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Forum Restauro e Conservazione  /  Consolidamento supporto  /  Messa in sicurezza dipinto fine’800
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 9, 2012, 11:26pm
Buonasera a tutti, avrei bisogno del vostro aiuto per affrontare il restauro di una tela fine 8-primi’900 (almeno credo, potete aiutarmi anche in questo? l’ho dedotto dalla tipologia di preparazione che sembra industriale su una tela così sottile e rada, inoltre è costituita da bianco di zinco e barite in olio siccativo quindi non può essere di molto precedente).
Come si può vedere dalle immagini la pellicola pittorica è molto sottile, come pure preparazione e supporto (molto rado!), tutto insieme estremamente fragile anche a causa di uno strato di colla proteica applicato  successivamente sul verso in un intervento di recupero: il dipinto era lacerato in più punti e direzioni e quasi per l’intera larghezza ed è stato risanato con toppe (forse di carta, per il momento si vedono solo in transilluminazione) e una foderatura: colla proteica + tessuto fine e fitto (forse cotone). Il problema principale in questo momento sembra essere l’estrema fragilità e la necessità di messa in sicurezza per poter avviare l’intervento che dovrebbe a mio avviso fornirgli un nuovo supporto. Sono perfettamente d’accordo sull’evitare la foderatura, o altri tipi d’intervento se non strettamente necessari, ma in questo caso la situazione mi sembra un po’ troppo compromessa.
Vi spiego brevemente come immagino di procedere (premetto che pellicola pittorica e preparazione sono ad olio quindi credo di poter utilizzare senza problemi i metodi acquosi, per precauzione test compatibilità acqua dem):
-     fermare temporaneamente il colore con ciclododecano,
-     rimuovere cornice e telaio, applicare fasce perimetrali sulla tela da rifodero e tensionare appena su telaio interinale con elastici.
-     Far sublimare il ciclododecano, velinare e sfruttando già in questa fase l’apporto di umidità vedere se le tele si rilassano e si possono appianare alcune deformazioni (in molti casi concidenti su tela da rifodero e tela originale, …in altri punti però i due supporti sono separati!?!) aumentando gradualmente la tensione con gli elastici. Se non fosse sufficiente, apporto di umidità in serra.
-     Dopo avere recuperato la planarità, doppiare la velina o garzare, rimuovere foderatura e toppe (con test e metodi acquosi, soluz tampone, gel, ecc),
-     risanamento del supporto e foderatura a freddo con una tela poliestere molto sottile (dimensioni dipinto 60x90).
Tutte fasi che immagino fattibili, ma dovrò verificarlo passo passo. Purtroppo però non ho mai usato il ciclododecano e non sono sicura che possa andare bene. Inoltre non so che tipo di velinatura applicare; il dipinto non è verniciato e vorrei evitare qualcosa che penetri troppo, pensavo al klucel al 4%, potrebbe andare? Ho usato in passato klucel 2% + aquazol, ma risultava troppo blanda ed ho paura che in questo caso potrebbe compromettere parte dell’intervento. L’ideale sarebbe qualcosa di tenace ma elastico e che si rimuova comunque facilmente.
Non so se ho tralasciato delle informazioni significative ma i quesiti sono davvero tanti ed è meglio che per il momento mi fermi qui e cerchi di procedere per gradi; sarei già contenta di avere delle opinioni su queste mie idee di partenza.
Grazie
Alessandra
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 9, 2012, 11:28pm; Replica: 1
le foto :P
Spedito da: cinnabarin, Marzo 10, 2012, 8:23am; Replica: 2
concordo con la tua datazione anche se il genere di materiali che nomini è noto dall'ultimo quarto del 700 per la Barite, nome comune del solfato di bario, (nominato in letteratura per la prima volta nel 1774...Anche il bianco di zinco, ossido di zinco è un materiale noto dal XVII secolo. Il suo uso come pigmento dovrebbe risalire ad un esperimento 1782  . Le info qui riportate sono tratte da Harley Artists Pigments c 1600-1835.

