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Forum Restauro e Conservazione  /  Architettura  /  Consolidamento muratura a sacco
Spedito da: 4068 (Guest), Aprile 8, 2009, 12:53pm
Salve a tutti,
ho da poco acquistato un immobile settecentesco e dovrò iniziare i primi lavori di consolidamento delle murature. L'immobile si trova in zona sismica di seconda categoria, presenta tutti gli ambienti voltati e strutture di elevazione con murature a sacco. Proprio queste ultime sembrano essere messe maluccio, (la malta di allettamento si sgretola facilmente) per questo mi consigliano di trattare le murature con iniezioni di malta cementizia a bassa pressione e l'applicazione di rete elettrosaldata opportunamente ancorata con betoncino o comunque malta di cemento.
Pur essendo architetto, ho una conoscenza solo marginale degli interventi di consolidamento sulle strutture storiche, le conoscenze che ho sono quelle accademiche e rispolverate su testi in mio possesso (Rocchi - Cigni). Credete che sia il modo più adeguato di intervenire?

Grazie.
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Aprile 13, 2009, 6:07am; Replica: 1
Salve - il problema non è semplice, specialmente in zona sismica, perché la vecchia malta di calce perde consistenza con il tempo. cioé ne sparisce una percentuale e il muro si indebolisce.
Ti rispondo per quel che ne so io, ma non sono uno strutturista e non dimenticare che ci sono precise Norme anti-sismiche in merito, che sarebbe meglio rispettare come abbiamo visto!
Giuste le iniezioni del sacco con boiacche di consolidamento, ma non a base di cemento che reagisce sempre male con la vecchia calce, come ha dimostrato Coppola. Direi di calce idraulica eventualmente addittivata di resine (epossidiche?).
Per quanto riguarda le pareti, l'intonaco armato che ti hanno proposto (su entrambe i lati, con le reti collegate attraverso il muro) va benissimo, salve le stesse considerazioni di prima per il cemento. Ti consiglio vivamente di rivolgerti a uno strutturista -:)
Spedito da: paco05, Aprile 19, 2009, 3:57pm; Replica: 2
Gentile Architetto,

