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Forum Restauro e Conservazione  /  Temi generali  /  Restauro...
Spedito da: samy, Gennaio 30, 2007, 8:09am
secondo voi, che cosa e` il restauro??? :)
Spedito da: admin, Gennaio 30, 2007, 8:45am; Replica: 1
Qualsiasi intervento adatto a tutelare ed a trasmettere integralmente al futuro, senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo, le opere d�interesse storico, artistico ed ambientale.

Stop !
Spedito da: samy, Gennaio 30, 2007, 8:49am; Replica: 2
(clap)(clap)(clap)(clap)

mi e` piaciuto lo "STOP" :)
Spedito da: Hevan, Febbraio 4, 2007, 9:28pm; Replica: 3
LA Definizione di Brandi la so a memoria: si chiama restauro qualsiasi intervento rivolto a rimettere  in atto un prodotto dell'attività umana, quindi avremo il restauro relativo ai prodotti indistriali il cui unico scopo sarà quello di ripristinare la funzionalità e quello relativo alle opere d'arte. Per restauro s'intende il momento metodologico dell'opera d'arte nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità storica ed estetica in vista della sua trasmissione al futuro, inoltre ogni intervento di restauro per risultare leggittimo nn deve presumere il tempo come reversibile ne abolirne la storia.

ehehe ^_^ tra meno di un mese ho l'esame d restauro pittorico..^_^ Brandi ormai è pane quotidiano lo so tutto a memoria..eheheh ^_^'
Spedito da: Giancarlo_Buzzanca (Guest), Febbraio 4, 2007, 11:29pm; Replica: 4
... in altre parole si interviene sulla materia costitutiva dell'opera d'arte.
Su Wikipedia, la bibbia dei nostri giorni, trovo scritto "Viene definito da Cesare Brandi come “il momento metodologico del riconoscimento dell’opera d’arte, nella sua consistenza fisica e nella sua duplice polarità estetica e storica, in vista della trasmissione al futuro”."


Nella sezione Informatica, mi chiedevo, per l'appunto, se restauro virtuale sia un ossimoro ovvero una  giustapposizione di nomi (concetti) tra di loro irriconducibili.
Se c'è qualche spunto ... nella sezione apposita, please.....
Spedito da: Adamantio, Febbraio 5, 2007, 11:51am; Replica: 5
Secondo me non si puòricondurre a una definizione... il concetto è troppo complesso e abbraccia un quantità  di casi troppo elevati.
Interessante la definizione data dal nostro Admin anche se secondo me è un po' furbetta e non calza perfettamente...

dice "trasmettere integralmente al futuro, senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo".... mmmmh mi sembra una contraddizione o comunque non mi sembra compatibile con quello che realmente è il restauro.
Prendiamo ad esempio la pulitura, cancello qualcosa che è, perlomeno, una "traccia di passaggio nel tempo" (nella migliore delle ipotesi)... comunque non trasmetto integralmente al futuro.
E lo stesso discorso vale per il consolidamento... aggiungo qualcosa che cancella il degrado (nella migliore delle ipotesi?) che è comunque anche lui una "traccia di passaggio nel tempo"

Poi comunque ci sono casi singoli che possono violare qualsiasi definizione... il restauro virtuale che ha citato Giancarlo ad esempio, o anche molti casi di restauro del contemporaneo in cui viene richiesto di restaurare "La merda d'artista" di Manzoni (scusate la parola ma il termine è quello) o il fiato dell'artista o le composizioni fatte di materiale deperibile o mille altre cose che non si possono "restaurare" strattamente parlando... c'è poi l'annosa questione del messaggio artistico e del materiale che lo compone... Restaurare un manoscritto significa restaurarne il contenuto o restaurare la carta che lo compone? Verrebbe da rispondere entrambi! Ma a volte non è possibile e per farvi un caso reale e non teorico basta pensare ai cartonnage delle mummie fatti con papiri scritti reciclati. Gli archeologi preferiscono il testo al materiale che compone il cartonnage e smontano e di fatto distruggono i cartonnage (delle mummie di minore importanza) per recuperare il testo... magari qualche vangelo apocrifo o qualche traccia di documenti persi nell'abisso del tempo.
Non dico di condividere la scelta ma è comunque una scelta motivata da principi razionali. Anche un ritocco pittorico, volendo, puòessere inteso a preservare il contenuto del dipinto (l'immagine) e a riproporla in modo da poterla comprendere ma di fatto è assolutamente un aggiunta di qualcosa di estraneo al materiale che costituisce l'oggetto. Famoso e pluricitato anche il caso dei giapponesi e di molte altre culture extraeuropee che intendono il restauro come conservazione puramente del contenuto e pertanto non si fanno alcuno scrupolo a smembrare completamente templi e quant'altro per riproporli, con materiali nuovi, nella loro versione originale...


