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Forum Restauro e Conservazione  /  Restauro ligneo  /  Chiudere i pori del legno
Spedito da: inforestauro, Agosto 29, 2005, 7:37am
Volevo invitarvi a discutere di un problema che spesso si presenta in occasione del restauro dei mobili "la chiusura dei pori del legno".
Quando si presenta la necessità, prima della lucidatura, si passa a chiudere i pori del legno. La mia questione è quale metodo usare.
Io da sempre ho usato la polvere di pomice con tampone a gommalacca operando quella operazione che viene anche detta pomiciatura. So, qlmeno così si legge sulla letteratura in proposito, che tale metodo è stato da sempre usato.
Alcuni mi sconsigliano tale operazione dicendo che col tempo la polvere di pomice fiorisce e che quindi è consigliabile chiudere i pori del legno con sola gomalacca applicata innumerevoli volte.
Voi cosa ne pensate??
Spedito da: manoger, Agosto 29, 2005, 8:03am; Replica: 1
Ciao. A me risulta che il termine "pomiciatura" veniva usato per " levivatura".
in ogni caso, se non si eccede, la pomice può essere di aiuto al riempimento senza il rischio di fiorire. Germano
Spedito da: oriana, Settembre 1, 2005, 7:44pm; Replica: 2
Caro Giuseppe, chi ti ha dato questo "consiglio"probabilmente non ha mai lucidato un mobile...mi spiego:
é vero che in alcuni casi, ove il legno non è poroso. si passa solamente il tampone imbevuto di gommalacca, ma è anche vero che da qualche secolo a oggi (si ritiene che i primi lavori di tal natura siano stati eseguiti in Francia verso la metà del XVIII)
la lucidatura a tampone veniva anche eseguita con un ottimo turapori, la pomice.
Non ho mai visto, in nessuno mobile, la fioritura di questa polvere.
Invece se mi facevi un'altro discorso del tipo:
Mi "fiorisce" tutto l'olio che ho messo sul mobile per far scorrere il tampone! Beh, la situazione sarebbe cambiata e avresti avuto la soluzione  a portata di mano!

Buon lavoro!
Spedito da: Jole Marcuccio, Settembre 2, 2005, 10:54am; Replica: 3
Giuseppe, concordo con te, la tecnica è quella che hai descritto, oltre alla pomice poteva essere usato il talco. Sui manuali della Hoepli la tecnica è descritta ampiamente. Circa la fioritura, intesa come possibile causa di alterazione della gommalacca, nella nostra esperienza non è mai successo
Spedito da: Studio Restauro, Settembre 3, 2005, 10:55am; Replica: 4
scusatemi..gli è che certi fulmini cadono anche qui !
Sulla chiusura del poro, come dice Jolemar, c'è un ottimo manuale Hoepli, sulla più generale problematica della verniciatura del legno, oramai in numerose ristampe a cui rimanderei per la completezza del discorso.Nella mia esperienza la fioritura è una conseguneza del collassamento del "tappo" con cui si è apparentemente chiuso il poro, di solito in conseguenza di scorretto rapporto oliatura -azioni di riempimento (anche con pomice ma solo per questioni di risparmio tempo) - tempi di decantazione.
Le fasi del cossidetto "stoppino" richiedono precise modalità esecutive  e  tempi di decantazione, non rispettando i quali si ha solo una apparenza di riempimento e la creazione di semplici "tappi" che collassano (in tempi diversi a seconda della loro costituzione - tipica,  oliando abbondantemente, è la superficie apparentemente finita che opacizza il giorno dopo) evidenziando uno strato non lavorato (biancastro se si è usato abbondantemente la pomice, ma si possono usare altri inerti come  la polvere di mattoni per il mogano ).
Qualche collega usa "bruciare" la pomice prima dell'uso

Mi permetto ricordare che questa finitura ha trovato applicazione "solo" a partire dal 1800 .
Spedito da: inforestauro, Settembre 5, 2005, 8:06am; Replica: 5
Grazie per le vostre risposte e pareri che mi confermano l'utilizzo della pomice in fase di lucidatura.
In effetti tale metodo viene da molti considerato come "tradizionale" i questa fase e anche voi me lo confermate.

