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Forum Restauro e Conservazione  /  Diagnostica per il restauro  /  Indagini diagnostiche relative ai sali solubili
Spedito da: Rossella Croce, Settembre 19, 2005, 12:06pm
Quali  e quante sono le indagini relative alla caratterizzazione ed alla quantificazione dei sali solubili presenti nei materiali oggetto del nostro interesse di restauratori e conservatori? Come leggere ed interpretare i dati relativi o assoluti prodotti dalle campagne diagnostiche? Come operare per la riduzione od il controllo di tali fenomeni in maniera "scientifica" al fine di garantire un maggiore tempo di vita alle opere d'arte di cui ci occupiamo? Queste sono solo alcune delle domande che spesso mi vengono poste personalmente nella mia attività lavorativa o su pm attraverso questo forum. L'interesse verso questo  tema relativo alla natura e alla conoscenza dei sali solubili, mi spinge ad aprire una specifica discussione, che intende essere per quanto possibile di supporto alla specifica sezione sui fenomeni e danni da umidità già presente nel nostro forum. In particolare, mi piacerebbe  che questo tema  non diventasse un dialogo domanda e risposta (non è questo uno spazio di consulenza via web del tipo: lo specialista risponde) sull'argomento, ma uno spazio dove raccogliere esperienze e opinioni ed  in particolare le preziose osservazioni personali ed i dubbi che emergono affrontando questo tipo di problematica e che poco spesso abbiamo l'occasione di confrontare  con altri. Il tema rimane quindi limitato ad un momento di riflessione relativo alle indagini diagnostiche e la loro applicazione a questa problematica, per tutto il resto che concerne tale settore si rimanda alla specifica sezione moderata da Edgardo Pinto Guerra
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Settembre 30, 2005, 4:32pm; Replica: 1
Sembra tocchi a me far partire questo tema di grande attualità e importanza fondamentale!
Si sta prendendo sempre più coscienza dei danni tremendi che i sali solubili causano giornalmente al nostro patrimonio storico. Ogni grammo polverizzato è una porzione di eredità culturale che se ne va per sempre!
Prima di intervenire per salvare bisognerebbe conoscere, cioè indagare e quantificare. Mi duole dire che nella prassi del restauro comune "minore" e "medio", cioè i più diffusi, è molto raro che si quantifichino i sali presenti. Come mai? Nella mia esperienza personale:
Primo, per ignoranza o sottovalutazione del problema "sali" da parte dei tecnici - sono ancora spesso considerati un problema solo "estetico" i cui sintomi sono da
far sparire invece che una vera malattia da curare;
Secondo, perché in genere l'industria propone (sopratutto per gli intonaci) soluzioni di “risanamenti” globali qualitative e non verificabili sotto il profilo quantitativo, e quindi si guardano bene dal fare o chiedere analisi.
Terzo, Le analisi serie costano, e servono solo se si vuole verificare il risultato di un  risanamento.

Al sodo: dal punto vista pratico l'indagine principe è conoscere la quantità TOTALE di sali solubili presenti nei primi 3-4 cm di un substrato in percentuale di peso.
Questo in quanto è costì che si verifica l'evaporazione, e il danno è in diretta proporzione alla percentuale di sali solubili presenti.

Un substrato si può considerare :
- "pulito" quando contiene lo 0,1-0,2% di sali solubili totali al suo interno
- "poco contaminato" con lo 0,3-0,5% di sali
- "mediamente contaminato" con lo 0,6-1,5%"
- "molto contaminato" con lo 1,6-3,0%
- a Venezia si trova comunemente il 8-10% (!!!)

La quasi totalità di sali solubili dannosi presenti è rappresentata dai Solfati, Cloruri e Nitrati di Sodio, Calcio, Magnesio e Potassio in varie combinazioni tra di loro.
I sali insolubili non fanno, ovviamente, danni. Non ci sono studi a mia conoscenza che spieghino le conseguenze della interazione di diverse percentuali di diversi sali
presenti assieme. Che ci siano interazioni ne sono certo ma come? . . . quanto?
La norma UNI 11087-2003 che sostituisce la Normal 13/83, stabilisce il metodo della Conduttività per il totale dei sali e della Cromatografia Ionica per le singole specie di sali.
Convenzionalmente, si considerano presenti le quantità di
sali anidre (cioè senza l'acqua di cristallizzazione).
Il metodo della Conduttività è semplicissimo MA non produce, a mia esperienza valori affidabili per i lapidei. (non è facile tradurre la conduttività in percentuale di peso, interferiscono il bicarbonato di sodio e l’idrato di calcio non convertito, ecc)

Molto più affidabile, sempre nella mia esperienza, è quello di sommare le singole specie identificate dalla Cromatografia Ionica.
Le percentuali dei singoli ioni di SO4, NO3, Cl, Na, Ca, Mg, K e si sommano. Il totale è la percentuale di sali totali richiesta.
La differenza del contenuto salino dannoso in un muro misurata prima e dopo
un trattamento, cioè la riduzione dei sali solubili presenti, è la misura del risanamento.
Ma quanto spesso viene fatta? o chiesta nei Capitolati?
Spedito da: sodoma61, Marzo 28, 2006, 10:29am; Replica: 2
nanocalce
Spedito da: Isabella Sagues, Luglio 7, 2009, 11:54am; Replica: 3
Salve, io ho bisogno di effettuate un test per determinare la presenza di sali solubili in un dipinto murale. Esiste un kit per laboratorio che mi permetta di effettuare da sola le analisi?
grazie
Spedito da: Rossella Croce, Luglio 8, 2009, 4:27pm; Replica: 4
Io preferisco sempre le indagini tradizionali....i kit non mi hanno mai convinto molto...

Che tipo di indagine devi fare? Parli di detrminare la presenza.....Se ti basta un' analisi preliminare  semiquantitativa  puoi usare le strip per spot test (cloruri, nitrati, solfati).

Prova eventualmente a valutare i kit, per analisi delle acque e dei terreni....
Se devi fare molte analisi di questo tipo  meglio orientarsi su un scanner  multianalisi, rispetto alel strip.....almeno hai una certa garanzia riguardo alla  precisione e un notevole risparmio nel tempo.
A presto
Rossella
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