      SIA BEN CHIARO CHE NON CONDIVIDO QUESTA PRASSI

comunque bisogna anche tenere presente le differenti culture e la loro indipendenza filologica e non possiamo imporre loro il nostro concetto occidentale della questione.
Spedito da: Adamantio, Febbraio 5, 2007, 12:01pm; Replica: 6
In definitiva, comunque, secondo me non si puòdare una definizione di restauro... al più si puòdare una definizione di conservazione che secondo me è la seguente:

conservare è fermare il tempo

(STOP)

che significa che il fine della conservazione è quello di arrestare o quanto meno rallentare le cause del degrado e dell'alterazione per trasmettere un oggetto al futuro nel modo che rimanga il più possibile simile a se stesso. Va da sè che la lenta trasformazione dei materiali è inevitabile ed è in stretta correlazione con il costante aumento dell'entropia dell'universo ed è per questo che perfino Brandi parla di non reversibilità  (lui che ci è per altri versi posì affezionato); quindi di fatto la definizione data non puòche intendersi in un continuo tendere più che in un vero e proprio enunciato.  Dovremmo dire più correttamente che tendiamo alla conservazione invece di dire che conserviamo di fatto.

E' facile intuire l'impossibilità  dell'enunciato appena esposto e che comunque nel caso reale si deve scendere a mille compromessi che riguardano in primo luogo la fruibilità  dell'oggetto, la storia, gli usi e i costumi dei popoli, i motivi che hanno portato alla costruzione dell'oggetto, ecc... oltre all'impossibilità  materiale di giungere a questo obittivo, ovviamente. Ma come molti aspetti credo che la conservazione sia comunque un concetto astratto cui al più si puòtendere ma cui non si puòo non si deve arrivare... e quindi tantovale lasciarlo là¬, nel mondo delle idee, e non cercare di farlo calzare su una realtà  che è comunque troppo complessa per essere racchiusa in una definizione.
Spedito da: annalisa celeste, Aprile 14, 2007, 3:46pm; Replica: 7
Gentili restauratori ed ospiti,

entro nel sito per la prima volta da quando è stato cambiato. :B
Noto che nei vostri scitti ci sono dei nuovi segni a me sconosciuti.
Scusate la mia ignoranza! :-/ Ma non capisco il significato del segno, c'è un motivo specifico di questo nuovo linguaggio?.....perchè posì il testo diventa illeggibile  e poco lineare soprattutto  per chi ha poco tempo a disposizione!....
Chi puòdarmi spiegazioni in merito?

Grazie da Annalisa (stars)
Spedito da: admin, Aprile 15, 2007, 5:04pm; Replica: 8
Nella nuova versione del software è inserita la codifica dei caratteri "charset=UTF-8" compatibile con il liguaggio XHTML.
I messaggi scritti con presedenti codifiche accusano evidenti problemi con le accentate.
I nuovi messaggi appaiono correttamente.

