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Forum Restauro e Conservazione  /  Architettura  /  TINTEGGIATURA ALLA CALCE
Spedito da: luciano64, Dicembre 13, 2006, 9:01pm
Mi piacerebbe aprire un nuovo tema di discussione (ovemai per mia distrazione ne esistesse uno simile, Vi prego di segnalarmelo) inerente le tinteggiature alla calce da realizzarsi su edifici monumentali vincolati in tufo predisposti a INTONACHI alla CALCE PURA IDRAULICA.

Ho predisposto 4 campioni di primarie marche di pittura, di circa 6 mq ciascuno a 6 mt di altezza su facciata pertanto priva di umidità e soleggiata e ventilata quanto basti.

Ne ho scremato nella scelta 2 e me ne rimangono quindi due su cui operare la scelta finale, in quanto le ho fatte stagionare per 1 mese e poi lasciate all'azione dell'acqua battente.

E' incredibile le differenze che esistano per le due campionature, sia al tatto che alla sensazione data dalla luce incidente, nonostante entrambe le ditte fornitrici pubblicizzino le stesse come tinte alla calce.

E' evidente che c'e qualcosa nella chimica che le diversifichi almeno nella struttura.
Non essendo molto ferrato in chimica chiedo, a chiunque possa interessare il tema in oggetto di evidenziarmi quale possano essere parametri di riferimento (tipo Norme UNI o DIN) da utilizzare per classificare i prodotti definiti alla calce.

Vi ringrazio anticipatamente visto le risposte solerti e competenti già  ricevute per miei interventi su temi relativi agli intonachi alla calce.

buon lavoro

Spedito da: admin, Dicembre 13, 2006, 10:57pm; Replica: 1
Cosa riportano le cartelle tecniche ?
Che tipo di pigmenti utilizzano queste pitture, terre o ossidi ?
Spedito da: luciano64, Dicembre 13, 2006, 11:17pm; Replica: 2
grazie per la risposta

dunque

ho selezionato la prima:

CHALIX della SIKKENS
Pittura minerale a base di crema di calce e pigmenti coloranti naturali in pasta.
La pittura è composta da due preparati Chalix (pittura a base di
grassello di calce) e Chalix Color ( Terre naturali predisperse)
- Questi due prodotti devono essere miscelati nel rapporto 10 L di
Chalix e con 6 L di Chalix Color prima della messa in opera.
- La crema di calce impiegata è un idrossido di calcio ricavato dalla
cottura di pietre selezionate, in forni a legna, spento in vasche di
decantazione per almeno 24 mesi.
Il problema è che nelle schede tecniche nn si riesce a trovare altra indicazione che questa!!!

la seconda è:

CALCECOLOR della CIMMINO CALCE
Pittura minerale per esterni ed interni a base di "grassello" di calce, stagionato da 24 a 36 mesi, proveniente da calcare calcico cotto a legna, aggregati carbonatici cristallini micronizzati e selezionati, additivi vegetali naturali e pigmenti coloranti di terre naturali ed ossidi
aggregati carbonatici cristallini micronizzati e selezionati, additivi vegetali naturali e colorato con terre naturali e ossidi.

queli sono i parametri di legge o di raccomandazioni di riferimento da tener presente per l'uso nel campo del restauro dei beni architettonici vincolati

è prevista la possibilità che vi siano contenute quantità di resine????  in che percentuale???

grazie ancora
     

Spedito da: admin, Dicembre 13, 2006, 11:33pm; Replica: 3
Non esiste uno specifico riferimento normativo.

Il problema mi coinvolge da vicino perchè in atto sono consulene di un produttore di intonaci e probabilmente in futuro anche di pitture a calce.

Le 2 descrizioni mi convincono poco (sopparttutto per quanto concerne la cottura a legna, la stagionatura e l'uso degli additivi vegetali) ma non avendo una esperienza diretta nell'utilizzo di questi prodotti non posso esprimere un giudizio.

