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Forum Restauro e Conservazione  /  Diagnostica per il restauro  /  Analisi per il restauro
Spedito da: Rossella Croce, Marzo 18, 2005, 8:27pm
Quali sono le analisi per il restauro di cui attualmente vi servite di pi¨?
Siete soddisfatti del servizio, dei costi e soprrattutto...dell'interpretazione dei dati?
Vorrei capire se sono io ad essere troppo critica in merito o se in giro sono davvero ápoche le realtÓ soddisfacenti....
Spedito da: frava, Marzo 21, 2005, 11:29pm; Replica: 1
HAi ragione: le analisi, oltre ad essere troppo care, e quindi a scoraggiare il loro utilizzo sistematico, non sono per niente chiare: Nel senso che, per quanto mi riguarda, spesso sono piuttosto evasive e non tentano minimamente di interpretare i dati ottenuti
Spedito da: Geode, Aprile 5, 2005, 2:41pm; Replica: 2
Occupandomi di analisi Ŕ questo un argomento che mi sta molto a cuore.
Il dialogo con il restauratore o con il tecnico incaricato penso rappresentino la base  delle analisi, la difficoltÓ a volte risiede nel fatto che il tecnico diagnostico Ŕ poco "restauratore" e molto "tecnico scientifico" e la controparte non sempre conosce i limiti delle analisi.
Troverei molto costruttivo un confronto su questi temi !
Spedito da: Rossella Croce, Aprile 7, 2005, 6:04pm; Replica: 3
Parole sante...e allora ...il restauratore si attrezza e studia per diventare un chimico analista... ;)non ho trovato altra alternativa ávalida al momento e devo dire che la scelta fatta anche se mi Ŕ costata una fatica infimita mi sta ripagando al 1000 per 1000 ;D
Spedito da: antonio_appio, Aprile 13, 2005, 9:16am; Replica: 4
io credo che le tecniche non invasive di diagnosi
avranno un considerevole incremento la cosa certa e che
ritengo che sia finita l'epoca dell'empirismo non Ŕ possibile muoversi
solo sfruttando i sensi e l'esperienza ma si devono sfruttare
le conoscenze acquisite in ambito scientifico...
tecniche come X-ray oppure SEM , TEM , spettroscopia Raman oppure FT IR
posssano dare un notevole contributo al lavoro di recupero del nostro
patrimonio storico artistico
Spedito da: Geode, Aprile 13, 2005, 11:29am; Replica: 5
il mio parere Ŕ che se una soluzione per il restauratore Ŕ diventare chimico, geologo o biologo come sta facendo Rossella, un altro sistema Ŕ rompere le scatole ai tecnici diagnostici e dialogare con loro per avere dei dati interpretabili (Ŕ comunque loro compito essere chiari con il restauratore o con l'architetto !).
E' bene per˛ capire cosa vuol dire essere chiari, un errore comune in cui si cade spesso da entrambe le parti Ŕ di voler esagerare, le analisi forniscono informazioni parziali !, una analisi con SEM+EDS ad esempio non dirÓ nulla sui leganti organici e , una analisi con il microRaman ad esempio darÓ informazioni molto ma molto parziali, con lo FTIR qualcosa si vede e qualcosa no, insomma il tecnico deve essere onesto e dire i limite delle analisi e il restauratore deve comprendere questo.
Quando faccio le analisi in genere sono in stretto rapporto con il restauratore con il quale non mi vergogno pi¨ di chiedere "ma secondo te Ŕ giusta questa interpretazione? pu˛ essere che etc? " (all'inizio mi vergognavo poi ho scoperto che in questo modo ho instaurato con molti restauratori un rapporto molto costruttivo grazie al quale ho imparato tantissimo).
Anche per quanto riguarda i costi Ŕ fondamentale che la campagna analitica venga pianificata da entrambi, solo cosý si possono fare le analisii che realmente servono e senza sprechi.
Scusate la lunghezza ma Ŕ davvero un argomento a cui tengo molto
Spedito da: viria, Aprile 13, 2005, 5:22pm; Replica: 6
Credo che finalmente il restauro si stia trasformando da tecnica artigiana a scienza vera e propria..questo ovviamente rende assolutamente necessarie le analisi diagnostiche sui materiali costitutivi e su tutta la "storia" della nostra opera d'arte.E' impensabile al giorno d'oggi, che si vada ancora avanti per tentativi ed errori..con quell'empirismo che ha caratterizzato il restauro in passato.
ho iniziato come diagnostica e mi sono resa subito conto di questo enorme divario ancora esistente tra noi tecnici e i restauratori..credo che il problema fondamentale Ŕ che bisogna rendersi conto che il restauro Ŕ una disciplina che deve comprendere diversi saperi:Ŕ un lavoro di equipŔ e non si pu˛ assolutamente accettare un atteggiamento di onniscenza..In seguito ho frequentato un corso di restauro biennale..con il terzo anno diventer˛ assistente restauratore e diagnostica...si spera!!Diamo l'avvio a questa collaborazione..Ŕ l'unico modo per far andare sempre avanti una scienza cosý poliedrica come il restauro.
Ciao a tutti!!
Spedito da: mandag (Guest), Luglio 6, 2005, 11:55am; Replica: 7
gentilissimi signori
in questi giorni mi sono imbattuto in un piccolo problema di analisi dei prezzi, finalizzato alla tinteggiatura di alcune pareti di una chiesa del XVIIIsec.;
