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Forum Restauro e Conservazione  /  Temi generali  /  Qualità  del restauro e Precariato
Spedito da: Adamantio, Dicembre 7, 2006, 4:22pm
Ho pensato e ripensato a questo argomento e credo che ci possa essere una via legislativa per risolere entrambi i problemi con una sola disposizione di legge.
Premetto che non sono un legislatore e che questa convizione nasce solamente da considerazioni che ho potuto elaborare in anni di permanenza nel settore dei beni culturali, in diversi ambiti dello stesso.

Assistiamo in questi ultimi anni ad un progressivo aumento di manodopera precaria a discapito di posizioni di lavoro a tempo indeterminato. Tale fenomeno è divenuto ormai una vera e propria piaga nel nostro settore. Giovani ragazzi spesso molto preparati dal punto di vista dell'istruzione sono costretti a peregrinare di impresa in impresa alla ricerca di un lavoro stabile che non arriva mai... c'èl'esercito della partita IVA, i Co.Co.Co che ora sono Co.Co.Pro, i contratti a termine, ecc.
Si tratta di mille rivoli e definizioni per nascondere una manodopera mal pagata, senza diritti, che avrà  grossi problemi quando si affaccerà  alla pensione... e il problema è aggravato da una discriminazione contro le donne che di fatto compongono la grande maggioranza degli addetti al settore. In una situazione precaria è infatti difficile se non impossibile mettere su famiglia e chi decide di avere un figlio ha pesanti ripercussioni lavorative. L'impossibilità  di un lavoro continuativo spinge spesso ad attività  di ripiego, a periodi di pausa, che di fatto provocano una minore crescita professionale e uno spreco di risorse... ci si deve inoltre confrontare con diversi datori di lavoro che hanno modalità  operative e filosofie di lavoro diverse finendo per formare un restauratore che conosce ogni aspetto lavorativo in modo superficiale e a volta contraddittorio. Si è spesso di fronte anche ad addetti che raggiunta una certa età  e determinate necessità  finanziarie vengono semplicemente lasciati a casa in favore di manodopera più giovane e di minori pretese...  
Le imprese ad elevato numero di operatori precari sono spesso inaffidabili, hanno lavoratori che non sono abituati a lavorare insieme e che neppure il datore di lavoro conosce e sa valorizzare. Un funzionario di Sovrintendenza del Nord Italia, di cui non faccio il nome, mi ha confermato, con sdegno, che il tipo di impresa più flessibile e che più spesso riesce ad affermarsi è ormai composta da due avvocati e un ragioniere e che tutta la manodopera viene assunta di volta in volta... nonostante ciò queste imprese mantengono curricola e faturato...  
Spedito da: Adamantio, Dicembre 7, 2006, 4:22pm; Replica: 1
D'altro canto sappiamo tutti quanto sia problematico, in una gara pubblica di appalto, stabilire a priori la qualità  di un intervento e l'affidabilità  di una ditta di restauro e poter scegliere di conseguenza un rapporto qualità  prezzo che sia il migliore per l'opera d'arte e in definitiva per chi deve accollarsi l'onere dei lavori. A partire da una logica barbara e incivile come quella del massimo ribasso si è presto cominciato a capire che i beni culturali meritavano di meglio. Passando per la mediamediata e altre amenità  del genere si è trasformata la gara d'appalto in un terno al lotto in cui ci sono sempre più numeri da estrarre e meno possibilità  di vincere... andando di fatto a scegliere la ditta che ha il miglior ufficio gare / ufficio legale... di certo un tipo di qualità  inutile per il bene culturale e utile invece per un esercito di burocrati. Rendendosi conto che non era il meglio auspicabile per il bene si è optato anche per altre più complesse sofisticazioni come certificazioni e elaborazione di curricula.
Questi espedienti sono obiettivamente risultati tutti insoddisfacenti. Per i curricola non c'è una graduatoria seria con criteri di ugualianza e spesso lo stesso curriculum è soggetto a variazioni di giudizio anche molto pesanti da una commissione all'altra. Le certificazioni come le SOA portano ad avvantagiarsi i grossi gruppi di imprese che hanno forti fatturati e in maggiore misura le grandi imprese edili che infatti sono i maggiori possessori di certificazioni OS2 che invece dovrebbero essere appannaggio dei restauratori mentre le certificazioni di qualità  come l'ISO certificano una qualità  di tipo gestionale e non del lavoro finito. Il sistema certificativo risulta inoltre molto costoso e di fatto costringe le imprese ad una vera e propria tassa a favore delle società  di certificazione, dei consulenti aziendali, ecc. oltre che ad uno sforzo notevole di allineamento a parametri che non sono specificatamente studiati per i restauratori di beni culturali ma per tipologie di lavorazioni in generale industriali, con spesso come conseguenza situazioni gestionali a dir poco paradossali.