Il bicomponente SIKKENS è un sistema che consente di distribuire uniformemente i pigmenti nell'impasto finale.

Nutro diverse perplessità, ma sono pronto a ricredermi, sulla durata di queste pitture in assenza di un apporto di resine sintetiche.
Spedito da: giuseppecimmino, Gennaio 2, 2007, 3:17pm; Replica: 4
Gentilissimo Architetto, la vostra richiesta, ci gratifica parecchio, in quanto, gia nel lontano 1996 presupponendo la possibilità di incontrare, tecnici e progettisti che non si fermavano alle apparenze e pronti a ricorrere alla ricerca con tutti i mezzi disponibili per capire, ci avvalemmo dei laboratori dell’Università Federico II di Napoli “Dip.to Ingneria dei Materiali e della Produzione”, e non dei nostri laboratori, per avvallare con dati garantiti, la nostra conoscenza al fine di sottoporVi delle schede tecniche chiare e non di parte.
Ancora oggi siamo l’unica azienda che produce Calce, che ha avuto nei Vs confronti questa forma di rispetto, così elevata.
Potremmo citare tante altre differenze fra noi e tutte quelle industrie di vernici, che per ragioni di mercato, stanno attualmente  producendo prodotti a calce, ma una basta e avanza: noi siamo un Calcificio da centoottant’ anni, e la calce non è una formula di laboratorio, che si può copiare ma è la formula di una tradizione che è nostra da svariati secoli e non è falsificabile.    
Spedito da: admin, Gennaio 3, 2007, 10:33am; Replica: 5
In un precedente messaggio ho affermato:
Testo citato
Le 2 descrizioni mi convincono poco (sopparttutto per quanto concerne la cottura a legna, la stagionatura e l'uso degli additivi vegetali) ma non avendo una esperienza diretta nell'utilizzo di questi prodotti non posso esprimere un giudizio.

Gianluca, visto che queste affermazioni la coinvolgono in merito alla sua attività, mi piacerebbe essere smentito.  
:D
Spedito da: giuseppecimmino, Gennaio 3, 2007, 4:26pm; Replica: 6
Gentilissimo admin, se mi fà la cortesia di inviarmi il suo indirizzo di casa o di ufficio utilizzando la nostra E - Mail, sarò ben lieto di inviarle un campione di "Ossido Di Calcio" o "Calce Viva" cotta a legna, ed un campione di Grassello di Calce stagionata trentasei mesi, giusto per tagliare la testa al toro. Oppure qual'ora Lei si trovasse a Napoli, o ci Venisse a posta, sarei ben felice di mostrarle tutta la fase della cottura, lo spegnimento e stagionatura della nostra calce.
N.B. non mi chiamo Giuseppe e non Gianluca
Spedito da: ROBERTO SANSONETTI, Ottobre 22, 2008, 2:01pm; Replica: 7
Riapro questa discussione specificando che i prodotti a CALCE  dalla SIKKENS utilizzano questo grassello (foto allegate).
La stagionatura va da 24 a 60 mesi.
Le foto parlano da sole.
Vorrei ricordare che a Fasano disponiamo di calcare particolarmente puro (CaCO3 > 98.5%)

DISTINTI SALUTI
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Ottobre 24, 2008, 9:53am; Replica: 8
Salve - intervengo in quanto il tema "vecchia calce" mi attira come il miele per le api -:) Nella mia modesta esperienza in materia (l'argomento è trattato a pag. 196 del mio libro):
- il tempo di stagionatura è estremamente importante perchè permette la formazione di grossi cristalli esagonali di idrossido di calcio, e questi, alla lavorazione manuale rispondono diversamente a seconda della dimensione.
- il forno a legna può essere un vezzo commerciale, ma forse anche di più nella sostanza, gradirei me lo si chiarisse. Il segreto della "tradizione" va bene ma non spiega, c'entra la temperatura finale della cottura? la legna bruciando produce idrossido di sodio, cioè soda, ha influenza ciò, ma solo se la fornace è in produzione continua? ecc.
Peraltro, confesso che la descrizione "aggregati carbonatici cristallini micronizzati e selezionati, additivi vegetali naturali e pigmenti coloranti di terre naturali ed ossidi aggregati carbonatici cristallini micronizzati e selezionati, additivi vegetali naturali" mi lascia tecnicamente molto perplesso (e ignorante).
Spedito da: Adamantio, Ottobre 24, 2008, 1:02pm; Replica: 9
Premetto che non ho ben capito (per mia incapacità) dove siano disponibili le note sulla composizione che cita Edgardo.

