Print Topic - Archive

Forum Restauro e Conservazione  /  Restauro ligneo  /  Finitura canterani XVII secolo
Spedito da: ammon, Luglio 26, 2007, 6:45am
Ciao a tutti, sono una new entry. :B

Ho una mia attività di restauro e un mio cliente mi ha dato da restaurare una coppia di canterani seicenteschi lombardo-veneti intarsiati molto importanti. Ho un dubbio: la finitura, secondo voi va fatta a gommalacca o a cera? E in caso di finitura a gommalacca devono essere tirati a 'specchio' o no?

Grazie ;)
Spedito da: admin, Luglio 26, 2007, 10:14am; Replica: 1
Trasferisco il messaggio in una sezione più idonea.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Luglio 26, 2007, 10:19pm; Replica: 2
Le prime importazioni regolari di gommalacca in Europa non si sono avute prima del 1830. Prima di allora la gommalacca era merce rarissima e molto costosa, ed in linea di massima non veniva usata per stoppinature, ma in liuteria come vernice filmante unita ad altre resine ed oli.
Penso sarebbe un anacronismo usare la stoppinatura con tale resina su mobili seicenteschi, anche se l'intarsio richiede una finitura piuttosto lucida.
pierpaolomasoni
Spedito da: ammon, Luglio 27, 2007, 6:48am; Replica: 3
Grazie Pierpaolo.
Quindi mi consiglieresti di finirli a cera? Oppure gentilmente hai altre idee da darmi?

Grazie mille per lacollaborazione.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Luglio 27, 2007, 5:37pm; Replica: 4
In questo forum ho già parlato a lungo delle olioresine che venivano usate massicciamente dai falegnami e non vorrei annoiare ripetendomi; penso sia possibile ripescare i vecchi interventi.
Comunque userei appunto una di queste vernici come fondo per la cera (io mi trovo bene con il linfoil della Geal, ma ve ne sono altre altrettanto buone).
Di solito si tratta di olio di lino cotto, magari con un 10% di olio di thung, una resina naturale e un pizzico di ossido di cobalto che serve per aumentarne l'essicatività. E' un trattamento idrorepellente e consolidante, e, di solito, da un effetto bagnato. Dopodichè interverrei con una cera, e qua ci si può sbizzarrire: se vuoi un lucido molto accentuato puoi addirittura usare una cera da stoppinatura.
buon divertimento
pierpaolomasoni
Spedito da: Adamantio, Luglio 27, 2007, 6:37pm; Replica: 5
Scusa se intervengo, Pierpaolo;
ammiro la tua preparazione che mi pare per alcuni versi enciclopedica, tuttavia non mi è chiaro in questo contesto perchè sarebbe meglio usare, da un punto di vista meramente filologico, oli contenenti l'olio di thung al posto della gommalacca.
Nella replica precedente dici che la gommalacca va evitata perchè disponibile in occidente solo dal 1830. Che io sappia l'olio di Thung arriva solo nel XX secolo in occidente, quindi non capisco come questo possa essere da preferirsi secondo il tuo ragionamento... pur riconoscendo che l'olio di thung ha delle bellissime e desiderabili qualità.

In ogni caso, personalmente, ho un concetto che credo sia un po' diverso dal tuo riguardo l'impiego dei materiali storici. Secondo me è giusto applicarli in alcune circostanze ma non mi sento per nulla fondamentalista dello storico e del naturale e pertanto, dal mio punto di vista, sono applicabili sia l'olio di tung che la gommalacca. Non credo che l'intento del restauro sia la mera ricostruzione o la riproposizione con le tecniche e i materiali storici; prassi che peraltro potrebbe venir interpretata come intento falsificatorio di far credere che ciò che non è integro in realtà lo sia per buona pace di chi vende e acquista.
Ritengo che il restauro debba essere comunque riconoscibile, sempre e comunque nel rispetto dell'esteticità e degli altri valori intrinseci dell'oggetto del restauro.
E se per meglio conservare e restaurare un oggetto, per garantire ad esempio proprietà come la reversibilità e la durabilità, devo impiegare materiali nuovi allora che ben vengano.
Spedito da: eadg, Luglio 27, 2007, 10:02pm; Replica: 6
ho apprezzato estremamente (senza assolutamente ironia) gli ultimi interventi (masoni-nicola), condivisibili entrambi anche se opposti, di pacata e intelligente riflessione.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Luglio 27, 2007, 10:24pm; Replica: 7
Sono pienamente daccordo; è per questo che reputo filologicamente non importante che un'olioresina contenga alcune sostanze che non possono essere fatte risalire ad un uso "storico". Il fatto è che presso i nostri restauratori di materiali lignei è invalso un uso sistematico e, mi si permetta, spesso insulso della gommalacca, quando le olioresine, anche se modificate ed adeguate a certe esigenze (che possono essere di costi o di continuità qualitative, o altre..), danno senza dubbio migliori risultati sia estetici, sia tecnici, sia di attinenza storica. Mi pare di capire che la finitura del legno sia una di quelle operazioni che si preferisce far rientrate in quella che si potrebbe definire "manutenzione", e che per questo il suo aspetto filologico sia trascurato nonostante le grandi differenze estetiche che comporta. Non si cade nella falsificazione attenendosi a certe tecniche o certi canoni estetici. Ben venga una cornice fatta con la sponderuola piuttosto che a macchina: ricorderà le ondulazioni e la rifrazione della luce dell'originale anche se non sarà in patina.  L'attenersi a materiali e tecniche storiche non comporta necessariamente una falsificazione.
pierpaolomasoni
Spedito da: ammon, Luglio 30, 2007, 6:47am; Replica: 8
Grazie a tutti.
Se posso trarre le mie conclusioni, direi che alla fine bisogna dare più risalto al risultato estetico, indipendentemente dalla tecnica (consona) che si decide di usare.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Luglio 31, 2007, 7:37am; Replica: 9
In questo caso prenderesti i famosi due piccioni con una fava:l'effetto estetico è senzaltro migliore (quello conferito dalle olioresine rispetto a quello della gommalacca), ed useresti una tecnica più vicina a quella originale.
Mi pare che l'unico dubbio possibile dovrebbe essere il grado di lucentezza finale.
In quanto ai dubbi sollevati da Marco, non credo che si riterrebbe una falsificazione eseguire un rigatino su un affresco con calce anzichè con acrilico; direi che la gommalacca equivale all'acrilico, anche come concezione a livello tecnico.
pierpaolomasoni
Spedito da: Adamantio, Luglio 31, 2007, 12:41pm; Replica: 10
In ogni caso, Pierpaolo, non volevo entrare nel merito di quale sia la migliore tecnica da applicare (in quanto la gommalaccca potrebbe essere non desiderabile per mille motivi). Quello che mi domandavo nasceva da un puro desiderio di coerenza filologica in quanto avevi espresso un concetto di non applicabilità della gommalacca per motivi storici.
Con i contributi successivi hai comunque dettagliato più esplicitamente la questione. Ti ringrazio per aver preso parte e risposto ai quesiti sollevati.
Spedito da: charlyjazz, Agosto 7, 2007, 10:46am; Replica: 11
Ciao io credo che purtroppo il restauro di un mobile oltre a guardare tutti gli aspetti tecnici guarda anche al vile denaro, dovremmo quindi apliccare una tecnica di lucidatura
che veda anche dei tempi ragionevoli; la lucidatura come si effettuava in tempi antichi
richiedeva tempi lunghissimi dovuti al bisogno di lasciare il tempo che si doveva per una parziale asciugatura dell'olio che veniva steso.
Purtroppo tu invece questo tempo non c'è l'hai!!!
Una soluzione potrebbe essere quella di stendere una base di gommalacca
molto diluita (quasi invisibile) e poi stendere un velo di cera sopra, io per i canterani o mobili di quell'epoca mi sono preparato della cera comune a cui ho aggiunto dalla cera
d'api (quella vera in blocchi) sciogliendole assieme per avere una crema piu grassa.
In questo modo la finitura non e invasiva e avrai accontentato te ed il cliente.
Ciao tutto il resto sono chiacchere che ti porteranno a chiudere bottega,