Venendo alla tua procedura di intervento, per ottenere una velinatura provvisoria forse puoi anche provare il coclododecano....ma Se posso suggerirti un alternativa in caso il ciclododecano non dovesse funzionare, prova a impregnare una carta giapponese di beva (dato a spruzzo su carta giapponese della grammatura che riterrai idonea tensionata su telaio, e applcazione del beva a spruzzo, deve fare "la lana"  su un lato. poi applichi con calore moderato per non fare penetrare. si rimuove bagnando con white spirit.

per l'appianamento forse puoi anche sfruttare l'umidità della pulitura della superficie per appianare. Mi parli di foderatura a freddo quindi immagino t abbia una tavola a bassa pressione?

un'altra possibilità è di preparare un gel rigido di Agar per ammorbidire localmente l'adesivo proteico, per es in porzioni di 5cm x 5 cm lavorando in Tavola a bassa pressione (quella tutta forata, non la tavola calda) per appianare le zone trattate.

In alternativa come velinatura puoi usare una colla di conilglio, se questo dipinto regge il contatto con acqua libera. la natura delle deformazioni mi fà supporre che no.

Concordo con te che questo dipinto andrà poi foderato, visto che questo dipinto  lo riterrei già un martire della foderatura dato che i risultati sono stati più dannosi del danno che si prefiggeva di sanare. Concordo anche sulla scelta della foderatura a freddo, o in alternativa a Beva (sempre con il metodo dello spruzzo) , ma mai una foderatura pasta, che mi sembra abbia fatto abbastanza danno, anzi approfitto per segnalare che sulle opere dell fine del XIX secolo è noto che la foderatura a pasta sia da evitarsi....purtroppo c'è chi insiste a voler dimostrare il contrario....

Non sò se ho risposto ai tuoi quesiti o ti ho complicato ancora di più la vita, ma è difficile senza aver l'opera di fronte fornire un progetto dettagliato, soprattutto se si alvora fuori dalle procedure standard (come mi piace  ;D) ... facci sapere come procede ci tengo... se hai bisogno sono qua.

ciao



Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 10, 2012, 9:32am; Replica: 3
Grazie! un sacco di buoni consigli sono proprio quello che sto cercando! :)
provo ad andare per gradi però per non confondermi troppo le idee
info sui pigmenti e loro produzione ne ho trovate sul testo "il colore" di Ball, e mi sembrava di aver letto che, nonostante il pigmento sia stato sintetizzato intorno alla fine del '700,  la produzione dell'ossido di zinco diventa più importante (e quindi più economico come pigmento) dopo il 1830-40 circa, quindi ho pensato che magari il suo uso per preparazioni e tele preparate industrialmente potesse partire da questo periodo. ma ricontrollerò o se avete altre info...
e come area di produzione? potrebbe essere veneta? (letteratura utile per questo tipo di ricerche?)
peril resto potrò usufruire di una tavola a bassa pressione (no tavola calda! ;))
ma ora vorrei risolvere il problema della massa in sicurezza e non credo di aver capito bene: il beva applicato a spruzzo tipo lana dovrei scaldarlo con una lampada? ma soprattutto non credo di poter applicare un unico foglio di carta giapponese perche la superficie  è molto irregolare e il colore-preparaz-supporto increspato lungo le linee di frattura. pensavo di applicare la velina in piccoli pezzi per farla adattare bene alla superficie. inoltre non potrei assolutamente schiaccare in questo momento il dipinto perche si frantumerebbe tutto :-/...in passato mi è capitato di velinare a beva ma poi ho riattivato e fatto aderire con termocauterio sulla pelllicosa...coesa e ben adesa al supporto!
escluderebbe la velinatura con klucel? e la colla di storione? saprebbe darmi delle indicazioni sulle differenze che esistono sulle diverse tipologie?
grazie
p.s. per sbaglio ho mandato due messaggi, forse uno potete eliminarlo?
Spedito da: cinnabarin, Marzo 10, 2012, 12:53pm; Replica: 4
allora: pirma di tutto diamoci del tu.

La cosa del beva l'ho fatta alcune volte per velinare in urgenza ma mai sull'intero dipinto, ti dirò che con un pò di fortuna e valutando bene a volte si può evitare, ma questo devi vederlo tu. La colla di storione và bene per questa operazione, anzi forse più facile da rimuovere. Rimane l'incognita della risposta all'acqua. sono quasi sicuro che Agar Agar per ammorbidire il retro e pulitura di superficie tu le possa fare con acqua, ma metterci la colla in acqua valuterei con attenzione (dubito viste le grinze) .Il klugel ha un potere adesivo ridicolo,  non sò se è il caso.

