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Forum Restauro e Conservazione  /  Temi generali  /  RESTAURO: un posto fisso?
Spedito da: Hevan, Ottobre 13, 2006, 7:58pm
Salve, io sto frequentando un corso d conservazione e restauro in un'accademia d belle arti, e molti dicono ke c'è lavoro in questo campo..ma mi chiedevo il restauro offre possibilità d un posto fisso? cioè finchè ho 20 anni lavori a termine ci stanno pure ma quando ne avro' 40? Potro' fare domanda presso musei e studi archivistici, ma per il restauro vero e proprio vi sono lavori stabili??o.o
Spedito da: Gloria Conti, Ottobre 14, 2006, 6:43pm; Replica: 1
L'aria non è delle migliori, Hevan.
Il co.pro. impera ovunque, ma dipende anche dal settore di cui fai parte.
Spedito da: Irene T., Ottobre 16, 2006, 9:22pm; Replica: 2
Come ti capisco Hevan, anch'io mi trovo nella tua stessa situazione. Per di più una persona esterna all'accademia mi ha detto che per noi che proveniamo da accademie di belle arti non c'è speranza.Di sicuro non mi lascio intimidire da tale assurdità, tuttavia anch'io ho sentito come diceva Gloria che è difficile trovare un lavoro stabile soprattutto se chiedi in un laboratorio (cosi mi dicono). Proverò ad informarmi ancora... sperando la prossima volta di esserti maggiormente d'aiuto!
Ciao
Spedito da: Jole Marcuccio, Ottobre 16, 2006, 10:23pm; Replica: 3
sappiate che comunque i laboratori di restauro seri, piccoli o grandi che siano, che aspirano a mantenere alto il livello di qualità del loro lavoro, preferiscono assumere apprendisti da formare e far crescere professionalmente, perchè solo in questo modo la qualità potrà essere garantita. L'assunzione come apprendista è una assunzione a tempo indeterminato, ossia è un posto fisso, e nello scegliere la persona, non si guarda tanto alla scuola di provenienza, quanto alla voglia di imparare e di lavorare che uno dimostra di avere.
Spedito da: Adamantio, Ottobre 17, 2006, 6:05am; Replica: 4
Concordo con jole anche se, effettivamente, se non ricordo male, l'assunzione da apprendista non è proprio a tempo indeterminato ma può cessare alla fine dell'apprendistato (tre anni?). Diciamo che è un posto fisso a termine, e alla fine dell'apprendistato spesso il problema si ripropone.

Comunque con le politiche occupazionali moderne il posto fisso diventa sempre più un sogno, e questo non solo nel campo del restauro.
Nel restauro il problema è aggravato dal fatto che ci sono decine, migliaia di diplomati che sono disposti a lavorare con contratti sempre più sfavorevoli, e questo, paradossalmente, non va nemmeno a vantaggio delle imprese che sono costrtte a misurarsi con ribassi sempre più esosi fino ad arrivare, in molti casi ormai, anche a sfiorare il 50% se non superarlo.

Non c'è, a parer mio, una seria organizzazione sindacale che si occupa dei disoccupati e dei precari nel restauro e la mancanza perfino di un ordine professionale unanimamente riconosciuto, con perlomeno un codice etico di comportamento da tutti accettato, aggrava ulteriormente la situazione. Nemmeno le associazioni di categoria riescono ad avere un peso consistente a livello nazionale. I restauratori sono tuttora costretti a lavorare in molti casi al massimo ribasso o in subappalto estremamente sfavorevole da imprese edili. Di conseguenza ne va di mezzo la qualità (che tra l'altro è difficile da quantificare in modo oggettivo nel nostro settore).

Sono convinto che vedremo sulle opere i risultati negativi di questo tipo di politica fra una decina d'anni o anche molto meno.
Quando ci si renderà conto che se una perizia è fatta per una certa cifra non è materialmente possibile lavorare per il 30%-40% in meno o addirttura metà di quella cifra ottenendo lo stesso risultato?
Si va sempre più, a mio modestissimo avviso, verso un restauro fatto dagli avvocati e dai ragionieri che mirano a fare sempre il meno possibile interpretando e reinterpretando il capitolato. Puoi fare un capitolato buono quanto vuoi, ci sarà sempre qualcuno che riesce a fare meno e peggio di quanto avevi pensato (e tristemente quel qualcuno probabilmente vincerà la gara d'appalto).