Spedito da: Studio Restauro, Settembre 6, 2005, 9:51pm; Replica: 6
Se permettete riprenderei il problema dell'uso incondizionato dello "stoppino" nella finitura di superfici.
Mi pare che molti restauratori lignei usino tale tecnica in tutti quei casi ove sembrerebbe corretta una finitura "lucida".
Ma se è vero che tale tecnica trova applicazione corrente a partire dal XIX secolo non sarebbe meglio approfondire quali erano le precedenti ?

Spedito da: inforestauro, Settembre 7, 2005, 8:37am; Replica: 7
Mi sembra un quesito molto interessante. Vuoi dire quindi se nel Seicento l'uso della lucidatura a gommalacca era pressochè sconosciuto in Europa, Per tutto il Settecento è stato riservato solo alle produzioni di pregio e solo nell'Ottocento si iniziò ad usarsi anche nelle botteghe artigiane per produzioni più economiche.

Mi piacerebbe quindi avere le tue considerazioni sul tipo di finitura più probabile per i mobili precedenti il XIX sec. ma anche per i mobili  del XIX sec, stesso in quanto sono quelli in cui  più frequentemente ci si può imbattere.

Secondo voi va considerato anche la diversità di trattamento tra un mobile in massello, lastronato o impialllacciato?

E come risalire alla finitura originale in quanto i mobili in patina sono sempre più rari e la finitura attuale che ora riportano non sempre rispetta quella originaria?
Spedito da: Studio Restauro, Settembre 8, 2005, 9:31pm; Replica: 8
Intanto intendo presentare una esigenza, spero non solo mia: che l'approccio all'intervento su oggetti d'arte minore (...) sia effettuato con la stessa metodologia con cui si opera in altri settori, in primis ANALISI e STUDIO dell'oggetto (mi torna in mente un tema proposto anni or sono sul significato etimologico anche dialettale dell'oggetto - solo sul diverso modo di chiamarsi di una sedia - "scrana" in emiliano, "cadrega" in piemontese..... si dovrebbe riflettere molto ) anche perchè mi piace dire che dovremmo anche "restaurare" nella memoria dei ns clienti, oltre che nella nostra figura professionale, il valore culturale dell'oggetto.
E quindi anche come erano "finiti".
Tempo fa facemmo effettuare una analisi della verniciatura di finitura su una rincghiera lilgnea in un castello piemontese e si evidenziò la Coppale....

Spedito da: Studio Restauro, Settembre 12, 2005, 9:35pm; Replica: 9
Va beh! L’ho presa un po’ alla lontana…
Torniamo al problema delle finiture.
Non conosco studi sulle finiture  riguardanti i mobili che evidenzino alternative alla gommalacca ma non c’è dubbio fossero altre le resine o miscele di resine usate e poi non dimentichiamo la cera.
E’ vero che mobili in “prima patina”, su cui far effettuare analisi, sono introvabili ma è anche vero che chi ha la fortuna di metterci le mani  sopra  non si cura di far effettuare alcuna analisi e forse, ma è peggio, non si pone neppure il problema.
Per quanto riguarda la diversità di trattamento (di finitura) non mi soffermerei tanto su una differenza tra massello, lastronato o impiallacciato ma tra stili, anche se l’obiettivo della finitura era, probabilmente, comunque la chiusura del poro e lo “strato del legno” ne condizionava la modalità a parità di tecnica.
Spedito da: balto63, Ottobre 26, 2005, 5:46pm; Replica: 10
La scelta di usare la gommalacca o la cera o similii dipende dal tipo di mobile su cui va effettuato l'intervento e da una sua analisi stilistica .
Su un doppiocorpo Piemontese rustico sicuramente userei la cera e non la gommalacca.

Saluti
Spedito da: Jole Marcuccio, Ottobre 27, 2005, 8:12am; Replica: 11
circa la finitura su mobili o manufatti lignei precedenti i sec. XVIII-XIX circa si usavano miscele poliresinose di tipo naturale e poi tanto olio di semi di lino cotto.
Queste ricette sono presenti in molti manuali d'epoca, ad esempio si ritrova spesso l'aggiunta di polvere di vetro proprio con l'intento di chiudere i pori, e proprio questa ricetta l'abbiamo usata su portali lignei molto degradati ( erano stati sottoposti a sabbiatura in passato) con ottimi risultati.
Purtroppo penso che ci sia un abuso di gommalacca e surrogati nitrocellulosici usati perchè sono stendibili a pennello o forse perchè venduti già pronti.