Tutte queste considerazioni mi spingono a formulare una semplice ma significativa domanda:

"Perchè lo Stato non modifica le leggi di attrbuzione di tutti gli appalti di restauro sancendo per legge che le imprese che hanno più manodopera assunta a tempo indeterminato devono essere avvantaggiate nell'aggiudicazione delle gare d'appalto?"

Sarebbe una norma semplice e di facile applicazione... basterebbe un punteggio, simile a quello del curriculum, che dia un tot punti per ogni restauratore, collaboratore e operatore assunto a tempo indetermiato... in questo modo le imprese avrebbero tutto il vantaggio ad assumere operatori a tempo indeterminato e moltissimi precari verrebbero finalmente assunti in modo stabile ristabilendo così una migliore qualità  anche operativa.

questo credo che potrebbe essere un migliore criterio per valutare in modo obiettivo l'affidabilità  di una ditta di restauro.
Spedito da: alessandro sidoti, Dicembre 7, 2006, 5:47pm; Replica: 2
ma siamo certi che le imprese stesse non farebbero ricorso ?
stavo riflettendo sullo stesso argomento un paio di giorni fa... pensavo che poteva essere interessante mettere nei bandi che i curricula dei dipendenti a tempo indeterminato verrebbero valutati di piùdi quelli dei dipendenti a progetto... rimane che non sempre vengono valutati i curricula dei collaboratori... anzi spesso si valuta il direttore tecnico e il curriculum dell'impresa... sono sempre in difficoltà  nel dire che esiste una soluzione per tutti i casi, oltretutto non è facile fare parte delle commissioni di aggiudicazione di gara, gli amministrativi la fanno da padrone e difficilmente viene messo in gioco il buon senso... non ultimo le richieste di documentazione di gara prevedono requisiti sempre diversi e quindi la valuazione dei curricula e dei lavori analoghi è difficile. aggiungerei che spessissimo le valutazioni sono solo quantitative e non qualitative, per cui valgono i fatturati e non la qualità  degli interventi. Quello che mi chiedo tutte le volte è ma a che pro? possibile che si debba mettere in piedi un sistema così¬ complesso per affidare una gara ? lo spettro della corruzione deve per forza fare spazio al caso o al massimo ribasso? che logica è quella del "è fatto male perè² l'ho pagato poco"? mica si sta parlando delle borse dei cinesi ! questi consetti che risultano abbastanza chiari ai restauratori sono spesso lontani anni luce dai legislatori e burocrati... quello che mi chiedo è ma chi deve fare il primo passo ? è possibile che non ci sia modo da parte dei restauratori di mettere in piedi una forma di autoregolamentazione ? non c'è modo di cercare di evitare la concorrenza sleale ? dopotutto è il nostro lavoro e dovremmo essere i primi a essere interessati a mantenerlo vivo e ben pagato... eppure poi si va a gara ed ecco spuntare il 40 % di ribasso! dopodichè ogni valutazione economica fatta a priori va a quel paese... e nel clima di ristrettezze economiche attuali è ben difficile convincere un dirigente che stiamo pagando troppo poco un lavoro !
scusate lo sfogo ma è un probema che attanaglia la coscienza di restauratore pubblico che con grande comodità  riceve lo stipendio a fine mese senza dovermi arrovellare su come sbarcare il lunario.

ciao Ale
Spedito da: Adamantio, Dicembre 7, 2006, 6:06pm; Replica: 3
Alessandro,
ti ringrazio per essere stato il primo a prendere parte a questo discorso...
Forse mi sono spiegato male... io non intendo dire che si debba dare un punteggio al curriculum del restauratore e/o dei collaboratori... quello dei curricola è un sistema... io pensavo ad un altro sistema, sempre a punti, ma che al posto di prendere in considerazione i lavori eseguiti (con pesi e misure differenti) prenda in considerazione semplicemente il numero di dipendenti a tempo indeterminato.
Ci vorrebbe un sistema normato a livello nazionale e in modo univoco... non c'è bisogno di una commissione per questo calcolo.

Più dipendenti a tempo indeterminato hai, più sei affidabile e quindi più ci si aspetta che il tuo lavoro sia di migliore qualità. Quindi io credo che più dipendenti restauratori, collaboratori e operatori hai più dovresti essere avvantaggiato nell'aggiudicazione delle gare... d'altra parte solo imprese affidabili possono sobbarcarsi l'onere di avere molta manodopera a tempo indeterminato e solo avendo un team affiatato di restauratori che lavorano insieme da molti anni si può pensare di avere una qualità  corrispondente.

Si potrebbe poi differenziare i punteggi in base al titolo... (restauratore, collaboraore, operatore, ecc.) ma questo è un altro problema... quello che credo sia importante focalizzare sin da subito è che: TEMPO INDETERMINATO = AFFIDABILITA' e QUALITA'.

