmi i polmoni e ho rimosso il paaloid con un gel (Wolbers) per venici . Ha funzionato benissimo
Spedito da: Adamantio, Settembre 7, 2006, 7:31pm; Replica: 7
X tagliapietram:

Premetto che dovresti regolarizzare la tua firma, le procedure le trovi qui:
http://www.tine.it/cgi-bin/blah/Blah.pl?b-firma/m-1104087421/


Ho fatto diversi studi sul Paraloid B72 invecchiato (tra cui un pezzo della mia fu tesi di laurea). Dopo 20 anni dall'impiego continuava ad essere perfettamente e completamente solubile in solventi organici.
Il Paraloid B72, infatti, presenta in generale una velocità di frammentazione superiore alla velocità di reticolazione (anche se non sono sicuro al 100% che quanto detto valga, a prescindere, in tutte le condizioni possibili di conservazione...) e questo fa si che con il tempo la macromolecola originaria diventi sempre più piccola e frammentata (fenomeno studiato con cromatografia ad esclusione sterica)...
Quanto detto non vale invece per il Paraloid B44 (peraltro di gran lunga meno usato ma presente ad esempio nell'Incralac e in altri analoghi protettivi per bronzo oltre che in altri collanti).
Comunque sul Paraloid B72 macroscopicamente si osserva un aumento della gommosità mentre dal punto di vista cromatico in generale si osserva alterazione verso il giallo poi rosso poi bianco-grigio (quest'ultimo fenomeno di degrado estremo sotto sole battente ed elevato inquinamento). La colorazione bianca finale potrebbe essere il risultato della frammentazione spinta delle macromolecole che potrebbe portare a fenomeni di diffusione della luce.

In generale comunque sciogliere il Paraloid B72 in solventi organici diventa sempre più semplice man mano che il tempo trascorre... quello che rimane invece difficile è rimuoverlo da un supporto fragile e dipinto che quando era stato trattato era evidentemente in uno stato di conservazione molto precario e conservativamente fragile e compromesso (e che se non fosse stato trattato probabilmente non ci sarebbe più).

Per rimuovere il consolidante comunque dovrebbe in teoria bastare del semplice acetone o al più dell'etile acetato che sono comunque solventi organici tra i meno tossici in assoluto (anche se l'etile acetato ha un odore piuttosto sgradevole).

Se poi si vuole ricorrere ai gel di Wolbers, va benissimo, ma okkio che la presenza di acqua non è particolarmente compatibile con il legno secco e fragile... inoltre c'è sempre la questione residui che seppure si può ritenere che siano molto pochi o addirittura praticamente zero ad alcuni continua a non piacere (per info sullla questione residui vedi anche: http://www.getty.edu/conservation/publications/newsletters/15_3/news_in_cons.html)

Il LASER promette molto bene... sono coinvolto in un progetto Europeo a riguardo (pulitura materiali policromi con il LASER di cui fa anche parte Quanta System)
Stiamo comunque elaborando risultati più definitivi riguardo all'azione sui pigmenti sottostatnti...
(i risultati sono ancora confidenziali e non possono essere divulgati)
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