Sulla datazione dei pigmenti citati penso si possa concordare  con te sull'entrata in uso diffuso , avevo precisato per correttezza visto che avevo qui sulla scrivania L'Harley, che rimane uno dei testi che preferisco, in modo che non passasse l'informazione che la scoperta del ossido di zinco e del solfato di bario fosse tipicamente ottecentsca,che nn può essere sostenuto, più corretto come dici tu dire che la diffusione poi è più tarda, come spesso è avvenuto.

Mi incuriosisce sapere come hai ottenuto le informazioni sulla preparazione, se sono state fatte analisi o altro, anche sul legante.
Se non è stato analizzato, proverei a supporre anche una preparazione ad amido. Sempre per via di quelle grinze. E perchè il solfato di bario, con il bianco di zinco ad oliocredo che forse produrrebbe una preparazione piuttosto trasparente, soprattutto se il Bario è in quanità maggiore.

La preparazione industriale, è un tema che mi è abbastanza caro. Si tratta poi in sostanza di tele preparate vendute già pronte, ma che venivano trattate manualmente, e questo uso risale almeno al 700 quando cominciano a diffondersi le case produttrici di colori. Alcuni manuali danno i nomi dei pittori e delle fabbriche dove si rpeparavano le tele già nella prima metà del 800. In "Art in the making impressionism", c'è una fotografia dello stabilimento di Lefranc scattata nel 1990 in cui due persone stendono la preparazione a mano con lunghe spatole, su tele lunghe 10 metri, che poi venivano vendute in rotoli, quindi la pratica di stendere la preparazione a mano è stata iin uso fino ai giorni nostri. è piuttosto la natura dei materiali che è variata, probabilmente in peggio.


Non sò dirti se il dipinto è di area Veneta, è possibile ed allargherei anche alla Lombardia, ma su questo tema non mi spingo oltre.


Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 10, 2012, 3:56pm; Replica: 5
anch'io vorrei avere l'Harley da consultare così al volo sulla scrivania  :) ....continua a darmi riferimenti bibliografici, sono interessantissimi e chissa che qualcuno dei testi che citi non riesca a procurarmelo.
ci sto lavorando per la mia tesi, sul dipinto sono stati effettuati uno studio stratigrafico e test istochimici: colla di natura organica (non colla pasta) è quella applicata per foderare; supporto tessile; della preparazione già sai; poi srtato pittorico a legante oleoso molto sottile (35-75 micron); e deposito superficiale (particellato carbonioso).
non c'è l'ombra di una vernice...ci sono controindicazioni o precauzioni particolari da tenere a mente? è la prima volta che mi capita ed è anche la prima che lavoro su un dipinto di questo periodo.
il filato è molto sottile (100-150 micron) oltre che molto rado, ma non so di che fibra si tratta (potrebbe essere cotone?), forse riuscirò ad osservare qualcosa con un microscopio.
detto ciò credo che la cosa più saggia sia fare delle prove di velinatura su un modello (o un frammento di dipinto) e valutare. purtroppo nel mio caso ho alcune delle creste accavallate e sollevate, altre invece distanziate di un mm circa e deformazioni varie che hai visto, così non so quale sia veramente il modo migliore per far rientrare e far combaciare i lembi dei vari frammenti e riappianare le deformazioni.
una curiosità, non so se hai notato sul verso del frammento sotto allo strato giallastro di colla ci sono delle specie di macchie bianche un po rotondeggianti e forse anche a rilievo, hai idea di che cosa possa trattarsi?dovrebbero far parte della preparazione.
grazie ancora, ti farò sapere come prosegue
ciao
Spedito da: cinnabarin, Marzo 12, 2012, 11:13pm; Replica: 6
un altra cosa, il fatto che il dipinto non sia verniciato, a mio modo di vedere, deve essere preservato. Questo epr vari motiv, primo tra tutti la scelta dell'artista, in secondo luogo il fatto che molto spesso la vernic esi applca per ragioni conservative, come protettivo, funzione che in realtà ha in maniera assai limitata essendo praticamente lo strat che si degrada prima e che richiede spesso interventi di pulitura.
Quindi occorre prevedere un lavoro di ritocco senza l'ausilio della vernice finale.
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 13, 2012, 8:30am; Replica: 7
lo penso anch'io, tra l'altro la pellicola pittorica sembra non avere "grossi problemi superficiali", intendiamoci è un disastro in linea di massima, ma per via (credo) dell'intervento di foderatura che ha irrigidito, infragilito e deformato l'intera struttura, ma il colore non sembra nè decoeso nè alterato cromaticamente...manca attualmente di supporto!
in effetti questo sulla possibilità o meno di applicare una vernice di restauro (laropal, regalrez) era uno dei tanti quesiti che avevo intenzione di porre successivamente...quando e se riuscirò a risolvere tutto il resto! grazie per aver risposto in anticipo
ciao ale
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 13, 2012, 6:18pm; Replica: 8
Le macchie biancastre rotondeggianti sul verso potrebbero essere causate da attacco fungino. Sembrano a rilievo e coprono la colla da rifodero e anche i fili della tela, in alcuni casi al centro mostrano delle strisce rosa e in pochi casi dei piccoli crateri tondeggianti e polverulenti rosa-marroncino, ma dovrò verificare. vi sembra plausibile? se così fosse avete idea di che specie si potrebbe trattare? ma soprattutto qualcuno sa darmi delle indicazioni sul trattamento da utilizzare? mi è capitato di avere delle muffe sul verso di alcuni dipinti di tipo filamentoso e polverulento e dopo un'accurata pulitura con microaspiratore della tela abbiamo consigliato di conservare in condizioni climatiche idonee. ma questo caso è diverso, sono piccole compatte e ben adese alla colla! sarà sufficiente la rimozione della colla proteica e la conservazione in condizioni adeguate?
inoltre se si tratta effettivamente di funghi mi chiedo se non dovrei ripensare alla mia idea di apportare umidità in serra. potrebbe provocare un'ulteriore proliferazione?
...i quesiti continuano a moltiplicarsi!!!!!!!
Spedito da: cinnabarin, Marzo 13, 2012, 7:25pm; Replica: 9
eventualmente usi un antimuffa, non dovrebbe comunque succedere nulla con semplici trattamenti di umidificazione , comunque un pochino di preventol nell'acqua che usi per umidificare , o nebulizzata sul retro dovrebbe fare al caso tuo.  