Buon lavoro
Carlo
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 7, 2007, 8:54pm; Replica: 12
Riassumendo: se vogliamo addentare un tozzo di pane dobbiamo affidarci alla mediocrità.
No, Carlo, non sono d’accordo. Penso piuttosto che se vogliamo mettere qualcosa dentro il pane dobbiamo elevarci dalla mediocrità.
Il procedimento che proponi è quello seguito dalla maggior parte dei restauratori perché reputato più veloce (e su ciò ho i miei dubbi perché vi sono dei tempi tecnici lunghi, ma tempi di lavorazione effettivi forse più brevi), ma è senz’altro tecnicamente scadente, poiché la gommalacca data a pennello perde tutte le sue proprietà positive.
Gli oli, ed in particolare l’olio di lino cotto, nel passato venivano addizionati, durante la cottura, a calce, per velocizzarne l’essicazione; dal ‘700 in poi vengono usati sali metallici, in particolare, oggi, di cobalto.
Vi sono vernici olioresinose che essicano “fuoripolvere”nel giro di due ore. Ed un fondo di questo genere è velocissimo da dare. E’ idrorepellente –la gommalacca a pennello no-, impregna il legno e lo consolida, non è filmante, tonalizza egregiamente, e potrei continuare… Non per niente queste vernici sono state usate da sempre (erano presenti nella civiltà ittita, in quella egizia…), soppiantate nell’ottocento da una mentalità imposta dai nuovi concetti industriali che sovvertivano concetti validi da sempre e che ora ci si sta rendendo conto essere dannosi per i materiali. Ma qui il discorso diventerebbe troppo lungo per questa sede.
Queste “chiacchiere” mi hanno portato non a chiudere bottega, ma piuttosto ad elevare il livello del mio lavoro, e vorrei che questo accadesse al restauro ligneo in genere.
Tipi di lucidatura prima dell’800 ve ne erano molti, con resine e oli e con emulsioni cerose date addirittura con la tecnica dello stoppino. Non so a che tipo di lucidatura tu alluda, così lunga da realizzare!!!
pierpaolomasoni
Spedito da: charlyjazz, Agosto 8, 2007, 9:31am; Replica: 13
Ciao, ho provato con vari oli e il risultato e sempre che dovro aspettare molto tempo
per avere una sua parziale asciugatura; non riesco a fare una finitura a cera su dell'olio
perche i due mi vanno in contrasto con il risultato che nella maggior parte dei casi
dopo qualche mese il mobile comincia a sudare olio.
Penso che quel tipo di "Lucidatura" sia buona perchè non mi altera la possibile patina
ed è sopratutto molto reversibile.
Teniamo anche conto del fatto che la maggior parte dei canterani che abbiamo oggi
hanno gia ricevuto piu di una volta questo tipo di trattamento.
In verità non sono proprio solo venale ma ci credo in questo tipo di trattamento.
Se mi dai qualche nome di vernice come dici tu olioresinosa la proverò!!
Ciao
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 8, 2007, 5:32pm; Replica: 14
I risultati scadenti che hai ottenuto sono dovuti a più fattori. L’olio di per se stesso non è una vernice. Per dare un’idea sommaria descriverò le operazioni fondamentali atte a renderlo tale.
In primo luogo va cotto (e già qua vi sono varie modalità a seconda dei risultati che si vogliono ottenere), poi gli si deve aggiungere una resina che serve per caratterizzarlo nel risultato finale (durezza, lucentezza, ecc…), ciò si ottiene mediante la pirogenazione della resina, che consiste nel portare quest’ultima ad una temperatura leggermente superiore a quella di fusione. A questo punto si può aggiungere l’essicativo e successivamente il diluente che darà la giusta fluidità.
Si tratta di operazioni che, se svolte in modo artigianale, possono risultare pericolose, complesse ed imprecise. Pensa che l’ossido di cobalto che si usa comunemente è nella proporzione del due per mille. Si può ottenere la giusta dose soltanto con grandi quantità di prodotto. E’ per questi motivi che anche in passato queste vernici venivano comprate già confezionate, e, magari, solo modificate dall’artigiano (nasce da ciò il mito dei grandi segreti…). Per esempio, ad una vernice del genere si può aggiungere senza difficoltà della cera, o una resina. Se voglio renderla più dura e translucida posso sciogliere dell’ambra in un po’ d’alcol e aggiungerla alla vernice: in questo modo, senza pirogenazione, la resina perderà un po’ delle sue qualità, ma il risultato sarà comunque soddisfacente. Al contrario, posso modificare certe qualità della cera aggiungendovi un po’ di questa vernice; per esempio se devo incerare infissi esposti alle intemperie.
Questa vernice è di tipo impregnante, deve essere assorbita dal legno, e le eccedenze vanno asportate; va data in più riprese successive a distanza di almeno un giorno. Teoricamente due mani, ma io in casi particolari ripeto l’operazione anche tre o quattro volte. Non va assolutamente confusa con le vernici filmanti, anch’esse presenti nel passato (su molti testi vengono citate come “vernici grasse” o “vernici a solvente”) che erano molto più cariche di resina o ottenute con standolio e venivano usate soprattutto come protezione di infissi ed in liuteria.
Io mi sono abituato al Linfoil della Geal, non perché sia la migliore (non credo si possa fare una classifica del genere), è versatile e nel tempo ho imparato a conoscerne pregi e difetti ed a comportarmi di conseguenza. Altre vernici del genere vengono prodotte da parecchie ditte: Durga, New Chemical Prevention, ecc…
Altro capitolo è la verniciatura a stoppino, che si può ottenere con modalità e prodotti svariati, ma non vorrei annoiare.
pierpaolomasoni