E' importante come dice Riccardo che l'approccio all'arte cossidetta "minore" sia corretto e che ci sia lo stesso rigore che si applica al restauro dei dipinti ad esempio, purtroppo il settore del restauro mobili è affollato da persone che si improvvisano o che provengono dalla falegnameria ( altro punto ci sono veramente falegnami preparati che conoscono il legno? forse solo i vecchi falegnami sanno ancora costruire ).
per quello che vedo in giro chi restaura mobili usa sempre e solo gommalacca e al massimo cera, ma per fare una finitura a cera il fondo deve comunque essere preparato, e allora torniamo alla gommalacca.

Altro punto dolente perchè si usano sempre sverniciatori già pronti? usati sempre con paglietta? perchè non si pensa mai ad alleggerire o rimuovere uno strato superficiale di vernice per salvare se presente una finitura sottostante? perchè si usano sempre stucchi già pronti es. modostuc ? perchè non si integra quasi mai la stuccatura eseguita con pigmenti, ricostruendo la venatura?
Spedito da: Studio Restauro, Ottobre 27, 2005, 9:15pm; Replica: 12
Leggo dall'intervento di  Andrea Losi, che è un antiquario e dunque mi viene da chiedergli  se ha mai approfondito la composizione delle verniciature su mobili in prima patina o se ha qualche ipotesi in merito.
Spedito da: balto63, Novembre 7, 2005, 12:09pm; Replica: 13
Mi scuso per il ritardo ma non avevo spuntato la casellina per la notifica delle risposte.

Siamo specializzato in cornici da camino antiche  e i pochi mobili che abbiamo sono dell'800 lastronati e quindi la maggior parte delle volte vanno finiti a gommalacca.
Tempo fa quando, ero bambino, mi ricordo di molti mobili in prima patina e del loro grande fascino.
Per il restauro ci affidiamo a laboratori esterni e quindi non posso esservi molto di aiuto chiedero alla "memoria storica" della nostra attivita' se ha piu' informazioni a riguardo.

Saluti
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 26, 2006, 7:55am; Replica: 14
finalmente qualcuno che si è posto il problema dell'uso ed abuso della gommalacca!
mi sentivo un po eccentrico ogni volta che parlavo delle olioresine.
inviterei i nostri stoppinatori anche a provare l'uso della lucidatura con olio di lino: i risultati sono fantastici; per non parlare di vernici come il megilp che gli olandesi hanno commercializzato per secoli e che, mescolato son cera d'api, veniva utilizzato anche come turapori prima dell'inceratura.
mi pare un argomento, questo, molto interessante.
pierpaolomasoni
Spedito da: Studio Restauro, Settembre 5, 2006, 6:04pm; Replica: 15
megilp?
Potrebbe dirci qualche cosa di più?
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Settembre 6, 2006, 9:36pm; Replica: 16
quello che so sul megilp:
lo trovai quasi quarant'anni fa nascosto in una bottega di restauro di todi. il vecchio restauratore lo usava con deferenza perchè introvabile. era un flacone con una consunta etichetta ottocentesca. veniva mescolato con cera d'api ed usato come preparazione per l'inceratura (oggi si direbbe turapori).
feci delle ricerche che mi portarono a queste conclusioni:
tale prodotto veniva fabbricato in olanda fin dal 1500.
il suo uso iniziale era come pretettivo in pittura; molto resistente all'umidità ma poco ai raggi ultravioletti.
nel tempo era stato adottato anche in falegnameria come "turapori" e come finitura.
i suoi componenti base dovrebbero essere: mastice, trementina veneta, elemi ed olio di lino.
molti pittori lo hanno usato, spesso in preparazione casalinga (da analisi effettuate su tele di non ricordo più quale pittore inglese, si stabilì che, mescolata alla pittura ad olio vi era del megilp definito, in questo caso, olio di lino con mastice, colofonia, carbonato di piombo e trementina); pare che venisse usato anche da rubens.

