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Forum Restauro e Conservazione  /  Ritocco pittorico e tecniche artistiche  /  chiarimenti sul rigatino romano
Spedito da: 119 (Guest), Agosto 17, 2005, 9:23pm
Ciao a tutti,

scrivo perchè vorrei approfondire la metodologia di esecuzione del rigatino: ho frequentato un corso di restauro a Firenze e il rigatino romano ci è stato spiegato solo in teoria.
Non avendolo mai fatto non ricordo molto di ciò che mi era stato spiegato e se dovessi eseguirlo seguendo i criteri avrei un pò di dubbi...
Ci sono testi in cui si affronta l' argomento in specifico, magari con fotografie?
Ad esempio per la selezione e l' astrazione cromatica ci sono...

Grazie delle risposte e ciao!!!
Spedito da: oriana, Agosto 18, 2005, 11:10pm; Replica: 1
Ciao Betty!
Ecco il testo:

IL RESTAURO PITTORICO nell'unità di metodologia.
Nardini editore di Ornella Casazza.

Buona lettura e buon lavoro!
Spedito da: 119 (Guest), Agosto 19, 2005, 7:16pm; Replica: 2
Grazie Oriana,

conosco il testo, ma è un testo di "orientamento fiorentino" e tratta della selezione e dell' astrazione cromatica: non è specifico sul rigatino romano...
Volevo sapere se c' era qualche testo simile, ma di "orientamento romano".
Avendo studiato a Firenze ho notato che i fiorentini sono un pochettino di parte (senza offesa) e mi hanno insegnato solamente la selezione, l' astrazione cromatica, ecc... Il rigatino romano (QUELLO VERO), mi era stato spiegato solo teoricamente, ma non l'ho mai eseguito, è per questo che vorrei saperne qualcosa in più.

Ciao Betty
Spedito da: Rossella Croce, Agosto 23, 2005, 3:30am; Replica: 3
Non mi risulta esistano testi che insegnino a fare il rigatino romano, posso dirti che  un rigatino romano elegante e corretto è molto più impegnativo di uno fiorentino. Molti lo ritengono esteticamente più bello, ricordati però che non è appropriato per tutto. Nella realizzazione oltre che una adeguata scelta cromatica,  entrano prepotentemente in gioco l'orientazione e la perfezione della linea: queste due componenti  sono fondamentali per una buona riuscita.  Insomma: col romano non si scappa...o è perfetto od il risultato è davvero pessimo. In genere chi lo sa fare bene ne è molto geloso e difficilmente lo insegna volentieri.  Personalmente non credo tu possa impararlo raccogliendo informazioni o foto, ti consiglio di indirizzarti verso  un mini corso, magari estivo,  in Roma dove tu possa apprenderlo correttamente e definitivamente.
Spedito da: 119 (Guest), Agosto 23, 2005, 8:20pm; Replica: 4
Ciao Rossela,

HAI PIENAMENTE RAGIONE, capisco e condivido che non si può imparare a fare un rigatino tramite un testo o delle foto...
Non ho l' intezione di imparare a fare il rigatino in questa maniera (sarebbe una superficialità contro i miei principi), però vorrei saperne qualcosa in più almeno in linea teorica.
Ho deciso di affrontare questo argomento più che altro perchè ho un pò di rimpianto per il fatto che a Firenze non mi sia stato insegnato a fare il rigatino romano e trovo assurdo il fatto che l' insegnamento del restauro sotto certi aspetti sia ancora penalizzato da femomeni di campanilismo...
Non critico il fatto che ci siano diverse metodologie di intervento da regione a regione (anzi, penso che le differenze siano una ricchezza), ma critico quegli atteggiamenti di chiusura (ancora molto presenti nel nostro settore) che vanno a scapito della nostra professionalità...

Per quel che riguarda i mini corsi estivi a Roma hai dei suggerimenti?

Comunque mi farebbe piacere ricevere una descrizione dell' esecuzione del rigatino per capire le differenze tra questo intervento e la selezione cromatica.
Mi sembra di aver capito da ciò che hai scritto che i punti fondamentali siano
1) la scelta cromatica
2) orientazione e perfezione della linea
Potresti approfondire questi punti?
Inoltre ho ho una curiosità: la base sulla quale si andrà ad esguire il rigatino è rigorosamente bianca o si può avere una base cromatica (es. velatura)?
Grazie

