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Forum Restauro e Conservazione  /  Bacheca di chimica e diagnostica  /  Editoriale
Spedito da: admin, Maggio 3, 2005, 5:38pm
L'editoriale di A. Pasetti presente sul n. 9 di Arkos sembra adatto alle discussioni avvenute su questo forum. Lo riporto integralemrnte

Negli ultimi anni si è assistito, nel mondo della formazione universitaria, alla nascita di svariati corsi di laurea di nuova impostazione,
sia come impianto che come organizzazione, differenziati e articolati in diversi anni di corso secondo la riforma universitaria; tra questi la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali. Inoltre vi è stato un notevole aumento nel numero di corsi di formazione triennale e di corsi di carattere regionale o connessi con finanziamenti di progetti di ricerca, con differenti durate e obiettivi. Tutto ciò ha posto una serie di problemi, soprattutto sulle figure professionali che si vogliono sviluppare.
Non sempre è chiaro quale deve essere il ruolo di queste nuove figure, spesso frutto di una commistione disciplinare assai confusa, ma soprattutto superficiale, con un insieme di discipline che vengono proposte ai discenti in forma necessariamente affrettata, vista l'enorme mole di nozioni in esse contenute. A tal proposito non è pleonastico ricordare che sovente anche nei corsi 'normali' di laurea, non sempre è sufficiente il tempo disponibile per una formazione soddisfacente degli studenti e, per le discipline che più ci interessano, queste sono prevalentemente impostate dal punto di vista teorico, senza nessuno o con pochi approcci di tipo pratico. Certamente questi ultimi sono di più difficile attuazione, implicando spesso la non disponibilità dei siti e ponendo problemi sul piano della sicurezza; tuttavia questo problema viene spesso e volentieri eluso. Sembra quindi doveroso chiedersi quale dovrà essere il ruolo di questi nuovi laureati, la cui definizione professionale risulta ben poco connotata, proprio per la grande quantità di materie di studio che vengono loro proposte, per ovvia necessità a piccole dosi, e in maniera diversa in funzione dei diversi Atenei.
A queste problematiche formative si sommano nuove richieste dal mondo dei lavoro, nella fattispecie quello del vasto ambito del restauro e della conservazione. È fuori discussione che, a parte la crescita delle conoscenze necessarie a tutti coloro che, ai diversi livelli, operano nel settore dei restauro, si sente da qualche tempo l'esigenza di una nuova e complessa figura professionale che viene convenzionalmente definita esperto diagnostico o progettista diagnostico. E questo nasce dalla crescente presa di coscienza dell'importanza di una fase diagnostica preliminare che abbia dignità e autonomia proprie e che fornisca a chi progetterà l'intervento, avendone la piena responsabilità, tutti gli elementi conoscitivi necessari.
Pur trattandosi di un ambito professionale in via di evoluzione e per il quale non sono ancora ben definite le competenze concrete che dovranno essere disponibili da parte dei giovani che entrano in questo settore, si possono comunque individuare, in particolare nel settore dei restauro architettonico, una serie di azioni che dovranno essere di competenza di tale 'esperto'. Sembra evidente che la figura dei diagnosta debba implicare la conoscenza di varie discipline, o meglio considerare in via preliminare quali possano essere le necessità progettuali
e in corso d'opera. Soprattutto, il diagnosta deve avere una chiara conoscenza di quali saranno i problemi progettuali e di direzione lavori, per cui sembra improbabile che tale figura possa nascere solamente da corsi universitari prevalentemente teorici. Non solo, ma 12 figura richiesta è talmente complessa e multidisciplinare, oltre che esperta in una sorta di equilibrio d'intervento, di sottile valutazione della causa e dell'effetto di ciò che si vuoi ottenere in funzione dell'azione esercitata, che oggi sono ben poche le persone che possono assolvere questo compito in maniera individuale, missione che può invece essere compiuta in forma collegiale, proprio per evitare che determinate discipline prevalgano su altre a scapito dei risultato finale.
È ormai notorio che la Commissione NORMAL, che ha compilato il Capitolato speciale tipo per il Restauro di Beni Architettonici Archeologici Storico-Artistici, su incarico dei Ministero Beni Culturali (il quale non lo ha ancora ufficializzato, anche se io ha sottoposto a una sperimentazione sul campo presso alcune Soprintendenze), ha ripetutamente fatto presente la necessità che il Progetto diagnostico sia sviluppato da un 'esperto' (la cui figura dovrà essere definita anche da un punto di vista legale) che dovrà:
Non dimentichiamo che tale figura è stata studiata, per il momento, solo per quanto riguarda i compiti dei chimico, del petrografo, del fisico e dei biologo, ovvero delle discipline che implicano indagini di laboratorio. In questo contesto mancano ancora le voci degli architetti¬restauratori e degli strutturisti dei costruito storico. Per svolgere questi compiti tale 'esperto' non dovrà essere necessariamente un analista, ma avere vaste conoscenze sulle tecniche d'indagine, sui metodi d'intervento, nonché sulle evoluzioni delle teorie sul restauro (basti pensare alle recenti discussioni sul principio della 'reversibilità'). È proprio per questo che sia i nuovi corsi di laurea, sia quelli più tradizionali dovrebbero essere pensati più in concreto, puntando su una formazione di vera conoscenza, perché coloro che dovranno operare nel campo del restauro, dovrebbero essere prima di tutto garanti nei fatti e non solo a parole della conservazione dei manufatti storici.