Tornando al problema dei ragazzi che necessitano di un posto di lavoro, io vedo diversi possibili scenari futuri, in generale molto negativi, quasi distopici.
A breve termine vedo un mondo del restauro diviso nel privato tra due schiere di restauratori (che non coincidono con Restauratori e Collaboratori).
Da una parte i restauratori "mobili", i direttori lavori o squadra di punta costituita da figure professionali formate e retribuite in modo migliore (comunque peggio di come meriterebbero). Questi sono persone che di fatto hanno rinunciato ad avere una residenza stabile. Si muovono di cantiere in cantiere a seconda delle necessità, per tutta l'Europa. Un mese qui un altro là, domani chissà. Se sono donne probabilmente non avranno la possibilità di avere dei figli e una famiglia; se sono padri sarano sempre assenti con grave disagio per i propri figli. Questa categoria avrà il posto fisso.
Dall'altro lato ci saranno i restauratori residenti. Persone assunte in loco dalle imprese che vincono gli appalti. Potranno avere una residenza stabile in una città Italiana, per il resto saranno una sorta di braccianti del XXI secolo, con tutti i contro della situazione di bracciante: una sottomissione infinita, una rivalità infinità, una precarietà infinita. Potranno costruirsi una famiglia ma vivranno sempre con il panico di arrivare alla fine del mese, di trovare chi li assume per quel mese. Le donne con figli potranno farcela forse più agevolmente ma saranno probabilmente comunque ingiustamente discriminate.
Il tutto in una scena imprenditoriale dove chi vincerà le gare saranno prevalentemente imprese straniere. Nella massima parte, almeno a medio termine, imprese edili dell'Europa dell'Est dove ex dipendenti in Italia si metteranno in proprio e costituiranno grosse attività con costi di gestione e vincoli sindacali molto più competitivi.
Diciamo che questo è ciò che mi pare ragionevole prevedere date le premesse attuali. Inutile dire che questa previsione mi lascia molto turbato.

Nel pubblico le aspettative forse sono migliori, ma dati i continui tagli alle spese non saprei. Comunque anche nel privato ci sono ampi margini per previsioni diverse, e più ottimiste. Ci sono laboratori seri che vogliono costruirsi o mantenere un nome e un affidabilità, molti dei quali, non basando il lavoro solo su gare pubbliche d'appalto, possono permettersi il lusso di fare le cose come si deve e quando lavorano su gare a volte sono anche disposti a rimetterci per fare le cose a regola d'arte.
La legge, comunque, non mi pare che per il momento favorisca a sufficienza tale tipo di struttura.

[QUESTO E' UN PARERE PERSONALE, NON RAPPRESENTA UNA POSIZIONE UFFICIALE CONDIVISA DALL'ADMIN E DAI MODERATORI. PARLO DA PERSONA NON DA MODERATORE]
Spedito da: Jole Marcuccio, Ottobre 17, 2006, 11:53am; Replica: 5
si, l'apprendistato dura 5 anni e al termine puoi essere o non essere assunto,  e spesso dopo questi 5 anni si tende a mettersi in proprio.

Concordo con quanto affermi, specie sulla qualità dei lavori eseguiti su appalti in questi anni, ne vedremo delle belle !! purtroppo a scapito delle opere.
per il tuo discorso sull'occupazione futura, spero solo che non sia così nera la situazione.
Spedito da: Irene T., Ottobre 18, 2006, 9:10pm; Replica: 6
Ringrazio Jole e Adamantio per i consigli. Per quanto riguarda ciò che afferma Jole mi solleva il fatto che sia fondamentale, in un laboratorio la voglia di lavorare e formarsi perchè quella non manca mai e che non vi siano discriminazioni per le scuole di provenienza (spezzo comunque una lancia in favore dell'accademia nella quale studio dicendo che fornisce una preparazione molto buona). Per quanto riguarda la previsone di Adamantio, devo dire che lascia turbata anche me in quanto la vedo nell'ottica di una studentessa che si deve ancora affacciare al mondo del lavoro (e non manca poi molto). Trovo molto grave il fatto che vi sia una "gara"al maggior ribasso, che non vi sia organizzazione e nemmeno un albo professionale. Trovo ancora più grave, per citare ciò che afferma Adamantio, che tutto questo si verifichi a discapito dell'opera d'arte in quanto penso che in primo piano è da porsi l'atto conservativo del bene(il mantenimento in VITA del bene stesso) e non la convenienza nel trovare espedienti più economici (anche se è vero il fatto che i cosiddetti "tagli alle spese pubbliche" non incentivano il contrario, come del resto affrema Adamantio). Tuttavia, da studentessa inesperta del mondo del lavoro in questo complicato settore ma che crede fermamente nella conservazione mi chiedo se sia giusto starmene con le mani in mano aspettando che la situazione peggiori o se sia possibile comportarmi diversamente (ovviamente non ho la pretesa di cambiare il mondo) ed in che modo. Mi rendo conto che il mio è più un quesito esistenziale che altro, e di avere una visione piuttosto rosea del restauro data dalla mia inesperienza, nonostante ciò credo di esprimere la situazione di gran parte di noi "giovani" che hanno deciso di intraprendere la strada del restauratore. In attesa di trovare una soluzione, sempre che ci riesca, vedrò come sarà il mondo del lavoro, sperando che mi riservi un futuro positivo.
Irene Tonetti
Spedito da: Gloria Conti, Ottobre 20, 2006, 8:10am; Replica: 7
Che bello leggere le ipotesi apocalittiche di Adamantio di prima mattina!
Naturalmente scherzo, è solo una battuta :P Cher devo dire in buona parte condivido.
Un appunto va fatto però: non esistono solo cantieri, ma ci sono molti laboratori che portano in sede gli oggetti su cui lavorare. Mi focalizzo su questo punto perché molto molto spesso percepisco la tendenza, anche degli stessi addetti ai lavori, a prendere in considerazione solo certe discipline (poco lecito usare questo termine) e non altre. Sarà mica che sono le più redditizie? ;)
Inoltre, Jole: nella mia breve esperienza purtroppo ho trovato esattamente la situazione contraria a quella che descrivi tu. Non si assume assolutamente e ciò che davvero conta è quanto sei in grado di girare intorno ai problemi e trovare una soluzione il più economica e veloce possibile. Ancora resisto, ma quanto a lungo si può dirare a fare i paladini della giustizia e del lavoro fatto bene?
Il meccanismo appalto-ribasso, inutile dirlo, fa rabbrividire.