Ciao betty
Spedito da: Rossella Croce, Agosto 24, 2005, 2:59am; Replica: 5
In questo momento purtroppo non ho molto tempo, ed è molto complesso spiegare tale procedura se non con molti e lunghi discorsi, ti rispondo in due battute sperando qualche collega con piu tempo possa aiutarti. Premetto che non sono romana e non ho imparato a fare questo rigatino a Roma: quindi non posso garantirti che la mia tecnica sia  perfettamente "pura"
La base da manuale è bianca o in toni di bianco, ma nella realtà si lavora spesso su velature molto leggere , per sveltire un pò il lavoro ed aiutarsi nella resa cromatica. La scelta cromatica dipende da quello su cui stai lavorando:  puoi usare diversi toni dello stesso colore a fondersi per creare giochi di luce e ombre o lavorare a diversi colori per rendere un colore differente, come nel caso dell'astrazione. La principale differenza consiste nell'eseguire una serie di righe, più o meno spesso ma tutte uguali tra loro, perfettamente dritte e parallele tra loro quasi sempre con andamento verticale. Le singole righe devono essere continue ed omogenee,  indipendentemente dall'ampiezza della superficie trattata. Non si lavora quindi utilizzando righe spezzate che seguono il modellato come nel rigatino fiorentino. Per la resa dei volumi quindi tutto è dato dalla scelta cromatica e dall'abbinamento dei toni, per questo ti dicevo che è molto più impegnativo, in particolare su grandi superfici come affreschi in volta, dove entra anche in gioco la prospettiva, che deve essere ben calcolata poichè le tue righe, da terra non siano sconclusionate e  vadano dove debbono andare! Se le righe sono confuse o poco precise il risultato è un pasticcio assai poco piacevole anche avendo usato il cromatismo adatto. Queste in breve le difficoltà più comuni  delle mie "apprendiste studentesse" a lezione di rigatino.....
In fine se posso aggiungere ritengo che il rigatino romano sia davvero elegante su molti dipinti su tavola in particolare di alta epoca ed appunto per l'affresco.
Spedito da: 119 (Guest), Agosto 25, 2005, 8:41pm; Replica: 6
Ciao Rossela,

ti ringrazio moltissimo,le tue spiegazioni sono chiare,ma per me che sono abituata alla selezione è difficile pensare di poter ottenere un colore con una stesura di righe verticali, non riesco tanto a figurarmelo... Immagino che il colore debba venire subito alla prima stesura di righe altrimenti se il colore per es. risulta troppo chiaro, non si può eseguire una seconda stesura di righe per scurirlo altrimenti il rigatino sarebbe rovinato...Ho capito bene?

Sarei curiosa di ricevere delle risposte anche da chi ha avuto una formaziome all' ICR.

Grazie
Spedito da: 119 (Guest), Agosto 30, 2005, 7:25pm; Replica: 7
??) ??) ??) nessuno mi risponde?
Spedito da: Ros, Settembre 2, 2005, 7:30am; Replica: 8
Puoi trovare qualche indicazione alle pagine 338/339 del libro: La conservazione delle pitture murali di Paolo e Laura Mora e Paul Philippot. A molti dubbi credo che abbia già risposto Rossella Croce, per il resto potresti chiedere agli studenti dell' Icr. Ciao.
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 4, 2005, 12:09pm; Replica: 9
Grazie Rossella,

ma nel Mora-Philippot si parla di tratteggio, non di rigatino romano.
Io vorrei proprio informazioni specifiche sul vero rigatino romano....
Rinnovo la richiesta agli studenti dell' icr o a restauratori diplomati all' icr o a chuinque sappia dirmi qualcosa in più!
Aspetto le vostre risposte.