Spedito da: alessandro sidoti, Dicembre 7, 2006, 7:27pm; Replica: 4
sono perfettamente d'accordo con te precario è male anche per l a qualità  del lavoro... l'unica cosa è che dubito che la stazione appaltante possa da sola prendere una iniziativa del genere e anch'io auspico un'intervento legislativo ma dubito che ci sarà  mai ....
Spedito da: cecilia, Dicembre 8, 2006, 9:02am; Replica: 5
Tutto quello che dite è molto vero, tuttavia va valutato che è possibile affidare praticamente a trattativa privata (cioè mediante gare informali) lavori di restauro fino a cifre abbastanze alte. In un comune come il mio (15.000 abitanti) le esigenze di restauro di opere mobili rientrano ampiamente in tali cifre; i restauri piùcostosi che ho seguito si attestavano su somme pari a qualche decina di migliaio di euro. In questo caso è piuttosto semplice: io incontro le ditte che intendo invitare alla gara, mostro loro il lavoro, ascolto quello che mi dicono e poi invio/non invito. E' il mio sistema "empirico" di resposnabile del procedimento per garantire un minimo di qualità  del lavoro e rappresenta un adattamento perchè anch'io penso che un intervento legislativo nel senso di quel che chiedete voi non potrà  essere fatto, perchè sono d'accordo con Ale, le stesse imprese farebbero ricorso.
Spedito da: alessandro sidoti, Dicembre 8, 2006, 10:52am; Replica: 6
certo ma in una situazione un po' piùampia in cui si superano le soglie come si fa? noi ormai siamo un po' in difficoltà  nel restauro librario non ci sono tante ditte con la soa e nell'ultima gara con soa di II livello abbiamo fatto fatica a trovare qualcuno... e in quel caso non puoi non invitare qualcuno che ha i requisiti
Spedito da: Adamantio, Dicembre 8, 2006, 4:17pm; Replica: 7
Io credo che il problema non sono lavori piccoli dove comunque si rientra nei limiti di affidamento diretto.
Il problema sono i lavori grandi. Quelli soggetti a gara pubblica d'appalto, quelli dove c'è la categoria OS2 ad esempio... sono anche i tipi di lavoro che impiegano il maggior numero di restauratori perchè il restauro "in cantiere" sappiamo tutti che dimensioni ha... senza contare che la tendenza è ormai, in diversi casi, quella di assegnare in blocco il lavoro (dipinti e apparati mobili insieme all'edificio che li contiene) con appalti milionari in cui è quasi impossibile partecipare e che vincono quelli che non hanno nemmeno un operaio assunto...

se vi fosse una modfica della legge approvata dal legislatore non sono sicuro che sarebbe possibile ricorrere... non stiamo parlando del singolo capitolato che può stilare la stazione appaltante... stiamo parlando di una modifica di legge uguale per tutti... ci vorrebbe una grande mobilitazione ...
Spedito da: Jole Marcuccio, Dicembre 8, 2006, 6:31pm; Replica: 8
ho letto quello che hai scritto e lo approvo in tutto. sono convintisima che la qualitè  del restauro si esprima specialmente attraverso le persone e non certo attraverso le certificaziononi e i sistemi di qualità . Sono talmente convinta di questo che ho sempre assunto a tempo indeterminato, curando la formazione del dipendente, pagando un corso di aggiornamento all'anno. Devo dire però che sono pochi i restauratori che seguono questa linea di condotta, in generale tendono ad avvalersi di collaborazioni e di assunzioni a progetto e tante volte mi domando come possano garantire in questo modo la qualità  del lavoro. Penso anche che sul lungo periodo, costi meno ad una azienda un lavoratore a tempo indeterminato che piùcollaborazioni e contratti a progetto messi insieme, per non parlare del rapporto di fiducia e dell'assunzione di responsabilità  che un collaboratore a tempo indeterminato può rappresentare. Devo anche dire che per l'ultima assunzione, ho fatto fatica a trovare la persona disposta ad essere assunta regolarmente. Si trattava di un contratto di apprendistato, quindi indirizzato a chi era appena uscito dalla scuola di restauro e in tanti hanno preferito i contratti a progetto proposti da altri studi, perchè piùredditizzi e forse anche perchè non erano posti fissi. Non piace molto ai giovani il posto fisso, pensano che cambiando spesso lavoro e datori di lavoro possano fare maggiori esperienze e quindi presentare un curriculm vario e interessante per chi lo leggerà  non sanno che la loro formazione sarà  piùvaria, ma sicuramente superficiale.
tu Marco concludi dicendo che forse con altri sistemi si potrebbe fare qualcosa...hai forse qualche idea?
Spedito da: alessandro sidoti, Dicembre 8, 2006, 6:33pm; Replica: 9
se avessimo un ordine ci sarebbe già  una qualche autoregolamentazione possibile no ? che ne so tariffe minime possibilità  di essere buttati fuori dall'ordine etc etc
e questo senza un legislatore...
Spedito da: Adamantio, Dicembre 9, 2006, 7:44am; Replica: 10
Citato da alesido
se avessimo un ordine ci sarebbe già  una qualche autoregolamentazione possibile no ? che ne so tariffe minime possibilità  di essere buttati fuori dall'ordine etc etc
e questo senza un legislatore...