innanzitutto complimenti per la proprietà.....e se mi permette un consiglio, faccia di tutto per non mortificarla con interventi scorretti tanto di attualità anche su questo sito (purtroppo). le principali problematiche da affrontare sembrano essere 1) il consolidamanto delle murature 2) l'eventuale miglioramento sismico mediante presidi passivi 3) le finiture compatibili (intonaci e pitture). Il concetto assoluto da perseguire nell'intero progetto è quello di escludere assolutamente e categoricamante cemento e ferro..!! proceda; 1) iniezione di boiacca fluida predosata a base di calce e zeolite (pozzolana) per il consolidamanto dei vuoti murari 2) individuazione delle zone da rinforzare e regolarizzazione delle stesse mediante malta fibrorinforzata a base di calce e zeolite (pozzolana) - dimensionamento e calcolo del rinforzo (presidio sismico per miglioramento) da realizzarsi attraverso la posa di nastri in fibra di carbonio da applicare con sistema "wet lay up" mediante adesivi epossidici (per zone limitate non compromette il comportamento igrometrico del sistema murario globale) e relativi ancoraggi profondi circa 30 cm da eseguire nei punti di progetto. 3) procedere per le zone interessate da fenomeni di umidità di risalita con un ciclo deumidificante 1) rimuovere i vecchi intonaci mettendo in vista la muratura; 2) pulire a secco con spazzole di saggina; 3) procedere con un trattamento antisale a base di calce e zeolite (pozzolana) applicato a pennello direttamente sul tufo; 4) applicare con metodo tradizionale uno spessore minimo di 3 cm di intonaco premiscelato a base di calce e zeolite (pozzolana); 5) applicare uno spessore di 3/4 mm di finitura a base di calce e zeolite (pozzolana) con finitura fratazzata fine; 6) tinteggiare con tinteggio a calce o ai silicati di potassio. Per quanto concerne le zone in elevazione esenti da umidità procedere; 1) rimuovere i vecchi intonaci mettendo in vista la muratura; 2) pulire a secco con spazzole di saggina; 3) applicare con metodo tradizionale uno spessore minimo di 3 cm di intonaco premiscelato a base di calce e zeolite (pozzolana); 5) applicare uno spessore di 3/4 mm di finitura a base di calce e zeolite (pozzolana) con finitura fratazzata fine; 6) tinteggiare con tinteggio a calce o ai silicati di potassio.
A disposizione  per chiarimenti ulteriori
paco 05 - consulente restauro architettonico
Spedito da: grigiopellegrino, Febbraio 17, 2010, 7:00pm; Replica: 3
Buonasera
Ho acquistato da qualche mese un immobile di 160 mq su due piani, di circa 80 anni, edificato su roccia su un pendio di ulivi terrazzato a secco, esposto a EST-OVEST, lato EST con un piano interrato.
Si tratta di un edificio in pietra, con una nuova porzione annessa in cemento armato (30 anni).
Mi sto apprestando alle opere di rifacimento del tetto, intonaci esterni ed interni ed eventualmente degli impianti.
L’immobile era abitato ed in buone condizioni a parte segni di umidità in alcuni punti della parte interrata su cui sono stati previsti interventi appositi. Non presenta lesioni o segni di cedimento. Non ci sono nemmeno i fisiologici segni di separazione tra la parte in muratura e quella in cemento, ma questo a dire il vero mi fa nascere il dubbio che quella in muratura si appoggi su quella in cemento che è situata a valle.
Ai vari sopralluoghi effettuati con geometri, ingegneri e architetti prima dell’acquisto, ed anche successivamente, ho avuto sempre come responso che non sono necessari interventi di consolidamento. Come rischio sismico l’edificio si trova a cavallo tra la zona 2 e la zona 3, esattamente a metà delle 4 zone quindi.
Ultimamente, prima di avviare definitivamente i lavori, sto cercando di avere una identificazione più formale dello stato dell’immobile e delle eventuali misure antisismiche necessarie. Le risposte che mi sono state fornite si basano su un criterio un po’ troppo empirico del tipo “se non presenta una crepa in 80 anni vuol dire che è fatto bene”.
Esiste una normativa, o almeno delle linee guida, che classificano un’immobile in base a dei criteri macroscopici e da questi stabiliscono una gamma di possibili interventi di consolidamento ?
Parlo di criteri macroscopici in quanto su edifici vecchi è impossibile reperire certificati relativi a materiali e procedure costruttive adottate.

Grazie in anticipo

Alessandro
Spedito da: admin, Febbraio 19, 2010, 12:02am; Replica: 4
Il problema è abbastanza complesso e non riassumibile in poche righe.

In ogni caso l'assenza di evidenti segnali (stato fessurativo) conforta in merito allo stato di conservazione della costruzione.
Un maggiore conforto può essere fornito dalla storia sismica della zona che potrebbe confermare in positivo il fatto incotrovertibile che l'edificio abbia superato indenne eventi sismici (più o meno numerosi).

Tutto ciò consente una prima valutazione di larga massima.

Per una valutazione più in dettaglio ti consiglio, se riesci a trovarne una copia in qualche biblioteca, di consultare (e se non sei un tecnico di fare consultare) il testo di Antonio Giuffrè "Sicurezza e conservazione dei centri storici, il caso Ortygia" Bari 1993.

Giuffrè suggerisce una corretta lettura delle murature storiche ed affida la resistenza al sisma ad una serie di piccole connessioni e di ancoraggi fra i vari elementi della costruzione.
Molto interessanti le tecniche di collegamento fra le singole travi sia dei solai che delle copertura con le murature.

La corretta esecuzione di queste connessioni, in presenza di eventuali eventi sismici, fa acquisire alla costruzione un requisito fondamentale: la salvaguardare gli abitanti da possibili crolli.
I crolli in genere hanno origine in una prima fase soprattutta a causa dello "sfilamento" delle varie travi dall'ammorsatura delle murature.

Tutto ciò, in ogni caso, và mediato con le asettiche norme sismiche che, se seguite pedissequamente ed in modo acritico, rischiano di sortire più danni che benefici.