Ciao Betty
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 4, 2005, 12:27pm; Replica: 10
Ma forse sono io che ho un idea sbagliata del rigatino? aiutatemi a capire...
Da quel che ricordo e che mi avete scritto, il rigatino è costituito da una serie di tratti verticali e paralleli che iniziano dal bordo superiore della lacuna e finiscono nel bordo inferiore senza interruzione...Giusto?
Questa è la prima caratteristica che lo differenzia dalla selezione cromatica.
Con la selezione cromatica si ottienie il colore tramite stesure successive di tratteggi di colori puri, ma col rigatino come si fa? Si fa un unica stesura o più stesure?
Spedito da: serena, Settembre 8, 2005, 10:09pm; Replica: 11
ciao , sono una restauratrice di roma e frequento l'ICR. vorrei aiutarti a capire meglio il rigatino ma in effetti la soluzione migliore sarebbe quella che ti è stata consigliata: vnire a vedere qui con qualche lezione il metodo.Ci sono tanti restauratori che danno lezioni. fra i più noti Nico de Palo e Pastorello. Con 2 metodi che negli anni si sono rivelati i migliori. Nico è stato mio maestro e il suo prevede una sensibilità spiccatissima al colore. Pastorello forse ha un approccio più tecnico. Cmq per spiegarti in breve: le righe sono sempre verticali; sono continue e non spezzate; si parte da colori puri e con stesure successive si arriva al tono .non è impossibile! garantito! ma è vero che non è il migliore in ogni situazione.mettiamo ilo caso più lampante di una lacuna su un 'orizzontale.... Non sono di parte, ha frequentato un pò anche 'OPD e quindi ho un buon punto di vista equidistante. la scelta della reintegrazione non può essere apriori a seconda del luogo d'origine. Fai bene ad informarti meglio. Se posso esserti ancora utile fammi sapere.
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 13, 2005, 9:33pm; Replica: 12
Grazie serena,
sei stata molto gentile a rispondere.
Mi piacerebbe molto poter approfondire la tecnica del rigatino romano prendendo lezioni, ma purtroppo per il momento sono così occupata col lavoro che mi risulta molto difficile venire a Roma.
Secondo te quanto possono durare delle lezioni di rigatino?
E come fare a rintracciare i restauratori citati?
E quanto potrebbero costare delle lezioni di questo tipo?
Per caso tu (o chuinque altro) avresti delle fotografie di integrazione a rigatino ben eseguito da inviarmi?
Ancora grazie
P.S.Ah serena,
vorrei rispondere all' argomento sugli adesivi per foderatura e sul pextol B 500, ma il tuo argomento è bloccato se si sblocca ti rispondo
Ciao betty
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 20, 2005, 10:47pm; Replica: 13
per quel che riguarda le foto: rinnovo la richiesta.
Grazie
Betty
Spedito da: serena, Settembre 26, 2005, 5:30pm; Replica: 14
cercherò di inviaerti qualche foto di rigatino appena mi rispediscono il mio computer e posso quindi scaricare foto. grazie lo stesso per il plextol ma perchè è bloccato? il costo delle lezioni non è basso. i numeri di tel te li posso fornire. per la durata è relativa da persona a persona. ti pongo una domanda: sarebbe utile un testo che trattasse le forme di reintegrazione negli interventi storici, accostandole e facendo una sorta di punto della situazione per un restauro che non abbia limiti regionali?
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 27, 2005, 12:22pm; Replica: 15
Nuovamente Grazie,
l' argomento plextol era bloccato perchè mancava la tuafirma... ora è sbloccato, appena ho un minuto di tempo ti rispondo... per sta sera dovrei farcela.
Sì, secondo me sarebbe utilissimo un testo che affrontasse in maniera imparziale le varie metodologie di integrazione pittorica.
Spedito da: admin, Settembre 27, 2005, 12:47pm; Replica: 16
Perchè non fate una bozza del testo e ne discutiamo ?
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 27, 2005, 8:16pm; Replica: 17
Ciao Serena,
niente da fare il tuo mess. sugli adesivi per la foderatura è ancora bloccato: non so perchè...Ho provveduto a mandare un mess. all' admin
Spedito da: 119 (Guest), Settembre 28, 2005, 8:53pm; Replica: 18
Ciao Sergio,
visto che ti sei rivolto a me e serena, ti rispondo per quel che mi riguarda.
Un testo di questo tipo sarebbe molto interessante ed utile, e siccome serena ha posto la domanda spero stia prendendo in considerazione di affrontare questo argomento che mi sta  molto a cuore...Io purtroppo non ho molto tempo libero :( e non potrei dedicarmici con costanza...  :( :( :( anche se mi piacerebbe...
Ciao Betty
Spedito da: 225 (Guest), Ottobre 3, 2005, 3:58pm; Replica: 19
Care Betty e Serena

frequento il secondo anno d restauro all'Accademia di Brera e nel corso di restauro dipinti c è stato proprio chiesto d consegnare una ricerca incertrata sulle svariate tecniche di integrazione pittorica.

IL RESTAURO PITTORICO nell'unità di metodologia.
Nardini editore di Ornella Casazza

è un testo molto valido e esplicativo anche perchè supportato da belle fotografie, ma non è sufficiente per completare il quadro delle varie metodologie di reintegrazione.
Potreste fornirmi qualche altro riferimento bibliografico?
Possibile che nessuna rivista specializzata o edizioni di restauro abbiano mai pubblicato qualcos'altro a proposito di selezione, rigatino, abbassamento cromatico, e perfino restauro imitativo?  :-/

In attesa di qualche suggerimento vi saluto!
Studenti ICR dateci un consiglio!! Grazie :K)
Spedito da: 225 (Guest), Ottobre 3, 2005, 4:17pm; Replica: 20
Ecco un testo che ho trovato recentemente

