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Forum Restauro e Conservazione  /  Architettura  /  qual'è il miglior consolidante per il cemento?
Spedito da: Simona Cappelli, Marzo 17, 2005, 2:17pm
Per un grande edificio costruito con cemento a vista:

quale sarebbe il miglior metodo di pulitura?

e quale risulta essere il miglior consolidante idrorepellente da applicare su tutta la superficie?

E' un edificio situato in un paese tropicale, con forti presenze di funghi, alghe e licheni, causati dalla costante temperatura alta e dalla forte presenza di umidità. I tempi di degrado qui sono accellerati al 80 %.

Grazie.
Spedito da: admin, Marzo 21, 2005, 10:39pm; Replica: 1
Le opere in calcestruzzo di cemento armato non richiedono particolari precauzioni nelle opere di manutenzione.
I consolidanti più idonei (anche se i più cari) sono gli esteri dell'acido silicico.
Per l'idrorepellenza e/o l'impermeabilizzazione (non occorrono prodotti traspiranti) si può usare una vasta gamma di "protettivi" specifici per il cemento armato.

L'edificio ha un interesse storico ?
Spedito da: Lampone Lorenzo, Aprile 5, 2005, 8:32pm; Replica: 2
Perchè se ha interesse storico cosa consiglia?

Lampone Lorenzo
Spedito da: admin, Aprile 5, 2005, 9:01pm; Replica: 3
L'edificio storico canalizza, in genere, più risorse.
Spedito da: Lampone Lorenzo, Aprile 6, 2005, 8:54pm; Replica: 4
Mi farebbe qualche esempio per favore
Grazie
Spedito da: admin, Aprile 6, 2005, 9:42pm; Replica: 5
In un messaggio precedente parlavo degli esteri dell'acido silicico. Queste sostanze hanno una forte capacità di penetrazione ed occorre utilizzarne una certa quantità (quasi a saturazione); visto il loro costo ed il quantitativo occorrente l'utilizzo su edifici storici giustifica in qualche modo l'investimento.
Spedito da: Architer, Maggio 11, 2005, 10:51pm; Replica: 6
Perché naturalmente, Simona, per un edificio di interesse storico, i procedimenti sono conservativi della natura storica dell'opera, e del suo significato per la storia dell'architettura.
Se  é un edificio recente, di non grande qualità architettonica, si passa dalla conservazione, al recupero ed alla sostituzione, o manutenzione dell'edilizia.
Non conviene impiegare, in quel caso materiali, tecniche ed operatori dedicati, ma la semplice manodopera edilizia va più che bene.
togli i copriferri, verifica lo stato dei ferri, spazzolali o sostituiscili dove occora, ripristina i copriferri con malta non troppo porosa ( i biodeteriogeni attecchiscono solo su materiale che prende acqua). Casomai pensa ad un materiale protettivo o ad un rivestimento se l'opera non ha particolari qualità architettoniche.

Teresa Campisi
Spedito da: 124 (Guest), Giugno 29, 2005, 9:29pm; Replica: 7
il cemento soffoca la struttura. meglio realizzare un intonaco alla calce in modo da garantirne la traspirabilità
Spedito da: arch_pertini, Luglio 23, 2005, 9:47pm; Replica: 8
Ho usato gli esteri silicei su cemento , ma non sempre si hanno buoni risultati. Senza fare pubblicità occulta secondo me esistono prodotti adatti all'edilizia storica meno complessi da applicare,   più economici ma  qualità valida. Trovo discreta la linea edilizia storica di una famosa casa per il restauro.
Spedito da: admin, Luglio 24, 2005, 7:26am; Replica: 9
Benvenuta nel forum,
A quale "famiglia" di prodotti ti riferisci ?
Spedito da: arch_pertini, Luglio 24, 2005, 8:14pm; Replica: 10
Piacere di conoscerla, forse mi sono male espressa;  mi riferivo a molti prodotti a base di esteri silicei, ma di "CONCORRENZA" rispetto alla ben nota casa produttrice  usata nel mondo del  restauro, che  mi danno buoni risultati sull'edilizia storica ed incontrano il favore delle maestarnze meno specializzate. Se non è zuppa è pan bagnato...ma far lavorare gli operai in condizioni a loropiù gradevoli a volte ho l'impressione generi migliori risultati rispetto ad utilizzare il prodotto di superiore qualità. In genere i prodotti della cir sono da loro ben graditi, dicono, poichè più semplici e veloci da applicare
Spedito da: gian1, Settembre 28, 2005, 5:43pm; Replica: 11
in risposta al quesito di Simona:
E´un edificio situato in un paese tropicale, con forti presenze di funghi, alghe e licheni, causati dalla costante temperatura alta e dalla forte presenza di umiditá. I tempi di degrado qui sono accellerati al 80 %.