Spedito da: charlyjazz, Agosto 9, 2007, 10:50am; Replica: 15
Tu parli bene ma ho guardato la scheda tecnica del prodotto che mi dicevi,
mi si e accaponata la pelle  :o mi vengono i brividi al solo pensiero di dare dell'impregnante ad un canterano del 600!!!
Se c''è una cosa che richiedo ai restauri che faccio e che per prima cosa sia
tutto reversibile, voglio quando sarò vecchio poter rimettere le mani su quel mobile
e riportarlo di nuovo al suo antico splendore senza trovarci sopra cose strane.
Sarà anche sbagliato dare ad un mobile del 600 una vernice creata nel 700 ma
con un pò di alcool la levo via o con mille altre cose senza mai intaccare
il legno.
Magari con il tempo mi ricrederò
Per il momento io spero tu sia un rappresentante della Geal e non un restauratore.
Ciao
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 9, 2007, 4:55pm; Replica: 16
Caro Carlo, non sono un rappresentante della Geal; puoi visitare il mio sito (ahimè non aggiornato da anni).  Ho solo detto che io uso quella vernice anziché altre simili perché mi ci sono abituato, ne conosco pregi e difetti ed ho imparato a destreggiarmici. Diciamo che la tua è stata una battuta infelice e passiamo ad obiezioni più serie. Reversibilità: da anni si discute intorno a questo argomento e si è sentito di tutto. Penso di non aggiungere niente di nuovo affermando che la maggior parte degli interventi e dei prodotti usati nel campo della conservazione non siano reversibili o lo siano parzialmente. Non conosco la tua età, ma è certo che la finitura che proponi sarà da rifare molto tempo prima della tua vecchiaia. Per eliminarla si dovrà intervenire con prodotti chimici, come dici, che sono più o meno aggressivi nei confronti del legno (e basta con la favoletta che basta un po’ d’alcol per togliere la gommalacca! Questa resina una volta catalizzata resiste all’alcol piuttosto bene), senza contare che nel frattempo questo povero legno avrà sofferto per gli squilibri causati da una alterata traspirazione ed esteticamente non avrà dato il meglio di se.
La vernice che ho proposto (confesso di non aver approfondito i motivi chimico-fisici) tende col tempo ad esaurirsi, nel senso che tende a sparire, come se venisse consumata per dissoluzione (è uno dei difetti del Linfoil, che in questo caso sembrerebbe un pregio), e, comunque, se si volesse eliminarla basterebbe intervenire con un batuffolo imbevuto di etilmetilchetone (anch’esso è un alcol). Il problema imprescindibile è concettuale:  è giusto usare una vernice filmante su un mobile risalente ad un’epoca nella quale si usavano verniciature di tipo impregnante?
Va aggiunto che essendo gli oli, presenti in questi tipi di vernici, cotti, la loro penetrazione nel legno è minima: la cottura causa un inizio di polimerizzazione, per cui le molecole perdono gran parte del loro potere penetrante, quindi la loro eventuale eliminazione non può rappresentare un problema. Ultimo appunto: l’olio di lino è un ottimo consolidante, e ciò per un legno del ‘600, magari lastronato, non è una controindicazione.
Pierpaolomasoni
P.S. non ho capito cosa, nella scheda tecnica del linfoil, ti abbia causato i brividi.
Spedito da: charlyjazz, Agosto 10, 2007, 1:56pm; Replica: 17
Ciao, ti chiedo scusa sono stato sgarbato con te senza conoscerti!!!
Non ti so dire esattamente cosa non vada in quel tipo di finitura ma solo l'idea di
un impregante mi sconvolge, preferisco lavorare sempre sulla superficie qualsiasi cosa debba fare.
Ho 38 anni ed e ormai da 20 che restauro, mi sono sempre informato
nelle varie fiere e altro per trovare nuovi prodotti ma non ho mai visto
niente che mi attirasse in modo particolare per le finiture.
Da quando ho cominciato a lavorare con mio padre ad ora ho cambiato di molto
sia tecnica che prodotti e sono arrivato a credere che per il momento qwuelo
che faccio deve essere sopra al mobile in modo tale da poter cambiare idea
quando voglio.
Comunque proverò anche questa vernice e poi ci risentiremo, preparati però
perche se non la troverò adeguata(sado) e poi(spara).
Ciao
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 10, 2007, 3:56pm; Replica: 18
Mi pare di capire che è l’idea dell’impregnante che ti fa inorridire, ma forse non mi sono spiegato bene. Quando si parla di impregnanti siamo portati a pensare a quelli a basso residuo secco; per intenderci, quelli che in colorificio ci rifilano quando chiediamo un impregnante: prodotti sintetici con una minima quantità di resina (sintetica). Le olioresine si possono definire “impregnanti ad alto residuo secco”; sono, cioè, con una carica di resina molto superiore, e con poco potere di penetrazione, a meno che non siano costruite su una base di olio crudo. Vanno usate come fossero impregnanti perché non devono filmare, dal momento che gli oli essiccando per ossidazione, creerebbero una pellicola superficiale che non permetterebbe l’essicazione del residuo sottostante.
Se preferisci si può dire che vanno applicati come la rolla o i coloranti ad acqua: in abbondanza, e, ad assorbimento completato, spazzolati o trattati in modo da eliminare le eccedenze.
In effetti anche in questo modo si crea un film, ma ha uno spessore ben diverso da quello creato dalla gommalacca (che avrebbe fatto inorridire gli ebanisti del ‘600). E’ paragonabile a quello della cera e non può staccarsi, come invece può capitare a quello della gommalacca, soprattutto se data a pennello. Uno dei grandi problemi dell’artigianato è dato dal fatto che, giocoforza, l’operatore che impara una tecnica è portato a specializzarsi in essa e trascurare le altre. Una ricerca finalizzata ai materiali non deve partire da quelli offerti dal mercato, ma deve essere soprattutto storica. Bisogna capire quale era l’approccio del falegname nei confronti del legno per capire che caratteristiche erano richieste ai materiali di finitura. Dalla metà dell’800 le concezioni auree della falegnameria (come quelle dell’edilizia) sono state stravolte, ed il povero artigiano si è trovato ad imparare tecniche nuove pensando che siano più economiche e, quel che è peggio, antiche. Consolati, è capitato anche a me.
pierpaolomasoni
Spedito da: 134 (Guest), Agosto 18, 2007, 6:08pm; Replica: 19
io non sono d'accordo, con Paolo Masoni , ne con Marco Nicola, ne con l'accondiscendenza di Edoardo Rosaz , quanto riguarda il significato della parola restauro, e la verniciatura.
Il sifgnificato della parola Restauro, è questo" Riportare l'oggetto nella sua forma originaria, in tutte le sue parti, quindi anche nella verniciatura, se no è falsificazione e si cade nella superficialità, e nella speculazione del fare presto, tanto l'importante è che sia appetibile con un po di lucido o di opaco, e costa poco, con meno tempo di esecuzione, e  per giungere ad un fine, si usano anche prodotti che non si conosce la composizione, ma che vengono classificati come prodotti della bioediliza, ma non per il restauro, ne si conoscono gl'elementi di composizione ne la provenienza.
Il restauratore, per rispondere ad Antonio Maniscalchi, ha sempre cercato i prodotti, lui stesso, per la preparazione delle vernici, , non si è mai affidato ad altri,l' esperienza insegna al restauratore la differenza tra buono e cattivo. La preparazione della vernice non ha solo il mero punto della verniciatura, ma anche come antitarlo, consevante dalla situazione atmosferica, l'elesticita assieme al movimento del legno, la bellezza della verniciatura, sia ad oleoresine di cui fa parte anche la gomma lacca esendo una resina di origine animale .
Questo risultato, lo si ottiene con la conoscenza attraverso lo studio delle resine naturali, lo studio degli oli vegetali e gli olii essenziali per poter avere la massima qualità nella preparazione delle vernici che si usavano nel 500 600 700 800 primi novecento, e ancora fino ad arrivare agli egiziani, che usavano già le resine naturali  olii essenziali . E' importante conoscere il prodotto che si usa, dalla coltivazione alla estrazione alla conservazione , per poter avere una idea del prodotto che si usa, l'importanza della polimerizzazione e ossidazione , le temperature, fattori importanti per la perfetta conservazione delle droghe. La forza delle resine naturali, sta nella perfetta conservazione degli  olii essenziali che sono componenti  fondameentali delle resine naturalii.Le resine naturali si modificano se non vengono conservate bene o estratte bene, e di conseguenza il risultato finale della verniciatura  è diverso, e ce ne sarebbe ancora da dire.
E' importante che ci sia una ricerca storica del tipo di verniciatura dell'epoca del manufatto
l'importanza che ha il restauratore nel preparare la vernice attraverso la ricerca storica e attraverso le prove delle varie droghe che usa, è fondamentale per poter fare bene il restauro, L'esperienza prepara il restauratore a fare bene con professionalita il suo lavoro, nel dare al cliente l'opera restaurata , non falsificata,  o adattata, per un mero finale che luccica o opacizza, solo perchè il ckiente non è un esperto.
La fiducia è importante, nel dare al cliente la verità cercata ai massimi livelli. Io non posso dire ho fatto una verniciatura su di uno stallo del settecento con oleoresina, è una risposta superficiale non idonea ad un restauratore.
Il restauratore deve dare professionalità, ed essere preparato sui prodotti che usa, e quindi il contatto  che avrà col  suo cliente, soddisferà con  spiegazioni idonee i materiale e altro, che viene usato , al fine di fare partecipe il cliente  del mobile che ha fatto restaurare, e del costo che ha sostenuto per la conservazione storica del manufatto, essendo il manufatto un capitale.
E' importante insegnare a coloro che cercano  le risposte giuste,   dare risposte giuste, se no si tende a declinare nel risparmio dei prodotti, per stare nel prezzo, il che non fa parte del restauratore.
Anche il sacrificio è importante non solo il guadagno.
L'istruzione è fondamentale per coloro che si inoltrano nei meandri del restauro, ed è giusto che devono essere guidati, nel giusto sentiero, affinchè possano assaporare la bellezza del restauro nella sua perfezione, al fine di fare un buon lavoro, e avere gioia, assieme al cliente.
Io dico sempre che i salami buoni sono finiti, ho fatto molte ricerche,  e solo coloro che sanno cosa vuol dire una buona fetta di salame o prosciutto, sanno la moltitudine di conoscenza che c'è dietro al raggiungimento della fetta di salame buono. Così è per il buon restauro di un mobile, solo coloro che sanno preparare tutte le parti sanno cosa avranno, e la gioia che avranno al termine dell'opera.