Claudio Paolini, Manfredi Faldi, Glossario delle tecniche pittoriche e del restauro, edizioni Palazzo Spinelli,
Firenze 1999

Il testo spiega le seguenti metodologie:

Reintegrazione pittorica

Nell'ambito del restauro di una superficie pittorica è l'intervento teso a ricreare un collegamento cromatico o cromatico e formale laddove sono presenti lacune o abrasioni della pellicola pittorica. Si tenga presente che uno degli obiettivi del restauro è quello di restituire l'opera a una fruizione che, oggi più che mai, coinvolge larghe fasce di pubblico, il più delle volte impreparate a leggere un dipinto caratterizzato da lacune, come accadrebbe nella maggior parte dei casi se il restauro si limitasse esclusivamente alla conservazione del dato fisico. Fermo restando che è necessario valutare quanto e come una lacuna, per dimensioni e posizione, possa danneggiare la visione dell'opera, è stato osservato che la conservazione pura e semplice di un'immagine mutila può spronare l'osservatore a una restituzione fantastica, e comunque fondata sul suo grado di cultura. Fermo restando la necessità dell'intervento, nel rispetto di uno dei postulati fondamentali del restauro, questo verrà eseguito (qualsiasi tecnica sia stata scelta) ad acquerello, a guazzo o con colori a vernice, in modo da avere le maggiori garanzie di reversibilità dell'operazione. Vedi reintegrazione a neutro, reintegrazione a rigatino, reintegrazione ad astrazione cromatica, reintegrazione a selezione cromatica, ringranatura.

Reintegrazione pittorica selettiva

Reintegrazione pittorica in cui l'intervento è attuato in modo tale che a una certa distanza risulti impercettibile ma si evidenzi chiaramente a una visione ravvicinata. Si tratta in altri termini di un intervento eseguito mediante l'accostamento e la parziale sovrapposizione di brevi tratteggi (vedi reintegrazione a rigatino, reintegrazione a selezione cromatica, reintegrazione ad astrazione cromatica) o puntini di colori selezionati che, a distanza, appariranno come una vibrazione di colore in armonia con la cromia locale o generale del dipinto.

Reintegrazione a rigatino

o a righettino. Intervento di reintegrazione pittorica in cui il collegamento cromatico tra la lacuna e la zona circostante viene eseguito tramite un tratteggio verticale, in sintonia con i valori cromatici locali, in modo tale che da lontano l'intervento risulti impercettibile ma si evidenzi chiaramente a una visione ravvicinata. La metodica, messa a punto dall'Istituto Centrale del Restauro di Roma, differisce rispetto alla reintegrazione a selezione cromatica (vedi) per l'uso di colori anche miscelati e per l'andamento del tratteggio in senso verticale, ovvero senza un andamento direzionale che segua il ductus degli elementi formali circostanti.

[continua..il mio mes è troppo lungo]
Spedito da: 225 (Guest), Ottobre 3, 2005, 4:18pm; Replica: 21
..[continuazione]..


Reintegrazione a selezione cromatica

o a selezione del colore. Negli interventi di reintegrazione pittorica a tratteggio si definisce a selezione cromatica un collegamento sia cromatico sia formale della lacuna con il resto del dipinto, eseguito con la stesura di trattini di colore puro, applicati a stesure successive e sovrapposte. La metodica, definita negli anni Settanta da Umberto Baldini e Ornella Casazza, trova applicazione "laddove la lacuna è ricostruibile nella sua realtà cromatica e figurale senza che detta ricostruzione porti con sé dubbi, arbitrarietà interpretative, plurime soluzioni formali o cromatiche". Tale metodica trova impiego anche nel collegamento di una lacuna determinatasi in una superficie dorata, in particolare con l'applicazione in successione a tratteggio dei colori giallo, rosso e verde (selezione effetto oro). Vedi anche reintegrazione ad astrazione cromatica.

Reintegrazione ad astrazione cromatica

Tra gli interventi di reintegrazione pittorica a tratteggio di una superficie pittorica si definisce ad astrazione cromatica un collegamento esclusivamente cromatico della lacuna, eseguito con la stesura di trattini di colore puro applicati a stesure successive e sovrapposte. La metodica, definita negli anni Settanta da Umberto Baldini e Ornella Casazza (e oggi scarsamente applicata per la complessità del procedimento), ha trovato applicazione nel caso di lacune di una certa dimensione o comunque localizzate in modo tale da lasciare dubbi sull'arbitrarietà di un eventuale ricollegamento formale. In questo caso (a differenza di quanto accade con la selezione cromatica, vedi, e al pari della reintegrazione a neutro, vedi), non si terrà conto delle tonalità circostanti la lacuna, ma si cercherà di individuare una cromia che risulti dalla somma dei valori cromatici dell'insieme del dipinto.