è, comunque, certo che fino al 1930, cioè fino a che la gommalacca non fu importata massicciamente in europa, le verniciature del legno venivano effettuate con olii mescolati a resine e cere. i prodotti usati hanno un numero assai limitato; i prodotti commercializzati pronti per l'uso erano molto pochi; ogni bottega aveva i propri sistemi e formule che teneva segrete, ma il più delle volte erano segreti di pulcinella.
alcune olioresine vengono ancora fabbricate ed usate, soprattutto nel nord europa dove per motivi climatici le nostre vernici filmanti non resisterebbero.
in italia vi sono alcune ditte che hanno ripreso queste vecchie formule e commercializzano vernici che danno ottimi risultati.
per finire: la verniciatura a stoppino non è nata con la gommalacca. molte cere venivano stese con tale sistema, e con tale sistema può essere dato anche l'olio di lino, basta mescolarlo con una resina, per esempio colofonia o mastice, e diluirlo col solito alcol, che in questo caso serve da siccativo. occorre qualche tentativo per capire come funziona, ma quando funziona i risultati sono fantastici.
pierpaolomasoni
Spedito da: aporia, Ottobre 25, 2006, 3:50pm; Replica: 17
Scusate se torno sul tema pomice ma sono una delle persone che sconsiglia l'uso della pomice semplicemente perchè è superfluo e pericoloso. Sono 17 anni che stoppino a gommalacca e non è stato facile imparare i segreti e la tecnica della lucidatura a gommalacca ma oggi non ho assolutamente bisogno di utilizzare turapori di nessun genere per terminare un piano a stoppino (poro chiuso). Ho visto molti mobili fioriti e non a causa dell'olio! Non discuto che si possa riuscire ad ottenere lo stesso risultato anche con la pomice ma senza nessun risparmio di tempo.
Sono fondamentali i tempi di attesa e la tecnica dello stoppinatore: solo anni di allenamento possono portare a questi risultati.
Spedito da: Studio Restauro, Ottobre 29, 2006, 10:42pm; Replica: 18
sono in pieno accordo con lei. Il corretto rispetto dei tempi di esecuzione del cosiddetto "stoppino" può eliminare l'uso della pomice o altri similari (polvere di mattone per il mogano ad esempio) ma resta il fatto che non sempre si hanno i tempi previsti e che l'uso della pomice non è di per se negativo .
Ne approfitto però per rilanciare una riflessione sull'uso incondizionato e non sempre coerente dello "stoppino" .
p.s. ho cancellato la sua ultima e la mia che la sollecitava nella firma per alleggerire
Spedito da: aporia, Novembre 2, 2006, 10:45am; Replica: 19
Le botteghe di restauro in cui ho lavorato non avrebbero mai osato toccare un pezzo di alta epoca con la gommalacca. Non sto parlando di opere d'arte quindi non vi erano né tempo né soldi per compiere ulteriori indagini. Mi interessa molto il discorso sulla gommalacca per la mia tesi ma penso che il discorso si stia un po' irrigidendo su date fisse. In pittura le vernici erano usate in modo diverso da ogni bottega e senza prove (la vernice autentica) non abbiamo certezze. Inoltre penso, tanto per citare, che "com'era, dov'era" sia sempre l'eresia del restauro ma, se esistono ricerche in questo campo,  sono molto interessata alla consultazione. Grazie
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Novembre 2, 2006, 5:53pm; Replica: 20
a me risulta che la quasi totalità delle botteghe fanno un uso indiscriminato della gommalacca, sia per la stoppinatura, sia come fondo per la cera.
quello che è peggio, poi, è che gli stessi procedimenti anacronistici si riscontrano anche in capitolati di soprintendenze riferentisi ad opere importanti.
in quanto ad analisi su manufatti anteriori all'ottocento, certamente ne sono state fatte, ed hanno sempre portato ai soliti risultati: una delle quattro o cinque resine note, ed olio di lino o, più raramente, di noce, con l'aggiunta, sovente di qualche sale metallico.
ovviamente fare un'analisi chimica per ogni mobile che ci capita per le mani, sarebbe assurdo, anche perchè non vi è una grande differenza finale da un'emulsione a base di coppale a quella a base di elemi. penso che la scelta debba essere fatta in base alle situazioni contingenti: stato di conservazione dell'Oggetto, suo posizionamento nell'ambiente, situazione climatica, ecc....... in fondo uno dei nostri compiti è conservare.
pierpaolomasoni
Spedito da: 134 (Guest), Febbraio 1, 2007, 11:17pm; Replica: 21
Come turapori, per la preparazione della finitura a cera-carnauba, o solo cera, si utilizza la cera diluita in trementina, che viene cosparsa generosamente sulla superfice da trattare, poi si cosparge abbondantemente la pomice, e quindi si lavora l'impasto per la chiusura del poro, si asporta la cera in eccesso, poi si liscia con uno straccio imbevuto di trementina, si lascia seccare per una notte, poi si strofina con uno straccio, nel senso delle fibre, e  si avra una superficie liscia  , poi si passa alla fase N°2, la lucidatura.
Quindi si può usare come turapori, oltre alla gomma lacca, anche la cera.
Spedito da: aporia, Maggio 10, 2007, 2:33pm; Replica: 22
Ho letto la seguente relazione sul restauro di una scrivania del 1730 circa: la rimozione degli strati di cera e polveri ha permesso di arrivare alla vernice originale: le parti mancanti di verniciatura originale sono state integrate con vernice a gommalacca decerata. Cosa ne pensate? Grazie.
Spedito da: Studio Restauro, Maggio 11, 2007, 6:43pm; Replica: 23
la relazione citata conferma, a parere mio e di altri che hanno partecipato al dibattito, che l'uso o abuso della gommalacca è oramai un fatto acquisito.