Roberto camurri
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 19, 2007, 4:21pm; Replica: 20
Caro Roberto, metti troppa carne al fuoco per poter dare una risposta sintetica come richiesto da un forum, e tocchi argomenti anche molto importanti sui quali ci si accapiglia da tempo e ci si continuerà ad accapigliare.
Tu dici che per restauro, se ho ben capito, si deve intendere:”riportare l’Oggetto nella sua forma originaria in tutte le sue parti…….”.  Come fanno i carrozzieri quando porti loro un’automobile sinistrata! Confesso che nella mia presunzione ero convinto di operare in modo più complesso.
  Il restauro moderno si è gradualmente allontanato dal concetto di ripristino ( e di conseguenza da quello di rifacimento) per avvicinarsi a quello di conservazione (avrai notato che questo forum nella sua denominazione cita quest’ultimo vocabolo). Dal punto di vista della conservazione il restauro come lo intendi tu naviga nella falsificazione. Non voglio fare della polemica, voglio soltanto mettere in risalto quanto sia vago il confine con la falsificazione, confine che si supera facilmente quando per restauro si intende “ripristino”. FALSIFICARE: imitare dolosamente (dizionario Garzanti).In quanto alle vernici “che vengono classificate come prodotti della bioedilizia”, il fatto è che la bioedilizia ha rispolverato prodotti e concezioni legate al passato, e di questi prodotti si conosce benissimo la composizione, basta leggere schede tecniche e di sicurezza.
  Sono fermamente convinto che il falegname del passato, non poteva confezionare da sé le vernici. Non posso credere che un falegname del ‘500, solitamente analfabeta, potesse cercare resine importate da paesi lontani, la cui catalogazione è ancor oggi aleatoria, i cui prezzi erano elevati e la qualità incerta ed incostante, e potesse poi, nella sua bottega, mettersi al lavoro con crogioli e provette (rischiando di andare a fuoco) per cuocere l’olio, far fondere le resine e mescolare il tutto (a circa 150 gradi), aggiungere poi un 2 per mille di sali metallici, ecc… No, non ce lo vedo proprio. E’ come dire che il laccatore si preparava la biacca da solo. Le vernici sono sempre state preparate da ditte specializzate, ditte che potevano importare le materie prime in quantità industriali, quindi a prezzi competitivi e di qualità controllata e costante. E’ storicamente accertato che le repubbliche marinare avevano il monopolio delle vernici, con una fortissima concorrenza da parte degli olandesi, proprio perché in possesso di navi mercantili e di grandi capitali.
Il nostro povero falegname acquistava le vernici già confezionate e magari faceva qualche piccola aggiunta per ottenere risultati personalizzati (e potersi vantare dei propri grandi segreti).
Gli unici artigiani del settore ligneo che abbia riscontrato avere una certa cultura sulle vernici sono i liutai. Vi sono lettere di liutai risalenti al 5-600 che dimostrano come anche questi artigiani comprassero le vernici già confezionate. Esattamente come oggi. E come oggi, anche in passato era difficile avere materie prime con la certezza della provenienza e della qualità. La difficoltà dell’interpretazione delle ricette antiche è appunto data dalla aleatorietà dei termini. Ancora oggi per olio di thung si intendono almeno cinque oli molto diversi fra loro; e che dire per esempio dell’ambra? Quella che veniva estratta sull’Appennino Toscano era ben diversa da quella che arrivava dal nord Europa, o da quelle africane (Zanzibar, Mozambico, Loango….). Difficilmente si può risalire alla definizione chimica della verniciatura di un mobile del ‘500, sia per la quasi totale scomparsa della vernice, del rifacimento della stessa negli anni o dal sovrapporsi di cere da manutenzione, sia per i costi comportati dalle analisi. Quindi non mi resta altro che stabilire le caratteristiche che tale vernice doveva avere (se filmante o impregnante, grassa o resinosa…) ed agire di conseguenza, tenendo presente che difficilmente l’artigiano cinquecentesco conosceva la composizione della vernice, ma soltanto le sue caratteristiche finali. Insomma, mi comporto esattamente come quel povero artigiano. Che poi nella mia vernice vi sia elemi o sandracca, non vedo bene quale sia l’importanza. Se voglio un aspetto più lucido, posso apportare qualche modifica, magari aggiungendo un po’ di benzoino, oppure scegliendo una cera molto lucida…
L’importante è non liftare il mobile, la mia deve essere un’azione volta alla conservazione interpretando e rispettando le concezioni tecniche che hanno permesso la creazione e la sopravvivenza nei secoli del mobile stesso. Non so se le mie risposte siano giuste, anzi, non credo che vi siano risposte giuste o sbagliate, forse non vi sono nemmeno risposte, ma soltanto considerazioni che possono essere del mio tempo o anacronistiche.
pierpaolomasoni

Spedito da: 134 (Guest), Agosto 19, 2007, 7:33pm; Replica: 21
Io ho guardato la scheda tecnica del linfoil e ti dico che è superficiale, non ti dice quali sono i componenti,  se non che dice " oli vegetali, resine, cere dure, mi sembra poco. Per lucro ci sono sempre state falsificazioni, anche nel 1500, e anche prima, per questo che ti dico che i falegnami si facevano le vernici, che poi il produrle non richiede tutto questo complessone di alchimia, le conoscenze erano tramandate, i buoni falegnami, e nel 1500 c'erano, si comperavano le materie prime e si producevano le vernici, usavano l'olio di lino crudo , oppure olio di noce,ecc... ,
I falegnami non erano necessariamente scrittori, per fare un mobile , mica lo fai con la penna, ( non voglio con questo mio parlare essere scortese, ma solo pratico),si usava la tramandazione visiva, la conoscenza empirica, da maestro all'allievo, per fare i colori usavano la natura , e le estrazioni dai vegetali, e l'utilizzo delle resine che conoscevano gia. Con la tua descrizione , mi proietti in mondo buio, ignorante, ma non è così.I liutai come i falegnami avevano la loro arte e segreti, come quello di stradivari
Il restauro,quello moderno, come tu dici ha travisato il suo significato,  e così anche la bio edilizia è falsa, le schede tecniche non te le danno sono dei segreti, se metti mano ad una scheda tecnica ti ritrovi un film di dati chimici di cui l'industria ci sguazza, non esiste più il bio-logico, è anchessa una parola travisata per comodità di tempi di esecuzione,e speculazione ( spero di sbagliarmi?).
Chi è che si prende la briga di costruirsi le miscele di olii vegetali miscelate a cere e a solventi, o utilizzare miscele di  balsami  da dare su di un mobile come antitarlo e verniciatura, perchè un balsamo, non è altro che una resina naturale, di una particolare pianta, non lo fa più nessuno è più comodo comperare cio che non sai, ne sai come è composto, si fa prima.
Un tempo erborista andava a raccogliersi le erbe, oppure quando le comprava, faceva alcune prove, odore, sapore, colore , secchezza, e visitazione empirica della stato del fiore o della parte della pianta che si utilizava come droga per l'utilizzo appropriato.
Ora l'erborista compera tutto, e non fa neanche i normale saggi di reazione contemplati dalla farmacopea, e cosi anche il farmacista, un tempo era diverso, anche lui faceva questi piccoli esami per la classificazione della droga, ora non fa più niente, si fida delle industrie,e tu vedi che disastri succedono ai danni delle persone, e cosi anche nella restauro , il suo significato, si è modificato, adattato, alle industrie che anno in mano tutto, ma non hanno in mano la conscenza della verità , questo tesoro, è ancora in mano a coloro che cercano le cose giuste, e sanno che la parola restauro, significa riportare allo stato di origine in tutte le sue parti, secondo come è stato creato, utilizzando metodi, e tecniche del periodo di realizzazione, anche la composizione della vernice quando se ne conosce la preparazione è giusto farlo, utilizzando prodotti come si usava all'epoca, si possono trovare basta cercare, per la veridicità del restauro , se no è falsificazione.
Tutto si trasforma anche la percentuale di nitrati che devono essere presenti nell'acqua per essere potabile, li hanno modificati o adattati i parametri,  secondo la cee deve essere dello 0,5%, secondo l'italia 35, 40%, perche è talmente inquinata che non possono fare altro che alzare i parametri per far credere alla gente che è potabile.
Così anche per il restauro, si modificano i parametri, e tutto va giù, ed è sempre restauro.
Con questo voglio dirti che c'è soddisfazione nel preparare le vernici , e la possibilità di raccontarle ai clienti, è ancora più bello,  si puo vivere, si trasporta il cliente nelle tecniche di lavorazione del periodo del mobile , con relative tecniche della preparazione delle vernici,ad olio, a cera a gommalacca ecc...ed il cliente ne è più partecipe e capisce anche di più sulle difficoltà del restauro, e se ne fa una culturae, una giustificazione del costo.
Alla fine del tuo intervento leggo che sei un conservatore del mobile nella sua identità, ma la fedelta della realizazione, anche nei minimi particolari, è importante, il lambrusco di rolo in provincia di reggio Emilia è diverso dal lambrusco di sorbara, provincia di modena, ma sono due lambrusche ma non posso vendere quello di rolo per quello di sorbara, è una questione di fedeltà e precisione .