Un ordine sarebbe sicuramente auspicabile, ma tutti sappiamo che sono decenni che si combatte per la costituzione di un ordine e che si continua ad ottenere solo buchi nell'acqua o risultati solo parzialmente riconosciuti... inoltre la costituzione di un nuovo ordine mi pare in contrasto con le attuali tendenze a livello nazionale ed europeo
Spedito da: Adamantio, Dicembre 9, 2006, 7:57am; Replica: 11
Citato da jolemar
ho letto quello che hai scritto e lo approvo in tutto. sono convintisima che la qualità  del restauro si esprima specialmente attraverso le persone e non certo attraverso le certificaziononi e i sistemi di qualità . Sono talmente convinta di questo che ho sempre assunto a tempo indeterminato, curando la formazione del dipendente, pagando un corso di aggiornamento all'anno. Devo dire però che sono pochi i restauratori che seguono questa linea di condotta, in generale tendono ad avvalersi di collaborazioni e di assunzioni a progetto e tante volte mi domando come possano garantire lin questo modo la qualità  del lavoro. Penso anche che sul lungo periodo, costi meno ad una azienda un lavoratore a tempo indeterminato che piùcollaborazioni e contratti a progetto messi insieme, per non parlare del rapporto di fiducia e dell'assunzione di responsabilità  che un collaboratore a tempo indeterminato può rappresentare. Devo anche dire che per l'ultima assunzione, ho fatto fatica a trovare la persona disposta ad essere assunta regolarmente. Si trattava di un contratto di apprendistato, quindi indirizzato a chi era appena uscito dalla scuola di restauro e in tanti hanno preferito i contratti a progetto proposti da altri studi, perchè piùredditizzi e forse anche perchè non erano posti fissi. Non piace molto ai giovani il posto fisso, pensano che cambiando spesso lavoro e datori di lavoro possano fare maggiori esperienze e quindi presentare un curriculm vario e interessante per chi lo leggerà , non sanno che la loro formazione sarà  piùvaria, ma sicuramente superficiale.
tu Marco concludi dicendo che forse con altri sistemi si potrebbe fare qualcosa...hai forse qualche idea?



So che di recente ci sono state importanti mobilitazioni sindacali da parte di Fillea-CGIL e di altre organizzazioni sindacali come Filca-CISL e Feneal-UIL su argomenti affini (vedi ad esempio http://www.filleacgil.it/FilleaRestauro/MobilitnazLavRestauro20nov06.htm ).
Non c'è stata, che io sappia, una richiesta esplicita come quella da me espressa ma mi sembra che stiano andando nella giusta direzione...

Se oltre e al di là  dei sindacati ci fosse anche una mobilitazione generale dei restauratori e degli altri operatori del settore, magari con una raccolta firme o qualcosa del genere credo che si potrebbe fare qualcosa... ma finchè non facciamo sentire la nostra voce nessuno ci prenderà  in considerazione... siamo tanti...  guardando il numero di scuole e di giovani che ogni anno entrano in questo settore si comincia a percepire che siamo veramente una moltitudine... questo problema è un problema di tutti noi e bisogna fare percepire questo all'opinione pubblica nell'interesse degli operatori, ma soprattutto dei Beni Culturali e dello Stato.  

Siamo un popolo silente che ha bisogno di esprimersi... e il bello è che non si tratta degli interessi dei lavoratori contrapposti a quelli delle imprese... l'interesse è di entrambi: lavoratori e imprenditori (oltre che Stato e Beni Culturali) contro una legge che non soddisfa le esigenze del settore e che andrebbe modificata!
Spedito da: Jole Marcuccio, Dicembre 9, 2006, 9:11am; Replica: 12
potremmo stilare un documento e trovare il modo per fare una raccolta firme, il documento potrebbe girare attraverso scuole, università  e organizzazioni sindacali
Spedito da: alessandro sidoti, Dicembre 9, 2006, 11:19am; Replica: 13
io ho un po' dei documenti stilati dalla fillea cgil se volete posso mettere in linea... è un po' politichese però i concetti espressi sono gli stessi
Spedito da: Adamantio, Dicembre 9, 2006, 2:43pm; Replica: 14
Si credo che potremmo proprio fare questo...