le strutture in cemento possono essere trattate con metodologie ben rodate che provengono dalla conservazione, il processo è lo stesso (progettuale).
consolidare il cemento può essere d'aito l'uso della tecnologia del sottovuoto in profondità, in questo caso si arriva a "toccare" i ferri interni, impiego di resine consolidanti con polimero corto o della famiglia degli esteri.
trattare la superficie del cemento: c'è la presenza del biodeteriogeno, questo è un fattore da tener conto, e il solo utilizzo dei un buon prodotto idrofubo non basta.

ho recentemete applicato un prodotto nuovo con caratteristiche completamente opposte ai normali protettivi, la composizione è a base di titanio, e la caratteristica e di avere un fronte "bagnato" cioè contrario ai principi di idrofubizzazione e rilascio di ioni OH. questo comporta: un auto pulitura della superficie e l'allontanamento della presenza del biodeteriogeno. penso che per una superficie come questa, con molti problemi, questa nuova tecnica potrebbe essere applicabile.
Spedito da: Alessandro Nicola, Maggio 5, 2006, 8:52pm; Replica: 12
il mio suggerimento potrebbe essere ingenuo ma hai provato a vedere cosa usano gli abitanti del luogo per fare manutenzione?
magari una bassa tecnologia, relativamente facile da usare per le maestranze locali dovrebbe essere preferita rispetto a composti tanto sofisticati provati solo in una fascia climatica temperata e che quindi alla lunga non garantirebbero una grande tenuta rispetto al costo.