Ciao PierPaolo,spero che l'amministratore del forum gli venga l'idea di  fare unincontro in un bel posto, per assaporare qualche buon piatto fatto ad arte, per fare due chiacchere, per stare in compagnia.

Roberto camurri

Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 20, 2007, 5:02pm; Replica: 22
Un seminario l’ho organizzata a maggio in una splendida cascina fortificata nella quale aveva alloggiato Carlo Magno la sera prima di suonarle al povero Desiderio. E’ un peccato che non sia venuto: avremmo potuto scazzottarci allegramente di fronte a due bottiglie di Lambrusco (scommetto che non andiamo d’accordo nemmeno su quello: io preferisco quello di Sorbara). Comunque, ne ho in programma altri: tu porti il lambrusco, io il salame.
Spedito da: 134 (Guest), Agosto 20, 2007, 10:52pm; Replica: 23
Aspetto il tuo invito, cordiali saluti
Roberto camurri
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Agosto 25, 2007, 8:22am; Replica: 24
Rileggendo l’intervento di Roberto, ho pensato che sarebbe bene sfatare un altro di quei miti che lo esaltano (e non soltanto lui); mi si accuserà di cattiveria, ma trovo fuorviante lasciarsi cullare da false credenze. La storia dell’artigianato è costellata di segreti di Pulcinella che tolgono lucidità e spesso fuorviano la ricerca.
Stradivari e le sue vernici. Ho discusso a lungo con liutai, alcuni dei quali avevano avuto modo di esaminare strumenti di questo grande maestro. Le conclusioni che ho unanimemente sentito sono che il suo grande segreto non era nella vernice, che anzi mi si dice essere di qualità mediocre, ma nella scelta accuratissima dei materiali e nella costruzione che ha raggiunto una precisione eguagliata soltanto dal Guarnieri, i cui strumenti sono stati preferiti da Paganini, giudicati superiori perché dotati di maggior sonorità –non dimentichiamoci che allora non vi erano amplificatori o altoparlanti-. Gli strumenti realizzati dal figlio Francesco, con la sua assistenza, sono di qualità nettamente inferiore, pur avendo gli stessi legni e le stesse vernici. Secondo alcuni studi l’alto pregio di questi strumenti è anche da attribuire alla piccola era glaciale dalla quale si stava uscendo, che permise la crescita soltanto degli alberi più sani, con anelli proporzionati fra loro. Abeti così perfetti non sono più disponibili.
Spedito da: 134 (Guest), Settembre 4, 2007, 1:33am; Replica: 25
Stradivari non aveva segreti, ma una conoscenza tramandata del suo maestro, conoscenza che lui ha trasformato attraverso la passione per la musica, la ricerca del suono che lui desiderava ottenere, e questo attraverso la cernita delle piante, compresa la verniciatura per la calibrazione del suono, perchè la vernice ha molti pregi, sul suono, per renderlo più morbido o più acuto, non c'è ne vuole tanta, è necessario conoscere i prodotti.
Non ci sono segreti di bottega , ma una conoscenza che si acquisisce, con la ricerca, per raggiungere un fine, una perfezione.
Spedito da: chermes, Dicembre 18, 2007, 10:31pm; Replica: 26
ciao a tutti, anch'io sono d'accordo che non si può valutare solo il lato economico...
se facciamo così è meglio lasciar perdere subito...ma questo metodo 'universale di dare la gommalacca sotto la cera lo trovo limitato, e non di bell'effetto.
la gommalacca comunque dona sempre quel colore dorato non sempre auspicabile.
io per i mobili del settecento uso un impregnante della durga a base di olii, abbastanza diluito. poi una volta asciugato vado giù di pomice e cera col tampone per chiudere il
poro, dopo alcuni giorni uso uno stoppino pulito con pochissimo alcool.
vi assicuro che il risultato è eccezionale...bisogna esercitarsi sulle quantità dei vari elementi, non è facilissima come soluzione, ma io adoro il risultato!
sembra velluto al tatto, e visivamente ha una interessante rifrazione della luce.
Spedito da: pierpaolomasoni (Guest), Dicembre 18, 2007, 10:53pm; Replica: 27
Complimenti, sei arrivata ad usare la vernice (si tratta di un'olioresina: fondamentalmente è la vernice più antica) pressapoco come veniva usata nell'antichità. Da anni insegno ai restauratori tecniche simili.
Mi fa molto piacere sapere che qualcun'altro ci sia arrivato.
pierpaolomasoni
Spedito da: chermes, Dicembre 19, 2007, 9:26am; Replica: 28
bhè...anche a me...a volte quando lo spiego a qualche collega...con enfasi...mi guarda con sospetto, e poco interesse.! :'(
anche nel restauro come in tutto il resto ci sono sensibilità differenti, diversi modi di approcciarsi e di percepire il lavoro finito, come lo dimostra anche il dibattito acceso scaturito sulle pagine precedenti.
a me piace scambiare esperienze, e soprattutto condividerle attivamente con chi vede in questo lavoro qualcosa che va oltre il semplice 'riparare o riportare alle origini' un manufatto. ;D