Reintegrazione a neutro

Intervento di reintegrazione pittorica che prevede un trattamento delle lacune con il medesimo colore, per lo più steso a corpo, senza ricostruzione degli elementi formali. Ampiamente utilizzata negli anni Settanta, la reintegrazione a neutro viene oggi per lo più impiegata solo per lacune di grandi dimensioni.  

Reintegrazione imitativa sottotono

Intervento di reintegrazione pittorica di tipo imitativo (vedi reintegrazione imitativa), ovvero teso a ricostruire un collegamento cromatico e formale della lacuna con il resto del dipinto, offrendo comunque la possibilità di individuare l'area di intervento grazie all'uso di tonalità più chiare (sottotono) rispetto a quelle circostanti.

Reintegrazione imitativa

o restauro imitativo, restauro competitivo, restauro mimetico. Intervento di reintegrazione che non permette di distinguere le parti restaurate da quelle originali. Per quanto ancora ampiamente praticato sia in Italia sia all'estero, questo metodo si scontra evidentemente con uno dei postulati fondamentali del restauro delle opere d'arte: la riconoscibilità dell'intervento. La varia terminologia utilizzata appare assolutamento esplicita, sottolineando la volontà di nascondere e quindi mimetizzare l'operazione (restauro mimetico), imitare gli elementi figurali del dipinto (restauro imitativo), fino a entrare in vera e propria competizione con l'autore dell'opera (restauro competitivo).

Ringranatura  
Nel gergo del restauro indica un atto di reintegrazione pittorica a piccolissimi ritocchi, su zone del dipinto abrase ma ancora leggibili, in modo da restituire un tessuto pittorico più compatto ed omogeneo


Se lo conoscete sapete giudicare il valore del contenuto e la sua affidabilità?
Spedito da: admin, Ottobre 3, 2005, 4:47pm; Replica: 22
Credo che tutti i restauratori, a proposito di rentegrazioni, dovrebbero conoscere
U.baldini, Teoria del restauro e unità di metodologia (2 volumi) Nardini
Spedito da: 225 (Guest), Ottobre 3, 2005, 5:05pm; Replica: 23
Nulla di più vero!! :P
Spedito da: 357 (Guest), Ottobre 5, 2005, 8:19am; Replica: 24
Cia Betty, le indicazioni che ti ha dato serena sono sciuramente le migliori, specie se vai da qualcuno come Pastorello o Nico per imparare. Provo a darti qualche spiegazione in più, vediamo se riescoa essere chiara. la prima cosa che ti insegnano è guardare un colore e decidere da quali colori tra quelli naturali (la gamma degli acquarelli della windsor & Newton (forse parto da troppo lontano?) è composto. Poi ti fanno fare delle prove per 'usare' bene l'acquarello, campiture uniformi, sovrapposizioni di colori. Poi ti aiuta molto la teoria dei colori: se hai un colore verde ci metterai sicuramente del giallo e del blu: facendo per esempio prima una serie di linee ocra e poi passando in mezzo con una serie di linee blu chiaro, poi guarderai e vederai se serve più giallo, più blu o qualche altro colore. Comunque anche all'interno del rigatino romano ognuno ha la sua teoria oggi rispetto al passato si tende a farlo più vibrato e con delle linee anche leggermente spezzate. la differenza con Firenze non è tanto nella linea che non si deve mai spezzare, ma nel non seguire gli andament: il rigatino è sempre  e comunque orizzontale rispetto alla superficie
Spedito da: serena, Ottobre 8, 2005, 8:08pm; Replica: 25
Scusate l'assenza. Per le foto devo aspettare di risolvere dei problemi tecnici, ma mi impegno a mandarle. lasciami in un messaggio privato il tuo indirizzo e mail. Per quanto riguarda il testo, credo sia piuttosto difficile riuscire nell'impresa, è qualcosa di lungo e complesso da fare. Mi piacerebbe ricavare da questa idea qualcosa di utile però.Per margherita : posso dirti che i testi citati finora possono esserti d'aiuto sicuramente, ma come si è detto forse alla fine sarà poco esaustiva la ricerca.Mi farebbe piacere aiutarti cmq. tienimi aggiornata e se credi possiamo ragionarci insieme.
Colgo l'occasione per ampliare ancora di più il quesito: qualcuno conosce metodi di intervento fuori Italia per quanto riguarda la reintegrazione? credo non ci siano tanti seguaci del rigatino o della selezione oltralpe, ma è solo una supposizione finora.
Ciao.
Spedito da: admin, Ottobre 9, 2005, 8:49am; Replica: 26
Nota:
per inviare una e mail è sufficiente un click sul bottone :
posto sotto la firma in ogni messaggio.
Spedito da: 119 (Guest), Ottobre 9, 2005, 9:39pm; Replica: 27
Grazie a tutti per i riferimenti bibliografici, ma i testi citati non vanno nel dettaglio di cui ho bisogno....