Spedito da: cecilia, Aprile 19, 2007, 4:12pm; Replica: 9
C'è un interessante libriccino curato da Paolo Torsello intitolato "Che cos'è il restauro?", costa circa 10 euro, in cui lui chiede a nove luminari di definire il restauro in una frase. E' interessante e, per chi ha seguito il dibattito sul restauro negli ultimi anni, anche sfizioso. Tra i nove studiosi a confronto ricordo Carbonara, Bellini, Marconi, Dezzi Bardeschi. Consiglio a chi si occupa di restauro architettonico di leggerlo.
Spedito da: Architer, Maggio 1, 2007, 3:40pm; Replica: 10
Fermare il tempo? Adamantio? Ci riesci?
Bè, facci sapere come.
Spedito da: Architer, Maggio 1, 2007, 3:49pm; Replica: 11
Dice giustamente Giancarlo, BRadi-Bibbia docet, il restauro è intervento a rimettere in efficienza, e quindi restituire alla contemporaneità , della fruzione, aggiungerei, un'opera, che nell'essere opera d'arte, trova le ragioni del suo intervento nel riconoscimento di valore, che la collettività  gli attribuisce. E l'intervento su una cosa che abbia avuto un riconoscimento di valore da parte della collettività , non puòessere trattata come qualsiasi opera dell'uomo, ma quale prodotto significativo e specifico di una certa umanità  in un certo luogo e tempo.
Il restauro, quindi, trova le sue ragioni nell'opera stessa, parte dall'opera stessa, quale garanzia di autenticità  dei significati.

sempre Brandi é.
Spedito da: Adamantio, Maggio 1, 2007, 10:31pm; Replica: 12
Citato da Architer
Fermare il tempo? Adamantio? Ci riesci?
Bè, facci sapere come.



Non ci riesco, ed in effetti, come ho cercato di spiegare nel mio messaggio, si tratta di un risultato impossibile da raggiungere. Si puòal più parlare di un continuo tendere a rallentare gli effetti del tempo sul materiale... continuo tendere che portato al limite estremo si trasformerebbe in un arresto teorico delle conseguenze dello scorrere del tempo. Ribadisco che si tratta solo di un'approccio teorico che nella pratica è impossibile da raggiungere.

Tuttavia nella pratica possiamo operare scelte atte a limitare gli effetti dell'invecchiamento e quindi, per estensione, a rallentare gli effetti del tempo. Scegliere un'adeguata illuminazione per un disegno, evitare il ruscellamento di acqua su una facciata, conservare i manufatti in ambienti con adeguati e costanti tassi di umidità  e temperetura, o addirittura in assenza di ossigeno, ecc.

Ovviamente questo discorso vale solo se si parla di conservare... restaurare è un'altra cosa...
Spedito da: Architer, Giugno 11, 2007, 9:54pm; Replica: 13
Il discorso sarebbe lunghissimo sull'idea di 'conservazione estrema' e sull'idea di restauro, laddove la prima, si pensa o si limita quasi alla cristallizzazione dello status quo della meteria e della forma ad un certo tempo della storia, e laddove la seconda definizione, invece, potrebbe coinvolgere, il tema della rifunzionalizzazione, con i necessari sacrifici dell'adeguamento all'oggi di qualunque fabbrica storica e quindi coinvolgere il tema della selezione ed eventuale sacrificio dell'esistente.
La conservazione pura, ossia, del mantenimento totale di un'opera storica con tutti i significati e le stratificazioni che finora ha trasportato nel tempo, è operazione, forse solo limitata alle sole opere d'arte, e non di architettura, laddove l'architettura, pretendo una funzione, e laddove non possa essere, quella originaria, richieda, per essere reimmessa in un circuito 'vitale', una sua necessaria, seppur sempre minima, trasformazione.
Non esistono regole, Esiste avere una metodologia d'approccio che tuteli al massimo i significati trasportati dalla storia, ma che a volte, rende necessaria una selezione dei segni, utile a renderla nuovamente 'viva'.
Spedito da: eadg, Giugno 11, 2007, 11:02pm; Replica: 14
Ma il sig. samir owais in questo dibattito stà  solo ad ascoltare? Bella domanda! quando le domande di 3 parole suscitano tante e lunghe risposte sono molto belle.
... vorrei solo chiedere soprattutto a chi dice di voler fermare il tempo (il sempre preparatissimo dott. marco nicola) come mai allora se il fine (o almeno il tentativo) del restauro è questo spesso capita che opere vecchie di secoli, ammalorate ma con grande fascino dopo il 1° restauro perdono parte del loro originale fascino e iniziano a richiedere restauri successivi ad intervalli ravvicinati che prima di allora non avevano mai richiesto? saluti
Spedito da: Adamantio, Giugno 12, 2007, 6:20pm; Replica: 15
Come già  espresso più sopra, mi sono limitato a definire ciò che per me è la conservazione e non il restauro.
Quanto enunciato richiederebbe una definizione e distinzione dei termini restauro e conservazione che purtroppo risulta già  di per se difficoltosa in quanto per taluni si tratta di sinonimi per altri si tratta di termini con significato opposto  e per altri ancora ancora differenti sono i significati dei due termini.