nello specifico dovendo utilizzare dell'olio di lino, il mio quesito riguarda il quantitativo di biacca che va mescolata ad un Kg dell'olio.
grazie per l'attenzione che mi dedicherete
ciao
Spedito da: Rossella Croce, Luglio 7, 2005, 2:45am; Replica: 8
Mi scusi se le chiedo una specifica, ma posta in  questi termini la domanda ne deduco che intende utilizzare la biacca dispersa in olio di lino quale pittura per tinteggiare la chiesa in questione. Quando cita Biacca intende propriamente biacca? Nonostante il suo uso sia vietato per legge a causa della sua alta tossicitÓ?
Spedito da: francescodaddario, Luglio 7, 2005, 7:34am; Replica: 9
Risulta anche a me molto strano che si tratti di Biacca, vietata per la sua composizione a base di Piombo. E poi tra l'altro mescolata con olio di lino per tinteggiare una chiesa??? Una analisi dei prezzi in rapporto al quantitativo di Biacca???.... Strano...
Spedito da: francescodaddario, Luglio 7, 2005, 7:43am; Replica: 10
Volevo dare anche il mio contributo al rapporto restauratore-diagnostico: E' importante che il restauratore sia chiaro nelle domande che si pone per essere giÓ selettivo nei confronti del diagnostico, ma Ŕ altrettanto importante da parte del diagnostico decidere la tipologia esatta di analisi senza sperpero di risorse. Un'altra cosa molto importante Ŕ rappresentata sicuramente dai costi: Per prassi, le analisi dovrebbero essere preventivate al momento dell'appalto del lavoro, senza sovraccaricare il restauratore di ulteriori spese a suo carico che andrebbero a pesare su un bilancio giÓ precario!
Spedito da: Rossella Croce, Luglio 16, 2005, 4:11pm; Replica: 11
Concordo con te, da tempo sono convinta che le soprintendenze dovrebbero mettere nel capitolato d'appalto la voce indagini diagnostiche, stabilendo quindi direttive e budget per ogni cantiere. Sarebbe estremamente utile e darebbe qualche garanzia in pi¨ sulla qualitÓ e sul controllo del lavoro. Inoltre se la capacitÓ o meno di svolgere o per lo meno saper coordinare-interpretare  indagini diagnostiche  fosse posto come requisito per le aziende ci sarebbe sicuramente un'ulteriore scrematura rispetto a quelle imprese non specializzate che attualmente possono partecipare alle gare d'appalto solo perchŔ hanno "collezionato" nel tempo lavoro qualificanti, magari grazie solo all'utilizzo del subappalto....O per lo meno, queste ultime  sarebbero obbligate ad inserire nel loro organico uno specialista in materia!
Spedito da: arch_pertini, Luglio 23, 2005, 9:28pm; Replica: 12
Tema spinoso, spinoso,ma attuale. Ritengo utilissimo proporlo in un forum pubblico. Personalmente mi trovo spesso a dirigere lavori ove questa clausola agevolerebbe l'operato di tutte le figure coinvolte. Pareri da altri direttori dei lavori?
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Agosto 13, 2005, 9:47am; Replica: 13
Quanto avete tutti ragione! Faccio due esempi vissuti in cantieri dei tanti paradossi esistenti nel settore nel mio settore:
1) In un cantiere il rapporto delle analisi pesava circa 6kg. In esso si affermava che vi erano parecchie analisi sul contenuto totale  di sali in campioni. Andando a vedere non trovava una sola cifra utile!!! veniva solo riportata la conduttibilitÓ in microsiemens (quindi tutta eventualmente da interpretare) quando ci˛ che serviva era tot% in peso ottenuto sommando la %tuale dei vari ioni ottenuta con spettrografi.  Conclusione: un modo sbrigativo e  indiretto, (per di pi¨ nella mia esperienza pochissimo affidabile), di apparentemente risolvere il quesito e farsi pagare senza dare nulla. Ignoranza di chi ha commissionato le analisi? non credo, voleva una cosa e gliene stata data un'altra.
2) In un cantiere la spesa per le indagini preliminari comprendeva le analisi MA NON la spesa per la verifica di quanto efficace fossero trattamenti sperimentali eventualmente da adottarsi nel restauro vero e proprio. Questa era compresa nel costo dell'appalto, cioŔ a quando giÓ fatto tutto!
Spedito da: Architer, Agosto 21, 2005, 6:33pm; Replica: 14
Anche io concordo su tutto. La diagnostica si modifica e moltiplica, spesso velocemente. Spesso non c'Ú la necessaria informazione sulle nuove tecniche diagnostiche, che vengono spesso sperimentate in fieri, senza spesso un'adeguata verifica sperimentale, spesso fatta in fieri sull'onda della novitÓ senza cognizioni e sperimentazioni. Di contro, Ú senz'altro vero che un tecnico diagnostico deve comprendere, almeno un po' qual'Ú l'oggetto e lo scopo dell'indagine, e viceversa, il restauratore o l'architetto o l'ingegnere, devono avere le cognizioni scientifiche minime per comprendere i dati e comunque essere in grado di scambiare utilmente informazioni.
La strada ottimale, che viene indicata da ambedue le parti (restauratori e diagnosti) Ú il dialogo costruttivo, e le reciproche conoscenze specifiche, anche di base, ma in grado di potere comunicare fra formazioni diverse, che consentano di limitare il numero delle analisi a quelle assolutamente necessarie ed utili, salvaguardando sia l'aspetto economico che quello informativo.