Credo che anche sui Piffetti in fase di restauro al centro della Venaria alla fine si userà.
Spero che prima o poi sia data la possibilità di effettuare analisi sullo strato di vernice presente su pezzi prestigiosi così come normalmente viene fatta su altre tipologie di opere d'arte.
Spedito da: aporia, Maggio 15, 2007, 6:52pm; Replica: 24
Confermo che la "riverniciatura" è stata eseguita sulla scrivania di Luigi Prinotto dal suddetto centro di restauro: nella premessa al catalogo sulla mostra si afferma essere state eseguite scrupolose indagini, sia storiche sia scientifiche, mentre nell'articolo non ve n'è menzione.
Spedito da: Studio Restauro, Maggio 16, 2007, 6:37pm; Replica: 25
Le sarei molto grato se indicasse dove ha letto l'articolo e a quale mostra si riferisce.
Per il resto...speriamo almeno abbiano veramente effettuato indagini "scientifiche" e prima o poi le pubblichino.
Spedito da: aporia, Maggio 17, 2007, 3:57pm; Replica: 26
La mostra, "8 restauri da La Venaria Reale", si è tenuta tra Gennaio e Febbraio presso Palazzo Bricherasio a Torino.
Desidererei, dopo tutte le polemiche sulla gommalacca, ricevere qualche risposta concreta: quale vernice usare sui mobili precedenti all'Ottocento?
Spedito da: Studio Restauro, Maggio 18, 2007, 6:06pm; Replica: 27
Avrà senz'altro letto , su questo stesso tema, gli interventi di  Jole Marcuccio dell'ottobre del 2005 e P.P. Masoni del  settembre 2006 a cui rimando per la risposta.
Il problema,come già lei stessa riportava nel novembre 2006, è che "...senza prove (la vernice autentica) non abbiamo certezze " e che dette prove dovrebbero essere in modo particolare effettuate la dovè l'aspetto  economico del lavoro ha una valenza diversa di quanto ne abbia nei normali laboratori.
La gommalacca credo stia al restauro ligneo così come il "cellulare" sta alla vita odierna.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Maggio 19, 2007, 9:20pm; Replica: 28
La domanda di Aporia mi sembra un po’ generica.
Se si parla di stoppinatura, vorrei ricordare l’etimologia del termine vernice: Berenik: Berenice, regina egizia che fondò l’omonima città, ora Bengasi. Nella parte nord del suo territorio veniva prodotta la sandracca.
Ergo: sciogliere della sandracca in alcol e provare a stoppinare; eliminerei anche l’immondo olio paglierino (che il più delle volte è un derivato del petrolio) e lo sostituirei con olio di lino cotto. Dopo qualche prova sono certo che una valente stoppinatrice come lei capirà il metodo da usare ed otterrà delle superfici molto più fini e brillanti di quelle a gommalacca.
E’ certo, in ogni modo, che molte verniciature che i nostri restauratori scambiano per stoppinature a gommalacca fossero trattate genericamente ad oleoresina o addirittura stoppinate a cera.
Le analisi chimiche purtroppo non ci possono dire molto. Tempo fa leggevo un intervento in questo stesso forum nel quale si citava un’analisi chimica fatta sulla vernice di una ringhiera (mi pare del castello di Racconigi), analisi che aveva stabilito trattarsi di una copale. Ebbene, un responso del genere non mi dice niente. Era normale all’esterno usare una vernice grassa a base di una copale.
Il fatto è che di resine catalogate come copali ve ne sono almeno una dozzina, con caratteristiche di durezza molto diverse ( per esempio la Zanzibar era la più dura, per arrivare alla Cocincina molto tenera).
Piuttosto affronterei il problema in altro modo. Facendo provare delle oleoresine ad alcuni restauratori, mi sono reso conto di come le usassero in modo sbagliato.
E’ innegabile che siamo influenzati da una cultura che ci arriva dalla neoindustrializzazione. Per noi verniciare significa stendere un film su di una superficie. Penso che per il falegname seicentesco significasse, invece, impregnare.
Le olioresine che venivano usate erano quasi tutte catalogabili come impregnanti.
Non a caso l’unica categoria di verniciatori che ha mantenuto le conoscenze tradizionali delle resine e degli oli sono i liutai: essi si distinguevano per l’uso esclusivo di vernici filmanti.
Tutto sommato non mi pare così importante che su di un portone sia stata usata una olioresina a base di una copale di Zanzibar o una del Monzambico. Tenterei, piuttosto, di ragionare come il falegname che l’ha costruito: mi chiederei quale è il prodotto più adatto nell’ambito di quella categoria di vernici, tenendo presente quanto esse fossero versatili. Sono fermamente convinto che nessun falegname si fabbricasse le vernici, ma le comprasse già confezionate, apportando magari qualche modifica come l’aggiunta di cere, a seconda delle particolarità delle applicazioni.
Non sono d’accordo sull’affermazione di Riccardo Bulgarelli che allude all’ineluttabilità della gommalacca.  
Da anni non ne uso (l’ultima che avevo l’ho regalata ad un collega tre anni fa). Sui pochi mobili che mi capitano trattati con tale resina applico un restauro di tipo conservativo reintegrando e rinfrescando la lucidatura con una olioresina o una leggera stoppinatura con cera Manila. Come non mi piacciono le donne liftate, rifiuto i mobili rifatti.
In quanto alla gommalacca usata a pennello come fondo per la cera,è una pratica che aborro. Basta mescolare della cera d’api ad una olioresina per avere un fondo molto migliore, che esalta il legno e lo protegge egregiamente.
Per finire, dubito fortemente che siano state effettuate analisi sulle vernici del Perinotto; mi piacerebbe vederle.
pierpaolomasoni

