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Forum Restauro e Conservazione  /  Architettura  /  Capriate metalliche nel recupero architettonico
Spedito da: 123 (Guest), Aprile 12, 2007, 8:29pm
Salve,
ho presentato alla soprintendenza di competenza, il progetto esecutivo per il recupero di un complesso di origine settecentesca (un ex convento) che prevede il rifacimento delle coperture, andate completamente perse nel corso degli anni. Le luci da coprire sono considerevoli, anche 14 m. La proposta progettuale ha previsto l'uso di capriate metalliche e la scelta è stata dettata da diverse considerazioni:
1. Reversibilità
2. Leggerezza della struttura
3. Caratteristiche tecniche e tecnologiche e rispondenza alla normativa antisismica
4. Strutture non a vista
5. Costi

Il parere della soprintendenza è stato negativo, motivato con l'incompatibilità della soluzione tecnologica adottata, capriate metalliche, con l'edificio in oggetto (struttura in muratura portante "a sacco"), mentre si presume che le vogliano in legno.
Ora, premesso che tutti qui (e vorrei rivolgermi al soprintendente) hanno studiato e continuano a studiare e applicare la teoria e la pratica del restauro moderno e contemporaneo, dal Brandi in poi, mi chiedo se sia corretto l'ostracismo praticato aprioristicamente su alcune scelte tecnologiche. E' chiaro che ogni caso è a se stante e va valutato come tale, ma ho l'impressione che spesso vengano dati pareri in maniera un pò preconcetta, con molta teoria e poca conoscenza della pratica.
Tralasciando queste considerazioni personali, vorrei chiedervi se poteste segnalarmi qualche caso noto che faccia "giurisprudenza" ove siano state impiegate capriate metalliche in contesti storici per i rifacimenti delle coperture.
Saranno bene accette tutte le considerazioni a favore/sfavore dell'una o dell'altra ipotesi progettuale.
Grazie in anticipo!
Stefano Cib
Spedito da: cecilia, Aprile 12, 2007, 9:08pm; Replica: 1
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Spedito da: enrico, Aprile 13, 2007, 11:54am; Replica: 2
Mi viene in mente la copertura della Manica Nuova del Castello di Rivoli progettata da Andrea Bruno,  anche se rilevo una contraddizione. Se riteniamo che ogni caso debba essere valutato singolarmente senza pre-figurare delle soluzioni per tipologie, allora perchè dovremmo ricercare degli esempi di realizzazioni da impiegare per avvalorare la nostra tesi alla maniera delle sentenze in ambito giuridico?
In secondo luogo, premettendo che non intendo criticare né il tuo progetto che non conosco né il parere della soprintendenza, mi pare corretto sostenere che la contemporaneità di un intervento non sia strettamente legata al materiale impiegato quanto al linguaggio compositivo, sia in termini architettonici che di tecnica delle costruzioni, della soluzione proposta. Penso si possano fare delle capriate leggere e reversibili anche in legno massiccio, con magari qualche concessione alla tecnologia contemporanea, che poi è roba dell'ottocento, negli apparecchi d'appoggio e nelle cerniere interne. Mi pare in sostanza che abbia maggiore influenza sulla contemporaneità dell'intervento la concezione strutturale, lo schema statico, rispetto alla scelta tecnologica.
con rispetto
enrico perassi
Spedito da: 123 (Guest), Aprile 13, 2007, 2:12pm; Replica: 3
Mi viene in mente la copertura della Manica Nuova del Castello di Rivoli progettata da Andrea Bruno,  anche se rilevo una contraddizione. Se riteniamo che ogni caso debba essere valutato singolarmente senza pre-figurare delle soluzioni per tipologie, allora perchè dovremmo ricercare degli esempi di realizzazioni da impiegare per avvalorare la nostra tesi alla maniera delle sentenze in ambito giuridico?

la ricerca di esempi è proprio finalizzata alla dimostrazione che l'uso di capriate metalliche non è da scartare a priori come ritengo sia accaduto nel mio caso, conoscendo sia chi ha emesso il parere sia alcune vicende che riguardano lo stesso funzionario che in più di una occassione ha usato due pesi e due misure specie quando si è trattato di "rapporti di parentela"...è una sistuazione abbastanza delicata che in questa sede non è il caso approfondire. Chiaramente, non mi sento un perseguitato tanto che fino ad oggi ho condotto senza problemi altri restauri di rilievo senza incontrare mai problemi di sorta. Alla luce di questa esperienza e di alcuni fatti accaduti, mi è sembrato che questo parere fosse un tantino preconcetto...