Ci sono casi in cui alcune analisi sono del tutto superflue, o poco utili. A volte, e non sempre Ú responsabilitÓ di nessuno, le analisi servono anche a negare una ipotesi, e quindi hanno valore di verifica o di conferma, ed anche in questo senso, rimangono cmq utili.
Altre volte, tecniche inizialmente spacciate per 'fantastiche', si sono rivelate dei veri flop.
In definitiva esiste poca documentazioni sui dati e sulle verifiche delle analisi, cosa che forse aiuterebbe anche a dare pi¨ fiducia a tale settore del restauro ed a permetterne un maggiore e pi¨ consapevole impiego e oculata diffusione.
Per esempio, la stessa termografia, nell'impiego quale strumento per il rilevamento delle stratificazioni materiche, spesso riproduce cose che un buon tecnico, architetto o restauratore, dotato di capacitÓ di osservazione, riesce a vedere ad occhio nudo (ed in questo pu˛ spesso essere superflua).
Potrebbe essere pi¨ utile in fase di preventivazione dei lavori, laddove evidenzia distacchi di intonaco, non rilevabili senza saggi locali e montaggio di ponteggi, con l'ausilio di riprese a grande scala.
Di contro potrebbe essere molto utile per la verifica di efficacia e controllo degli interventi di deumificazione.