sarebbe necessaria la collaborazione di quanti piùpossibile per stilare un documento valido e chiaro...
Spedito da: Cantoria, Dicembre 11, 2006, 11:20am; Replica: 15
Parlando di Fillea vi inoltro un messaggio che ho ricevuto alcuni giorni fa:
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Siamo con il presente a confermare che il giorno 18 DICEMBRE 2006 alle ore 17.00 presso la CAMERA DEL LAVORO DI FIRENZE in via BORGO DE GRECI 3, nel SALONE DI VITTORIO, la FILLEA-CGIL ha invitato i PARLAMENTARI ELETTI IN TOSCANA, sulle problematiche del RESTAURO (DLgs 156/06).
        Viste le aperture che al tavolo con il ministero sono state fatte dal sottosegretario, ma vista anche la straordinaria importanza che quel tavolo ricopre per il settore del restauro, abbiamo ritenuto importante informare e coinvolgere le istituzioni, pertanto siamo a invitare tutti voi a partecipare numerosi all'iniziativa, vi chiediamo inoltre se possibile di invitare anche tutti i restauratori e restauratrici vostri conoscenti.
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Spedito da: Cantoria, Dicembre 12, 2006, 9:05am; Replica: 16
Ho appena ricevuto questa correzione di data per l'incontro ne ve la inoltro:
_____________________________________________
In riferimento alla precedente sono a correggere la data dell'iniziativa che erroneamente riporta la data del 18 dicembre.
l'iniziativa con il comune di FIRENZE e i PARLAMENTARI è fissata per  VENERDI 15 DICEMBRE alle ore 17.00

CI SCUSIAMO PER LO SPIACEVOLE INCONVENIENTE E RINNOVIAMO L'INVITO A PARTECIPARE E FAR PARTECIPARE TUTTI I RESTAURATORI E RESTAURATRICI CHE CONOSCETE.
                Per la FILLEA-CGIL
                Massimo Bollini
_____________________________________________

Francesca
Spedito da: Adamantio, Dicembre 20, 2006, 10:18am; Replica: 17
Sarebbe comunque possibile creare una petizione on-line, in modo molto semplice grazie a siti come questo: http://www.petitiononline.com/ .
Guardate ad esempio questa petizione sull'Università  che ha raccolto quasi 4000 firme:
http://www.petitiononline.com/appello/petition.html

L'unica cosa da fare sarebbe a questo punto stilare una petizione chiara e concisa da inviare poi al nostro Ministero.

Chiedo l'aiuto di qualcuno perchè con il politichese non me la cavo benissimo... ricordo che comunque è importante che sia anche chiara per chi firma oltre che per chi riceve...

aspetto adesioni e aiuto...
Spedito da: Adamantio, Giugno 5, 2007, 8:23pm; Replica: 18
Vi riporto due interessanti articoli apparsi su patrimoniosos e citati a loro volta da altre fonti:

Beni culturali. Un mondo di giovani precari e appalti al massimo ribasso
il manifesto, 17-05-2007


Anche dietro a un Michelangelo sè¬ nascondono storie di precarietà . Scrive un archeologo, in una lettera recapitata alla Fillea Cgil: «Prendo 40 euro al giorno, per otto ore di lavoro, dalle 7,30 alle 16,30, e lo stipendio non mi viene accreditato neppure tutti i mesi, perchè© l'azienda per cui lavoro mi paga quando prende i soldi delle commesse che si è aggiudicata, io però² tutti i mesi devo pagare affitto, luce; acqua, gas...». Di Beni culturali si è parlato ieri, a Roma, nel corso di un convegno nazionale, «Beni culturali: cosa c'è sotto?», organizzato dalla Fillea Cgil e dalle imprese e cooperative che nel settore operano. Obiettivo, arrivare alla costituzione di un tavolo interministeriale (Lavoro, Infrastrutture e Beni Culturali) «passaggio indispensabile per porre il sistema dei beni culturali all'interno di una economia di crescita del territorio». «Una sfida interessante - la definisce Iivia Potolicchio, coordinatrice nazionale Fillea restauro - Perchè© parte dai problemi evidenziati dai sindacati e dalle imprese». Difficile quantificare il numero dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolte. «E' un mondo polverizzato - aggiunge Potolicchio - dove tutti sono sostanzialmente precari». Secondo la Fillea Cgil si tratta di circa 30 mila lavoratori, tra archeologi e restauratori, tutti laureati e specializzati. Il 52% dei quali con contratti a progetto e, neanche a dirlo, orari fissi quotidiani di entrata e di uscita. Tra i principali problemi, il progressivo definanziamento del settore e il sistema degli appalti, dove continua a valere il sistema del massimo ribasso. A poco sono servite le norme migliorative del 2004, che introducevano il principio dell'«offerta economicamente piùvantaggiosa». Di fatto si arriva a punte di ribasso superiori al 30%. «Manca una valutazione complessiva che tenga conto della struttura d'impresa e dell'organico per esempio» conclude Potolicchio. Senza contare la mancanza di riconoscimento dei titoli professionali, la disomogeneità  dei percorsi formativi e le basse retribuzioni di lavoratrici e lavoratori.