Regal rez scarterei in partenza perchè ha una capacità di saturazione molto alta, il contrario di ciò che bisognerebbe perseguire in questo caso.
Di alternative ce ne sono poche.  Personalmente non ci metterei niente, il concetto stesso di protettivo è seriamente da rivedere. la funzione della vernice è quasi solamente estetica e in questo caso non necessaria. inoltre quelle lacerazioni con una vernice sopra forse saranno maggiormente visibili. Farei ritocco opaco anche a vernice, qui si laropal A-81.
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 13, 2012, 9:32pm; Replica: 10
mi fido! volevo seguire il tuo corso sulle vernici a Milano, ma quando ho chiamato per prenotare era già al completo :( ...spero di non perdere il prossimo.
ciao
Spedito da: cinnabarin, Marzo 14, 2012, 7:58pm; Replica: 11
  :P
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 15, 2012, 8:00am; Replica: 12
sono ancora bloccata sulla messa in sicurezza! come dicevo una volta eliminata la tela da rifodero (già in parte staccata da quella originale) il dipinto non avrà più un sostegno!
ho fatto una piccola prova di apporto di umidità sui bordi (che ovviamente sono incollati al telaio!) e verificato che la colla cede
ma il mio timore più grande al momento è che usando un adesivo idrosolubile per velinare (e quindi la velinatura ed eventualmente una garzatura diventeranno il nuovo supporto provvisorio) che questo possa cedere, staccarsi in parte o del tutto durante i trattamenti di umidificazione o di pulitura del verso (magari con agar) perdendo l'imprescindibile funzione di sostegno che dovrebbe avere durante tutte le fasi di intervento
così sto ripensando seriamente di ritornare alla mia idea iniziale del ciclododecano, magari facendo qualche piccola prova prima anche con questo
suggerimenti per il suo utilizzo?
innanzitutto credo di poterlo utilizzare senza problemi, trattandosi di un idrocarburo, contestualmente ai sistemi acquosi di pulitura o mi sbaglio?
preparazione e dosi?
mi è capitato di utilizzare quello già pronto in spray, ma in questo caso è troppo rischioso...volerebbe via qualcosa! :-/
ho letto su un articolo di progetto restauro che è stato utilizzato per messa in sicurezza dipinti su tela al 70% in Ligroina 100-140° scaldando a bagnomaria per migliorare la penetrazione, ma ammettevano di avere esagerato con le dosi per paura che sublimasse, in realtà dopo 2 mesi era ancora presente e solo dopo tre mesi hanno potuto procedere con le successive operazioni.
forse nel mio caso questi tempi potrebbero andar bene (se non di più, valuterò). si applica a pennello? in uno o più passaggi? e posso anche applicare un tessuto fine (forse un tessuto non tessuto), dopo aver appianato le deformazioni, per fornirgli il supporto necessario?
eventualmente i tempi di sublimazione si dovessero prolungare inutilmente potrei utilizzare un idrocarburo per scioglierlo o fornire del calore con una lampada per accelerare la sublimazione?
precauzioni o attenzioni particolari?
...ancora domande :P
ciao ale
Spedito da: cinnabarin, Marzo 15, 2012, 8:08pm; Replica: 13
se lo applichi a pennello rischi che ti impregni anche la colla e la tela da rifodero, è comunque una strada a volte percorribile. A me con le bombolette le veline non si attaccano ad altri non sò.