Bisognerebbe avere chiare, per ogni tecnica, nei limiti del possibile, le seguenti cose:
- informazioni potenzialmente acquisibili con la tecnica;
- Limiti di applicazione della strumentazione, in relazione a determinate variabili (p.e. su muri umidi la tomografia Ú poco affidabile nei risultati, ad es.);
-Limiti di affidabilitÓ dei dati (qualitativi, quantitativi, etc..);

Se sulle indagini chimico-mineralogico-petrografiche, ormai le cognizioni sono note ai pi¨, su altre, pi¨ recenti, magari, i dati sono meno chiari.

Io in questo sono pallosa, ma avere la possibilitÓ di fare uno studio comparativo, una specie di banca-dati, basata su parametri uguali, sui dati raccolti e riuscire ogni tanto a fare il punto della situazione, invece di camminare quasi a tentoni, fra esperienze felici o meno felici, senza capire il perchÚ, sarebbe decisamente pi¨ utile.

Una domanda, un tecnico della sovrintendenza mi ha detto che gli Ú stata richiesta, per un lavoro archeologico, la predisposizione di una termografia aerea. Ho cercato anche su web, ma non ho trovato dati e davvero non capisco come si possa applicare ed essere utile. Se avete notizie in merito, gradirei capirne di pi¨.



Spedito da: Rossella Croce, Ottobre 24, 2005, 5:19pm; Replica: 15
Mi dispiace, la termografia non Ŕ il mio settore, e sinceramente non ho mai sentito parlare di termografia aerea. Ho provato a ricercare riferimenti per lei, ma non ne ho trovato nessuno...Tra parentesi mi sembra anche tecnicamente anche un tipo di indagine poco probabile.... siamo certi dell'attendibilitÓ della fonte?
Spedito da: balto63, Ottobre 25, 2005, 2:20pm; Replica: 16
Non potrebbero essere delle fotografie aeree fatte con una pellicola all'infrarosso?

Saluti
Spedito da: admin, Ottobre 25, 2005, 2:22pm; Replica: 17
E' probabile.
Spedito da: Rossella Croce, Ottobre 26, 2005, 4:44pm; Replica: 18
Si, l'ipotesi  mi sembrerebbe molto pi¨ realistica
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Ottobre 26, 2005, 5:40pm; Replica: 19
Queste termografie sono usate in meteorologia e monitoraggio ambientale mondiale (umiditÓ della giungla amazzonica, avanzata del Sahara ecc) da satelliti appositi. Anche i militari le usano per scovare animali a sangue caldo nascosti sotto le frasche . . . .
Scendendo sulla terra, per noi servono le foto di facciate  o di muri umidi. Le zone piu fredde (blu) sono quelle dove c'Ŕ pi¨ evaporazione, e anche, quindi, pi¨ sali!
Spedito da: Adamantio, Aprile 27, 2006, 2:16am; Replica: 20
L'argomento ├Ę interessante... io sono un chimico puro ma da generazioni la mia famiglia si occupa di restauro e ora opero nelle analisi per i beni culturali... sicuramente c'├Ę ancora un piccolo abisso tra restauratori e scienziati; c'├Ę da imparare da entrambe le parti per poter dialogare realmente e c'├Ę da scartare chi ├Ę interessato solo a rispondere al capitolato (in quanto analisi mal fatte ma perfettamente rispondenti al capitolato sono del tutto inutili). Inoltre purtroppo c'├Ę chi continua a rifugiarsi nella proprie posizioni integraliste rifiutando di scendere dallo stretto chimichese da parte degli scienziati o dall'altra parte ritenendo di essere superiore alla scienza con analisi solo utili per dimostrare ci├▓ ce si sa gi├á. Ciascuno deve imparare dall'altro...