Spedito da: viria, Maggio 3, 2005, 9:17pm; Replica: 1
"...i nuovi corsi di laurea dovrebbero essere pensati più in concreto...":non sarebbe stato più conveniente per tutti pensarci prima di far nascere tutte queste "nuovi" laureati?E nel frattempo che si fa?Si aspetta la nuova normativa?
Tutta questa situazione mi fa venire 1po' in mente una vecchia trasmissione che davano su canale 5 credo: il grande Blef...
Spedito da: antonio_appio, Maggio 4, 2005, 12:36pm; Replica: 2
sono concorde con viria!!!
in verità si tace troppo spesso la nostra attuale condizione
ormai LA LOGICA DEL PRECARIATO è stata esportata anche tra gli studenti
è scandaloso che ci sia una omerta consapevole e grave di chi invece dovrebbe
parlare e chiarire dubbi ma tutti i nodi presto o tardi vengono al pettine
grazie viria
Spedito da: Rossella Croce, Ottobre 24, 2005, 5:04pm; Replica: 3
L'italia è spesso lenta negli adeguamenti, ci vuole pazienza e fiducia....visto però che con una laurea triennale si fa comunque ben poca strada, penso che nei prossimi due anni necessari conseguire la laurea specialistica le cose potrebbero definirsi notevolmente. Un'azione intelligente in questo senso è sicuramente completare il percorso di studi attendendo i dovuti chiarimenti da parte delle istituzioni.
Spedito da: Adamantio, Maggio 24, 2006, 11:54pm; Replica: 4
Il discorso continua ad essere molto attuale e interessante... posto un link nel forum "studenti" e magari lo metto in primo piano...

Spedito da: Silvia Donadio, Gennaio 25, 2007, 10:56am; Replica: 5
ALtrochè! Sarà sempre molto attuale, se si continua così.... Io mi sono iscritta a Scienza e Tecnologia per i beni culturali di Torino con la consapevolezza che la mia figura professionale sarebbe stata una figura di "dialogo-interfaccia" tra chimico, fisico, geologo, architetto e restauratore... Ora sono al terzo anno, se tutto va bene sarò laureata entro la fine del 2007 nella triennale....ma sinceramente, ho molti dubbi se sia il caso di iscriversi alla magistrale....le cose in questi tre o quattro anni sono cambiate poco... ci sarà qualche speranza che cambino in questi 2 anni? Alle volte mi chiedo se tanta fatica sarà un giorno ripagata, visto che in questi due anni ho seguito a tempo pieno, sono in corso e sono riuscita ad abilitarmi come geometra....
Mi scuso per lo sfogo ma se qualcuno sapesse rispondermi sarebbe gradito....
Capisco anche che chi esercita la libera professione sarà ormai stanco di sentire lamentele di chi si sta per laureare..... è più che comprensibili.
Un saluto a tutti.
Spedito da: Rossella Croce, Gennaio 25, 2007, 1:32pm; Replica: 6
Purtroppo non ho informazioni da darti sull'eventuale evoluzione nè della normativa, nè del tuo specifico corso di laurea. Posso solo dirti che (attualmente),  per la mia esperienza,  la pratica spesso vale (ancora) più della grammatica... Ma per quanto?
Se al tuo personale e notevole impegno aggiungi anche il titolo di studio direi che ti metti in una condizione favorita. Al tuo posto sarei fiduciosae continuerei a muovermi nella direzione che hai intrapreso, magari cercando stage post laurea da seguire parallelamente alla laurea specialistica
Riassumendo: per quanta incertezza possa esserci  se ne hai la possibilità economica tenderei a completare il percorso di studi.
Spedito da: Silvia Donadio, Gennaio 26, 2007, 9:48am; Replica: 7
Grazie del consiglio, era già quello che, nonostante tutto, intendevo fare, sicuramente non sarà facile.... spero di non dover rinunciare al posto da geometra...
Anche perchè per quanto in questo campo si sia giunti ad una saturazione, soprattutto nel cuneese, dove io vivo, è pur sempre un lavoro che garantisce una certa indipendenza economica, se fatto a tempo pieno. Quello per cui sto studiando è un lavoro che mi interesserebbe molto, ma ho paura che rimarrà un sogno irrealizzato...
Comunque per il momento non demordo e la ringrazio del consiglio!!
Spedito da: Rossella Croce, Gennaio 30, 2007, 12:44pm; Replica: 8
Devi fare il praticantato come Geometra?
Spedito da: Silvia Donadio, Febbraio 16, 2007, 10:11am; Replica: 9
Sì ci sono due anni di praticantato, ma li ho già fatti e ho già anche superato l'esame di stato per l'abilitazione.
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