Dovresti secondo me fare delle prove, velini un pezzettino, e ci metti l'agar dietro, se la velina s stacca allora cambi strada , ma non credo, perchè per riattivare una colla serve anche l'apporto di calore. se poi lavori sl piano aspirato, con il dipinto a faccia in giù sopra a diversi strati di TNT, puoi sfruttare la fase umida per lavorare sulel deformazioni.

Corsi ce ne saranno altri di sicuro vista la richiesta.
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 15, 2012, 8:58pm; Replica: 14
allora sei bravo! ;D
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 18, 2012, 9:34pm; Replica: 15
rileggendo mi sono soffermata su questa frase
Testo citato
Il klugel ha un potere adesivo ridicolo,  non sò se è il caso.

e dalle prove fatte devo smentirla. ho utilizzato il Klucel G al 4% in acqua per velinare un piccolo tassello sul bordo, dove la pellicola era più integra e planare, ed il suo potere adesivo è tutt'altro che trascurabile. provare per credere :P ..forse dipenderà dal tipo di pellicola pittorica su cui viene applicato.
sinceramente non ho ancora fatto le prove di rimozione per verificare se si riesce ad eliminare completamente senza lasciare residui che alterino l'indice di rifrazione, che in questo caso, essendo l'opera priva di vernice, mi sembra abbastanza imortante. se può interessare vi dico come va. prima della rimozione farò delle prove con agar sul verso per scoprire se la velinatura regge.