un esercito di figure intermedie si sta teoricamente alzando dalle Università classe 41 tuttavia temo che la preparazione fornita sia troppo universitaria e lontana dal restauro vero e proprio... secondo me non siamo ancora arrivati al punto giusto...
Spedito da: Maristella_Pafundi (Guest), Luglio 8, 2006, 7:07pm; Replica: 21
Circa la termografia aerea per lo scavo archeologico di cui si parlava, ne ho sentito parlare e credo che serva ad individuare eventuali cavitÓ sotto il terreno che risultano ad una temperatura differente dal terreno circostante anche se so che la termografia non pu˛ indagare oltre certe profonditÓ. Credo quindi che si tratti molto probabilmente della tecnica del Georadar.
forse sapr˛ dirvi di pi¨ in seguito...
Spedito da: gaia, Gennaio 12, 2007, 12:49pm; Replica: 22
hem... :o
ma non sapete che a risolvere tutti problemi di dialogo tra restauratori "poco analisti" e analisti "poco restauratori" siamo arrivati noi della classe 41??
Dotati di una solida preparazione sia in campo umanistico che scientifico??
Non siete felici e giubilanti??

a parte gli scherzi, la capacitÓ di affrontare una situazione critica avendo alle spalle una sensibilitÓ forse meno specifica(ahimŔ..) ma pi¨ globale credo sia il grande traguardo a cui aspira la nuova classe di diagnosti per i beni culturali... ;D


gaia

non mi ricordo quale mio prof ci ha declamati il trait d'union tra il restauro e la diagnostica analitica pura...come idea Ŕ calzante, per˛ vorrei aspirare ad essere un qualcosa di pi¨ di un trait d'union che data la situazioneattuale rischia di diventare un underscore... :-/
Spedito da: Rossella Croce, Gennaio 15, 2007, 6:26pm; Replica: 23
purtroppo sembra che la  _   sia la situazione di quasi tutti i laureati di  tutte le classi 41 d'Italia...

Questo tipo di  laurea Ŕ recente...forse bisogna solo attendere che  i programmi formativi si affinino  un p˛....
Spedito da: laguna, Febbraio 3, 2007, 1:35pm; Replica: 24
salve a tutti,
approfitto di questo argomento per porre una domanda, forse ingenua, ma vi prego di illuminarmi un poco:

io e la mia classe (al corso di restauro dell'arte contemporanea) stiamo preparando, o finendo, di scrivere la tesi.
Ho visto gente prodigarsi a far fare analisi a volte anche superflue. Tutte le tesi, dal pi¨ banale restauro, hanno una parte analitica. (Le analisi sono svolte dal cnr gratuitamente, poichŔ il direttore fa parte dell'organico degli insegnanti). Fin qui, direte, tutto bene.
Ma ho fatto diversi stage, anche per lunghi periodi... ma le analisi dove sono finite? si fanno, non si fanno?, si limitano? mi Ŕ parso che si facciamo un po di pi¨ per il pubblico, ma per il privato ben poco...
A volte giungono alla fine del restauro!!! giusto per infarcire la scheda...

