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Forum Restauro e Conservazione  /  Temi generali  /  Reversibilità
Spedito da: gianluca verdesca, Novembre 1, 2008, 11:15am
Il concetto di reversibilità, nel campo del restauro e della conservzione, viene affrontato soprattutto da un punto di vista chimico  per valutare quale prodotto sia più idoneo nel trattamento dei paramenti lapidei, in termini di reversibiità.
Vorrei estendere tale concetto per valutare gli interventi di consolidamento e recupero di strutture murarie. In particolare mi chiedo se è possibile definire un abaco degli interventi in funzione del criterio di reversibilità, oppure ciò non è lecito in quanto tale valutazione dipenda dal particolare caso di studio in esame. In alternativa, secondo voi, si può definire un indicatore quantitativo per esprimere il criterio di reversibilità applicato agli interventi di restauro e consolidamento? Se si avete qualche proposta a riguardo, o potete indicarmi qualche libro o pubblicazione che tratta questa tematica?

Vi sarei grato se mi poteste dare una mano per la mia ricerca di tesi.
Vi ringrazio anticipatamente, Gianluca
Spedito da: admin, Novembre 1, 2008, 4:00pm; Replica: 1
Sebbene la reversibilità sia stata inizialmente richiesta ai trattamenti chimici col trascorrere degli anni questo requisito è stato esteso (in maniera poco corretta) a qualsiasi intervento di restauro.
Trovi maggiori dettagli negli atti del convegno ARKOS : Dalla reversibilità alla compatibilità. Nardini Editore

Per gli interventi di consolidamento è più corretto riferirsi al concetto di ritrattabilità. Vedi in proposito la discussione in: http://www.forum-restauro.org/forum/m-1183818200/

E' possibile definire un abaco degli interventi in funzione del criterio di ritrattabilità limitandosi (al posto dell'indicatore quantitativo tipo manuale MER) ad esprimere un giudizio di fattibilità.

Qualcosa di simile puoi trovarla nella tabella "Elementi schematici per il giudizio" allegata alla "Scheda tipo" del Codice di Pratica per Ortygia:
http://www.culturalheritage.net/ortygia/italiano/Tipologia.htm#Lavorazione
Spedito da: gianluca verdesca, Novembre 1, 2008, 5:25pm; Replica: 2
E' possibile, secondo lei, esprimere un giudizio riguardo la reversibilità o ritrattabilità solo con un indicatore ON/OFF, (reversibile/irreversibile), oppure si può definire, per gli interventi di consolidamento, anche una scala di giudizio (molto reversibile, poco reversibile, irreversibile).
Le spiego un pò meglio quello che sono le finalità del mio lavoro di ricerca:l'obiettivo è quello di valutare la sostenibilità di interventi di recupero/consolidamento, comprendendo in tale analisi anche la correttezza tecnica e culturale dell'intervento (quindi reversibilità e compatibilità). Se in quest'ultimo caso posso far riferimento ad uno studio di Offestein sulla "Compatibilità dei materiali", per la reversibilità vorrei costruirmi o un abaco degli interventi in funzione della reversibilità, oppure esprimere un indicatore quantitativo/numerico. Io avevo pensato alla %di materiale rimovibile rispetto al materiale posto in opera (che in un certo qual modo richiama il concetto di ritrattabilità).
Che ne pensa? Ha qualche suggerimento a riguardo?
Spedito da: admin, Novembre 1, 2008, 10:48pm; Replica: 3
La ritrattabilità dovrebbe essere valutata in relazione a 2 caratteristiche fondamentali:
la possibilità di eseguire correnti opere di manutenzione;
la possibilità d'intervenire (minimizzando i danni lla costruzione) al fine di permettere la dismissione, l'eventuale correzione ed eventualmente di permettere la realizzazione di nuovo genere d'intervento.

Potremmo quindi prevedere 2 elementi di giudizio con le relative scale:
1) manutenzione facile - manutenzione laboriosa - manutenzione impossibile
2) dismissione facile (senza apportare danni al manufatto) - dismissione laboriosa (con danni minimi) - dismissione dannosa (con danni ingenti) - dismissione impossibile (come nel caso delle iniezini con miscele leganti)
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