trovo il forum molto interessante e sbirciando nelle varie sezioni raccolgo informazioni e spunti preziosi. mi piacerebbe contribuire, seppure con la mia limitata esperienza (...e soprattutto in divenire!), e ricambiare in qualche modo per i buoni consigli e il tempo che ci dedicate
ciao ale
Spedito da: cinnabarin, Marzo 19, 2012, 8:19am; Replica: 16
Il fatto che ci si possa fare una velinatura non è indicativo, confrontare quella velinatura con una identica fatta con Tylose, che ha potere adesivo molto più elevato.
Infatti il Klugel è stato impiegato come materiale per supportare i solventi prorprio in ragione della bassa adesività.tieni presente che in alcuni lavori pubblicati, (mi ricordo Roche per es) si parla di Klucel per abbassare il potere adesivo di altri materiali. Se poi corrisponde alle tue esigenze ben venga.
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 22, 2012, 7:31am; Replica: 17
in effetti non è indicativo, ma la mia sorpresa era legato soprattutto al fatto che dopo un'affermazione così categorica come la tua non mi sarei nemmeno aspettata che ci si potesse fare una velinatura decente.
alcune volte la difficoltà maggiore mi sembra essere quella di saper scegliere quali materiali mettere in gioco e soprattutto in che modalità per raggiungere una determinata finalità. voglio dire che documentandosi si acquisiscono informazioni spesso imprescindibili, ma poi nel momento della scelta la carenza di una conoscenza empirica nell'utilizzo del materiale, dovuta proprio alla limitata esperienza lavorativa, crea dei limiti. per farla semplice: la mia testa continua ad affollarsi di domande del tipo  "avrà un potere adesivo adeguato per garantirmi di procedere in sicurezza nelle diverse fasi?"  "lascerà residui sulla superficie?"  "può avere delle interazioni con gli strati pittorici o con sostanze che saranno usate per l'intervento?"  ecc ecc ecc....
mi terrò i miei dubbi e continuerò a fare delle prove cercando di scioglierne via via qualcuno....oggi inizio con il CCD  :)
p.s. mi è rimasta una curiosità: come applichi quella carta giapponese preparata a spruzzo con il beva di cui mi dicevi all'inizio? come riscaldi per riattivare l'adesivo?
ciao ale
Spedito da: cinnabarin, Marzo 22, 2012, 6:32pm; Replica: 18
La velinatura a Klucel è è possibile ed usata, ma se devi sottoporre poi il dipinto ad umidità e ad altre lavorazioni, temo non sia il materiale indicato Ma se poi questo materiale dovesse risultare adatto alle tue esigenze, questo lo puoi dire solo tu che hai davanti l'opera e gestisci le operazioni conservative. Se preferisci te lo dico meglio, meno perentorio magari: in confronto con gli altri materiali usualmente impiegati nella velinatura, il klugel è quello a più basso potere adesivo (non nullo, il mio sostenere che ha potere adesivo ridicolo è basato sui dati presenti in bibliogarfia e sul suo uso sia nella stuccatura che per il consolidamento degli strati pittorici e devo dirti che soprattutto per la seconda operazione è risultato a volte  deludente, proprio in ragione di un potere adesivo basso. Ammetto che dire che il suo potere adesivo è ridicolo possa aver portato ad errate interpretazioni, un potere adesivo comunque ce l'ha, soprattutto a percentuali sopra il 4% , ma qui si comincia ad avere anche una certa densità, prova Tylose alla metà e vedrai los tesso risultato ( :PPiù o meno ) . Se proverai vedrai che è più difficile velinare con il ciclododecano, ma se dovessi riuscire tanto meglio, ci dirai come hai fatto. Io posso dirti solo per la mia esperienza e per ragionamento sulle caratteristiche d materiali, fortunatamente a volte nella infinita casistica di opere , la pratica ci smentisce...: meno male.
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 22, 2012, 9:00pm; Replica: 19
rientro ora dopo un'intera giornata spesa per fare delle prove con il ciclododecano su alcuni piccoli frammenti del dipinto non più ricollocabili. devo dire che è stato proficua per capire tanto su questo materiale e sulle sue proprietà e le modalità di utilizzo. purtroppo non è quello che si adatta meglio a questo caso. sarò più precisa nei prossimi giorni con maggiori dettagli. oggi ho realizzato che si tratterà di uno "strappo" in realtà nel senso che il supporto è praticamente inasistente...questo filato così fine (1/10 di mm), rigido e fragile, cristallizzato dallla colla, viene via con essa in fase di pulitura del verso con agar  :-/ (micro prova su frammento)
credo che tornerò sui derivati della cellulosa e proverò sicuramente anche il Tylose ;)! e poi forse dopo beva per la garzatura? ma?!?
ma devo ammettere che le info che sono riuscita a reperire io in letteratura sono spesso riferite proprio a consolidamento o stucchi, difficilmente a velinature. ok si valuta e in alcuni casi si quantifica il potere adesivo, ma per questo tipo di applicazione ci sono stati studi specifici o bisogna ragionare per interpolazione?
p.s.2 ..sono super testarda  :P e per niente imbarazzata a chiedere per l'ennesima volta...come riattivi e incolli la velinatura a beva vaporoso?  
Spedito da: cinnabarin, Marzo 22, 2012, 9:17pm; Replica: 20
a caldo, oppure,  ma garantisco meno la riuscita, a solvente. mai fatta su un dipinto intero.
ciao
Spedito da: Alessandra Coppola, Marzo 28, 2012, 10:02pm; Replica: 21
ciao a tutti, come dicevo le prove effettuate con ccd non hanno avuto un esito positivo. applicandolo come massa fusa con una minima quantità di solvente (ho usato la ligroina perchè più volatile per permettere la formazione di un film superficiale), per ottenere una stesura più regolare, si riesce anche a velinare (mentre con la soluzione satura non ci sono riuscita...ma forse riprovando, comunque penetra e passa anche sul verso). il problema però è che si ottiene uno strato spesso (il che va bene considerando i tempi di sublimazione) ma piuttosto rigido e fragile, come se fosse uno strato di cera applicato sul dipinto. le problematiche da risolvere, in particolare l'appianamento delle deformazioni, non sono perciò affrontabili in queste condizioni: lo strato non si presta assecondando i movimenti degli strati pittorici, anzi ne provoca l'ulteriore frantumazione sotto la minima pressione.
l'idea che mi sono fatta è che sia una sostanza perfetta da applicare nel caso in cui si desideri bloccare lo status quo per un certo periodo, se invece si deve intervenire sulle deformazioni o in generale su spostamenti anche minimi mi sembra che non sia adatto. poi non so se esistono altre metodologie per ovviare a questo inconveniente, resto in attesa di eventuali smentite e/o indicazioni d'uso.
grazie ancora
a presto ale
Spedito da: cinnabarin, Marzo 30, 2012, 9:07am; Replica: 22
si sono le classiche considerazioni  sulla velinatura con questo materiale. Concordo con te che è certamente un materiale da pronto soccorso, più che un materiale di uso comune. Ma ha dverse applicazioni interessanti, nei dipinti murali per esempio. per velinature temporanee, o piccoli fissaggi. Per il lavoro che vuoi fare tu forse bisogna orientarsi diversamente, però è giusto provare e fare esperienza. Prova a usarlo impregnando una carta giapponese e riattivandolo come se fosse una cera (mai provato però...) oppure  a stenderlo a spruzzo (userei l'esano, ma solo per ragioni di costo). Trovando il giusto momento dopo la stesura, attendendo magari la sublimazione superficiale, potrebbeforse permetterti di fare trattamenti ad umido sul retro senza asportare la tela .

