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Forum Restauro e Conservazione  /  Architettura  /  Restauro Mulino 1500
Spedito da: Stefano R, Agosto 9, 2012, 4:15pm
Salve a tutti, scrivo perchè avrei bisogno di un parere da persone competenti.

Sono proprietario di un antico mulino, la cui prima datazione certa è del 1530, anno di una battaglia svoltasi nei suoi paraggi, immortalata da un vasariano in un affresco che lo vede ritratto.

Il mulino è stato pesantemente rovinato durante gli anni 60/70/80 da parte di proprietari troppo ignoranti per capire cosa avevano per le mani.

Adesso mi sto accingendo al restauro, ho in mano l'accettazione del progetto da parte della commissione municipale e devo solo dichiarare l'inizio lavori.

Dalle mie parti è competente un sovrintendente che è famoso per aver costretto diverse persone a coprire facciate in pietra con archi e altre strutture meravigliose in esse affogate per una certa rigidità filologica nell'approccio.

Il mio architetto teme che la richiesta di portare alla luce le pietre delle facciate, in questo momento coperte da un intonaco, non verrà accettata.

Vi chiedo: è possibile che un edificio databila al massimo al 1500, adibito a mulino e quindi al luogo di lavoro, fosse intonacato?

Ci sono delle basi storiche per affermare che lo fosse o che, al contrario, difficilmente lo fosse?

Ve lo chiedo perchè non ho intenzione di arrendermi facilmente, ma non sono privo di sensibilità verso questo genere di problemi, per cui se qualcuno competente mi persuade che lasciarlo in pietra è una bestemmia architettonica, posso anche persuadermi.

Grazie anche solo per aver letto.
Spedito da: Edgardo Pinto Guerra, Agosto 15, 2012, 7:10am; Replica: 1
Salve - è ben possibile che la soprintendenza prenda una tale posizione, anche se secondo me non è una bestemmia lasciare la pietra a vista. Che cosa mostra i'affresco vasariano? si può capire?
   Oggi a noi piace la pietra a vista, ma questa è in realtà un "gusto" nato a fine '800 (che mi piace). Anticamente l'intonaco era considerato un pregio per chi poteva permetterselo onde salvaguardare i muri dal degrado. Per cui, i rigorosi storici dell'arte del dopo-guerra hanno decretato che tale rivstimento, se c'è ed è "genuino" va conservato, e i soprintendenti, giustamente, si attengono al dettame. MA bisognerebbe essere certi che è "originale"!!  
  Non è detto che il mulino sia "nato" così. Volendo discutere, si potrebbe fare analizzare la malta dell'intonaco da un laboratorio e, in base al suo eventuale contenuto di cemento, argomentare che è un intonaco "recente" al massimo della 2a metà dell'800.  
   In tema di cemento, mi raccomando di appendere all'ingresso del cantiere un cartello con la scritta: "Vietato l'ingresso al cemento per murature a malta di calce"  ossia per murare, risarcimenti, intonaci ecc. -:)) Saluti da
Spedito da: Carlo Balma Mion, Agosto 17, 2012, 2:00pm; Replica: 2
Concordo, d'altra parte il restauro è un campo che non dovrebbe mai basarsi su dogmi e comportamenti acritici; la bellezza e la difficoltà della materia stanno proprio nella capacità, che dovrebbe possedere chi fa questo lavoro, di studiare l'oggetto prima di intervenire:
questo senza voler prendere qui le parti al soprintendente o al tecnico progettista; come è stato evidenziato l'intonaco può essere più "originale" della muratura a vista in pietra o viceversa, l'importante è capirlo criticamente, senza farsi sviare da un'istanza estetica che potrebbe essere priva di significato. Un'idea per intevenire in modo corretto potrebbe essere, oltre a quella già suggerita (cioè di cercare di recuperare qualche informazione più precisa dal dipinto descritto), quella di verificare quale sia il "vestito" di altre architetture coeve (e tipologicamente confrontabili) nella zona, e se questo sia originale o no. Tra l'altro, un'analisi della tessitura muraria potrebbe forse anche indicare se questa sia stata pensata per essere lasciata a vista oppure no.
Il problema dell'intonaco è uno, ma altrettanto importanti sono i problemi relativi, ad esempio, al colore delle superfici, a cui si continua a stare troppo poco attenti anche in caso di restauri di una certa importanza.

Carlo Balma Mion
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