e mi chiedo, Ŕ una carenza specifica dei posti dove sono stata? ( e in questo caso valuterei altre scelte) o Ŕ una condizione diffusa, per cui uno studio vale l'altro?
grazie
Spedito da: Jole Marcuccio, Febbraio 3, 2007, 5:06pm; Replica: 25
Ŕ una stuazione diffusa, per vari motivi, principalmente  costi ed effettiva necessitÓ.
Prendi il caso di un dipinto su tela del XVII secolo, la situazione che si presenta al restauratore Ŕ la seguente, film di vernice superficiale, quasi sicuramente posta in un precedente restauro, indagata con test di solubilitÓ e riprese in ultravioletto, facilmente rimossa. Ritocchi diffusi e ridipinture, facilmente rimuovibili senza intaccare la pellicola pittorica originale grazie ad un approccio alla pulitura pi¨ scientifico rispetto al passato. Ora dimmi, a cosa mi servirebbe una sezione sottile e il riconoscimento a livello di composizione chimica dei pigmenti?
Questo era un esempio e una spiegazione sicuramente superficiale che andrebbe approfondita, ma il concetto che voglio esprimere Ŕ che spesso ai fini del restauro tanta diagnostica non serve, serve forse di pi¨ allo storico dell'arte per lo studio delle tecniche esecutive.
per rispondere poi alla domanda se si fanno indagini nel privato, direi in generale NO. Nel mio caso ad esempio, facciamo di prassi per ogni dipinto la Riflettografia, l'UV e l'UV falso colore prima di iniziare il restauro, ma penso siano pochi gli studi che usino queste indagini non invasive.
Quello che devi valutare nella scelta di uno studio Ŕ la procedura di restauro che viene messa in atto, l'approccio scientifico che il restauratore impone alle sue scelte, la capacitÓ di valutare le possibili conseguenze che l'intervento potrÓ generare e quindi anche la necessitÓ di indagini diagnostiche.
Questo Ŕ ovviamente il parere di una restauratrice di dipinti, nel forum ci sono professionalitÓ diverse che sicuramente potranno risponderti in maniera pi¨ specifica.
Spedito da: Adamantio, Febbraio 5, 2007, 10:41am; Replica: 26
Anche se la "fotografia" della situazione inquadrata da diversi punti di vista, da te e jole, ├Ę tristemente fedele, questo non significa che sia giusta questa situazione. Comunque ├Ę difficile se non impossibile generalizzare sull'argomento.

Posso dire, ad esempio, che io ho molti clienti privati, collezionisti e antiquari o semplicemente gente che si ├Ę vista arrivare un'eredit├á e vuole capire cosa ha tra le mani. Le analisi nel privato sono sicuramente fatte con altri intenti rispetto al pubblico, questo ├Ę sicuramente vero. Il privato cerca in generale una datazione o dati utili per un'autenticazione anche se in molti casi, facoltosi privati, hanno un approccio del tutto analogo al pubblico sia per quanto riguarda le analisi svolte sia per quanto riguarda il restauro. Ricordo ad esempio diversi dipinti di un antiquario o anche di diversi collezionisti che sono stati integrati a tratteggio o in selezione cromatica, applicando tutte quelle accortezze che, invece, normalmente non piacciono al privato e per i medesimi casi spesso vengono previste analisi e studi per documentare in modo corretto l'esistente e il rimosso.  