In quanto espresso nelle repliche precedenti mi riferivo a conservazione con un accezione che traduce l'inglese preservation (che suonerebbe malissimo in un italianizzazione con un vocabolo come preservazione).

Insomma io credo che preservare un oggetto sia prassi più facilmente sottomissibile ad una regola che il restaurare lo stesso. Pur riconoscendo comunque che anche la definizione che ho sopra provocatoriamente dato ha i suoi limiti e ne ha molti.

Alla luce di quanto ho espresso nelle repliche precedenti resta comunque insoluto dal mio punto di vista il questito iniziale... ovvero cosa sia il restauro e credo che il problema della sua definizione risieda anche nella vastità  e diversità  degli oggetti del restauro che hanno per loro natura bisogno di essere trattati con regole differenti secondo il caso. Mi sembra molto difficile riuscire ad esprimere una regola univoca che si possa applicare a dipinti, architetture, reperti archeologici o addirittura paleontologici, o magari installazioni di artisti contemporanei o disegni o scritti, o un auto d'epoca, o un film..., è davvero troppo vasto secondo me il campo d'azione di questi termini per poterne dare una definizione unica e sempre valida...
Spedito da: admin, Giugno 13, 2007, 8:53am; Replica: 16
Tuttavia è posì.
Nel restauro (inteso come qualsiasi intervento adatto a tutelare ed a trasmettere integralmente al futuro, senza cancellarne le tracce del passaggio nel tempo, le opere d'interesse storico, artistico ed ambientale.) è lecito agire con unità  metodologiche univoche.
L'analisi "storico-critica" sulle corrette modalità  d'intervento si avvia dall'assunto che si restaura esclusivamente la materia dell'opera d'arte (solo in questa fase quindi intervengono tecniche differenti in relazione alla diversa materia).
Con l'analisi "storico-critica", tuttavia, si affrontano temi specifici relativi alla conservazione dell'immaggine ed alla sua eventule reintegrazione.
Ed è in questo ambito che in passato si è discusso sulle differenti interpretazioni dei termini restauro e conservazione.
La definizione che ho riportato precedentemente porta al superamento delle vecchie interpretazioni.

Marco,
questo è un campo minato e per la sua corretta interpretazione occorrono specifiche conoscenze.
Chi non si è occupato di queste cose, purtroppo, deve accettarle come i Teoremi della geometria.
E' posì.
Purtroppo non è possibile la sintesi di almeno un secolo di scritti, dibattiti ed altro.
Spedito da: samy, Dicembre 8, 2007, 12:16pm; Replica: 17
Citato da eadg
Ma il sig. samir owais in questo dibattito stà  solo ad ascoltare? Bella domanda! quando le domande di 3 parole suscitano tante e lunghe risposte sono molto belle...


hai raggione e chiedo scusa, ma per un lungo periodo di tempo non ho avuto accesso ad un collegamento internet per vari motivi. ora cerco di leggere tutto quello che mi sono perso e aggiornarmi sui temi del forum :)

ciao
Spedito da: laura80, Febbraio 10, 2008, 4:23pm; Replica: 18
A mio avviso c'è una netta differenza tra la conservazione e il restauro.
Il restauro dovrebbe essere sempre evitato in favore della conservazione, intesa come manutenzione, consapevole ed ovviamente rispettosa dell'opera d'arte, costante e soprattutto preventiva.
Con il restauro si interviene quando il danno si è già  verificato sull'opera, con la conservazione invece, e sempre in linea teorica, i danni si prevengono.
Coservazione in questo senso, ed io personalmente non ne vedo altri, diviene sinonimo di prevenzione.

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