Spedito da: aporia, Maggio 21, 2007, 9:27am; Replica: 29
Mi sarei aspettata delle risposte da un'istituzione come La Venaria Reale ma purtroppo un'altra occasione di conoscenza è stata persa. Ringrazio tutti per le risposte che, come sempre,non vanno cercate nei luoghi sotto ai riflettori. Gli studenti devono ripetere come pappagalli le tecniche di diagnostica ma poi basta affermare "questa è la vernice originale", per intervenire senza porsi altre domande.
Spedito da: 7425 (Guest), Giugno 7, 2011, 8:30am; Replica: 30
Scusate ma non ho capito alora quale sia il metodo migliore.
Il mio restauratore di fiducia, non so se lo conoscete http://www.gebacolor.it di Pontedera credo usi la pomice , ma se ci sono novità meglio che lo informi. Grazie mille.
Spedito da: cinnabarin, Giugno 12, 2011, 7:39am; Replica: 31
come di consueto mi trovo a dover chiedere l'inserimento della firma completa nel centro utente indispensabile per scrivere nel forum.

Ho visto il suo link, piuttosto che suggerire o sconsigliare materiali al suo restauratore di fiducia (pratica sempre sgradita) consiglierei al suo restauratore di correggere la citazione della famosa frase che mette nella sua home page “Il restauro è il momento metodologico del riconoscimento dell'opera d'arte, in vista della trasmissione al futuro“ il cui autore non è wikipedia come invece indicato nel sito  (ma che tristezza...) ma Cesare Brandi dal noto (postumo) Teoria del Restauro  del quale mi permetto anche di consigliare la lettura.

Nella conservazione non credo esistano materiali giusti o sbagliati a priori, occorre valutare bene il come e il dove li si mette questi materiali, ma soprattutto valutare il perchè si fanno certe applicazioni. Il turapori serve per chiudere la porosità del legno alla prima verniciatura. Ne consegue che se la pulitura viene condotta con metodi e materiali rispettosi del manufatto e delle finiture che già conserva , molto spesso non se ne trova necessità...ovviamente se la prassi è lame varie, sverniciatore etc come più volte ho scritto...  



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