Uh, quanto avrei da sbraitare su questo argomento...
Spedito da: Adamantio, Ottobre 20, 2006, 10:02am; Replica: 8
Effettivamente devo dare reagione a Gloria per il fatto che mi sono riferito esplicitamente al settore del restauro di apparati decorativi in cantiere.
Ci sono anche molte altre tipologie di restauro. Tuttavia la tendenza mi sembra essere sempre maggiormente quella di fare mega-appalti di natura eterogenea (ad esempio un edificio e i beni al suo interno in un unico appalto)... appalto che normalmente viene vinto da una compagine con una preponderante ruolo dell'impresa edile... esistono anche imprese edili molto affidabili e che ci tengono a produrre un lavoro di pregio... non bisogna dimenticarlo... ma la legge non mi sembra favorirle... io invece credo che tali imprese dovrebbero essere incentivate fortemente e non penalizzate come ora.
Inoltre ho fatto riferimento al settore restauro-architettonico non in quanto particolarmente redditizio (anzi) ma in quanto si tratta del campo dove ci sono magggiori lavori e maggior numero di addetti.

cya
Spedito da: federica_74, Ottobre 20, 2006, 3:00pm; Replica: 9
Nel mio settore è piuttosto triste...per chi come me non ha il "titolo" (vedi legge su collaboratori e restauratori)  l'unica speranza sarebbe lavorare per "assegnazione diretta" da parte di archivi e biblioteche, purtroppo questi ultimi fanno le gare anche per lavori di poca entità e costi bassi, alle gare partecipano famose ditte romane che fanno dei ribassi anche del 60%...è una tristezza.
Spedito da: Gloria Conti, Ottobre 20, 2006, 7:58pm; Replica: 10
Mi interessa molto questo punto sollevato da Federica: le assegnazioni dirette.
Sembrerebbe l'unica via d'uscita, a colpo d'occhio, eppure la legge è chiara quando specifica che il Restauratore è il solo a poter mettere mano ed avere la responsabilità diretta dei trattamenti di restauro su ogni *bene culturale*.
In altre parole ai Collaboratori è interdetta non solo la via dell'appalto, ma ogni lavoro per cui essi non siano dipendenti e sotto l'altrui responsabilità.
Rimane fuori ciò che non è considerato bene culturale. Nel nostro settore, ad esempio, l'antiquariato.
Eppure si conoscono molti casi di gente sfornita del titolo che svolge lavori in prima persona.
A che rischi si corre incontro facendo ciò?
Quanto incide questo nell'economia del settore?