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=30432
Spedito da: Adamantio, Giugno 5, 2007, 8:29pm; Replica: 19
IL CONVEGNO Organizzato da sindacati e Coop. Pericolo precari!
Marco Innocente Furina
giovedì¬ 17 maggio 2007, L'Unità 



Com'è difficile lavorare nei cantieri di restauro

Mentre il Bel Paese apre le porte di giardini, dimore storiche e musei in occasione della IX «settimana della cultura», gli operatori del settore dei Beni culturali lanciano l'allarme sullo stato di degrado a cui è abbandonato da anni tutto il comparto. La denuncia del «caos normativo» e della assoluta «insufficenza di fondi», ma soprattutto della «precarietà  occupazionale», che affligge gli addetti a un settore strategico per il futuro, e per l'immagine dell'Italia, è stata lanciata ieri a Roma nel convegno E lavoro nei beni culturali: tutele, qualità  e sviluppo economico. L'incontro, organizzato dalla Fillea Restauro Cgil, dalla Ancpl Lega Coop e dalla Confederazione italiana archeologi, ha visto la partecipazione di tutti gli operatori del settore - sindacati, lavoratori e imprese - uniti nel chiedere al Governo piùrisorse e maggiore attenzione, in primis normativa, verso le professionalità  del settore della tutela e valorizzazione del patrimonio artistico
Dalla discussione (a cui hanno partecipato anche un rappresentante del ministero del Lavoro, il Viceministro delle Infrastrutture, Angelo Capodicasa e la sottosegretario ai Beni e alle attività  culturali, Danielle Gattegno Mazzonis) è emersa in primo luogo la necessità  di una riforma che adegui le norme sugli appalti alla specificità  dei cantieri che si occupano di restauro e conservazione dei beni storico-artistici. «Le norme che impongono alle pubbliche amministrazioni di affidare gli appalti secondo la regola del "massimo ribasso" - ha spiegato Franco Martini, segretario generale della Fillea - sono dannose in tema di restauri . Le imprese vincitrici per risparmiare si avvalgono di contratti precari, che oltre a non garantire i lavoratori, vanno a scapito della qualità  dell'opera in un settore che è invece caratterizzato dalla massima specializzazione». «Lavoro da sei anni con contratti precari - racconta una giovane re-stauratrice, che non rivela il suo nome per timore che non "mi facciano piùlavorare" - guadagno mille euro al mese, e riesco a lavorare solo per una parte dell'anno. Poi mi devo arrangiare in ristoranti o call center. Speriamo che col nuovo Governo cambi qualcosa». «Questi lavoratori - spiega la coordinatrice regionale della Fillea - non hanno nessuna tutela. Non hanno pensione, non possono ammalarsi, non hanno assicurazioni. So di una ragazza che non può² piùlavorare in seguito a un incidente. Ha provato a chiedere una pensione di invalidità . Lavorava da dieci anni con contratti atipici. Gli hanno risposto che aveva diritto a 50 euro al mese».
Intanto, dopo l'episodio di vandalismo contro la celebre Barcaccia (la fontana in Piazza di Spagna a Roma), il ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli ha annunciato ieri la presentazione di un ddl che inasprisce le sanzioni per gli atti «contro il patrimonio e contro il paesaggio»

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=30419
Spedito da: Adamantio, Giugno 5, 2007, 8:32pm; Replica: 20
Ribadisco che anche noi come restauratori possiamo fare qualcosa e rinnovo l'invito a chi mi vuole aiutare ad organizzare una raccolta firme!
Spedito da: laura80, Febbraio 4, 2008, 11:49pm; Replica: 21
Salve,
anch'io mi voglio unire a questo principio di iniziativa, il tema mi sta molto a cuore poichè sono una precaria.
Sto constatando infatti quanto sia difficile, lavorando per diverse ditte in un tempo relativamente breve, acquisire e consolidare un buon metodo di lavoro. Accademie, università  e corsi di formazione che siano, il metodo di lavoro si acquisisce lavorando. Ma cambiando spesso ditta, si cambia quasi sempre anche il metodo con il risultato che avete già  descritto: si imparano molte cose diverse, ma tutte superficialmente.
Il precariato, si è capito ormai, è una cosa che evidentemente fa comodo alle ditte. E' nato, mi pare, con il principio di distribuire a piùpersone il poco lavoro esistente e per dare un bel taglio al tasso di disoccupazione, ma solo in termini di numeri, per poter paventare a fine anno un tasso minore di disoccupazione nei sondaggi.
Poi non è vero che cosè¬ il lavoro si con/divide con gli altri (fermo restando che è in partenza un principio molto discutibile) perchè ad esempio nelle ditte dove ho avuto modo di lavorare, questa "distribuzione" del lavoro non si fa affatto: il lavoro lo danno piùo meno sempre alle stesse persone, che già  conoscono professionalmente e di cui si fidano, solo che non ci pensano neppure ad un certo punto di fare a tuo favore un'assunzione a tempo indeterminato.
Capisco pure che di lavoro forse adesso non ce ne è neppure tanto, soprattutto per le piccole ditte che non riescono facilmente a vincere gare d'appalto, molto spesso truccate. Almeno così¬ mi è stato raccontato.
Io non sono esperta di queste cose, mi sono laureata da un anno, ma mi è già  abbastanza chiaro quanto sia difficile questo lavoro, che nonostante tutto amo.
E vorrei replicare a questo punto alle parole di Jole Marcuccio. Non è vero che ai giovani di oggi non piace il posto fisso, è impossibile, perchè se non è lavoro fisso altro non può² essere che lavoro precario e il PRECARIATO è una cosa AVVILENTE oltre che DEABILITANTE. Altro non si può² essere che "Bamboccioni" in questo modo, e non credo che una simile situaziuone possa piacere a molti. Quanto meno da un singolo episodo non si può² estrarre una regola. Magari fosse capiatata a me questa proposta, e mi creda Jole come me tantissimi altri si sarebbero ritenuti fortunatissimi. Essendo oramai largamente diffusa, fra noi cosiddetti giovani, una grande sfiducia nel modo del lavoro, qualcuno avrà  pensato che al contratto di apprendistato che Lei offriva non ci sarebbe stato seguito, d'altra parte l'esperienza insegna che non sarebbe una cosa insolita.
E concludo perchè l'ho tirata abbastanza per le lunghe. Condivido totalmente la vostra proposta e sono pronta, anzi non vedo l'ora di poterla sottoscrivere.
Grazie per questo spazio, è confortante potersi esprimere.
  