Grazie Fiamma, la trua spiegazione è chiarissima ed è interessante sapere che il rigatino romano ha subito delle elaborazioni (quali la linea spezzata). Ma questa elaborazione viene accettata? Come viene vista?

Grazie Serena, aspetto le foto.
Per quel che riguarda la reitegrazione d' oltr' alpe, avevo sentito dire che in Francia si usa o usava il puntinismo.
Mi è capitato di vedere una specie di rigatino abbastanza grossolano su degli affreschi in una chiesa in Francia, ma ho visto anche molti interventi mimetici.
Ci si potrebbe informare su qualche forum straniero, appena ho un pò di tempo, faccio qualche ricerca e ti faccio sapere...

Ciao Betty
Spedito da: admin, Ottobre 9, 2005, 10:05pm; Replica: 28
Prova:
http://fr.groups.yahoo.com/group/Restauration_Conservation_des_oeuvres/
collegato all'ARIPA (Association pour le Respect de l'Intégrité du Patrimoine Artistique) http://www.aripa-nuances.org/
Spedito da: Jole Marcuccio, Ottobre 10, 2005, 7:21pm; Replica: 29
ciao a tutti,
ho seguito i vostri messaggi sul rigatino e più in generale sulla questione delle tecniche di ritocco. Non posso aggiungere nulla di nuovo, in effetti non ci sono testi specifici e con fotografie chiare e esplicative. se posso però dare un consiglio a Betty, prova a girare per musei e a guardare attentamente i restauri, a parte le deprecabili eccezioni, puoi trovare degli esempi molto ben fatti di integrazioni. Io ricordo una piccola tavola al museo del Duomo di Milano, restaurata dalla Pinin Brambilla con integrazioni in rigatino perfette. Ti confesso che ho imparato molto da quelle integrazioni, e quando penso o eseguo un rigatino, il riferimento è quello. Questo per dire che non è sempre necessario frequentare un corso, ma imparare a guardare, osservare e analizzare, elaborando secondo la tua sensibilità può insegnarti moltissimo.
Rimane poi comunque una lacuna grandissima il non avere testi chiari e specifici.
Spedito da: 119 (Guest), Ottobre 10, 2005, 9:33pm; Replica: 30
Grazie Jole,
una bella risposta... :)
Spedito da: serena, Ottobre 24, 2005, 5:58pm; Replica: 31
sono in un certo senso sollevata dal comune pensiero che ci sia da dire e da normalizzare in questo campo.Molto spesso questi miei dubbi venivano ridicolizzati rispetto a questioni di globalizzazione dei metodi e dei materiali per la conservazione. per me anche il lato estetico del nostro lavoro deve avere rilievo e voce alla pari. la sua importanza è nella fruizione , e l'opera nasce per questo essenzialmente. tanti metodo opinabili e personali di intervento rendono vago il concetto per cui si interviene: ridare all'opera una leggibilità migliore possibile che rispetti ovviamente anche le leggi della visione e percezione. stiamo parlando di scienza, pari passo con quella scienza che sperimenta prodotti nuovi e migliori per conservare un opera d'arte.
Spedito da: serena, Maggio 15, 2006, 6:52pm; Replica: 32
Avrei voglia di continuare il discorso sull'argomento insieme a voi. avrei cose da chiedere e da dire a chi è interessato magari a saperne di più. se vi va uniamo le forze e ci mettiamo a parlarne ancora. ciao
Spedito da: atreo, Ottobre 11, 2006, 8:13am; Replica: 33
Anche un anno tarde, vi posso dire che, a la Spagna, si usano tutte le tecniche de reintegrazione italiane. Nei Musei puoi trovare di tutto, astrazione, selezione, tratteggio, neutro, anche mimetico. No sempre bene eseguite. Nel settore privato dove mi trovo, però, soltanto possiamo parlare di reintegrazione invisibile, cioè, imitativo o mimetico. I collezionisti e le reintegrazione deontologiche sono come l'olio e l'acqua, non si possono vedere. Mi sembla che come in Italia, vero?
Spedito da: serena, Ottobre 23, 2006, 5:18pm; Replica: 34
Più o meno si . Sono stata da voi in Spagna e ho avuto modo di vedere i vostri sistemi. devo dire che la libertà di scelta fra i diversi metod mi lascia da una parte piuttosto perplessa. Non credo che tante alternative, se pur dichiarate tutte valide possano portare verso una buona soluzione, quanto piuttosto trovo che sia facile così tendere ancora lll'opinabilità dell'azione. Detto questo ci sarebbero specifiche da fare, ma in linea generale, calcolando che anche tu ammetti che non sono sistemi adottati alla lettera,  penso che siano forse troppe le strade possibili. grazie dell'informazione e della risposta anche se dopo tanto tempo. mi auguro che altre persone saranno interessate. A presto