In ogni caso intervengo solo per citare alcune delle possibili differenze tra cottura a legna e cottura con combustibili petroliferi:

Innanzitutto bisogna vedere se la fornace è a fuoco diretto oppure si ottiene la cottura in un "contenitore" (una specie di pentola, non necessariamente di metallo, ma comunque uno spazio separato rispetto a quello dove vi è la fiamma).

Nel caso della "pentola" i vantaggi credo che possano essere solo sulle tempistiche e sulle temperature (cottura lenta e graduale - a temperature non troppo elevate) e in effetti niente vieta di usare tempistiche più lunghe e temperature più contenute anche con forni non a legna (usando ad esempio gasolio come combustibile).

Se invece la fornace è a fuoco diretto la questione cambia. I prodotti di combustione del legno possono in generale essere diversi da quelli del gasolio e questo può causare delle vere e proprie differenze.

A parte il pH che come citava Edgardo può essere ulteriormente basificato da impurezze di cenere (a dire il vero soprattutto per la presenza di carbonato di potassio K2CO3 nella cenere più che per il sodio che è comunque contenuto in minor misura e soprattutto nei legni di zone marine), vi è anche un discorso riguardante l'ambiente di cottura che in questo caso può diventare riducente ma con intensità che possono essere diverse nei due casi e contenere una serie di prodotti di combustione che può variare in relazione al combustibile impiegato.