Spedito da: laura80, Febbraio 4, 2008, 11:59pm; Replica: 22
E aggiungo, mi piacerebbe poterla aiutare nella raccolta firme Adamantio. Mi dia qualche indicazione e mi darಠda fare!
Spedito da: Lullaby, Febbraio 28, 2008, 3:33pm; Replica: 23
Anch'io mi unisco a Laura 80 per l'aiuto su questo fronte, è© un problema di tutti e tutti dovremmo dare una mano. Ma... ci sono novità ?
Un saluto ;)
Spedito da: fel, Marzo 1, 2008, 5:20pm; Replica: 24
Mi aggiungo anch'io!Dove si deve firmare?Sono stanca di questa situazione!Siamo tutti nella stessa barca!!

Aspetto buone notizie... ;)
Spedito da: Adamantio, Maggio 2, 2008, 9:09am; Replica: 25
Cari utenti,
avete fatto raggiungere a questa discussione più di 2000 visite.

Tutto questo interesse, la dedizione e partecipazione dimostrata da molti di voi dovevano essere premiati e così abbiamo deciso, faticosamente, di stilare il testo di una petizione, da inviare successivamente al ministero, e lo abbiamo messo su petition online.

Non è stato facile. Dopo una inziale preparazione ci sono stati una serie di perfezionamenti nati dal confronto tra molte persone.

Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato specialmente gli altri moderatori ma anche tutti voi utenti che come Laura Campetella, Giovanna Farsaci e Valentina Coppetta mi avete spinto a portare a termine questa iniziativa.

Ora la petizione è pronta e perfettamente funzionate. Sta a voi tutti veicolarla e diffonderla tramite i vostri contatti e-mail. Siete voi il mass-media attraverso cui può raggiungere quante più persone possibile. Vi chiedo quindi, se condividete questo testo, di pubblicizzarlo tra i vostri colleghi, tra i vostri compagni di studi, tra i vostri amici e alle istituzioni che conoscete affinche tutti sappiano di questa iniziativa e capiscano quanto sta a cuore agli attuali addetti ai lavori, a quelli futuri e in generale a tutti i cittadini che amano il nostro grande patrimonio culturale.



Il link in cui è disponibile la petizione e in cui potete firmare è questo:
http://www.petitiononline.com/restauro/petition.html

N.B. MI RACCOMANDO DI SPECIFICARE IL VOSTRO NOME E COGNOME le firme sprovviste di questi dati verranno escluse

Grazie a tutti voi.

Spedito da: chiara.m, Maggio 17, 2008, 1:08pm; Replica: 26
scusate, forse è una domanda ovvia e forse è già stato detto.. ma non sono troppo pratica di petizioni perdonatemi!
.. è necessario raggiungere un numero di firme, o c'è un limite di tempo per presentare la petizione?
grazie!
intanto ho sparso la voce anche tra i miei amici non restauratori.. può andare?
ah! e davvero grazie per l'iniziativa! se ne sentiva l'esigenza da tempo, grazie per esservi mossi in prima persona!
Spedito da: Adamantio, Maggio 17, 2008, 9:32pm; Replica: 27
In questo momento non è stato fissato nè limite di tempo nè di firme da raggiungere...

comunque credo che andrà avanti almeno per un anno nel quale spero che riusciremo a superare le 1000 firme.

Raggiunti questi termini si vedrà se continuare nella raccolta o inviare subito la petizione e le firme al Ministero.

Comunque la tua domanda non era ovvia nè già chiesta, ti ringrazio per averla posta.

Per quanto riguarda il passaparola e le firme di "non restauratori", hai fatto assolutamente bene a farlo e invito tutti a fare altrettanto.