Spedito da: grigiopellegrino, Febbraio 25, 2010, 4:43pm; Replica: 5
La ringrazio.
Cerco di procuramri il testo
Saluti
Alessandro
Spedito da: Steel, Dicembre 31, 2010, 4:12pm; Replica: 6
Segnalo che è stato pubblicato da poco il testo che raccoglie molti scritti di Antonino Giuffrè, profondo conoscitore dell'architettura storica. Da essi emerge come sia oportuno rafforzare le murature storiche con tecniche vicine a quelle tradizionali. Il testo è:
Antonino Giuffrè, Leggendo il libro delle antichge scritture, a cura di Caterina F. Carocci e Cesare Tocci, Gangemi, Roma 2010.

Nella stessa ottica il seguente testo, di recente pubblicazione, affronta in modo chiaro e divulgativo aspetti metodologici e operativi su come intervenire sulle strutture storiche:

Giovanni Manieri Elia, Metodo e techiche del restauro architettonico, Carocci, Roma 2010.
Spedito da: Renato Nobili, Gennaio 5, 2011, 9:55am; Replica: 7
Fare l'analisi degli interventi di miglioramento statico e antisismico a mezzo forum è un pochino come farsi togliere un tumore per email per cui non entro nel merito.
Quel tipo di struttura è generalmente abbastanza vulnerabile e le cause di dissesto possono essere molteplici. Ricordo sempre che può accadere che un intervento migliori un aspetto ma ne peggiori altri.
Il mio consiglio è quello di chiamare uno strutturista che sia sia occupato di edifici storici. Lo strutturista dovrà procedere al rilievo della struttura, all'indagine dei quadri fessurativi evidenti o occulti, all'analisi dei carichi (se possibile con l'uso dei martinetti piatti e deformometri millesimali) e alla fine dovrà farsi la sua idea su cosa va bene e cosa deve essere migliorato. Altre analisi potrebbero rivelarsi utili o necessarie se dalle prime analisi che ho descritto non dovessero emergere elementi utili o se gli elementi utili dovessero essere tali da richiedere ulteriori indagini.
Spedito da: Ende_neu, Marzo 29, 2011, 3:10pm; Replica: 8
[quote=1071Giuste le iniezioni del sacco con boiacche di consolidamento, ma non a base di cemento che reagisce sempre male con la vecchia calce, come ha dimostrato Coppola. Direi di calce idraulica eventualmente addittivata di resine (epossidiche?).
Per quanto riguarda le pareti, l'intonaco armato che ti hanno proposto (su entrambe i lati, con le reti collegate attraverso il muro) va benissimo, salve le stesse considerazioni di prima per il cemento. Ti consiglio vivamente di rivolgerti a uno strutturista -:)[/quote]

Buonasera,

Complimenti per lo forum. Sto scrivendo questo primo post dalla Grecia (sono Ing. Civile, laureato dal Politecnico d' Atene con un MSc al restauro e lavoro per il Ministero Greco dei Beni Culturali, alla sezione dei monumenti Bizantini). Spero che non sia cosi' male il mio italiano (e' da tanto tempo che non scrivo o non parlo la lingua).

Entrambi i metodi di consolidamento sono abbastanza buoni e compatibili (sono tantissimi i casi qua in Grecia, di edifici vecchi o tradizionali con muratura a sacco). Per quanto riguarda le iniezioni, il mio consiglio e' di provare a preparare una misciata di iniezione, basata a calce idraulica ma anche a pozzolana (non so se si dice cosi' in Italiano / cosi' chiamiamo quella sostanza che da' alla misciata, le proprieta' idrauliche). Comunque, prima di fare qualsiasi, e' meglio trovare un ing. civile per valutare la resistenza esistente della muratura (sia della malta che di tutta la muratura). E' molto critico il fattore del valore di elasticita' E (non so se lo dico bene) della mischiata d' iniezione che deve essere max. 4 volte piu' grande, da quella della malta eistente della muratura, per poter "dire" che l' intervento sara' di buona compatibilita' ed efficacia.

Ci sono tantissime cose nella bibliografia italiana (quella che preferisco io, e' l' enciclopedia di restauro, "Restauro Architettonico" di Giovanni Carbonara, ed. UTET / un testo piu' tecnico - per me e' praticamente il Libro - e' anche quello di "Dissesti Statici delle Strutture Edilizie" di Sisto Mastrodicasa, ed. HOEPLI).
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