Ma perch├Ę ├Ę giusto fare le analisi? Molte volte, come dice giustamente jole, il restauratore sa gi├á cosa fare. Gli sono capitati decine di casi come quello e se l'├Ę sempre cavata, contenendo per altro il prezzo dell'operazione (per la gioia del proprietario-commitente).
Forse dimentichiamo, per├▓ che l'opera d'arte ├Ę anche un documento storico... se io rimuovo una vernice di un particolare tipo dal dipinto senza conoscere il pi├╣ dettagliatamente possibile cosa ho rimosso, ho comunque perso un'informazione.
Se non mi accorgo che ci sono stati diversi interventi di restauro perch├Ę non ho indagato con qualche saggio, ho comunque perso un'informazione.
Se prima di rimuovere una ridipintura ne studio la composizione forse sapr├▓ anche datare il restauro... e potrei anche decidere di mantenerla se il restauro ├Ę molto antico... o forse mi potrei accorgere che quella brutta vernice-velatura che non mi vogliono fare togliere perch├Ę pensano che sia originale in verit├á ├Ę falsa o molto recente... potrebbe infine succedere anche un guaio se rimuovo uno strato pensando che sia falso e invece era originale e magari lo potevi capire con un'analisi.
Sono mille le cose che si possono capire da un'analisi, da una sezione come da uno studio non distruttivo dei pigmenti o dallo studio dei leganti, delle vernici, delle sostanze di restauro... e molte volte si possono ottenere informazioni anche direttamente utili per il restauro... vedere una caseina che non veniva via con nessun solvente mi potrebbe ad esempio portare verso una proteasi ecc...

Certo, le analisi sono costose e ci vuole del tempo, bisogna già tenere presente questi fattori appena si inizia il restauro e avere analisti di fiducia che rispondono in tempi certi e con costi reali.

Se farete un'analisi avrete probabilmente provveduto meglio alla conservazione e alla documentazione di un oggetto e quei dati raccolti saranno serviti a conservare caratteristiche importanti di un manufatto o a eliminarne di superflue e fasulle il tutto nel modo meno invasivo possibile... i risultati potranno servire per nuove ipotesi o attribuzioni riguardo l'oggetto, contribuendo a incrementarne il valore... ├Ę sempre la questione del uovo oggi o della gallina domani (ma a volte anche della gallina oggi)
Spedito da: Adamantio, Febbraio 5, 2007, 11:17am; Replica: 27
Replico nuovamente per aggiungere che nel restauro del contemporaneo la questione analisi ├Ę sicuramente di importanza ancora maggiore essendo i materiali spesse volte astrusi e dal delicato e spesso ignoto processo di degrado.

Il problema tempi ├Ę anche una questione drammatica... bisogna per├▓ ricordare che spesso i restauri stanno fermi mesi per motivi burocratici e in quel lasso di tempo si sarebbe potuto tranquillamente eseguire tutte le analisi del caso. Spesso comunque gli istituti pubblici sono pi├╣ lenti nell'esecuzione di analisi (non si pu├▓ comunque generalizzare il discorso) mentre una buona struttura privata ├Ę pi├╣ snella ed ├Ę in grado di rispondere in tempi pi├╣ contenuti, che non devono, in generale, superare i 20-30 gg per la versione definitiva della relazione analitica, con risultati analitici gi├á anticipati dopo pochi giorni o in tempo reale. Bisogna tenere presente questi fattori in fase di progettazione e programmare oculatamente i tempi e i costi delle campagne analitiche.

Rimane comunque una vergogna il fatto che ci sia ancora chi consegna i risultati analitici a restauri ultimati o delle relazioni analitiche che vanno solo a riempire il cassetto di qualche scrivania... le analisi devono essere oculatamente scelte in modo da dare risultati utili o utilizzabili e i risultati devono essere scritti in modo da essere compresi dal restauratore o da chi ha la tutela dell'oggetto.

Chiudo portando il classico esempio dell'analogia del restauro con il mondo medico...
La moderna medicina fa largo impiego di tecniche diagnostiche e di analisi ed ├Ę riuscita in questo modo a conseguire un importante progresso e miglioramento dell'efficienza dei trattamenti... ci ├Ę voluto del tempo e sono fiducioso che anche il restauro potr├á percorrere un percorso analogo se approcciato con la giusta forma mentis che ├Ę quella che cita jole.