Infatti non si tratta di una petizione "di categoria" in quanto interessa la salvaguardia del patrimonio culturale che è di tutti.

Tra i possibili firmatari della petizione (che si possono visionare nella schermata dove si firma http://www.petitiononline.com/restauro/petition-sign.html?) si leggono infatti: restauratori; conservatori; architetti; studenti; amministratori e funzionari del patrimonio storico-culturale; operatori a vario titolo nel campo dei beni culturali; semplici cittadini cui sta a cuore il patrimonio artistico



Spedito da: fel, Maggio 18, 2008, 1:25pm; Replica: 28
Ciao Marco,
Sono felicissima di poter fare qualcosa nel mio piccolo...infondo si tratta del mio futuro.
L'ho detto proprio a tutti e spero avremo presto qualche firma in più!!

GRAZIE!! ;D
Spedito da: laura80, Giugno 14, 2008, 6:44pm; Replica: 29
Vorrei ringraziare Adamantio per aver realizzato questa petizione, equa, necessaria. Grazie.

Oggi ho visto al Tg, Tg3 mi sembra, la manifestazione di protesta degli archeologi che come noi non hanno un contratto nazionale e come noi non rientrano nel novero delle professioni cosiddette "protette". Un'intervistata diceva che un archeologo, nelle condizioni attuali, guadagna come o meno di una badante: 5-6 € all'ora. Anch'io guadagno più o meno quanto guadagna una badante ed ho anche molta responsabilità sul lavoro, lavorando praticamente da sola in cantiere.
Questo tipo di manifestazioni, ragionate e composte coinvolgono e sensibilizzano l'opinione pubblica. Non sarebbe la prima, ma che ne dite di affiancare alla petizione una manifestazione di questo tipo oppure una campagna di sensibilzzazione radiofonica anche per il settore del restauro?
Spedito da: federico.magri, Giugno 19, 2008, 8:43am; Replica: 30
Citato da laura80
Un'intervistata diceva che un archeologo, nelle condizioni attuali, guadagna come o meno di una badante: 5-6 € all'ora.


é la prima volta che rispondo ad un post anche se sono iscritto e vi seguo ormai da un po di mesi. Colgo l'occasione per fare i complimenti!
Attenzione alle interviste televisive:
sono architetto nell'amministrazione pubblica, più precisamente amministrazione provinciale, e mi occupo di edilizia vincolata e restauro: Ho utilizzato un'impresa specializzata per indagini archeologiche che mi ha fatto pagare le seguenti cifre:

Archeologo responsabile  27€/h
OPeratore specializzato   26,44€/h
Disegnatore                   26,44 €/h
Lavaggio e sigillatura reperti 26,44 €/h

Togliamo pure le tasse e consideriamo che i dipendenti dell'impresa guadagnano poco più della metà?!
Mi sembra ben oltre i 5-6€ all'ora esposti nel servizio tv!

Spedito da: Adamantio, Giugno 19, 2008, 7:12pm; Replica: 31
Secondo me comunque non basta dimezzare... non sono un commercialista ma nella mia esperienza di piccolo imprenditore ho cominciato a fare un po' di calcoli...

Se prendiamo ad esempio un dipendente che prende netto 5-6 € all'ora significa che costa lordo 10-12... solo di costo lordo... poi ci sono le spese generali dell'impresa che devono essere distribuite sul costo orario dei professionisti forniti... questi costi comprendono affitto locali, ammortamenti, commercialista, banche (interessi su fidi e mutui), tempi morti come quelli di trasporto, trasferte (pranzi, autostrade, benzina, ecc...), auto aziendali, telefoni, luce, acqua, gas... spese generali di marketing e commerciali, etc...

e vedi che arrivi molto facilmente alle cifre che hai detto e anche più...

poi comunque dipende anche dal tipo di azienda e dai costi da sostenere... alcuni strumenti, certificazioni o strutture possono essere molto onerose da ammortizzare
Spedito da: federico.magri, Giugno 20, 2008, 8:39am; Replica: 32
Neppure io sono commercialista ma solitamente l'utile d'impresa in edilizia è un + 30% circa sulle voci di capitolato. Considerando che i prezziari (quelli della DEI a parte) gia lo prevedono nei prezzi delle lavorazioni ( esattamente varia tra il 20 e il 25%), non penso di essere andato molto lontano. Forse sarebbe poi giusto indagare su quanto il titolare dell'impresa paga i suoi operatori specializzati. Stò però divagando in una materia off topic, quindi concluderò qui, questa piccola divagazione.  ;D

L'idea comunque di muoversi visibilmente come hanno fatto gli archeologi se non fossimo in Italia non sarebbe una brutta idea, ma purtroppo nel nostro paese questo tipo di manifestazioni non fanno molto scalpore nell'opinione pubblica. :(
Sono curioso di sapere che risultati otterrenno gli archeologi.......
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