ciao
Spedito da: Alessandra Coppola, Aprile 18, 2012, 9:33pm; Replica: 23
alcuni giorni fa sono stata da una restauratrice che aveva velinato un dipintocon ciclododecano e sembrava funzionare abbastanza bene. il dipinto non è di grandi dimensioni, circa 100x80. ha usato cdd in essenza di petrolio 1:1, poi dopo un po di tempo ha rinforzato i bordi dove iniziava a staccarsi usando quello spray sia sotto che sopra la carta giapponese e passando con termocauterio (immagino tra i 60-80 °C). sul mio dipinto non si può fare, ma mi sembrava un'info interessante.
io intanto ho velinato con klucel e sto procedendo alla rimozione del telaio...speriamo bene! :)
ciao ale
Spedito da: Alessandra Coppola, Giugno 19, 2012, 10:52pm; Replica: 24
ciao, dopo varie peripezie sono alla rimozione della tela da rifodero, della carta dove presente ed avevo provato anche a ridurre l'ingente strato di colla animale che resta inevitabilmente depositato sul verso del dipinto. l'immagine allegata riguadra proprio la rimozione della colla proteica con soluzione tampone pH 8.5 con chelante debole e coccocollagene. il problema è che si crea un forte squilibrio tra la situazione precedente ed il nuovo status, e proprio in virtù di questo molte scaglie di colore particolarmente indebolite tendevano a saltare se non bloccate immediatamente. il lavoro era immane e così si è giunti alla conclusione che è troppo rischioso e complesso per il risultato ottenuto. a me resta comunque il dubbio: cosa succederà a questo dipinto, o meglio dire a questa pellicola pittorica con uno strato di colla sul verso spessa almeno quanto lei? man mano che apro, liberando dalla tela da rifodero, applico del velo di lione spruzzato a beva. sarà sufficiente per garantire la tenuta. ovviamente poi si avrà un sandwich con un nuovo supporto tessile in poliestere. inoltre quello che noto è che l'adesione tra velo con beva e colla del supporto originale non è fantastica! sarà sufficiente fornire del calore successivamente?
grazie Ale
Spedito da: Alessandra Coppola, Giugno 21, 2012, 6:10pm; Replica: 25
ciao, mi farebbe piacere...e forse sarebbe di conforto...avere qualche opinione in merito. la mia maggiore preoccupazione è che tutta questa colla possa provocare ulteriori danni in futuro. ad esempio dimostrando un'estrema sensibilità alle variazioni termo-igrometriche o altro. in relazione a questo una foderatura a beva può essere una garanzia?
ringrazio in anticipo chi avesse un'idea a tal proposito e volesse condividerla
ciao Ale
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