Le conseguenze possono essere complesse e non si ritiene opportuno affrontarle in questa sede
Spedito da: ROBERTO SANSONETTI, Ottobre 25, 2008, 12:01am; Replica: 10
La cottura del calcare (frantumato e vagliato in grosse pezzature 150/350mm ca.) avviene in forni continui a tino verticale,a tiraggio naturale ed a fiamma indiretta. Il combustibile, costituito da residui di legno non trattato sminuzzati, brucia in 4 focolari laterali, al di sopra di una griglia da cui, per caduta si separano le ceneri incombuste. Ciascun focolare comunica con l'interno del tino a mezzo di una apposita apertura (altarini), attraverso cui l’aria calda di combustione, depurata dalle ceneri, viene aspirata in modo completamente naturale (effetto camino ) diffondendosi tra i vuoti del pietrame,riscaldandolo gradatamente fino alle temperature di calcinazione di 900/1000°C (cottura dolce) senza che questo venga in alcun modo sporcato (assenza di ceneri) ed inquinato (il legno non trattato brucia senza sviluppare anidride solforosa).
Le condizioni sopra descritte garantiscono una calce “grassa” di qualità, eccezionalmente bianca e pura,caratterizzata da una struttura della materia costituita da singoli cristalli di ossido di calcio (microcristalli) quindi da elevati valori della porosità, della superficie specifica , nonché della reattività, influenzando positivamente la sua capacità di ritenzione dell'acqua di idratazione e,quindi,la sua resa in grassello (circa 2,5 lt./Kg.di calce in zolle spenta,assorbendo circa 2,4 litri di acqua). Al contrario,nei moderni forni a ventilazione forzata,anche se alimentati a legna (segatura o polverino) la calce si ottiene sempre per cottura “media” (circa 1150°C) o anche “forte” (circa 1300°C) di pietrame di piccola pezzatura che, venendo a contatto con la fiamma diretta meccanicamente aspirata nell'interno della sua massa,si arroventa bruscamente, tendendo a sinterizzarsi, ossia ad essere costituita non più da singoli cristalli di ossido di calcio ma da aggregati compatti degli stessi, tanto più grossolani quanto più spinta è la cottura, determinando una diminuzione della porosità, della superficie specifica e della reattività, il che vuol dire minore capacità di idratazione e, quindi, minore resa in grassello (calci “magre”:resa tra 1,4/1,8 lt/Kg. di CaO spenta,assorbendo da 1,0 a 1,7 litri di acqua).Il contatto diretto del materiale con la fiamma, inoltre, spesso ne compromette la bianchezza e la purezza, non essendo possibile evitare che su di esso si depositino i residui incombusti (ceneri) che,invece,nei nostri forni restano nelle camere di combustione esterne.
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Ottobre 25, 2008, 8:52am; Replica: 11
Bene bene, cominciamo a ragionare, come si dice in Toscana - ringrazio Roberto di Calceviva per il prezioso contributo.
Per quanto riguarda la domanda di Marco: cito un messaggio precedente della descrizione di CALCECOLOR della Cimmino Calce citato da Luciano Raffin: "Pittura minerale per esterni ed interni a base di "grassello" di calce . . . ."
Riassumendo, mi sembra ci siano tre tipi di cottura che danno caratteristiche diverse:
1- la cottura indiretta in "pentola", come dice Marco, cioè a infornate o singoli lotti di una determinata quantità;
2- la cottura diretta a legno in continua, vedi disegno del forno (dell'800 o inizio secolo) che pubblico nel libro (con fumi nel calcare);
3- la cottura semi-diretta a legno in continua come descrive Roberto (senza fumi nel calcare).
Inoltre, in entrambi i casi 2- e 3- è influente il tiraggio, forzato o no.
Quindi sarebbero fattori influenti: a) la pezzatura del calcare che viene cotta; b) la temperatura di cottura; c) gli eventuali fumi di combustione della legna.
A questo punto, una domanda, oltre alla mia precedente riguardo agli additivi micronizzati, vegetali, ecc.
Nella cottura 3- semi-diretta descritta da Roberto, perché la legna? una questione di controllo delle temperatura o di costo?
Grazie
Spedito da: Michele Virgilio, Settembre 28, 2009, 6:32pm; Replica: 12
Vorrei puntualizzare quanto asserisce il collega di Calce Viva Roberto Sansonetti.
E' vero quando dice che " ... venendo a contatto con la fiamma diretta meccanicamente aspirata nell'interno della sua massa, si arroventa bruscamente, tendendo a sinterizzarsi ...", ma la cottura della calce in altiforni a ciclo continuo e a fiamma diretta non sono tutti uguali.
Quelli cui fa cenno Lei sono del tipo Maerz, Cim-ReVerSy, Fercalx dove la combustione avviene a mezzo di travi portabruciatori situate nella parte medio-alta del forno, per cui il calcare appena immesso nel forno trova da subito una temperatura alta (600-700°C).
Esistono, come Lei saprà, altri tipi di altiforno a ciclo continuo tipo Forindus o Italiana forni costitui da da 8 o 12 camerette poste all'incirca a metà del forno, per cui il calcare, man mano che scende dall'ingresso del forno (temperatura di circa 250°C), ha tutto il tempo per preriscaldarsi, giungengo nella zona di cottura che è di circa 1.000-1.100°C.
Nel nostro calcificio a Trapani per la produzione del grassello di calce utilizziamo 2 forni Forindus ad 8 camerette e, per la produzione della calce idrata uno tipo Fercalx con travi portabruciatori.
Le posso assicurare che la resa in grassello della nostra calce è di 34 dm3/10 Kg, corrispondente a 2,8 lt./kg. ;)
Distintamente
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