La Riflettografia IR e prima l'UV, la Radiografia, ecc. certamente hanno faticato ad affermarsi e c'era chi li riteneva una perdita di tempo e denaro. Ora gli studi seri si sono dotati di queste tecnologie e non c'├Ę praticamente pi├╣ quasi nessuno nel settore che non ne riconosca l'efficacia e l'importanza.
Spedito da: Florian, Novembre 23, 2007, 6:51pm; Replica: 28
Citato da Adamantio
Ma perch├Ę ├Ę giusto fare le analisi? Molte volte, come dice giustamente jole, il restauratore sa gi├á cosa fare. Gli sono capitati decine di casi come quello e se l'├Ę sempre cavata, contenendo per altro il prezzo dell'operazione (per la gioia del proprietario-commitente).
Forse dimentichiamo, per├▓ che l'opera d'arte ├Ę anche un documento storico... se io rimuovo una vernice di un particolare tipo dal dipinto senza conoscere il pi├╣ dettagliatamente possibile cosa ho rimosso, ho comunque perso un'informazione.
Se non mi accorgo che ci sono stati diversi interventi di restauro perch├Ę non ho indagato con qualche saggio, ho comunque perso un'informazione.
Se prima di rimuovere una ridipintura ne studio la composizione forse sapr├▓ anche datare il restauro... e potrei anche decidere di mantenerla se il restauro ├Ę molto antico... o forse mi potrei accorgere che quella brutta vernice-velatura che non mi vogliono fare togliere perch├Ę pensano che sia originale in verit├á ├Ę falsa o molto recente... potrebbe infine succedere anche un guaio se rimuovo uno strato pensando che sia falso e invece era originale e magari lo potevi capire con un'analisi.
Sono mille le cose che si possono capire da un'analisi, da una sezione come da uno studio non distruttivo dei pigmenti o dallo studio dei leganti, delle vernici, delle sostanze di restauro... e molte volte si possono ottenere informazioni anche direttamente utili per il restauro...


Salve! Sono completamente d'accordo con quello che ├Ę stato detto sopra (e infatti ho citato)... io sto per laurearmi in Scienze e Tecnologie applicate alla Conservazione e al Restauro dei BBCC (classe 12/S) a Siracusa (sede distaccata di Catania), e quindi la mia formazione ├Ę prettamente tecnico-scientifica, con molti laboratori di chimica e fisica ma senza nessuna pratica di restauro vero e proprio (solo quest'anno, l'ultimo!, ci stanno facendo fare piccoli interventi su dipinti, manoscritti e ceramica). Tralasciando tutti i problemi di questa classe di laurea, che sono gi├á stati trattati in altri temi (e che ho seguito con interesse anche prima di iscrivermi), volevo solo dire che credo che la nostra figura serva proprio per effettuare tutte quelle analisi che oltre a consentire al restauratore di fare il suo lavoro, servono anche e soprattutto per dare informazioni preziose sull'opera d'arte, sulle tecniche e i materiali utilizzati, cosa che credo sia indispensabile e utile non solo allo storico dell'arte ma a chiunque si avvicini all'opera d'arte per conoscerla e per capirne l'importanza storica e artistica...
detto questo, si capisce che il lavoro che in futuro mi piacerebbe molto fare sia proprio quello del cosiddetto "diagnosta", cio├Ę colui che esegue tutte quelle analisi che stanno prima dell'intervento vero e proprio... sicuramente ci sono molte lacune che il corso di laurea che sto frequentando non colma (proprio la mancanza di pratica sul campo), infatti per il futuro sono un p├▓ incerta sulla strada da prendere... mandare curricula ai laboratori pi├╣ attrezzati sperando che assumano una neo-laureata senza esperienza pratica? Oppure fare un p├▓ di gavetta con qualche restauratore per avere almeno qualche competenza in pi├╣ oltre alla laurea da scrivere nel curriculum?  :-/
Scusate l'eccessiva lunghezza, forse sono uscita fuori tema, ma mi trovo un p├▓ in crisi e l'argomento mi sta molto a cuore!
Spero di essere stata chiara e di aver espresso idee interessanti per questo tema! :D
Florian  

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