da alcune esperienze viste in Tibet posso garantire che le maestranze locali ne sanno sempre una più del diavolo
Spedito da: eadg, Luglio 17, 2007, 9:31pm; Replica: 13
Mi riferisco a qualche messaggio qui sopra in particolare a quello dell'arch Pertini.
Non sono daccordo che sia favorevole sempre agevolare la manodopera (spesso in edilizia a bassissima o nulla specializzazione) a scapito dell'utilizzo di prodotti corretti.
Ricordo che spesso molte aziende preparado prodotti "a prova di stupido" proprio per quel tipo di manodopera ma le caratteristiche di detti prodotti di solito non sono di alto livello.
Poi non è assolutamente vero che tutti i silicati di etile (di varie aziende) sono uguali, anche a parità di apparenti caratteristiche da scheda, le performance sono diverse.
Per caso fa riferimento alle acril-siliconiche che sono nettamente diverse?
E poi quale sarebbe la famosa casa produttrice di materiali per restauro?
A me risulta che i produttori di materiali per restauro quasi non esistano, ci sono però degli ottimi formulatori e distributori. saluti.
Spedito da: admin, Luglio 27, 2007, 9:28am; Replica: 14
... ed i formulatori diminuiscono la quantità di "residuo secco" ed aggiungono più solvente allo scopo di rendere meno caro e più commerciabile il prodotto ....
Spedito da: Architer, Luglio 27, 2007, 7:17pm; Replica: 15
io credo sia la wacker per il silicato di etile chi altri?
Spedito da: eadg, Luglio 27, 2007, 9:47pm; Replica: 16
In risposta all'affermazione dell'arch. Tinè devo dire che in linea di massima è vero, anche se non bisogna fare di tutt'erba un fascio perchè nel mercato ci sono molte aziende serie che forniscono schede e prodotti affidabili.
Piuttosto, ho saputo che da tempo circolano in commercio dei silicati di etile (e qui invece sono forse alcuni produttori che fanno i "furbetti") con residuo secco corretto (cioè corrispondente a quello dichiarato in scheda tecnica) e verificabile ma con potere consolidante assai più basso. Questo è dovuto a percentuali di silicato "reattivo" e silicato "inerte" (assai meno costoso) miscelate insieme in modo da avere un secco totale alto e abbassando i costi generali del prodotto ... quindi di sicuro diffidare molto da prodotti troppo poco costosi.
Quanto sopra l'ho verificato personalmente con colleghi facento una serie di test comparativi (e i risultati ci hanno confermato che ci sono prodotti dei cosiddetti formulatori (e non è un termine dispregiativo) che forniscono prodotti di qualità altissima. Io non sono un formulatore, ma trovandomi spesso a collaborare con alcuni di loro devo dire che molti sono seri e competenti.
Spedito da: eadg, Luglio 27, 2007, 9:49pm; Replica: 17
arch campisi, il waker è un eccellente prodotto ma al pari me esistono anche altri.
Spedito da: Adamantio, Luglio 30, 2007, 11:17am; Replica: 18
A proposito del consolidamento con silicati di etile consiglio il buon articolo "Studio comparativo di silicati di etile commerciali e sperimentali a confronto con microemulsioni acriliche per il consolidamento di matrici carbonatiche fortemente decoese"

di M.Ioele, U.Santamaria, P.Tiano

apparso su "I silicati nella conservazione" Atti del congresso internazionale 13-15 febbraio 2002 per il cui reperimento è possibile rivolgersi alla fondazione per le biotecnologie:

http://www.fobiotech.org

e forse anche all'IGIIC

http://www.igiic.org


Peraltro tutto il volume è molto interessante.

Nell'articolo citato vi sono comunque esempi di comparazione diretta di prodotti di diverse marche (o formulazioni) che mettono in evidenza come non sia solo la quantità di silice o di prodotto (aumento di peso del campione) a determinare un buon risultato ma vi siano molti e interconnessi fattori.

Il problema di valutare quale siano i parametri utili a definire "l'efficacia" di un prodotto è peraltro annoso e viene in ogni caso proposta una metodologia che tiene conto di una serie di aspetti sicuramente significativi.
Spedito da: Simona Cappelli, Settembre 29, 2008, 1:13am; Replica: 19
Signori grazie,
mi scuso, ma solo oggi mi rendo conto che mi avete risposto...
.. e mi ritrovo ancora con lo stesso problema..
Si, é un edificio storico dell'epoca coloniale, restaurato da schifo nel 1992, ricoprendo tutte le pareti in pietra corallina e mattone con cemento PURO..... É un grave problema che presenta tutta la architettura coloniale, ma il danno peggiore é che ancor oggi continuano con lo stesso metodo, malgrado siano piú o meno a conoscenza delle nuove tecniche...

Devo restaurare un altare di una chiesa, ma é inutile intervenire se non si sanano le pareti che presentano fortissime presenze di infiltrazioni di risalita (??? scusatemi se ho dimenticato i termini tecnici, ma in spagnolo sono diversi)...
Dato che qui si spendono i milioni per le cose stupide e quelle importanti vengono lasciate cadere a pezzi, ho deciso con una collega dominicana che ha studiato a Palazzo Spinelli di trovare i soldi per attuare i restauri. Eravamo partite solo con l'idea dell'altare, ma visti i problemi, dobbiamo pensare principalmente alle pareti ed, eventualmente, al Cristo ligneo.