In secondo luogo, premettendo che non intendo criticare né il tuo progetto che non conosco né il parere della soprintendenza, mi pare corretto sostenere che la contemporaneità di un intervento non sia strettamente legata al materiale impiegato quanto al linguaggio compositivo, sia in termini architettonici che di tecnica delle costruzioni, della soluzione proposta. Penso si possano fare delle capriate leggere e reversibili anche in legno massiccio, con magari qualche concessione alla tecnologia contemporanea, che poi è roba dell'ottocento, negli apparecchi d'appoggio e ...

Condivido questa osservazione, anche se purtroppo, non sempre si può agire come meglio si potrebbe e vorrebbe. Mi spiego, il complesso in questione rischia da un momento all'altro il crollo e quindi la perdita definitiva del bene stesso. Siamo riusciti ad ottenere un finanziamento Regionale (PIS) il cui importo però non ci permette soluzioni particolarmente elaborate. Ora, posti davanti al problema se e come salvare l'immobile, la scelta è ricaduta sull'utilizzo delle capriate metalliche che, tecnicamente e tecnologicamente assolverebbero egregiamente al loro compito, considerando anche che non sarebbero mai a vista (come del resto lo erano le precedenti strutture prima del crollo). In sostanza bisogna spesso fare i conti con le tasche e trovare soluzioni che soddisfino un pò tutte le esigenze e in questo caso anche le emergenze.

Accetto e apprezzo tutti i commenti e i suggerimenti che gli utenti del forum vorranno esprimere...del resto dico sempre che il confronto e la condivisione sono il pane quotidiano del nostro lavoro...
;)
Spedito da: Architer, Aprile 26, 2007, 10:48pm; Replica: 4
Perché non pensare anche ad una struttura in legno lamellare? Più leggera delle travi metalliche? Ed egualmente efficiente?
Spedito da: enrico, Aprile 27, 2007, 1:23pm; Replica: 5
Cosa ne pensate invece delle strutture in legno massiccio armate con calastrelli e tiranti, dalla semplice trave armata, agli schemi delle capriate tipo Polonceau? Mi pare coniughino bene l'impiego del legname massiccio, che non deve essere obbligatoriamente di abete o di larice, come invece avviene con il lamellare, con la riduzione delle sezioni degli elementi tesi o presso inflessi dell'acciaio. Posto che sono molto piacevoli da disegnare non vi paiono tecnicamente interessanti?
enrico perassi
Spedito da: 123 (Guest), Aprile 27, 2007, 4:11pm; Replica: 6
Concordo con quest'ultimo suggerimento anche perche' una delle obiezioni mosse era appunto quella della tecnica costruttiva non compatibile con quella della storia dell'edifcio. Io personalmente sono molto scettico su questa valutazione, ma se dovessi fare buon viso a cattivo gioco quest'ultima mi pare possa mediare le esigenze...non so quelle economiche ma vedremo. Da questo punto di vista l'opzione legno lamellare credo possa essere equiparata a quella delle travi metalliche.
Grazie a tutti!
Spedito da: enrico, Aprile 30, 2007, 8:54am; Replica: 7
per quanto attiene l'aspetto economico non credo che una polonceau sia particolarmente più costosa di una capriata in lamellare. Infatti il legno massiccio di larice o di castagno, a parità di Momento resistente, rispetto al lamellare non portano a costi molto diversi. Le catene in acciaio sono enormemente più economiche rispetto a quelle in legno, con il vantaggio di inserirvi obbligatoriamente un manicotto tenditore con il quale mettere in reale trazione la catena. Per quanto attiene i contraffissi personalmente mi trovo molto bene con tubi della stessa sezione di quelli da ponteggio, i pollice e 1/2 se non ricordo male, in testa ai quali infilo da una parte il piedino regolabile dei ponteggi con una piastra per avvitarli alla trave in legno, e dall'altra saldo una testa per l'ancoraggio dei tre tiranti. Il vantaggio del piedino regolabile del ponteggio è che consente di estendere la lunghezza del contraffisso e portarlo così in compressione facendo lavorare l'intero sistema. L'unica cosa che richiede molto ferro e molto lavoro è la cerniera in testa ai puntoni. Un po' meno ne richiede l'apparecchio d'appoggio che però, soprattutto in zona sismica richede molto cura nella posa. Non che questo sistema sia una novità però con pochi soldi si realizzano reticolari molto resistenti e che certamente si distinguono per reverdibilità rispetto ad altri sistemi. Infatti anche nel consolidamento tutto sommato funzionano. Un vantaggio certo è che rispetto alla struttura completamente in legno, sia in lamellare o in legno massiccio, con l'interposizione di elementi compressi e tesi in acciaio, potendo determinare con appositi strumenti la tensione delle catene, noto com'è lo schema statico si può in qualsiasi momento conoscere la reale condizione tensionale dei puntoni in legno, cosa che in un'ottica manutentiva non è certo male.
Buon primo maggio a tutti gli utenti del forum
un saluto
enrico perassi
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