Serena Sechi
Spedito da: cecilia, Ottobre 23, 2006, 7:58pm; Replica: 35
Non potendo dare a questo interessante dibattito un contributo tecnico, che forse era specificatamente quello richiesto, credo però sia importante dare un contributo di tipo teorico. In molti avete citato Baldini, ma in effetti Baldini (come qualcuno ha già spiegato) si colloca nell'ambito della tradizione fiorentina e propone, nella sua teoria, il metodo della "selezione cromatica" per piccole perdite o dell'"astrazione cromatica" per grandi perdite. Baldini rappresenta  la linea dell'Opificio e viene dopo Brandi, che invece è l'ideatore del rigatino. Il tratteggio verticale come reintegrazione delle lacune venne usato per la prima volta nella cappella Mazzatosta della chiesa della Verità a Viterbo, tra il 45 ed il 46, per restaurare gli affreschi dopo un bombardamento. Il metodo fu messo a punto da lui e dai suoi studenti dell'ICR (Mora ed altri) dopo diversi tentativi. Per un'impostazione teorica sul rigatino bisogna leggere la teoria di Brandi, che la cita, poi il Baldini che in molti avete citato e poi è interessante un articolo di Maria Carolina Gaetani che si trova sugli atti del convegno "la teoria del restauro nel 900 da riegel a Brandi" intitolato "La reintegrazione delle lacune attraverso la tecnica del tratteggio: considerazioni sul metodo", che ne descrive praticamente la storia.
Scusate la lungaggine...
Spedito da: cecilia, Ottobre 23, 2006, 8:26pm; Replica: 36
Rileggo e correggo: "per un'impostazione teorica sul TRATTAMENTO DELLE LACUNE" e non "sul rigatino" bisogna leggere i testi di Brandi e Baldini citati, per capire la differenza tra i due maestri. Fondante, tuttavia, resta la teoria di Brandi. In merito alle tecniche di reintegrazione all'estero va detto che le tecniche di reitegrazione, ma soprattutto la teoria che le supporta, sono nati in Italia e quindi è inutile sperare di trovare fuori dall'Italia qualcosa di meglio di quello che c'è qui, tra la tradizione romana di brandi e quella fiorentina dell'OPD (e scusata il campanilismo, ma queta volta è fondato...).  Interessante quello che dice Gregorio Lopez sulle reintegrazioni invisibili: anche in Italia, nella seconda metà dell'ottocento, si sviluppò una scuola di pensiero dei "pittori restauratori" che proponeva tale tipo di reintegrazione. Fu la scuola di pensiero di Forni e di Conte. E fu, naturalmente, la "scuola di pendiero" dei mercanti fiorentini... :))
Spedito da: Adamantio, Ottobre 24, 2006, 6:15am; Replica: 37
Io sono in Piemonte, e per quanto riguarda questa regione, per quelle che sono le mie conoscenze, la situazione è assolutamente analoga a quella descritta da Gregorio Lopez.
Non spetta al restauratore la scelta della tecnica da impiegarsi ma (giustamente) al funzionario di soprintendenza o al limite al proprietario (se l'opera non è sottoposta a tutela).
Ogni opera è diversa dall'altra e ogni funzionario ha le sue preferenze. In questo modo si va a creare una soluzione diversa da caso a caso... qui non esiste una soluzione generale adottata comunque e dovunque. Si giudica, si valuta tutti insieme e poi la parola finale spetta al funzionario... spesso si opera in modo da avere una soluzione che mette in evidenza le reintegrazioni più invasive e in generale non ci si perde eccessivamente a denunciare i ritocchi microscopici su sfondi piatti (comunque, sottolineo, che non è un comportamento univoco... a volte si denuncia qualsiasi ritocco...) dipende comunque molto da quali sono le lacune, da quanto incidono percentualmente sull'integrità del quadro, da come è la tela o la tavola al di sotto (a volte si lascia anche la nuda tela o il legno se in posti non eccessivamente fastidiosi dal punto di vista cromatico-estetico... oppure non si opara stuccatura e si lascia la superficie scabra della tela a denunciare il restauro... o altre numerose soluzioni).
I privati invece è molto raro che vogliano o accettino una reintegrazione diversa da quella mimetica... e chiunque abbia lavorato col privato ben lo sa... anche se ultimamente la sensibilità sta cambiando e almeno per i pezzi più importanti in mano privata e non sottoposti a vincolo viene richiesta comunque un'integraziona analoga a quella dei pezzi nei musei.