Quindi, ci sono pochi soldi e, soprattutto, pochi mezzi e materiali che maggiormente ordineremo dall'Italia. ... e le maestranze lasciano a desiderare...

Non avete idea della fortuna che avete in Italia, malgrado esistano tutti i problemi che ho conosciuto personalmente.

Non potendo eliminare il cemento e presentandosi un problema di umiditá e sali (stranamente nn ci sono presenze biologiche), gli interventi che ho pensato sarebbero:
Discialbo di tutta la pintura;
Impacchi d'acqua distillata e seppiolite, su di un sopporto di carta giapponese, con ripetizione nei punti piú problematici;
Protezione con silicato d'etile (che se mi ricordo bene, é carissimo, come dice lei, signor Tiné). Lo strato del cemento é di 4 cm., quindi : cosa pensate sull'uso di silicato di potassio che é molto piú economico???

Grazie per l'aiuto
Simona Cappelli
Spedito da: admin, Settembre 29, 2008, 7:01pm; Replica: 20
.. ma è tutt'altra cosa ...

puoi allegare delle foto ?
vorrei capire meglio di cosa si tratta.
Spedito da: Simona Cappelli, Settembre 29, 2008, 9:54pm; Replica: 21
Non ho ancora delle buone foto, invio quello che possiedo. Ho principalmente le foto dell'entrata della sacrestia, ma lo stato di conservazione é la stessa, cambia solo l'ultimo strato di pittura.

Si, ha ragione e mi scuso, l'argomento trattava del consolidante, ed ora pongo un'altro quesito.
Se si puó, il problema che bisogna risolvere é come evitare la formazione di umiditá e dei sali senza effettuare iniezioni o eliminare il cemento, per proteggere sia l'altare che le pareti originali.
So che il miglior trattamento sarebbe quello di eliminare il cemento, peró non ci sono molti soldi, ma allo stesso tempo vorrei poter scegliere la migliore opzione. Nel caso sia determinante procedere con l'eliminazione, valuteró un cambio di prioritá. Dato che c'é il costo di ponteggio, sarebbe logico poter effettuare pareti ed altare in un unico momento.
Grazie per la sua attenzione
Simona
Spedito da: admin, Settembre 30, 2008, 5:33pm; Replica: 22
Riallego le immaggini in formato 600x800 pixel

Il problema non è semplice.
Il cemento in presenza di un supporto umido tende a formare sali. Questo è certo.
Non è certo invece che, una volta eliminato il cemento, il problema dei sali venga di per sè risolto.
Non avendo le somme (e probabilmente nemmeno il personale specializzato) per attivare sistemi di deumidificazione l'unica sarebbe ricorrere ad opere di contorno che consentano la traspirazione in fondazione della muratura.
In ogni caso trova il modo (o meglio le somme) per sostituire l'intonaco cementizio con un intonaco a calce da lasciare grezzo escludento qualsiasi genere di coloritura.
Potresti inviarmi anche via e mail planimetria e sezioni ?
Spedito da: admin, Settembre 30, 2008, 5:35pm; Replica: 23
2° foto
Spedito da: Simona Cappelli, Settembre 30, 2008, 6:15pm; Replica: 24
Planimetria e sezioni ??? Magari !!!
Ne abbiamo fatto richiesta a Patrimonio Monumentale e ci hanno risposto che sono in fase di restauro... É ridicolo, ma qui é cosí. Dovrebbe vedere come si sono distrutti i documenti storici che sono conservati nell'Archivio Nazionale.
Qui nn esiste nessun personale specializzato. Neanche per le costruzioni moderne; dovrebbe vedere come lavorano: per dei precisi come noi italiani, fanno venire i brividi. Non hanno criterio ne conoscenze.
Per spiegarmi meglio, le mando una foto di una colonna coloniale:  anni fa, hanno sezionato il plinto della base per mettere una cassetta degli interruttori. Anzi, le mando alla sua mail (xché nn riesco ad allegerirle) alcune foto della zona coloniale, per avere una visione piú chiara.
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