Spedito da: 134 (Guest), Gennaio 25, 2008, 12:06am; Replica: 29
Salute Pierpaolomasoni, ho parlato con il rappresentante, di Firenze, delle Geal  che è stato molto gentile nel darmi spiegazioni di carattere tecnico-commerciale, ( ti conosce ) i prodotti che la Geal usa per i suoi preparati sono purificati attraverso la chimica di sintesi, per ottenere dei prodotti moderni adatti alle esigenze moderne,in fatti sono prodotti per la Bioedilizia, ma che sono comodi e pratici per molti interventi, ma non per un vero restauro.
Tu il mobile lo devi restaurare, cioè lo devi riportare alle sue origini di tecnica di costruzione, utilizzando i prodotti che il periodo del mobile richiede, questo per il vero restauro.
Ora capisco perchè consigli i prodotti della geal, perchè hai perso amore, o forse non te l'hanno insegnato, il tuo ragionamento è un ragionamento da restauratore moderno non da un restauratore,  sono  finiti i restauratori,  è subentrata una nuova categoria di restauratori cioè quelli che non hanno amore per il vero restauro che non ricercano la verità, ( ,non che siano senza amore , ma non hanno maestri che gli insegnano, quindi non gli rimane che, <.. un forse va bene cosi, è meno faticoso e perdo meno tempo>.
Ma un buon olio di noce spremuto a freddo,  ti da una  bella colorazione del legno, è antisettico e antimicotico, previene l'attacco da tarli, che la Geal se lo sogna, o un buon olio di oliva spremuto a freddo di colore verde o giallo, è antisettico e antimicotico, previene l'attacco da tarli, da delle belle tonalità al ciliegio e alla noce di pianura qulla chiara, per preparare una verniciatura a tampone sia a gommalacca che a cera e olio, oppure solo olio di noce , mano dopo mano, un po di alcool , un po di cera, e cosi via... .
Giorno dopo giorno, con pazienza si prepara una verniciatura leggera fine morbida.
Ma quella che ti sto raccontando è una favola, bella, e che ha in se l'arte della sapienza che deriva dalla ricerca del meglio, per ottenere il meglio, ma che oggi non è più possibile, e sai perché, perché hanno perso la strada della conoscenza della verità delle cose, e non sanno più dove trovarla, a meno che un maestro gli insegni la via, ma non con molti libri ma con l'esempio.
Però sono convinto che il novello restauratore deve capire il sacrificio dell'apprendere l'arte, la conoscenza, e che, le associazioni dei restauratori dovrebbero salvare, come si salva un mobile dell'epoca romana, pezzo dopo pezzo, l'arte del restauro.
L'ultima cosa, il fatto che uno sia analfabeta non vuol dire che sia ignorante, la migliore scuola non sono i libri, o saper leggere, ma la pratica con un maestro che ti insegna la conoscenza dell'arte del restauro.
L'arte di fare i salami buoni è finita.
Ciao Pierpaolomasoni

Roberto Camurri





Spedito da: P.Paolo Masoni, Gennaio 25, 2008, 5:38pm; Replica: 30
Tanto per intenderci, i miei primi maestri sono stati un vecchio restauratore umbro, grande falsario ( di quelli che avevano incominciato a bottega a cinque anni – direi piuttosto vicino al tuo modo di pensare e alla tua maestria-) e docenti dell’ICR; come dire la pratica e la teoria. Due visioni diverse, due concetti a volte paralleli, a volte divergenti.
Ciò che mi fa accapponare la pelle nelle tue considerazioni è il pensare che possa esistere “il vero restauro”; le “verità” mi hanno sempre dato i brividi. In nome della verità abbiamo avuto tanti roghi, ed oggi assistiamo al fenomeno terrorismo che si sviluppa in nome di una sua verità.
Le operazioni di restauro sono in primo luogo operazioni culturali, e, come tali, sono passibili di evoluzioni soggette a quelle della società. La tua idea di restauro, per esempio, collide con quella dei principali istituti italiani; ciò non dimostra che sia sbagliata, ma certamente che è ferma a concezioni che erano state espresse nell’ottocento, e poi elaborate, evolute, superate da un’infinità di teorici ed operatori del settore.
Dubito che se ti trovi a lavorare su un mobile del seicento tu possa risalire esattamente ai materiali usati e seguire fedelmente ogni tecnica messa in atto dall’artigiano dell’epoca. Per esempio i tempi non collimano: non puoi dire al cliente che la verniciatura potrai fargliela soltanto a primavera perché la vernice originaria aveva bisogno dei raggi solari per catalizzarsi! Allora puoi usare lampade UV, e ciò corrisponde all’utilizzo di un prodotto purificato attraverso moderni processi chimici. Dubito, poi, che si possa per ogni mobile risalire esattamente alla composizione della verniciatura originaria. Ciò è praticamente impossibile quando ancora ne esistono tracce, figuriamoci quando non esiste più, o quando la manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, ha contribuito a sovrapposizioni secolari. Trovo che l’artigiano italiano, che è dotato di una manualità insuperabile, sia carente nella concettualità. A me, francamente, non importa se la verniciatura originaria fosse a base di olio di noce (dubito nell’olio di oliva perché non siccativo) o di olio di lino o di pomodoro (è stato usato anche quello!!!). Ciò che mi importa è il tipo di vernice ed il concetto con cui questa vernice era stata usata: se in modo impregnante o filmante, con effetto lucido o satinato….. ed in base a ciò mi muovo scegliendo il prodotto che reputo migliore in rapporto alla conservazione dell’Oggetto, in quell’ambiente e per quell’uso. L’inderogabile è che se era stata usata una vernice impregnante, io usi una vernice impregnante, e che questa vernice resista all’aria secca dei nostri appartamenti ecc…  Mi piacerebbe poi leggere una scheda tecnica nella quale si dicesse che i componenti sono stati estratti con metodi artigianali, con risultati discontinui ed incerti, con impurità di vario genere….insomma, tutto ciò che le ditte produttrici di vernici da sempre hanno tentato di evitare ed è stato il terrore dei falegnami. Pensa se la tua gommalacca ti desse risultati diversi da un giorno all’altro!
In quanto all’effetto disinfestante delle mie “moderne vernici” ti assicuro che anche in esse è presente. Semplicemente, queste vernici che venivano già usate in Egitto, Mesopotamia ecc. oggi possono usufruire di componenti più puri, migliori; e poi, è indiscutibile che il vecchio artigiano il più delle volte usava vernici delle quali non conosceva nemmeno lui la composizione.
L’altro giorno parlando col titolare della Geal ebbi a riportargli una frase di Osamu Dazai da Il sole si spegne, che lessi credo nel 1965 e che mi colpì:”il mio cuore è legato al passato, la mia mente è protesa al futuro”. Mi sono sentito dire che sintetizza la filosofia di tale ditta. Penso che parecchie ottime ditte del settore in Italia si muovano su tale principio, che dovrebbe animare anche il restauratore. Sono d’accordo con te se per consolidare un legno fradicio si usa olio di lino come in passato (anziché il paraloid che aborro), ma se questa parte ammalorata deve sopportare sforzi superiori alle sue possibilità perché non affidarsi ad un moderno prodotto di sintesi che gli permetta di sopravvivere? Per esempio una impregnazione con resina epossidica.
Spedito da: P.Paolo Masoni, Gennaio 25, 2008, 5:39pm; Replica: 31
“La pratica con un maestro che ti insegna l’arte del restauro” ti può dare soprattutto maestria in una tecnica. Il restauro richiede qualcosa di più. Per esempio la sensibilità e la cultura che ti permettano di capire il contesto nel quale l’Oggetto è nato e, quindi, il suo senso profondo che tu non puoi ricreare altrimenti cadi nella falsificazione, nel lifting. Un mio cliente ebbe a dirmi che pensava che restaurare un mobile fosse come portare la vettura incidentata dal carrozziere!!!!.
I libri sono utili, per esempio, per capire il modo di vivere, di pensare, di procurarsi i prodotti nei vari nostri passati e luoghi. Solo i libri ti possono dire come era la buona cucina nel 500, e se tentassi di ricreare quelle antiche ricette, lo faresti con la tua mediazione culturale ed i tuoi prodotti moderni: avresti, cioè dei cibi completamente diversi. E questa si chiama falsificazione.
pierpaolomasoni
Spedito da: 134 (Guest), Gennaio 26, 2008, 11:33pm; Replica: 32
la Verità è il fondamento del vero insegnamento, ma è difficile seguirla, se tu vuoi ottenere un frutto buono lo devi cogliere al momento giusto, prima non avresti il frutto nel suo massimo potere, come per la raccolta delle piante officinali, se vuoi il massimo potere devi avere un maestro che ti fa capire il punto di potere, se no il principio attivo perde potere e la droga non puo fare il suo corso nel corpo per dargli energia, perché non è perfetta nella sua catene di energia.
Oggi il restauro conservativo è uno studio attento, attraverso le esperienze che si trovano in forma di testimonianza, nei libri,  e queste
testimonianaze ci aiutano nel mantenere vivo l'arte nei secoli, restauriamo  la storia, la manteniamo viva, i libri ci aiutano ad individuare il carattere dell'epoca del restauro, il pensiero filosofico le metogologie ottenute nelle esperienze tramandate, ma tutte le testimonianze che abbiamo sono proiettate nella ricerca della perfezione  la ricerca della verita delle cose , è la verità che rende l'uomo libero dalla schiavitù dell'ignoranza, e qui apro una parentesi ( se ti ho portato il ragionamento del maestro e che in taluni situazione non servono i libri, non vuol dire che io eluda i libri e che dica che non servono, ma che la tramandazione empirica e fondamentale nella costruzione del carattere del discepolo,  che deve apprendere l'arte del restauro, e che deve apprendere il vero dal falso per la serietà del lavoro, così come ai tempi degli egiziani, fino al 1500, periodo in cui  tu sostieni che erano analfabeti e lo evidenzi , come fosse una carenza nella perfezione dell'arte del restauro, ma non vuol dire niente il fatto che erano analfabeti, erano intelligenti e lavoravano bene.
Molte tecniche di verniciatura sono scritte, altre sono state tramandate di generazione in generazione, verbalmente. E' neccessario fare ricerche per capire, per dare il meglio, a coloro che cercano la verità, che non conoscono.
Ogni qualvolta che si restaura la storia , quindi ogni singolo pezzo del passato, deve essere riportato il più possibile vicino alla sua realta per dare a coloro che cercano il massimo della verità della storia, perché noi restauriamo la storia! Perquesto mi prolungo nella ricerca degli elementi originali da inserire nel restauro, per dare a coloro che non sono del mestiere ma cercano di capire, vien dato loro informazioni il più possibile vicino alla verità è il nostro dovere.
C'è falsificazione nel ricostruire le ricette del 500, se io uso prodotti moderni; ma se io ricerco prodotti con determinate caratteristiche di coltivazione, naturale, secondi i parametri che sono stati  usati  fino al 1970,  nelle campagne, io attraverso la ricerca delle testimonianze nei libri posso ricreare il prodotto e l'ambiente medioevale, e far assaporare il più vicino possibile la realtà della cucina del medioevo, nel contesto filosofico-sociale.
E così è anche per i mobili, io ricostruisco la storia, e gli do il più possibile la verità.
Ciao P. Paolo Masoni