Spedito da: federica_74, Ottobre 21, 2006, 12:13pm; Replica: 11
La verità...parlando con un direttore d'archivio che era mio insegnante di archivistica mi disse che loro possono dare un lavoro per assegnazione diretta a chi vogliono (se conoscono una ditta che vogliono far lavorare ad esempio, e lui faceva così) però per tutelarsi richiedono il titolo, ma non sarebbe obbligatorio...in pratica se hai gli "agganci" potresti anche lavorare...solita Italia, ma almeno avremmo una speranza.
Spedito da: Hevan, Novembre 1, 2006, 11:05am; Replica: 12
:( cavoli... beh cmq poco tempo fa c'è stata una cosa che mi ha rincuorato e spero possa fare lo stesso cn chi si trova nella mia situazione, una mia compagana d corso ha conosciuto un ragazzo ke si è laureato nel mio corso (quindi nell'accademia) e ha detto che trovato facilmente lavoro presso la soprintendenza archeologica appena laureato...o.o nn so di preciso se lavora come restauratore...ma è già qualcosa..^_^
e poi forse conta anche il voto cn il quale ci si laurea...o.o
ciau
Spedito da: Rossella Croce, Marzo 31, 2007, 10:19am; Replica: 13
Citato da Hevan
:( cavoli... beh cmq poco tempo fa c'� stata una cosa che mi ha rincuorato e spero possa fare lo stesso cn chi si trova nella mia situazione, una mia compagana d corso ha conosciuto un ragazzo ke si � laureato nel mio corso (quindi nell'accademia) e ha detto che trovato facilmente lavoro presso la soprintendenza archeologica appena laureato...o.o nn so di preciso se lavora come restauratore...ma � gi� qualcosa..^_^
e poi forse conta anche il voto cn il quale ci si laurea...o.o
ciau


o magari chi conosci....
Spedito da: Hevan, Aprile 1, 2007, 11:57am; Replica: 14
Citato da sil_etta
Lavoro nel settore del restauro della ceramica da anni e.. posto fisso??????? purtroppo lo scenario è tragico. Barcameniamoci tra contratti a progetto e periodi di fame, e magari lavoriamo la sera in qualche ristorante.



Ma no..°_° non dire cosi... ci saranno persone che lavorano stabilmente in qualche laboratorio o museo...no? Non fatemi demotivare... ho solo 20 anni.. :'(
e non mi va di studiare 5 anni per andare a fare il cameriere (con tutto il rispetto)
ciao
Spedito da: laguna, Aprile 10, 2007, 11:18am; Replica: 15
ciao a tutti,
ho bisogno davvero di un parere competente, e purtroppo abbastanza in fretta.
Sono finalmente laureata (:D) al biennio specialistico in "restauro" all'Accademia di Belle Arti. A parte che non ho ancora capito se il mio corso all' accademia (Brera) ha la certificazione S/12, mi trovo a dover stipulare un contratto con una ditta di restauro. Mi è stato chiesto QUALE tipo di contratto io preferisco, ovviamente escludendo il tempo indeterminato (credo, perchè se no... ovviamente è il migliore).
LA mia domanda è: PER UN FUTURO ALBO, PER il MIO FUTURO DA RESTAURATORE, PER EVENTUALI EMIGRAZIONI ALL' ESTERO... COSA MI CONVIENE?
un apprendistato? un contratto a tempo determinato di almeno un anno? sono veramente confusa perchè non so cosa mi dia una buona base per il fututo, per mettermi eventualmente in proprio... ma sono certa che abbiate capito il problema.
Qualsiasi suggerimento è bene accetto.
Grazie
Spedito da: Jole Marcuccio, Aprile 10, 2007, 7:45pm; Replica: 16
lavorare per uno studio serio, per un tempo ragionevolmente lungo.... senza cambiare ogni sei mesi. Cambiare spesso non serve ad imparare, o a fare esperienza,  serve solo a saper fare un pò di tutto male!
Quindi un apprendistato è la cosa migliore, in ogni caso più avanti puoi sempre ricontrattare lo stipendio.
Spedito da: Adamantio, Aprile 11, 2007, 6:57pm; Replica: 17
Per quello che sono le mie conoscenze, mi associo al consiglio di Jole.
Spedito da: didi, Maggio 4, 2007, 11:03am; Replica: 18
Se mi è possibile confortare quanti sono alla ricerca di un posto fisso forse la mia esperienza professionale potrebbe essere d'aiuto.Dopo la maturità artistica mi sono rivolta ad un laboratorio privato di restauro dove,concluso il percorso di apprendistato,sono stata assunta e dove attualmente lavoro.Per un totale di quindici anni.Sono un caso raro?Non lo so,certo è che ci sono dei pro-stipendio fisso,maternità ,malattia,ferie retribuite e il vantaggio per di lavorare in ambito regionale.I contro sono però quelli dell'assoluta perdita di personalità professionale.Mi spiego:il titolare della piccola azienda esercita nei confronti del dipendente un rapporto di operaio-padrone per cui non si accettano elasticità d'orario,non si è interressati a far "perdere tempo" con corsi o aggiornamenti professionali,l'operaio rimane tale per cui all'oscuro di guadagni effettivi,preventivi ecc.per cui svolge in maniera automatica il lavoro con tempi e procedimenti imposti dal titolare.In particolar modo se il titolare non svolge effettivamente la professione ma diventa imprenditore e procacciatore di lavoro. E' abbastanza demoralizzante per chi ama la professione non avere un riconoscimento personale ma finire con l'essere un numerino sulla busta paga.L'alternativa?Mettersi in proprio con i numerosi problemi che voi avete elencato.


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