Il ritocco, a parer mio, deve essere qualcosa che disturba il meno possibile la percezione dell'opera originale... deve integrarla senza falsificarla, essere percepibile senza essere evidente. Deve eliminare quel disturbo estetico provocato dalla lacuna senza peraltro aggiungere nulla...

...poi insomma, la reintegrazione deve essere soprattutto estremamente reversibile, l'importante è quindi che venga fatta con colori a vernice facilmente solubili in solventi a bassissima polarità... che sia fatta bene o che sia fatta male l'importante è che ci si possa ripensare...
Spedito da: serena, Ottobre 27, 2006, 6:59pm; Replica: 38
La ragione è pienamente dalla sua nel parlare a lettere cubitali della reversibilità. Il metodo di reintegrazione deve essere di aiuto alla lettura e non di ulteriore disturbo. ma questo non può bastare a giustificare interventi per analogia , che si celano tanto spesso dietro le buone intenzioni di seguire le esigenze dell'opera. Ogni sistema reintegrativo adottato, purchè compatibile ed in linea con i principi di reversibilità e di riconoscibilità deve essere poi in accordo con l'opera secondo quella che lei chiama bene percezione. In effetti è la percezione visiva che si mette in gioco con le sue regole nel dettare il bisogno dell'immagine.Niente da dire su quanto accade nelle soprintendenze, ormai è routine sentir parlare di sensibilità individuale di uno o l'altro personaggio-funzionario- ispettore.Certo è la realtà....ma andrebbe ripreso in mano un testo scritto alla fine degli anni '30, quando persone di grande impegno culturale proponevano la nascita di un Istituto che facesse da guida  nel mondo empirico, di allora, ma direi sotto alcuni versi anche di oggi, del restauro. Erano intenzioni nobilissime, ma che ai fatti si sono andate perdendo. Colpa nostra, non dei promotori. La normalizzazione di alcuni metodi e criteri dovrebbe diventare cosa concreta.Credo. A presto
Spedito da: serena, Dicembre 16, 2006, 1:21pm; Replica: 39
salve, mi dicon0o di un convegno sulla reintegrazione a londra, probabilmente al Courtauld, ma non riesco a trovare più notizie. Se qualcuno avesse maggiori informazioni in merito, sarei lieta di riceverle. Grazie a presto
Serena Sechi
Spedito da: Adamantio, Dicembre 17, 2006, 10:25am; Replica: 40
Ho cercato un po' sulla rete ed ho trovato un evento che credo essere proprio quello che cerchi tu... l'ho aggiunto alla sezione convegni...

lo puoi trovare a questo indirizzo: http://www.tine.it/cgi-bin/blah/Blah.pl?m-1166347383/
Spedito da: serena, Dicembre 17, 2006, 11:45pm; Replica: 41
Grazie , era esattamente questo che cercavo. a presto

serena sechi
Spedito da: Maddalena777, Novembre 20, 2008, 12:05am; Replica: 42
ciao a tutti!

io ho una domanda di tratteggio romano e le selezioni fiorentini! perche scrivo la mia tesi di questo, paragono due scuole- ICR Roma (Brandi) e OPD Firenze (CASAZZA, Baldini). qualcuno potrebbe spiegarmi le differenze tra tratteggio romano (Brandi) e selezione cromatica, astrazione cromatica, selezione d'oro ecc fiorentino?
mi serve qualche foto che dimostra tratteggi e selezioni! per favore aiutate!!!!!!!!!!!!!!

saluti magdalena
Spedito da: Maddalena777, Novembre 20, 2008, 12:09am; Replica: 43
ho anche domanda di articolo -Maria Carolina Gaetani "la teoria del restuaro nel 900 da riegl a brandi"-la reintegrazione delle lacune attraverso la tecnica del tratteggio"-si puo trovare questo articolo sul internet?
io studio in Polonia e non riesco a trovarlo qui. qualcuno potrebbe mandarmi questo articolo via mail?
per favore aiutate!!!!!!!!!

mia mail: maddalena21@wp.pl
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