Roberto Camurri
Spedito da: P.Paolo Masoni, Gennaio 27, 2008, 4:31pm; Replica: 33
Mi spiace, non posso seguirti, voli troppo alto. Io sono un umile artigiano che si ferma alla conservazione
di segni che miei simili hanno lasciato, conscio dei miei limiti e con tanti dubbi. Le "verità" te le lascio
volentieri: mi farebbero sentire più limitato di quanto non sia.
pierpaolomasoni
Spedito da: Adamantio, Gennaio 27, 2008, 6:04pm; Replica: 34
mi permetto nuovamente di intervenire per cercare di apportare il mio contributo e un diverso punto di vista.

Roberto, come si evince dai miei precedenti interventi il mio concetto di restauro è molto diverso da quello che tu sostieni essere il "Vero Restauro". Il tuo concetto penso che non tenga conto di decenni di studi e di restauratori, di ricerca e di ragionamenti.

Brandi, Mehra, Baldini, Berger, ecc. e moltissimi altri a diversi livelli non sono solo nomi ma rappresentano concetti specifici di chi con il lavoro di intere vite ha cercato di approfondire molto detagliatamente cosa sia il "Vero Restauro" e ha collaborato con altre persone e non si è limitato a una ricerca personale. Pertanto, se mi permetti, mi dissocio dalla definizione che ne hai dato tu.

In prima istanza, e da un mero punto di vista tecnico, mi viene da domandarti con quale presunzione ritieni che quello che la tua ricerca personale ha stabilito come "il metodo originario" sia davvero assolutamente, al di là di ogni dubbio il metodo originario. Se fra 10 anni ti accorgerai di aver trovato un ingrediente migliore, "più originale" e "naturale", come farai a correggere l'errore nei tuoi precedenti lavori?
Ti rendi conto che nel frattempo avrai solo contribuito a confondere le idee a chi intervenendo dopo di te cercherà di ricostruire la tecnica originaria? Avrai contribuito alla falsità non alla verità del restauro! Chi studierà un oggetto restaurato da te non capirà più se questo o quel materiale c'era già dall'origine o ce lo hai aggiunto tu. Non capirà più se quel materiale era disponibile o è stato inserito in un secondo momento. Se usi invece un materiale chiaramente riconoscibile e certamente di restauro, studiato per sostituire quel materiale originario e avere inoltre altre proprietà desiderabili (come ad esempio migliore reversibilità, minore tendenza ad alterarsi, ecc.) e al contempo riesci a rendere nuovamente percepibile l'oggetto nel suo insieme da un punto di vista estetico e funzionale avrai, secondo me, fatto un miglior servizio a chi ricerca la Vera ricostruzione delle tecniche antiche con strumentazioni e sistemi sempre più sofisticati e basandosi sulle esperienze delle generazioni che ci hanno preceduto.

Ricercare le tecniche originarie è una cosa giusta, direi fondamentale. E' di massima importanza conoscere le tecniche antiche e conoscerle sempre meglio ma se c'è chi continua ad imitarle diventa difficile distinguere ciò che è artefatto e ciò che è originale... ciò che è supposizione da ciò che è certezza.

Nel caso in esame aggiungere ad esempio delle resine terpeniche (resine naturali moderne) su altre resine terpeniche (resine naturali antiche) può provocare delle contaminazioni nei rapporti specifici tra i composti della resina antica. Queste contaminazioni possono rendere impossibile l'identificazione esatta della tipologia di resina storicamente usata.

Questo solo per fare un esempio pratico. Non mi metto nemmeno a discutere della disquisizione teoretica che ci sarebbe dietro.
Spedito da: admin, Gennaio 28, 2008, 4:44pm; Replica: 35
Roberto,
premesso che la mia intenzione non è quella di troncare il tuo discorso e che rispetto profondamente le tue idee, mi trovo costretto ad avvertirti che la tua posizione è un pò datata (fine 800 - inizi 900).

Innanzitutto esaminiamo l'aspetto lessicale:
il termine italiano restauro (inteso letteralmente come ripristino o restaurazione dello stato originario della materia) contrasta con la più ampia visione di conservazione (termine, a livello internazionale, unico ed univoco).
Al fine di correggere le carenze proprie del termine "restauro" è stata coniata l'espressione "restauro conservativo".
L'intento è stato quello di eliminare dal concetto di restauro ogni sottinteso di ripristino lasciando in vita un termine che accusava limiti concettuali immensi.
Sotto l'aspetto operativo l'unico fine del "restauro conservativo" è quello di conservare l'opera d'arte consegnataci dal passato come eredità culturale (cultural heritage) al solo scopo di trasmetterla inalterata alle generazioni future.
Per alterazione s'intende, al di là delle variazioni indotte dal tempo e dall'ambiente, qualsiasi mutazione indotta dall'uomo allo scopo, per esempio, di ripristinarne "l'antico spendore"
Roberto,


Spedito da: 134 (Guest), Gennaio 31, 2008, 1:03am; Replica: 36
Tu dici, P. Paolo Masoni, che io volo troppo in alto, ma puoi misurare l'altezza, quando sai che la dimensione dell'altezza è infininita, tu dove sei?.Dimmi dove è il basso o dove c'è l'alto.
Io credo che la verità mi fa veramente libero, perchè nella verità, c'è la conoscenza, se tu sei una artigiano, se non insegni la verità, cosa insegni?Ogni restauro che viene fatto è arte applicata, perché l'arte cerca sempre la perfezione.
Roberto Camurri


Spedito da: 134 (Guest), Gennaio 31, 2008, 1:38am; Replica: 37
Marco Nicola, ti chiedo scusa se non sono stato chiaro nell'esprimermi, ma da quello che dici, io non ho mai parlato di aggiungere, perché se io utilizzo la stessa tecnica di verniciatura che veniva usata nel 500 con parti di gomma lacca sandracca  e cera e trementina la tecnica di restauro sarà di gommalacca  sandracca cera e trementina e fra dieci anni sarà di Gomma lacca sandracca cera e trementina.Il restauro significa riportare le cose al loro proprio posto, per riportare la bellezza. E'  arte nel restauro storico, per conservare l'arte storica del passato
Quindi i mobili sono tutti stati falsati, perché anno subito nel tempo delle manutenzioni o restaurazioni utilizzando per la verniciatura, parlando di verniciatura, gli stessi prodotti che sono stati usati nella prima creazione del mobile, per conservarne la originalità
La mia ricerca sta nel fatto che la parola restauro signigìfica riportare il mobile nella sua bellezza usando ,le tecniche originarie come si usava nel 400-500-600-700-800-...compresa la verniciatura, parlando di verniciatura, utilizzando gli stessi prodotti di origine.
E' facile identificare il prodotto usato nelle verie epoche, per questo ci sono le documentazioni storiche nei libri che parlano delle tecniche di costruzione, nei vari periodi. Facendo ricerca tramite le testimonianzasi trova il metodo giusto, per conservare l'originalità del pezzo.

Ciao Roberto Camurri
Spedito da: 134 (Guest), Gennaio 31, 2008, 2:23am; Replica: 38
La Manutenzione o restaurazione fa parte del conservare l'originalita del pezzo, pensi che i mobili della reggia del re sole non vengono tuttora restaurati ad arte per mantenerne la sua originalità, o quelli della regina di inghilterra.
C'è una falsa informazione sul significato di conservazione, ora esamino il tuo scritto: tu dici, < il termine italiano restauro (inteso letteralmente come ripristino o restaurazione dello stato originario della materia) contrasta con la più ampia visione di conservazione (termine, a livello internazionale, unico ed univoco), qui c'è la confusione, nell'itimilogia della parola, se io conservo  un mobile nella sua originalita come tu credi, che invece poi la sua originalità quando giunge a noi è stata restaurata chissa quante volte , perché giunga intatta a noi , se non l'avessero restaurata periodicamente , a quest'ora avresti un sacchetto di segatura, quello che voglio dirti che la parola restaurazione e conservativo sfociano in una sola parola restauro che significa conservare il mobile per i posteri al'infinito, utilizzando le stesse tecniche che ha usato l'ebanista nel 500.
La falsificazione sta nel fatto di usare prodotti che non fanno parte della tecnica di costruzione originaria  del mobile. dato che tu parli di conservare l'originalità, Il restauro conservativo deve conservare la sua originalità da consegnare ai posteri, quindi cosa rimane fra 60 anni del mobile di cui ne parli, avrai un mobile scolorito, scollato, traballante, instabile, di verniciatura opaca, cosa rimane ai posteri, un catorcio, ma se io uso le stesse tecniche di restaurazione che hanno usato i restauratori prima di me parlo del 500-600-700-800, io le tramando nella loro bellezza, così che i posteri possono vedere come vedeva il mobiliere del 1500 mentre creava il mobile.
L'arte è la massima espessione che si rivolge verso la perfezione , perche l'arte viene dall'animo dell'uomo, nel cercare di eguagliare, Dio,  quando dico uomo dico maschio e femmina. Se io restauro un'affresco del michelangelo, io lo devo fare ad opera d'arte, cioe utilizzando le stesse tecniche che usava michelangelo quindi ogni restauro che fai, è una opera d'arte, sia su tela che mobili o pietra ecc... .
Ciao Sergio tienè

Roberto Camurri


Spedito da: admin, Gennaio 31, 2008, 2:07pm; Replica: 39
Roberto,
raggiungiamo un accordo ?
Il tuo contributo, sotto l'aspetto squisitamente tecnico-operativo è gradito.

Tuttavia non essendo l'aspetto teorico una tua specifica competenza, ti prego di astenerti dal pubblicare concettualizzazioni estemporanee.
Credimi, sono argomenti "scottanti" che presuppongono specifiche conoscenze.

Devi anche comprendere che il settore del mobile antico (al pari di quello automobilistico di cui sono un appassionato) sfugge, probabilmente per motivi squisitamente commerciali, a certe regole della conservazione.

Un certo genere di discorsi, a mio modesto parere, sono più adatti per un forum di antiquariato.

Grazie
Spedito da: cinnabarin, Febbraio 4, 2008, 3:43pm; Replica: 40
MI trovo ancora una volta a sostenere il concetto secondo il quale, la necessità o meno e la quantità e qualità di una finitura applicata ad un manufatto dipende, oltre ovviamente alle specifiche vicende storiche del'opera in questione, in massima parte dalle metodologie di pulitura che vengono applicate.
e' ovvio che più la pulitura sarà rispettosa meno sarà necessario applicare nuova vernice.
Come prassi consolidata nel restauro ligneo la sverniciatura totale dellle opere comporta la necessità di una finitura imitativa mentre se si prende in considerazione di evitare o di minimizzare l'asportazione di materiali filmogeni originali o non originali, alterati o non alterati, la necessità di un intervento di finitura si sposta verso

- verniciatura localizzata (delle intergrazioni)
- integrazioni delle lacune nella vernice
- trattamenti protettivi generali : minima applicazione di una finitura con scopo puramente protettivo

quet'ultimo all'estero viene praticato con l'onnipresente Paraloid b-72 o b-67
ma sta prendendo piede l'uso di regal rez 1126 o 1094 anche come vernice isolante prima della finitura con altri materiali meno "plastici"  dal punto di vista estetico come cere o resine naturali, ma tenendo  distinta la finitura applicata in fase di restauro dalla finitura che si trova sull'opera al momento dell'arrivo al restauratore che sia essa originale oppure no.
Inoltre mi permetto di segnalare che le finiture quando non originali fanno parte del percorso del manufatto attraverso la storia e non sò se è compito del restauratore il decidere o meno della loro asportazone sistematica. A mio avviso l'asportazione di una finitura seppure palesemente non coeva può essere decisa solo se totalmente alterata ed alterante e se la sua rimozione non rappresenta un pericolo per il'intergità del manufatto. Sono noti casi in cui la vernice non può essere in alcun modo rimossa seppure alterata oppure la sua rimozione rappresenta una scelta difficile.

Forse la questione della pulitura delle opere lignee e dei mobili richiederebbe un post apposito.

su queste tematiche consiglio l'ottimo e monumentale volume di S.Rivers e N.Umney FURNITURE CONSERVATION  Butterwort 2003.

scusate la lungaggine

Spedito da: claudio marziali, Febbraio 17, 2008, 12:07pm; Replica: 41
lasciamo perdere intanto le questioni filosofiche, estremamente interessanti, ma di fatto siamo tecnici e interveniamo (si spera) solo a livello tecnico.
Per quanto riguarda le puliture sarebbe ora che anche i restauratori di manufatti lignei, la smettessero di usare lo sverniciatore commerciale a base di cloruro di metile. a parte che trovare mobili che arrivino integri con le loro finiture del  '500 è quasi impossibile. spesso però conservano ancora tracce di velature autentiche ad esempio riprese ad olio per accentuare le venature che con metodi drastici di pulitura ( sverniciatore e paglietta) vengono completamente cancellati. si auspica l'utilizzo di metodi meno invasivi per la pulitura, gestendola così in modo selettivo.
basta trasferire nella pratica di questo ramo del restauro l'approccio metodologico usato nelle policromie. posso usare al posto dello sverni a ph 4 che poi lo devo lavare perchè altrimenti continua a lavorare, posso invece per rimuovere una vernice a base di gommalacca uso un alcol a diversi gradi ( 92° 96° o assoluto, oppure un metilico) addensato con una cellulosa, ovviamente anche su legno sarebbe meglio  decolorare sempre l'alcool, perchè il suo colore rosso è dato dall'anilina.
insomma le possibilità sono tante ma il punto è che il restauratore del legno deve in qualche modo superare la sua visione solo artigianale, per studiare un pò di più. quindi concordo pienamente con Bestetti e aprirò quanto prima una sezione pulitura, ma anche altre su temi specifici.
Print page generated: Febbraio 22, 2020, 7:14am